Quando Céline Dion cantò in Napoletano

Quando Céline Dion cantò in Napoletano

con “Ammore Annascunnùto” si “laureò” in lingua partenopea

“Live in Las Vegas – A new day…” è stato sicuramente lo show che più di tutti ha segnato la carriera di Céline Dion. Perchè fu il primo show “stabile”, uno spettacolo ricco di scenografie e coreografie, ma anche di brani di grande qualità. Tra questi “Ammore Annascunnuto“, una canzone napoletana scritta da Bruno Coulais (compositore francese ed autore anche della colonna sonora del film “Les Choristes”), Felippe Fragione e Mario Castiglia.
Céline Dion scelse di universalizzare il brano, portando ancora una volta la lingua e la canzone napoletana dall’altra parte del mondo con una delle esibizioni più emozionanti di tutto lo show in cui una fenomenale interprete, entrando accompagnata da una schiera di ballerini, mostra una buona pronuncia napoletana, carpendo l’attenzione di un pubblico sorpreso.
La canzone non è incisa in alcun album della cantante canadese ma inserita unicamente nel DVD dello spettacolo.

Céline Dion canta “Caruso” con Florent Pagny

Sulle tracce dell’orologio storico di P.zza VII Settembre

Sulle tracce dell’orologio storico di P.zza VII Settembre

intervista per CapriNews sul mistero dell’orologio scomparso

Angelo Forgione – Dopo la denuncia del 19 Dicembre circa la scomparsa dell’orologio storico di Piazza Sette Settembre liberata finalmente del cantiere della metropolitana, ecco un’intervista per TeleCapriNews in cui si fa il punto della situazione partendo dai carteggi del 2008 custoditi all’epoca della “battaglia” per il recupero dei 12 esemplari, allorchè furono tutti rimossi.

p.s.: nell’intervista non si fa riferimento al fatto che gli orologi restaurati, una volta detti “dell’ora unica” e sempre puntualissimi, non sono più sincronizzati a tal punto che non prevedono neanche il cambio d’ora solare/legale (basti vedere l’esemplare in Piazza Duca D’Aosta/Funicolare centrale). Di questa situazione stiamo collaborando, come in passato per gli orologi, con Assoutenti Napoli.

intervista del Dicembre 2011

intervista del Dicembre 2008, prima che orologio e lampioni tornassero a mostrarsi…

Ennesimo aumento Tangenziale: 90 CENTESIMI

Ennesimo aumento Tangenziale: 90 centesimi!

Cirino Pomicino: «1% d’aumento». Ma in realtà è del 6%…
la giunta De Magistris prenda posizione 

Angelo Forgione – È la più grande opera pubblica realizzata a Napoli nel dopoguerra, anzi l’unica prima della costruenda nuova metropolitana. Si tratta della Tangenziale di Napoli che consente di attraversare velocemente la città. Ma farlo, caso unico in Italia, non è gratuito.
Il 31 Dicembre del 2006 la tariffa era di 65 centesimi; dopo soli cinque anni sta per toccare quota 90. Un aumento intorno al 40%, silenzioso e diluito nel tempo, oltre i parametri di rincaro della rete autostradale. Il vero “espediente” da contestare sta appunto nel fatto che la tariffa è soggetta ad incrementi omologati ai periodici aumenti autostradali. Proprio questo impone una distinzione perché un asse urbano non può subire l’identico incremento delle tratte autostradali, differenti per funzioni, finalità e utenze. Altro trucco sta nell’arrotondamento che fa scalare il balzello verso l’alto di 5 cent alla volta. È l’ennesima conferma di una vessazione continua senza reazione del popolo napoletano, già sperequati con assicurazioni, accise di carburanti e bollo auto gonfiato.
Il presidente di “Tangenziale di Napoli” Paolo Cirino Pomicino dice che è obbligato dalla convenzione in essere e che l’aumento è dell’1 per cento e quindi contenuto. Ma la matematica, si sa, non è opinione, è 85 più 0,085 fa 85,085 cent. Ad arrivare a 90 si comprende che in realtà l’aumento in arrivo è del 6 per cento, e ogni commento su una speculazione continua è superfluo, così come ogni considerazione su alcuni politici e manager meridionali che dimostrano in questa maniera di essere “manovrati” dai poteri del Nord.
Più di 6 milioni di euro al mese derivano attualmente dallo stop al casello, e tanto basta a dare l’esatta portata dell’affare Tangenziale. Soldi che finiscono in buona parte al Nord, alla holding “Atlantia S.p.A.” controllata dalla famiglia Benetton di cui la mucca da mungere di nome  “Tangenziale di Napoli” fa parte.
La Tangenziale è proprio come un’autostrada, con tanto di caselli e pedaggi. Tant’è che la denominazione ufficiale è “Autostrada A56”. Eppure, nonostante tutto ciò gravi sulla vita quotidiana dei napoletani, quello del dazio è un problema “cronico” della città ormai assuefatta a questa gabella. Tutto ciò dura da 39 anni e nulla fa pensare che non sia per sempre.
Progettata negli anni sessanta, in pieno boom economico, perché fosse un ponte viario da oriente a occidente, la superstrada urbana è una lunga striscia d’asfalto lunga 21 km che s’inerpica sulle colline di Capodimonte, dei Camaldoli e del Vomero per poi adagiarsi sulla zona flegrea verso Pozzuoli, raccordandosi infine con la Domitiana. Una strada ben progettata che sul piano tecnico-urbanistico è di livello superiore persino al G.R.A. di Roma e alle Tangenziali milanesi. Basti pensare alle soluzioni ardite utilizzate per adattare il progetto alla conformazione geologica dei siti stretti tra mare e collina: il viadotto di Capodichino, che per 1.360 metri “sorvola” il tessuto urbano, e la galleria che passa sotto la Solfatara sopportando una temperatura di 40°. Talmente solida che nel 1980 la struttura non riportò alcun danneggiamento dal terremoto e i giapponesi accorsero in massa a studiare il miracolo d’avanguardia.
Poco meno di 300 mila transiti giornalieri, e chissà quanti di questi fruitori si siano mai domandati da cosa si motivato il pagamento del pedaggio in Tangenziale. Il “balzello al casello” è un retaggio della sua costruzione. Un’infrastruttura ideata, progettata e realizzata con capitale interamente privato, primo esempio in Italia di project financing: 70% Iri, 15% Sme, 15% Banco di Napoli, senza finanziamenti dello Stato. La costruzione prima e l’esercizio poi, furono affidati alla “INFRASUD S.p.A.” del gruppo Iri-Italsat, con denominazione “Tangenziale di Napoli S.p.A.”. Gli investimenti iniziali furono senza dubbio notevoli e per sostenerli si adottò il pagamento del pedaggio. 300 lire nel 1972, anno di apertura al traffico, divenute praticamente 1.400. Un tributo dovuto per una convenzione della durata di 33 anni tra Anas e società di gestione firmata il 31 Gennaio del 1968 e scaduta nel 2001, quando proprio la società di gestione ritenne di non poter coprire le spese di manutenzione. La concessione è stata rinnovata nel 2008, con l’impegno da parte dell’azienda ad effettuare una serie di opere che giustificano il prolungamento del pedaggio. Necessità o espediente? Dovrebbe trattarsi di necessità perché nella proroga della concessione è prevista la realizzazione di un collegamento con l’asse occidentale che dovrebbe passare all’esterno della zona ospedaliera (pro utenti Ospedale Monadi) e uno spostamento più all’esterno dei caselli della stessa zona ospedaliera. Si farà è solo una giustificazione su carta di una gabella da esigere ancora?
Sta di fatto che per sette anni, dal 2001 al 2008, il pedaggio è proseguito nonostante fosse scaduta la convenzione e oggi, dopo 39 anni di esercizio, i costi iniziali sono stati certamente ammortizzati.
Certo, l’arteria ha una manutenzione d’eccezione con una ripavimentazione costante, 65 telecamere di cui 34 nelle gallerie, tutor, una complessa sala monitoraggio, barriere fonoassorbenti e display informativi; sono poi 350 circa gli addetti tra casellanti e funzionari. Ma il pedaggio resta un’iniqua tassa a carico degli automobilisti napoletani come non accade in alcun’arteria cittadina d’Europa, oltre a rappresentare la principale causa della congestione del traffico, specialmente nelle ore di punta.

Usa la testa, non le mani. Non trasformare la festa in tragedia!

Angelo Forgione Le indicazioni sono sempre più confortanti. I bollettini di guerra della notte di Capodanno fanno registrare miglioramenti di anno in anno. Merito soprattutto dei controlli ma anche della lenta penetrazione di una sensibilità rispetto alla pericolosità di certi ordigni illegali, perché di questo si tratta. Certo, ai proiettili vaganti fatti esplodere dalle mani armate dei criminali non c’è rimedio, ma laddove si può operare i miglioramenti sono evidenti: lo scorso anno non si registrarono vittime, anche se vi furono “solo” 350 feriti.
Ripropongo anche quest’anno una foto già mostrata negli anni scorsi e che ha la capacità di invadere in modo virale il web. È la mano di un giovane settentrionale di 22 anni, vittima di un incidente da esplosione accidentale di fuochi d’artificio nella notte del 29 dicembre 2010. La mano fu amputata al polso presso il Policlinico “G.B. Rossi” di Verona. La realtà cruda, seppur cruenta, è l’unico vero deterrente contro l’ignoranza e la superficialità. Le scuse per i deboli di stomaco sono d’obbligo.

Bisogna cliccare sulla foto e ingrandirla a pieno schermo per comprendere cosa può succedere a chi rischia di far esplodere botti proibiti. Questa immagine, autentica, scattata dal dottor Andrea Atzei, chirurgo della mano, polso e gomito del Policlinico “G.B. Rossi” di Verona, è più efficace di qualsiasi avvertimento riguardo ai danni gravi e spesso irreversibili che certi ordigni possono provocare.
Il bilancio del 1° Gennaio di ogni anno è sempre indicativo: il numero di morti e feriti per le follie della notte del Capodanno indicano la civiltà e la maturità di un popolo. Non è solo una questione di botti illegali ma anche di uso di armi da fuoco, eccessi di alcool e droghe, e pure di fuochi inesplosi del giorno dopo.
Si può festeggiare e far baldoria restando presenti a sé stessi. Non è perbenismo e moralismo ma realtà che sembra non interessare nessuno, finché qualcuno in famiglia non ci rimette un arto, la vista o addirittura la vita.
Buon Capodanno a tutti!

Alcuni semplici consigli non si dovrebbero mai dimenticare:

  • In caso di esplosione di botti sicuri, rimanere almeno a 100 metri dalla sede in cui vengono fatti esplodere i petardi, preferibilmente al riparo;
  • Evitate assolutamente di raccogliere i frammenti del petardo esploso o peggio i petardi inesplosi: i frammenti possono essere ancora caldi tanto da ustionarvi e i petardi  “inesplosi” possono “rianimarsi “all’improvviso ed esplodervi nelle mani;
  • Evitate di affidare ai bimbi più piccoli le cosiddette “stelline  luccicanti”: circa il 10% dei danni da fuochi d’artificio sono provocate da queste “stelline”, in  particolare nei  bimbi di età inferiore ai 5 anni.

A proposito della morte di Giorgio Bocca…

A proposito della morte di Giorgio Bocca…

Angelo Forgione – Giorgio Bocca si è spento. Ne ho documentato il lato intollerante, e avrei voluto “assistere” alla notizia in silenzio ma le reazioni sono state forti e non ho potuto non commentare la morte dello scrittore piemontese. La vecchiaia ne aveva evidentemente oscurato l’anima, resa tenebrosa e triste; non viveva più in pace con se stesso oltre che con il paese che ha cercato di raccontare, ma da un punto di vista tutto settentrionale. Bocca soffriva perchè più si inoltrava nella vecchiaia e più sapeva di non poter vedere l’Italia come la sperava. Lanciava strali al Sud e ne era a tutti gli effetti un nemico, e ciò che ha lasciato alla nazione è anche un attacco ai meridionali che non può essere sottaciuto  nonostante il doveroso rispetto per la sua dipartita.
Non sono in linea con chi gioisce e festeggia per la sua scomparsa. Tantomeno sono in linea con chi elogia ed esalta un uomo bravo a scrivere almeno quanto a seminare astio nel meridione in nome di una presunta superiorità “piemontesettentrionale”, professando un razzismo sdoganato come cultura da un paese nordecentrico che si basa su un simile sentimento da sempre.
L’ipocrisia non ci appartiene e Bocca non era amico del Sud e ne parlava malissimo. Lo denigrava in pieno stile Cavour, senza conoscerlo. Qualcuno potrebbe dire che lo faceva per indicarne gli errori, ma la sua tutto era fuorché una critica costruttiva. Non edificava una nuova Italia ma ne distruggeva il meridione. Il suo era un odio dichiarato e non ne faceva un mistero, come non faceva mistero della sua ipocrisia dichiaratamente utile per tenere buoni i suoi lettori meridionali, abitanti di un “paese di Re merda”. Ma era stato ostile anche agli ebrei, prima fascista e poi partigiano… alla faccia della coerenza decantata dal Presidente Napolitano nel ricordarlo.
L’Italia oggi saluta e celebra “l’eroico partigiano” dimenticando che capeggiava la schiera degli “intellettuali antimeridionali”. Bocca è statto comunque significativo per la storia contemporanea del paese perchè ne ha in qualche modo esaltato la conflittualità. Molta gente del Sud ha dato sfogo a reazioni “scomposte” sui social network e nei blog alla notizia della sua scomparsa. La morte di un uomo va rispettata senza trascendere; finchè si resta legati all’esistenza umana sarebbe il caso di porsi quei limiti che Giorgio Bocca aveva abbondantemente oltrepassato. Non è stato il primo a dividere e non sarà l’ultimo. A noi piace chi unisce, quindi niente offese ma neanche monumenti in suo onore che sarebbero al razzismo.

Chiusura canale Youtube angeloxg1

ATTENZIONE: Youtube, come regalo di Natale alla libertà di informazione Napoletana e Meridionalista, ha chiuso il canale angeloxg1 per alcune violazioni di copyright riscontrate.
È in corso la ricostruzione di un nuovo canale di cui sarà data comunicazione a operazione completata.

È ora necessario riorganizzare anche i contenuti di questo blog.

Angelo Forgione

tratto da calcionapoli24.it

Doni scaricato dagli atalantini, ora è di Roma ladrona

Doni scaricato dagli atalantini, ora è di Roma ladrona

quello schiaffo a Napoli in diretta tv sta tornando indietro più forte

Angelo Forgione – Nonostante la condanna a tre anni e sei mesi, Cristiano Doni fino a qualche giorno fa, era ritenuto innocente dall’Atalanta e difeso ad oltranza dai suoi tifosi che avevano sfilato per le strade di Bergamo lo scorso Luglio per difendere il loro capitano, tirando in ballo i napoletani ai microfoni di La7. Per la gente orobica, Doni era stato coinvolto erroneamente nello scandalo del calcioscommesse o, ancora peggio, tirato dentro a scopo strumentale.
Esultava a testa alta da quando fu assolto dall’accusa di aver pilotato, insieme ad altri giocatori, il risultato di un’Atalanta-Pistoiese (1-1) del 20 agosto 2000 in Coppa Italia. L’arresto è arrivato lo stesso, ed è stato condito da un tentativo di fuga in mutande (video) che ha messo in difficoltà tutto l’ambiente atalantino che ha iniziato a vacillare quando dalle intercettazioni con l’ex preparatore del Ravenna Santoni è venuta fuori la frase «se ci va di mezzo l’Atalanta dobbiamo espatriare, cambiare nazione». L’atalantino è accusato di aver manipolato tre partite dell’Atalanta della scorsa stagione e di aver pagato una tangente allo stesso Santoni per il quale contribuì alle spese legali del processo sportivo comprandone il silenzio davanti al procuratore federale Palazzi. In questi giorni Santoni ha ammesso di aver truccato la partita Atalanta-Piacenza dello scorso campionato di B, vinta dai nerazzurri 3 a 0. Nell’ordinanza di custodia cautelare il GIP Guido Salvini scrive che Cristiano Doni, quando ha scommesso e corrotto giocatori delle squadre avversarie, ha agito «anche per conto di imprecisati dirigenti della sua squadra».
Tradotto in soldoni, la posizione di Doni sta inguaiando l’Atalanta ma i tifosi, anche dopo l’arresto, hanno riempito i forum nerazzurri con slogan del tipo “giù le mani dal capitano”. E così, prima della partita contro il Cesena, il Presidente della “dea” Antonio Percassi ha ritenuto di lanciare un messaggio alla piazza facendo pubblicare un comunicato stampa sul sito ufficiale con cui ha invitato la propria tifoseria a stringersi intorno alla squadra e ai colori nerazzurri in questo momento difficile. Poche righe ma eloquenti: abbandonare Doni perchè continuare a difenderlo porterebbe solo danni alla società.
E così ieri la curva atalantina, la stessa che fino a ieri l’altro era dalla parte di Doni, ha esposto questo striscione: “Percassi: tutta la tifoseria è con te. Non mollare”. La prova del cambio di “strategia” la da l’assenza dello striscione “A testa alta verso la salvezza”, dedicato a Doni e alla sua esultanza dopo ogni gol, scomparso dalla “Nord”. Ora, in omaggio alla coerenza, pare che Doni non sia più il capitano, uno di loro; ora tutti si accorgono che Cristiano è di Roma ladrona dimenticando che  è cresciuto a Verona laddove si trasferì a 3 anni con i genitori genovesi, e non fa nulla che gli abbiano conferito la cittadinanza onoraria bergamasca perchè sono pronti a sottrargliela.
Insomma, la società si produce in equilibrismi e messaggi cifrati che non sono affatto casuali. In realtà si tratta di un argine a quanto sta accadendo in una città ostaggio della tifoseria più estrema. Alcuni ultras bergamaschi in mattinata erano andati in tribunale dove era in corso il processo per direttissima a Doni. Avevano incrociato il giornalista de “L’Eco di Bergamo” Stefano Serpellini, e poi portato dentro un porticato. Claudio Galimberti detto “il bocia”, capo storico della Curva Nord, amico fraterno di Cristiano Doni, già indagato per associazione a delinquere ed espulso da tutti gli stadi italiani, aveva minacciato il giornalista: «Se domani associate la cocaina alla curva, vengo al giornale, lo incendio e ti spacco le gambe. Non mi importa niente di andare in carcere». E per finire, una testata sul naso.
Succedono cose strane nella Bergamo perbene ostaggio di frange di ultras atalantini e ideologi leghisti. Con il benestare della società, due ricevitorie stampavano biglietti in serie contravvenendo a tutte le disposizioni di legge: sono state chiuse. L’assessore regionale della Lega Nord Daniele Belotti, che ha fatto visita a Doni in carcere, compare nelle intercettazioni del “bocia” mentre gli suggerisce come coordinare una protesta degli ultrà sotto la questura; era a Giugno in piazza a difendere il calciatore: è considerato l’ideologo degli ultrà ed è finito sotto indagine anche lui. E meno male che non sono Napoletani!
A proposito, l’organizzazione internazionale con sede a Singapore di cui Doni era referente italiano si sarebbe servita della camorra per liquidare le vincite, e questo basta a far capire chi era in campo con la maglia dell’Atalanta. La Napoli migliore, quella si che cammina a testa alta grazie a Fabio Pisacane che il tentativo di corruzione l’ha denunciato, e la cui Ternana veleggia in testa alla classifica della Lega Pro. Un raggio di luce nelle tenebre.

Finalmente Castel dell’Ovo illuminato by-night

Finalmente Castel dell’Ovo illuminato by-night

Angelo Forgione – Con la vecchia amministrazione sono stati due anni di battaglie contro un muro di gomma. Denunce, video, approfondimenti, dibattiti televisivi e contatti con le aziende realizzatrici degli impianti realizzati per i principali monumenti e poi lasciati senza manutenzione. Unico risultato, pur importantissimo per il decoro, il restauro dei lampioni storici all’ingresso di Palazzo Reale (che in questi giorni vedranno un nuovo ritocco). A sei mesi dall’insediamento della nuova giunta De Magistris, qualcosa finalmente si “vede” e i solleciti mai interrotti trovano le prime risposte.
Dopo circa dieci anni di buio, il Castel dell’Ovo e il “Borgo Marinari” tornano a mostrarsi in tutta la loro bellezza anche di notte. Inaugurato il nuovo impianto, realizzato da Enel Sole, acceso personalmente dal sindaco De Magistris e dal direttore generale di Enel Sole Giovanni Maria Pisani Mercoledì 21.
Durante la trasmissione radiofonica “La Radiazza” di Gianni Simioli su Radio Marte di oggi, ho avanzato a De Magistris (ospite in studio) il timore di dover rivedere spento il maniero e la necessità di illuminare anche gli altri siti monumentali. Il sindaco ha assicurato che il “Borgo Marinari” sarà illuminato ogni sera e che lavorerà per dare luce ad altri monumenti della città.
Nel dettaglio, il nuovo impianto include sedici nuovi proiettori di varia potenza, da 150 fino a 1.200 W, due proiettori che illuminano il lato Nord del castello sulla scogliera di via Partenope, e altri cinque posizionati sulla facciata principale. Nel lato Sud, invece, due sostegni illuminano con sei proiettori e altri tre sono nella zona “Ramaglietto”.
In vista della prossima riqualificazione del litorale di Via Caracciolo per le regate di preparazione alla “Coppa America” di vela, il lungomare più bello del mondo comincia a ritrovare la sua valorizzazione completa.
De Magistris si è detto molto contento di rivedere illuminato il castello sul mare proprio alla vigilia di Natale e ha auspicato una proficua intesa con Enel Sole per illuminare altri monumenti della città che meritano di essere valorizzati anche di notte. “Per quanto possibile”, ha aggiunto De Magistris, saranno previsti stanziamenti per l’illuminazione monumentale nel bilancio di previsione 2011-12 del Comune di Napoli.
Speriamo… e vigiliamo.

PressPhoto

video / il caro assicurazioni al Sud discusso a Bruxelles

video / il caro assicurazioni al Sud discusso a Bruxelles

petizione di Federconsumatori e “Mo Bast”

Angelo Forgione – Ecco la sintesi dilmata dell’animata discussione al parlamento europeo di Bruxelles della petizione-rivolta presentata da Federconsumatori Campania per iniziativa del movimeno meridionalista “Mò Bast” e sostenuta dall’Europarlamentare Enzo Rivellini. 73.000 firme in sei mesi raccolte  contro le discriminazioni territoriali attuate dalle assicurazioni nei confronti del Sud Italia.
Tutta gente stufa che non accetta più che, a pari condizioni, gli automobilisti e i motociclisti di Napoli debbano pagare il triplo rispetto a quelli milanesi che commettono anche molti più incidenti. Qui le truffeammesso che siano solo napoletane, sono solo un alibi per spremere una parte del paese, perchè una persona perbene di Napoli non può pagare per i truffatori ma quanto una perbene di Milano.
I rappresentanti di “Mò Bast”, con avvocati al seguito, sono stati ricevuti a Bruxelles per discutere i motivi della petizione e per far capire all’Europa cosa sta accadendo da tempo in Italia, ovvero la violazione di un principio di concorrenza che è un validissimo motivo per avviare un procedimento di messa in mora dell’Antitrust italiana.

I dati ufficiali degli incidenti di tutte le province relativi all’anno 2010 richiesti all’ufficio stampa dell’ACI parlano chiaro; le province di Napoli e Milano sono lo specchio di una speculazione ai danni dei meridionali.

Napoli
popolazione = 3.080.873 / circolante = 2.321.363
incidenti = 5.700 / Morti = 97 / Feriti = 8.319

Milano
popolazione = 3.156.694 / circolante = 2.296.217
incidenti = 18.226 / Morti = 141 / Feriti = 24.813

Le briglie borboniche, esempio di prevenzione da frane

“Briglie borboniche”, esempio di prevenzione da frane

Angelo Forgione – Paolo Villaggio, all’indomani dell’alluvione di Genova, aveva declassato la cultura ligure definendola inferiore a quella anglosassone cui si ispira. E pensando di affossarla del tutto, l’aveva accostata alla «cultura sudista borbonica che è il male di tutta l’Italia». Inutile tornarci su dopo aver sufficientemente dimostrato l’inesattezza del concetto, ma dal Parco Nazionale del Vesuvio arriva un ulteriore esempio borbonico di prevenzione e messa in sicurezza del territorio contro il dissesto idrogeologico che invece imperversa oggi in tutto il paese.
Si tratta delle “Briglie borboniche” che Legambiente ha replicato sul Vesuvio per tutelare il territorio con economici e intelligenti correttivi a monte che in epoca borbonica erano all’ordine del giorno.
Grate a livelli originariamente in pietra lavica e oggi in legno che contengono l’acqua piovana e consentono la ricrescita della vegetazione; insieme ad alvei, vasche e catene, erano una componente dell’ingegnoso sistema di bonifica borbonico che si sta cercando di replicare in piccolo sul vulcano partenopeo.
Le “Briglie borboniche” originali sono oggi sotterrate da strade, abitazioni e coltivazioni; e non a caso il pericolo di frane come quella di Sarno è dietro l’angolo in buona parte dell’area vesuviana.