––– scrittore e giornalista, opinionista, storicista, meridionalista, culturalmente unitarista ––– "Baciata da Dio, stuprata dall'uomo. È Napoli, sulla cui vita indago per parlare del mondo."
Un brasiliano che “luntano ‘a Napule nun se po’ sta!”
Luis Vinicio e l’amore di Napoli corrisposto
Luis Vinicio è un simbolo del Napoli e di un calcio sentimentale che non c’è più. Oltre la retorica, lui e Pesaola rappresentano gli stranieri catapultati in Italia dal Sudamerica negli anni Cinquanta e mai più staccatisi da Napoli. ‘O Lione si divide tra Belo Horizonte, dove ha ancora i fratelli, Bologna e soprattutto Napoli, dove ha la sua vita. La confessione d’amore ben noto per la città partenopea alla trasmissione “Sottovoce” della RAI evidenzia il perchè Napoli sa entrare nel cuore degli stranieri, e non solo calciatori. Vinicio racconta che quando va in Brasile ci mette poco a sentire la mancanza di Napoli. Il perchè non lo spiega direttamente ma lo si capisce nel corso di tutta l’intervista: ad un uomo abituato a godere dell’affetto della gente per strada da sessanta anni, le passeggiate brasiliane non sono esattamente uguali a quelle napoletane, e neanche bolognesi. Napoli è per lui il sentirsi vivo.
Magari si può discutere della “degenerazione” dell’affetto dei napoletani per i propri idoli, sfociato col tempo nel fanatismo, ma anche questo è il segno dei tempi, la conferma di un calcio sempre più esasperato in ogni manifestazione, dentro e fuori campo, e di una città un po’ più smodata.
Con tanti voti possiamo sollecitare le istituzioni a occuparsi della nostra storia
Il FAI, Fondo Ambiente Italiano, sta raccogliendo le segnalazioni online nell’ambito della 6ª edizione del censimento “I Luoghi del Cuore”, quei siti artistici e monumentali che si vuole proteggere e tutelare per sempre. Un’occasione per portare sotto la luce dei riflettori la splendida Real tenuta di Carditello, abbandonata al degrado e oggetto di una ignobile asta pubblica al ribasso e bisognosa più di ogni altro monumento campano e nazionale di attenzione e interesse delle istituzioni nazionali competenti. “Quante più persone si mobilitano spontaneamente per un luogo, infatti, tanto più il FAI può agire nel concreto per dare seguito alla segnalazione, sollecitando le Istituzioni locali e nazionali competenti affinché mettano a disposizione le forze necessarie per salvaguardarlo, o intervenendo direttamente, quando possibile, nel suo recupero”. Così recita il FAI per invogliare a votare. Quale migliore occasione per Carditello?
Per segnalare basta andare sul sito www.iluoghidelcuore.it o cliccare qui e votare ilReal Sito di Carditello cliccando su “Segnala questo Luogo del Cuore”; ma non solo Carditello dal momento che si può ripetere l’operazione per tutti i luoghi desiderati. E allora sollecitiamo un voto anche per il Centro Storico UNESCO di Napoli, gli affannati Scavi di Pompei, la trascurata Reggia di Caserta, la degradata reggia di Portici, il Museo di Totò e il sepolcro dei Borbone in Santa Chiara in quanto luogo sconosciuto a gran parte dei napoletani. Sarebbero davvero segnali importanti.
Le votazioni si chiuderanno il 31 ottobre 2012.
Votiamo in massa… e diffondiamo!
Il ricordo RAI di Massimo Troisi svilisce il personaggio
Delusione per l’omaggio della RAI a Massimo Troisi, a diciotto anni dalla sua scomparsa. L’attesa era tanta ma l’occasione si è rivelata in tutto il suo spreco. Trasmissione ricca di spessore artistico ma comunque slegata dal tema su cui è sorta che è risultato solo un pretesto per mettere in piedi uno show in prima serata ricco di contaminazioni pregevoli ma poco attinenti. Si è così finito per mutuare il tradizionale concerto dell’Epifania, non a caso prodotto dal centro di produzione RAI di Napoli.
Un ricordo del grande Massimo che tutta Napoli, e non solo, attendeva da quasi un ventennio andava organizzato diversamente, magari impegnando per tempo gli amici Lello Arena, Pino Daniele, Gianni Minà, Roberto Benigni, Renzo Arbore, Pippo Baudo e altri volti legati alla storia di Trosi che avrebbero dovuto riunirsi in un “salotto” televisivo per parlare di curiosità e retroscena inediti. E invece Enzo Decaro si è districato tra le belle ma decontestualizzate performance di Antonella Ruggiero, Amii Stewart, Enrico Ruggeri, gli Stadio, Tullio Solenghi, Massimo Lopez, Maddalena Crippa, Nicky Niccolai e Stefano Di Battista, Anna Pavignano e gli altri artisti napoletani. Fino alla preziosa chicca finale del canto dei nativi americani (stupendo!), un popolo colonizzato proprio mentre in Italia i meridionali subivano stessa sorte, che ha voluto rappresentare, senza spiegarla, la spiritualità di Troisi. Trasmissione vista da 3.416.000 telespettatori (14,44% di share) che se non altro ha sdoganato ancora una volta l’idioma napoletano in prima serata, dando finalmente visibilità ad artisti di grande spessore poco reclamizzati come Antonio Onorato. Piaciuta ben poco e lo esterniamo alla RAI insieme a “La Radiazza” di Radio Marte, non per sterile polemica ma nella speranza che per il ventennale possa riparare all’errore con un vero ricordo. Massimo lo merita! Pagare il canone consente la lecita critica e qualsiasi giudizio sull’offerta. Chi volesse associarsi può mandare una mail ai seguenti indirizzi:
Venticinque anni oggi da quel giorno in cui Napoli si tinse d’azzurro ed esplose di gioia. 60 anni di speranza, un campionato di attesa, 1 settimana di passione. Immagini che vivono nei ricordi di chi c’era e nelle speranze dei più giovani che sognano di poter vivere quella emozione. È questo l’obiettivo che il Napoli deve perseguire, a prescindere dagli uomini che lo rappresentano.
Rivediamo insieme un video che i più giovani amano perchè capace di trasferire, a loro che lo scudetto non l’hanno mai assaporato, le emozioni di quel Maggio del 1987. Questo è ciò che i tifosi vogliono! Tutto il resto è noia.
La rubrica “Art News” della Rai ha dedicato il 28 Aprile uno speciale su Pompei, la sua storia e le sue prospettive future. Si parte dalla sintesi della storia degli scavi supportata dal preciso racconto storico di Nicola Spinosa (con qualche piccola inesattezza dello speaker che attribuisce gli scavi al re di Spagna Carlo III mentre i lavori furono avviati da quel re quando era Carlo VII re di Napoli) passando per l’illustrazione degli scavi di Luciana Jacobelli, per concludere con il progetto di salvaguardia della città antica illustrato dal governo Monti con l’investimento di 105 milioni di fondi europei che se serviranno a tamponare la forte criticità attuale non la scongiureranno del tutto poichè la cifra è pari ad un terzo di quella stimata per la soluzione del problema.
Finale a sorpresa, tutto da vedere.
Per vedere online lo speciale di “Art News” su Pompei clicca qui
Carlo Conti, il cavallo rampante e ‘o ciuccio ‘e Fichella
Quella domanda finale a “L’Eredità” che parte da qui
Nella puntata del 20 Aprile del noto quiz “L’Eredità” su RaiUno, curioso “omaggio” di Carlo Conti: la domanda decisiva per la designazione della nuova campionessa inerente alla storia del Napoli e di Napoli, per la compilazione della quale la redazione del programma ha attinto quale fonte a questo blog (o napoli.com). Il cavallo rampante, simbolo di Napoli, è tornato così a far parlare di se; peccato solo che il bravo presentatore fiorentino non abbia detto cosa rappresentasse.
Rai Uno, “Domenica in… l’Arena” del 1 Aprile: Giletti da Torino intavola la discussione su “Falsi Invalidi S.p.A.” e sprechi pubblici con approfondimento sulla Salerno-Reggio: in trasmissione il leghista Salvini da Milano, spesso ospite del programma coi suoi soliti strali contro il Sud, e il focosoCrosetto (da Cuneo), esponente del PdL di Torino che, di fronte ai dati snocciolati dal conduttore (“migliaia di miliardi spesi per quell’autostrada per colpa di mafia e camorra”), rivela che quando lo invitano in Calabria lui non ci va mai perché “quasi tutti i calabresi sono a rischio… quella è la parte più brutta dell’Italia dove la degenerazione è fortissima”. Qualche protesta in studio da parte della parlamentare del PD Paola De Micheli presto “sedata” fuori campo dal presentatore che, da buon moderatore neutrale, ha preso la procura di Crosetto. E il dibattito è finito così, portando dietro i soliti attacchi di Salvini, quelli di Crosetto e il solito giornalismo spicciolo di Giletti che, dopo aver marciato sui numerosi falsi invalidi di Napoli definendoli delinquenti come non ha fatto con l’unico caso extra-partenopeo mostrato, aveva attribuito i ritardi della Salerno-Reggio alle mafie e non a chi assegna i lotti di realizzazione di un’opera pubblica alle mafie. Presentatore e leghisti hanno “dimenticato” di dire che quell’autostrada è in costruzione dal 1964 con soldi pubblici affidati a imprese del Centro-Nord che delegano l’esecuzione delle opere (di pessima qualità per “stare” nei conti) a “ditte” locali. Le principali imprese che hanno in mano l’appalto della strada, non autostrada, sono la Baldassini-Tognozzi-Pontello di Firenze, fallita e rilevata da Impresa SpA di Roma, e la tristemente nota Impregilo SpA di Sesto San Giovanni in Milano. Da un’inchiesta del 2005, le coop rosse (centro-settentrionali) subappaltarono i loro 30 km a 174 ditte locali… (Pino Aprile, Terroni, p. 207; prof.ssa L. D’Antone, La Sapienza, Roma; inchiesta Fillea-Cigl 2005). Di scandali è pieno anche il Piemonte e tutto il Nord, basterebbe fare semplici ricerche su internet, ma si organizzano sempre e solo dibattiti televisivi per mettere Napoli e il Sud alla berlina. Solo qualche giorno fa il consiglio comunale di Leini, nel torinese,è stato sciolto per infiltrazione mafiosa. Se vengono arrestati e condannati gli imprenditori miliardari parmigiani, se si indagano il vicepresidente leghista della Regione Lombardia e il tesoriere del partito di Salvini, se un imprenditore dichiara che lo stipendio da assenteista parlamentare gli serve per pagare il mutuo, nessuno al Sud si permette di dire in tv che tutti i settentrionali sono malfattori ed è meglio evitare di andare da quelle parti. Quasi dimenticavamo di sottolineare che tutto questo era in Rai, servizio pubblico.
Ecco a cosa è servito lo sciopero della fame del sindaco di San Tammaro Emiddio Cimmino: summit in prefettura di Caserta col governatore Caldoro e col ministro Ornaghi, incontro di una delegazione pro-Carditello con Godart (Consigliere culturale della Presidenza della Repubblica), tg nazionali e stampa internazionale che cominciano a parlare dello scempio, e Fabio Fazio che, su chiaro suggerimento della presidente del FAI Ilaria Borletti Buitoni, ha mostrato all’Italia le condizioni della reggia borbonica a “Che tempo che fa”.
Angelo Forgione – Preannunciato flop per la fiction “Barbarossa” trasmesso Domenica 25 e Lunedì 26 Marzo dalla RAI. Battuto da “Report” e anche dal derelitto “Grande Fratello”, col solo 10% di share in Lombardia e in Veneto. Persino più visto al Sud che al Nord, la produzione è costata circa 15 milioni di euro, finanziata con 6 milioni dalla RAI ma anche del Ministero dei Beni e delle Attività culturali, quindi soldi degli italiani sottratti magari alla salvaguardia dei degradati monumenti italiani. Già proiettato al Cinema nel 2009, incassò solo un milione di euro e invece di essere messo nel cassetto è stato riproposto in tv per precisa volontà di Bossi se è vero che in una famosa intercettazione telefonica Belusconi dice ad Agostino Saccà (che perde per questo la carica di direttore di Rai Fiction) “avevo bisogno di vederti perchè c’è Bossi che mi sta facendo una testa tanta con questa cavolo di fiction del Barbarossa”. Un’insistenza con successo politico ma senza successo televisivo che fa capire quale sia il legame tra politica e informazione storica e non in Italia, paese in cui nel 1999 arrivò nelle sale cinematografiche il film di Pasquale Squitieri “Li chiamarono… briganti” sulla resistenza dei popoli del Sud all’invasione sabauda, subito sospeso e mai riproposto in tv. Il “senatur” incassa, non al botteghino, e deve arrendersi alla disattenzione degli italiani alle vicende storiche del popolo “padano”, soprattutto a quella della sua gente evidentemente poco sensibile ad accadimenti storici peraltro strumentalizzati dagli inventori del partito verde. Federico “Barbarossa”, imperatore del Sacro Romano Impero Germanico, si sarebbe scontrato con Alberto da Giussano, che è il guerriero ritratto nella bandiera della Lega Nord. Alberto da Giussano avrebbe lottato per unire i comuni ribelli del Nord contro il tentativo di conquista di “Barbarossa”, mettendo insieme la “Compagnia della Morte” contro i germanici e sollevando il Nord col giuramento di Pontida dove nacque la “Lega Lombarda”. La battaglia finale si svolse a Legnano nel 1176 e la vittoria del Nord-Italia viene ricordata come esempio di coesione italica contro il nemico straniero. La Lega (politica) ha eletto l’episodio storico riguardante l’intero popolo italiano ad emblema secessionistico ma in realtà la battaglia di Legnano è simbolo di unità nazionale settentrionalista nell’inno massonico di Mameli in cui si canta “dall’alpi a Sicilia ovunque è Legnano”. Quindi, mettetevi d’accordo voi che prima invadete il Sud per l’Italia unita e poi dopo 150 anni gridate “Padania libera”. Alberto da Giussano in realtà non è mai esistito ed è un personaggio leggendario, cioè di fantasia, come la stessa Padania; un falso storico non presente in nessun documento o cronaca che qualche storico identifica invece in Guido da Landriano, console di Milano. La “Lega Lombarda” non è neanche il primo esempio di identità nazionale perché è al Sud che ciò si verifica intorno all’850 quando Cesario Console, ammiraglio del ducato di Napoli, coalizzò le repubbliche marinare di Napoli, Sorrento, Amalfi e Gaeta formando la “Lega Campana” per respingere i Saraceni che volevano invadere Roma per poi impossessarsi dei territori del Sud. Le battaglie decisive avvennero a Gaeta e ad Ostia, entrambe vinte da Cesario Console. Al tempo della battaglia di Legnano, i comuni del Nord erano aspramente conflittuali, soprattutto nei confronti di Milano, ma momentaneamente coalizzati sotto un unico ideale, mentre da circa 50 anni era già una realtà il Regno di Sicilia, poi divenuto delle Due Sicilie, ovvero la Nazione di tutti i territori e i popoli del Sud, nato sotto Ruggero il Normanno nel 1137 (il primo da sinistra raffigurato sulla facciata del Palazzo Reale di Napoli). Regno durato fino al 1860, quindi per oltre 720 anni, mentre la cosiddetta Padania non è mai esistita né su una cartina geografica, né su una bandiera, né in un inno. A proposito di falsi storici.
a 2:30, storia e significato di Cesario Console in una passata videodenuncia
(poi andata a buon fine)
Angelo Forgione – Era un napoletano nato a Bologna Lucio Dalla. «La cicogna era cieca in quel momento, ma la prossima volta voglio nascere qua, essere napoletano a tutti gli effetti», così disse al Gran Caffè Gambrinus sette mesi prima di andarsene. Fu il suo testamento artistico, la sua dichiarazione d’amore per la terra che artisticamente ed esteticamente sentiva più sua. «Il grande onore per me è quello di aver partecipato», disse in quell’occasione, significando tutta la fierezza per aver capito Napoli e aver dato un contributo spontaneo e sentito alla valorizzazione della cultura napoletana. Dalla amava sinceramente Napoli, più volte da lui definita la città più bella del mondo. «Quella napoletana – disse – è la musica più importante del Novecento, altro che Beatles… dobbiamo tornare a noi, e non essere provinciali, scopiazzando all’estero». Non erano frasi di circostanza; Dalla fu rapito dalla lingua dialettale napoletana alle Tremiti, isole geograficamente pugliesi ma foneticamente napoletane-ischitane, e poi dalla vista del Golfo, ammirato dalla stanza di Caruso a Sorrento. E perciò cambiò il suo modo di comporre musica, tendendo alla lirica. Fu una trasformazione intima ancor prima che artistica, e perciò era davvero invaghito di Napoli e dei Napoletani, ripetendolo anche ossessivamente in ogni occasione e da ogni pulpito. La gelosia della parte putrefatta del paese non lo ha accettato e ne ha insultata la morte per togliersi il sassolino dalle scarpe. Mi piace pensare che sia rinato da qualche parte qui intorno, come tu volevi. Arrivederci, Lucio.