Le aziende del nord inquinarono: reati prescritti!

Le aziende del nord inquinarono: reati prescritti!
in Campania si muore di tumore ma l’inchiesta non fa colpevoli

Angelo Forgione – I rifiuti pericolosi furono sotterrati nelle campagne del Casertano, ma l’inchiesta «Cassiopea» che ha portato alla luce i traffici di un milione di tonnellate di rifiuti pericolosi non ha prodotto colpevoli e pene. Le industrie di Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Veneto e Toscana si liberavano dei rifiuti tossici interrandoli illegalmente in Campania servendosi della camorra; in questo modo pagavano un prezzo notevolmente inferiore a quello che avrebbe richiesto lo smaltimento autorizzato dalla legge. 
Il gip Giovanni Caparco, del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, ha dichiarato il non luogo a procedere per i 95 imputati, quasi tutti titolari di aziende e autotrasportatori che sversavano i rifiuti nelle campagne. 
Perdite di tempo e rinvii hanno salvato i colpevoli; cento faldoni furono inizialmente trasmessi alla Procura Antimafia che però, dopo alcuni anni, a propria volta non si ritenne competente e rinviò gli atti a Santa Maria Capua Vetere. Nel 2006 una nuova udienza preliminare, segnata da errori di notifica, rinvii, astensioni dei penalisti e trasferimento dei giudici, mentre le associazioni ambientaliste lanciavano l’allarme per la possibile prescrizione. Timori fondati trasformatisi purtroppo nella prescrizione.
Così, mentre la popolazione campana fa i conti con l’aumento esponenziale dei tumori (40mila casi in più in un anno), gli imprenditori del nord vanno a spasso a godersi i loro soldi. Ognuno se ne faccia un’opinione.

Alenia da Napoli a Varese e cancellazione di Casoria

Alenia da Napoli a Varese e cancellazione di Casoria
la Lega Nord dietro la deindustrializzazione campana

Angelo Forgione – 1200 gli esuberi strutturali dichiarati da Alenia Aeronautica che annuncia la chiusura di tre siti: Casoria, Venezia e Roma con periodi di cassa integrazione per mille lavoratori ed esternalizzazioni di attività che coinvolgono 500 addetti. 
Grave colpo per l’economia della Campania e il primo a tuonare è l’Assessore allo Sviluppo del Comune di Napoli Marco Esposito«Se dovesse emergere un ridimensionamento delle strutture campane di Alenia ci sarà una reazione fortissima del territorio».
«L’amministratore delegato di Finmeccanica, uomo della Lega nord, sposta la sede legale di Alenia da Napoli a Varese. Non ci vuole molto per capire che si tratta di una decisione politica», ha detto il deputato del Pd Luisa Bossa.
Sta di fatto che la Lega Nord continua a decidere degli equilibri economici del Paese a danno della Campania e del Mezzogiorno, decretandone la deindustrializzazione del tessuto economico e ricattando il centrodestra cedevole ad ogni richiesta delle camicie verdi. Nelle scorse settimane il ministro Maroni, in visita a Varese, aveva esortato pubblicamente il neo Ad di Finmeccanica Giuseppe Orsi a battersi per le eccellenze aeronautiche della provincia e solo nei giorni scorsi Umberto Bossi ha parlato pubblicamente di una Lega che “ha  messo  il cappello sul progetto dello stabilimento di Cameri”.
L’Ad Giuseppe Orsi, anche presidente del Distretto dell’aerospazio della Lombardia, è uomo della Lega Nord e avrebbe avuto un forte appoggio alla nomina dal partito secessionista. I frutti cominciano a vedersi.
Si attende una reazione del Governatore della Campania Stefano Caldoro.

Lavezzi su Twitter chiede scusa per la battuta

Lavezzi su Twitter chiede scusa per la battuta
“non volevo offendere i napoletani” 

Arrivano tramite Twitter, ed erano veramente superflue, le scuse del “pocho”. Sul social-network, Lavezzi ha oggi lanciato un messaggio in cui ha scritto:
Buongiorno a tutti volevo chiarire, quello che ho detto mercoledì era soltanto una battuta, a qualcuno non è piaciuta vi chiedo SCUSA!! Era mia intenzione non mancare di rispetto a nessuno“.
Lavezzi non era chiamato a delle scuse perchè è chiaro che non ha offeso nessuno, ma ha fatto bene a dare un segnale. Tutti sappiamo che era una battuta, e sappiamo che non intendeva mancare di rispetto a nessuno. Da questo messaggio si deduce che ha capito con umiltà di aver creato qualche imbarazzo e che molti Napoletani non amano solo il Napoli ma anche e soprattutto Napoli, e che non è il caso di offrire il fianco ai preconcetti di alcuni contro la gente che lo adora. Compreso chi scrive.
Come già detto, Lavezzi era in buona fede perchè straniero e vittima di un certo malcostume figlio di una altrettanto certa ignoranza italiana.
Non era certamente in malafede Caressa a fargli la domanda come qualcuno ha detto e non il calciatore nella risposta ironica. Youtube è pieno di video amatoriali che testimoniano di tifosi di ogni città che accolgono a migliaia nottetempo i propri beniamini in ogni aeroporto d’Italia. Ma il “pocho” ha semplicemente commesso una gaffe innocente perchè ha fatto ridere chi ride facilmente sulla pelle dei Napoletani.

Vai “pocho”… dribbla i luoghi comuni come gli avversari in campo. Ricordati che, come noi ti abbiamo eletto nostro idolo sportivo, anche tu hai il tuo che può insegnarti come fare. Noi siamo tutti con te!

Nel video, a 3:24 Maradona racchiude la sua missione Napoletana

L’accusa a Lavezzi che nessuno ha mosso

L’accusa a Lavezzi che nessuno ha mosso
riflessioni personali sul rispetto per i Napoletani 

Angelo Forgione – Da sempre, ho assistito alle offese contro la gente di Napoli e alla città senza che mai un sindaco o una personalità di rilievo pretendesse scuse e riguardo. Ecco perchè in questi anni ho promosso battaglie e discussioni a livello nazionale contro chi ci ha offeso, ottenendo spesso il dovuto RISPETTO per TUTTI i Napoletani, e non è il caso di fare l’elenco autorefenziale. La mia opera ha suscitato l’interesse di tanti Napoletani veraci, famosi e non, qualcuno dei quali ha persino formulato pubblicamente all’attuale amministrazione cittadina la proposta di mutuare in qualche modo la mia esperienza con un ufficio comunale curato da un avvocato che quereli chiunque offenda la nostra città.
Ma ora che, per COERENZA, ho analizzato (e non attaccato) un inconsapevole e innocente passo falso di un osannato giocatore del Napoli, leggo sui vari forum e non solo cose indecenti sulla mia persona, sulla mia professionalità e sulla mia reputazione. Tutto quello che ho fatto fin qui è stato a volte dettato da mie intuizioni ma talvolta, anzi spesso, anche dalle copiose segnalazioni, proteste e testimonianze di indignazione alle quali ho dato un seguito solo dopo aver visionato e verificato con i miei occhi e con la mia ottica quanto sottopostomi. E a dimostrazione di un vittimismo da evitare, molte volte ho ridimensionato quanto segnalato. Ho insomma dato sfogo alla mia indignazione ma ho anche tastato il polso alla gente, e l’ultimo caso è nato proprio dalle telefonate ricevute appena il fatto (non grave) si consumava e dalle decine e decine di messaggi sull’argomento.
Il giudizio di talune persone, in minoranza rispetto a coloro che dimostrano di apprezzare, che hanno espresso un giudizio alla persona e non al fatto, mi costringono a riflettere sull’opportunità di dare seguito al filone culturale di denuncia contro luoghi comuni e attacchi ingiustificati ai Napoletani, per limitarmi alla sola diffusione culturale e alla questione monumentale.
La mia personale opinione è che noi Napoletani saremo sempre schiavi di un’unica fede, quella calcistica, di fronte alla quale la nostra identità e la nostra rispettabilità passano in secondo piano; essere tifosi del Napoli deve significare essere tifosi di Napoli ma se ciò non è, temo che non faremo mai il salto di qualità culturale che potrebbe consentirci di “liberarci” e di ottenere il nostro riscatto sociale.
L’ironia nella vita non deve mai mancare e tutti sanno quanto i Napoletani abbiano insegnato al mondo a ridere. E nella mia sfera privata ho testimonianza di essere apprezzato anche per il mio umore e la mia propensione alla risata. Ma non mi apparterrà mai la filosofia di “È COSA ‘E NIENTE” denunciata drammaticamente dal grande Eduardo e rispolverata da Roberto Saviano per far riflettere su quello che è di fatto il più grande limite dei Napoletani: il non riescire a capire la differenza tra autoironia e autolesionismo.
Napoli non può essere difesa se non dai Napoletani, molti dei quali non ne hanno alcuna voglia.

Chiudo queste riflessioni col videoclip di “RISPETTO” che racchiude la filosofia operativa di V.A.N.T.O. ben raccolta e musicata dal bravissimo Danilo Belsino.

Napoli fannullona? Anche Lavezzi ci casca.

Napoli fannullona? Anche Lavezzi ci casca.
ora è ufficiale, l’argentino si è perfettamente ambientato in Italia

Angelo Forgione – Gaffe innocente di Lavezzi nel dopopartita di Manchester-Napoli di Champions League che non è passata inosservata neanche a qualche quotidiano nazionale del nord. Intervistato da SKY, il campione argentino ha chiuso il suo intervento con una battuta certamente innocente ma figlia di un luogo comune ampiamente analizzato nei giorni scorsi (link in basso).
Dopo la splendida prestazione degli azzurri, Fabio Caressa dallo studio gli ha domandato se fosse cosciente che a Capodichino avrebbero trovato i Napoletani ad accogliere la squadra e la risposta, accompagnata da un sorriso sornione, è stata: «Non penso, la gente a Napoli lavora!». Subito sono scoppiate le fragorose risate di Ancelotti, Vialli, Rossi e dello stesso Caressa che poi sottolineava la battuta sdrammatizzandola con un «non se la prenderanno naturalmente (i Napoletani)… detta dal pocho…»
Purtroppo l’argentino del Napoli, magari infastidito dall’assedio dei tifosi in Via dei Mille di qualche giorno fa in pieno giorno (a proposito, ma quando capiremo che i giocatori sono uomini come gli altri?), non si è calato nella realtà identitaria di una Napoli che cerca di combattere gli stereotipi ma è vittima, non per sue colpe, della realtà italiana fatta di pregiudizi e luoghi comuni verso la totalità della gente che lui stesso rappresenta. Tuttavia, pur nella goliardia del siparietto, passa un messaggio negativo perchè trattasi di una battuta pronunciata da uno che a Napoli vive e che non è Napoletano, e per questo viene preso indirettamente sul serio. Lavezzi non si rende conto del danno d’immagine che arreca alla gente di cui difende i colori; ma non se ne può fargliene certo una colpa, anzi, va compreso.
Ritornano però in mente le “bacchettate” di De Laurentiis che alla vigilia della stagione ha indirizzato al suo calciatore la frase «Lavezzi faccia più il Napoletano e meno l’argentino», invitandolo a lavorare di più e ad evitare di tirar tardi la notte.
Certo, sono lontani i tempi di quell’altro argentino chiamato “sudaca” a Barcellona che non accettò i luoghi comuni contro i Napoletani. Quell’argentino si oppose al sistema come sempre nella sua vita per difendere, in ogni modo e finchè li ha rappresentati, anche i “suoi” Napoletani. E pagò pure quello.
Inutile evidenziare che i soliti buontemponi di turno hanno subito strumentalizzato la battuta di Lavezzi con titoli del tipo “anche Lavezzi prende per il culo i Napoletani”. Così come è inutile dire che stamane Napoli era già dalle primissime ore ingolfata dal solito intenso traffico quotidiano, e non si trattava certo di gente che tornava da Capodichino.
Per far festa al lavoro ci sarà tempo Lunedì 19, festività patronale di San Gennaro, almeno per l’ultima volta. Sperando che le cose vadano bene Domenica sera per il Napoli contro il Milan. Allora si che ci si potrà permettere di distrarsi per il Napoli senza il timore che qualcuno rida.

Spot e slogan su Napoli fannullona che non c’è

Approfondimenti

RC auto, vessazione per i meridionali. Ma…

RC auto, vessazione per i meridionali. Ma…
una sentenza di Strasburgo impone polizze uguali per tutti

di Angelo Forgione

Discriminazione assicurativa, altro che chiacchiere! La RC auto a Napoli può costare anche il 150% in più rispetto a Milano. La spiegazione ufficiale per quest’aberrante differenza di trattamento è in realtà una falsità facilmente smontabile: a Napoli avvengono più incidenti. L’ISTAT smentisce coi dati ufficiali che raccontano chiaramente come il tasso di incidentalità del capoluogo campano non sia  assolutamente superiore alle città del nord e che il tasso di mortalità in Campania sia tra i più bassi in assoluto.
La polemica divampa per un fenomeno che ha raggiunto e superato il limite di sopportazione degli utenti meridionali. L’Antitrust sta indagando su presunti cartelli per non moderare i prezzi e le prime multe sono già arrivate ad Ina-Assitalia per le disdette unilaterali delle polizze comunicate a clienti campani, pugliesi e calabresi. L’assessore allo sviluppo e alla tutela dei consumatori del Comune di Napoli Marco Esposito ha costituito un Comitato denominato “RCA Napoli Virtuosa” col quale si intende mettere in campo degli strumenti per colpire gli autori delle truffe assicurative e avvantaggiare i cittadini virtuosi. Le associazioni di categoria protestano e Federconsumatori ha indetto per il 24 Settembre una manifestazione di protesta a Napoli per supportare il comitato MO BAST!. Il network meridionalista CogitoErgoSud, invece, ha lanciato una petizione online per poi interrogare gli organi istituzionali sulla questione.
La discriminazione è dunque chiara e inaccettabile, anche perché la legge 990 del 24 dicembre 1969, con la quale si è introdotta l’obbligatorietà di stipula assicurativa per i veicoli a motore, non contempla alcuna diversità di tariffe in base alla residenza degli assicurati.
A spaccare il granitico fronte delle compagnie assicurative potrebbe però essere una sentenza della Corte di Giustizia di Strasburgo dello scorso Giugno, nell’ambito di una decisione su un ricorso presentato da un’associazione belga di consumatori: il premio dell’assicurazione non può cambiare in base al sesso, all’età e al luogo di residenza; in caso contrario, si tratta di “discriminazione”. Così l’Alta Corte ha di fatto annullato la differenziazione delle tariffe su base territoriale e AssoConsumatoriItalia ha spiegato che grazie a questa sentenza dovranno essere invalidate tutte le leggi di recepimento nazionali (in Italia è il D.lgs. 196/2007) a partire dal 21 dicembre 2012. A meno di nuovi decreti.
Staremo a vedere.

Approfondimento sulla Napoli fannullona che non c’è

Approfondimento sulla Napoli fannullona che non c’è
per il Social Network Badoo, Napoli città più notturna d’Italia

Angelo Forgione – Vale la pena ritornare sulla questione “Napoletani e il lavoro“, nata dall’analisi dello spot Red Bull e sulle esternazioni di Calderoli, per approfondire il discorso con ulteriori elementi rafforzativi della teoria di demolizione di un luogo comune antipatico. Tanti lo sapranno bene ma forse a qualcuno sfugge che la città partenopea è una città nottambula, popolata di gente anche nelle ore buie. Probabilmente molto più delle altre città italiane. Lo sottolinea la guida turistica online 10cose.it che, tra le dieci cose da vedere e fare assolutamente a Napoli, elenca al punto nove “Uscire la sera a Napoli“. Lo conferma in qualche modo la singolare classifica delle città più notturne del mondo compilata sui dati forniti dai 122 milioni di utenti in 180 paesi iscritti al social network Badoo che hanno inconsapevolmente procurato degli indici di misurazione dei picchi di conversazioni online nell’arco delle 24 ore; Napoli risulta la “città più notturna d’Italia”, davanti a Torino, Milano, Firenze, Catania e Roma; 23esima al mondo, anche più tiratardi di New York.
Certo, stare davanti ad un computer non significa godersi la città, e spesso simili classifiche non indicano appieno il risultato annunciato, ma la statistica specifica comunque un’abitudine a prender sonno più tardi che altrove, con tutti gli annessi e connessi. Alzi la mano chi, girando per Napoli a tarda sera, non vede in più zone la città animata da gente che socializza consumando drink fuori qualche locale e, perchè no, mangia anche ad ora tarda. Si, perchè a Napoli si può entrare nei ristoranti a qualsiasi ora del giorno e della notte senza il timore che qualcuno ti chiuda la porta in faccia o ti maltratti al tavolo con la frase “la cucina sta chiudendo” come accade altrove. Per non parlare della Domenica in cui, se il frigorifero è vuoto, non è che sia un problema riempirlo.
Altri aspetti della laboriosità e dell’applicazione degli esercenti napoletani. E allora è il caso di proporre uno spezzone dello spettacolo di Simone Schettino “Dicette ‘o Pappece vicino a’ Noce…” (2004) che rafforza i temi già trattati e in cui aspetti e risvolti del rapporto tra i Napoletani e il lavoro vengono proposti con un misto di ironia e concretezza drammatica rimarcabile.

Red Bull mette le ali ai Napoletani. O forse li offende?

Red Bull mette le ali ai Napoletani. O forse li offende?
Spot e slogan leghisti dipingono una Napoli fannullona. Che errore!

Angelo Forgione – Diciamolo subito, l’autoironia è una virtù e i Napoletani ne posseggono in quantità. Ma quando questa è sollecitata da luoghi comuni alimentati da un contesto sociale discriminatorio e non è supportata da una specifica verità conclamata, diventa inconsapevolmente un limite.
Negli ultimi mesi ha imperversato nelle radio uno spot apparentemente divertente del più noto tra gli energy-drink (nel videoclip), ma che in realtà fa passare un messaggio pericoloso, una strisciante discriminazione: Napoletani fannulloni!
Il pigro impiegato Scognamiglio che fa la pennichella ogni giorno tre o quattro ore prima di smontare, francamente dipinge una realtà applicabile ad ogni latitudine. Perchè caratterizzare il protagonista con cognome e accento (improbabile) Napoletano?

Lo spot ha trovato ampio e indiretto rafforzamento nella propaganda leghista del Ministro della semplificazione Calderoli che a Luglio, in occasione dell’apertura delle sedi di rappresentanza ministeriali al nord, ha dichiarato: «a Napoli mai un Ministero del Lavoro perchè non sanno di cosa si parla». E come non ricordare l’allenatore di calcio Silvio Baldini che motivò cervelloticamente la grande passione dei tifosi del Napoli con la disoccupazione?
Questi spunti di riflessione conducono all’analisi di un luogo comune che descrive come scansafatiche i Napoletani e i meridionali in generale. Cosa tutt’altro che vera se consideriamo gli indici di emigrazione, sommerso e qualità aziendale degli impianti del sud. La storia, come sempre, ci insegna che la Napoli Capitale era anche capitale del lavoro fino al 1860, e con essa anche il sud, laddove proliferava ogni settore produttivo, dalle arti alle industrie, nonostante il carattere rurale di vaste zone dell’entroterra meridionale. Prova ne sia il fatto che la Torino dei Savoia, terra di leva militare dedita alla guerra e completamente priva di cultura, deve le sue bellezze architettoniche alla recluta di artisti meridionali, il messinese Filippo Juvarra in primis.
Dall’unità d’Italia tutto e cambiato: da Napoli non partono più merci ma uomini, e ancora si ascoltano spot radiofonici che ricalcano i più stantii luoghi comuni, identici nella forma e nella sostanza alla denigrazione di stampo sabaudo degli anni risorgimentali.

leggi l’approfondimento

Dopo la bufera, intervista-confronto con Luca Serafini

Dopo la bufera, intervista-confronto con Luca Serafini
«La vera immondizia è la politica. Quella di Napoli è vergogna italiana. Ho sangue sudista, sono avvilito»

di Angelo Forgione 

L’editoriale di Luca Serafini, col quale il giornalista di Mediaset ha motivato politicamente il mancato acquisto da parte di Berlusconi del calciatore Hamsik, abbandonato nella Napoli dell’immondizia, ha scatenato una bufera per via di alcune espressioni sulla città di Napoli e sul presidente De Laurentiis, sgradite al popolo azzurro. Siti, radio, blog, gente comune, tutti contro Serafini.
Come già scritto, non c’era da offendersi perchè non si trattava di razzismo ma di semplice peccato di presunzione nel considerare un calciatore del Napoli acquistabile semplicemente per volontà. Purtroppo la querelle è trascesa e sono piovuti su Serafini insulti e minacce per via diretta tramite Facebook, nonostante avesse comunque riconosciuto l’errore di essersi espresso con termini incauti. La maleducazione e l’inciviltà non appartengono ai veri Napoletani, e superano ogni presunzione o razzismo. Il perseverare nella protesta facendola degenerare, utilizzando Facebook non come una risorsa di confronto ma come un luogo in cui poter sfrenare ogni istinto, è pratica poco intelligente per chiunque pretenda di affermare le proprie ragioni.
Ho deciso di contattare Luca Serafini, argomentando sulle mie riflessioni al suo editoriale e ponendogli qualche domanda su temi calcistici e non che coinvolgono i punti di vista di Sud e Nord, dal razzismo negli stadi al potere mediatico del nord,  in un confronto cordiale e civile che facesse meglio venir fuori il suo pensiero e si chiarisse una volta e per sempre che, come già detto a caldo, non c’era da parte sua razzismo e volontà di offendere i Napoletani. Preciso che è il mio punto di vista personale che non vuole rappresentare quello di nessun altro. 

A.F.: Serafini, se me lo consenti ci diamo del tu perchè siamo colleghi. Mi perdonerai se il mio punto di vista è da sud, ma non posso perdere l’occasione per confrontarmi con un collega giornalista d’esperienza del nord. Leggendo l’editoriale che ha scatenato l’inferno a Napoli, è chiaro che non c’è razzismo, anche se l’accusa che ti è stata mossa è questa. Ti sei però reso conto che traspare una sorta di presunzione che ha dato fastidio ai Napoletani?

L.S.: Presunzione? Non lo so. Io ho scritto che quella di “abbandonare” Hamsik è stata una scelta politica di Berlusconi: in un momento di emergenza per l’immondizia e con un fresco sindaco avversario nello schieramento, ha preferito non fare una scelta impopolare. Mi hanno rinfacciato il fatto che il Milan non lo abbia preso perché troppo caro: può darsi, a me risulta che il Milan su Hamsik l’investimento lo avrebbe fatto, poi ognuno può credere a quello che vuole. L’espressione è stata infelice, ho chiesto scusa. Due volte. Non è bastato nemmeno questo: “un grande professionista non può sbagliare a scrivere”, “ti hanno imposto di chiedere scusa dall’alto”. Mi dispiace, ma io non voto per Berlusconi e non ho mai votato per lui: non sono questi gli ordini che prendo dall’alto. E’ vero che sono a SportMediaset dal 1986: per me è un vanto, non una vergogna. 

A.F.: Il popolo di Napoli è scottato da 15 anni di emergenza rifiuti, e toccare certe tematiche è ormai diventato delicato, soprattutto per i troppi che non capiscono che il Napoletano è vittima, non colpevole. Esprimi con sincerità il tuo pensiero sulla questione, tu che sei stato corrispondente per il Mattino e i Napoletani li conosci abbastanza.

L.S.: Il popolo italiano è scottato da decenni di emergenza rifiuti: la politica! L’immondizia è in televisione, negli spot pubblicitari, nel gossip, in internet, ovunque, è un nemico che ci insidia in ogni vicolo. Bisogna che gli italiani e i napoletani si convincano che a bruciare la monnezza ci dobbiamo pensare da soli. Ho sentito in Luglio un’intervista su Radio Rai al sindaco di Napoli, il giorno dopo il suo primo incontro a Roma con Berlusconi sul tema dell’immondizia: spero che il problema sia in via di risoluzione, così come lui auspicava. E’ una vergogna italiana, non napoletana.

A.F.: Nell’editoriale hai usato l’aggettivo “invasato” per descrivere De Laurentiis, senza però motivarlo. È chiaro che ti riferivi all’estate calda del presidente, ma non credi il patron azzurro, con tutti i suoi difetti, sia comunque un bene per il calcio italiano e non un male in questo momento in cui c’è bisogno di rinnovamento?

L.S.: De Laurentiis a mio avviso è vittima della sindrome della popolarità. Funziona così: produci film di successo da due generazioni, vinci Oscar, ma pochi sanno chi sei, ti riconoscono. Diventi presidente di una squadra di calcio e ti intervistano tutti i giorni. E’ vero che mi sembra un po’ invasato, nei toni e nei modi, in questo modo rischia di avere torto anche quando ha ragione. Quando parla di complotti, aizza le folle e sa che non è vero. Se so che a un tavolo sono seduti dei bari, io non mi ci siedo a mettere a rischio i miei soldi. 

A.F.: La rivalità tra Napoli e Milan si sta accendendo come negli anni 80 in vista della prossima stagione e la squadra partenopea sta offrendo l’opportunità di liberarsi da una sorta di “professata superiorità” del nord che non si può negare, non solo nel calcio. Senza retorica, come pensi che i Napoletani possano riscattarsi anche oltre il calcio?

L.S.: Questo è quello che ha scagliato tanta rabbia contro di me in queste ore. È un vittimismo strisciante, costante. Da cosa si devono riscattare i napoletani? E perché? Quando avevano la squadra più forte d’Italia, hanno vinto scudetti e coppe e nessuno li ha boicottati. In quegli anni io scrivevo per “Il Mattino”, ho conosciuto e lavorato con colleghi napoletani ai quali sono legatissimo, ho vissuto da testimone sfide meravigliose e mai nessuna di quelle sfide fu decisa da questioni arbitrali o di palazzo. La vicenda delle 100 lire in testa ad Alemao fu l’unica polemica, ma il Milan era arrivato bollito a fine stagione e comunque si consolò con la Coppa dei Campioni.

A.F.: Questo è il mondo di internet, dove ciò che viene posizionato sul web è monitorato oltre il proprio recinto. Tutto questo evidenzia anche gli errori della televisione. Voglio dire che il potere mediatico di Milano, rispetto a Napoli che non ha neanche un’emittente nazionale, è vissuto male dai Napoletani che sentono parlare prevalentemente delle tre grandi storiche, a scapito anche dei giornalisti che, non avendo un contatto diretto col pubblico, perseverano nell’errore. Sportitalia, ad esempio, è l’unica redazione sportiva che tratta nord e sud allo stesso modo e i meridionali stanno migrando li, ne va preso atto. “Controcampo” è inviso ai Napoletani da quando Cruciani fa trasparire una certa antipatia per Napoli sia da quel pulpito che da Radio24. Non credi che anche le TV del nord debbano rivedere il loro modo di fare per non dividere anche sportivamente la nazione e perdere consensi?

L.S.: Ho lavorato 26 anni con Maurizio Mosca e grazie a lui ho imparato, tra le tante cose, che il calcio italiano non è solo Milan, Inter e Juventus. D’estate da anni, con grande entusiasmo e passione, seguo i ritiri estivi di Lazio e Fiorentina in particolare, ma anche Bari, Genoa, Bologna, Parma, Siena… Tu dici Nord contro Sud: ma lo vedi cosa succede tra i tifosi di Brescia e Atalanta? Tra quelli di Roma e Lazio? Verona e Vicenza? Genoa e Sampdoria? Foggia e Taranto? Non credi che il campanilismo spacchi l’Italia in mille pezzi e non solo in due tronconi? La cultura dovrebbe arrivare dalle scuole, dalle televisioni, dai giornali. Invece non sappiamo nemmeno difendere il nostro Crocifisso nelle aule, invece celebriamo Corona, invece ci insultiamo e ci ammazziamo per il pallone. E’ una strada lunga, incidenti come quello in cui sono incappato io non aiutano a crescere purtroppo. Quanto a Cruciani e alla faziosità dei programmi sportivi di Mediaset, sono di parte, ma vivendo la quotidianità della redazione non posso davvero assecondare la tesi di anti-napoletanità o anti qualsiasi altra cosa. Viviamo di pubblicità, ascolti e di abbonati, anche solo per opportunismo non converrebbe a nessuno essere faziosi, a Cologno.

A.F.: In chiusura, ti chiedo come si possa fare in modo che Napoli e Milan, primarie realtà calcistiche del Sud e del Nord del paese, e tutti gli addetti ai lavori che vi gravitano attorno, possano distendere le piazze e, perchè no, fare in modo che i milanisti, la cui squadra uscì tra gli applausi quella domenica del 1988, non cantino più “colerosi, terremotati, forza Vesuvio” che è coro razzista mai sanzionato nonostante le norme della FIGC, e si dovrebbero sospendere le partite, senza che sia stigmatizzato da nessuno come se fosse un normale sfottò?

L.S.: Anni fa ho scritto un libro per la “Sperling&Kupfer”, con un titolo infelice (scelto da loro: come vedi le espressioni infelici capitano a tutti): “Il libro delle liste sul calcio”. Titolo terrificante. Era un condensato di curiosità, aneddoti, stravaganze del calcio e un capitolo era dedicato a quei cori offensivi e a quello contro i napoletani in particolare. Ad oggi, se non ricordo male, gli arbitri hanno sospeso una partita solo per uno striscione contro Collina. Le corporazioni in Italia sono un’altra piaga da cui non ci riusciamo a liberare. Per quei cori come per le violenze che vengono perpetrate negli stadi a tutti i livelli, vale sempre lo stesso concetto: le leggi ci sono, bisognerebbe applicarle con severità.

A.F.: Partita sospesa anche per razzismo contro Eto’o a Cagliari dopo le ire di Moratti per l’accanimento contro Balotelli, come dire che i neri sono tutelati e i Napoletani no, ma potremmo discuterne a lungo e ad ogni modo la tua risposta è buona comunque. Grazie Luca, ci vediamo a Napoli-Milan. Credo che la polemica si possa chiudere serenamente qui. I Napoletani sono focosi ma sanno anche dimenticare quando capiscono che non c’è cattiva intenzione e premeditazione.

L.S.: Grazie a te. Mi hanno accusato anche di passare da carnefice a vittima per i toni successivi all’editoriale incriminato, sinceramente confesso che questa polemica così violenta mi ha amareggiato e avvilito. Ho sangue sudista, ho amici, tanti, e colleghi napoletani nel cuore come Carratelli, Coppola, Esposito, Iavarone, Auriemma, mi conoscono di persona e sanno che uno dei ricordi più belli della mia vita professionale, è quella foto che questa estate mi ha taggato su Facebook un milanista: avevo 25 anni e premiai in campo al San Paolo Diego Maradona per il “Supergol dell’anno”. Raccontandolo, sono ruffiano e leccaculo anche adesso, probabilmente. Ma almeno questa volta nei confronti dei napoletani e non di Berlusconi. Grazie a te per la grande, civile opportunità che mi hai concesso.

Luca Serafini (Mediaset): «Hamsik abbandonato»

Luca Serafini (Mediaset): «Hamsik abbandonato»
tipico peccato di presunzione della stampa “strisciata” 

Angelo Forgione – In un editoriale per MilanNews.it, il giornalista Mediaset Luca Serafini, vicino alle vicende rossonere, ha così tentato di spiegare i mancati acquisti di Hamsik e Fabregas da parte del club di Berlusconi:
“Hamsik è stato abbandonato per ragioni “politiche”: nella Napoli dell’immondizia, del nuovo sindaco avversario e dell’invasato De Laurentiis, Silvio Berlusconi non poteva andare a compiere sgarbi. Fabregas invece è stato abbandonato di fronte ala sua insuperabile volontà di tornare a casa, in Spagna, a Barcellona, dopo gli anni londinesi”.
Molti tifosi del Napoli mostrano risentimento per il ricorso, ancora una volta, ad un dramma sociale che ha colpito Napoli negli ultimi anni. Ritengo che Serafini non abbia voluto offendere ma, scrivendo per una testata milanista, da buon milanista ha ritenuto di ricorrere all’immondizia di Napoli (che poi non è solo di Napoli) per contestualizzare politicamente la missione incompiuta milanista. Certo, può infastidire che l’immondizia di Napoli sia diventata la Napoli dell’immondizia (l’inversione dei fattori cambia la forma e disturba eccome), per inquadrare il riferimento alla campagna elettorale dell’evaporato Lettieri di fronte al ridondante De Magistris. Ma Serafini non è stato razzista, questo no! Se affermassimo il contrario finiremmo per scadere nel vittimismo inutile che va sempre evitato.

Non è il solito rifarsi all’immondizia che deve dar fastidio, ci mancherebbe; durante le amministrative Napoli soffocava sotto i rifiuti mentre oggi le cose vanno decisamente meglio (molto meglio) e, intoppi a parte, si lavora per la normalità. Serafini venga pure a trascorrere un bel week-end a Napoli prima che inizi il campionato.
Ciò che invece disturba è la solita presunzione di tanti tra coloro che si occupano delle presunte tre big storiche, che vedono ora il Napoli sempre più insidioso e che, secondo un modo di pensare tutto loro, considerano ogni calciatore acquisibile con la sola volontà degli operatori di mercato delle tre società strisciate. Così come nel 2007 Hamsik era a 80 km da Milano ma nessuna milanese si era accorta del talento slovacco che era finito a 800 km a sud, così nel 2011 Hamsik è ancora a Napoli non perchè il presidente l’ha fortemente trattenuto ma perchè è stato “abbandonato” per ragioni politiche (nella Napoli dell’immondizia).
Serafini dimentica che a sperare in Hamsik a Milano è stato lo scaltro procuratore Mino Raiola e molto meno il Milan; e mette in secondo piano il “lodo Mondandori”, vero motivo dell’austerity rossonera in tempi di recessione del paese, di cui Berlusconi è presidente del Consiglio dei Ministri. Pochi denari da investire sul mercato, altro che Hamsik e Fabregas per cui necessitavano risorse importanti; il “mister x” era Aquilani, corredato da Nocerino, per un esborso modesto e possibile. Anche Moratti, paperon dei petrolieri che ha fatto spese folli nell’ultimo decennio pur di uscire dalla sindrome dello sconfitto, ha avuto la possibilità su un piatto d’argento per portar via Lavezzi ma non ha avuto la forza economica di pagare la clausola rescissoria a De Laurentiis. C’è crisi, grande crisi, e Berlusconi che non ne è immune non abbandona per dinamiche politiche ma, semplicemente, non può fare offerte per questioni economiche (ammesso che De Laurentiis le avrebbe ritenute idonee).
Ricordate quando il Napoli prese Maradona e la stampa del nord disse che era stato preso da Agnelli e parcheggiato in azzurro? Per un’estate intera abbiamo sentito il vento del nord che dava Hamsik al Milan e Lavezzi all’Inter, e già l’acquisto di Pandev è annunciato come ipoteca per i prossimi avvenimenti. La verità è che i “tre tenori” sono stati serenamente trattenuti e si sono aggiunti Inler, Pandev e una pletora di elementi che allungano la panchina. E questo perchè De Laurentiis ha gestito bene il Napoli negli anni scorsi ed è a posto coi conti come non il Milan, l’Inter e la stessa Juventus. Pronti via, e così il Napoli è in pole, almeno sulla carta.
Cosa vuol dunque significare il dare dell’invasato a De Laurentiis, ormai nemico numero uno di Berlusconi in sede di Lega Calcio, senza giustificare l’aggettivo? Perchè è invasato il presidente del Napoli? Perchè è in regola col fair-play finanziario? Perchè conosce il mercato e sa fare l’imprenditore? Perchè coi suoi modi esuberanti, e spesso fastidiosi anche per i Napoletani stessi, sta rompendo gli schemi ingessati e precostituiti dell’agonizzante calcio italiano con l’avallo del Presidente del CONI Petrucci che ne sponsorizza l’autorità?

Serafini si tenga quel Berlusconi che prima di Milan-Napoli disse all’Unione per il Commercio di Milano «andiamo a battere il Sud» e che nella piazza simbolo della NAPOLI DELLA CULTURA, umiliata dai rifiuti tossici del nord e dalle mafie mai contrastate dai governi italiani, ha tentato di comprare i voti dei fans di Gigi D’Alessio promettendo che il Milan non avrebbe comprato Hamsik. I Napoletani si tengano l’assennato De Laurentiis, il confermato Hamsik, l’eletto De Magistris e la cultura di Napoli.