Un dono per Gennaro Iezzo
all’ex azzurro il pumphlet “Malaunità, 150 anni portati male”
L’ex portiere del Napoli Gennaro Iezzo non ha ancora finito di leggere “Terroni” ma ha già la prossima lettura meridionalista… magari sotto l’ombrellone.
L’ex portiere del Napoli Gennaro Iezzo non ha ancora finito di leggere “Terroni” ma ha già la prossima lettura meridionalista… magari sotto l’ombrellone.
Sì unanime del Consiglio regionale alla proposta di legge che istituisce finalmente il Registro dei Tumori in Campania, unica regione che ne era priva. Applicazione permettendo, con il Registro sarà possibile rilevare i dati riguardo all’incidenza delle patologie tumorali sull’intero territorio campano la cui mortalità, in alcuni comuni del napoletano e del casertano, è di dieci volte superiore alla media nazionale, colpendo soprattutto le donne.
Senza il Registro era impossibile stabilire in tribunale il nesso di causalità tra l’incremento di casi tumorali in un determinato territorio e la presenza in zona di una discarica o, peggio ancora, di un sito di smaltimento di rifiuti tossici. Si tratta di un passo fondamentale per spezzare il silenzio sul legame rifiuti-tumori in una terra devastata dalla più grave emergenza ambientale della storia d’Italia, esposta per decenni ai rifiuti tossici delle aziende del Nord sotterrati quando non dati alle fiamme; una terra in cui le falde acquifere inquinate sono più di quelle sane.
Dalla dotazione degli strumenti all’applicazione il passo è sempre lungo ed è auspicabile che non si verifichino nuove beffe in sede di approvazione a danno delle popolazioni della Campania, come avvenuto nel caso della prescrizione di tutti gli imputati dell’Operazione Cassiopea che riempirono di veleni il Sud senza alcuna punizione a causa di lungaggini e errori della magistratura.
Dalla trasmissione “Ultimo Minuto” su Capri Event, uno stralcio del dibattito nel corso del quale si è affrontato anche il tema dei fischi all’inno nazionale. L’ex portiere di Napoli e Cagliari Gennaro Iezzo ha espresso il suo pensiero ostentando consapevolezza e curiosità riguardo temi storici e contemporanei approfonditi tramite letture meridionaliste.
Il suo ex compagno De Sanctis ha invece detto di capire il malessere ma che avrebbe protestato in maniera diversa e più elegante. “Parate” di due portieri; uno tesserato e selezionato in Nazionale, l’altro ormai senza condizionamenti di sorta.
Qualche commento sui social network lascia intendere chiaramente la soddisfazione di chi per anni si è sentito chiamare “terremotato”. Reazione arcaica che non fa onore a chi la esterna. Non è il momento delle polemiche e delle rivalse ma quello della solidarietà. Ogni discussione, purchè civile, è rimandata. Ma una cosa è certa: il terremoto, in tutto il suo dramma, dimostra la gravità di certe offese e cori, invocazioni a tragedie di ogni tipo, che le istituzioni del calcio ma anche quelle dello Stato e i media nazionali (vero Bertolaso, Salvini, Bocca e Giannino?) non hanno mai inteso contrastare.
Vedere gente morire, soffrire, perdere case e posti di lavoro, realizza il minimo dolore e la massima gravità che si doveva avvertire ogni qualvolta un tifoso, un europarlamentare, un capo della Protezione Civile o un giornalista invocava stragi e distruzione. Il resto è solidarietà piena da Napoli e dal Sud verso l’Emilia Romagna e le popolazioni del Nord che sono anche del Sud. Proprio oggi è stato ritrovato senza vita il corpo di Giordano Visconti, napoletano, fratello del nostro caro amico Andrea al quale va il nostro più sincero e sentito abbraccio.
Boom di richieste per l’attesissimo videoracconto della vittoria del Napoli ai danni della Juventus nella finale della Coppa Italia. Che non poteva mancare, nonostante gli importanti argomenti da approfondire che la stessa finale ho fornito fuori dal rettangolo di gioco. Il trofeo alzato al cielo di Roma, otto anni dopo il fallimento, è la certificazione della bontà del progetto di De Laurentiis. E la festa che ne è venuta segue quella per la promozione in Serie A, due gioie per le nuove generazioni di tifosi che non hanno vissuto i trionfi degli anni ’80. Una vittoria che ha sottratto alla Juventus la stella d’argento e l’imbattibilità stagionale… e ha regalato al popolo azzurro la migliore rivincita dopo la derisione di Torino. Cantanapoli chi canta ultimo!
«È un crimine!». Così il governatore della Campania Stefano Caldoro ha definito il decreto che, in un momento di fortissima crisi, ha escluso Campania, Lazio, Sicilia, Calabria, Abruzzo e Molise dai crediti alle imprese asfissiate dai debiti delle pubbliche amministrazioni, escludendo le Regioni sottoposte a piano di rientro dal deficit della sanità. Stesso allarme dal presidente degli industriali di Napoli Paolo Graziano che definisce il decreto «discriminatorio, vessatorio e sprezzante». «Le aziende creditrici – ha detto Graziano – porteranno i libri in tribunale e manderanno a casa i dipendenti».
E poi ci si lamenta dei fischi all’inno nazionale.
Ci deve interessare marginalmente quale sia la schifosa mano armata dei criminali che oggi hanno distribuito sangue, dolore e lutto a Brindisi, nel Sud e in tutto il paese. Nessuna entità politica, economica o malavitosa era mai arrivata a colpire a freddo dei sedicenni all’esterno di una scuola, dove si insegna la cultura, l’educazione e la legalità. Al Sabato, di primissimo mattino, quando il mondo del lavoro dorme e il primo sole è di quei ragazzini col solo timore di un’interrogazione. Ciò che è accaduto oggi non colpisce chi lotta per il Sud ma colpisce la speranza nel futuro del Sud. Un futuro che oggi tutta l’Italia, un paese mai vivo e senz’anima, non ha più.
Insieme alla morte umana bisogna prendere coscienza di una morte sociale che qualcuno non vede. Quando un paese spaccato a metà economicamente e politicamente recede e pretende esclusivamente tributi iniqui al popolo senza attivare sviluppo, le mafie si fortificano e si ingrossano perchè danno “lavoro” a chi non ce l’ha. E si ingrossano anche le cellule terroristiche. Dunque, in attesa di sapere quale sia stata la mano assassina di Brindisi, semmai accadrà, non resta che constatare che il cappio della consapevolezza si sta stringendo attorno ai veri responsabili dell’altra morte che, partendo da quel Sud che è ancora una volta colpito al cuore, arriva a un Nord che non deve e non può sentirsi estraneo al fenomeno. Loro che stanno per essere soffocati da una presa di coscienza di un popolo sempre più in grado di capire quanto sta accadendo in una società clinicamente defunta perchè priva da sempre, e oggi ancor di più, di etica e di amore. Completamente consegnata alle volontà dei poteri occulti.
Ho letto le bellissime parole di Claudia e Marika e ho pensato: finalmente posso raccontarmi davvero e condividere le mie sensazioni con qualcuno che può capire. Non nascondo che leggere quelle parole mi ha commosso particolarmente, probabilmente perché per la prima volta non mi sono sentita “sola”!!! Forse è meglio che prima mi presenti. Sono Annalisa, anche se adoro farmi chiamare Annarè, nata e cresciuta in un paesino in provincia di Sondrio, quasi ai confini della Svizzera. Nessun parente al Sud… niente di niente!!! Eppure qualcosa di strano deve essere successo quando sono stata concepita. La mia passione per tutto ciò che rappresenta Napoli probabilmente è nata con me e cresciuta giorno per giorno, alimentata dalla mia curiosità e voglia di capire, di decifrare quegli intensi segnali che il cuore mi mandava in continuazione. Sapete, in questo momento mi tremano le mani, ho voglia di piangere!! Per anni mi sono sentita “diversa” e ho custodito preziosamente dentro me questo singolare amore che mi ha accompagnata negli anni, regalandomi sensazioni indescrivibili. Quando ero ragazzina, mentre le mie amiche si divertivano andando in discoteca, io passavo le giornate ascoltando le canzoni di Nino D’Angelo, Gigi Finizio, Pino Daniele… oppure traducendo le poesie in napoletano di un libro che mi era stato regalato. Ovviamente la mia squadra del cuore veste la maglia azzurra, il colore della mia vita.
Qualsiasi cosa riguardi Napoli provoca in me delle sensazioni profonde, mai provate per nient’altro. È come se mi si aprisse un mondo parallelo, dove finalmente mi sento bene, a casa mia. E così, ogni volta che posso, chiudo gli occhi e scappo nel mio adorato mondo, tra le note di quella musica che dà un senso a tutto quanto. Alle scuole superiori c’è stata la svolta, un momento in cui ho capito che era molto di più di una semplice passione. Ho avuto la fortuna di avere un professore napoletano che si divertiva suonando e cantando con noi ragazzi. Un giorno ha cantato e suonato con la chitarra la canzone “Napule è”. Per un momento tutto si è fermato, rapita da una miriade di emozioni devastanti. Non sono riuscita a trattenere le lacrime, veramente non ci ho nemmeno provato. Era tutto così magicamente estasiante. Così intensa l’emozione che mi è venuta la febbre alta. Un episodio che mi ha cambiato la vita!!!
Da quel giorno ho coltivato il mio amore fregandomene dei giudizi degli altri, orgogliosa della mia anima, della mia voglia di vivere e di amare. Fiera delle mie lacrime di commozione per tutto ciò che riguarda Napoli; di rabbia per dovermi spesso scontrare con una realtà troppo chiusa, dove regna pregiudizio ed ignoranza; di gioia per l’amore che provo e che gratifica la mia esistenza con un’aroma speciale.
Diventando grande ho realizzato anche il sogno di andarci fisicamente a Napoli, più di una volta (ero stanca di guardarla in cartolina). È meravigliosa ed io la sento parte di me! Non è solo un fatto di bellezza, è ciò che trasmette che la distingue da qualsiasi altra città. È una questione di profondità d’animo, di valori veri, di voglia di esserci e di donare, di porgere la mano sognando un mondo migliore. E finalmente ora lo sapete anche voi che qui, a 1000 km di distanza, c’è qualcuno che vi stima e vi ama, che lotta con voi e per voi, ogni giorno… per sempre.
Vi saluto e vi ringrazio per avermi ascoltata. E come dice la canzone …
MA IO CE CREDO
ANCORA CE CREDO
L’AMMORE A NNUJE CE PO’ SALVA’…
Angelo Forgione – Ci siamo, tre partite per il sorriso o la delusione. Sullo sfondo un sipario bianco-nero, tra friulani e piemontesi ai quali contendere e strappare a tutti i costi i due obiettivi all’orizzonte: la qualificazione al preliminare di Champions League e la Coppa Italia.
Ma la partita più importante delle tre restanti, di cui due in campionato, è quella di Bologna, il vero crocevia della stagione. Il match da non sbagliare come i tanti nel corso dell’annata. Gli alibi sono finiti, l’unico è la stanchezza ma quello vale per tutte le squadre e ora, più di tutto, contano le motivazioni. Non potrebbe esserci delitto maggiore che quello di un passo falso nel capoluogo felsineo, laddove il Napoli può ipotecare seriamente il terzo posto da vidimare contro il Siena nella “passerella” finale al “San Paolo”.
De Laurentiis tace ma gongola. Non è un benefattore ma un ottimo imprenditore, quel che ci vuole in una città difficile di un Sud difficile anche per il calcio, e il suo progetto sta procedendo come lui comanda. Napoli dal bilancio sano da sbattere in faccia a Platini alla fine del 2012 quando dovrebbe andare in vigore il “Fair Play Finanziario” che potrebbe sconvolgere le competizioni europee dal 2013/14. Sul sito ufficiale dell’UEFA si legge che “il pareggio di bilancio diverrà pienamente operativo per le dichiarazioni finanziare legate al periodo che finirà nel 2012 e che verranno valutate durante la stagione di competizioni per club UEFA 2013/14. Da quella stagione in avanti, i club che non soddisferanno i requisiti necessari, sulla base dei bilanci delle due annate precedenti, potranno essere sanzionati. Il pareggio di bilancio prevede che un club non possa spendere più denaro di quanto ne guadagna”. In poche parole, chi ricapitalizzerà con risorse esterne come sono soliti fare Berlusconi, Moratti e Agnelli, andrà incontro a sanzioni. De Laurentiis, che non è un magnate, ha previsto dei tetti da alzare gradualmente, a costo di andare allo scontro con calciatori e procuratori. Tutto questo per trovarsi pronti quando le risorse private dei magnati del calcio dovranno essere limitate.
Il bilancio 2010/11 della “S.S.C. Napoli S.p.A.” presentava lo scorso Giugno un patrimonio netto pari a circa 29 milioni di euro (29.305.052), in aumento di € 4.197.829 (+16,7%) rispetto al 30 Giugno 2010, ed era già conforme al Regolamento UEFA perchè chiuso con cinque esercizi utili consecutivi di cui solo gli ultimi tre pari a 15,5 milioni di euro.
C’è da attendersi nel prossimo bilancio un utile ben lievitato dopo l’ottima Champions League disputata che ha fruttato circa 30 milioni di euro. Ma De Laurentiis mira alla continuità nell’elite del calcio internazionale più che a degli exploit in campo nazionale che per una società del depresso Mezzogiorno potranno venire fisiologicamente come conseguenza alla stabilità in campo europeo. Il presidente sa benissimo che quel passante è fondamentale perchè assicura fortissime entrate per diritti televisivi e premi di gran lunga superiori all’Europa League, e per una società che non è titolare di proprietà immobiliari, prima fra tutte lo stadio, la massima competizione europea è fondamentale per mantenersi ad alti livelli.
Mors tua vita mea, il solo accesso ai gironi di Champions League, senza contare il resto, vale oltre 7 milioni di euro e se se li accaparrasse il Napoli li perderebbero l’Inter con un patrimonio tecnico un po’ troppo ingombrante, la Roma degli americani che devono garantire il debito a Unicredit e la Lazio che vedrebbe brutte nubi all’orizzonte. Quest’ultima, quotata in borsa, con un bilancio quasi in pari ma con due spade di Damocle sul collo: l’ammortamento dei tanti giocatori acquistati con la formula del pagamento dilazionato difficilmente riposizionabili e, soprattutto, l’a dir poco “discutibile” debito col fisco di 140 milioni spalmati in 23 anni siglato nel 2005. Lotito voleva questa Champions League e quella fallita lo scorso anno fortemente proprio perchè erano (e sarebbe) vitale per trovare nuove risorse e questo spiega le dimissioni folli di Reja in piena bagarre, poi rientrate, e la crisi di nervi della folle notte di Udine che già era stata fatale un anno fa.
Bene è andata alla Juventus, anch’essa quotata a Piazza Affari, che ha puntato tutto su questa stagione dopo uno spaventoso bilancio in rosso ricapitalizzato da mamma Fiat. Doveva guadagnarsi la Champions a tutti i costi dopo due anni di assenza, altro che fame del pur bravo Antonio Conte. Ha rischiato capitali esterni e ha ottenuto il risultato.
Conseguenze di questa gestione? Il Napoli cresce nel ranking UEFA, nella classifica delle squadre di calcio nel mondo e nel numero di tifosi. Ma quel che conta davvero è che il Napoli è squadra sempre più ricca, tra le prime 20 d’Europa, in un territorio povero; e questo vuol pur dire qualcosa. Fondamentale cartina di tornasole della salute del club azzurro, perchè è coi soldi che avanzano i progetti, e i soldi portano soldi per realizzarli. Al Napoli non manca nulla, stadio di proprietà a parte, per stabilizzarsi tra le big d’Italia e le prime d’Europa. È questo che vuole il presidente, la continuità senza cedimenti. Certo, il Napoli non ha lottato per lo scudetto e avrebbe potuto, ma la Champions League ha indubbiamente pesato sulla concentrazione più che sulle gambe. La seconda “Champions” consecutiva lancerebbe proprio un segnale di continuità al mondo calcisitico che ha il Napoli come modello. Se a questo si aggiungesse anche la Coppa Italia, ovvero il primo segno tangibile di un ciclo vincente che manca da ventidue anni, allora si che la stagione sarebbe molto più che positiva.
Ecco perchè a Bologna non bisogna fallire e squadra, allenatore e dirigenti lo sanno. Non l’hanno mai dimenticato, neanche a Febbraio allorché la classifica diceva -10 dall’Udinese, -8 dalla Lazio, -5 dall’Inter e -3 dalla Roma con una partita in meno, e la semifinale d’andata di Coppa Italia andava al Siena. In quel momento davvero in pochissimi si sottraevano al gioco a distruggere dei più che attaccavano De Laurentiis, Mazzarri, dirigenti e giocatori, e sembrava già tempo di bilanci negativi. Non era così perchè la stagione era ancora lunga e ci voleva poco per leggere le insicurezze di Guidolin, le carenze della Lazio che, già ricca di lacune, si indeboliva sul mercato anziché rafforzarsi, e le tribolazioni di Inter e Roma. Abbastanza per crederci. Mentre quelle viaggiavano come potevano dopo essere andate oltre le proprie possibilità, il Napoli andava a due cilindri perchè Aurelio aveva imposto la modalità a quattro per fare strada in Champions League. Dopo ne sono bastati tre per risalire in campionato pur con un vuoto di pressione dopo l’eliminazione di Londra che solo tre settimane fa mandava di nuovo tutti nello sconforto e faceva dire ad Hamsik «l’anno prossimo non saremo in Champions». Mentre le maglie dell’Atalanta sverniciavano quelle azzurre, le telecamere indugiavano su un De Laurentiis impietrito. E lui intervenne personalmente come uno psicologo aziendale. Facile intuire cosa abbia detto alla squadra e quel proclama di resa di Hamsik è divenuto ora «lotteremo fino alla fine per andare in Champions». Perchè è il presidente a dettare gli obiettivi e indirizzare le forze nelle varie fasi della stagione.
Tre finali di fatto, di cui una di nome. Bologna è il crocevia del futuro prossimo del Napoli. Vincere per poi chiudere in bellezza e andare a Roma a levarsi uno sfizio, un grande sfizio. Poi comincerà un’altra estate calda nelle aule giudiziarie e tutto sarà tristemente rimescolato. Tra calciatori che vendono partite e allenatori che li picchiano, parlare di bilanci a posto in un calcio che rischia il crack non solo finanziario non è poi così sacrilego. Anzi, è motivo di vanto per tutto il Sud.
A Castelbelforte, nella provincia di Mantova roccaforte della Lega Nord, si è svolto Sabato 28 il “Terrone Day” contro ogni discriminazione organizzato da Francesco Massimino, coordinatore locale del Partito del Sud, per gridare l’orgoglio di essere meridionali. Un’idea nata dopo essere stato definito “terrone” da un cittadino locale in sede di seduta consiliare senza che siano poi giunte le scuse richieste.
Dopo un volantinaggio davanti al municipio, la manifestazione si è svolta nell’auditorium del vicino comune di San Giorgio e ha visto la partecipazione di Pino Aprile, Mimmo Cavallo, Roberto D’Alessandro, Marco Esposito, Marco Rossano e Beniamino Morselli a fare gli onori di casa.
Massimino ha così incitato la sala: «Vogliamo essere la cerniera per unire il Nord con il Sud. Nel Settentrione ci sono 14 milioni di immigrati del Meridione, perché i nostri politici non hanno saputo sfruttare le risorse che abbiamo al Sud».
Il video-sintesi della conferenza montato proprio da Marco Rossano, autore del documentario “Cento passi per la libertà” sulla scalata di De Magistris a Palazzo San Giacomo (, ci porta testimonianza della giornata. Significative le parole di Marco Esposito, assessore allo sviluppo del Comune di Napoli, sulle attuali condizioni politico-culturali in Italia.
V.A.N.T.O., pur invitato, non ha potuto presenziare (così come Lino Patruno) ma le parole di Pino Aprile e Marco Rossano (nel video) hanno fatto fischiare le orecchie a qualcuno.