Mughini, si informi!


Angelo Forgione 
Ospite dello speciale “C’era una volta il Sarrismo” (Canale 21) dal lungomare di Napoli, sto commentando la presentazione di Sarri alla Juventus quando Giampiero Mughini, dallo studio di Agnano, decide di entrarmi a gamba tesa, visibilmente irritato dalla lettura del mio scritto di commento alle (ipocrite) parole del nuovo allenatore bianconero. Un passaggio lo ha sconquassato, ovvero quello in cui è scritto “nessuno però ha chiesto a Sarri come si sente ad essere l’allenatore di una squadra che impoverisce il sistema”.

Non sa, Mughini, che la paternità della definizione non è mia ma di Maurizio Sarri in persona, pronunciata in conferenza stampa nel post Fiorentina-Napoli, match dello “scudetto perso in albergo”, riferita all’ininterrotta sequela di tricolori bianconeri che fa male a tutto il calcio italiano.

La ritiene, il disinformato Mughini, una mia «pagliacciata», e allora non vede l’ora di cogliermi in castagna. ‪Netta la sensazione che in passato abbia già letto qualcosa su di lui scritto da me quando chiede a Titti Improta se io sia Angelo Forgione. Riceve conferma e crede di farsi giustizia. ‬Gli andrà molto male.

Il canuto juventino scatta con la solita arroganza a base di urla e sbraiti, tra cui faticosamente gli arriva alle orecchie la mia risposta: «L’ha detto Sarri, non l’ho detto io. Mughini, Lei è disinformato!». E allora il catanese rinnegato la gira sull’opportunità, cioè sulla necessità da parte di Sarri di non ripetere una simile affermazione in casa Juve, che poi è esattamente quello che ho evidenziato ironicamente nel mio post.

Sono tra gente che cena e si volta capendo che sta accadendo qualcosa. Mi preoccupo di non disturbare e cerco di tenere i toni bassi, per quanto possibile, mentre il mio interlocutore, che sento ma non vedo, la butta in caciara. Svantaggiato dalla mancata sincronizzazione audio rispetto a quanto arriva dallo studio, ammonisco Mughini della sua incoerenza, di cui è maestro, ricordandogli che lui è la stessa persona che da una parte ha rimproverato ai napoletani di non tifare per la Juventus in Europa perché non si sentono italiani e dall’altra si è dichiarato uno sfortunato catanese che purtroppo non è nato a Parigi.

Più irritato che mai, colpito al centro, il mancato francese, mi dà del “pagliaccio”, anzi, «pagliaccio che non sa niente», incrociando le braccia in atteggiamento di difesa. Ed è lì che prende il colpo in pieno volto, realizzando che la frase incriminata è di Sarri, non di Forgione.
Risposta: «Non sapevo che Sarri avesse detto una tale cretineria. Non immaginavo possibile che avesse detto una tale cretineria». E chissà se il gran tifoso juventino ha capito che fariseo è l’allenatore che si è messo in casa la sua Juve.
Braccia aperte e la resa: «Le chiedo scusa, Angelo». Mughini in silenzio.

.

Mughini offende ancora Catania

Angelo Forgione – Ancora disgustato dall’irriverenza di Giampiero Mughini nei confronti della natia Catania, in diretta nazionale nel salotto pomeridiano di Caterina Balivo.
«Ho sposato la Juve ed è stata la scelta più importante della mia vita. Pensa se io avessi amato l’Acireale o il Catania»… manco queste società avessero messo in fila scandali a ripetizione, chessò, roba di doping o di manipolazione degli arbitri.
Se avesse amato l’Acireale o il Catania, Mughini avrebbe sostenuto squadre dalla storia certamente meno imbarazzante, e avrebbe imparato a sostenere la sua bellissima terra, valore che non si baratta neanche con tutti gli scudetti puliti e macchiati del mondo.

L’Italietta del tifo e dei finti intellettuali

Angelo Forgione «Disprezzo i napoletani che non si sentono italiani». Parole di Giampiero Mughini, la stessa persona che preferirebbe essere nato a Parigi e non a Catania. «È lì che dovevo nascere, altro che il mare della Sicilia!», disse qualche tempo fa lo scrittore juventino.
Personaggi come Sofia Loren e Bud Spencer dicono e hanno detto di non essere italiani perché radicalmente napoletani, non perché parigini. Ma che ne può sapere un albero senza radici, che vorrebbe scegliersi la patria e che si è scelto la fede sportiva più conveniente?
I napoletani e tutti gli altri popoli italici non dovranno mica prendere lezioni di moralità da Mughini e dal suo “corano” Buffon, non buoni esempi di appartenenza e di etica, voci amplificate dal basso livello intellettuale dello star-system italiano che li ha resi “opinion leader”.
I napoletani e tutti gli altri popoli italici hanno piena facoltà di non sentirsi italiani finché non disprezzano gli altri. Che poi, solo chi sguazza nell’ignoranza del falsopatriottismo non sa che il popolo italiano non esiste, a meno che non lo si riconsideri in una visione più corretta di coesistenti e rispettose diversità e identità territoriali. Esiste la Penisola italiana o italica, non il popolo italiano. I napoletani, in generale, lo sanno, come lo sanno i sardi, i siciliani, i veneti, i friulani, etc.

Dietrofront Mughini, gaffe su Napoli per troppo tifo juventino

Angelo Forgione Smentisce se stesso Giampiero Mughini, rispondendo della sua polemica sull’identità napoletana a Tiki Taka (Mediaset). Napoli è quel che è, anche per Mughini, ed era assai improbabile che una persona di cultura non conoscesse minimamente la centralità della caleidoscopica identità partenopea nella cultura occidentale. E così, attestandolo, ha negato le parole pronunciate solo sette giorni prima:

«Pieno di rispetto per la passione popolare nei confronti di un campione [Maradona] e per un momento dell’identità calcistica di questa città [Napoli], che purtroppo, a parte quella calcistica, non ne ha talmente tante altre».

Così il catanese di nascita ha modificando il tiro:

«Qualsiasi analfabeta sa che Napoli è una delle grandi capitali della storia occidentale, e nessuno può sospettare di me che non lo sappia. Il fatto era che la città aveva celebrato, come momento sacro della sua identità, la divina avventura calcistica di un grande campione argentino al San Carlo, come se Torino avesse celebrato Platini alla Mole Antonelliana. A me è sembrato che la città abbia fatto torto a se stessa».

Dunque, il suo problema sarebbe l’uso di un sostantivo sbagliato, perché l’identità è qualcosa di complesso, e non si limita ai soli artisti che contribuiscono a crearla. Il fatto è che Mughini, la scorsa settimana, ci ha girato attorno per non dire apertamente quello che pensava, e cioè che non ha alcuna stima di Maradona. Giusto perché non ha giocato nella Juventus. È questo il vero motivo per cui, per una mera questione di appartenenza calcistica, lo juventino ha voluto dare un “colpetto” a Napoli che lo ha accolto come un Re. E però, ciò che pensa di Maradona, Mughini l’ha fatto intendere chiaramente a La Zanzara (Radio24), sposando col pensiero la parola di Giuseppe Cruciani: «Maradona è un emerito ca**one» (guarda il video).
Si può star sereni tutti, perché Maradona è l’identità calcistica di Napoli – e che identità! – , ma la città, per fortuna del mondo, ne ha talmente tante altre che un qualsiasi uomo di minima cultura che dica il contrario è costretto, di fronte all’evidenza, a fare marcia indietro e ad arrampicarsi sugli specchi. Ma un presunto intellettuale che antepone la sua passione sportiva alla Conoscenza fa solo male a se stesso. Il troppo tifo nuoce gravemente all’intelletto.

Intervento a “Pane al pane, vino… Alvino” (TvLuna)

È la telefonata a 8:54 a dimostrare quanto il Meridione sia pieno di persone che vorrebbero essere nate sotto la Torre Eiffel.

Mughini, l’amato Nord e i fichi d’India della maledetta Sicilia

Angelo ForgioneSi è fatto strada in tivù anni fa, partendo dal Maurizio Costanzo show e da L’Appello del martedì, trasmissione sportiva di scarso spessore condotta da Maurizio Mosca, dalla quale iniziò ad agitare le braccia e ad urlare i suoi «ma dai… suvvia» a destra e a manca. È passato a miglior sorte con Controcampo, dando sfoggio della sua juventinità, mentre a tanti sfuggiva che era nativo della Sicilia, della bella Catania per la precisione. Ma lui non ha mai rivendicato certe origini, non le ha mai ostentate, e oggi si comprende il perché. Lo abbiamo capito grazie a un friulano che opera a Palermo, il presidente dei rosanero Maurizio Zamparini.
Entrambi ospiti di Tiki Taka, trasmissione Mediaset, sono venuti allo scontro verbale su tematiche sociali, o meglio sulla ‘Questione meridionale’, consegnandoci uno spaccato di antropologia italiana. Scintilla accesa dal patron panormitano, il quale ha risposto al conduttore Pardo che gli chiedeva quale fosse la cosa più bella di Palermo: «la qualità della vita, dieci volte superiore a quella di Milano». Apriti cielo! A Mughini, preso da un morso al ventre, è partita la scheggia del dissenso: «come mai siamo stati in milioni a venire a cercare la vita e il lavoro del Nord? Io sono fuggito dalla Sicilia!». Qualche istante di silenzio-imbarazzo, rotto timidamente dalla voce fuori campo di Raffaele Auriemma, in collegamento da Napoli. «È una lunga storia», ha ammonito il telecronista tifoso azzurro, che la risposta la teneva in canna e avrebbe potuto sparare un colpo alla psiche del meridionale pentito, ma ha preferito farsi i fatti suoi. Quando Zamparini ha trovato le parole per rispondere a modo suo è stato un crescendo vulcanico.
Superfluo fare tutta la cronaca della contesa tra un settentrionale che sosteneva le ragioni del Sud e un meridionale che sembrava l’immagine più intransigente del Nord di fronte alle briciole sfuggite di mano. In realtà Mughini è parso il più esemplare degli emigrati del Mezzogiorno privi di una visione ampia della verità storica, che anche in età avanzata condannano le condizioni sociali del Sud e non chi e cosa le ha generate. Mughini, sulle orme dell’antenato Alfredo Niceforo, ha condannato in diretta tv nazionale la sua stessa razza (maledetta), ripetendo più volte di essere fuggito dalla Sicilia e rinnegando le sue origini territoriali e il suo parto: «Quando sono andato a Parigi da ragazzo ho detto “ero qui che dovevo nascere, altro che il mare siciliano”!». Complimenti per la schiettezza ma pochi consensi, non solo in studio, per uno scrittore che penna su carta sa metterla, ma ha evidentemente molte carenze in quanto a storia unitaria d’Italia ed emigrazione meridionale. Qualcuno gli dica come sono andate le cose dal 1861 a oggi, e quanti meridionali sono stati costretti ad andare a sopravvivere altrove, piangendo la propria terra. Qualcuno gli dica che l’emigrazione meridionale, prima, non esisteva. La marea degli juventini, di cui lui fa orgogliosamente parte, è pure quella un fenomeno migratorio del cuore meridionale. Il saggista umbro Goffredo Fofi pubblicò nel 1975 lo studio sociologico L’immigrazione meridionale a Torino (Nino Aragno) in cui raccontò cosa accadde nel dopoguerra: “In occasione di Juventus-Palermo, sugli spalti c’erano molti tifosi siciliani entusiasti, i cui figli, ormai, come ogni buon operaio della Fiat, sostenevano la squadra di casa”. La famiglia Agnelli utilizzò le più svariate strategie per attrarre nella famiglia bianconera quei disgraziati cui a Torino non si fittava… ma di queste parlerò con dovizia di gustosissimi particolari nel mio prossimo libro.

Verità nascoste del Risorgimento ad “Agorà” su Rai Tre

Verità nascoste del Risorgimento ad “Agorà” su Rai Tre
mentre la Regina Elisabetta rende omaggio ai martiri irlandesi, in Italia la memoria dei martiri meridionali è definito “folclore”

Diciamolo subito, il video è montato in maniera da far passare più chiaro il messaggio revisionista e meridionalista, ma molte cose ci sarebbero da dire che però non sono distanti dalla solita disamina di tutte le trasmissioni che da sempre invocano l’intervento dei revisionisti per poi rivestirlo di una patina folcloristica.
Basta limitarsi ad evidenziare che:
a) Eddy Napoli ha portato avanti un articolato e completo discorso sociologico davanti le telecamere che non si evince nel servizio, ed un artista del suo calibro non può essere “trasformato” in un semplice nostalgico.

b) Angelo Forgione, che ha una nomina importante nel PdDS, viene inquadrato senza che sia montata alcuna sua dichiarazione, evidentemente non funzionali al taglio “nostalgico-folcloristico” voluto dalla redazione del programma.
c) Alla fine servizio il conduttore Andrea Vianello chiede a Pino Aprile se si tratti di folclore o di sentimento profondo, sorridendo. Non è tollerabile che un “non informato” in materia possa, con un sorriso beffardo, definire “folclore” il sentimento di persone che rivendicano la memoria di circa un milione di morti. Quando Pino Aprile menziona con vigore  tali morti, lo stesso Vianello dice con la stessa risata irriverente “ma ha senso ricacciare fuori questo dopo tutto questo tempo”?
La Regina Elisabetta ha in questi giorni reso omaggio ai martiri per l’indipendenza irlandese. In Italia i martiri per la “resistenza” meridionale dall’invasione piemontese del decennio 1861-1871 non vengono ricordati da nessuno, e qualcuno si chiede ridendo se abbia senso ritirarli fuori.