––– scrittore e giornalista, opinionista, storicista, meridionalista, culturalmente unitarista ––– "Baciata da Dio, stuprata dall'uomo. È Napoli, sulla cui vita indago per parlare del mondo."
«Lega Nord nepotista come i Borbone, ma ne abbiamo bisogno»
Angelo Forgione – Disgustoso dibattito su La7 a “Le Invasioni Barbariche” del 6 Aprile, all’indomani delle dimissioni del leghista Umberto Bossi. Quello che doveva essere un piccolo processo alla Lega con Borghezio imputato si è trasformato in una sorta di apologia leghista. Indecente l’analisi dello scrittore lombardo e giornalista del Corriere della Sera Beppe Severgnini che, criticando la Lega da un punto di vista tutto settentrionale e non italiano, ha imputato al partito verde un nepotismo risalente al regno borbonico. Insomma, gira e rigira, il Nord è sul banco degli imputati e il Sud diventa termine di paragone negativo (ricordate Paolo Villaggio?). Scompare d’emblée il periodo tragicamente attuale di “parentopoli” e il problema viene riportato al regno preunitario del Sud, quindi monarchico, quando la discendenza diretta era un diritto-dovere dappertutto. Al termine della discussione, lo stesso Severgnini ho voluto dare alla Lega dei consigli per migliorarsi «perchè ce ne è bisogno, ma di una Lega che non dice sciocchezze sugli immigrati e che abbia il coraggio delle opinioni». Tutto qua, stop! Smussato questo spigolo, la Lega può continuare a dividere l’Italia. Omesso il principale difetto del partito secessionista: la propaganda anti-meridionali che ha devastato il Paese. Senza dimenticare che per Severgnini è Maroni l’uomo giusto «anche agli occhi degli italiani».
Detto che per i meridionali in primis, ma in generale per gli italiani, un partito secessionista non è mai un “bisogno” ma un’aberrazione, che della Lega può avere bisogno solo il Nord, che il nepotismo non è un male borbonico ma semmai della società italiana da sempre, che non si può non redarguire i leghisti per l’odio nei confronti del Sud se se ne analizzano i difetti, è facile dedurre che gli “italiani” di Severgnini sono i settentrionali “diversamente leghisti”.
Simone Schettino: «è massacro mediatico da fermare»
a “La Radiazza” l’artista chiarisce la “lettera del Vesuvio”
Ecco un sunto de “La Radiazza” di Gianni Simioli co-condotta eccezionalmente da Simone Schettino durante la quale l’artista stabiese ha fatto maggiore chiarezza sui presupposti da cui nasce la sua lettera a Tosel interpretata metaforicamente dal Vesuvio. Un’occasione per sgombrare il campo da equivoci e per parlare a più ampio raggio della situazione politico-sociale in Italia, uscendo dalla riduttiva campana calcistica, proprio mentre il fondatore del partito secessionista italiano è uscito di scena nel peggiore dei modi. Un interessante disamina alla quale ha dato un contributo anche Angelo Forgione puntando il dito sui napoletani chiamati a difendere senza difendere.
Monti a Napoli, segue editoriale de “Il Mattino” a firma del direttore Cusenza dal titolo “Subbuglio, non ammuina”. Una disamina del momento del paese visto da Sud dettato da una dichiarazione del premier: “Al Sud manca la massa critica, per il subbuglio innovativo che spinga la classe dirgente a cambiare e i cittadini a chiedere la soddisfazione di diritti collettivi e non soluzioni privilegiate”. Cusenza si domanda cosa intenda Monti con la parola “subbuglio” con osservazioni precise e condivisibili, chiudendo però lo scritto con un falso storico ancora tristemente in voga, purtroppo tirato di nuovo fuori dal quotidiano di Napoli. “Il rischio è che il «subbuglio» montiano diventi la traduzione lombarda del napoletanissimo editto della marineria borbonica sul «facite ammuina», così chiude Cusenza. Il regolamento della Real Marina del Regno delle Due Sicilie non ha mai contenuto alcuna disposizione o articolo che regolasse “ammuina” e confusione a bordo. A testimoniare il fatto che l’editto fosse falso e a scopo denigratorio è il fatto che il regolamento della Real Marina, al pari di tutti gli atti ufficiali del Regno delle Due Sicilie, era redatto in lingua italiana e non napoletana; di fatto, i firmatari di quel falso regolamento, Di Brocchitto e Bigiarelli, non risultano in alcun archivio italiano e in alcun atto ufficiale borbonico. In realtà si tratta di una astuzia di un ufficiale napoletano, Federico Cafiero, passato dai napolitani ai piemontesi, che fu sorpreso nel sonno con buona parte dell’equipaggio a bordo della sua nave da un ammiraglio piemontese. Messo in punizione, inventò la disposizione tornando sulla nave per dettare ai suoi marinai la maniera per evitare di essere sorpreso nuovamente. È particolarmente triste che proprio il quotidiano di Napoli contribuisca ancora a sdoganare falsità sulla storia di Napoli, facendo “ammuina storica” e disonorando peraltro la grande Real Marina delle Due Sicilie che rese la vita difficile alle grandi potenze europee nel Mediterraneo, facendo arrossire il Regno di Sardegna che, ad unificazione avvenuta, non potè che adottarne regolamento, uniformi e gradi. Altro che “napoletanissimo” editto.
Angelo Forgione – Premetto che, nonostante ci leghi un’amicizia di stima per evidenti motivi, non sono il difensore d’ufficio di Simone Schettino. Ma mi prendo la briga di raccogliere quello che è un suo messaggio da poco diffuso su Facebook. È nota la lettera sferzante che Simone ha letto dal palcoscenico di Canale 9 all’indomani dei fatti a margine dell’incontro di calcio tra Juventus e Napoli della scorsa Domenica. Insieme, non d’accordo ma spontaneamente, stiamo portando avanti da tempo, e non solo in questi giorni, una campagna “non istituzionale” di sensibilizzazione verso il razzismo nei confronti dei Napoletani, ognuno con le proprie risorse. Proprio per questo capisco cosa significhi esporsi e assumersi delle responsabilità, stando sempre attenti a misurare le parole e a fare in modo che i concetti siano sempre chiari. Oggi il portale di “Leggo” ha pubblicato lanotiziadella sua performance di Lunedì scorso, titolando inizialmente così: “Lettera del Vesuvio: Schettino chiede la squalifica dello Juventus Stadium”. Riduttivo, perchè Simone non ha chiesto mai chiusura dell’impianto torinese. Semmai ha sottolineato alla sua maniera, sempre originale oltre che identitaria, un malcostume che investe un po’ tutti gli stadi in cui il Napoli si reca in trasferta. E quella lettera non era una novità, ma una riproposizione di uno scritto di due anni or sono, ritirato fuori dal cassetto in occasione dell’ennesima sordità del giudice sportivo. Chiarito l’equivoco, il titolo è stato riportato alla giusta dimensione della denuncia dell’artista: “Lettera del Vesuvio. Schettino, appello contro i cori razzisti”.
Perchè anche Schettino non si è svegliato oggi, e non contro la Juventus, come testimonia un videoclip di denuncia da me realizzato proprio due anni fa in cui l’artista denunciava dallo stesso palco del Sannazaro la sperequazione tra cori razzisti contro i neri e cori razzisti contro i napoletani. Già allora facevamo lunghe chiacchierate sull’argomento. In poche parole, a Schettino, come a il sottoscritto, la sconfitta del Napoli con la Juventus sul campo (sacrosanta e meritata!) interessa veramente poco di fronte alla sconfitta di tutta la società che continua ad attaccare con accanimento una comunità intera senza che chi è chiamato a frenare il fenomeno non eserciti le proprie funzioni e si scarichi delle sue enormi responsabilità. E questo, anche a nome suo, lo dico a chi continua a pensare che il calcio sia solo calcio, e tutto il resto non c’entri.
Quel che è certo è che è difficile essere capiti appieno, e talvolta si finisce con l’essere considerati persino fomentatori. Questo accade perchè il problema non è stato compreso in tutta la sua gravità, lo si sottovaluta, e allora la protesta viene da qualcuno interpretata come la reazione dell’avversario, ancor peggio se sconfitto. E qualcuno dimentica o vuol dimenticare che la nostra battaglia è quotidiana, analizza ogni aspetto della nostra società, calcio o non calcio che è sempre quello che fa più notizia. Il fatto è che esterniamo il nostro ideale, perchè siamo purtroppo idealisti. Domani, Simone Schettino sarà ospite di Gianni Simioli, un altro idealista che si espone, a “La Radiazza” su Radio Marte. La puntata avrà come tema “Napoli e il Napoli”; si parlerà chiaramente di calcio, ma in chiave identitaria. A chi non va di alzare il livello del dibattito consigliamo di non sintonizzarsi. Questa non è una stupida guerra alla Juventus… non ci interessa. Questa è una battaglia per noi stessi, Napoletani molto prima che tifosi del Napoli. E che sia chiaro che gli idealisti difendono un diritto, non quei napoletani che in qualche modo danno adito a infrangerlo.
nuovo attacco alla città senza colpevoli… per mistificare i dati?
Angelo Forgione – Monta su internet la rabbia dei napoletani per il “decalogo per sopravvivere a Napoli” che sarebbe stato diffuso via email dall’Ambasciata americana ai cittadini di nazionalità statunitense intenzionati a godersi le World Series dell’America’s Cup nella città partenopea. Un vademecum pieno di luoghi comuni che fanno a pezzi i partenopei, diffuso da Mediaset attraversoTgcom che parla di “opuscolo”, non di email. Un caso, un mistero, poichè la stessa Ambasciata ha smentito così: “L’avviso pubblicato sul sito dell’ambasciata americana in Italia ha riguardato le disposizioni sul traffico nella zona intorno al Consolato e la disponibilità alberghiera. In recenti interviste rilasciate alla stampa locale, il console generale Moore ha più volte ribadito che l’America’s Cup rappresenta un’ottima opportunità per Napoli e che la città potrà dimostrare di essere il luogo adatto a ospitare importanti eventi” . Lo stesso Console Moore, durante una conferenza stampa, ha precisato: “Quello che abbiamo pubblicato sul sito ufficiale in relazione all’America’s Cup riguarda solo le nuove disposizioni di traffico e la disponibilità alberghiera. Annualmente produciamo dei rapporti sulla sicurezza di tutti i paesi del mondo perché la protezione dei cittadini americani è la nostra primaria responsabilità, ma questo non è in alcun modo da mettere in relazione con l’America’s Cup. Ribadisco dunque la nostra opinione: la grande competizione velica sarà un’ottima opportunità per dimostrare che Napoli è una città internazionale”. E del resto i rapporti antichissimi tra le Due Sicilie e gli States sono staticelebrati recentemente dall’Ambasciatore Thorne.
Intanto “Il Mattino” ha rincarato la dose, pubblicando una presuntacopia della mail originalee alimentando il fuoco, dalla quale però non si evince neanche che lo scritto si riferisca alla Coppa America. Dov’è la verità? Decalogo o no, il Dipartimento di Stato americano avverte i suoi viaggiatori dei pericoli di ogni paese. E, rispetto all’Italia, gli avvisi generici si riferiscono a diverse città e non alla sola Napoli. Il problema è che, se questa mail è “sfuggita” a qualche buontempone, colpisce specificatamente e ancora una volta una città che cerca di rifarsi un’immagine agli occhi del mondo dopo lo scandalo dei rifiuti. Il dolo c’è ed è innegabile, ed è facile pensare che a qualcuno l’evento internazionale velico nel golfo più bello del mondo dia fastidio a tal punto da voler creare un nuovo caso Napoli pur sapendo che in occasione di eventi internazionali del genere ci pensano i piani di sicurezza a garantire la serenità ai turisti. In questi giorni i maggiori telegiornali irradiano servizi sulle destinazioni turistiche di Pasqua evinte dalle prenotazioni sul sito expedia, quindi relative, e nessuno cita Napoli nonostante le ottime previsioni (alberghi pieni al 90%) a ridosso di un evento come la Coppa America che già di per sè stesso dovrebbe far parlare di se. La strada è in qualche modo “forzatamente” in salita, ed è fondato il sospetto che qualcuno voglia “occultare” idati del Ministero degli Interni sulla criminalità del 2011che dimostrano come Napoli non sia la capitale del crimine e che altre metropoli e città medio-grandi italiane se la passano peggio. Ma di questo, come al solito, nessuno ne parla.
Angelo Forgione – Proprio stasera ho ricevuto una email di Gennaro, pugliese, da circa un anno meridionalista e assiduo lettore di questo blog nonchè simpatizzante di V.A.N.T.O. Mi ha scritto di non seguire il calcio, ma fino a qualche tempo fa lo ignorava completamente, fin quando leggendo alcuni miei articoli si è reso conto che se si vuole capire meglio la nostra società è necessario capire il mondo del calcio in Italia. In questi giorni il dibattito sugli juventini del Sud è divampato, toccando anche picchi esasperati dopo il clima di intolleranza verso i napoletani allo “Juventus Stadium” di Domenica scorsa. Sempre più meridionali, per la verità, stanno prendendo coscienza di quanto racconto e divulgo da tempo anche attraverso il calcio, testimoniando di “conversioni” dettate dalla conoscenza della storia. Sono quelli che hanno capito non solo il passato ma anche l’attualità, figlia di quel passato trascinato ai giorni nostri, quella questione meridionale evidente anche nel calcio con cui il potere del nord ha truccato il nostro paese e con esso il suo sport più popolare. Ne ho parlato oggi a “Sorrisi e Palloni” su Radio CRC e Capri Event, prima denunciando i fatti di Domenica scorsa e poi facendo chiarezza sull’appartenenza dei tifosi juventini di Napoli e del Sud, e non solo juventini, legati ad un potere costruito ad arte e sempre in vita.
una “inedita sfilata di soldatini”, ma stavolta non sparano
Bersaglieri, Carabinieri, Corazzieri, Artiglieri e Lancieri. Tutti corpi militari nati in Piemonte prima dell’unità d’Italia e oggi tra noi a testimoniare una piemontesizzazione dello stivale in epoca risorgimentale. Una “inedita sfilata di soldatini” ad essi dedicati sarà in mostra dal 5 Aprile nella Certosa e Museo di San Martino fino al 10 Settembre. Nel comunicato stampa si parla di Esercito italiano dal 1860-1870, ma era di fatto quello piemontese agli ordini di Vittorio Emanuele II che massacrò centinaia di migliaia di meridionali in tutto il Sud mettendo a ferro e fuoco interi paesi e boschi nella famosa guerra, tra soldati e civili, al cosiddetto “brigantaggio”. In poche parole, gli invasori senza dichiarazione di guerra di Napoli, capeggiati dal generale Enrico Cialdini che rase al suolo Gaeta continuando a bombardare nonostante la resa dei borbonici ed esercitò ferocemente il diritto di rappresaglia anche su donne, vecchi e bambini.
I napoletani avrebbero piuttosto bisogno di conoscere anche la storia degli sconfitti, magari con una mostra sull’esercito Napolitano, perchè anche così si celebrerebbe l’unità; e invece, a conclusione delle celebrazioni dei 150 anni d’unità d’Italia, tocca subire il ritorno a Napoli dei conquistatori, i vincitori, protagonisti di una delle pagine più tragiche della storia non solo italiana. Una mostra dedicata a quegli uomini che parlavano francese e che mantenevano per i capelli i cadaveri dei meridionali in difesa della loro terra prima fucilati e poi fotografati “ad perpetuam rei memoriam”.
corsa contro il tempo, approssimazione e danno d’immagine
Fonti attendibili informano che la rimozione della pensilina perimetrale in ghisa e vetro della Cassa Armonica in Villa Comunale sarebbe temporanea, e come presunto, effettuata per motivi di sicurezza e incolumità come dimostrano i numerosi tiranti sulla campata e la rete installatavi sotto. I tempi stretti non hanno consentito un reale restauro e così si sarebbe preferito sfigurare momentaneamente il monumento per utilizzarlo come podio durante le premiazioni delle World Series di America’s Cup. L’intera “corona” sarebbe dislocata in manutenzione e dovrebbe essere ripristinata dopo l’evento.
Corsa contro il tempo quindi, che non avrebbe consentito di dare decoro alla struttura ma solo di assicurare che durante l’utilizzo non accadano incidenti a persone e cose. Resta un altro problema, quello dell’immagine della città: premiare i velisti in un monumento degradato, arrugginito e ricoperto di scritte, è davvero un autogoal. Non sarebbe meglio rimediare con un podio convenzionale sul lungomare?
Rai Uno, “Domenica in… l’Arena” del 1 Aprile: Giletti da Torino intavola la discussione su “Falsi Invalidi S.p.A.” e sprechi pubblici con approfondimento sulla Salerno-Reggio: in trasmissione il leghista Salvini da Milano, spesso ospite del programma coi suoi soliti strali contro il Sud, e il focosoCrosetto (da Cuneo), esponente del PdL di Torino che, di fronte ai dati snocciolati dal conduttore (“migliaia di miliardi spesi per quell’autostrada per colpa di mafia e camorra”), rivela che quando lo invitano in Calabria lui non ci va mai perché “quasi tutti i calabresi sono a rischio… quella è la parte più brutta dell’Italia dove la degenerazione è fortissima”. Qualche protesta in studio da parte della parlamentare del PD Paola De Micheli presto “sedata” fuori campo dal presentatore che, da buon moderatore neutrale, ha preso la procura di Crosetto. E il dibattito è finito così, portando dietro i soliti attacchi di Salvini, quelli di Crosetto e il solito giornalismo spicciolo di Giletti che, dopo aver marciato sui numerosi falsi invalidi di Napoli definendoli delinquenti come non ha fatto con l’unico caso extra-partenopeo mostrato, aveva attribuito i ritardi della Salerno-Reggio alle mafie e non a chi assegna i lotti di realizzazione di un’opera pubblica alle mafie. Presentatore e leghisti hanno “dimenticato” di dire che quell’autostrada è in costruzione dal 1964 con soldi pubblici affidati a imprese del Centro-Nord che delegano l’esecuzione delle opere (di pessima qualità per “stare” nei conti) a “ditte” locali. Le principali imprese che hanno in mano l’appalto della strada, non autostrada, sono la Baldassini-Tognozzi-Pontello di Firenze, fallita e rilevata da Impresa SpA di Roma, e la tristemente nota Impregilo SpA di Sesto San Giovanni in Milano. Da un’inchiesta del 2005, le coop rosse (centro-settentrionali) subappaltarono i loro 30 km a 174 ditte locali… (Pino Aprile, Terroni, p. 207; prof.ssa L. D’Antone, La Sapienza, Roma; inchiesta Fillea-Cigl 2005). Di scandali è pieno anche il Piemonte e tutto il Nord, basterebbe fare semplici ricerche su internet, ma si organizzano sempre e solo dibattiti televisivi per mettere Napoli e il Sud alla berlina. Solo qualche giorno fa il consiglio comunale di Leini, nel torinese,è stato sciolto per infiltrazione mafiosa. Se vengono arrestati e condannati gli imprenditori miliardari parmigiani, se si indagano il vicepresidente leghista della Regione Lombardia e il tesoriere del partito di Salvini, se un imprenditore dichiara che lo stipendio da assenteista parlamentare gli serve per pagare il mutuo, nessuno al Sud si permette di dire in tv che tutti i settentrionali sono malfattori ed è meglio evitare di andare da quelle parti. Quasi dimenticavamo di sottolineare che tutto questo era in Rai, servizio pubblico.
Angelo Forgione – Ci devo ritornare e avrei voluto evitare, ma i risvolti in sede di giustizia sportiva mi impongono di tenere aperta la questione Juventus-Napoli. Con la nausea dettata dalle ultime vicende di calcioscommesse, il calciatore Masiello che ha confessato di aver fatto autogoal per vendersi una partita e non solo una. Fino a ieri era un botta e risposta a sfondo sportivo-culturale, un pretesto per parlare a noi più che agli altri che difficilmente ascoltano. Ma poi la questione è diventata di principio etico visto che il giudice sportivo Giampaolo Tosel non ha preso alcuna decisione nei confronti della Juventus, né per i cori razzisti oltre il regolamento né tantomeno per le aggressioni ai bambini e disabili di fede azzurra. Premesso che il giudice sportivo sanziona in base al referto arbitrale, il problema è più ampio perchè investe i calciatori che potrebbero segnalare i cori razzisti (ricordate Zoro del Messina o il portiere Kawashima dell’Anversa?) ai direttori di gara, i quali a loro volta dovrebbero rilevarli autonomamente in quanto, appunto, non consentiti dalle norme. Dunque, anche ieri sul tavolo di Tosel non è arrivata alcuna nota a referto, evidentemente. Detto questo, ciò che accade fuori lo stadio è ben altra cosa, e Tosel può essere sordo ma non cieco. Questo vale per quel che di vergognoso accade a Torino piuttosto che a Napoli e in tutte le parti d’Italia, fermo restando che il razzismo è intollerabile e, sulla carta dei regolamenti federali e solo su quello, intollerato. Il mio amico Pino Aprile scrive nel libro “Giù al Sud” che per far sentire l’effetto del razzismo basta usare un metodo gandhiano: invertire i fattori, nella fattispecie rigirare al Nord gli slogan oggettivamente razzisti contro il Sud; al Salone del libro di Torino, così come altrove, disse alla platea: “Torino è una fogna da derattizzare, perchè anche i topi votano”, e mentre un fremito percorreva gli ascoltatori giustamente offesi, avvertiva che nella frase originale di Calderoli la città-fogna è Napoli. Cosa succederebbe allora se i tifosi del Napoli cominciassero a invocare frane di valli nordiche, esondazioni di fiumi e terremoti? Cosa accadrebbe se si urlasse all’indirizzo di Torino o Milano “la vergogna dell’Italia siete voi”? Sarebbe un “fatto” di cui parlerebbero tutti i giornali e le tv d’Italia. Eppure i napoletani gli argomenti storici li avrebbero, senza doversi inventare nulla; Vesuvio wash it? Bidet what’s it! Basterebbe urlare “lavatevi” ai piemontesi che non conoscevano il bidet prima di scoprirlo a Napoli, gridare “colerosi” ai milanesi che lo sono stati più volte o “terremotati” ai friulani, etc etc. Le aggressioni e gli agguati a bambini e disabili sono state denunciate agli organi di polizia. Gli striscioni erano evidenti e nessuno li ha rimossi. I cori erano rumorosi e nessuno li ha sentiti, destinatari a parte. Ma qualcuno continua a fare finta di nulla, a non parlarne a livello nazionale e a preservare un certo potere e un determinato stato di cose. Tutto quello che accade a Napoli è giustamente sanzionato e messo sotto la lente d’ingrandimento, ma quello che accade altrove è talvolta un mistero di Pulcinella. A Napoli si dice che ‘o pesce feta d’ ‘a capa, e quindi violenza e razzismo non sono colpa dei tifosi gretti, napoletani compresi, ma delle istituzioni del calcio che fingono di introdurre delle norme contro il razzismo per poi non applicarle o farlo solo quando qualche giocatore di colore si rizela come invece non accade ai calciatori nati a Napoli e provincia. Loro tirano avanti, preferiscono giocare e basta, evidentemente meno sensibili al problema. Perchè? Perchè il problema non esiste. Perchè il razzismo ha effetto in egual misura sia su chi lo esercita che su chi lo subisce: il non napoletano ritiene l’offesa legittima e insiste, il napoletano altrettanto e tira avanti. Non è affatto un caso che a difendere Napoli siano giocatori del Napoli non napoletani. Cioè, il razzismo non è più razzismo in quanto intolleranza ma diventa prassi. Per i neri è diverso perchè sentono il problema che è universalmente tale, non prassi. In poche parole, il razzismo verso Napoli è prassi, non problema, ed è quindi consentito; e tutto questo fa da sempre parte della nostra storia, nasce con l’unità d’Italia quando i piemontesi definivano i Napolitani (tutto il Sud) “beduini affricani” con due effe. Prima non accadeva, dopo accade ancora. Da questo pulpito lo diciamo da anni ma le cose non cambiano. Però continuiamo a denunciarlo, nella consapevolezza che il calcio è espressione finta e maligna di un paese maligno e finto. Ipocrisia, violenza, razzismo, calcioscommesse… questo è il valore diseducativo di uno show-business che arricchisce tutti tranne chi lo tiene in piedi di tasca propria con biglietti, abbonamenti alle tv, magliette e merchandising di ogni tipo. Uno show-business che si riveste di buoni e sani valori per nascondere la sua vera funzione. Vale dunque la pena riversare in questa scatola di illusioni tanta passione? Napoli, come sempre, insegna. Nell’esoterica Cappella di Sansevero che detta la “via” all’uomo, c’è una scultura di gran significato (come tutte le presenti) che accompagna il più celebre “Cristo velato”. È il magnifico “Disinganno“ del Queirolo, in cui un uomo (il padre del principe Raimondo) si libera da una rete che rappresenta l’inganno delle perdizioni, dei piaceri e delle passioni mondane, avvertendo l’osservatore sulla principale insidia dell’esistenza umana: la finzione! Ora i più scalmanati cosa faranno? Andranno a Roma il 20 Maggio a farsi giustizia sommaria cadendo magari in un nuovo tranello? Se questo è il clima, meglio non andarci. Solo l’intelletto può frenare la nostra cecità e le nostre pulsioni tribali, può sbarrarci gli occhi e dirci che siamo tutti vittime della passione calcio, e su questo non c’è alcun dubbio. Ma non per questo dobbiamo evitare di denunciare. Denunciare la nostra consapevolezza di essere schiavi e denunciare che siamo oggetto di uno scontro sociale che qualcuno vuole che perduri in questo paese. E all’indirizzo di Tosel e di chi sta sopra di lui spingiamo il messaggio di un altro amico, Simone Schettino, vittima anch’egli della passione calcistica ma non a tal punto da anteporre il tifo alla sua identità e al suo intelletto. Per lui, come per chi scrive, il rispetto per un’intera comunità è la prima cosa, calcio o non calcio. E non è più ammissibile che tanto orgoglio lo si metta solo ed esclusivamente nelle questioni che riguardano la squadra che porta il nome della città e i colori della sua grande storia. Continuare a inalberarsi e sentirsi napoletani solo quando c’è una palla di mezzo per poi maltrattare la propria città significa avere in tasca un’unica tessera, non quella del tifoso ma quella del vittimista.