Una firma per ridurre i privilegi dei parlamentari

Una firma per ridurre i privilegi dei parlamentari

fino al 26 Luglio si può firmare negli uffici elettorali (Comune)

Entro il 26 luglio 2012 ogni cittadino può apporre la sua firma presso l’Ufficio Elettorale del Comune di residenza per richiedere un referendum per la riduzione dei privilegi dei parlamentari.
La raccolta delle firme è finalizzata all’abrogazione dell’Art.2 della Legge 31 ottobre 1965, n.1261 relativo alle indennità parlamentari, che dice “Ai membri del Parlamento è corrisposta inoltre una diaria a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma. Gli Uffici di Presidenza delle due Camere ne determinano l’ammontare sulla base di 15 giorni di presenza per ogni mese”.
I parlamentari italiani sono quelli che percepiscono i compensi più alti in Europa. Compensi, non stipendi, perchè agli stipendi si sommano altre diverse voci che raddoppiano di fatto i soldi e i privilegi che entrano nelle tasche dei nostri eletti. Si va dalle spese di rappresentanza, a quelle dei portaborse, alle spese telefoniche.
Nonostante questi compensi da capogiro i politici non devono sostenere spese di circolazione sulle autostrade, spese per il trasporto pubblico in treno, autobus, metropolitana, spese sanitarie o assicurative, spese sportive (piscine e palestre gratuite).
A tutte questi privilegi va aggiunta la diaria di soggiorno pari a circa 3500 euro esentasse che viene erogata a tutti i parlamentari, anche quelli che hanno un’abitazione a Roma e quindi non devono sostenere le spese di affitto per l’alloggio. Il referendum servirebbe a cancellare proprio tale diaria.
Le firme si stanno raccogliendo in tutta Italia nel più assoluto silenzio per ovvi motivi. Il popolo ha la possibilità di fare giustizia ed ottenere una minima equità negli compensi dei Parlamentari e dei politici italiani. È sufficiente recarsi al proprio ufficio elettorale del Comune di residenza entro il 26 Luglio per raggiungere le 500.000 firme e ottenere il referendum. Tutti a firmare… e passaparola! 

La nazionale specchio dell’Italia? Speriamo di no!

La nazionale specchio dell’Italia? Speriamo di no!

la bacchetta magica che ha cancellato tutti i problemi

Angelo Forgione – C’era da tramere alla notizia dell’invito della nazionale di calcio al Quirinale. Atto giusto dal punto di vista sportivo, dovuto, ma “pericoloso” viste le ombre che avevano accompagnato gli azzurri alla vigilia dell’Europeo e che una finale non cancella. E il presidente della Repubblica Napolitano ha dato corpo ai timori con un discorso preparato a tavolino pregno di retorica e strumentalizzazione. «C’è molta strada da fare, c’è da cambiare molto per cambiare e rinnovarsi fino in fondo. Abbiamo alle spalle dei momenti difficili». Poi l’espressione si fa teatrale. «Certe volte, quando dico queste cose, mi domando: sto parlando del calcio o sto parlando dell’Italia? Badate bene che i discorsi si assomigliano molto ed è per questo che c’è stata grande presa sugli italiani per questa straordinaria impresa».
Nazionale specchio dell’Italia? Speriamo di no! La nazionale è solo lo specchio del calcio italiano sempre vivo e competitivo nonostante gli scandali e la crisi, un calcio in cui il Paese non dovrebbe specchiarsi anche se lo fa spesso. I calciatori della nazionale, a differenza di milioni di italiani, non si specchiano nella crisi e non ne patiscono gli effetti. Non conoscono la disoccupazione e possono consentirsi di rinegoziare i loro già lauti compensi in base agli eventi. Ecco perchè la retorica di Napolitano è fuori luogo e può solo far male.
Già le prime condanne del processo sportivo di “scommessopoli” erano state morbide e ricche di patteggiamenti, all’italiana cioè. Poi l’oblio “azzurro” che ha cancellato con un colpo di spugna i problemi della Nazione e quelli del calcio nazionale. Sotterrati i fischi all’inno di napoletani, spagnoli e croati, ognuno con le proprie motivazioni. Un calciatore è divenuto giudice e redentore del primo ministro: Buffon, intervistato da Mediaset (minuto 26:22), ha così detto di Monti che aveva proposto la chiusura del campionato per tre anni: «Non dobbiamo perdonare nessuno e io non ho sentito cosa ha detto». Qualche metro più in là Bonucci, proprio lui, compiaciuto per aver restituito al Paese l’orgoglio nazionale (minuto 25:28).
Potere del pallone che rotola in un paese calciocentrico e che se lo si fermasse per tre anni risveglierebbe l’attenzione degli italiani nei confronti di problemi e mali. Tutti ai piedi dei calciatori, partiti per gli europei tra le polemiche e tornati sul red-carpet. Tutti ad ascoltare il premier Monti che si prende 6 minuti di diretta TV e annuncia, chissà su quali certezze, che gli enormi sacrifici imposti al popolo e non ai ricchi, tantomeno ai calciatori, stanno per pagare mentre il giornalista Amedeo Goria poneva timidamente la “fatidica” domanda al manovratore («gentilmente, può dirci quando ne uscirermo?»). Tutti a santificare il pianto di un Bonucci indagato dalla procura per calcioscommesse pur restando “azzurro” mentre un suo collega veniva punito. Tutti di nuovo convinti di un’unità nazionale che esiste solo nelle parole del Presidente della Repubblica che, dopo aver scritto prima e confermato a voce poi che gli azzurri rappresentano gli italiani nelle crisi da superare, dimostra quanto il calcio sia strumento politico. Ci aveva offerto emozionanti abbracci e sincera stima all’esempio morale italiano che non ha voluto chiarire a cosa sia servito un milione e mezzo versato ad un tabaccaio per poi indicare alla Spagna e non alla Croazia la via dell’onestà. Aveva scritto a Prandelli di aver apprezzato tanto la sobrietà e serietà dei suoi commenti “senza retorica, ma non è forse questo il discorso da fare per l’Italia e per la sua Nazionale di calcio?». Già, senza retorica… una parola!
Ci uniamo al fronte di quelli che avrebbero accolto la vittoria della nazionale senza altri condimenti, quelli che non ci stavano e non intendono starci al tocco di bacchetta magica orchestrato da istituzioni politiche e calcistiche con la complicità di una certa stampa. Da Travaglio a Grillo ai “No Tav”, ognuno coi suoi motivi e con le sue provocazioni discutibili, ma tutti con ragioni sacrosante. Il calcio fa sempre più paura e si dimostra strumento di distrazione di massa che prima divide e poi finge di unire. Leggere attentamente le avvertenze e le modalità d’uso.

Simone Schettino: «è massacro mediatico da fermare»

Simone Schettino: «è massacro mediatico da fermare»

a “La Radiazza” l’artista chiarisce la “lettera del Vesuvio”

Ecco un sunto de “La Radiazza” di Gianni Simioli co-condotta eccezionalmente da Simone Schettino durante la quale l’artista stabiese ha fatto maggiore chiarezza sui presupposti da cui nasce la sua lettera a Tosel interpretata metaforicamente dal Vesuvio. Un’occasione per sgombrare il campo da equivoci e per parlare a più ampio raggio della situazione politico-sociale in Italia, uscendo dalla riduttiva campana calcistica, proprio mentre il fondatore del partito secessionista italiano è uscito di scena nel peggiore dei modi. Un interessante disamina alla quale ha dato un contributo anche Angelo Forgione puntando il dito sui napoletani chiamati a difendere senza difendere.

“Barbarossa”, flop leghista

“Barbarossa”, flop leghista

Cesario Console primo esempio di unità

Angelo Forgione – Preannunciato flop per la fiction “Barbarossa” trasmesso Domenica 25 e Lunedì 26 Marzo dalla RAI. Battuto da “Report” e anche dal derelitto “Grande Fratello”, col solo 10% di share in Lombardia e in Veneto. Persino più visto al Sud che al Nord, la produzione è costata circa 15 milioni di euro, finanziata con 6 milioni dalla RAI ma anche del Ministero dei Beni e delle Attività culturali, quindi soldi degli italiani sottratti magari alla salvaguardia dei degradati monumenti italiani. Già proiettato al Cinema nel 2009, incassò solo un milione di euro e invece di essere messo nel cassetto è stato riproposto in tv per precisa volontà di Bossi se è vero che in una famosa intercettazione telefonica Belusconi dice ad Agostino Saccà (che perde per questo la carica di direttore di Rai Fiction) “avevo bisogno di vederti perchè c’è Bossi che mi sta facendo una testa tanta con questa cavolo di fiction del Barbarossa”. Un’insistenza con successo politico ma senza successo televisivo che fa capire quale sia il legame tra politica e informazione storica e non in Italia, paese in cui nel 1999 arrivò nelle sale cinematografiche il film di Pasquale Squitieri “Li chiamarono… briganti” sulla resistenza dei popoli del Sud all’invasione sabauda, subito sospeso e mai riproposto in tv.
Il “senatur” incassa, non al botteghino, e deve arrendersi alla disattenzione degli italiani alle vicende storiche del popolo “padano”, soprattutto a quella della sua gente evidentemente poco sensibile ad accadimenti storici peraltro strumentalizzati dagli inventori del partito verde.
Federico “Barbarossa”, imperatore del Sacro Romano Impero Germanico, si sarebbe scontrato con Alberto da Giussano, che è il guerriero ritratto nella bandiera della Lega Nord. Alberto da Giussano avrebbe lottato per unire i comuni ribelli del Nord contro il tentativo di conquista di “Barbarossa”, mettendo insieme la “Compagnia della Morte” contro i germanici e sollevando il Nord col giuramento di Pontida dove nacque la “Lega Lombarda”. La battaglia finale si svolse a Legnano nel 1176 e la vittoria del Nord-Italia viene ricordata come esempio di coesione italica contro il nemico straniero.
La Lega (politica) ha eletto l’episodio storico riguardante l’intero popolo italiano ad emblema secessionistico ma in realtà la battaglia di Legnano è simbolo di unità nazionale settentrionalista nell’inno massonico di Mameli in cui si canta “dall’alpi a Sicilia ovunque è Legnano”. Quindi, mettetevi d’accordo voi che prima invadete il Sud per l’Italia unita e poi dopo 150 anni gridate “Padania libera”.
Alberto da Giussano in realtà non è mai esistito ed è un personaggio leggendario, cioè di fantasia, come la stessa Padania; un falso storico non presente in nessun documento o cronaca che qualche storico identifica invece in Guido da Landriano, console di Milano.
La “Lega Lombarda” non è neanche il primo esempio di identità nazionale perché è al Sud che ciò si verifica intorno all’850 quando Cesario Console, ammiraglio del ducato di Napoli, coalizzò le repubbliche marinare di Napoli, Sorrento, Amalfi e Gaeta formando la “Lega Campana” per respingere i Saraceni che volevano invadere Roma per poi impossessarsi dei territori del Sud. Le battaglie decisive avvennero a Gaeta e ad Ostia, entrambe vinte da Cesario Console.
Al tempo della battaglia di Legnano, i comuni del Nord erano aspramente conflittuali, soprattutto nei confronti di Milano, ma momentaneamente coalizzati sotto un unico ideale, mentre da circa 50 anni era già una realtà il Regno di Sicilia, poi divenuto delle Due Sicilie, ovvero la Nazione di tutti i territori e i popoli del Sud, nato sotto Ruggero il Normanno nel 1137 (il primo da sinistra raffigurato sulla facciata del Palazzo Reale di Napoli). Regno durato fino al 1860, quindi per oltre 720 anni, mentre la cosiddetta Padania non è mai esistita né su una cartina geografica, né su una bandiera, né in un inno. A proposito di falsi storici.

a 2:30, storia e significato di Cesario Console in una passata videodenuncia
(poi andata a buon fine)

il neo-meridionalismo della politica

il neo-meridionalismo della politica

stop alla Social Card nordista sconfitta dall’asse Napoli-Bari

Angelo Forgione – È ormai noto che, con la benedizione di Vendola, i sindaci di Napoli e Bari De Magistris ed Emiliano camminino a braccetto sul sentiero politico che porta alla politica nazionale, sbilanciata a Nord. Qualche giorno fa avevano scritto al premier Monti, sotto suggerimento dell’Assessore allo Sviluppo del Comune di Napoli Marco Esposito, denunciando l’iniquità della “Social Card” reintrodotta nel DL “Semplificazioni”, contestando il metodo utilizzato per la ripartizione delle risorse che avrebbe favorito il Nord. In particolare, le ricariche sarebbero state differenziate in base alla valutazione tecnicamente errata che il costo della vita fosse più alto al Nord rispetto al Sud. Questo avrebbe assegnato una ricarica bimestrale da 110 a 274 euro ai comuni settentrionali, mentre per quelli meridionali sarebbe stata da 80 a 212 euro. I due sindaci hanno informato Monti che, secondo rilevazioni, a parità di prodotti acquistati, la spesa sia più cara nel Mezzogiorno a causa della diversa struttura distributiva e dei maggiori costi logistici. In sostanza il Sud sconta il fatto di essere una sorta di colonia che importa, pagandone il trasporto, merci dal Nord detentore della maggior quota di ricchezza prodotta. Il trucco sta nelle “gabbie salariali” che prevedono il calcolo sul costo della vita confrontando erroneamente i prodotti più venduti in ogni esercizio commerciale e non i prezzi di prodotti identici, ed è quindi ovvio che nel Mezzogiorno si vendano maggiormente articoli “low cost” a causa del minore reddito disponibile. Il paradosso è che sia lo stesso Ministero dello Sviluppo economico, in una nota nell’Osservatorio prezzi, ad avvertire sull’uso improprio di simili raffronti territoriali. 
Battaglia vinta! Il Sottosegretario al lavoro Cecilia Guerra ha fatto visita a Marco Esposito informandolo che il Governo ha corretto il provvedimento cancellando qualsiasi differenziazione territoriale. Far passare la “svista” (nordista) sulla “Social Card” avrebbe aperto la strada a nuove speculazioni e magari portato un domani a pensioni e prestazioni sociali differenziate.
Ma non è tutto, perchè De Magistris sta studiando una delibera per consentire il conferimento della cittadinanza ai figli di immigrati nati nel territorio napoletano. «Anche in questo campo dai Comuni può venire una spinta al Governo nazionale – ha detto il Sindaco di Napoli – affinchè provveda in questa direzione». Basta poco per capire che questa è una risposta alla Lega Nord e alle sue politiche razziste di chiusura. Del resto, Napoli e il Sud hanno una tradizione di accoglienza e integrazione storica e già nel 1846 fu introdotto nelle Due Sicilie il “Decreto circa la naturalizzazione degli individui nati nel Regno da genitori stranieri” riprendendo una legge pure in vigore nel 1817. Il Sindaco ha reso noto che entro Marzo sarà pronta una ordinanza che organizzerà tutti i mercatini etnici per immigrati in ogni zona di Napoli. Insomma, sembra proprio che De Magistris stia andando a Sud, così come
consigliatogli all’indomani dell’elezione a Sindaco.
De Magistris ed Emiliano si propongono come un nuovo modello di politica meridionalista di contrapposizione alle sperequazioni della politica nordista che finge di non sentirci, in attesa di accogliere Rita Borsellino impegnata nella candidatura a Sindaco di Palermo sponsorizzata, e ci risiamo, da Vendola. Lo ha detto proprio il sindaco di Bari a “la Zanzara” su Radio24, ipotizzando un prossimo nuovo quadrilatero geopolitico che non sarebbe più quello austriaco di Verona, Peschiera del Garda, Mantova e Legnago ma quello meridionale di Napoli, Bari, Palermo e Catania. Ricorda vagamente qualcosa.

E ora anche Virgilio è un “terrone”

E ora anche Virgilio è un “terrone”
doppia gaffe dell’assessore al turismo del Comune di Mantova

Angelo Forgione per napoli.com «Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc Parthenope». L’epitaffio in latino sulla tomba di Virgilio a Posillipo dice “mi ha generato Mantova, la Puglia mi ha strappato alla vita, ora Napoli mi conserva”. Il grande poeta fu a stretto contatto coi politici dell’antica Roma ma mai avrebbe potuto immaginare che questo messaggio ai posteri avrebbe scatenato i politici di due millenni dopo avversi a “Roma ladrona”.
È proprio una questione di cultura quella della Lega, o meglio, di mancanza di cultura. L’assessore al turismo del Comune di Mantova, il leghista Vincenzo Chizzini (foto), si è infatti scagliato contro le celebrazioni del poeta di casa alla mostra “Virgilio, volti e immagini del Poeta” aperta a Palazzo Te. «Virgilio se n’è andato a Roma, in Calabria, infine a Napoli, dove è sepolto. Ci ha traditi».
Doppia gaffe! Virgilio, dopo Roma, non si recò affatto in Calabria. Calabri, sull’epitaffio della sua tomba, indica il nome bizantino del Salento laddove morì (a Brindisi) durante il rientro da un viaggio in Grecia, mentre la Calabria si chiamava Bruzio. È evidente che l’Assessore Chizzini ha avuto difficoltà a tradurre dal latino quanto ha letto circa la vita del poeta mantovanapoletano, interpretando peraltro il tempo perfetto latino rapuere come rapimento emotivo e non fisico. Calabri rapuere non vuol dire “la Calabria mi rapì” ma “a Brindisi fui rapito dalla morte”.
La mostra, che espone un raro mosaico (in basso) raffigurante Virgilio tra le muse Clio e Melopomene ottenuto in prestito dalla Tunisia e proveniente da una villa romana di Hadrumetum, oggi Sousse presso Hammamet, si è trasformato in uno scontro su tutti i fronti a suon di brutte figure. Il parlamentare leghista Gianni Fava, all’inaugurazione con gli ospiti tunisini (console, ministro e sindaco di Cartagine) tra cui Afef Jnifen, ha detto: «non capisco perché Mantova debba essere ricettacolo di soubrette a fine carriera».
Ancora una dimostrazione di come la cultura e la storia siano bersaglio leghista da immolare sull’altare della demagogia e della propaganda. Stavolta è il turno di Virgilio che non fu solo un poeta epico d’epoca romana innamorato di quella culla di cultura che è Napoli e dell’intera “Magna Grecia”, ma della città partenopea anche patrono dopo Partenope e prima di San Gennaro, nonchè suggestivo mago.
I politici secessionisti si capacitino del fatto che il mantovano Virgilio, timido e riservato per natura, si spostò a Napoli in seguito ad una crisi esistenziale da risolvere apprendendo la dottrina di Epicuro alla scuola filosofica di Sirone e Filodemo. L’Epicureismo subordinava la ricerca filosofica all’esigenza della tranquillità dello spirito umano e divenne il riferimento del taciturno ragazzo del nord che trovò la cultura e il saper vivere al Sud, laddove aprì la sua mente conoscendo personaggi politici ed artistici di primario rilievo, tra cui Orazio. Napoli accolse più tardi anche la sua famiglia in fuga da Mantova a causa della confisca dei terreni di proprietà seguita alla “battaglia di Filippi”. E a Napoli diede sfoggio delle sue capacità letterarie componendo le Bucoliche, le Georgiche e l’Eneide, divenendo riferimento della popolazione e simbolo della libertà politica e della cultura della città che dopo la conquista romana conservò la sua estrazione ellenica.
I leghisti non accettano che l’uomo che onora il nome di Mantova è uomo di cultura di Neapolis, legato alle leggende di Piedigrotta, del Castell’Ovo, della Grotta di Posillipo e di tante altre testimonianze storiche della fortuna che un uomo del Nord trovò al Sud, come avveniva fino ad un certo momento della storia d’Italia in cui la cultura fu sottomessa alle armi e all’ignoranza. I leghisti non accettano che Virgilio amò Posillipo, dove si fece seppellire, perchè era il luogo incantevole della “pausis lype”, ovvero il riposo dagli affanni… di un’infanzia mantovana infelice. O forse i leghisti non riescono a capire che se non fosse sceso a Napoli, Virgilio non sarebbe diventato il Virgilio che da lustro a Mantova e non avrebbe ispirato la rivoluzione linguistica italiana di Dante. Ma di quale tradimento si parla?

Caro De Magistris, ora vai a sud! (?)

Caro De Magistris, ora vai a sud!
il nuovo sindaco faccia l’opposto del suo predecessore

di Angelo Forgione (Movimento V.A.N.T.O.)

Esce per sempre di scena la Iervolino senza lasciare un solo rimpianto che sia uno in città. Il peggior sindaco della storia, ormai da mesi un simulacro errante, e nemmeno tanto errante, che ha lasciato la città in balia delle sue dinamiche perverse e delle sue derive peggiori. Ieri, sotto Palazzo San Giacomo, l’antico palazzo dei ministeri borbonici, c’erano tantissimi giovani e questo la dice lunga sul sentimento di liberazione e sulle speranze che la gioventù partenopea nutre nel nuovo arrivato Luigi De Magistris. Tra quelli che mi salutavano c’era qualcuno che mi diceva «Auguri», a simboleggiare un capodanno napoletano accompagnato anche dai fuochi d’artificio. Un benvenuto a lui, uomo che ha saputo portare avanti una campagna elettorale quasi impeccabile sfruttando proprio l’insoddisfazione dei giovani e le incertezze del vento berlusconiano sempre più debole, a tal punto che lo stesso Lettieri aveva provato all’inizio a presentarsi senza il simbolo del PDL ma con un’immagine quasi neutra per poi sfociare nel populismo, nel nervosismo e nella rissa dell’ultima settimana pre-ballottaggio quando ha capito che le cose si erano messe male.
Una serie di autogoal, suoi e del suo leader, lo hanno messo fuori gioco. Partendo dalle accuse a Realfonzo, passando per quelle al rivale dopo il rogo del proprio comitato elettorale, arrivando alla squallida strumentalizzazione sportiva targata Hamsik e stadio San Paolo. La verità è che De Magistris questi autogol non li ha fatti, mettendo a segno il goal più importante attraendo la vera forza di questa città, quello strato spesso di giovani che verso Lettieri non sono mai andati se non in minima parte per prendersi la musica di Gigi D’Alessio.
Ora, per l’ex magistrato tocca un compito gravoso e comincia il difficile. La vittoria elettorale è solo il trampolino di lancio verso quel mare di problemi per cui una città intera chiede soluzioni. Quell’energia che ha saputo catalizzare non va dispersa ed è questa la principale responsabilità: canalizzarla e indirizzarla in direzione di uscita da ogni depressione, per non tradire il suo elettorato che non è stato titubante ma convinto e deciso. Il Comune di Napoli non è un approdo comodo ma una valle di lacrime, un’azienda da strappare al fallimento che necessita di una cambio di direzione, e appena Luigi comincerà a metterci mano avrà di che mettersi le mani nei capelli, anche se lui ha già cognizione di tutto avendo avuto già consigli dallo stesso Realfonzo. Aggiungiamoci poi che avrà molti bastoni tra le ruote.
Noi cittadini, quella parte sana che ha a cuore le sorti di questa città, siamo ora chiamati non solo a sostenere i propositi della vigilia del nuovo sindaco ma ad incalzarlo fino ad annoiarlo. Ha voluto la bicicletta e ora è giusto che pedali forte. De Magistris ha parlato tanto di un Palazzo San Giacomo trasparente e aperto, di coinvolgimento di tutte le forze sane della città, compresi i movimenti e ogni forma di cittadinanza attiva. Noi di V.A.N.T.O. che facciamo anche questo e con molto vigore, abbiamo captato questo segnale ed è per questo che io stesso mi sono presentato al nuovo sindaco qualche settimana fa al cinema “Modernissimo”, per metterlo già da subito di fronte alle responsabilità che stava caricando su di se con le sue parole-contratti verbali. Avevo capito già da allora, quando in pochi credevano in lui, che sarebbe diventato sindaco, perchè questo vuole Napoli: essere guidata per poter partecipare. La Iervolino non solo ha sbarrato Palazzo San Giacomo facendolo diventare un nuovo Vaticano ma ha anche evitato di guidare la città che inevitabilmente ha sbandato accartocciandosi.
Forse qualcuno non si aspettava una mia presa di posizione e ha sbagliato. Qualcun altro ha sperato che sostenessi l’altra corrente avendo contestato aspramente l’amministrazione uscente. Errore, perchè per me conta Napoli, non gli uomini che sono chiamati a guidarla. Chi si occupa della città e la ama non può non interpretarne i segnali e captarne i sentimenti. E quando un mese fa qualcuno vedeva Morcone vincente su De Magistris e perdente su Lettieri già ero convinto che invece Luigi avrebbe stupito tutti prendendosi la poltrona di primo cittadino. Già al primo turno avevo indicato il voto disgiunto per un nuovo modo di fare politica (vai al post del 14 Maggio) che oggi lo stesso De Magistris celebra, e proprio il voto disgiunto ha consentito la prima parziale affermazione dell’outsider. Li la gente ha capito il vento e in tanti, quelli che il nuovo sindaco chiama “quelli della seconda, terza e quarta ora” hanno rafforzato l’elettorato “arancione”.
Ora la partita è finita e lo scenario si trasforma. C’è un nuovo uomo a cui riferirmi, che se vorrà mantener fede alle sue parole potrà avvalersi dell’appoggio e confronto costruttivo nostro e di tutti gli altri movimenti attivi. Viceversa andrebbe come con la Iervolino che prima ho votato e poi ho combattuto con tutte le mie forze una volta avvertito il tradimento e il raggiro totale.
Un’ultima considerazione la faccio da meridionalista, che è uno stadio diverso da quello di uomo di denuncia e di attivismo. Napoli è morta prima per un regime straniero che l’ha colonizzata e poi per colpa della politica che l’ha tenuta in scacco servendosi della camorra per ovvi interessi. Se Napoli oggi è in ginocchio è colpa della politica! De Magistris è entrato in politica ed è a tutti gli effetti un politico. Ma se vuole dare una mano a Napoli sappia essere uomo del popolo perché Napoli (e tutto il sud) può risollevarsi davvero solo con delle dinamiche protezionistiche e attente ad un territorio fino ad oggi e da 150 anni colpito da inerzie nazionali fortemente squilibrate verso il nord. Solo così si potrà eliminare il bubbone della spazzatura, migliorare l’offerta di lavoro per evitare che i giovani impoveriscano il meridione a vantaggio del settentrione, e restituire ai Napoletani l’orgoglio di esserlo rispolverando e riconsacrando quella grande storia che ha fatto di Napoli la matrice della moderna società europea. Questo lo si fa ridando vita alla città con le forme di cultura di cui è capace per tradizione, e restituendo le strade alla gente aumentando la sicurezza. Senza andare a Sud non si va da nessuna parte!

Intervista esclusiva a Simone Schettino. L’artista: «Nessun sostegno ai candidati sindaci»

a colloquio con Simone Schettino
L’artista: «Nessun sostegno ai candidati sindaci.
Per Napoli ci vuole orgoglio!»

per il sito del PDL Campania è a sostegno di Lettieri ma per par condicio si esibirà per De Magistris

di Angelo Forgione

Giorni caldi per la campagna elettorale pre-ballottaggio. Nel monitoraggio della situazione, ieri ho spulciato nei siti delle sezioni regionali dei due partiti di riferimento dei due candidati. Sul sito del PDL Campania ho trovato una notizia interessante: Simone Schettino ed altri artisti, oltre a calciatori dei Napoli, saranno protagonisti di una serie di appuntamenti dal 23 al 26 maggio nelle piazze della città a sostegno della candidatura di Gianni Lettieri con lo slogan “Noi siamo con Gianni Lettieri perche’ Napoli vuole sorridere”. (vai alla notizia)

L’amicizia e la profonda Napoletanità che mi legano a Simone Schettino mi hanno spinto a chiedergli le motivazioni di questa scelta di campo, ritenendo che fosse interessante per i Napoletani sapere perchè un artista fortemente legato al territorio sponsorizzasse uno dei due candidati. E, sorpresa, ho appreso che la notizia è frutto di un equivoco.

Ecco quindi il mio confronto con Simone Schettino che coglie l’occasione per smentire la notizia e che consiglio di leggere soprattutto nell’ultima risposta.

A.F.: Simone, leggo sul sito del PDL Campania che, insieme ad altri artisti e ad alcuni calciatori del Napoli, sosterrai la candidatura a Sindaco di Gianni Lettieri. Come mai questa scelta?

S.S.: Vorrei tanto poterla motivare se fosse vera, ed invece ecco la risposta che non ti aspetti: mai scelto di sostenere la candidatura di qualcuno, ne in passato ne tantomeno oggi. E mi riferisco a qualsiasi colore, che sia blu, giallo, rosso o nero  per intenderci. Pensa che in passato amici o parenti candidati mi hanno chiesto personalmente un appoggio, un sostegno elettorale, e neanche allora mi sono esposto. È una scelta che ho fatto sin dall’inizio della mia carriera, e fino ad ora è stata sempre rispettata.

A.F.: E allora, chi ti ha inserito nel cartellone degli spettacoli a sostegno del candidato del PDL?

S.S.: Bella domanda… piuttosto che indagare faccio prima a smentire, poi chi sia stato o meno per me è relativo. Tra l’altro penso che ci sia stato un equivoco in buona fede, anche perchè è stato chiarito con molta tranquillità. Tutto è nato dal fatto che mi erano state comunicate delle date di spettacoli comici da fare, e fin qui tutto normale, è il mio mestiere. Poi dai giornali apprendo che si trattava di campagne elettorali dove io venivo coinvolto in prima persona ed in più sostenevo delle candidature. Fermi tutti. Ritengo che il mio campo appartenga esclusivamente al mondo dello spettacolo, c’è qualcosa che non va.  Non ho mai espresso la volontà di sostenere qualcuno politicamente di qualsiasi orientamento, ripeto ne ora ne in passato, ed in questo caso essendo il diretto interessato, penso che il mio assenso era fondamentale. Nulla di personale contro la politica, anzi la ritengo fondamentale per la società e mi interessa molto, ma l’interesse per la politica è una cosa ben diversa dall’interesse nel fare politica. Ecco, è proprio quest’ultimo che non mi appartiene (personalmente ritengo che sostenere o appoggiare qualcuno già significa fare politica). Ragion per cui anche in passato non ho mai sostenuto una candidatura, parenti stretti compresi, a costo come si dice a Napoli ” …’e sfascià ‘na famiglia”. 

A.F.: Certo che però per un parente uno strappo alla regola lo potevi fare…

S.S.: Zittt…..chi sà comm se l’hanno scurdato!!! Ma allora si’ tu ca’ vuò sfascià ‘a famiglia?? Battute a parte, la verità è che in politica spesso si usa un linguaggio forte, dai toni aspri, credo a volte anche inconsciamente, ed io per questo credimi, non sono per nulla portato, risulterei poco credibile. Una cosa però è certa: se un domani dovessi cambiare idea in merito, lo farei in prima persona. Come si suol dire, se proprio devo sostenere qualcuno, sostengo le mie idee. Altrimenti se pijano collera…

A.F.: Quindi agli spettacoli non ci sarai?

S.S.: Beh, a meno che mezz’ora prima di questo nostro colloquio non mi sia scolato due litri di Gragnano (tra l’altro ottimo vino) e fra due minuti rinnego tutto ciò che ho detto, certo che no. Ripeto, non sono adatto per le campagne elettorali, anche se ritengo fondamentale che i giovani si interessino di politica. A testimonianza della buona fede, una volta chiarito l’equivoco, ho accettato l’invito di esibirmi per De Magistris alla Rotonda Diaz Venerdì per par condicio, a presenziare qualche minuto sul palco con la mia comicità, senza alcun accenno alla politica. Lunedì scorso ho affiancato Lettieri, per qualche minuto, a Miano. Anche lì sono andato senza sapere che si trattava di una serata politica. I miei agenti non me l’avevano detto, e per non deludere il pubblico mi sono limitato a un saluto. Alle prossime elezioni per evitare qualsiasi ulteriore equivoco sarò costretto in quel periodo ad andare due settimane a Cuba o in Brasile. Se gentilmente lo accennate voi a mia moglie, può darsi che si convince che è per il mio bene.

A.F.: Cì tenteremo, a patto che compri i biglietti anche per noi. Basta così, è chiaro che sei un artista che non fa campagne elettorali e che per quanto riguarda la politica sei piuttosto ermetico. Ma un’ultima domanda te la devo fare: secondo te di cosa hanno bisogno Napoli e la sua provincia per vedere una soluzione dei problemi più gravi?

S.S.: Penso che il primo passo fondamentale sia riacquistare l’orgoglio delle proprie origini. Io sono di Castellammare di Stabia ed amo Napoli quanto la mia città, la considero la mia terra. Noto che negli ultimi tempi a furia di descriverci su alcuni giornali ed in alcune trasmissioni televisive come una terra di sola monnezza, sempre più persone proprio a Napoli si stanno convincendo che è realmente così. Attenzione a non farsi fregare: sappiamo benissimo che quella è una delle mille realtà della nostra terra, ma ne esistono tante altre, di brutte altrettanto, ma  anche di meravigliose. A queste ultime appartiene ad esempio la forza di reagire, e questo non lo dico io, basta conoscere la storia, è una delle tante qualità per cui siamo famosi. Però se anche noi non ci crediamo più, se viene meno questa straordinaria forza che ha sempre avuto  il popolo Napoletano, allora si che la fine è prossima. Lo dobbiamo a questa città, che ha sempre accolto tutti a braccia aperte, lo dobbiamo ai nostri antenati, che hanno contribuito a renderla bella e famosa nel mondo, lo dobbiamo ai nostri eredi, affinchè possano godersi lo splendore della nostra terra. Che la lega ci vomiti il suo odio addosso ci può stare, fa parte del gioco e soprattutto non ce ne può fregar de meno; ma che un Napoletano dica “Mi vergogno di essere Napoletano” questo si che è un crimine, lo ritengo inaccettabile. E’ una frase che qualche volta ho sentito, ma non voglio sentirlà mai più.

A.F.: Ci troviamo in perfetta sintonia.

S.S.: Tra veri Napoletani…

Napoli al voto. Diciamo basta alla vecchia politica!

Napoli al voto.
Diciamo basta a un vecchio modo di fare politica!

Dimostriamo una nuova coscienza,
sperando che arrivi una nuova politica.

Napoli si appresta a votare il nuovo sindaco nel momento in cui tocca il punto più basso della propria storia. Da più di dieci anni la città è senza una guida, e Palazzo San Giacomo è un bunker inaccessibile che non risponde alle richieste della gente. Dopo l’addio di Bassolino che per più di 15 anni ha tenuto le redini prima della città e poi anche dell’intera regione, ora è il turno del commiato del sindaco Iervolino, il peggior primo cittadino della storia di Napoli senza dubbio, incapace e inadeguata per dieci anni e due mandati, già da tempo defilata completamente. La città è stata negli ultimi mesi completamente “scoperta” e l’ultimo saluto è stato dato in perfetta sintonia con le uscite a cui siamo stati abituati negli ultimi due lustri, cioè definendo “incivile” il Cardinale Sepe che aveva a sua volta definito lo scandalo rifiuti “una vergogna”.

Ora è tempo di mettersi alle spalle questo periodo nero, buio e sperare di poter ripartire con speranza, quella che non deve mai mancare. Diciamolo subito: la politica nazionale dimostra da sempre di essere lontana dalla nostra città e di considerarla anzi un serbatoio da cui attingere anche in termini di voti e consensi da attrarre con le solite campagne elettorali intrise dei problemi di Napoli da risolvere e che nessuno hai mai mostrato di voler risolvere.
È dunque possibile una nuova politica? È possibile un nuovo voto? I Napoletani hanno una grossa responsabilità, qualora ci siano le condizioni e le opportunità per individuare un sindaco che davvero abbia a cuore le sorti della città.

Noi, in quanto attenti osservatori delle vicende della nostra città e soprattutto in quanto meridionalisti, non riponiamo alcuna fiducia nella politica nazionale che, pur essendo consapevole che Napoli è una grande risorsa del paese, la considera colonia insieme a tutto il meridione. Il segnale più forte sarebbe quello dell’astensionismo, ma non sarebbe corretto. E allora bisogna fare una scelta responsabile e di coscienza tenendo bene in mente alcune indicazioni: è necessario uscire dal partitismo sfrenato, ovvero dal bipolarismo di quella destra e quella sinistra che non sono altro che il rovescio della stessa medaglia. Nessuno dei due fronti ha fatto e farà il bene di Napoli, ne siamo più che certi. Pertanto, i candidati del PD e del PDL non avranno il nostro voto, pur nel rispetto di ogni espressione di voto che attiene alla coscienza individuale.

Dunque, è opportuno percorrere nuove strade, quantomeno per dare coerenza con gli atti alle nostre idee. Abbiamo trovato tracce di meridionalismo nella campagna elettorale e, pur consapevoli che di parole se ne fanno tante e di fatti nessuno per la nostra Napoli, non abbiamo la memoria corta e ci ricorderemo di chi ha parlato e come l’ha fatto.

Chiunque abbia preferenze per liste minori e ha perciò timore di disperdere la propria preferenza, sappia che esiste l’opportunità del voto disgiunto (esempio in basso). Basterà apporre una X sul simbolo della lista preferita e un’altra sul nome del candidato sindaco che si suppone possa avere più probabilità di arrivare al ballottaggio.

Diciamo basta a un vecchio modo di fare politica che ha fatto diventare una delle più belle città del mondo la più degradata d’Europa.
La faccia pulita della società civile Napoletana partorisca una nuova coscienza. Sperando che sia una nuova politica.

esempio di voto disgiunto contro il bipolarismo che ha affossato Napoli

La vergogna di “manifesto selvaggio”

Col “milleproroghe” manifesto selvaggio si può
art. 42-bis, una vergogna tutta italiana

Manifesto abusivo, fenomeno inarrestabile. A Napoli i volti dei candidati fanno a gara a chi sta più in alto, l’uno sull’altro, e non risparmiano neanche i monumenti. Ma cosa andiamo a guardare? Il pelo nell’uovo, in una città stuprata dai cumuli di immondizia che si sparge lungo le strade senza che neanche il minimo servizio di spazzamento argini lo scempio. Dove sono finiti gli operatori ecologici dell’ASIA?

Una vergogna senza fine, il peggiore dei biglietti da visita per chi è a caccia di voti, ma si sa, la società incivile non va molto per il sottile, guarda, passa e poi magari pure vota.

Nella corsa allo spazio migliore vince chi ha un po’ di creatività e al Vomero il favorito è venuto fuori a Piazza Leonardo laddove, sull’albero che fa da rotatoria, sono spuntati dei manifesti elettorali dalla sera alla mattina. Tre, per la precisione, ben posizionati per essere sbattuti in faccia a chi arriva da Via Girolamo Santacroce, Viale Michelangelo e Via Suarez. Complimenti davvero!

Protestare non serve a nulla e i cittadini che ancora si indignano devono rassegnarsi; meglio non uscir più di casa al mattino piuttosto, perché nottetempo accade di tutto, e qualche volta anche alla luce del sole. 

Ma non è che ci sia troppo da sforzarsi per capire il perché accada tutto ciò impunemente. Come si dice a Napoli, ‘o pesce feta d’a capa, e se il manifesto è selvaggio è perché chi vi è raffigurato lo vuole così. Le sanzioni per chi attacca fuori gli spazi elettorali sono previste e sono anche salate in relazione al cumulo di infrazioni, ma è come se non ci fossero. Il colpo di spugna è nel decreto “Milleproroghe”, una serie di provvedimenti relativi ad una serie sterminata di materie.

Tra le mille proroghe, appunto, se ne nasconde una che consente per legge un condono per le affissioni abusive. È l’articolo 42-bis per “Affissione e pubblicità”, una vera panacea studiata a tavolino per i partiti e per i candidati che possono serenamente violare le regole in materia. Chiunque può apporre il suo volto ovunque, dove vuole e come vuole, tanto poi si saldano i debiti pagando alla tesoreria del Comune e della Provincia di competenza soli mille euro per anno di infrazione. Perché tra l’altro la sanatoria è finanche retroattiva e quieta le infrazioni dal 2005 sin qui. 

Con una simile nefandezza, chiunque può “incartare” la città, imbrattare monumenti, muri, pensiline, cavalcavia, sottopassi, e persino gli alberi! Tutto al costo modico di soli euro 1.000. Migliaia e migliaia di euro diventano una piccola somma da devolvere ai servizi ecologici dei comuni. Il malcostume è così tollerato, anzi, alimentato con una sorta di licenza a delinquere. I cittadini insofferenti strappano i manifesti barbari che con la crisi dei rifiuti non vengono neanche alzati da terra e il Senato li condona; come dire che i partiti si autoassolvono dalle loro condotte immorali, illegali, incivili. È così che va in Italia.

Alcuni cittadini stufi si organizzano per staccare i manifesti; si arriva quindi al paradosso che loro fanno rispettare la legge e lo Stato fa il possibile per violarla.

Tutto ciò genera poi reazioni negative a cascata perché un aspetto che ne consegue è quello della delegittimazione dei Comuni nel contrasto al fenomeno.  L’azione delle squadre di controllo comunali ha evidentemente un costo e la certezza che la censura non comporti una sanzione equa fa si che il controllo stesso si allenti e diventi blando. Senza contare che il Governo, così facendo, sgambetta quelle amministrazioni comunali che inseriscono a bilancio le sanzioni e le spese per la defissione dei manifesti.

Gongolano anche le agenzie che forniscono servizi elettorali e che propongono senza pudore le cosiddette affissioni killer, come dimostrato da un servizio televisivo de “Le Iene” di qualche tempo fa.

Che paese è questo che foraggia l’illegalità? Che esempio dà ai cittadini? Come ci si può poi scandalizzare se un ragazzino imbratta un monumento con una bomboletta? Abituare il popolo italiano alla degenerazione del decoro e all’illegalità è il peggiore degli esempi che possa venire dall’alto. 

Lo Stato dice: “Sporcate gente… sporcate”. Noi urliamo la nostra vergogna per essere italiani in questa maniera!