La storia che cambia le persone… e la fede calcistica

La storia che cambia le persone… e la fede calcistica

Scopre la verità e passa dall’Inter al Napoli

Lo canta anche Fiorella Mannoia nell’album “Sud”:  “Io non ho paura di quello che ci cambierà”. E la scoperta delle verità risorgimentali nascoste dalla storiografia ufficiale ha proprio il potere di cambiare le persone.
La diffusione della coscienza e della consapevolezza dei fatti storici che hanno determinato la questione meridionale ha sempre avuto, anche in chiave sportiva, una funzione di possibile riflessione personale di ciascun napoletano o meridionale tifoso di squadre del potere del Nord che dalla situazione geopolitica seguita all’unità d’Italia hanno tratto grandi vantaggi. Abbiamo portato messaggi ovunque, anche allo stadio, e continueremo a farlo, consapevoli di riuscire ad accrescere l’amore per la nostra terra. Non sono poche le persone che ringraziano personalmente per aver ricevuto la scintilla e un’ulteriore testimonianza arriva dalle pagine di calcionapoli24.it dove, alla vigilia della partita contro l’Inter, è stata pubblicata la lettera di Antonio, un napoletano ex tifoso interista pentito, ora tifoso del Napoli “a vita” dopo aver appreso la verità storica sui fatti del Risorgimento.

“Ma chi l’ha detto che una squadra è per la vita? Chi è il sostenitore della tesi che si può cambiare macchina, donna, amante ecc. ecc. mentre il tifo per un club è l’unica certezza immutabile? Io sono la prova vivente dell’esatto contrario. Voglio subito premettere che la mia famiglia è napoletana e da sempre tifa per i colori azzurri. Da bambino, chissà per quale motivo, iniziai ad avere una grande simpatia per l’Inter, cosa che ‘purtroppo’ ho coltivato per anni. Cose istintive, di bambini, appunto. Crescendo, per simbiosi naturale con mio padre e mio fratello, ho avvertito il bisogno di ‘simpatizzare’, almeno quello, per il Napoli, ma nessuno era capace di spostarmi dalla mia incrollabile passione per i meneghini sponda nerazzurra. Vi chiederete cosa è successo nella mia vita che mi ha portato a cambiare idea. Semplice, la scuola e la voglia di apprendere, di conoscere. Può sembrare assurdo, forse addirittura arriva come una forzatura che travalica il buonsenso e la sportività in generale, ma quando ho approfondito la storia d’Italia, quella vera che sui banchi di scuola non può essere sfogliata, l’amore per la mia terra, già forte di suo, si è espanso in me in maniera esponenziale. Continuavo a ripetermi, perchè devo fare il tifo per una delle squadre di quel nord che ha costruito le sue fortune sul saccheggio delle ricchezze della mia terra con successiva crescente distruzione? Oggi sono un tifosissimo del Napoli e lo sono ormai da anni. Non perdo una partita che sia una, e quando posso vado allo stadio per gridare la mia fede ad una maglia che difende i colori della mia CITTA‘. L’Inter è lì, nel bagaglio dei ricordi. Non rinnego nulla, ma mi piace sottolineare che è bello risvegliarsi grazie alla conoscenza. Domani sera un solo coro ci deve unire: FORZA NAPOLI! E per fare il verso a Berlusconi che l’anno scorso disse, prima di un Milan – Napoli, ‘andiamo a vedere il Nord battere il Sud’, io dico ‘andiamo a vedere il nostro magico Napoli che come la sua terra ha una storia che non ha bisogno di paragoni, confronti, divisioni… Un abbraccio a tutti i veri tifosi azzurri. Ora però lo posso dire: la squadra io l’ho cambiata, ma un cambio basta e avanza. Anche per me vale il concetto di Napoli a vita”.

Antonio

Grantland.com: «Napoli squadra più “cool” d’Europa»

Grantland.com: «Napoli squadra più “cool” d’Europa»

“Americani, cercate una europea? Appassionatevi al Napoli!”

La stampa sportiva internazionale è tutta affascinata dalle imprese del Napoli. Tra i vari articoli letti in giro sul web, quello di Grantland.com merita di essere riportato perchè dimostra quale possa essere il ritorno di immagine nel mondo per la società partenopea ma anche per la città derivante dalle imprese di Champions League. Grantland è un sito americano di Los Angeles (di proprietà di ESPN) che ha come “mission” la proposta di analisi sportive che vadano oltre lo sport e che interessino con leggerezza l’universo ben più ampio della cultura pop, di cui lo sport è protagonista, e non solo. Notoriamente il calcio non è propriamente tra gli sport più popolari negli States, eppure il Napoli ha attirato l’attenzione del redattore Brian Phillips che ha invitato i lettori americani amanti del “soccer” ad appassionarsi alla squadra partenopea, «la più “cool” d’Europa», qualora cerchino un riferimento nel vecchio continente.
La squadra azzurra scala il ranking UEFA e il gotha dei club europei più ricchi ma anche la considerazione internazionale. Era quello che voleva De Laurentiis.
Ecco di seguito alcuni stralci dell’articolo che, tra tante verità e qualche forzatura stereotipata, incorona il Napoli come squadra simbolo dei veri valori dello sport.

The Coolest Soccer Team in Europe

Sorprendente 3-1 del Napoli sul Chelsea in Champions League Martedì scorso che ha consacrato la squadra partenopea come il club più alla moda in Europa e ha dato una risposta alla domanda: “Se sei un americano che vuole appassionarsi al calcio europeo, per quale squadra dovresti tifare?”.
Scherzi a parte, se ti piace il “soccer” e sei in cerca di una squadra a cui appassionarti, come non prendere in considerazione il Napoli a questo punto? Non solo gli Azzurri non sono inglesi (…), non solo sono un divertimento, una squadra giovane, ma sono anche una costellazione di elementi che rendono lo sport incredibile. Sono i perdenti rivestiti di una storia gloriosa (…). Sono una squadra di pazzeschi alti e bassi – praticamente l’essenza dell’intera esperienza della passione sportiva nella sua forma più estrema, il tutto racchiuso in un unico club in una città terrificante e affascinante che domina un golfo ai piedi di un vulcano. Davvero si può preferisce il tifo per l’Arsenal?

Se non sei ancora convinto, allora è per te, amico mio scettico, che ho compilato il seguente elenco di aspetti della suggestione del Napoli.

1. Napoli
La maggior parte del potere economico e politico in Italia è concentrata al Nord, intorno a Milano e Torino. Napoli è di fatto la Capitale del Sud. Tutto quello che c’è da capire su questa situazione calcistica è contenuta in ciò che di marcio si dice al Nord: “L’Africa comincia a Sud di Roma”, cioè, non c’è differenza tra i Napoletani e la gente di colore. Il calcio tende a fiorire laddove c’è di denaro, il che significa che geograficamente i top club italiani – Milan, Inter, Juventus – sembra che siano più vicini alla Svizzera. Napoli sta invertendo la geografia incarnando le speranze di chi sta dalla parte dei più poveri.
E la stessa Napoli è una città totalmente contrastante, bella, lussureggiante, pericolosa, con un’economia mafiosa, con mucchi di rifiuti che bruciano per le strade (perché la mafia controlla la gestione dei rifiuti), branchi di cani randagi… e incredibilmente piena di splendida architettura e di una tradizione culturale ininterrotta ancor più antica dell’Impero Romano. (…). Poi c’è questo enorme e assolato golfo con il profilo del Vesuvio che si staglia nel blu. Questo è un luogo appropriato per far dimorare le vostre fantasie di calcio europeo.
Inoltre, se la si visita in occasione di una partita, è possibile andare a vedere le rovine di Pompei, che ora includono la maggior parte della difesa del Chelsea.

2. Maradona
È a Napoli che Diego Maradona si è trasformato da “talentuoso e difficoltoso giocatore argentino che non può sfondare in Europa” a “icona quasi religiosa la cui vista fa si che le persone sane di mente scoppino a piangere” (…).

3. Soldi
Il Napoli è fallito nel 2004, impossibilitato a mettere in campo una squadra. (per informazione, questo è il genere di cose che succedono a Napoli). Il produttore cinematografico Aurelio De Laurentiis ha acquisito il club, ma non è stato in grado di risollevare il glorioso Napoli fino al 2006(!). Da allora, pur con un budget basso – non è mai una saggia strategia nel calcio – è comunque riuscito a salire dalla Serie C di nuovo in Serie A, dove attualmente si trova al sesto posto. È molto divertente che le due squadre inglesi che il Napoli ha battuto quest’anno sono Chelsea e Manchester City, club di proprietà rispettivamente di un plutocrate russo e di uno sceicco, due rappresentanti di spicco del calcio-giocattolo moderno. I miliardari è meglio che non vadano a Napoli a meno che non vogliano comprare degli abiti nuovi.
Il Napoli pratica un gioco veloce e fluido, è una macchina per il contropiede che fa goal per divertimento (solo il Milan ha segnato di più in Serie A) (…), ma si ha l’impressione che la dirigenza legga sonetti e parli con gli zingari piuttosto che consultare schemi e diagrammi. Nel 2007, hanno acquistato Ezequiel Lavezzi per 6 milioni di euro, circa un decimo di quello che il Chelsea ha sganciato per Fernando Torres, in un momento in cui era un attaccante non proprio dei più forti nella Primera Division Argentina con il soprannome di “El Pocho”. (…) A Napoli, paffuti signor nessuno con pistole come tatuaggi crescono su un grande palcoscenico.
(Inoltre, Aurelio De Laurentiis è uno spavaldo che indossa occhiali da sole e che spara dichiarazioni di fuoco; una volta disse al suo allenatore Reja “Io non ti metto le mani addosso perché sei un uomo vecchio”, poi ha chiamato Lionel Messi “un cretino” e ha minacciato di tagliare le palle all’agente di Lavezzi se avesse pensato di lasciare il club. Un paio di anni fa, quando si parlava di trasferimento di alcuni dei giocatori del Napoli in Inghilterra, De Laurentiis avvertì per convincerli a restare che le donne inglesi “non si lavano i genitali perchè per loro il bidet è sconosciuto”).

4. Edinson Cavani
Mi ci è voluto un po’ per apprezzare al meglio il giocatore del Napoli. Le prime volte che l’ho visto giocare ho pensato che fosse poco grintoso (…). Cavani è una sorta di incrocio in laboratorio tra Pippo Inzaghi e Zlatan Ibrahimovic, (…). Quel senso di languore che io pensavo di aver rilevato in un primo momento si è rivelato invece sottile furbizia, un modo di tenersi fuori dal gioco per poi piazzare la mossa vincente, il colpo mortifero. È una gioia per gli occhi, e lui che ha segnato 41 gol in 57 presenze in campionato per il Napoli è probabilmente il giocatore più sottovalutato nel mondo del calcio (…).

5. Teatro scintillante di virilità del calcio italiano
Si potrebbe scegliere una squadra inglese. Ce ne sono molte forti. Ma vi perdereste l’estetica irresistibilmente divertente della Serie A fatta di uomini duri, competitivi, e spesso violenti che fanno la ruota come il pavone, che si legano attentamente i capelli in lussureggianti code di cavallo prima di scivolare nelle loro magliette rosa per scendere in campo, per poi celebrare le grandi vittorie piangendo e denudandosi fino a rimanere in mutande. (…). Scegliere il Napoli significa che, invece di guardare i coraggiosi centrocampisti inglesi dimenarsi nel freddo, si guarderà dei grandi talenti che recitano nelle pubblicità(…).

Per questi e molti altri motivi suggerisco il Napoli come scelta di un club europeo da seguire. Ma bisogna innamorarsene ora, prima che il Chelsea ne acquisti l’intera squadra e tutto si inverta di nuovo.

videoclip / Sublime Partenope, il più bello dei regni

videoclip / Sublime Partenope, il più bello dei regni

il film della bella vittoria del Napoli sul Chelsea

Arrivano i mai teneri londinesi in riva al golfo e Napoli li accoglie nel catino di Fuorigrotta, nel posto in cui la Champions League ha trovato dopo 20 anni un marchio di fabbrica tutto “made in Naples“: il ruggito del “San Paolo” sale sempre più in alto e fa tremare il cielo. E spinge Lavezzi alla conclusione che porta al goal del pareggio con un “tiraaaaa” collettivo da brividi. La spalla di Cavani l’illusionista (ricordate il goal di finto tacco dello scorso anno?) e l’urlo del “Pocho” a suggellare il 3-1 fanno il resto.
Partenope sublime respinge così l’attacco della perfida Albione e Napoli affascina tutta l’Europa. Comunque vada, l’onore è salvo.

Caldoro vs Carroccio

Caldoro vs Carroccio

L’organo leghista: «Sud pirata». E il Governatore contrattacca

L’organo di stampa ufficiale “La Padania” ha dedicato un titolo di prima pagina alla Campania: “Allarme pirateria napoletana sul tesoro dei sindaci del Nord, i predoni del Vesuvio affamati di tesori padani”. Attacco frontale al Governatore della Campania Caldoro che vorrebbe un Fondo di garanzia nazionale per i pagamenti alle imprese, utilizzando le risorse inutilizzabili per il rischio di sforare il Patto di stabilità.
I leghisti gridano allo scippo ai “virtuosi” settentrionali e Caldoro si difende e rilancia in un video pubblicato sul suo blog con cui precisa che le risorse non sono del Nord o del Sud ma dell’intero Paese e invita ad evitare gli stereotipi negativi su un Sud sprecone. Il Governatore rimarca anche che i cittadini del Sud  pagano da anni per sostenere le pensioni di anzianità che vanno per 75% al Nord.

Carnevale… e la maschera di Pulcinella scomparsa

Carnevale… e la maschera di Pulcinella scomparsa

intervento su Radio Marte del 21 Febbraio

Pulcinella emblema del folklore. Ma la maschera napoletana è qualcosa in più: è l’incarnazione dell’anima eternamente duale della città e della sua cultura popolare, la figura di tramite tra uomo e donna, tristezza e allegria, stupidità e furbizia.

I lampioni della cancellata di Palazzo Reale

I lampioni della cancellata di Palazzo Reale

È dal 2008 che sulla cancellata dei giardini di Palazzo Reale lato Via San Carlo uno dei lampioni originali è stato sostituito con uno di diversa tipologia, disegno e dimensione (foto allegata). Identico stallo per i lampioni dei “cavalli di bronzo”, rotti da anni e mai riparati.
Sollecitiamo nuovamente il Sovrintendente Gizzi che frequenta il luogo dove ha peraltro sede la stessa Sovrintendenza.
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È tornato il “carrozzone” azzurro

È tornato il “carrozzone” azzurro!

Il gioco a distruggere? Vecchio vizio dei napoletani.

Angelo Forgione – Tre goal alla Fiorentina, porta inviolata, verticalizzazioni e ripartenze micidiali. È tornato il Napoli, viva il Napoli! E con esso il “carrozzone”, salvo scendervi tutti se le cose dovessero riprendere malauguratamente una piega sbagliata. È questo il limite dell’ambiente napoletano al quale proprio non riesco ad abituarmi. Si sono spente tutte le critiche feroci, gli attacchi, il fuoco di fila in corsa nel bel mezzo della stagione quando tutto era, ed è, ancora da giocare. Pratica autolesionista e deleteria, ma tant’è!?
Non mi piace neanche l’esercizio autoreferenziale siglato “l’avevo detto”, ma quando le cose andavano male invitavo alla cautela contro il troppo disfattismo. C’era e c’è una finale di Coppa Italia da conquistare, c’era e c’è una Champions League da proseguire senza la condanna a vincere perchè la vittoria è già il prestigio internazionale acquisito; c’era e c’è un campionato ancora lungo e tutto da giocare, e i 6 punti con Chievo e Fiorentina non hanno cambiato di certo la storia.
Sentivo e sento Guidolin mettere le mani avanti in vista di un calo della sua Udinese che si sta già palesando. Vedevo e vedo Inter e Lazio tutt’altro che rulli compressori. La Roma era ed è vicina. Vedevo e vedo il bicchiere mezzo pieno e gli obiettivi tutti a portata di mano. Nel frattempo le ricerche di Deloitte hanno evidenziato anche la crescita della società, ventesimo club d’Europa e l’anno prossimo ancor più in alto. La critica è importante quando costruttiva perchè il Napoli dei limiti ce li ha ed erano evidenti anche ad Agosto, ma ribadisco ancora una volta di più che è masochistico distruggere quando si sta costruendo nei limiti delle proprie possibilità ed oltre. Non è solo una questione sportiva, è un vecchio vizio dei napoletani, storicamente più bravi a vendere le ombre che non le luci della propria città.

Siani-show a Sanremo con retorica finale

Siani-show a Sanremo con retorica finale

Alessandro Siani strappa applausi a Sanremo. Da attore nazionale quale ormai è, si è esibito su un palco nazional-popolare con una performance commisurata spaccata in due: una riuscita parte da comico-monologhista in cui ha fatto bene la sua parte di animale da palcoscenico e un’altra, quella finale, poco riuscita e assai meno spontanea, priva di pathos e condita da un’infelice frase ad effetto: «il Nord è quella linea dell’orizzonte che divide l’emigrante dal folklore».
L’emigrante del Sud non è un Pulcinella (con tutto il rispetto per Pulcinella) che quando va al Nord si leva la maschera e si eleva a rango di persona seria. Semmai, quella linea dell’orizzonte separa il meridionale dalla sua terra. E spesso, da un punto di vista diametralmente opposto, il Sud è quella linea dell’orizzonte che separa l’ignorante dal pregiudizio.
La parte finale è troppo carica di retorica patriottica e scarsa capacita interpretativa; quello è un Siani perdente che può strappare applausi alla platea di Sanremo ma non a quelle che decretano lo spessore artistico di un attore. Molto meglio le sue battute in piedi e fuori dalla barca, stavolta corrette verso la sua Napoli, e già questa è una bella novità.

Il Generale dei Briganti? Non tutto è da buttare.

“Il Generale dei Briganti”? Non tutto è da buttare.

Angelo Forgione – “Il Generale dei Briganti” è stato già ben commentato dall’amico Lorenzo Del Boca e valga per me quello che ha scritto sul suo blog, che condivido appieno. La produzione della Rai è uno sceneggiato romanzato, edulcorato con intrecci amorosi e qualche luogo comune di troppo, ma voglio trovarci qualcosa di positivo.
Gli sceneggiatori Rai hanno realizzato un’avvincente trama amorosa, e se avessero chiamato quei personaggi con altri nomi di fantasia avrebbero fatto completamente centro. È tutto grasso che cola perchè gli ascolti sono stati alti: 5.931.000 telespettatori (share 21,37%) per la prima parte e 6.498.000 per la seconda parte (share 21,94%) nonostante le partite concomitanti del Napoli e delle Roma sulle paytv. Magari una parte di questi sarà rimasta incuriosito dalle vicende unitarie e post-unitarie, e approfondirà.
La storia de “Il Generale dei Briganti” è lontana parente della realtà dei fatti accaduti, comprime il sentimento popolare del Sud (ancora vivo) vissuto durante l’invasione piemontese e umilia la figura coraggiosa della regina Maria Sofia. Non contempla quella del Generale Cialdini (gravissimo!) che perseguitò le popolazioni del Sud con poteri speciali conferitigli da Vittorio Emanuele II dopo aver raso al suolo Gaeta incurante della resa borbonica. Dimentica la figura del Generale Borjés con cui lo stesso Crocco avrebbe potuto forse scacciare i piemontesi, quindi dimenticando anche i veri errori del personaggio. E trasforma il dramma di una vera e propria pulizia etnica (circa un  milioni di morti meridionali stanno troppo stretti nella sola frase “ll’unità d’Italia l’avita fatta co’ ‘o sanghe nuosto”) in un intrigo amoroso. Ma almeno lo sceneggiato Rai un merito ce l’ha ed è quello di comunicare il tradimento pur senza ben spiegarlo: quello ai danni del protagonista; quello ai danni delle popolazioni del Sud; quello ai danni dei liberali che sognavano una Repubblica e si ritrovarono con una monarchia sostituita ad un’altra; quello ai danni di una delle monarchie per mano di un’altra cospiratrice e meschina che di quei tradimenti fu responsabile.
Voglio considerarlo però un punto di partenza non per la TV di Stato ma per i suoi telespettatori che magari da questa produzione arriveranno da soli a vedere
 “Li chiamarono briganti” di Squitieri (film intero sotto) che fece nel 1999 una brevissima apparizione nelle sale cinematografiche nonostante un cast di prim’ordine (Enrico Lo Verso, Claudia Cardinale, Giorgio Albertazzi, Franco Nero, Remo Girone, Carlo Croccolo, Lina Sastri). Quel film, pur nel suo scarso spessore recitativo, fotografa Crocco, Ninco Nanco e i briganti come partigiani dell’epoca per scelta mentre le truppe piemontesi come invasori; dipinge i connotati di Enrico Cialdini e racconta i fatti con forte carica emotiva; contestualizza tutto al periodo post-unitario; racconta la verità e per questo, dopo forti critiche, fu mandato repentinamente a “censura”. Perchè mai ora, in tempi di festeggiamenti appena conclusi, si sarebbe dovuto/potuto raccontare il brigantaggio per quello che è stato? E pensare che qualcuno da Casa Savoia ha avuto anche da ridire. Figurarsi cosa succederebbe se la verità fosse raccontata senza timori.
Carmine Crocco, come ha detto anche Michele Placido, era una personaggio complesso, certamente selvaggio e di indole aggressiva, ma le sue memorie (che custodisco nella mia biblioteca) dimostrano quanto fosse intelligente, istruito per la sua epoca, e ben conscio della realtà che lo circondava. Realtà che proprio quegli scritti sanno farci comprendere… meglio di tanti storici di professione.

http://altrorisorgimento.wordpress.com/2012/02/14/la-patacca-di-rai-uno-con-limprobabile-brigante/