Renzi bluffa: «il 22 dicembre inauguro la Salerno-Reggio». E i giornalisti stranieri ridono.

renzi_sa_rcAngelo Forgione


«Faccio l’ennesima pubblicità progresso. So che non ci crederete, ma il 22 dicembre inauguriamo la Salerno-Reggio Calabria». L’annuncio del Primo Ministro Renzi, fatto nella sede romana della stampa estera, ha fatto scattare immediatamente lo stupore e poi le risate dei giornalisti stranieri, anche loro consapevoli dello psicodramma tutto italiano della più interminabile tra le opere pubbliche d’Europa. Una vergogna nazionale su cui tutti i capi di governo che si sono succeduti negli ultimi decenni sono inciampati annunciandone il termine.
Renzi prova ad essere l’uomo della promessa mantenuta, anche se l’elenco dei lavori in corso sul sito dell’ANAS segnala la data ufficiale di chiusura della tratta Laino Borgo-Campotenese (dal km 153,400 al km 173,900) al 21 novembre 2017. Si chiuderà prima o Renzi dovrà rimangiarsi la promessa? Il premier, però, non ha precisato l’anno ma solo il giorno e il mese dell’inaugurazione. E non ha neanche spiegato che per potersi consentire un annuncio del genere ha ridotto, tramite il suo Esecutivo di Governo, gli investimenti previsti per alcuni lotti di lavorazione, sostituendo i progetti che prevedevano nuove tratte con nuovi elaborati che si limitano all’ammodernamento in sede dei tracciati esistenti.
In ogni caso, si tratterà di inaugurazione di un’opera certamente migliorata ma comunque incompiuta, perché i lavori della Salerno-Reggio Calabria saranno tutt’altro che finiti. Un tratto di circa 20 chilometri di strada, dopo Laino Borgo, verso Reggio, non sarà affatto un’autostrada moderna, come richiesto dall’UE. Senza corsia di emergenza e curve strette, tra l’altro mal asfalata, con toppe su altre toppe, ed erbacce che invadono i margini della carreggiata. Una tratta tracciata in modo da non disturbare le ville dei boss della ’ndrangheta, realizzata in nome del calcestruzzo e delle intimidazioni. “Lotto in progettazione e da finanziare”, dice la mappa dell’ANAS, che rimanda la soluzione ai posteri. Di tratti nelle stesse condizioni ce ne sono altri due: tra Cosenza e Rogliano (11 km) e tra Francavilla Angitola e Pizzo Calabro (10,7 km). Tutto sommato, circa 43 km di strada per niente europea, molto ingorgata e poco sicura. Tre tratti ancora da progettare e finanziare, di cui uno a forte rischio idrogeologico (Cosenza-Rogliano).
Insomma, l’annuncio di Renzi è ingannevole. Si tratta semplicemente di scommessa di chiusura dei cantieri aperti, ma altri se ne dovranno aprire in futuro per soddisfare le imposizioni dell’UE. Senza ammodernare tutta l’autostrada, qualsiasi proclama di inaugurazione dell’A3 non ha fondamento, e sicuramente non sarà il taglio del nastro, il prossimo 22 dicembre, a decretare la fine dei lavori di adeguamento agli standard europei.
Sono intanto trascorsi 20 anni dall’apertura dei cantieri. Era il 1997 quando l’Unione Europea obbligò l’Italia a far sì che la Salerno-Reggio Calabria rispondesse a chiare normative comunitarie. L’autostrada era stata costruita tra il 1962 e il 1972. Circa 11 anni per 495 chilometri, aggiunti ai 52 tra Napoli e Salerno già realizzati nel 1929. Presa in carico dallo Stato, attraverso l’ANAS, senza alcun coinvolgimento dei privati, fu realizzata con soluzioni tecniche sciagurate: due strette corsie, senza quella d’emergenza, che la condannarono presto all’interminabile ricostruzione su se stessa. Soli 8 anni, invece, e addirittura 3 mesi di anticipo sul termine previsto, per completare in tutta fretta i circa 760 km della A1 Milano-Napoli. Qui niente ANAS ma sostegno ai privati con la costituzione della Società Concessioni e Costruzioni Autostrade Spa, presieduta dal ministro dei Lavori pubblici. Quei privati erano Fiat, Eni, Pirelli e Italcementi, riuniti nel 1954 nella SISI Spa (Sviluppo Iniziative Stradali Italiane) per favorire il boom del mercato automobilistico a scapito del trasporto su ferro. Forti furono le pressioni per interessi molto ampi: con le autostrade, le macchine non le avrebbero acquistate solo i più ricchi borghesi delle grandi città e le merci prodotte dalle industrie del Nord sarebbero giunte al Sud anche su gomma. Il consorzio SISI dettò gli assi di “motorizzazione” in base ai propri interessi: uno orizzontale Torino-Milano-Venezia-Trieste, con diramazione da Milano per Genova, e uno verticale da Milano verso Bologna che si sarebbe biforcato, verso Roma-Napoli e verso Ancona-Pescara. Per le auto che sarebbero scese al Sud, mentre gli operai che le avrebbero costruite sarebbero saliti al Nord col “Treno del Sole”, occorreva un nome significativo: “Autostrada del Sole” era perfetto. Da Salerno in poi, in quel profondo Sud, povero e meno appetibile, iniziava la Serie B delle autostrade. Dopo 44 anni ancora si finge di completarla.

L’orologio alla francese del ‘San Carlo’

[…] Sull’arco fra le colonne del proscenio, colossale bassorilievo in argento. In mezzo, il tempo segna col dito l’ora su un quadrante mobile. Cosa strana, con tutta la fobia ufficiale per ciò che è francese, quest’orologio, unico in tutta la città, segna l’ora come in Francia. Che ne dirà, il patriottismo italiano? […]

Così Stendhal nel suo Roma, Napoli e Firenze – Viaggio in Italia da Milano a Reggio Calabria, per la dettagliata descrizione della nuova abbagliante sala neoclassica del Real Teatro di San Carlo (con stucchi in argento), inaugurata il 12 gennaio 1817 dopo l’incendio dell’anno precedente che aveva cancellato la sala barocca di Giovanni Antonio Medrano. Ardita la soluzione adottata dall’architetto Antonio Niccolini, e chissà cosa ne pensò Ferdinando di Borbone, appena ritornato sul trono dopo il crollo di Napoleone, a chiusura del turbolento ventennio dei giacobini e dei napoleonidi.

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Caro Pino, Napoli non ha capito cos’è ‘a carta sporca

Angelo ForgioneNella toponomastica napoletana spunta via Pino Daniele, giusto omaggio al grande innovatore della musica partenopea.
Qualcuno protesta per la strada designata, ma pare sia stata la famiglia a indicare proprio quella. Il vero problema è inaugurare la targa nella mancanza assoluta di decoro urbano, apporla a un muro completamente imbrattato. È un segnale preoccupante di assuefazione al degrado del Centro Storico di Napoli, il più grande d’Europa, patrimonio Unesco per la sua antichità e unicità. Le foto stanno facendo il giro d’Italia e oltre, comunicando tutta la disaffezione e l’incultura di una parte della città. Le competenze (condominiali), in casi del genere in cui è ampiamente prevedibile che ti osservi il mondo, non possono non essere ricondotte a un’esigenza superiore. La “lavata di faccia”, che pure avrebbe nascosto tutto il resto attorno, era doverosa almeno per onorare la memoria del cantautore, proprio colui che cantò per denuncia “Napule è na carta sporca e nisciuno se ne ‘mporta”. Anche stavolta nessuno se ne è importato.
Compiuto a tempo di record l’atto amministrativo, sull’onda emotiva che ha travolto l’Italia intera, è ora auspicabile la cancellazione dei nomi di personaggi in constrasto storico con Napoli e la sua storia, per fare spazio ai veri grandi napoletani che hanno comunicato la napoletanità nel mondo. Penso ad esempio a Eduardo Di Capua, autore di O sole mio, ‘I te vurria vasá e altri capolavori immortali della Canzone napoletana, conosciuti ad ogni latitudine, vergognosamente dimenticato dalle amministrazioni comunali che mai hanno pensato di dedicargli una strada (come ha invece fatto il Comune casertano di Marcianise).

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Dispersione scolastica, piaga senza cura

Angelo ForgioneIl Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha scelto Napoli per inaugurare l’anno scolastico. Simbolica novità per invitare i ragazzi ad andare a scuola: «Ragazzi, permettetemi di dirvi: andate a scuola! Andateci. Non ne fuggite. Non fatevi vincere dalla sfiducia. La scuola è vostra, così come vostro è il futuro». È proprio la dispersione scolastica, per Napoli, una delle piaghe più dolorose da curare. La provincia, come tutto il Sud, necessita di plessi accoglienti, attrezzati e informatizzati, dell’affermazione della cultura della formazione scolastica e dell’apprendistato, ma soprattutto del sostegno alle famiglie povere e della riduzione della povertà stessa, la cui correlazione con l’abbandono delle aule è fortissima. Nulla di tutto questo viene messo in campo per contrastare la deriva sociale.
Le proporzioni dell’evasione dai banchi continuano ad essere allarmanti, anche se la tendenza è in miglioramento. La provincia partenopea è tra le ultime in Italia con il 29% degli studenti che diserta la scuola dell’obbligo (media nazionale pari al 17%) e punte in alcune zone del 50%. Il dato napoletano penalizza l’intera Campania (22,2%), davanti alle sole Sardegna e Sicilia per numero di giovani che abbandonano prematuramente gli studi. Una condizione patologica che sembra essersi cronicizzata. Non è solo un problema di educazione civica, evidemente scarsa, che si rispecchia nei muri e nei monumenti imbrattati e vandalizzati della città; non solo un problema di un popolo che finisce col non leggere libri e non visitare musei. L’esercito dei dispersi lo ritroviamo in gran parte in strada, a oziare se va bene, se non a delinquere e a farsi affascinare dai facili guadagni della camorra. È lì, per le strade, tra i ragazzi senza futuro, che le organizzazioni malavitose pescano manovalanza. Una seria lotta alle mafie inizierebbe proprio da qui.
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Interpellanza sulla crisi del Sud a Montecitorio: tutti al mare!

Angelo Forgione – Venerdì 11 settembre, nel giorno dei funerali di Gennaro Cesarano, 17enne ucciso dalla Camorra, l’Aula di Montecitorio doveva occuparsi anche del Meridione. Era all’ordine del giorno la discussione dell’interpellanza al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’economia e delle finanze e al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sulla “perdurante situazione di grave crisi economica e sociale del Mezzogiorno e lo stato di attuazione del programma di utilizzo dei fondi europei ad esso destinati” (leggi il testo). Deputato a rispondere il sottosegretario Claudio De Vincenti. Rispondere a chi? A 11 parlamentari su 630. Aula vuota! È così che Montecitorio ha fatto avvertire il suo interesse al Sud. “È una scissione silenziosa, il tricolore e l’inno sono soltanto un guscio vuoto”, questo è il commento di Roberto Speranza, deputato lucano del PD. Mancava anche il deputato avellinese Gianfranco Rotondi (FI), componente della commissione per le Politiche dell’UE, colui che ad Agosto scrisse un cervellotico tweet: “se Napoli accogliesse tutti i migranti e li usasse per pulire le strade avremmo risolto metà dei problemi della città”.
rotondiIl giorno seguente si è aperta a Bari la Fiera del Levante, disertata dal premier Renzi, che è invece volato a New York per assistere alla finale femminile degli US Open tra la brindisina Flavia Pennetta e la tarantina Roberta Vinci. Travolto da non sterili polemiche, non dopo l’estate calda resa rovente dai dati Svimez che ha acclarato che il Mezzogiorno d’Italia è la macroarea più arretrata dell’Eurozona. Il Primo Ministro avrebbe potuto dimostrare un fermo interesse per il Sud ma nel capoluogo pugliese è andato ancora il sottosegretario Claudio De Vincenti, cha ha provato a gettare acqua sul fuoco: «È una giornata di sole per tutti. Era doveroso che il presidente del Consiglio fosse oggi a New York al fianco di Flavia e Roberta. Trovo ridicole le polemiche lette qua e là sugli organi di stampa». La platea ha risposto con il silenzio e qualche timido fischio. «Non sono qui per portare promesse, ma fatti» ha proseguito De Vincenti, annunciando i presunti vantaggi per il territorio derivanti dal discusso gasdotto TAP, che dovrebbe portare il metano dall’Azerbaigian in Italia e all’Europa, via Salento. I sindaci dei comuni salentini, decisamente contrari all’opera per questioni ambientali, hanno inscenato una silenziosa protesta lasciando la sala, qualcuno sfilandosi la fascia tricolore. Certamente, nel Salento non sono tornati con un Frecciarossa.

Con “Illuminapoli” il via al Natale

ma nella strada dei pastorai di San Gregorio Armeno è polemica

illuminapoliAngelo Forgione per napoli.com – Inaugurate sabato 30 novembre, in anticipo rispetto al tradizionale week-end dell’Immacolata, le luminarie natalizie targate “Illuminapoli”. Cerimonia in piazza del Plebiscito col sindaco De Magistris, il vicesindaco Sodano, il presidente della Camera di Commercio Maurizio Maddaloni e il direttore operativo della Citelum Acea Napoli Pasquale Gerardo Franco Citro.
Installazioni tridimensionali e luci di ultima generazione a basso consumo con giochi luminosi in diversi punti della città, tra i quali: piazza Vanvitelli, via Kerbaker, via Solimena, via Luca Giordano, via Massimo Stanzione, via Scarlatti, via Morghen, via Bernini, via Alvino, piazza dei Martiri, piazza Vittoria, via Morelli, via Calabritto, via S. Caterina a Filangieri, via dei Mille, via Chiaia, via Colonna, piazza Municipio, via Cervantes, via Incoronata, via del Carretto, via Guantai Nuovi, via Pessina, piazza Dante, via Toledo, piazza Trieste e Trento, piazza Plebiscito, Galleria Umberto I, via Duomo, corso Umberto, corso Garibaldi. Sulla rete è stato avviato anche un sito internet dove si potranno inviare le fotografie personalizzate e vedere quelle più belle.
Resta lo spinoso problema di San Gregorio Armeno, la strada dei pastori famosa nel mondo che attrae milioni di visitatori. Il gemellaggio sancito con le “luci d’artista” di Salerno nello scorso anno è saltato a causa di lungaggini burocratiche ma la Camera di Commercio assicura che dei decori luminosi arriveranno entro la festa dell’Immacolata anche ai Decumani. E così, mentre a Piazza Plebiscito si sono accese le luci, nell’antica Neapolis è stata inaugurata la 141esima edizione della “Fiera di Natale ai Decumani” con lo spegnimento simbolico delle luci delle botteghe artigiane di San Gregorio Armeno per dieci minuti, a partire dalle ore 18.
I presepi napoletani avranno i loro prosceni anche fuori città: a Milano, dove domenica 1 dicembre si inaugurerà la mostra di arte presepiale promossa dall’Associazione Corpo di Napoli e al Vaticano di Roma, dove lunedì 2 partirà l’allestimento di una grande Natività sotto l’Obelisco in piazza San Pietro.

Beneficenza e Cultura a Napoli con Carlo di Borbone

A Napoli, l’Ordine Costantiniano di San Giorgio inaugura il 25 ottobre, alla presenza del Principe Carlo di Borbone-Due Sicilie, un poliambulatorio specialistico gratuito in alcuni locali messi a disposizione dalla Reale e Pontificia Basilica di San Francesco di Paola in piazza del Plebiscito. La struttura funzionerà due giorni a settimana grazie al volontariato di otto medici, cavalieri o aspiranti cavalieri costantiniani. Cardiologia, Chirurgia, Dermatologia, Epatologia, Medicina interna, Nefrologia, Neurologia, Ortopedia e Pediatria sono i rami accessibili mattine e pomeriggi di tutti i martedì e giovedì.
L’Ordine Costantiniano di San Giorgio mette in campo diverse iniziative di solidarietà e la delegazione di Napoli e Campania, diretta dal marchese Pierluigi Sanfelice di Bagnoli, è impegnata concretamente sul territorio. «I volontari – dice Sanfelice di Bagnoli – hanno contribuito anche alle spese per l’allestimento». Il Gran Maestro dell’Ordine, S.A.R. Carlo di Borbone-Due Sicilie, non ha voluto mancare a questo nuovo appuntamento che fa parte dei solenni festeggiamenti per i diciassette secoli di vita dell’antico Ordine cavalleresco, che lo stesso Carlo ha voluto fossero caratterizzati da sole iniziative umanitarie. Il principe ereditario resterà in città per recarsi nel pomeriggio di Sabato al Comando dei Vigili del Fuoco cui donerà la medaglia d’oro per lo stendardo dei decorati al valor civile del Corpo, e conferirà medaglie di benemerenza ai componenti la Fanfara del Corpo, che non tutti sanno essere nato nel 1810 come “Compagnia de’ pompieri” di Napoli. La “Fanfara dei Civici Pompieri di Napoli” veste l’antica uniforme borbonica del primo nucleo di inizio Ottocento.
Carlo di Borbone-Due Sicilie sarà poi all’ “Archivio Storico” al Vomero per inaugurare la mostra di incisioni sulla verità storica firmata dal maestro Gennaro Pisco, per poi presenziare alla presentazione del nuovo libro di Pino Aprile Il Sud puzza – Storia di vergogna e d’orgoglio. In serata sarà infine ospite d’onore al teatro “Salvo d’Acquisto” presso i Salesiani per l’evento celebrativo del ventennale del Movimento culturale Neoborbonico, fondato da Riccardo Pazzaglia e Gennaro De Crescenzo il 7 Settembre 1993. Per l’occasione sono già esauriti gli ottocento posti del teatro in cui si esibiranno Eddy Napoli, Paolo Caiazzo e Gianni Aversano con Napolincanto. Previsti riconoscimenti per alcune personalità che hanno contribuito alla rivisitazione e rivalutazione della storia di Napoli e dei Borbone.

tratto da Made in Naples (Magenes, 2013), pag. 296:
[…] E resta anche qualcosa di meno evidente: mentre gli eredi Savoia si spendono in scandali e comparsate televisive, i discendenti Borbone, attraverso il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, che è patrimonio di famiglia, si producono silenziosamente in assistenza, beneficenza e solidarietà a livello internazionale, onorando la vera nobiltà europea d’Italia che è anch’essa napoletana […]

Auguri al nostro “San Carlo”!

Auguri al nostro “San Carlo”!
274 anni fa l’inaugurazione del “più bello del mondo”

Il 4 novembre 1737, dopo soli 270 giorni di lavori per un capolavoro firmato Antonio Medrano e Angelo Carasale, veniva inaugurato il “Real Teatro di San Carlo”. 274 anni fa, “Achille in Sciro”, con musiche di Domenico Sarro e libretto di Pietro Metastasio, inaugurava la grande musica del teatro universalmente riconosciuto come il più bello del mondo, oltre che di fatto il più antico lirico esistente. Fu il primo edificio monumentale voluto da Carlo III di Borbone, ancor prima delle regge. Sarebbe diventato il centro della cultura d’Europa.
Solo 41 anni più tardi a Milano veniva inaugurato il Teatro “Alla Scala”, capace di creare una tradizione ma non di eguagliare la storia e la bellezza del “massimo” Napoletano.
Auguri, orgoglio degli orgogli della città!