Risposta ad Aldo Cazzullo su De Laurentiis e il Sud

Risposta ad Aldo Cazzullo su De Laurentiis e il Sud
“il Presidente che fa paura non è un Bossi”

L’avevamo detto, le frasi revisioniste di De Laurentiis avrebbero innescato una reazione a catena. Anche Aldo Cazzullo, noto giornalista piemontese, ha ritenuto di dover dire la sua in merito alle affermazioni su Garibaldi di Aurelio De Laurentiis. Lo ha fatto sul Corriere della Sera (in basso) su cui oggi ha scritto: “Se alla loro schiera si aggiunge pure Aurelio De Laurentiis, allora è davvero riduttivo parlare di neoborbonici. È una vera e propria Lega del Sud quella che sta per nascere”.

Rispondo a Cazzullo…

Ma quale Bossi del Sud? Ma quale invettiva antinordista? Caro Cazzullo, ma perchè Lei e chi la pensa come come Lei volete per forza dare ai revisionisti i connotati dei leghisti? Ma non vi sfiora proprio il pensiero che ai meridionali brucia sulla pelle il fatto che il Presidente della Repubblica vada a festeggiare Vittorio Emanuele II al Pantheon il 17 Marzo, di fatto un aguzzino, mistificando il concetto di unità e cancellando dalla storia la memoria di centinaia di migliaia di seviziati, fucilati, dati alle fiamme, deportati e lasciati morire al freddo del nord mentre nel loro caldo e “infiammato” sud vigeva quell’occupazione militare che vi ostinate a definire “risorgimento”? Se proprio non vogliamo capirci su un Sud che non era di certo inferiore al nord all’epoca e “diversamente” strutturato, almeno conveniamo su quest’aspetto drammatico. Voi, quei dieci anni di persecuzione li definite “sacrificio necessario”, noi invece eccidio. L’italia ricorda le foibe perchè barbarie slava, le fosse ardeatine perchè barbarie nazista e poi “cancella” l’eccidio del sud perchè barbarie italiana (video in basso). È questa l’unità di cui ci parlate?
Lasci perdere De Laurentiis, dia retta a me, anche lui non ha nessuna velleità secessionista. Se si sente infastidito dalle sua punzecchiate al Nord non riconduca tutto ad una rivincita del meridionalismo applicato al calcio; in fondo anche mister Mazzarri ha più volte detto che i fucili dei nemici sono puntati sul Napoli. Anche Mazzarri allora è un secessionista? Suvvia!
Ora è il “nostro” presidente a punzecchiare il nord? Eppure sono i giornali della sua zona di pertinenza a sentenziare su latitanti a bordocampo e imminenti retrocessioni del Napoli piuttosto che emittenti televisive nazionali a sdoganare le opinioni razziste di bergamaschi per strada che dichiarano ai microfoni “noi non siamo napoletani”. Il nord impari a rispettare la cultura ma anche la sofferenza di Napoli e poi dopo potrà chiedere che i suoi uomini non alzino la voce.
Il presidente, da buon curioso della storia della città, sta solo approfondendo, capendo, studiando, consolidando ciò che nessun libro di storia ha mai raccontato. Ma veramente pensate che i napoletani siano così pazzi da interiorizzare un passato che non sia mai esistito? Certo, le esagerazioni e le distorsioni ci sono, ma non sono sesquipedali come quelle raccontate per 150 anni agli alunni delle scuole. E non è più accettabile la retorica che ha travolto il sud, ma anche il resto d’Italia, in tutto questo tempo.

Lasci approfondire De Laurentiis senza timore. Lui ha iniziato a interessarsi di calcio sette anni fa quando non ne capiva nulla e ora è nell’elite europea. Da qualche anno ha cominciato ad interessarsi alla storia di Napoli, e chiunque lo fa a fondo si scontra con le incongruenze di una storia imposta. Forse è questo che spaventa, ossia la capacità di un uomo di capire il mondo che esplora, e non è un uomo qualsiasi ma una persona scevra da complessi di inferiorità che si è messo a capo della passione più catalitica del meridione, un uomo che quando parla comunica a milioni di persone. Cercare di arginarlo è fin troppo chiaro come intento, lo tsunami non deve arrivare a riva perchè altrimenti sarebbe un disastro se tutti metabolizzassero che il sud è da allora che è divenuto colonia del nord.
In questa realtà ci sono calati i Napoletani, pertanto lasciategliela vivere e decodificare, e una buona volta arrestate la voglia di imporre verità che stanno strette. Al sud nessuno vuole dividere l’Italia, la lega lasciamola al nord. I neoborbonici non sono e non saranno mai leghisti, non cercheranno mai uno scontro ma verità. E questo vale per ogni revisionista e meridionalista. Questa è una battaglia morale che non intacca l’unità ma semmai la può solo consacrare durante la quale De Laurentiis continuerà serenamente a fare calcio e cinema. Altro che Regno illusorio, c’è ancora troppa gente che non sa e che crede sulla fiducia al vostro racconto ufficiale.

Sul personaggio Garibaldi è inutile entrare nel merito come ha preferito fare Lei perchè, è vero, il presidentissimo ha peccato venialmente descrivendolo come razziatore di Napoli e del Sud (ne era “solo” il dittarore) ma in realtà avrebbe dovuto fare quelli di Vittorio Emanuele II e di Cavour. Eppure Garibaldi raggirò il Banco di Napoli con quella garanzia per il figlio mai onorata (leggi). Se ci fermassimo solo a questo potremmo già parlare di 800mila euro in valuta corrente mai restituiti, insieme a quelli evidentemente percepiti dagli “sponsor” inglesi omaggiati con la concessione della chiesa anglicana nella bella zona di Chiaia ad perpetuam memoriam. Poca roba rispetto a tutto ciò che il meridione e la sua Capitale hanno dovuto cedere al nord. È vero che l’oro dei Borbone era appunto dei Borbone, ma era o non era un regno? E di chi doveva essere quel patrimonio? Dei Savoia, evidentemente, visto che se lo portarono a casa per ripianare i loro debiti, ingolositi da cotanta roba? Mi fermo qui, alle risposte alle sue argomentazioni nell’articolo, inutile aprire un dibattito che non chiuderemmo più; lei è “risorgimentalista” e io “revisionista”, è palese che abbiamo visioni diverse.
A Sud nessuna lega, stia sereno, e mi domando come si faccia a parlare in questi termini. Questa è la macchina del fango che la vostra schiera aziona per denigrare l’opera di divulgazione dei revisionisti che, Lei sa benissimo, non sono solo meridionali. Qui non si vuole dividere l’Italia ma farla veramente, dando a Cesare quel che è di Cesare. Lei ha in parte ragione quando dice che il problema sta nel dare sempre la colpa agli altri, ma in questo caso non ci prende perchè qui si pretende rispetto per una città che prende schiaffi in faccia da 150 anni quando prima era rispettata dall’Europa intera che ne riceveva cultura e arricchimento. Noi quella cultura continuiamo a respirarla tra una zaffata di immondizia contemporanea e l’altra, nelle nostre strade, tra i nostri monumenti, in quel San Carlo dove è nato il “700 Napoletano”  che oggi Muti porta in giro nel mondo come fondamento dell’opera di Mozart senza che l’Italia se ne accorga. Quello stesso San Carlo che, quando qualche anno fa fu restaurato, irradiò in diretta un concerto in tutto il mondo, tranne che in Italia che se ne “dimenticò”. È solo un esempio utile a capire se De Laurentiis abbia ragione o torto a dire che l’Italia si è dimenticata di Napoli.
Facciamo un patto, così almeno sgombriamo il campo dagli equivoci: i meridionali promettono che non faranno alcuna lega ne oggi e ne mai per dividere l’Italia, non costerà nulla. In cambio, voi cominciate a raccontare la verità e degnate il sud del ricordo dei suoi morti con una giornata della memoria. Ci state? Ho qualche dubbio.
È incredibile che non abbiate ancora capito che solo con la verità si rafforza l’unità. Più continuerete a raccontare falsità e a dipingere i revisionisti come vittimisti, folkloristi, nostalgici e leghisti e più ne accrescerete la rabbia e la voglia di verità. Siete voi che, alimentando il fuoco sacro del Sud, non aiutate il paese, altro che dare sempre le colpe agli altri.
Infine, mi risulta che Lei sia juventino. Non la prenda male, ma mi viene fin troppo facile pensare che per un piemontese tifoso della Juventus e ferreo sostenitore dei padri della patria ascoltare il Presidente del Napoli che parla male di Garibaldi & C. sia una atroce sofferenza. La cosa è pericolosa, è chiaro, ma non per la verità. In fondo, tra padri e ladri la differenza sta in una sola consonante.

Angelo Forgione

 

 

video: GAD LERNER CHIEDE SCUSA AI NAPOLETANI

LERNER SI SCUSA “FORZATAMENTE” COI NAPOLETANI
Dopo il nostro sdegno, scuse in diretta. Ma…

Dopo aver sdoganato per 5 giorni nelle case degli italiani una pericolosa opinione dai toni razzisti di un tifoso dell’Atalanta montata in un promo della trasmissione “L’Infedele” e da noi denunciata (leggi e guarda il video), Gad Lerner ha chiesto scusa in diretta ai Napoletani a seguito alle proteste ricevute dalla redazione del programma. Ma “forzatamente”, come da lui stesso affermato.
Nonostante le proteste che hanno portato a questo atto, la frase è stata purtroppo riproposta in trasmissione senza essere censurata dagli autori come buonsenso e correttezza avrebbero indicato, ripetendo così l’errore e amplificando il danno invece di arginarlo parzialmente.
Restano le scuse “forzate” e non sentite unitamente al rispetto ottenuto nuovamente da V.A.N.T.O. a livello nazionale per una delle tante offese gratuite alla comunità partenopea in toto, supportati da coloro che seguono il nostro movimento. Scuse “forzate” che però non cancellano il danno causato da 5 giorni di diffusione e penetrazione di un messaggio pernicioso… non tagliato dalla trasmissione.

sulla sua pagina Facebook, Gad Lerner ha comunicato:
«Avete ragione, non era giusto mandare quella frase sui napoletani, anche se squalifica solo chi l’ha detta. Le mie scuse successive avevano piuttosto il sapore di una foglia di fico che di una condanna efficace. Lo ammetto, e non si ripeterà.» 

È giunta la Giunta (De Magistris)

È giunta la Giunta (De Magistris)
inaugurato l’assessorato alla democrazia partecipativa

Nell’antico palazzo dei ministeri borbonici “di San Giacomo”, il Sindaco Luigi De Magistris ha presentato la nuova Giunta Comunale che dovrà governare la città da qui in avanti. Nessuna sorpresa rispetto alle indiscrezioni degli ultimi giorni.
Salta subito all’occhio, per noi che da anni cerchiamo di dialogare con Palazzo San Giacomo in maniera costruttiva, un nuovo assessorato alla democrazia partecipativa che avrà il compito di gestire i rapporti con i movimenti affidato ad Alberto Lucarelli che diventa così un importante referente della cittadinanza attiva.
Lo stesso De Magistris, annunciando la Giunta e definendola “un grande progetto”, ha speso due parole in più per questo nuovo assessorato che registriamo dandogli un valore fondamentale: «Questo è un esecutivo che inaugura un nuovo modo di fare politica a Napoli, nel Mezzogiorno e nel paese. A Napoli nasce un laboratorio politico per puntare sulla grande voglia di partecipazione e di cittadinanza attiva. Al nuovo assessorato alla democrazia partecipativa do molta importanza perchè noi creeremo da subito dei momenti di confronto con la cittadinanza attiva che ci è stata vicina in campagna elettorale ma anche a quella che si vorrà mobilitare per partecipare direttamente al governo di questa città. C’è una parte della cittadinanza che ha dato prova di essere viva, che vuole dire la sua e darci una mano, magari anche criticvando quando è giusto farlo».
Quattro le donne nell’esecutivo ma spicca la figura di Tommaso Sodano come vicesindaco e assessore all’ambiente chiamato a risolvere il problema dei rifiuti, proprio colui che portò alla luce lo scandalo rifiuti in Campania e che mosse le denunce che portarono al rinvio a giudizio di Bassolino, Romiti, Impregilo e dei vertici del commissariato ai rifiuti.
Giuseppe Narducci, noto PM della Procura di Napoli, va “spontaneamente” ai diritti, trasparenza e sicurezza; a lui toccherà il compito di porre le condizioni per migliorare le condizioni di sicurezza della città lavorando sulla videosorveglianza e su quei prosupposti che possano segnare un’inversione di tendenza in una città che, come ha ricordato il Sindaco, ha fatto poco per questo negli ultimi anni.  Da sottolineare il ritorno a Palazzo San Giacomo di Riccardo Realfonzo al Bilancio, dopo aver provato a lavorare con la Iervolino alla quale ha poi sbattuto la porta dimettendosi dalla stessa carica e aver accusato la Giunta, Sindaco compreso, di non averlo supportato nelle strategie di cambiamento per uscire dal dissesto e per abbattere quello che definì un sistema clientelare che bloccava la macchina comunale. Avevamo segnalato alla vigilia del ballottaggio l’autogoal che Lettieri aveva commesso nell’accusare De Magistris di pensare a Realfonzo per la sua eventuale Giunta (leggi), cosa che invece rappresentava una positività. Realfonzo, come Sodano, appare l’uomo giusto al posto giusto.
Al Lavoro, Sviluppo, Attività produttive, Commercio e “made in Naples” va Marco Esposito, uomo che si è contraddistinto per le sue battaglie “meridionaliste” contro il federalismo fiscale di stampo leghista. Lo scorso 3 Giugno avevamo analizzato i dati dello SVIMEZ (leggi) riportando un suo intervento (guarda) del 27 Febbraio 2010 in cui attaccò Caldoro alla vigilia dell’elezione alla presidenza della Regione, ma anche Giulio Tremonti, dando l’esatta dimensione di come il sud sia raggirato e continuamente colonizzato dai politici del potere settentrionale che guidano il paese in funzione degli interessi delle proprie aree di provenienza. Esposito appare una buona garanzia di un Comune di Napoli che possa “andare” a sud in un paese sbilanciato a nord (forte cardine tra le battaglie di V.A.N.T.O).
Interessanti gli altri incarichi, tra i quali quello ad Antonella Di Nocera che rileva il delicato e importante assessorato alla Cultura e Turismo.
Buone le premesse rispetto agli auspici “captati” in campagna elettorale che hanno trovato conferma. Ma ora al lavoro, il tempo della “tregua” è finito. La Giunta appare sicuramente valida e da domani Napoli attenderà risposte dal nuovo sindaco e dai suoi collaboratori. Anche V.A.N.T.O. che sa già da dove ripartire dopo anni di silenzio iervoliniano.

 


video: CALCIOSCOMMESSE E LA “PUNTATA” SU NAPOLI

video: CALCIOSCOMMESSE E LA “PUNTATA” SU NAPOLI
come dichiararsi puliti sporcando Napoli

Giugno 2011, lo scandalo “calcioscommesse” torna a galla nel calcio italiano e coinvolge in prima battuta la Serie B con le squadre appena promosse nella massima serie. Mentre le indagini delle Procure di Cremona e Napoli vanno avanti su due filoni diversi, i primi imputati si difendono legittimamente dalle accuse ma nel solito modo tutto italiano di scaricare ogni responsabilità sui Napoletani.
Piena condanna ad ogni mafia, ma anche ad ogni trucco nel calcio e ad ogni razzismo sommario. E il mondo del calcio, che finge di educare ad una migliore cultura, è spesso il principale strumento di diffusione di cattivi segnali poi amplificati dai media.

Il video nasce da una pericolosissima frase pronunciata da un tifoso bergamasco contro i Napoletani e incautamente sbattuta in faccia all’Italia intera dall’emittente nazionale La7 per promuovere la trasmissione “L’Infedele” dedicata al tema in onda il 13 Giugno.
A seguito delle numerose proteste scaturite da questa clip, durante la trasmissione, Gad Lerner si scusa per la frase infelice del tifoso atalantino per la quale la redazione ha ricevuto proteste, ma intanto in trasmissione la frase viene fatta ripassare ripetendo l’errore.

Computer e portafogli restituiti ai proprietari

Computer e portafogli restituiti ai proprietari
la bella faccia di Napoli, quella che non fa notizia

Angelo Forgione – Napoli regala sorrisi a due turisti. Nei pressi dell’aeroporto, un turista francese dimentica sul sedile del taxi il suo pc portatile pieno di dati importantissimi. Al porto una fiorentina smarrisce il portafogli con 500 euro, carte di credito, libretti d’assegni e biglietti d’imbarco per Capri. In entrambi i casi, ai turisti è stato riconsegnato tutto!
Il primo episodio all’esterno di Capodichino: un italiano di nascita ma residente all’estero, ha contattato gli agenti dell’unità operativa aereoportuale informando di aver dimenticato il computer in taxi. In poco tempo si è rintracciato il tassista e recuperato il pc che è stato restituito al proprietario travolto dal sollievo e dalla gioia. Nel computer c’erano dati molto importanti privi di backup e indispensabili per il suo soggiorno di lavoro a Napoli.
Il secondo episodio nella zona del porto, dove gli agenti dell’unità operativa Avvocata, durante un pattugliamento, hanno rinvenuto un portafogli contenente 500 euro, carte di credito, libretti d’assegni e biglietti d’imbarco per l’isola dei Faraglioni. La turista 53 enne di Firenze, che si trovava a Napoli per una vacanza con una comitiva, è stata individuata e ha riavuto ciò che aveva perso. Gioia e incredulità nel constatare che non mancava proprio nulla.
Non è certo un miracolo, Napoli è piena di avvenimenti simili che a volte vedono protagonista anche la spontanea correttezza dei cittadini. Come nel caso del tassista Antonio Grieco che alla vigilia di Pasqua riconsegnò una borsa con 2.000 euro in contanti ad una coppia di turisti svizzeri (clicca qui per leggere). Vale però la pena sottolineare i fatti di ieri dopo la luttuosa vicenda di Antonio Oscar Mendoza che ha colpito l’opinione pubblica. Due turisti portano a casa una buona immagine della città. Insomma, Napoli non è soltanto criminalità.

Calcioscommesse: Ghirardi e i boss dei prosciutti

Calcioscommesse: Ghirardi e i boss dei prosciutti
Ironia a parte, nessuna morale da Parma, grazie!

La battuta del Presidente del Parma riguardo un presunto coinvolgimento della sua squadra nell’ennesima truffa del “calcioscommesse” è simpatica ma merita decisamente una controbattuta. Tommaso Ghirardi, circa la presenza di un camorrista al “San Paolo” durante Napoli-Parma dello scorso anno, ha dichiarato sorridendo: “A Parma non conosciamo queste cose, abbiamo i boss dei prosciutti, dei salami e null’altro…”.

Con la stessa ironia con la quale patron Ghirardi si chiama fuori, noi gli ricordiamo che Parma non avrà truffatori organizzati ma è pur sempre la città del più grande truffatore seriale che si ricordi in Italia, tale Callisto Tanzi, autore del maxi-imbroglio più eclatante dal dopoguerra ad oggi, che ha rubato milioni di euro a migliaia di piccoli risparmiatori, fino a ridurre sul lastrico coppie di anziani e giovani in procinto di metter su famiglia. Senza farsi sfuggire l’opportunità di “aggiustare” la retrocessione del Napoli con la combine tra Parma e Verona, entrambi sodalizi da lui controllati (l’uno direttamente e l’atro tramite il suo prestanome Pastorello), come evidenziato da numerose indagini.

La differenza tra un bandito e un BONDito sta in una vocale, e solo in quella, caro Ghirardi.
E per noi un truffatore napoletano vale esattamente quanto un truffatore parmigiano: niente!

Angelo Forgione
Movimento V.A.N.T.O.
(Valorizzazione Autentica Napoletanità a Tutela dell’Orgoglio)

La smentita di Pino Daniele: «Amo Napoli»

La smentita (parziale) di Pino Daniele: «Amo Napoli»
ma conferma di essere un “buon garibaldino”

E dunque, Pino Daniele avrebbe preso le distanze dall’articolo del “Corriere della Sera” firmato da Pasquale Elia. La rettifica (in basso) è stata affidata al Fans Club online, al sito www.pinodanieleonline.it dal quale si apprende che l’articolo sarebbe pieno di controsensi e presunte dichiarazioni a suo danno, che l’artista sarebbe grato alla sua città e che la responsabilità della distorsione delle sue dichiarazioni sarebbe colpa del “nuovo giornalismo” che impone il richiamo dell’attenzione ad ogni costo.
Nel comunicato c’è una puntualizzazione riferita a presunte polemiche col mondo dei “Talent Show” e una richiesta di scuse a tutti coloro che hanno letto l’articolo e che sono stati indotti a pensare cose sbagliate. E poi i sassolini dalle scarpe vanno via: «il giornalista [Pasquale Elia] imparasse a rispettare chi ha talento e lavora duramente per delle giuste cause e a non pensare solo al resoconto personale per il suo bisogno di fama». Se dolo c’è stato, supportiamo la denuncia verso un giornalista che avrebbe fatto così il male di Napoli, della categoria giornalistica e dei sostenitori dello stesso Daniele.
Purtroppo, però, le frasi controverse erano due: «non mi sento figlio di Napoli»«mi sento però un garibaldino del sud». La prima sarebbe stata smentita. La seconda, invece, in qualche modo confermata. «Io da buon garibaldino amo il Sud e Napoli…». L’artista dovrebbe forse approfondire la sua conoscenza storica.

Pino Daniele: «Io non sono figlio di Napoli»

Pino Daniele: «Non sono figlio di Napoli»
il cantautore: «mi sento un garibaldino del Sud»

È un’intervista dai toni polemici e antistorici quella rilasciata da Pino Daniele a Pasquale Elia del Corriere del Mezzogiorno del 3 giugno 2011.
«Io non sono figlio di Napoli… io mi sento figlio del Sud. Sono un garibaldino. Da quando ho l’età della ragione ad oggi non è cambiato niente, anzi la situazione è peggiorata. Ma non voglio pensare che non ci sia più la speranza. Una speranza che purtroppo si riaccende soltanto quando salta fuori qualcuno: una volta è spuntato Maradona, una volta Troisi, una volta Pino Daniele… Purtroppo è un popolo che ha bisogno sempre di un re. O di un Masaniello».

Caro De Magistris, ora vai a sud! (?)

Caro De Magistris, ora vai a sud!
il nuovo sindaco faccia l’opposto del suo predecessore

di Angelo Forgione (Movimento V.A.N.T.O.)

Esce per sempre di scena la Iervolino senza lasciare un solo rimpianto che sia uno in città. Il peggior sindaco della storia, ormai da mesi un simulacro errante, e nemmeno tanto errante, che ha lasciato la città in balia delle sue dinamiche perverse e delle sue derive peggiori. Ieri, sotto Palazzo San Giacomo, l’antico palazzo dei ministeri borbonici, c’erano tantissimi giovani e questo la dice lunga sul sentimento di liberazione e sulle speranze che la gioventù partenopea nutre nel nuovo arrivato Luigi De Magistris. Tra quelli che mi salutavano c’era qualcuno che mi diceva «Auguri», a simboleggiare un capodanno napoletano accompagnato anche dai fuochi d’artificio. Un benvenuto a lui, uomo che ha saputo portare avanti una campagna elettorale quasi impeccabile sfruttando proprio l’insoddisfazione dei giovani e le incertezze del vento berlusconiano sempre più debole, a tal punto che lo stesso Lettieri aveva provato all’inizio a presentarsi senza il simbolo del PDL ma con un’immagine quasi neutra per poi sfociare nel populismo, nel nervosismo e nella rissa dell’ultima settimana pre-ballottaggio quando ha capito che le cose si erano messe male.
Una serie di autogoal, suoi e del suo leader, lo hanno messo fuori gioco. Partendo dalle accuse a Realfonzo, passando per quelle al rivale dopo il rogo del proprio comitato elettorale, arrivando alla squallida strumentalizzazione sportiva targata Hamsik e stadio San Paolo. La verità è che De Magistris questi autogol non li ha fatti, mettendo a segno il goal più importante attraendo la vera forza di questa città, quello strato spesso di giovani che verso Lettieri non sono mai andati se non in minima parte per prendersi la musica di Gigi D’Alessio.
Ora, per l’ex magistrato tocca un compito gravoso e comincia il difficile. La vittoria elettorale è solo il trampolino di lancio verso quel mare di problemi per cui una città intera chiede soluzioni. Quell’energia che ha saputo catalizzare non va dispersa ed è questa la principale responsabilità: canalizzarla e indirizzarla in direzione di uscita da ogni depressione, per non tradire il suo elettorato che non è stato titubante ma convinto e deciso. Il Comune di Napoli non è un approdo comodo ma una valle di lacrime, un’azienda da strappare al fallimento che necessita di una cambio di direzione, e appena Luigi comincerà a metterci mano avrà di che mettersi le mani nei capelli, anche se lui ha già cognizione di tutto avendo avuto già consigli dallo stesso Realfonzo. Aggiungiamoci poi che avrà molti bastoni tra le ruote.
Noi cittadini, quella parte sana che ha a cuore le sorti di questa città, siamo ora chiamati non solo a sostenere i propositi della vigilia del nuovo sindaco ma ad incalzarlo fino ad annoiarlo. Ha voluto la bicicletta e ora è giusto che pedali forte. De Magistris ha parlato tanto di un Palazzo San Giacomo trasparente e aperto, di coinvolgimento di tutte le forze sane della città, compresi i movimenti e ogni forma di cittadinanza attiva. Noi di V.A.N.T.O. che facciamo anche questo e con molto vigore, abbiamo captato questo segnale ed è per questo che io stesso mi sono presentato al nuovo sindaco qualche settimana fa al cinema “Modernissimo”, per metterlo già da subito di fronte alle responsabilità che stava caricando su di se con le sue parole-contratti verbali. Avevo capito già da allora, quando in pochi credevano in lui, che sarebbe diventato sindaco, perchè questo vuole Napoli: essere guidata per poter partecipare. La Iervolino non solo ha sbarrato Palazzo San Giacomo facendolo diventare un nuovo Vaticano ma ha anche evitato di guidare la città che inevitabilmente ha sbandato accartocciandosi.
Forse qualcuno non si aspettava una mia presa di posizione e ha sbagliato. Qualcun altro ha sperato che sostenessi l’altra corrente avendo contestato aspramente l’amministrazione uscente. Errore, perchè per me conta Napoli, non gli uomini che sono chiamati a guidarla. Chi si occupa della città e la ama non può non interpretarne i segnali e captarne i sentimenti. E quando un mese fa qualcuno vedeva Morcone vincente su De Magistris e perdente su Lettieri già ero convinto che invece Luigi avrebbe stupito tutti prendendosi la poltrona di primo cittadino. Già al primo turno avevo indicato il voto disgiunto per un nuovo modo di fare politica (vai al post del 14 Maggio) che oggi lo stesso De Magistris celebra, e proprio il voto disgiunto ha consentito la prima parziale affermazione dell’outsider. Li la gente ha capito il vento e in tanti, quelli che il nuovo sindaco chiama “quelli della seconda, terza e quarta ora” hanno rafforzato l’elettorato “arancione”.
Ora la partita è finita e lo scenario si trasforma. C’è un nuovo uomo a cui riferirmi, che se vorrà mantener fede alle sue parole potrà avvalersi dell’appoggio e confronto costruttivo nostro e di tutti gli altri movimenti attivi. Viceversa andrebbe come con la Iervolino che prima ho votato e poi ho combattuto con tutte le mie forze una volta avvertito il tradimento e il raggiro totale.
Un’ultima considerazione la faccio da meridionalista, che è uno stadio diverso da quello di uomo di denuncia e di attivismo. Napoli è morta prima per un regime straniero che l’ha colonizzata e poi per colpa della politica che l’ha tenuta in scacco servendosi della camorra per ovvi interessi. Se Napoli oggi è in ginocchio è colpa della politica! De Magistris è entrato in politica ed è a tutti gli effetti un politico. Ma se vuole dare una mano a Napoli sappia essere uomo del popolo perché Napoli (e tutto il sud) può risollevarsi davvero solo con delle dinamiche protezionistiche e attente ad un territorio fino ad oggi e da 150 anni colpito da inerzie nazionali fortemente squilibrate verso il nord. Solo così si potrà eliminare il bubbone della spazzatura, migliorare l’offerta di lavoro per evitare che i giovani impoveriscano il meridione a vantaggio del settentrione, e restituire ai Napoletani l’orgoglio di esserlo rispolverando e riconsacrando quella grande storia che ha fatto di Napoli la matrice della moderna società europea. Questo lo si fa ridando vita alla città con le forme di cultura di cui è capace per tradizione, e restituendo le strade alla gente aumentando la sicurezza. Senza andare a Sud non si va da nessuna parte!

Una campagna elettorale giocata su un campo di calcio

Una campagna elettorale giocata su un campo di calcio
Berlusconi scende a Napoli e la tratta da colonia

Angelo Forgione (Movimento V.A.N.T.O.)

Sia chiaro, ognuno poteva scegliere dove stare la sera della chiusura della campagna elettorale. Io sono stato in entrambe le piazze per tastare il polso del clima pre-elettorale perchè, pur avendo la mia idea, quello che più mi interessa è la città e il suo popolo. Niente dono dell’ubiquità, la chiusura degli interventi politici alla Rotonda Diaz ha coinciso con l’arrivo di Berlusconi a Piazza Plebiscito, momento in cui la vergogna è venuta fuori con il premier che ha trattato i Napoletani come fanno tutti da 150 anni: colonizzati!
Ma perchè Berlusconi è sceso a Napoli direttamente dal G8 francese? Presto detto. Tutto nasce dal Presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis che al teatrino di corte di Palazzo Reale, alla vigilia delle prime votazioni, dichiara la sua simpatia per Lettieri. Ma ad inizio settimana, la Gazzetta dello Sport, quotidiano milanese, diffonde l’interesse di Berlusconi per Hamsik. De Laurentiis non gradisce lo sgarbo e incontra De Magistris per parlare dello stadio San Paolo, uno degli stadi più grandi e più fatiscenti d’Europa che la sinistra iervoliniana ha dato in concessione gratuita alla SSC Napoli. Berlusconi capisce l’autogol elettorale e intuisce che l’unica cosa da fare per riparare al danno è andare a Napoli non per parlare di programmi e soluzioni ai problemi ma per dichiarare che non compra Hamsik.
Nota a margine, nella notte seguente appaiono al centro storico e in alcune periferie manifesti contro De Magistris raffiguranti lo stadio San Paolo sbarrato.
Sono li, incredulo di quanto sto ascoltando. Mi dico “Ma come? Qui si decide il futuro di una città in cui l’immondizia invade le strade e i turisti muoiono appena scesi dalle navi, e l’uomo politico con più potere d’Italia, uno degli otto più importanti della terra sulla carta (se ne è vantato davanti la platea), viene nella piazza della grande storia borbonica a parlarci di Hamsik e a cantare ‘o surdato nnammurato?”
È quel punto chiaro che a sostenere Lettieri è il Presidente del Milan, non quello del Consiglio dei Ministri. 
Quando sento quel proclama lancio un “epiteto” sperando di non essere il solo. Probabilmente non lo sono, ma purtroppo, sotto al palco, molti napoletani esplodono giubilanti all’elemosina del Presidente rossonero. A quella carità per una colonia chiamata Napoli, un popolo dritto avrebbe fischiato sonoramente. E invece urla di gioia e bandiere al vento! Dimenticando che quell’uomo sul palco è lo stesso che la mattina di Milan-Napoli, all’Unione del Commercio di Milano (e sottolineo all’Unione del Commercio di Milano), arrembò contro il meridione tutto (non solo Napoli) dicendo “andiamo a battere il Sud”. E anche lo stesso uomo che ha festeggiato con la Lega Nord in parlamento, tra bandiere leghiste e con fazzoletto verde nel taschino, per il federalismo municipale che drena i soldi dei meridionali verso i comuni del nord (leggi).
Qui la politica non c’entra niente. Qui c’entra il populismo politico e la vergogna di un popolo che non riesce e ritrovare se stesso, la propria dignità e la propria consapevolezza. Le mani nei capelli ce le dovremmo mettere noi, non Hamsik. E per disperazione.

p.s.: Hamsik si vende se decide di andarsene e se De Laurentiis decide di venderlo, non se Berlusconi decide di comprarlo.