Intervista di “Soccer Magazine” ad Angelo Forgione

Intervista di “Soccer Magazine” ad Angelo Forgione

tratto da soccermagazine.it

Intervista ad Angelo Forgione, giornalista partenopeo sempre in prima linea per la difesa di Napoli e della napoletanità, ricercatore storico e vero e proprio amante della cultura e della tradizione partenopea, noto a Napoli per aver fondato il movimento V.A.N.T.O. (Valorizzazione Autentica Napoletanità a Tutela dell’Orgoglio), un movimento culturale volto a difendere ed esaltare l’intellettualità e l’arte che si possono scovare all’ombra del Vesuvio, tra le quali non può non trovare spazio anche la proverbiale e genuina passione per il calcio. Forgione ha rilasciato un’intervista esclusiva a Soccermagazine.it per parlare del Napoli e soprattutto per affrontare alcune delle spinose tematiche che spesso coinvolgono i tifosi azzurri.

L’affermazione della squadra è vista sotto alcuni punti di vista come una rivalsa della città di Napoli: ritieni che Napoli-città abbia bisogno del Napoli-calcio per risorgere?
Assolutamente no! Il Napoli è una passione, un amore infinito e smisurato di tutti noi e può essere un tramite per parlare alla vasta marea dei sostenitori azzurri. Il Napoli è un canale mediatico potentissimo e se si riesce a far capire a chi lo sostiene che bisogna sostenere anche Napoli con i comportamenti corretti nella vita di tutti giorni, allora può servire. Ma è Napoli il bene primario, non il Napoli.

Sei davvero convinto che chi sia nato a Napoli ma tifi una squadra del Nord non ami la propria città natale? Perchè trovi ingiustificato che un napoletano non sostenga il Napoli?
L’ho detto più volte che ognuno è libero di fare e pensare ciò che vuole. Anche di tifare per il Nord se si è del Sud. Però la Napoletanità non accetta interpretazioni e ci sono fondamenti che vanno dall’arte alla gastronomia, dal teatro alla musica, passando per la storia. E chi conosce la storia di Napoli sa che la questione meridionale esiste anche nel calcio, a partire dalla nascita della FIGC che dal 1898 al 1926 ha consentito la competizione a sole squadre del Nord. Il Sud è entrato in gioco solo perchè nel ventennio fascista Mussolini adoperò il calcio per la sua propaganda nazionalista e oggi dobbiamo purtroppo ringraziare lui se ha frenato il divertimento esclusivo di Juventus, Milan, Inter, Torino, pro Vercelli, Genoa e qualche altra settentrionale. Quest’anno si è toccato quota 100 scudetti al Nord a fronte di 8 al Centro-Sud. Quel gap ce lo portiamo dietro insieme a tutte le questioni politiche e chi pensa che il calcio sia solo uno sport sta ancora dormendo sognando che colossi come Fiat, Fininvest e Saras non facciano la differenza. Basta studiare la storia della Fiat per capire che tifare Juventus al Sud significa essere schiavi di un sistema che attinge forza lavoro e consensi. E purtroppo il Sud è il più grande serbatoio di quelle squadre. I ragazzini guardano il blasone e crescono con il mito delle squadre vincenti. Mica sanno che quelle squadre vincono sfruttando quelle differenti opportunità con cui gli stessi tifosi del Sud crescendo si ritrovano a fare i conti?!

Data la tua incondizionata difesa della napoletanità, cosa pensi di quella frangia di tifosi del Napoli che hanno cominciato a sostenere gli azzurri solo dal 2007 in poi, anno dell’esordio in A per la società targata “De Laurentiis”?
La mappa del tifo è fluttuante. È normale che fallire e ripartire dalla serie C ti faccia perdere seguito. Poi risali e recuperi quanto hai perso. Come ho detto prima, se la gente capisse che il calcio è un aspetto della questione meridionale irrisolta, avremmo una mappa completamente diversa e le grandi del Nord smetterebbero di attingere al serbatoio meridionale. Ma è chiaramente un’utopia e allora dobbiamo essere contenti che il Napoli vinca e si stabilizzi tra le più forti d’Italia in maniera da recuperare seguito quantomeno tra i napoletani.

Diverse tifoserie e molti cittadini d’Italia accusano i napoletani (tifosi e non) di vittimismo: secondo te da cosa e perché è nata questa convinzione?
Dal fatto che le istituzioni politiche e calcistiche hanno vomitato e consentito di vomitare fango sui napoletani. Allo stadio c’è volgarità dappertutto, anche da parte dei napoletani, ma il razzismo è un problema diverso e nessuno si è mai preoccupato di arrestare cori razzisti e indecenti che oggi, alla luce degli avvenimenti attuali, mostrano tutta la loro ignominia. Il tifoso napoletano restituisce volgarità ma non risponde con razzismo e non invoca stragi e distruzioni. Il vittimismo è un’arma pronta per zittire chi protesta. E di fronte al razzismo, i napoletani hanno tutte le ragioni per protestare fin quando le istituzioni non applicheranno le norme che ci sono o un calciatore del Napoli non chiederà all’arbitro di sospendere una partita per cori razzisti come hanno fatto il giapponese Kawashima e l’ivoriano Zoro.

Negli stadi d’Italia viene condannato di tutto, ma sembra che ad essere ignorati da giudici sportivi, istituzioni e media siano solo i cori contro i napoletani, per i quali hai richiesto sempre l’intervento di capitan Cannavaro sul campo. Come ti spieghi questa situazione, e perchè nessun membro del Napoli interviene?
Perchè discriminare un napoletano è normale. Renderlo sinomimo di terremotato, coleroso, puzzolente è talmente corrente che manca solo che lo scrivano anche nei vocabolari. E i media hanno grosse colpe. Il colera è un fenomeno che ha toccato tutta l’Italia e non solo l’Italia, e nel 1973 a Napoli arrivò dalla Tunisia colpendo tutto il bacino del Mediterraneo. I napoletani lo debellarono in meno di due mesi con la più imponente profilassi della storia mentre a Bari, Cagliari e Barcellona, quello stesso vibrione perdurò per due anni. Doveva essere un motivo di vanto per la nostra città e invece i giornalisti si accanirono raccontando a tinte fosche la nostra realtà senza dire la verità e senza documentare le altre, e negli stadi iniziarono a gridare “colera… colera” all’indirizzo dei tifosi azzurri. Il terremoto è una calamità che può colpire chiunque, e l’Emilia Romagna lo dimostra, eppure i “terremotati” sono i Napoletani. Il sapone era fabbricato nella Napoli preunitaria mentre al Nord non sapevano cosa fosse, così come il bidet che i piemontesi, quando lo scoprirono alla Reggia di Caserta, definirono “oggetto sconosciuto a forma di chitarra”. Il coro razzista contro Napoli non trova riscontro nella realtà e nasce da una denigrazione continua e inarrestata che solo i calciatori napoletani del Napoli possono frenare. Ma non so se lo faranno perchè ci vuole coraggio per rompere il muro dell’ignoranza, e poichè questo è un paese ignorante e ostile verso il prossimo, protestare non è esattamente la posizione più comoda da assumere. Per ora hanno protestato solo i tifosi con i fischi all’inno nazionale, e infatti hanno avuto il coraggio di assumere una posizione molto scomoda.

Nel Novembre 2011 la nostra redazione salvò in extremis, prima che venissero cancellati, i tweet “anti-Napoli” di Yanina Screpante, fidanzata di Lavezzi, che il giorno dopo fecero il giro d’Italia. Credi che quelle parole della ragazza abbiano tradito ragioni anche solo parzialmente legate alla possibile partenza del Pocho?
Non mi interessa sapere se Lavezzi sia stato influenzato da Yanina o meno. L’idea ce l’ho ma non conta più. Quello che conta è che non fece una bella figura e non la fece fare neanche a Napoli dando in pasto ai detrattori della città un argomento su cui parlare. Qualche giorno dopo Arturo Brachetti fu derubato a Lugano durante uno spettacolo e scrisse su Facebook “neanche a Napoli” e non “Lugano città di m…a”. Io stesso lo costrinsi a chiedere scusa. Certo, tra l’episodio di Yanina e quello di Brachetti c’è una pistola di differenza ma adesso lei e Lavezzi non pensino che a Parigi siano al sicuro. Chiedano alla famiglia del giornalista leccese Sergio Vantaggiato, scippato nella metro parigina e deceduto per le conseguenze della colluttazione. Oppure chiedano al portiere del Paris Saint Germain Sirigu, aggredito in automobile ad un semaforo da un motociclista che molestava con lo sguardo la sua fidanzata. Queste cose fanno scalpore solo se accadono a Napoli e vi ho detto il perchè: colpa dei media nazionali.

Dopo i fischi contro l’inno nazionale da parte dei tifosi partenopei in occasione della finale di Coppa Italia, il presidente della FIGC Abete ha promesso, forse provocatoriamente, di organizzare un’amichevole della Nazionale proprio a Napoli. Qual è il tuo pensiero circa questa vicenda e su come venga trattata dalle istituzioni?
Il malessere è esploso. Molti napoletani non accettano più di non essere tutelati dalle istituzioni. E in più hanno approfondito una certa questione storica che fa molto male. Abete non prenda sotto gamba la cosa e ci vada cauto perchè i fischi non sono a prescindere ma hanno delle motivazioni oggettive di cui è bene che tutti si rendano conto senza moralismi e perbenismi che non fanno bene a nessuno.

La vittoria della Coppa Italia può sbloccare un ciclo glorioso? Credi che sotto la gestione De Laurentiis il Napoli possa riuscire a vincere il terzo Scudetto?
Il calcio italiano è un movimento in continua discesa. L’ho detto prima, il calcio non è un divertimento slegato dalla società italiana ma ne riprende presupposti, vicende storiche e contemporanee. L’industria calcio è una delle principali voci dell’economia del paese, il quale recede e si porta appresso anche il pallone. Il livello concorrenziale si abbassa, calciatori ed allenatori di grido non ambiscono più alla Serie A come negli anni 80-90. De Laurentiis sa bene tutto questo e per questo mantiene una condotta cauta da sempre con l’obiettivo di seminare per raccogliere a medio-lungo termine. Ha fatto crescere il Napoli lentamente e gradualmente mentre gli altri hanno pompato gli ingaggi a scapito dei bilanci. Ora i nodi stanno venendo al pettine e tenere il Napoli costantemente in leggera crescita mentre gli altri di colpo si ridimensionano significa ovviamente assumere una posizione di vantaggio in una condizione di decrescita generale. Se il fair-play finanziario imposto dall’UEFA verrà rispettato, i colossi dell’economia del Nord non potranno più iniettare liquidi nelle casse dei clubs che dovranno spendere quanto guadagnano. E questo avvicinerebbe il sano Napoli alle malsane Juventus, Milan e Inter. Si, il tempo di raccogliere i frutti in Italia sta arrivando. La Coppa Italia è un segnale.

Cosa manca al Napoli per essere al pari delle grandi?
Questo Napoli è già una grande. Manca solo il passo in avanti per lottare per il tricolore. Aspettiamo il prossimo mercato dove il Napoli si presenterà appunto in posizione di vantaggio. Potrà spendere, come del resto ha fatto anche in passato. Ma dovrà spendere bene e comprare giocatori di spessore funzionali al progetto tattico di Mazzarri. Se sarà fatto, bisognerà rompere gli indugi e liberarsi di timori e complessi di inferiorità, annunciando all’Italia del calcio che l’obiettivo sarà lo scudetto. Per vincere bisogna lavorare mentalmente su un obiettivo che non può essere casuale.

In conclusione, come ti auguri che possano apparire un giorno Napoli ed il Napoli rispetto agli altri ed agli occhi degli altri?
I napoletani devono pretendere il rispetto e darlo alla propria città. Solo quando vedrò i monumenti puliti da ignobili scritte spray, quando non vedrò buttare carte a terra mi preoccuperò di cosa pensano gli altri di una città che storicamente ha fatto l’Europa. Napoli è stata conquistata dall’Italia e i napoletani hanno commesso l’errore di assecondare negli anni chi voleva il loro male. Oggi sono ugualmente responsabili del degrado della città, si abbandonano compiacenti alla perdita del decoro e non è possibile accettarlo. Chi ammazza Napoli vivendola non è migliore di chi l’attacca senza conoscerla. Solo dopo che avremo riconquistato il nostro orgoglio e il nostro rispetto per il bene comune saremo capaci di dotarci di strumenti più efficaci per zittire i detrattori. Per ora è una lotta impari che solo chi ha cultura e consapevolezza può avere il coraggio di combattere.

Gennaro Iezzo: «A quest’Italia nessuno crede più!»

Gennaro Iezzo: «A quest’Italia nessuno crede più!»

dibattito sui fischi all’inno nazionale su Capri Event

Dalla trasmissione “Ultimo Minuto” su Capri Event, uno stralcio del dibattito nel corso del quale si è affrontato anche il tema dei fischi all’inno nazionale. L’ex portiere di Napoli e Cagliari Gennaro Iezzo ha espresso il suo pensiero ostentando consapevolezza e curiosità riguardo temi storici e contemporanei approfonditi tramite letture meridionaliste.
Il suo ex compagno De Sanctis ha invece detto di capire il malessere ma che avrebbe protestato in maniera diversa e più elegante. “Parate” di due portieri; uno tesserato e selezionato in Nazionale, l’altro ormai senza condizionamenti di sorta. 

Terremoto al Nord tra dolore e risentimento

Terremoto al Nord tra dolore e risentimento

Qualche stupido esulta a Napoli… ecco le colpe delle istituzioni!

Qualche commento sui social network lascia intendere chiaramente la soddisfazione di chi per anni si è sentito chiamare “terremotato”. Reazione arcaica che non fa onore a chi la esterna. Non è il momento delle polemiche e delle rivalse ma quello della solidarietà. Ogni discussione, purchè civile, è rimandata. Ma una cosa è certa: il terremoto, in tutto il suo dramma, dimostra la gravità di certe offese e cori, invocazioni a tragedie di ogni tipo, che le istituzioni del calcio ma anche quelle dello Stato e i media nazionali (vero Bertolaso, Salvini, Bocca e Giannino?) non hanno mai inteso contrastare.
Vedere gente morire, soffrire, perdere case e posti di lavoro, realizza il minimo dolore e la massima gravità che si doveva avvertire ogni qualvolta un tifoso, un europarlamentare, un capo della Protezione Civile o un giornalista invocava stragi e distruzione. Il resto è solidarietà piena da Napoli e dal Sud verso l’Emilia Romagna e le popolazioni del Nord che sono anche del Sud. Proprio oggi è stato ritrovato senza vita il corpo di Giordano Visconti, napoletano, fratello del nostro caro amico Andrea al quale va il nostro più sincero e sentito abbraccio.

A Meta di Sorrento la ”Festa Azzurra”

A Meta di Sorrento la ”Festa Azzurra”

Auriemma, Ermetto, Forgione e Sepe con i tifosi a Meta di Sorrento

Mercoledi 30 maggio 2012, ore 20.30, sulla spiaggia di Meta di Sorrento il “Club Napoli Meta organizza” la “Festa Azzurra”. Live Show di Luca Sepe, ospiti della serata Raffaele Auriemma (Mediaset Premium)Gigi Ermetto (Canale 9) e Angelo Forgione con la proiezione di alcuni dei più bei video sportivi da lui ideati. Punti ristoro, drinks, music e gran finale scoppiettante con maxitorta e spettacolo pirotecnico! In palio anche un viaggio in una capitale europea. Ingresso libero.

Intervista per dubito.it

Intervista per dubito.it

tratto da dubito.it – L’ultima puntata di “Ultimo Minuto”, trasmissione sportiva in onda su TeleCapriSport e Capri Event, è stata un successo. Illustri ospiti, puntata veloce e ficcante innumerevoli argomenti trattati, il tutto è stato possibile grazie alla competenza ed alla professionalità della padrona di casa, Virginia Casillo, che ha saputo miscelare con maestria le componenti variegate che pullulavano nello studio di Ercolano. Ospite in trasmissione anche Angelo Forgione, creatore ed ideatore del movimento V.A.N.T.O., il quale alla fine della puntata ci ha regalato un’intervista “On The Road” in esclusiva per la nostra testata. Il meridionalista ha ripercorso i temi di stretta attualità: dai fischi all’inno, alla vittoria di Coppa Italia del Napoli, dal mercato azzurro, alla napoletanità.
L’intervista è stata realizzata dal nostro caporedattore Giuseppe Libertino.

videoclip / LA STELLA DEL SUD

videoclip / LA STELLA DEL SUD

il racconto della finale di Coppa Italia

Boom di richieste per l’attesissimo videoracconto della vittoria del Napoli ai danni della Juventus nella finale della Coppa Italia. Che non poteva mancare, nonostante gli importanti argomenti da approfondire che la stessa finale ho fornito fuori dal rettangolo di gioco. Il trofeo alzato al cielo di Roma, otto anni dopo il fallimento, è la certificazione della bontà del progetto di De Laurentiis. E la festa che ne è venuta segue quella per la promozione in Serie A, due gioie per le nuove generazioni di tifosi che non hanno vissuto i trionfi degli anni ’80. Una vittoria che ha sottratto alla Juventus la stella d’argento e l’imbattibilità stagionale… e ha regalato al popolo azzurro la migliore rivincita dopo la derisione di Torino. Cantanapoli chi canta ultimo!

Fischi all’inno, anche lo sponsor ci ha messo del suo

Fischi all’inno, anche lo sponsor ci ha messo del suo

da “Il Mattino”, un retroscena che non stupisce

La compagnia telefonica “garibaldina”, con i suoi spot risorgimentali, aveva calcato la mano ed era chiaro sin dal principio. L’effetto di simili campagne pubblicitarie ricche di retorica e, soprattutto, offese verso una certa etnia è stato sottovalutato soprattutto alla luce del fatto che l’azienda era lo sponsor delle principali manifestazioni calcistiche nazionali. Sui responsabili sono piovute vibrate proteste nelle scorse settimane ma l’ufficio stampa dell’azienda, pur prendendo atto di essere stata involontariamente indelicata, ha ritenuto di proseguire la programmazione puntando sull’ironia del progetto.
Ebbene, da IL MATTINO del 26 Maggio cogliamo e ripubblichiamo la lettera di un lettore che fornisce, ovemai ve ne fosse ancora il bisogno, ulteriore testimonianza del fatto che i fischi all’inno nazionale da parte dei napoletani non sono frutto di una qualche incosciente follia ma un atto ben cosciente di reazione al razzismo e alla reiterata offesa quarantennale negli stadi e centocinquantennale fuori, quest’ultima proveniente anche dalla proiezione in tv e negli stadi di uno spot che, come al solito, ha distorto i reali accadimenti storici scontrandosi con una sempre più inarrestabile consapevolezza degli stessi napoletani (e meridionali) non più disposti a subire bugie e offese.

“Cori razzisti degli juventini”
Mimì Ranucci (Napoli)
Il Mattino, Sabato 26 Maggio 2012 – pagg. 12 

Ero in curva a Roma la sera della finale di Coppa Italia, sin dalle 17, insieme alle prime migliaia di tifosi napoletani che incominciavano ad affollare lo stadio olimpico. Dalle 17 alle 21 abbiamo subito l’insopportabile visione di quel becero spot della Tim in cui Garibaldi induce i borbonici alla resa, previa paghetta di sms gratuiti. Ad ogni visione i tifosi juventini inveivano con cori razzisti nei nostri confronti. Per 4 lunghe ore i “piemontesi”, ispirati dal suddetto spot, hanno pensato di insultarci anche in quanto “borbonici”. Questa è stata l’escalation che ha prodotto una tensione culminata nei fischi all’inno di Mameli. Ciò solo per chiarire i fatti. L’episodio non giustifica la responsabilità del gesto dei “borbonici”, ma nemmeno la volgarità intellettuale dello spot.

lo spot originale

la parodia dello spot

Il messaggio dell’emigrante terremotato

Il messaggio dell’emigrante “terremotato”

Andrea e la sofferenza infinita

Tutto come anticipato da qui nei giorni scorsi. Dopo l’ennesimo furto al patrimonio Napoletano, Marino Massimo De Caro è stato arrestato ed era nell’aria. L’inno di Spagna è stato fischiato ed era nell’aria, con lo Stato che si è piegato alla volontà e al sentimento dei “fischiatori” accorciandone l’esecuzione. Ma oggi è più significativo pubblicare un messaggio di un napoletano residente a Mirandola, colpito dal terremoto in Emilia Romagna: Andrea, un ragazzo emigrante che qualche anno fa espresse a Carlo Alvino, Eddy Napoli e al mai dimenticato Guido Palligiano tutto il suo malessere (link in basso) per le condizioni di disagio sociale frutto di razzismo con cui convive in quelle zone.

Ciao Angelo.
Mi commuove il tuo ricordo di me! Solo ora sono risalito in casa per lavarmi velocemente/decentemente e controllare i danni. Qui molti fanno le toccate e fuga a casa per prendere le cose di prima necessità. I vigili ci hanno sconsigliato di risalire, ma vivere in auto e lavarsi a malapena nei bagni indecenti-pubblici è indicibile. Il portatile si è distrutto sotto i mobili, le crepe nei muri e sotto il soffitto non si contano, ma posso dirti di essere fortunato, molti non hanno più ne casa e ne lavoro, tutto crollato. Spero nell’abitabilità del mio appartamento… si vedrà. Solo da ieri alcune attività hanno riaperto, fino a poco fa sembrava il deserto.
Un fortissimo bacio a te, a Eddy Napoli e a voi tutti. Quando e se potrò risalire in casa ti contatterò, ti voglio bene come ad un fratello.

Andrea

Per ascoltare la testimonianza di Andrea:   parte 1   –   parte 2

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Il Governo esclude il Sud dai crediti alle imprese

Il Governo esclude il Sud dai crediti alle imprese

Dura protesta di Caldoro e Graziano

«È un crimine!». Così il governatore della Campania Stefano Caldoro ha definito il decreto che, in un momento di fortissima crisi, ha escluso Campania, Lazio, Sicilia, Calabria, Abruzzo e Molise dai crediti alle imprese asfissiate dai debiti delle pubbliche amministrazioni, escludendo le Regioni sottoposte a piano di rientro dal deficit della sanità. Stesso allarme dal presidente degli industriali di Napoli Paolo Graziano che definisce il decreto «discriminatorio, vessatorio e sprezzante». «Le aziende creditrici – ha detto Graziano – porteranno i libri in tribunale e manderanno a casa i dipendenti».
E poi ci si lamenta dei fischi all’inno nazionale. 

Fischi: l’ipocrisia dei benpensanti

Fischi: l’ipocrisia dei benpensanti

dibattito su Radio Marte mentre Tosel partorisce un nuovo obbrobrio

Angelo Forgione – Ipocrisia e perbenismo sfrenato, questo è quello che sta continuando a venir fuori nei vari commenti nazionali e non ai fischi all’inno nazionale. Anni e anni di cori beceri, cioè razzisti, contro i napoletani… e all’improvviso i beceri diventano i napoletani che finalmente protestano. L’unico non napoletano ad aver centrato il problema è Ivan Zazzaroni che, a Radio Marte, ha detto che i fischi dei napoletani vanno capiti e non condannati a priori.“È un segno di protesta che deve essere capito perchè nessuno si scandalizza per i cori razzisti al loro indirizzo”. Non per caso, visto che al giornalista bolognese il sottoscritto aveva scritto che i cori razzisti dei bolognesi verso i napoletani facevano male ai bolognesi stessi ai quali Napoli aveva tributato sentiti ricordi per Bulgarelli e Dalla. Evidentemente, quando si entra nel problema e lo si capisce, l’ottica cambia. Come si suol dire, dipende dai punti di vista… sempre!
Il giudice sportivo Tosel ha oggi comminato 20mila euro di multa alla SSC Napoli per la contestazione dei suoi tifosi all’Olimpico di Roma. Nulla da dire, è prassi dovuta perchè per regolamento l’inno non si fischia. Ma per regolamento non si devono neanche cantare cori razzisti, e la curva juventina l’ha fatto. Invocazioni al Vesuvio e etichette da terremotati che in quella giornata erano addirittura blasfeme. Ma per questo, nessuna sanzione come al solito. E a chi appartenevano se non a qualche juventino quelle urla “Napoli m…” durante il minuto di raccoglimento che i napoletani hanno rispettato? Quelle non si sanzionano e neanche si condannano moralmente?
Per la Juventus 10mila euro di multa per lancio di innumerevoli petardi, bengala e fumogeni. Ringraziamo comunque Tosel perchè, se le sviste riguardano solo il razzismo, ha dunque certificato che i grossi boati che turbavano lo svolgimento della partita provenivano dalla curva juventina, mentre il telecronista RAI Alberto Rimedio e l’opinionista Fulvio Collovati li attribuivano continuamente ai tifosi napoletani.