L’ipocrisia della FIGC nella (finta) lotta al razzismo

Angelo Forgione – Giusta ma spasmodica e strumentale difesa di Balotelli che, dopo il caso Boateng, non si rende conto di essere simbolo della blanda lotta all’intolleranza, verso i calciatori di colore e basta. È un obbligo per le Istituzioni del calcio, non una precisa volontà. È ormai chiaro che i cori domenicali ricchi di ignoranza storica che implorano il Vesuvio di lavare con il fuoco i colerosi napoletani non destano alcuna condanna, a parte qualche piccola sanzione pecuniaria sancita dal giudice sportivo quando qualche commissario di lega o qualche giudice di gara annota sul personale referto.
Il presidente della Federcalcio Abete, in vista del ritorno della nazionale italiana a Napoli (tra Settembre e Ottobre), ritiene che i fischi all’inno nazionale in occasione della finale di Coppa Italia a Roma del maggio 2012 non influiscono sulla decisione già presa. «I fischi all’Olimpico – ha detto Abete – sono censurabili ma non hanno alcun collegamento con l’atteggiamento della federazione verso la città e non possono far venir meno il rapporto con Napoli». Abete ignora o finge di ignorare che i fischi dell’anno scorso non piovvero dal cielo ma ebbero delle motivazioni concrete. E quelle motivazioni sono in parte riconducibili proprio all’atteggiamento della FIGC. Il limite è abbondantemente varcato e quella dimostrazione sembra non essere stata di lezione per i vertici del nostro calcio che continuano a considerare i napoletani degli stolti, snobbando il razzismo anti-napoletano e la rabbia che ne è scaturita. Poi finisce che partono i fischi e tutti di nuovo ad indignarsi.

Uno schiaffetto al caffè napoletano

Il sito Parallelo Quarantuno ha ripreso la notizia diffusa dal Boston Globe che ha assegnato al caffè fatto a Roma il trofeo come migliore caffè espresso. «Per chi beve caffè andare a Roma è come per un conoscitore della birra andare a Bruxelles o per un amante del vino a Parigi». Così ha detto Matt Viser, reporter politico a Washington, che a Roma c’è stato il 21 aprile. Evidentemente non è mai stato a Napoli, e se c’è stato si è perso qualcosa nella città che il caffè l’ha reinventato con la sua tostatura superiore. Roma? Si accodi pure a Trieste, non solo a Napoli. I giudizi all’ingrosso non hanno mai fatto centro e non è certamente nella capitale che si trova l’optimum. Chiedete ai napoletani a Roma qual è la prima cosa che fanno quando rientrano a Napoli.

Il caffè sospeso che tira su l’Europa

Certo che è proprio strana questa Napoli che non riesce a rendersi conto come nella sua storia vi sia anche tutto il saper vivere dell’umanità. La mania del caffè sospeso ormai dilaga ovunque e travolge anche il noto marchio Starbucks, proprio quello che ha come logo una sirena bifida e che sembra proprio Parthenope. Per chi non la conosce, è una catena internazionale di caffetterie del relax, che in Italia non si azzarda a mettere piede “perché il caffé italiano è insuperabile”, dicono. Figurarsi a Napoli.
Dunque, cosa si sono “inventati” negli Starbucks d’Europa? Il “Caffé Mocha” pagato, che è poi il caffé sospeso napoletano. Che sia una vera e propria mania di questi tristi tempi lo dimostra il fatto che l’abitudine napoletana di una volta è diventato un vero e proprio brand, con tanto di pagina facebook marchiata e cliccata da ben 90mila supporters. Sull’immagine di copertina si legge, scritto in lingua britannica, “basato su una tradizione italiana di solidarietà” (based on an italian goodwill tradition…). Sarebbe il caso di precisare che è napoletana, perché l’Italia la sta timidamente praticando solo ora, al pari degli stranieri. Spulciando sulla pagina, le foto sono un vero e proprio trattato di sociologia. Come commentare altrimenti la foto di una busta postale contenente degli spiccioli, attaccata alla vetrina di un distributore di snack e bevande, su cui si legge “Atto casuale di cortesia – gustatevi un drink e pensatemi”.
Che dite, Napoletani, di dare nuovo impulso alle Vostre tradizioni che tanto insegnano?

Emergenza Beni Culturali in Campania: Caldoro non si allarma

Angelo Forgione – Nel corso de “La Radiazza” di Gianni Simioli, su Radio Marte, ho sollecitato direttamente il Governatore della Campania Stefano Caldoro ad una maggiore incisività da parte delle regioni del Sud in una politica meridionalista che possa liberare il Sud dalla morsa del colonialismo economico-politico. Entrando nello specifico delle tematiche, ho sottolineato l’esigenza di una spinta per il recupero dei siti monumentali e dei beni culturali della Campania, nella convinzione che l’emergenza è gravissima quanto se non più di altre e, sottavalutata dalla politica locale, rischia di lasciare un vuoto incolmabile di ricchezza e identità, a prescindere dalle conseguenze sociali già in atto di cui fanno le spese i cittadini.
Caldoro ha dato l’impressione di essere arrendevole rispetto alla condizione di una regione che potrebbe sbaragliare ogni concorrenza se solo riuscisse a sfruttare le sue potenzialità turistiche. E invece, l’intervento dello Stato per le criticità della Campania e del Sud, a suo dire, è sostanzialmente da dimenticare e bisogna solo auspicare che intervengano i privati. A Torino, la Reggia di venaria Reale è stata strappata all’abbandono e restaurata con lo sblocco di fondi nazionali ed europei, 280 milioni di euro, con la regia della Soprintendenza. Bisogna aggiungere altro?

Il nuovo Euro? Molto meridionale

euro_europaAngelo Forgione per napoli.com – Arriva il restyling dell’Euro, la tanto discussa cartamoneta che Mario Draghi sta per sdoganare rinnovata in tutto il Continente, più per un’operazione simpatia che per una vera esigenza anti-contraffazione. La curiosità, un po’ beffarda, è che la nuova banconota avrà una forte connotazione di Meridione e Grecia, proprio le due aree più povere dell’Eurozona. L’Eurosistema ha infatti deciso di apporre nella filigrana e nell’ologramma dei nuovi biglietti un ritratto di Europa, figura della mitologia greca. La sua effige è tratta da un vaso del 360 a.C., Europa e il toro, rinvenuto a Taranto e custodito dal 1825 al Louvre di Parigi. È ascritto al Pittore dell’Iliupersis, artista attivo proprio a Taranto nel secondo quarto del IV secolo a.C.
Nella mitologia greca, Europa era la figlia del re fenicio Agenore. Zeus, dall’alto del Cielo, notò la bella principessa insieme alle Ore, sue ancelle, sulla riva del mare e se ne innamorò. Per non intimorire le fanciulle, assunse la forma di un toro bianco, mettendosi a pascolare l’erba del prato. Le fanciulle, vedendolo calmo, lo accarezzarono ed Europa gli salì in groppa. Allora il toro prese a correre, con la spaventata principessa che si tenne aggrappata forte, e dopo ore di corsa giunsero nell’isola di Creta, dove il toro ritornò alle sembianze di Zeus, dichiarando il suo amore e facendo scendere da Cielo le ancelle, per celebrare l’unione. Questo mito ha indotto gli antichi Greci a utilizzare “Europa” come termine geografico. Per tutto il IV secolo il mito di Europa fu raffigurato in gran numero nei vasi prodotti nell’Italia meridionale.
euro_1L’impronta del Sud-Italia era già presente nella grafica del biglietto da 5€. I diversi tagli ripercorrono sin dal 2002 i periodi della storia dell’architettura europea, mostrando sul fronte porte o finestre, che simboleggiano l’apertura, e sul retro ponti, che rappresentano il collegamento tra le varie nazioni. Non costruzioni specifiche, euro_2ma costruzioni con elementi tipici del periodo architettonico rappresentato disegnati con la consulenza di ingegneri e storici dell’arte, per non creare disparità all’interno dei paesi dell’Unione Europea. Ebbene, il biglietto meno “ricco” è dedicato all’architettura classica, quindi all’antichissimo stile greco e romano, poi recuperato nel secondo Settecento partendo dalla Napoli degli scavi vesuviani e dalla rivoluzione neoclassica di Luigi Vanvitelli che, in tutt’Europa, mandò in soffitta il Barocco e il Rococò. Nella banconota si riconosce qualcosa di molto somigliante al Pont du Gard, l’acquedotto romano sul fiume Gard realizzato nel sud della Francia nel 19 a.C., modello d’ispirazione vanvitelliana del formidabile Acquedotto Carolino della valle di Maddaloni di trentasei secoli più tardi.
Qualcuno, in Italia, ha detto che con la cultura non si mangia. Il Sud-Europa, che di cultura ne ha evidentemente da vendere, perde sempre più potere d’acquisto. Che strana quest’Europa.

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La questione meridionale nella crisi internazionale

Nola dimostra che il Sud cresce se non ci sono infiltrazioni mafiose

La crisi internazionale sembra aver fatto dimenticare il principale problema italiano: la questione meridionale. In pochi ne parlano, ormai sempre più fuori dall’agenda politica. La redazione di Rai Parlamento ha analizzato proprio la questione meridionale nell’ambito della recessione continentale. Invitati a parlarne, Adriano Giannola (presidente Svimez – associazione degli economisti per lo sviluppo del Mezzogiorno), Nicola Morra (Movimento 5 Stelle) e Mario Marazziti (Scelta Civica per l’Italia). Tutti con toni meridionalisti fortemente avversi alle politiche dello Stato dall’Unità ad oggi. Infine, un viaggio nell’eccellenza del Distretto di Nola, dimostrazione di un Sud virtuoso che, messosi autonomamente in condizione di non essere divorato dalla criminalità organizzata, è stato capace di decollare e primeggiare. Ecco perché, se prima lo Stato non farà il suo dovere, non ci sarà mai un Sud competitivo. Altro che piagnistei.

La Mozzarella di Bufala Campana Dop è salva. Viva la Mozzarella!

dal sito del Consorzio Tutela Mozzarella di Bufala Campana – La Mozzarella di Bufala Campana Dop è salva. È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale di oggi il decreto del ministro delle Politiche agricole, Mario Catania, con cui il Governo ha sostanzialmente recepito le richieste del Consorzio di Tutela, emanando nuove norme di attuazione della legge 205/2008.
Il provvedimento contiene novità fondamentali: per tutti coloro che fanno parte del sistema Dop sarà infatti possibile continuare sempre a produrre nello stesso stabilimento mozzarella Dop e altre tipologie (ricotte e mozzarelle non Dop), ma, come richiesto dal Consorzio di Tutela già 18 mesi fa, si obbligano i produttori ad acquistare esclusivamente latte di bufala proveniente dall’area Dop, per qualunque prodotto intendano realizzare.
“Così il Governo dice sì alla nostra proposta sulla provenienza esclusiva del latte dal territorio della Dop, contenuta nella bozza di modifiche al disciplinare che da un anno e mezzo attende l’approvazione delle istituzioni interessate”, commenta il presidente del Consorzio di Tutela, Domenico Raimondo e aggiunge: “Siamo molto soddisfatti del provvedimento. In questo modo si rafforza il marchio Dop, s’innalza la qualità del prodotto, si assicura la tracciabilità totale e non si costringono i nostri allevatori a morire. Ringraziamo il Governo e il ministro delle Politiche agricole, Mario Catania, per aver compreso appieno il nostro appello”.
Per il direttore del Consorzio di Tutela, Antonio Lucisano, “ora si apre una nuova fase per la Mozzarella di Bufala Campana Dop” e spiega: “Con le nuove regole siamo di fronte a innovativi scenari di produzione e di mercato. Con l’obbligo di utilizzare solo latte di area Dop, il nostro auspicio è ora che tutto il latte Dop possa essere trasformato in mozzarella Dop, con prospettive di crescita, dunque, ancora tutte da esplorare. Sul mercato i consumatori avranno un quadro più semplice e chiaro, potranno scegliere solo tra tre tipi di prodotto: la Mozzarella di Bufala Campana Dop; la mozzarella di bufala non Dop ma realizzata comunque con latte di area Dop dai produttori aderenti al Consorzio; e infine il prodotto non certificato, realizzato da tutti gli altri con latte e semilavorati bufalini qualsiasi, proveniente da ogni dove”.
Le nuove norme sono anche il frutto della mobilitazione lanciata dal Consorzio, dal titolo “Salviamo la Mozzarella di Bufala Campana DOP”, “che ha coinvolto chef, giornalisti, foodies e cittadini, uniti dalla passione per questo prodotto unico”, fa sapere Lucisano: “A ciascuno di loro – conclude – va il nostro grazie di cuore, ci hanno sostenuto e aiutato a produrre ogni sforzo per non far scomparire il più importante marchio Dop del centro-sud Italia. Insieme ce l’abbiamo fatta”.

Leggi il testo integrale del decreto ministeriale

Enrico Letta l’illuminato e quel dibattito meridionalista

Angelo Forgione – In un Paese dove ogni decisione è presa dall’alta politica e non dal popolo che non ha più il potere sovrano, il rieletto presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha incaricato il 46enne Enrico Letta a ricoprire il ruolo di premier. Il vicesegretario del Partito democratico, membro come Monti di Bilderberg e componente del comitato esecutivo dell’Aspen Institute Italia (un’organizzazione americana finanziata anche dalla Rockefeller Brothers Fund, che si pone come obiettivo quello di incoraggiare le leadership illuminate), ha accettato con riserva di formare un governo di larghe intese. E promette un esecutivo “di servizio” che dia risposta alle emergenze.
In occasione di questo incarico, propongo l’intervento di Letta durante la presentazione del libro Domani a Mezzogiorno di Gianni Pittella del 29 Aprile 2010. In un dibattito meridionalista (in cui partecipò anche Marco Esposito, attuale assessore allo sviluppo del Comune di Napoli), il neo-presidente del Consiglio snocciolò le sue idee sul Sud arretrato che necessita di una classe dirigente adeguata. Concordo… sulle chiacchiere. Perchè tali restano, insieme a tutti i bei discorsi.

Per ascoltare, cliccare qui e premere il tasto play sul quinto intervento

Gramellini circola nella zona a luogo comune illimitato

Angelo Forgione – La manifestazione-serrata contro le ZTL è sfociata in scontri anche violenti sotto Palazzo San Giacomo. La condanna è totale e senza alcuna attenuante per l’evidente strumentalizzazione da parte di una frangia di parassiti sociali che dal traffico veicolare nel centro traggono evidenti vantaggi economici. Napoli deve avere il diritto di poter protestare con trasparenza, ed è questo l’aspetto veramente triste della vicenda.
Stamane però ho letto un articolo di Massimo Gramellini su La Stampa che ritengo offensivo e qualunquistico, ricco di luoghi comuni e privo di conoscenza della complessa realtà partenopea (clicca qui per leggere). Ancora una volta ho voluto rispondergli… così:

Gentile dott. Massimo Gramellini,
mi tocca rientrare in confronto con Lei (se Le pare) dopo la questione bidet-fogne dello scorso Ottobre.
Ho letto la sua disamina sugli incidenti di ieri a Napoli su La Stampa di Torino. Ora, lasciando stare le tristi strumentalizzazioni di una frangia di parassiti che hanno inquinato la manifestazione pacifica dei commercianti, vorrei che Lei leggesse il mio articolo della settima scorsa (clicca qui per leggere), come io ho letto il suo di oggi. Sentenziare senza conoscere bene la realtà di Napoli non è mai utile, e si finisce con lo strumentalizzare la notizia-Napoli proprio come i parassiti sociali hanno strumentalizzato le argomentazioni dei commercianti napoletani. Lei ne fa una questione di refrattarietà alle regole e scade nel qualunquistico luogo comune, ma se solo conoscesse la specificità di Napoli avrebbe qualche pregiudizio in meno.

Via il Rolex a Banfi: «parlavano napoletano». Ma erano romani.

Angelo Forgione – La banda dei Rolex l’aveva colpito sotto casa, in Piazza Bologna a Roma. Lino Banfi fu bloccato e minacciato di morte, obbligandolo a sfilarsi il prezioso orologio. L’attore attese le volanti della Polizia e raccontò che i due banditi avevano il volto coperto da caschi integrali e parlavano in napoletano. I giornali romani, ma anche nazionali, diffusero la notizia, dando per certo che a colpire in vari quartieri di Roma in pieno giorno erano gruppi di malavitosi campani in trasferta. Il che è pure vero, ma non nel caso di Lino Banfi. Già, perchè due rapinatori di Rolex sono stati arrestati a Roma, Enrico Tricarico e Gianfranco Palma, entrambi romani, di 60 e 40 anni. Quest’ultimo era fresco di un colpo in zona Prati. L’altro è stato trovato in possesso di un ciclomotore rubato e di una riproduzione di una pistola Beretta calibro 9×21.
Il Prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro è soddisfatto per l’esito delle indagini, indiziando i due malviventi ammanettati della responsabilità degli scippi armati registrati ultimamente a Roma, compreso quello a Lino Banfi. Il quale, lo sappiamo, vuol bene tantissimo a Napoli, città dove ha conosciuto la carità e l’umanità in un brutto periodo della sua vita, e dove ha mosso i primi passi della sua carriera. Lui ha raccontato solo quello che gli è parso di sentire. Ma va evidenziato un nuovo fenomeno preoccupante: i rapinatori di Rolex di Roma starebbero usando una tecnica per depistare le indagini, cioè simulare l’accento napoletano. Sempre che l’attore, pur conoscitore dell’inflessione napoletana (minuto 4:00), l’abbia ben riconosciuta.