Il San Carlo azzurro e argento che abbagliò Stendhal

una tempera del 1825 e una simulazione consentono di “vederlo”
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Angelo Forgione per napoli.com Il “San Carlo”, così com’è oggi, lo si deve a uno dei più grandi architetti neoclassici, Antonio Niccolini, che, dopo aver realizzato la facciata nel 1809 ispirandosi alla Villa di Poggio Imperiale a Firenze, riuscì a connotarlo come tempio e monumento simbolo della città. Poi, dopo l’incendio che lo mandò in fumo in una notte del Febbraio 1816, lavorò per nove mesi sull’edificio interno del 1737 a tal punto da renderlo irriconoscibile. Il Niccolini restituì alla città il più bel teatro del mondo ancora più bello. Invariato tuttora, eccetto i colori originari che probabilmente davano al gioiello un aspetto ancora più elegante e atipico.

Stendhal, la sera dell’inaugurazione al 12 Gennaio 1817, ne rimase strabiliato: «Finalmente il gran giorno: il San Carlo apre i battenti. Grande eccitazione, torrenti di folla, sala abbagliante. All’ingresso, scambi di pugni e spintoni. Avevo giurato di non arrabbiarmi, e ci son riuscito. Ma mi hanno strappato le falde dell’abito. Il posto in platea mi è costato 32 carlini (14 franchi) e 5 zecchini un decimo di palco di terz’ordine. La prima impressione è d’esser piovuti nel palazzo di un imperatore orientale. Gli occhi sono abbagliati, l’anima rapita. Niente di più fresco ed imponente insieme, qualità che si trovano così di rado congiunte. […] L’apertura del San Carlo era uno dei grandi scopi del mio viaggio, e, caso unico per me, l’attesa non è stata delusa. […] Non c’è nulla, in tutta Europa, che non dico si avvicini a questo teatro, ma ne dia la più pallida idea. Questa sala, ricostruita in trecento giorni, è come un colpo di Stato. Essa garantisce al re, meglio della legge più perfetta, il favore popolare».
Gli occhi di Stendhal erano abbagliati probabilmente per un motivo che lui stesso ci tramanda: le decorazioni erano in argento brunito lucidato con pietra d’agata, con riporti in oro zecchino brunito; i palchi erano in raso azzurro, colore ufficiale della Casa Borbonica (vedi Teatro di Corte della Reggia di Caserta), così come il velario e il sipario. Solo il palco reale era rosso “pallido” (così lo definì Stendhal), prima che diventasse rosso fuoco tutta la tappezzeria del teatro allorchè, per scelta di Ferdinando II, i colori autentici furono sostituiti col più comune abbinamento rosso e oro. Accadde nella ristrutturazione del 1844, quando lo stesso Niccolini scrisse che «il re personalmente […] di tre parati rossi di carta vellutata di Francia […] scelse il paramento del palco di mezzo […] comandò che gli squarci delle porte de’ palchi […] fossero tappezzate della stessa carta […] comandò che il guanciale de’ parapetti de’ palchi fosse coverto in giro di velluto di lana colore scarlatto […]. Così 800 rolli di carta vellutata di Francia per il rivestimento di tutti i palchi da 1 fila inclusa, all’inizio di agosto del 1844 sono alla dogana di Napoli, giungono in Teatro l’11 settembre e vengono messi in opera entro il mese di ottobre».
L’argento non venne scrostato ma vi fu applicato al di sopra l’oro zecchino in foglia e, parzialmente, a Mecca (vernice dorata). Prima del recente restauro del 2009, un saggio effettuato sull’ingresso a destra della platea guardando il palcoscenico ha permesso di osservare un putto argenteo perfettamente conservato. E proprio in preparazione, pare che si sia anche dibattuto di riportare i tessuti ai colori originari per renderlo ancora più esclusivo, ma poi il commissario straordinario Salvatore Nastasi, l’architetto Elisabetta Fabbri e l’ex soprintendente speciale Nicola Spinosa hanno evidentemente pensato di non (ri)trasformare il teatro e lasciarlo come la memoria della città lo ricorda, riportandolo a quel 1844 anche nella trama dei tessuti, oggi non più “carta vellutata di Francia” ma sintetici e a norma.
L’immagine riportata è una chicca. Si riferisce a una tempera di Ferdinando Roberto, pittore dell’Ottocento, raffigurante l’interno del teatro durante la rappresentazione de “L’ultimo giorno di Pompei” del 19 Novembre 1825. La vista dà lontanamente l’idea di ciò che vide Stendhal. Da lì, una mia simulazione fotografica al computer.

tempera di Ferdinando Roberto del 1825

simulazione al computer del San Carlo in azzurro, argento e oro (clicca per ingrandire)

sancarlo_simulazione

il San Carlo restaurato nel 2009

la storia del teatro e del restauro del 2009

Trivellazioni ai Campi Flegrei, quale rischio?

Trivellazioni ai Campi Flegrei, quale rischio?

alla conquista delle viscere… incidente di percorso permettendo

Angelo Forgione per napoli.com Era il 28 Maggio del 2006 quando iniziò l’eruzione del vulcano di fango “Lusi” di Sidoarjo in Indonesia. Un’eruzione ancora in corso e che non si sa quando e se avrà fine. Dighe e barriere erette per contenere l’enorme massa di fango che ha superato già abbondantemente il miliardo di metri cubici coprendo circa 6.5 km² mietendo 13 vittime, sfollando 30mila persone e seppellendo 11 villaggi e una trentina di fabbriche. La singolarità dell’evento non sta nella sua eccezionalità ma nel fatto che non è naturale ma è stato causato dall’uomo con un imprevisto durante l’attività di trivellazione per l’estrazione del gas che ha provocato un’esplosione sotterranea. Incindenti simili, seppur meno catastrofici, si sono verificati anche in Islanda, Nuova Zelanda, Svizzera e anche in Italia, a Fiumicino, in occasione di un sondaggio superficiale del terreno durante il quale è stata trovata un’inattesa sacca di anidride carbonica nel sottosuolo che ha provocato un’esplosione, causando sette feriti e l’evacuazione di tutta la zona circostante.
Da qualche settimana è giunto il via libera del sindaco De Magistris per il “Campi Flegrei Deep Drilling Project”, un progetto di perforazione dell’area di “Bagnoli Futura”, di proprietà al 90% del Comune di Napoli, affinchè si realizzi un pozzo pilota a 500 metri di profondità cui dovrebbe seguirne uno a 4 chilometri se gli scienziati dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia otterranno indicazioni circa la possibilità di raggiungere liquidi geotermici ad alta temperatura utilizzabili per studiare il  sottosuolo. Il problema è che quella dei Campi Flegrei è una caldera attiva dove dorme un supervulcano potenzialmente molto più pericoloso del Vesuvio e non si conoscono le reazioni vulcaniche che tali operazioni potrebbero causare.
Non è il caso di creare allarmismi superflui ma non si può neanche ignorare il rischio, che gli esperti non escludono, di micro-terremoti, fughe di gas tossici, se non addirittura di incontrollate esplosioni. Il centro di ricerca tedesco per le geoscienze che collabora al progetto ha dichiarato che al momento non vi è alcun rischio se la perforazione avviene in maniera controllata, anche se non ha escluso il rischio vulcanico. Cosa succederebbe se le perforazioni incontrassero la camera magmatica? Il vero problema è che se per un’eventuale eruzione naturale del Vesuvio esiste un piano di evacuazione, per una non prevista eruzione artificiale del supervulcano dei Campi Flegrei, attorno al quale la densità di popolazione esposta è altissima, non c’è nessun piano di emergenza della Protezione Civile. Questo fa dell’area flegrea la più rischiosa al mondo.
Il Prof. Giuseppe Mastrolorenzo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Napoli (Osservatorio Vesuviano) ha spiegato nel corso di un evento pubblico di sensibilizzazione che le attività di perforazioni nascondono rischi. «Trivellare vicino a un centro densamente abitato è una scelta azzardata. Prima di andare a perforare un supervulcano sarebbe opportuno spiegare ai cittadini cosa sta per succedere, e magari spiegare alla gente cosa fare in caso di allarme improvviso», ha detto Mastrolorenzo.
Benedetto De Vivo, docente di Geochimica ambientale all’Università di Napoli Federico II, ritiene il placet del Comune di Napoli una vera follia e indica un sito alternativo in corrispondenza del centro della caldera, tra Pozzuoli e Quarto, sulla Via Campana, dove c’è un’area demaniale libera.
Il sindaco De Magistris ha più volte chiesto accertamenti sui rischi concreti prima di rilasciare l’autorizzazione e l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha garantito che questa operazione non vuole svegliare il supervulcano ma semmai ridurre il rischio vulcanico aumentando la capacità scientifica di previsione di possibili eruzioni coi dati che se ne ricaveranno. Il progetto, che dovrebbe partire entro la fine dell’anno, si avvale dei massimi esperti di vulcanologia del mondo e i rischi derivanti da questa operazione si riducono ad eventuali incidenti di percorso. È proprio questo il problema, un incidente di percorso in un’area massicciamente popolata senza un piano di emergenza. Come se non bastasse il Vesuvio.

Rischio trivellazioni ai Campi Flegrei (minuto 28:58)

Napoli, il lungomare più bello del mondo

Napoli, il lungomare più bello del mondo

lo spot spontaneo degli artisti napoletani

Ad un mese dalle riprese, è stato rilasciato su Youtube lo spot realizzato e autoprodotto da un gruppo di artisti napoletani a titolo totalmente gratuito, solo per amore della loro città. Lo spot non ha ricevuto alcun contributo di natura economica da parte delle istituzioni cittadine e pubblicizza il lungomare di Napoli, senza dubbio il più bello del mondo, liberato dal traffico veicolare.
Bellissima, da brividi, l’immagine finale.

Palazzo Reale, la Soprintendenza nella bufera

Palazzo Reale, la Soprintendenza nella bufera

in arrivo altri 15 milioni oltre i 20 già pronti, via le auto dai cortili

Angelo Forgione – Le immagini di SkyTg24 girate da Paolo Chiariello all’interno di Palazzo Reale hanno fatto esplodere finalmente un caso che è noto da anni a chi ama i monumenti e la storia di Napoli. La Soprintendenza per i beni architettonici, paesaggistici, storici, artistici ed etnoantropologici è finita sul banco degli imputati, giustamente, perchè ha sede proprio nel palazzo e ha sotto gli occhi ogni giorno, da sempre, le condizioni della struttura. Una Soprintendenza che lamenta (giustamente) la mancanza di soldi per la manutenzione ordinaria salvo però veder sprecare quei pochi resi disponibili della Regione con mostre che offendono l’identità storica di Napoli e dello stesso Palazzo come quella sulla regina Margherita dello scorso anno, con allestimenti invadenti, grandi schermi e oggetti piemontesi che impedivano la visione dei capolavori pittorici e degli stessi appartamenti reali.
Una Soprintendenza che ha consentito che si pregiudicasse la vista prospettica del palazzo dall’interno dei giardini con un’opera moderna per nulla attinente al luogo; Una Soprintendenza che non da alcuna spiegazione sullo scempio metallico montato sul solaio della Galleria Umberto. Una Soprintendenza che non si preoccupa di far installare una spiegazione scritta che illustri ai curiosi chi raffigurino i monumenti equestri (imbrattati) del Canova al Plebiscito. Una Soprintendenza che da anni, se fornisce risposte, lo fa dimostrando di essere fuori dalla realtà.
Consoliamoci tutti perchè ai 18 milioni stanziati dal Cipe lo scorso 23 Marzo per il Palazzo Reale e ai 2,5 dal Ministero della scorsa estate se ne dovrebbero aggiungere altri 15 per la facciata e i tetti che la Direzione Regionale dei Beni Culturali e la Regione stanno discutendo proprio oggi a Roma. Più di 35 milioni in tutto disponibili praticamente subito, per un intervento massiccio e epocale visto che è dal G7 del 1994 che il Palazzo non gode di interventi significativi di restauro. Dopo bisognerà pensare alla manutenzione ordinaria che da 18 anni è assente.

Vuoi salvare Carditello e la Storia di Napoli? Segnalali al FAI!

Con tanti voti possiamo sollecitare le istituzioni a occuparsi della nostra storia

Il FAI, Fondo Ambiente Italiano, sta raccogliendo le segnalazioni online nell’ambito della 6ª edizione del censimento “I Luoghi del Cuore”, quei siti artistici e monumentali che si vuole proteggere e tutelare per sempre. Un’occasione per portare sotto la luce dei riflettori la splendida Real tenuta di Carditello, abbandonata al degrado e oggetto di una ignobile asta pubblica al ribasso e bisognosa più di ogni altro monumento campano e nazionale di attenzione e interesse delle istituzioni nazionali competenti.
“Quante più persone si mobilitano spontaneamente per un luogo, infatti, tanto più il FAI può agire nel concreto per dare seguito alla segnalazione, sollecitando le Istituzioni locali e nazionali competenti affinché mettano a disposizione le forze necessarie per salvaguardarlo, o intervenendo direttamente, quando possibile, nel suo recupero”. Così recita il FAI per invogliare a votare. Quale migliore occasione per Carditello?
Per segnalare basta andare sul sito www.iluoghidelcuore.it o cliccare qui e votare il
Real Sito di Carditello cliccando su “Segnala questo Luogo del Cuore”ma non solo Carditello dal momento che si può ripetere l’operazione per tutti i luoghi desiderati. E allora sollecitiamo un voto anche per il Centro Storico UNESCO di Napoli, gli affannati Scavi di Pompei, la trascurata Reggia di Caserta, la degradata reggia di Portici, il Museo di Totò e il sepolcro dei Borbone in Santa Chiara in quanto luogo sconosciuto a gran parte dei napoletani. Sarebbero davvero segnali importanti.
Le votazioni si chiuderanno il 31 ottobre 2012.
Votiamo in massa… e diffondiamo!

“Un poeta per amico”, delusione generale

“Un poeta per amico”, delusione generale

Il ricordo RAI di Massimo Troisi svilisce il personaggio

Delusione per l’omaggio della RAI a Massimo Troisi, a diciotto anni dalla sua scomparsa. L’attesa era tanta ma l’occasione si è rivelata in tutto il suo spreco. Trasmissione ricca di spessore artistico ma comunque slegata dal tema su cui è sorta che è risultato solo un pretesto per mettere in piedi uno show in prima serata ricco di contaminazioni pregevoli ma poco attinenti. Si è così finito per mutuare il tradizionale concerto dell’Epifania, non a caso prodotto dal centro di produzione RAI di Napoli.
Un ricordo del grande Massimo che tutta Napoli, e non solo, attendeva da quasi un ventennio andava organizzato diversamente, magari impegnando per tempo gli amici Lello Arena, Pino Daniele, Gianni Minà, Roberto Benigni, Renzo Arbore, Pippo Baudo e altri volti legati alla storia di Trosi che avrebbero dovuto riunirsi in un “salotto” televisivo per parlare di curiosità e retroscena inediti. E invece Enzo Decaro si è districato tra le belle ma decontestualizzate performance di Antonella Ruggiero, Amii Stewart, Enrico Ruggeri, gli Stadio, Tullio Solenghi, Massimo Lopez, Maddalena Crippa, Nicky Niccolai e Stefano Di Battista, Anna Pavignano e gli altri artisti napoletani. Fino alla preziosa chicca finale del canto dei nativi americani (stupendo!), un popolo colonizzato proprio mentre in Italia i meridionali subivano stessa sorte, che ha voluto rappresentare, senza spiegarla, la spiritualità di Troisi.
Trasmissione vista da 3.416.000 telespettatori (14,44% di share) che se non altro ha sdoganato ancora una volta l’idioma napoletano in prima serata, dando finalmente visibilità ad artisti di grande spessore poco reclamizzati come Antonio Onorato. Piaciuta ben poco e lo esterniamo alla RAI insieme a “La Radiazza” di Radio Marte, non per sterile polemica ma nella speranza che per il ventennale possa riparare all’errore con un vero ricordo. Massimo lo merita! Pagare il canone consente la lecita critica e qualsiasi giudizio sull’offerta. Chi volesse associarsi può mandare una mail ai seguenti indirizzi:

raiuno@rai.it –  ufficiostampa@rai.it – rai-tv@rai.it

Le vergogne di Palazzo Reale su SkyTG24

Le vergogne di Palazzo Reale su SkyTG24

Finalmente un TG nazionale ficca il naso all’interno della reggia

Diverse email riceviamo oggi dopo la pubblicazione del reportage di Paolo Chiariello per SkyTg24 che mostra le condizioni indecenti di Palazzo Reale. Mura scrostate, finestre rotte, infiltrazioni d’acqua, intonaci cadenti, lampioni fatiscenti, rifiuti sparsi, cani randagi, rifugi di clochard e persino carcasse di moto abbandonate.
Il problema è a noi noto da anni ed è nascosto dietro la facciata del palazzo che pure non se la passa benissimo. Basta entrare nel cortile e dirigersi verso il corpo di fabbrica affacciato sul mare, oppure nei giardini reali per vedere di tutto e di più. Ma non è necessario addentrasi perchè i segni del degrado sono visibili anche su Piazza Trieste e Trento. V.A.N.T.O. ha segnalato più volte la cosa negli anni scorsi ma mai nulla è cambiato. E sapete il paradosso qual è? Che nel Real Palazzo ha sede la Sovrintendenza per i Beni Architettonici, Paesaggistici, Storici, Artistici ed Etnoantropologici di Napoli e Provincia.
La risposta che arriverà dalle istituzioni sarà sicuramente la seguente: sono già stati stanziati dal Ministero 18 milioni di euro per il restauro dell’intera struttura, il recupero funzionale e l’adeguamento degli impianti del complesso, oltre che per migliorare sicurezza, fruizione e accoglienza. Stanziamento che segue quello di 2,5 milioni della scorsa estate per la sola facciata. Certo, ma la vergogna non è cancellata perchè da anni manca la manutenzione ordinaria e il rispetto dei luoghi.

A margine, e per amore e rispetto che dobbiamo alla grande Storia di Napoli, segnaliamo che l’ottimo Paolo Chiariello dice nel servizio che il Palazzo nacque nel Seicento come residenza dai Borbone. In realtà fu edificato dal Vicerè Fernando Ruiz de Casto Conte di Lemos per ospitare Filippo III di Spagna, come testimonia la lapide all’ingresso. I Borbone di Napoli regnarono a partire dal 1734 e a loro si deve semmai la ristrutturazione e l’ampliamento fino all’attuale configurazione e aspetto, degrado escluso.

Guarda il video di SkyTG24

Intervista di “Soccer Magazine” ad Angelo Forgione

Intervista di “Soccer Magazine” ad Angelo Forgione

tratto da soccermagazine.it

Intervista ad Angelo Forgione, giornalista partenopeo sempre in prima linea per la difesa di Napoli e della napoletanità, ricercatore storico e vero e proprio amante della cultura e della tradizione partenopea, noto a Napoli per aver fondato il movimento V.A.N.T.O. (Valorizzazione Autentica Napoletanità a Tutela dell’Orgoglio), un movimento culturale volto a difendere ed esaltare l’intellettualità e l’arte che si possono scovare all’ombra del Vesuvio, tra le quali non può non trovare spazio anche la proverbiale e genuina passione per il calcio. Forgione ha rilasciato un’intervista esclusiva a Soccermagazine.it per parlare del Napoli e soprattutto per affrontare alcune delle spinose tematiche che spesso coinvolgono i tifosi azzurri.

L’affermazione della squadra è vista sotto alcuni punti di vista come una rivalsa della città di Napoli: ritieni che Napoli-città abbia bisogno del Napoli-calcio per risorgere?
Assolutamente no! Il Napoli è una passione, un amore infinito e smisurato di tutti noi e può essere un tramite per parlare alla vasta marea dei sostenitori azzurri. Il Napoli è un canale mediatico potentissimo e se si riesce a far capire a chi lo sostiene che bisogna sostenere anche Napoli con i comportamenti corretti nella vita di tutti giorni, allora può servire. Ma è Napoli il bene primario, non il Napoli.

Sei davvero convinto che chi sia nato a Napoli ma tifi una squadra del Nord non ami la propria città natale? Perchè trovi ingiustificato che un napoletano non sostenga il Napoli?
L’ho detto più volte che ognuno è libero di fare e pensare ciò che vuole. Anche di tifare per il Nord se si è del Sud. Però la Napoletanità non accetta interpretazioni e ci sono fondamenti che vanno dall’arte alla gastronomia, dal teatro alla musica, passando per la storia. E chi conosce la storia di Napoli sa che la questione meridionale esiste anche nel calcio, a partire dalla nascita della FIGC che dal 1898 al 1926 ha consentito la competizione a sole squadre del Nord. Il Sud è entrato in gioco solo perchè nel ventennio fascista Mussolini adoperò il calcio per la sua propaganda nazionalista e oggi dobbiamo purtroppo ringraziare lui se ha frenato il divertimento esclusivo di Juventus, Milan, Inter, Torino, pro Vercelli, Genoa e qualche altra settentrionale. Quest’anno si è toccato quota 100 scudetti al Nord a fronte di 8 al Centro-Sud. Quel gap ce lo portiamo dietro insieme a tutte le questioni politiche e chi pensa che il calcio sia solo uno sport sta ancora dormendo sognando che colossi come Fiat, Fininvest e Saras non facciano la differenza. Basta studiare la storia della Fiat per capire che tifare Juventus al Sud significa essere schiavi di un sistema che attinge forza lavoro e consensi. E purtroppo il Sud è il più grande serbatoio di quelle squadre. I ragazzini guardano il blasone e crescono con il mito delle squadre vincenti. Mica sanno che quelle squadre vincono sfruttando quelle differenti opportunità con cui gli stessi tifosi del Sud crescendo si ritrovano a fare i conti?!

Data la tua incondizionata difesa della napoletanità, cosa pensi di quella frangia di tifosi del Napoli che hanno cominciato a sostenere gli azzurri solo dal 2007 in poi, anno dell’esordio in A per la società targata “De Laurentiis”?
La mappa del tifo è fluttuante. È normale che fallire e ripartire dalla serie C ti faccia perdere seguito. Poi risali e recuperi quanto hai perso. Come ho detto prima, se la gente capisse che il calcio è un aspetto della questione meridionale irrisolta, avremmo una mappa completamente diversa e le grandi del Nord smetterebbero di attingere al serbatoio meridionale. Ma è chiaramente un’utopia e allora dobbiamo essere contenti che il Napoli vinca e si stabilizzi tra le più forti d’Italia in maniera da recuperare seguito quantomeno tra i napoletani.

Diverse tifoserie e molti cittadini d’Italia accusano i napoletani (tifosi e non) di vittimismo: secondo te da cosa e perché è nata questa convinzione?
Dal fatto che le istituzioni politiche e calcistiche hanno vomitato e consentito di vomitare fango sui napoletani. Allo stadio c’è volgarità dappertutto, anche da parte dei napoletani, ma il razzismo è un problema diverso e nessuno si è mai preoccupato di arrestare cori razzisti e indecenti che oggi, alla luce degli avvenimenti attuali, mostrano tutta la loro ignominia. Il tifoso napoletano restituisce volgarità ma non risponde con razzismo e non invoca stragi e distruzioni. Il vittimismo è un’arma pronta per zittire chi protesta. E di fronte al razzismo, i napoletani hanno tutte le ragioni per protestare fin quando le istituzioni non applicheranno le norme che ci sono o un calciatore del Napoli non chiederà all’arbitro di sospendere una partita per cori razzisti come hanno fatto il giapponese Kawashima e l’ivoriano Zoro.

Negli stadi d’Italia viene condannato di tutto, ma sembra che ad essere ignorati da giudici sportivi, istituzioni e media siano solo i cori contro i napoletani, per i quali hai richiesto sempre l’intervento di capitan Cannavaro sul campo. Come ti spieghi questa situazione, e perchè nessun membro del Napoli interviene?
Perchè discriminare un napoletano è normale. Renderlo sinomimo di terremotato, coleroso, puzzolente è talmente corrente che manca solo che lo scrivano anche nei vocabolari. E i media hanno grosse colpe. Il colera è un fenomeno che ha toccato tutta l’Italia e non solo l’Italia, e nel 1973 a Napoli arrivò dalla Tunisia colpendo tutto il bacino del Mediterraneo. I napoletani lo debellarono in meno di due mesi con la più imponente profilassi della storia mentre a Bari, Cagliari e Barcellona, quello stesso vibrione perdurò per due anni. Doveva essere un motivo di vanto per la nostra città e invece i giornalisti si accanirono raccontando a tinte fosche la nostra realtà senza dire la verità e senza documentare le altre, e negli stadi iniziarono a gridare “colera… colera” all’indirizzo dei tifosi azzurri. Il terremoto è una calamità che può colpire chiunque, e l’Emilia Romagna lo dimostra, eppure i “terremotati” sono i Napoletani. Il sapone era fabbricato nella Napoli preunitaria mentre al Nord non sapevano cosa fosse, così come il bidet che i piemontesi, quando lo scoprirono alla Reggia di Caserta, definirono “oggetto sconosciuto a forma di chitarra”. Il coro razzista contro Napoli non trova riscontro nella realtà e nasce da una denigrazione continua e inarrestata che solo i calciatori napoletani del Napoli possono frenare. Ma non so se lo faranno perchè ci vuole coraggio per rompere il muro dell’ignoranza, e poichè questo è un paese ignorante e ostile verso il prossimo, protestare non è esattamente la posizione più comoda da assumere. Per ora hanno protestato solo i tifosi con i fischi all’inno nazionale, e infatti hanno avuto il coraggio di assumere una posizione molto scomoda.

Nel Novembre 2011 la nostra redazione salvò in extremis, prima che venissero cancellati, i tweet “anti-Napoli” di Yanina Screpante, fidanzata di Lavezzi, che il giorno dopo fecero il giro d’Italia. Credi che quelle parole della ragazza abbiano tradito ragioni anche solo parzialmente legate alla possibile partenza del Pocho?
Non mi interessa sapere se Lavezzi sia stato influenzato da Yanina o meno. L’idea ce l’ho ma non conta più. Quello che conta è che non fece una bella figura e non la fece fare neanche a Napoli dando in pasto ai detrattori della città un argomento su cui parlare. Qualche giorno dopo Arturo Brachetti fu derubato a Lugano durante uno spettacolo e scrisse su Facebook “neanche a Napoli” e non “Lugano città di m…a”. Io stesso lo costrinsi a chiedere scusa. Certo, tra l’episodio di Yanina e quello di Brachetti c’è una pistola di differenza ma adesso lei e Lavezzi non pensino che a Parigi siano al sicuro. Chiedano alla famiglia del giornalista leccese Sergio Vantaggiato, scippato nella metro parigina e deceduto per le conseguenze della colluttazione. Oppure chiedano al portiere del Paris Saint Germain Sirigu, aggredito in automobile ad un semaforo da un motociclista che molestava con lo sguardo la sua fidanzata. Queste cose fanno scalpore solo se accadono a Napoli e vi ho detto il perchè: colpa dei media nazionali.

Dopo i fischi contro l’inno nazionale da parte dei tifosi partenopei in occasione della finale di Coppa Italia, il presidente della FIGC Abete ha promesso, forse provocatoriamente, di organizzare un’amichevole della Nazionale proprio a Napoli. Qual è il tuo pensiero circa questa vicenda e su come venga trattata dalle istituzioni?
Il malessere è esploso. Molti napoletani non accettano più di non essere tutelati dalle istituzioni. E in più hanno approfondito una certa questione storica che fa molto male. Abete non prenda sotto gamba la cosa e ci vada cauto perchè i fischi non sono a prescindere ma hanno delle motivazioni oggettive di cui è bene che tutti si rendano conto senza moralismi e perbenismi che non fanno bene a nessuno.

La vittoria della Coppa Italia può sbloccare un ciclo glorioso? Credi che sotto la gestione De Laurentiis il Napoli possa riuscire a vincere il terzo Scudetto?
Il calcio italiano è un movimento in continua discesa. L’ho detto prima, il calcio non è un divertimento slegato dalla società italiana ma ne riprende presupposti, vicende storiche e contemporanee. L’industria calcio è una delle principali voci dell’economia del paese, il quale recede e si porta appresso anche il pallone. Il livello concorrenziale si abbassa, calciatori ed allenatori di grido non ambiscono più alla Serie A come negli anni 80-90. De Laurentiis sa bene tutto questo e per questo mantiene una condotta cauta da sempre con l’obiettivo di seminare per raccogliere a medio-lungo termine. Ha fatto crescere il Napoli lentamente e gradualmente mentre gli altri hanno pompato gli ingaggi a scapito dei bilanci. Ora i nodi stanno venendo al pettine e tenere il Napoli costantemente in leggera crescita mentre gli altri di colpo si ridimensionano significa ovviamente assumere una posizione di vantaggio in una condizione di decrescita generale. Se il fair-play finanziario imposto dall’UEFA verrà rispettato, i colossi dell’economia del Nord non potranno più iniettare liquidi nelle casse dei clubs che dovranno spendere quanto guadagnano. E questo avvicinerebbe il sano Napoli alle malsane Juventus, Milan e Inter. Si, il tempo di raccogliere i frutti in Italia sta arrivando. La Coppa Italia è un segnale.

Cosa manca al Napoli per essere al pari delle grandi?
Questo Napoli è già una grande. Manca solo il passo in avanti per lottare per il tricolore. Aspettiamo il prossimo mercato dove il Napoli si presenterà appunto in posizione di vantaggio. Potrà spendere, come del resto ha fatto anche in passato. Ma dovrà spendere bene e comprare giocatori di spessore funzionali al progetto tattico di Mazzarri. Se sarà fatto, bisognerà rompere gli indugi e liberarsi di timori e complessi di inferiorità, annunciando all’Italia del calcio che l’obiettivo sarà lo scudetto. Per vincere bisogna lavorare mentalmente su un obiettivo che non può essere casuale.

In conclusione, come ti auguri che possano apparire un giorno Napoli ed il Napoli rispetto agli altri ed agli occhi degli altri?
I napoletani devono pretendere il rispetto e darlo alla propria città. Solo quando vedrò i monumenti puliti da ignobili scritte spray, quando non vedrò buttare carte a terra mi preoccuperò di cosa pensano gli altri di una città che storicamente ha fatto l’Europa. Napoli è stata conquistata dall’Italia e i napoletani hanno commesso l’errore di assecondare negli anni chi voleva il loro male. Oggi sono ugualmente responsabili del degrado della città, si abbandonano compiacenti alla perdita del decoro e non è possibile accettarlo. Chi ammazza Napoli vivendola non è migliore di chi l’attacca senza conoscerla. Solo dopo che avremo riconquistato il nostro orgoglio e il nostro rispetto per il bene comune saremo capaci di dotarci di strumenti più efficaci per zittire i detrattori. Per ora è una lotta impari che solo chi ha cultura e consapevolezza può avere il coraggio di combattere.

Gennaro Iezzo: «A quest’Italia nessuno crede più!»

Gennaro Iezzo: «A quest’Italia nessuno crede più!»

dibattito sui fischi all’inno nazionale su Capri Event

Dalla trasmissione “Ultimo Minuto” su Capri Event, uno stralcio del dibattito nel corso del quale si è affrontato anche il tema dei fischi all’inno nazionale. L’ex portiere di Napoli e Cagliari Gennaro Iezzo ha espresso il suo pensiero ostentando consapevolezza e curiosità riguardo temi storici e contemporanei approfonditi tramite letture meridionaliste.
Il suo ex compagno De Sanctis ha invece detto di capire il malessere ma che avrebbe protestato in maniera diversa e più elegante. “Parate” di due portieri; uno tesserato e selezionato in Nazionale, l’altro ormai senza condizionamenti di sorta. 

Terremoto al Nord tra dolore e risentimento

Terremoto al Nord tra dolore e risentimento

Qualche stupido esulta a Napoli… ecco le colpe delle istituzioni!

Qualche commento sui social network lascia intendere chiaramente la soddisfazione di chi per anni si è sentito chiamare “terremotato”. Reazione arcaica che non fa onore a chi la esterna. Non è il momento delle polemiche e delle rivalse ma quello della solidarietà. Ogni discussione, purchè civile, è rimandata. Ma una cosa è certa: il terremoto, in tutto il suo dramma, dimostra la gravità di certe offese e cori, invocazioni a tragedie di ogni tipo, che le istituzioni del calcio ma anche quelle dello Stato e i media nazionali (vero Bertolaso, Salvini, Bocca e Giannino?) non hanno mai inteso contrastare.
Vedere gente morire, soffrire, perdere case e posti di lavoro, realizza il minimo dolore e la massima gravità che si doveva avvertire ogni qualvolta un tifoso, un europarlamentare, un capo della Protezione Civile o un giornalista invocava stragi e distruzione. Il resto è solidarietà piena da Napoli e dal Sud verso l’Emilia Romagna e le popolazioni del Nord che sono anche del Sud. Proprio oggi è stato ritrovato senza vita il corpo di Giordano Visconti, napoletano, fratello del nostro caro amico Andrea al quale va il nostro più sincero e sentito abbraccio.