La vittoria della Juventus, la sconfitta degli juventini

La vittoria della Juventus, la sconfitta degli juventini

inciviltà esasperata de’ ‘o surdato assatanato

Angelo Forgione – Ci avete annientati in campo e complimenti al vostro allenatore che, dopo i ripetuti fallimenti degli anni scorsi, vi ha ridato un’anima. Ci avete dato una lezione calcistica in campo e lo riconosciamo, agevolati da un Napoli che non ha incarnato alcuno spirito utile a scongiurare l’offesa di un intero popolo. Vi siete tolti lo sfizio di batterci dopo anni di sonore batoste, di vedere persino Quagliarella infilarci. Complimenti meritati! Ma fuori, come al solito, avete mostrato il peggio di voi, che è molto peggio del peggio di noi. Soliti sacchetti di immondizia, soliti cori non oltre il buongusto di cui anche i nostri sono soliti ma oltre il consentito, ovvero oltre la soglia della tolleranza che è ben diverso. “La vergogna dell’Italia siete voi… Vesuvio lavali col fuoco… benvenuti in Italia”, insomma, il solito razzismo non torinese ma italiano perchè il pubblico juventino è in buona parte meridionale. Ma ne siamo abituati tutti, non perchè siamo arrendevoli ma perchè chi dovrebbe agire non agisce; questa è l’Italia. E forse avete ragione ad accoglierci nella vostra splendida e colta terra, a noi che facciamo parte di una città-nazione a parte da voi conquistata.
Per fortuna ci avete pensato voi stessi a consacrare il vostro lignaggio, non solo coi vostri cori e con le vostre “coreografie” ma soprattutto con quella che intendevate come la più grande presa per i fondelli nei nostri confronti: tutto lo “Juventus Stadium” che si permette il lusso di cantare ‘O surdato nnammurato. Si, è stata una zappa sui piedi, anche se in un primo momento ci avete lasciati tutti interdetti. Ma è durato poco perchè, dopo il primo momento di smarrimento mentale, la ragione ha preso il sopravvento. Alla vostra schiacciante vittoria calcistica avete accostato la nostra schiacciante vittoria culturale. Può mai accadere che il San Paolo canti una canzone piemontese?
Si tratta di supremazia culturale di Napoli, lo ha detto anche il presidente De Laurentiis con grande sarcasmo. Quello sabaudo, ‘o surdato assatanato, è un popolo di cultura militare dedita alla conquista che per fare regge e cultura ha dovuto chiamare i meridionali a corte. E allora grazie al popolo juventino che si è costituito certificando di essere culturalmente inferiore ai Napoletani. Avevate fatto le prove generali al San Paolo dopo aver strappato il pareggio, quando la delegazione juventina delle province di Napoli e Salerno avevano anche mostrato lo striscione “Pulcinella è bianconero”. E anche la vostra stampa sportiva aveva titolato “‘O sole mio” dopo il discusso rinvio della gara d’andata non causa tempo ma causa morte e ordine pubblico. Insomma, vi abbiamo insegnato a scrivere e cantare in napoletano… o forse neanche tanto perchè la maggior parte di voi è meridionale. E meno male che prima di fare “cantanapoli” urlavate “noi non siamo napoletani”.
Il vostro Tuttojuve.com, colpito e affondato dalle parole di chi scrive, dice che non l’abbiamo presa bene e ora ci sentiamo culturalmente superiori. Sbagliato due volte perchè sappiamo perdere, siamo abituati storicamente, e non siamo di certo noi quelli che pretendono indietro quanto rubato. E non ci sentiamo culturalmente superiori ma ce lo dimostrate voi continuamente; noi non ci saremmo mai azzardati a pretenderlo. Non l’abbiamo presa bene? Era sottolineato nell’incipit della dichiarazione del sottoscritto che la Juve era stata superiore. Ma voi tirate fuori come sempre il conto degli scudetti, pompandolo con i due che non vi appartengono ostentando le vostre ignominie invece di nasconderle, perchè la Procura di Napoli ve li ha fatti togliere dalla bacheca macchiando per sempre la vostra storia che neanche “l’oggetto sconosciuto a forma di chitarra” può lavare. Il vostro palmares lo conosciamo benissimo ma, noi che abbiamo cultura e conoscenza storica, sappiamo benissimo cosa significa la questione meridionale che voi fate finta di ignorare, che hanno creato i vostri antenati e che esiste anche nel calcio italiano creato “ad hoc” a Torino per disputare per circa 30 anni un campionato italiano ad uso e consumo piemontese-ligure e lombardo-veneto. Volete che, conoscendo da dove veniamo, noi e voi, possiamo mai soffrire di complesso di inferiorità di fronte al palmares bianconero? Suvvia!
Vi rendiamo di nuovo gli onori della vittoria schiacciante in campo, ma basta così, altrimenti il nostro dibattito identitario rischia di essere confuso con un inutile botta e risposta da ultrà tra uomini con i tasca il tesserino dell’ordine dei giornalisti. Quest’anno lo scudetto ve lo giocherete con Milano, tanto per cambiare, e sarà il 100° scudetto del Nord a fronte dei soli 8 del Sud. La cosa non ci stupisce. Avete  accantonato la faida con gli interisti e ne avete aperta una nuova con i milanisti. Beghe vostre, a noi restano le briciole che toccherà strapparvi dalla bocca avida, quel tricolore tondo a Roma sponsorizzato da Garibaldi, quando magari a fine partita potremo darvi ripasso di dizione napoletana. Sempre con la certezza di essere identitari, consapevoli e fieri, senza contaminazione, ignoranza e presunzione. Siamo pur sempre la Capitale dell’orgoglio, non dell’imbroglio, e tanto ci basta… anzi, è davvero tanta roba.

Ciao Antonio, napoletano doc!

Ciao Antonio, napoletano doc!

L’Italia intera perde un grande giornalista. Napoli perde un interprete autentico della sua anima elegante e un grande tifoso azzurro.
Ci sono giornalisti e giornalisti, uomini e uomini. Bocca e Ghirelli, due penne che hanno descritto il paese, due stili diversi. L’uno andatosene arrabbiato col mondo, l’altro sorridente perchè ha raccontato l’Italia senza offendere o detestare nessuno.
Ciao Antonio, e grazie!

Cassa armonica amputata. Scempio!

Cassa armonica amputata. Scempio!

scomparsa la pensilina perimetrale

Che fine ha fatto la pensilina perimetrale in ghisa e vetro della Cassa Armonica in Villa Comunale? Terminata la ristrutturazione, smontato il cantiere della società di Reggio Emilia ingaggiata dal Comune per “restaurare” la struttura, ecco la spiacevole novità: la struttura liberty di Errico Alvino, che sarà utilizzata come podio per le premiazioni delle World Series dell’America’s Cup, ha perso i suoi connotati originali. In poche parole, ha perso buona parte della sua bellezza data dai vetri policromi, e così è decisamente meno bella, anzi anche un po’ bruttina. L’intera struttura è aggredita dalla ruggine. Che la pensilina perimetrale sia stata smontata per questo? La cosa griderebbe vendetta!!! Struttura da rimontare? Come e quando, se le impalcature sono state smontate? La cittadinanza, che scopre lo stravolgimento di un monumento traumaticamente e senza avviso, merita spiegazioni.

Mostra per il 150° in Toscana: Galgani risponde

Mostra per il 150° in Toscana: Galgani risponde

Copiose le email di protesta per la rappresentazione e la descrizione di Napoli nella mostra “Viaggio in Italia” indirizzate all’autore, agli enti pubblici patrocinanti e alla società Cremonini/Chef-Express. Riceviamo e pubblichiamo la risposta del Maestro Giulio Galgani, con conseguente replica di Angelo Forgione.

All’attenzione di tutte le persone coinvolte in questa debacle, se mi permette di dirlo, un po’ ingenua e sopra le righe.
Ci sono arrivate delle email in riferimento al blog personale di Angelo Forgione, che in un impeto di creatività ha pubblicato un articolo intitolato “L’arte senza cultura in autostrada”.
Tra l’altro è proprio dal sottotitolo del blog di Forgione che vorrei prendere spunto; su una veduta panoramica di Napoli posizionata in forma banner sul suo sito, si legge a chiare lettere “Baciata da Dio, Stuprata dall’uomo”. Al di là del linguaggio, forse un po’ demagogico, il sentimento che muove Forgione ha qualche attinenza (senza esagerare) con alcuni degli elementi che è possibile rilevare dalla Campania che mi sono immaginato per la serie delle mie geopitture.
Ovvero, vorrei chiedere a Forgione e a tutti i Napoletani che si sono così risentiti, come rappresenterebbero Napoli, in un’opera di sintesi (grafica, pittorica, scultorea) dovendo tener conto sia del bacio di Dio sia dello “stupro” e quindi della violenza dell’uomo sulla cultura di una comunità.
Sembra proprio che il motivo principale dello scandalo sia stato scatenato dalla combinazione della didascalia posta sotto la campania con la visione dell’opera.
Vi chiedo: avreste avuto la stessa reazione senza quella didascalia? Ovvero, senza quelle parole, scritte per’altro da un noto critico d’arte, Martina Corgnati, vi sareste avventurati in una libera lettura dell’opera e dei suoi elementi, cercando tutte le suggestioni in un percorso libero e incondizionato? Mi vorrei augurare di si, ma vorrei andare oltre.
Se leggeste con attenzione le parole della Corgnati, che come tutti i curatori di una mostra, si è limitata ad una lettura appassionata del tutto personale dell’opera, non impedendo certo che ognuno possa farsi il proprio percorso, se appunto leggeste bene quelle parole dovreste identificare un sentimento sofferente e certamente aspro relativo (forse) a quello stupro a cui allude proprio il Vostro Angelo Forgione:  “Un fondo reticolato blu su cui Napoli si staglia come un’immensa concrezione abusiva, una specie di informe parassita, dove elementi religiosi si affollano e convivono insieme a cozze e vongole”. Come a dire che gli elementi costitutivi della Napoli che è possibile osservare oggi, sono elementi complessi, stratificati, fatti di bellezza, ma anche di orrore, fatti di una storia incontrovertibilmente alta ma anche terribile, difficile, legata al complesso governo di una città che per un osservatore esterno può essere anche tutte queste cose insieme.
La visione credo debba sempre provocare, creare passioni anche contrastanti, non può essere statica e soprattutto, non può essere sempre mascherata da false lusinghe.
Persino un sommo poeta come Goethe, citato da Alessandro Cipolletta, che ci ha scritto con una violenza e un risentimento analogo, si trasforma, estrapolata dal contesto, in una visione opaca e falsificante, perchè il Viaggio in Italia di Goethe, oggi non può più essere lo stesso, addirittura non era più lo stesso per lo stesso Goethe sin dall’inizio, quando cominciava la sua avventura di viaggiatore, consapevole com’era della mutazione che colpisce tutti durante un viaggio: “Ovunque vada… tutto è come me l’ero figurato e al tempo stesso tutto nuovo”
Il mio invito, per stemperare gli animi, è quello di avventurarsi in una lettura più adulta dell’arte da parte vostra, e per adulta intendo più libera, combinatoria, senza le griglie imposte da una rappresentazione da cartolina.
Il progetto che ho portato avanti con viaggio in italia, è legato principalmente a questo concetto, la mutazione di una morfologia esteriore e interiore, lavorare con gli elementi (banali e meno banali) della terra, metterli insieme anche con simboli popolari e soprattutto non aver nessuna paura di combinare un linguaggio colto con la trivialità del brutto che ci circonda ogni giorno.
Perchè vi chiedo, Napoli è solamente fatta di sole o anche di “stupro”, come ci racconta il Vostro Forgione?
Ma se a questo punto vi dicessi che non sono interessato a tutto ciò, che come Carmelo Bene, non credo affatto ad un’arte sociologica come allo stesso tempo non credo ad un’arte turistica, se vi dicessi che il mio interesse è sperimentare più linguaggi, anche in modo provocatorio, interrogandomi sulla combinazione di elementi in contrasto, tra segni e simboli del futuro e materiali della storia anche arcaica, che cosa mi rispondereste?
Vi siete forse preoccupati, come lettori, di provare a leggere questa stratificazione, come una diversa occasione, invece di applicare un’interpretazione cosi monolitica e reattiva alla prima superficie identificata?
Ho davvero la sensazione che il pregiudizio a volte, dimori davvero nel cuore di tutti noi, occorre un po’ più di libertà per avvicinarsi al mondo degli altri, l’arte è una via, ve la consiglio.
Giulio Galgani

Egregio Maestro Galgani,
per quanto il linguaggio del sottoscritto appaia demagogico, ci tengo a precisarLe che se quella didascalia suscita rabbia non è certo per la demagogia del mio articolo che è nato dal risentimento di un Napoletano osservatore in quel di Firenze che si è scomodato a segnalare la cosa.
Rispondo subito alla Sua curiosità e Le dico che, da artista quale sono (ho fatto le scuole d’arte e sono grafico oltre che giornalista), non avrei rappresentato Napoli come ha fatto Lei. Ma questo perchè conosco la Napoletanità, la storia di Napoli che studio quotidianamente e il vissuto contemporaneo che pure denuncio incessantemente nelle sue espressioni deleterie.
La violenza dell’uomo, lo stupro, è ciò che io stesso pongo in evidenza, lo ha giustamente rilevato anche Lei; Napoli pulsa nel bene e nel male come un po’ tutta l’Italia, ma in maniera più forte. Io vedo solo messaggi negativi nell’opera, vedo mitili senza intelligenza, vedo credenza popolare, vedo la metastasi in mezzo al mare o al cielo se è vero che l’uomo con gli arti aperti è esotericamente la rappresentazione della stella e viceversa, marina o astrale che sia. Del resto è proprio la didascalia della Corgnati a supportare l’intento artistico confermando che non c’è alcun contrasto tra Napoli e Napoli ma bensì tra Napoli e il resto del territorio. Non c’è alcuna accezione positiva nella concrezione abusiva, nell’informe parassita, nelle cozze e nelle vongole. Insomma, solo messaggi negativi. Della bellezza e della storia alta non c’è traccia, solo orrore, quasi come se poi l’orrore dimorasse qui e solo qui.
Un artista (come un qualsiasi uomo) deve sottoporsi alla critica del pubblico oltre che a quella dell’esperto. E se chi osserva l’opera ne resta sdegnato, qualche motivo ci sarà, senza per questo voler limitare la sua vena artistica. Questa Sua, poi, è una creazione che coinvolge diverse sfumature della società italiana nel suo complesso e se per un toscano la cosa può passare inosservata o essere condivisa è chiaro che per un napoletano le emozioni suscitate possano essere evidentemente diverse.
La invito ad approfondire Napoli per ciò che è davvero, non per ciò che appare.
Angelo Forgione
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Cavani: «orgoglioso che mio figlio sia napoletano»

Cavani: «orgoglioso che mio figlio sia napoletano»

«anche per questo sento la rivalità con la Juventus»

Che Cavani sia entrato nello spirito della napoletanità sportiva è chiaro da tempo. E nel salottino di Radio Marte a Castelvolturno, el Matador ha così presentato la sfida di Domenica:
«So bene cosa significa la Juventus per i napoletani. Mio figlio è napoletano, e quindi questa partita la sento fortemente. Ho portato Bautista al “San Paolo” perchè, anche se non capisce ancora cosa succede, è giusto che assapori il calore della sua gente. Anche se io e Maria Soledad siamo uruguaiani e lui ha sangue uruguaiano, è comunque nato a Napoli, sta crescendo a Napoli ed è un napoletano a tutti gli effetti… noi siamo orgogliosi di questo e spero davvero che si ricordi sempre nella sua vita di esserlo. Questo popolo è fantastico!».

L’arte senza cultura in autostrada

L’arte senza cultura in autostrada

una mostra raffigura Napoli come “informe parassita”

I tantissimi simpatizzanti di V.A.N.T.O. rappresentano i mille occhi del movimento. Un’altra dimostrazione arriva da Giuseppe, un napoletano in viaggio di piacere in Toscana che ci ha inviato queste foto scattate in un’area di servizio “Chef Express”. Si tratta di una mostra itinerante dal nome “Viaggio in Italia” di Giulio Galgani, realizzata in collaborazione con Autostrade per l’Italia e Gruppo Cremonini, allestita nell’ingresso del punto ristoro con opere polimateriche raffiguranti le regioni italiane con precisi significati simbolici spiegati nelle didascalie. Tutte piacevoli tranne una, quella “dedicata” alla Campania, che ha giustamente offeso Giuseppe per l’utilizzo di significati degradanti nonchè offensivi. “Un fondo reticolato blu su cui Napoli si staglia come un’immensa concrezione abusiva, una specie di informe parassita, dove elementi religiosi si affollano e convivono insieme a cozze e vongole”.
Avete letto bene, non è uno scherzo: Napoli incrostazione abusiva, parassita senza forma, sovrapposizione di credenza a vita decerebrata (i mitili). Concetti descrittivi espliciti ed esplicitati che ne nascondono uno subliminale implicito nel raffigurazione visiva: Napoli cancro, una metastasi che corrode la purezza della vita (il mare o il cielo blu).
Se la mostra avesse come tema la denuncia delle mafie, la creazione potrebbe essere apprezzabile. Ma ciò non è, e l’opera fa arte sostituendo alla cultura i luoghi comuni sbattuti in faccia agli automobilisti italiani.
La mostra è patrocinata dal Comune di Firenze, dalla Regione Toscana, dalla provincia di Arezzo e nasce come contributo di creatività alle celebrazioni per i 150 anni d’unità d’Italia in cui è inserita. E meno male! Il nome “Viaggio in Italia”, poi, ci ricorda Goethe e il “Grand Tour”; anzi è proprio quello. “Napoli è un Paradiso, tutti ci vivono in una specie di inebriata dimenticanza di sé…”, scrisse il letterato tedesco nel vero “Viaggio in Italia”.

per contatti:
info@giuliogalgani.com
galgani.giulio@yahoo.it

info@cremonini.com
info@chefexpress.it

La Reggia di Carditello a “Che tempo che fa”

La Reggia di Carditello a “Che tempo che fa”

Ecco a cosa è servito lo sciopero della fame del sindaco di San Tammaro Emiddio Cimmino: summit in prefettura di Caserta col governatore Caldoro e col ministro Ornaghi, incontro di una delegazione pro-Carditello con Godart (Consigliere culturale della Presidenza della Repubblica), tg nazionali e stampa internazionale che cominciano a parlare dello scempio, e Fabio Fazio che, su chiaro suggerimento della presidente del FAI Ilaria Borletti Buitoni, ha mostrato all’Italia le condizioni della reggia borbonica a “Che tempo che fa”.

“Barbarossa”, flop leghista

“Barbarossa”, flop leghista

Cesario Console primo esempio di unità

Angelo Forgione – Preannunciato flop per la fiction “Barbarossa” trasmesso Domenica 25 e Lunedì 26 Marzo dalla RAI. Battuto da “Report” e anche dal derelitto “Grande Fratello”, col solo 10% di share in Lombardia e in Veneto. Persino più visto al Sud che al Nord, la produzione è costata circa 15 milioni di euro, finanziata con 6 milioni dalla RAI ma anche del Ministero dei Beni e delle Attività culturali, quindi soldi degli italiani sottratti magari alla salvaguardia dei degradati monumenti italiani. Già proiettato al Cinema nel 2009, incassò solo un milione di euro e invece di essere messo nel cassetto è stato riproposto in tv per precisa volontà di Bossi se è vero che in una famosa intercettazione telefonica Belusconi dice ad Agostino Saccà (che perde per questo la carica di direttore di Rai Fiction) “avevo bisogno di vederti perchè c’è Bossi che mi sta facendo una testa tanta con questa cavolo di fiction del Barbarossa”. Un’insistenza con successo politico ma senza successo televisivo che fa capire quale sia il legame tra politica e informazione storica e non in Italia, paese in cui nel 1999 arrivò nelle sale cinematografiche il film di Pasquale Squitieri “Li chiamarono… briganti” sulla resistenza dei popoli del Sud all’invasione sabauda, subito sospeso e mai riproposto in tv.
Il “senatur” incassa, non al botteghino, e deve arrendersi alla disattenzione degli italiani alle vicende storiche del popolo “padano”, soprattutto a quella della sua gente evidentemente poco sensibile ad accadimenti storici peraltro strumentalizzati dagli inventori del partito verde.
Federico “Barbarossa”, imperatore del Sacro Romano Impero Germanico, si sarebbe scontrato con Alberto da Giussano, che è il guerriero ritratto nella bandiera della Lega Nord. Alberto da Giussano avrebbe lottato per unire i comuni ribelli del Nord contro il tentativo di conquista di “Barbarossa”, mettendo insieme la “Compagnia della Morte” contro i germanici e sollevando il Nord col giuramento di Pontida dove nacque la “Lega Lombarda”. La battaglia finale si svolse a Legnano nel 1176 e la vittoria del Nord-Italia viene ricordata come esempio di coesione italica contro il nemico straniero.
La Lega (politica) ha eletto l’episodio storico riguardante l’intero popolo italiano ad emblema secessionistico ma in realtà la battaglia di Legnano è simbolo di unità nazionale settentrionalista nell’inno massonico di Mameli in cui si canta “dall’alpi a Sicilia ovunque è Legnano”. Quindi, mettetevi d’accordo voi che prima invadete il Sud per l’Italia unita e poi dopo 150 anni gridate “Padania libera”.
Alberto da Giussano in realtà non è mai esistito ed è un personaggio leggendario, cioè di fantasia, come la stessa Padania; un falso storico non presente in nessun documento o cronaca che qualche storico identifica invece in Guido da Landriano, console di Milano.
La “Lega Lombarda” non è neanche il primo esempio di identità nazionale perché è al Sud che ciò si verifica intorno all’850 quando Cesario Console, ammiraglio del ducato di Napoli, coalizzò le repubbliche marinare di Napoli, Sorrento, Amalfi e Gaeta formando la “Lega Campana” per respingere i Saraceni che volevano invadere Roma per poi impossessarsi dei territori del Sud. Le battaglie decisive avvennero a Gaeta e ad Ostia, entrambe vinte da Cesario Console.
Al tempo della battaglia di Legnano, i comuni del Nord erano aspramente conflittuali, soprattutto nei confronti di Milano, ma momentaneamente coalizzati sotto un unico ideale, mentre da circa 50 anni era già una realtà il Regno di Sicilia, poi divenuto delle Due Sicilie, ovvero la Nazione di tutti i territori e i popoli del Sud, nato sotto Ruggero il Normanno nel 1137 (il primo da sinistra raffigurato sulla facciata del Palazzo Reale di Napoli). Regno durato fino al 1860, quindi per oltre 720 anni, mentre la cosiddetta Padania non è mai esistita né su una cartina geografica, né su una bandiera, né in un inno. A proposito di falsi storici.

a 2:30, storia e significato di Cesario Console in una passata videodenuncia
(poi andata a buon fine)

Lucio Dalla il napoletano

videoclip – Lucio Dalla il napoletano

nato a Bologna, morto a Montreux, rinato a Napoli

Angelo Forgione – Era un napoletano nato a Bologna Lucio Dalla. «La cicogna era cieca in quel momento, ma la prossima volta voglio nascere qua, essere napoletano a tutti gli effetti», così disse al Gran Caffè Gambrinus sette mesi prima di andarsene. Fu il suo testamento artistico, la sua dichiarazione d’amore per la terra che artisticamente ed esteticamente sentiva più sua. «Il grande onore per me è quello di aver partecipato», disse in quell’occasione, significando tutta la fierezza per aver capito Napoli e aver dato un contributo spontaneo e sentito alla valorizzazione della cultura napoletana. Dalla amava sinceramente Napoli, più volte da lui definita la città più bella del mondo.
«Quella napoletana – disse – è la musica più importante del Novecento, altro che Beatles… dobbiamo tornare a noi, e non essere provinciali, scopiazzando all’estero»
. Non erano frasi di circostanza; Dalla fu rapito dalla lingua dialettale napoletana alle Tremiti, isole geograficamente pugliesi ma foneticamente napoletane-ischitane, e poi dalla vista del Golfo, ammirato dalla stanza di Caruso a Sorrento. E perciò cambiò il suo modo di comporre musica, tendendo alla lirica. Fu una trasformazione intima ancor prima che artistica, e perciò era davvero invaghito di Napoli e dei Napoletani, ripetendolo anche ossessivamente in ogni occasione e da ogni pulpito. La gelosia della parte putrefatta del paese non lo ha accettato e ne ha insultata la morte per togliersi il sassolino dalle scarpe.
Mi piace pensare che sia rinato da qualche parte qui intorno, come tu volevi. Arrivederci, Lucio.

Plebiscito: rischieste al Comune di Napoli contro il degrado

Plebiscito: richieste al Comune contro il degrado

la I° Municipalità e V.A.N.T.O. per la tutela dello slargo reale

A seguito dell’incontro avuto con l’Assessore alle politiche sociali della Municipalità I Antonella Esposito tenutosi il 12 Marzo scorso circa le condizioni di degrado di Piazza del Plebiscito, ecco quanto formulato in richiesta al Comune di Napoli.
Nei prossimi giorni torneremo ad incontrare l’Assessore Esposito nell’ottica dell’organizzazione di un evento di sensibilizzazione al recupero monumentale e culturale da tenersi nella stessa piazza.