40 anni dopo, il colera del 1973 a “Speciale Tg1”. Quali intenti?

Domenica 25 agosto andrà in onda una puntata di “Speciale Tg1” che rivisiterà i drammatici eventi del colera a Napoli del 1973, a quarant’anni dall’epidemia che colpì non solo la città partenopea ma anche altre città del bacino del Mediterraneo.
«Dopo quarant’anni Napoli si ritrova nelle medesime condizioni di allora, se non peggio». Il giudizio tranchant sarà espresso del regista napoletano Francesco Rosi nel documentario curato dal vicedirettore della testata, il napoletano Gennaro Sangiuliano. E in effetti le condizioni igieniche di Napoli sono ancora oggi al di sotto degli standard europei e indegne di una città di grandissima storia e cultura. Nessuno lo neghi e lo nasconda, ma c’è da chiedersi quali siano gli intenti nel “celebrare” quegli eventi a otto lustri di distanza, riproponendo presumibilmente le inchieste realizzate all’epoca dei fatti che non furono certamente obiettive ed equilibrate. Quell’epidemia, infatti, non fu causata dalle pur precarie condizioni igieniche della Napoli degli anni Settanta, non dalle cozze coltivate nel mare napoletano cui furono attribuite le colpe, ma da una partita di mitili provenienti dalla Tunisia, da cui transitò la pandemia proveniente dalla Turchia via Senegal, cozze che furono sdoganate anche a Palermo, Bari, Cagliari e Barcellona, colpite anch’esse dal vibrione del colera. A questo proposito, si legge dalle pagine online dell’Espresso che lo speciale del Tg1 racconterà “una pagina cupa della storia di Napoli, troppo presto dimenticata, decine di morti e migliaia di contagiati, con casi che si estesero a Bari e ad altre località del Mezzogiorno”. Scritto così, sembra che le altre città furono contagiate dal focolaio di Napoli. E del resto, in quei giorni, fu proprio L’Espresso a titolare in copertina “Bandiera gialla”, schiaffeggiando la città insieme a tutta la stampa, nazionale e internazionale, che perse il senso della misura, speculando sulla città partenopea con racconti di fantasia sui napoletani e diffondendo notizie non verificate. Una biologa inglese, ricoverata al Cotugno per altri motivi, scrisse un reportage per il Times ricco di ricami sulle condizioni igieniche dell’ospedale, in cui parlò di un’esperienza da incubo. Poi ritrattò.
Il presidente dell’Ente Porto e l’Ufficiale Sanitario vennero indiziati di epidemia colposa dalla magistratura, per poi essere scagionati proprio dalla cozza tunisina. L’epidemia, a Napoli, fu debellata velocemente, e l’emergenza fu ufficialmente dichiarata chiusa in meno di due mesi dall’OMS, a tempo di record grazie alla più imponente profilassi della storia europea e ad un’ammirevole compostezza della popolazione nelle operazioni di vaccino, mentre le altre città, Barcellona compresa, ci misero due anni per liberarsene completamente. Tutto questo è raccontato con grande precisione ed equilibrio da uno speciale de “La storia siamo noi” del 2011 (guarda il video), a cura di “Village Doc&Films” di Sergio Lambiase e Aldo Zappalà, in cui anche Paolo Mieli dichiara che “la criminalizzazione di Napoli fu davvero sproporzionata”.
I media dell’epoca alterarono la realtà, consegnandola al pregiudizio, rompendo le ossa all’immagine della città. Solo quando dopo trenta giorni a Napoli tutto finì fu reso noto che il vibrione era nelle cozze tunisine. Nessuno però descrisse più l’epidemia che perdurava altrove, mentre Napoli si ritrovò orfana di turisti, ormai convinti che fosse una Calcutta italiana. Negli stadi d’Italia, luogo di crescente calciocentrismo nazionale, il Napoli di Vinicio fu da allora accolto al grido di “colera”, e fu proprio in quel momento storico che nacque quel coro/slogan razzista ancora ben radicato e mai contrastato dagli ipocriti organi preposti al contrasto dei fenomeni razziali negli impianti sportivi. Baresi, palermitani, cagliaritani e catalani non sono apostrofati come “colerosi”, e neanche i tifosi delle squadre di Milano, Genova, Torino, Verona, Treviso, Venezia, Trieste, Parma, Modena, Como, Bergamo, Brescia e altre città del Nord non bagnato dal mare ma colpite nell’Ottocento da diverse pandemie di colera per le scarse condizioni igieniche e non per delle cozze importate.
Bisogna augurarsi che “Speciale Tg1” sia equilibrato e corretto quanto “La storia siamo noi”, evitando di calcare la mano sulla cassa di risonanza che da sempre Napoli offre ai romanzieri dell’informazione ma, al contrario, cogliendo l’occasione per ricostruire la realtà dei fatti del settembre 1973 e riattribuire a Napoli quanto in quel periodo fu tolto sotto il profilo dell’immagine. In caso contrario, il documentario produrrebbe il solo risultato di alimentare stereotipi e pregiudizi, danneggiando nuovamente l’immagine di una città che faticosamente sta di nuovo intercettando il turismo internazionale, dando tra l’altro ulteriore fiato al volgare razzismo anti-Napoli negli stadi. Che poi la Napoli di oggi abbia più o meno gli stessi gravi e irrisolti problemi, come sostiene Rosi, non c’è alcun dubbio; ma questa è un’altra storia, che anche all’epoca dei fatti del colera fu strumentalizzata per vendere giornali, quotidiani e inchieste televisive.
La carente igiene di Napoli e del Sud-Italia esposto al mare di certo non aiutò a respingere il colera, che partì nel 1961 dall’isola indonesiana di Sulawesi e travolse un po’ tutto il Globo (vedi immagine in basso tratta da “Principi di Microbiologia Medica” – La Placa XII edizione). Si auspica che il vicedirettore Sangiuliano, napoletano, vorrà descriverlo.

colera

Una giornata con Maarten van Aalderen per raccontare Napoli

Angelo Forgione – Raccontare Napoli, per uno come me, è come far eruttare il Vesuvio. Ma quando capita di raccontarla ad un prestigioso collega che ti ascolta con curiosità, e sai che, se riuscirai a fargliela capire nella sua complessità, lui cercherà di farlo coi suoi lettori, la passione diventa missione.
Ho incontrato Maarten van Aalderen, corrispondente del prestigioso quotidiano olandese “De Telegraaf”, inviato per indagare sulle condizioni di degrado che attanagliano il centro di Napoli. Maarten è uno studioso della cultura italiana e la racconta al suo paese. È perfettamente integrato nel nostro, vivendo a Roma da più di 20 anni. Paolo Mieli lo ha definito “giornalista ideale per condurre se stesso e i suoi colleghi ad una visione del nostro Paese moderna, all’occorrenza critica ma anche libera da stereotipi e pregiudizi”.
Non so cosa scriverà sul suo reportage ma mi piace raccontare delle ore trascorse con lui camminando lungo la storia di Napoli, non solo fisicamente. Ancora una volta ho avvertito la profonda curiosità di uno straniero nei confronti della nostra città, una maggiore voglia di decifrarla rispetto a tanti connazionali e alla diffusa superficialità. Ed è stato gratificante.
Maarten giunge a Napoli con la moglie, toscana. Entrambi con diverse visite napoletane sulle spalle. Non hanno pregiudizi, ma solo belle sensazioni e tanti interrogativi. Lui, nel suo lavoro, non ha alcuna intenzione di speculare sugli aspetti più superficiali della nostra realtà. Al Gambrinus, il caffé di benvenuto è d’obbligo, e da li parte il nostro minitour, dalla Piazza del Plebiscito abbandonata fino al fascino antico dei Decumani. Gli parlo della nostra Storia, della nostra Cultura, cercando di fargliele comprendere nella loro eccezionalità… perchè in fondo sono Storia e Cultura che appartengono ad ogni cittadino europeo e del mondo, che non sarebbe ciò che è senza quel che Napoli gli ha dato. Appartengono anche a lui, e a sua moglie. Lo dice l’UNESCO, e io lo dico a lui, con argomenti interessanti e convincenti. Gli spiego cause ed effetti del nostro declino; gli racconto il nostro degrado, monumentale e intellettuale. Con la sofferenza e la forza dell’orgoglio ad animare le mie parole.
Per indagare sul nostro mondo, Maarten e Signora hanno altri “rassicuranti” incontri cui  lascio serenamente il testimone, conoscendone la mia stessa passionalità. Al nostro saluto, proprio di fronte la targa celebrativa dell’UNESCO in Piazza del Gesù, leggo nei miei interlocutori la sensazione in loro di aver iniziato a decifrare un universo che già conoscevano ma che, ne sono certo, gli risultava fino ad oggi indecifrabile.
«Grazie, sei stato preziosissimo, interessante. Se ci fossero più persone come te, le cose in Italia andrebbero meglio». Questo è il saluto dei miei nuovi amici, perché tali sono diventati. Non più semplici curiosi ma persone che hanno voluto capire la mia visione della città, quindi me. E hanno voluto capire Napoli, provandoci ancora una volta.
Nel tardo pomeriggio mi sincero che il loro piccolo viaggio nella napoletanità sia stato appagante e produttivo. Loro sono sul treno di ritorno per Roma. Maarten ha un tono sereno, rilassato, felice; il tono di chi ha sfruttato al meglio un giorno della sua esistenza per capire una parte del mondo che è mondo essa stessa. Mi dice che stava appunto riflettendo con la moglie: «Siete persone straordinarie, siamo rimasti tanto colpiti. È stata una giornata stupenda per noi. Grazie di cuore».
Grazie a te Maarten per aver ascoltato Napoli. Da collega serio e colto, hai sicuramente fatto egregiamente il tuo lavoro, traendone spunto per arricchimento personale. Sicuramente i tuoi connazionali in Olanda leggeranno un bell’articolo, nonostante tutto. Ne sono certo.

Boateng contro il razzismo. Ma le norme non ammettono ipocrisia

Kevin Boateng, calciatore di colore del Milan, ha reagito con veemenza ai cori razzisti dei tifosi della Pro Patria durante un’amichevole disputata a Busto Arsizio. Prima una pallonata scagliata verso la frangia dei fanatici, poi l’abbandono del campo. Reazione giusta, l’unica per accendere i riflettori su indecenze del genere. Molto vicina a quella di Zoro e Kawashima che hanno sospeso deliberatamente delle partite ufficiali.
L’allenatore Allegri, a nome del Milan, ha auspicato che tutto ciò sia d’esempio, anche se gli esempi, come detto, ci sono. Ma la battaglia culturale non ammette ipocrisia e incoerenza perché se stavolta è un giocatore del Milan ad essere stato colpito, anche i sostenitori milanisti si sono resi protagonisti più volte di manifestazioni di intolleranza razziale. Ed è giusto sottolinearlo.
Giusto continuare ad auspicare reazioni forti da parte dei protagonisti, bersagli preferiti del malcostume che attiene agli stadi italiani: neri, slavi, rumeni… e napoletani.

Eddy Napoli risponde ad Alessandro Cecchi Paone

Angelo Forgione – Ricevo e pubblico il duro comunicato stampa di Eddy Napoli in risposta ad Alessandro Cecchi Paone e agli atteggiamenti assunti durante la prima puntata del format “A Reti Unificate” (clicca per vedere il commento del conduttore all’intervista del cantautore già smontato su questo blog).

Considerato che Lei ha rifiutato un civile e democratico confronto con il sottoscritto, Le scrivo quanto segue: Tengo a precisare che io non sono un “nostalgico”, in quanto non si può essere nostalgici di un “non vissuto”, bensì sono un meridionalista, militante e attivista. Con migliaia di persone “combattiamo” affinché si risolvano i problemi della nostra gente e della nostra terra. Ha mai sentito parlare della “Questione Meridionale”? Mi auguro di sì! Inoltre io non sono “un cantante” (Lei quando parla di me in tv tende a sminuirmi) ma sono un Signor cantante, cioè, colui che con la propria voce ha determinato i grandi successi dellʼorchestra italiana di Renzo Arbore in tutto il mondo e che da molti anni continua il suo percorso artistico in proprio riscuotendo enormi consensi nonché successi, ambasciatore della canzone napoletana nel mondo e quarantʼanni di rispettabile ed onorata professione.
Ciò non solo come cantante ma anche come autore, compositore e arrangiatore. Si informi sul mio conto, anche se ho seri dubbi che Lei possa o sappia apprezzare, impari ad ascoltare e ad apprezzare la mia ottima musica e la mia preziosa voce prima di annunciarmi in televisione!..E non pensi solo ai dinosauri, si rassegni… Sono estinti!.. Noi meridionali, invece no! Pertanto io sono qui e sono conosciuto in tutto il mondo! E Lei?
Detto questo, giungo alla mia protesta: Lei si è permesso di giudicarmi definendomi “nostalgico”. Lei ha offeso me e una stragrande maggioranza del glorioso popolo napoletano e meridionale (sono in milioni, tutti dalla mia parte).
Lei ha offeso una cultura, una razza, una storia millenaria, Lei ha offeso ciò che non conosce, Lei è un razzista!
Inoltre, nel mio caso, lo ha fatto senza che io avessi possibilità di replica, senza che io potessi contraddirla e questo è da vigliacchi, eticamente scorretto e non professionale.
Addirittura i commenti musicali avevano decibel più alti del parlato relativo alla mia intervista. Intervista tagliata di un buon 90 per cento.
In studio era presente Gennaro De Crescenzo, Presidente del Movimento Neo Borbonico, ufficialmente invitato dallo staff della redazione del programma e forse anche da Lei, ma gli è stato vietato di partecipare e di poter parlare, sempre da Lei.
La sua condotta è stata pessima, incivile, antidemocratica, violenta! Univocamente in difesa verso quelle bugie scritte nei libri di storia da quei vincitori che altro non sono che sporchi criminali di guerra! Sì, criminali di guerra che assassinarono circa un milione di meridionali, criminali di guerra che provocarono unʼepocale fenomeno di emigrazione unico nella storia mondiale! Criminali di guerra oppressori e colonizzatori del nostro meridione! Criminali di guerra che diedero il via ad una questione meridionale tuttʼoggi irrisolta.
Una sola nota positiva: Simone Schettino!!! Grazie di vero cuore Simone, “Fratello” mio!!!
Non riesco a capacitarmi come gli editori di queste televisioni private, napoletani per giunta, abbiano permesso tanto e abbiano potuto consegnarLe le “chiavi in mano” di un presunto programma meridionalista che altro non è che un talk show… Dove Lei si è permesso di sparlare di una gran parte dei meridionali stessi!!! Si sciacqui la bocca prima di parlare di Noi e anche prima di parlare dei Borbone!!! Noi non eravamo brutti, sporchi e cattivi!!! Noi eravamo sani, belli, puliti, buoni, alti, robusti, in salute, ricchi nellʼeconomia, nellʼindustria, nellʼagricoltura, nellʼesportazione di tutti i generi e avevamo la minor percentuale di mortalità dovuta alle malattie e alla fame! Avevamo le prime cattedre di medicina in Europa. Eravamo una Capitale di uno Stato pacifico che vantava il pregio di collocarsi tra le prime cinque potenze mondiali!!! Popolo di Cultura, di Primati, di Pensiero, dʼAmore! Magna Grecia Docet! Il Grande Stato del Regno delle Due Sicilie, Fantastico!
Aaahh …. Se Lei ci somigliasse un poco!.. Invece no, Lei non ci somiglia per niente, Lei è un nemico dei meridionali e del meridione come altri “italiani”! Lei ha addirittura detto dʼinvitare in trasmissione i suoi “fratelli massoni” del grandʼoriente dʼItalia. Ma mi dica!?…Non si vergogna?? Io inorridisco!!!
E dire che non ci voleva poi tanto affinché Lei diventasse il “Paladino della tv del sud”, ma il suo “essere prevenuto”, saccente, presuntuoso e ignorante lʼhanno squalificato in automatico! Che peccato, non sa cosa si è perso!
I meridionali, il mio Popolo è quello di Masaniello, quello del 1799, quello delle quattro giornate di Napoli!!!.. Onesto, Guerriero, Generoso, Leale, Riconoscente, Laborioso, Intelligente, Grandioso! Ma quando sʼincazza veramente… Son dolori!!!
Mi raccomando, non ci offenda, sʼimpegni, cerchi di esser giusto.
Concludendo, per mio conto nonché per conto della numerosissima comunità meridionalista di cui sono tra i portavoce, protesto veemente affinché Lei studi e sʼinformi veramente nonché assuma un comportamento lineare, consono, onesto, corretto e applichi le normative della par condicio. Lo faccia!! Altrimenti, mediante, e grazie alle proteste di una foltissima comunità finirebbe con lʼabbandonare spontaneamente e per sua scelta la conduzione del programma!!! Cosa farebbe?!? Tornerebbe sullʼisola?!?…
Nel contempo Noi boicotteremo il programma televisivo “a reti unificate” e i suoi sponsor.
Saluti, Eddy Napoli.

Conferenza Stampa, 27/07 ore 11:00, Caffè Gambrinus – “SALVIAMO I CAMPI FLEGREI – TERRA NOSTRA”

Conferenza Stampa, 27/07 ore 11:00, Caffè Gambrinus
“SALVIAMO I CAMPI FLEGREI  – TERRA NOSTRA”

nel pomeriggio, incontro a Palazzo San Giacomo col vicesindaco Sodano

In relazione alle trivellazioni del “Campi Flegrei Deep Drilling Project”, il “Cartello” creato da Eddy Napoli  “Salviamo i Campi Flegrei – Terra Nostra”  ha indetto una conferenza stampa/convegno per venerdì 27 Luglio alle ore 11:00 presso il Gran Caffè Gabrinus di Piazza Trieste e Trento. Saranno presenti in qualità di relatori il Prof. Giuseppe Mastrolorenzo (Vulcanologo dell’Osservatorio Vesuviano – INGV), il Prof. Franco Ortolani (Geologo Dipartimento di Scienze della Terra Università Federico II di Napoli) e la  Prof.ssa Tina Nunziata (Geofisico Dipartimento di Scienze della Terra Università  Federico II  di Napoli).
Il dibattito che intenderà fare chiarezza sulle ragioni del “no alle trivellazioni”  sarà coordinato da Giuseppe Mosca e vedrà la presenza degli organi costituenti il “Cartello” che sono: Partito dei Verdi (Francesco Borrelli), Movimento V.A.N.T.O. (Angelo Forgione), Insorgenza Civile (Nando Dicè), Comitato Civico Fuorigrotta Vivibile (Mariano Attanasio), L’altroparlante (Gino Magurno), Associazione “La Terra dei Fuochi” (Angelo Ferrillo), FreeBacoli (Josi Gerardo della Ragione), Insieme per la Rinascita (Alessandro Amitrano), Comitati Due Sicilie (Fiore Marro), Movimento Neoborbonico (Gennaro De Crescenzo), Parlamento delle Due Sicilie (Salvatore Lanza), Movimento Mo Bast e Orgoglio Meridionale (Pietro Avino) con l’adesione del consigliere comunale Carlo Ianniello (Napoli è Tua).
L’iniziativa si propone un quadro a più ampio raggio, tale “Cartello” (che accomuna varie identità talvolta diverse tra loro ma che convergono verso gli stessi obiettivi) vuole occuparsi di diverse fasi operative pro-territoriali, iniziando con la campagna “No alle Trivellazioni” alla quale seguirà “SOS Depuratore – Collettore”, per poi passare ad altre campagne, di ogni genere, atte al recupero totale di un area tra le più belle del mondo, affinché la stessa ritorni agli antichi splendori e susciti verso il Popolo quel senso di appartenenza alla propria Terra nonché il recupero della propria Identità e della propria Cultura.
Inoltre, tra le prossime iniziative c’è “Accendiamo i Riflettori” una kermesse spettacolo in preparazione per i prossimi mesi che vedrà il mondo della cultura, sport e spettacolo impegnati a titolo gratuito, evento pro causa dei campi flegrei al quale hanno già dato la loro adesione: Edoardo Bennato, Eugenio Bennato, Maria Bolignano, Maurizio Casagrande, Mattia Caliendo, Tony Cercola, Sal Da Vinci, Enzo DC, Chiara De Crescenzo, Mauro Di Rosa, i Fatebenefratelli Edo e Gigi, Enzo Fischetti, Angelo Forgione, Anna Fusco, Gennaro Iezzo, Peppe Iodice, Biagio Izzo, Giuseppe Mosca, Gino Magurno, Salvatore Mazzella, Ludo Brusco Mrhyde, Aniello Misto, Pietra Montecorvino, Eddy Napoli, Patrizio Oliva, Gino Olivieri, Nando Paone, Patrizio Rispo, Antonello Rondi, Gigio Rosa, Francesca Schiavo, Gianni Simioli, Nando Varriale.

Disimpegno dall’azione di protesta sul territorio

Comunicato Stampa del 07/07/2012
Comitato Civico “Salviamo i Campi Flegrei”

DISIMPEGNO DALL’AZIONE DI PROTESTA SUL TERRITORIO
E RINVIO CONFERENZA STAMPA 

Stamane si è tenuto presso l’ingresso del sito di “BagnoliFutura” in Via Cocchia a Bagnoli il primo presidio di protesta pacifica per le imminenti trivellazioni del “Deep Drilling Project”. La nostra iniziativa si è configurata come un’azione apartitica e totalmente popolare, e lo testimonia la presenza sul posto di gente di tutti i quartieri della città e della provincia sensibili ad un problema che riguarda tutto il territorio.
Ci siamo purtroppo resi conto che il Comitato non è nelle condizioni di proseguire l’azione di protesta sul territorio per le evidenti conflittualità delle diverse realtà di Bagnoli e dintorni, di cui non si era al corrente e che costringono il cantautore Eddy Napoli e il giornalista Angelo Forgione a limitarsi alla sola attività di sensibilizzazione e informazione circa gli eventuali pericoli e le omissioni già in essere conseguenti alle attività di trivellazione nella caldera più pericolosa al mondo quale è quella dei Campi Flegrei.
Si precisa, inoltre, che stanti le conflittualità di cui prima, ci siamo adoperati, senza alcun risultato, con le nostre uniche armi a disposizione, cioè: buon senso, sana diplomazia, buona educazione, senso civico, senso di responsabilità, senso di appartenenza, orgoglio di appartenere ad un popolo tra i più antichi al mondo, Amore sviscerato verso la nostra Terra e verso i nostri Fratelli. Fratelli che non godono delle nostre stesse armi in quanto “primedonne” che con i loro conflitti e protagonismi non badano agli obiettivi primari tra cui il piano d’emergenza e la sospensione del “deep drilling project”.
Pertanto si informa che la conferenza stampa annunciata per Lunedì 9 Luglio alle 12:00 presso “L’Arenile” di Bagnoli, nella quale avevamo “sollecitato” la presenza certa di uno tra i vulcanologi più famosi al mondo, un luminare, il Prof. Giuseppe Mastrolorenzo dell’Osservatorio Vesuviano – INGV, è rimandata ed è altresì annullata la manifestazione prevista per Giovedì 12.
Nel contempo, noi e gli aderenti al Comitato Civico “Salviamo i Campi Flegrei”, continueremo a portare avanti le altre finalità annunciate per accendere quei “riflettori” sui Campi Flegrei e su quanto sta per accadere all’insaputa della cittadinanza e dell’intera provincia di Napoli, “riflettori” che si tengono spenti per interessi conosciuti e/o sconosciuti.
Per concludere, il nostro prossimo impegno sarà quello di incontrare il Sindaco di Napoli, di seguito quello di continuare la nostra campagna di sensibilizzazione e informazione pro causa, nonché l’organizzazione dell’evento-spettacolo di fine Settembre.
Resta inteso che rimarremo fuori da quelle azioni di protesta sul territorio, cioè: cortei, presidi, assembramenti e quant’altro ci accomuni a chi, con i propri atteggiamenti e modalità, potrebbe ledere l’immagine e l’incolumità altrui. Tutto ciò per elevare la nostra protesta ad interesse cittadino, provinciale e più ampiamente regionale e abbandonare quello strettamente circoscrizionale nel quale non ci rispecchiamo.

Napoli 07/07/2012

Eddy Napoli – Angelo Forgione – Il Comitato Civico “Salviamo i Campi Flegrei”

Caro Aurelio, ora devi dire se ti senti napoletano

Caro Aurelio, ora devi dire se ti senti napoletano

sfogo contro la stampa, non contro i napoletani

Angelo Forgione – Lo sfogo del presidente De Laurentiis in conferenza stampa partito da una risposta a Rino Cesarano è l’ennesimo sintomo di un rapporto da tempo burrascoso con la stampa. Tanti gli scontri fino alla guerra esplosa con la questione dei biglietti posti in vendita online, quando il patron non digerì l’accusa alla società di non essere matura per l’operazione. In quell’occasione così disse con toni alti alla stampa: «non ci dovete far fare la figura dei napoletani che non riescono ad organizzarsi la vita. Sono fiero di essere napoletano e sono stufo che voi non lo siate… vi meritate quello che avete per colpa vostra!»
L’ultimo sfogo è sulla stessa falsa riga, con il dito puntato sui giornalisti napoletani ritenuti autolesionisti per aver già definito fallimentare la stagione azzurra. «A Napoli non funziona un ca..o!» ha tuonato Aurelio; concetto estremo, ma come dargli torto se uno stadio si regge in piedi per virtù dello Spirito Santo e non c’è un palasport degno di tale nome?! Solo che questa volta non ha usato il “noi napoletani” ma il “voi”. De Laurentiis si è chiamato fuori. «Ma che ca..o avete vinto a Napoli?». Certo, è grave che un presidente non conosca il palmares del sodalizio che dirige e lo sminuisca agli occhi degli avversari storici, soprattutto alla luce della sua conoscenza delle differenze di opportunità tra Nord e Sud del paese, ed è grave che non rispetti la grande storia del Napoli prima di lui; ma ora il vero problema è capire se si sente fieramente napoletano di Torre Annunziata, come ha sempre detto, o se si sente un magnate venuto da Roma o addirittura da Los Angeles.
Lo abbiamo sentito più volte parlare di napoletanità, di orgoglio, di meridionalismo e di revisionismo storico. Ecco perchè sembra chiaro che con quel “voi” si riferisse ai giornalisti napoletani, e non ai napoletani tutti. Voleva cioè dire “che cosa avete raccontato voi giornalisti negli ultimi 20 anni?” De Laurentiis non ha attaccato Napoli anche se, nella sua veemenza, non si è accorto di offenderla; ed è per questo che deve chiarire serenamente la sua identità alla gente che paga biglietti, abbonamenti e smart card, che vuol sapere con certezza se alla guida del Napoli c’è un napoletano. La differenza è essenziale.

Doni scaricato dagli atalantini, ora è di Roma ladrona

Doni scaricato dagli atalantini, ora è di Roma ladrona

quello schiaffo a Napoli in diretta tv sta tornando indietro più forte

Angelo Forgione – Nonostante la condanna a tre anni e sei mesi, Cristiano Doni fino a qualche giorno fa, era ritenuto innocente dall’Atalanta e difeso ad oltranza dai suoi tifosi che avevano sfilato per le strade di Bergamo lo scorso Luglio per difendere il loro capitano, tirando in ballo i napoletani ai microfoni di La7. Per la gente orobica, Doni era stato coinvolto erroneamente nello scandalo del calcioscommesse o, ancora peggio, tirato dentro a scopo strumentale.
Esultava a testa alta da quando fu assolto dall’accusa di aver pilotato, insieme ad altri giocatori, il risultato di un’Atalanta-Pistoiese (1-1) del 20 agosto 2000 in Coppa Italia. L’arresto è arrivato lo stesso, ed è stato condito da un tentativo di fuga in mutande (video) che ha messo in difficoltà tutto l’ambiente atalantino che ha iniziato a vacillare quando dalle intercettazioni con l’ex preparatore del Ravenna Santoni è venuta fuori la frase «se ci va di mezzo l’Atalanta dobbiamo espatriare, cambiare nazione». L’atalantino è accusato di aver manipolato tre partite dell’Atalanta della scorsa stagione e di aver pagato una tangente allo stesso Santoni per il quale contribuì alle spese legali del processo sportivo comprandone il silenzio davanti al procuratore federale Palazzi. In questi giorni Santoni ha ammesso di aver truccato la partita Atalanta-Piacenza dello scorso campionato di B, vinta dai nerazzurri 3 a 0. Nell’ordinanza di custodia cautelare il GIP Guido Salvini scrive che Cristiano Doni, quando ha scommesso e corrotto giocatori delle squadre avversarie, ha agito «anche per conto di imprecisati dirigenti della sua squadra».
Tradotto in soldoni, la posizione di Doni sta inguaiando l’Atalanta ma i tifosi, anche dopo l’arresto, hanno riempito i forum nerazzurri con slogan del tipo “giù le mani dal capitano”. E così, prima della partita contro il Cesena, il Presidente della “dea” Antonio Percassi ha ritenuto di lanciare un messaggio alla piazza facendo pubblicare un comunicato stampa sul sito ufficiale con cui ha invitato la propria tifoseria a stringersi intorno alla squadra e ai colori nerazzurri in questo momento difficile. Poche righe ma eloquenti: abbandonare Doni perchè continuare a difenderlo porterebbe solo danni alla società.
E così ieri la curva atalantina, la stessa che fino a ieri l’altro era dalla parte di Doni, ha esposto questo striscione: “Percassi: tutta la tifoseria è con te. Non mollare”. La prova del cambio di “strategia” la da l’assenza dello striscione “A testa alta verso la salvezza”, dedicato a Doni e alla sua esultanza dopo ogni gol, scomparso dalla “Nord”. Ora, in omaggio alla coerenza, pare che Doni non sia più il capitano, uno di loro; ora tutti si accorgono che Cristiano è di Roma ladrona dimenticando che  è cresciuto a Verona laddove si trasferì a 3 anni con i genitori genovesi, e non fa nulla che gli abbiano conferito la cittadinanza onoraria bergamasca perchè sono pronti a sottrargliela.
Insomma, la società si produce in equilibrismi e messaggi cifrati che non sono affatto casuali. In realtà si tratta di un argine a quanto sta accadendo in una città ostaggio della tifoseria più estrema. Alcuni ultras bergamaschi in mattinata erano andati in tribunale dove era in corso il processo per direttissima a Doni. Avevano incrociato il giornalista de “L’Eco di Bergamo” Stefano Serpellini, e poi portato dentro un porticato. Claudio Galimberti detto “il bocia”, capo storico della Curva Nord, amico fraterno di Cristiano Doni, già indagato per associazione a delinquere ed espulso da tutti gli stadi italiani, aveva minacciato il giornalista: «Se domani associate la cocaina alla curva, vengo al giornale, lo incendio e ti spacco le gambe. Non mi importa niente di andare in carcere». E per finire, una testata sul naso.
Succedono cose strane nella Bergamo perbene ostaggio di frange di ultras atalantini e ideologi leghisti. Con il benestare della società, due ricevitorie stampavano biglietti in serie contravvenendo a tutte le disposizioni di legge: sono state chiuse. L’assessore regionale della Lega Nord Daniele Belotti, che ha fatto visita a Doni in carcere, compare nelle intercettazioni del “bocia” mentre gli suggerisce come coordinare una protesta degli ultrà sotto la questura; era a Giugno in piazza a difendere il calciatore: è considerato l’ideologo degli ultrà ed è finito sotto indagine anche lui. E meno male che non sono Napoletani!
A proposito, l’organizzazione internazionale con sede a Singapore di cui Doni era referente italiano si sarebbe servita della camorra per liquidare le vincite, e questo basta a far capire chi era in campo con la maglia dell’Atalanta. La Napoli migliore, quella si che cammina a testa alta grazie a Fabio Pisacane che il tentativo di corruzione l’ha denunciato, e la cui Ternana veleggia in testa alla classifica della Lega Pro. Un raggio di luce nelle tenebre.

«Io vittima del pregiudizio… ma Napoli è bellissima!»

«Io vittima del pregiudizio… ma Napoli è bellissima!»
un giovane barese dice stop ai preconcetti scoprendo V.A.N.T.O.

Ciao Angelo,
sono della provincia di Bari, sono milanista, sono giovane e (pensavo di essere) senza preconcetti. Non sono solito offendere le persone senza un motivo, ma non ti nego che, frequentando quasi per niente la città di Napoli, sono purtroppo stato vittima di questo lavaggio del cervello che la tv italiana effettua sulle nostre teste, associando quasi involontariamente la città di Napoli a situazioni negative.
Ho visto i tuoi video e mi sono iscritto al canale youtube perché sei un grande, fai riflettere ed é quello che é capitato a me. Napoli é bellissima, l’ignoranza e il malcostume esistono ovunque, ma continuiamo a vivere in una società che barbaramente cerca un capro espiatorio, un qualcuno o qualcosa che nasconda i nostri difetti (innumerevoli). È encomiabile la tua ricerca meticolosa di questi messaggi subliminali e indecenti riguardanti la tua città, ti faccio i complimenti piu sinceri perché come é successo con me, puoi e sai attirare l’attenzione di molte altre persone.
Spero vivamente che questo tuo contributo importante e il tuo modo di essere mai volgare possano cambiare l’opinione di molta gente che un’opinione se l’era fatta senza avere approfondito la vostra cultura, ma solo per vie traverse. Con me questo obiettivo é stato centrato in pieno. Che piacere aver fatto visita al tuo canale, poter continuare a seguirlo, e aver potuto mandare questo messaggio.

Pasquale (Altamura – BA)

Video: COLERA A NAPOLI (1973), cause e pregiudizio

Video: COLERA A NAPOLI (1973), cause e pregiudizio
ecco come è stata appiccicata l’etichetta di “colerosi”

Angelo Forgione – A causa di cozze importate dalla Tunisia, nel 1973 Napoli vive un’epidemia di colera che colpisce anche Palermo, Bari, Cagliari e Barcellona. Ma le responsabilità vengono addossate ai Napoletani e alle condizioni igieniche della città e del suo mare, pur carenti ma non decisive.
Ne segue un feroce accanimento mediatico che non tiene conto invece delle positività espresse in un momento critico dalla città che consentono di superare la crisi velocemente mentre altrove perdura per anni. L’immagine di Napoli ne esce ancora una volta con le ossa rotte, con conseguente crisi del turismo.
Il videoclip riassume le parti più significative del programma RAI “La storia siamo noi” che ripercorre quei giorni riaffermando le reali responsabilità e le effettive esasperazioni. A ridimensionare il tutto e a spiegare il perchè di tanto accanimento ci pensa dopo 38 anni l’allora inviato de “L’Espresso” Paolo Mieli, la cui dichiarazione da vero giornalista equilibrato, informato e non prevenuto, merita di essere evidenziata perchè capace di spiegare tante cose al di là delle colpe pur evidenti dell’ambiente Napoletano. Significativo il finale del montaggio che, oltre a spiegare come sia nata l’etichetta di “colerosi” che ancora oggi è manifesto razzista delle tifoserie d’Italia, riafferma una metafora sportiva tanto cara a chi conosce la storia d’Italia e sa chi sia stato, nel 1860, ad inaugurare la denigrazione di Napoli.