Autodiscriminazione a Napoli: è solidarietà per chi offende Napoli!

Angelo Forgione – Continua la ridda di voci sull’autorazzismo messo in scena domenica scorsa da uno dei gruppi della Curva B dello stadio “San Paolo” di Napoli. La confusione è sovrana ma, nel corso della trasmissione Il Processo del Lunedì, il gesto è stato chiarito e motivato da uno degli esponenti del tifo organizzato partenopeo, il quale ha spiegato che si è trattato di una risposta ironica contro le istituzioni del calcio (e non contro chi quei cori li urla ogni domenica), uno sberleffo irriverente finalizzato a manifestare solidarietà nei confronti degli ultrà del Milan e anche di tutti quelli che si comportano in maniera discriminatoria verso Napoli. Insomma, è corparativismo, e non ci sono più dubbi su quello che già da subito era apparso come un autogoal.
Ma tranquilli tutti, perché i presidenti delle squadre di Serie A si stanno già coalizzando per far abolire la discriminazione territoriale dalle regole contro il razzismo. E lo faranno, c’è da scommetterci, poiché hanno capito che sono ostaggio dei gruppi delle curve che possono decidere di pesare in maniera sensibile sulla vita sportiva delle società stesse. Dopo la curva, il Milan ha subito anche la chiusura dello stadio (anche se c’è un mistero sui cori rilevati dagli ispettori della Procura Federale), va incontro alla sconfitta a tavolino e, infine, all’esclusione dai campionati. Gli ultras hanno già vinto, e i tifosi del Napoli hanno almeno dimostrato che, ora come ora, sono più forti delle regole ferree ma deboli di fronte alla maleducazione generale della società italiana. Sono capaci di andare contro la loro stessa città, figurarsi contro la loro squadra. Basterebbe che gli ultras del Napoli si mettano a discriminare i tifosi avversari alla prossima partita, magari cantando un “Roma colera”, e il gioco sarebbe fatto: curva del Napoli chiusa! Oppure che i tifosi del Milan, in questo braccio di ferro, insistano per far perdere la loro squadra a tavolino. Gli ultrà stanno abusando del potere che hanno in mano, un potere che i vertici del calcio gli hanno conferito inconsapevolmente e non potrebbero mai levargli finché la società italiana non cambierà. La FIGC è partita dal presupposto che ai gruppi organizzati interessi prima di tutto la squadra e la città. E invece, la loro priorità è non essere controllati e potersi scontrare gli uni contro gli altri. È questo l’errore di valutazione fatto alla vigilia.
I tifosi del Milan, e anche altri aggressori verbali noti, hanno plaudito all’inizitiva dei Fedayn che avrebbero così insegnato all’Italia cosa significa “sfottò”, rispedendo ai “sedicenti esperti” le accuse di razzisti rivolte ai sanzionati. Dunque, meglio moralisti che masochisti.

De Laurentiis costruisce e la Curva B distrugge

Angelo Forgione – Il 21 maggio scorso, nel giorno del convegno medico “Napoli, insieme per la salute”, il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis aveva chiesto a tutta la piazza di compattarsi di fronte alla più alta percentuale di tumori del Paese e impegnarsi nella “rivoluzione di Napoli contro l’Italia”. A distanza di quattro mesi e mezzo, il patron ha portato in campo un messaggio, non casuale perché riassume l’invito di maggio: “La terra dei fuochi deve vivere. Assieme si può”. Era scritto su uno striscione esposto sul prato del San Paolo e sui display prima del fischio d’inizio del match contro il Livorno. In Curva B, invece di esporre messaggi contro l’inquinamento programmato di “Terra mia”, sorgeva un’altra coppia di striscioni che recitavano “Napoli colera” ed “e adesso chiudeteci la curva”. Si è poi levato persino il coro incriminato “Senti che puzza, scappano i cani, stanno arrivando i napoletani. Colerosi, terremotati, voi col sapone non vi siete mai lavati”. Una chiara forma di contestazione verso la giustizia sportiva, netta e precisa, a prescindere dall’identità e dall’intelligenza individuale. Striscioni che sono frutto di un codice degli ultras, pronti a sfidarsi gli uni contro gli altri nel corpo a corpo e poi abbracciarsi idealmente per combattere il nemico comune che ha il potere di decidere.
Non è arrivata una spiegazione ufficiale che cancellasse gli interrogativi sul gesto. C’è chi ha parlato di provocazione, altri addirittura di ironia, ma pare proprio trattarsi di protesta sottoforma di incosciente autolesionismo. Sia chiaro che il gruppo della Curva B del San Paolo ha violentato la città; si è anteposta allo sdegno che la grandissima parte dei napoletani provano per i cori razzisti, finalmente puniti, e sembra proprio aver lanciato un messaggio a Tosel e agli ispettori della Procura Federale della FIGC: “Lasciateci scontrare, non ce ne frega del razzismo, non tolleriamo le vostre intromissioni e non vogliamo essere controllati”. L’identità di chi ha inscenato la protesta non è napoletana ma ultras, che è un modo d’essere con principi ben precisi. È quella l’unica identificazione che conta ed è chiaro che a loro non interessi nulla di Napoli, della città, della dignità di popolo. E ancora meno gli interessa dell’inquinamento delle terre immediatamente fuori città, ulteriore “strumento” per discriminare una città vessata che avrebbe bisogno di ben altre manifestazioni e invece si ritrova ostaggio di chi apre platealmente le porte di casa all’aggressione secolare.
Bisogna puntare decisamente i riflettori sullo striscione voluto dal Napoli, che diceva proprio “assieme si può”. Mentre il Napoli chiedeva la rivoluzione di Napoli contro l’Italia sbagliata il gruppo di curva B abbracciava l’Italia sbagliata. Altro che assieme, altro che impegno di tutti… su alcuni non si può e non si deve contare. La Campania non merita le condizioni in cui si trova, ma certe manifestazioni dimostrano il perché lo sia. E Napoli è ancor di più luogo simbolo di un pernicioso masochismo.
Dopo anni di battaglie su questo tema, mi sento violentato dal mio vicino.

a “Le Iene” e “Linea Gialla” il dolore della Campania assassinata… non solo dalla camorra

Angelo Forgione – Mentre il Napoli perdeva a Londra e tutto il popolo azzurro trepidava per le vicende della squadra del cuore, andava in onda su Italia1 un reportage de Le Iene sulla tragedia casuata dai rifiuti tossici sversati nelle campagne tra Napoli e Caserta (clicca qui). Non una novità ma ulteriori venti minuti drammatici per chi non ha ancora capito a cosa è soggetto il popolo campano compreso in quel fazzoletto di terra.
Il titolo, banale, non era da programma di controinformazione: “la camorra uccide anche senza pistole”, ed è pur corretto, ma incompleto. Manca “con la responsabilità dell’industria del Nord nel silenzio dello Stato”. L’importanza dei titoli è insospettabile e non tutti sanno che nei quotidiani esiste la figura professionale del titolista che ha la responsabilità di indirizzare l’attenzione sul cuore dei problemi sviscerati dai giornalisti negli articoli. La camorra uccide senza pistole perché allettata dai facili guadagni ma lo Stato sa bene che il Centro-Nord e parte d’Europa smaltiscono da decenni i veleni delle aree industrializzate in Campania. Protagonista del reportage anche l’encomiabile Don Patriciello che ha sottolineato proprio che la visita dell’ex ministro della Salute Renato Balduzzi di qualche tempo fa è stata solo una comparsata che non ha fruttato alcun intervento. Balduzzi è proprio quel ministro che giustificò l’aumento dei tumori in Campania con le cattive abitudini alimentari, l’obesità e la sedentarietà.
Lo scorso week-end, Don Patriciello ha incontrato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha esternato la sua solidarietà alle mamme dei bambini colpiti da questo avvelenamento programmato e si è mostrato come sorpreso, quasi disinformato, da una vicenda che sembra aver appreso all’improvviso. È comprensibile il ruolo delicato di Don Patriciello, già sopraffatto in un aula di Prefettura a Napoli dalla protervia dell’ex-prefetto De Martino che lo riprese con spocchia per aver chiamato “signora” l’omologa di Caserta, e si può intuire il perché il coraggioso uomo di Chiesa abbia ringraziato Napolitano, ma la gran parte del popolo napoletano che si riconosce in lui è solo lui che deve ringraziare: non deve dire “grazie” alle alte cariche dello Stato che sanno benissimo, e da vent’anni, cosa accade in Campania, che conoscono bene i motivi del duplice omicidio Alpi/Hrovatin, che sanno che la Campania è al centro di un traffico internazionale di scorie tossiche, e che non hanno speso una parola sull’argomento nei loro discorsi ricchi di retorica su un Paese allo sbando e senza compattezza. Processi e inchieste che negli anni hanno svelato le dinamiche perverse con cui sono state condotte le scorie nocive non sono segreti di Stato, e la solidarietà e la vicinanza alle mamme dei bimbi e tanto inutile quanto amara. Gli studi delle Commissioni d’inchiesta parlamentare allertano che intorno al 2060 ci sarà il picco di incidenza tumorale, paragonabile alla peste del Seicento. Una perizia dal geologo torinese Giovanni Balestri ha analizzato nel 2010 l’avvelenamento delle falde acquifere di Giugliano e delle zone limitrofe, indicando che nel 2064 ci sarà la piena delle precipitazioni in una falda colma di percolato e rifiuti tossici. Ogni forma di vita potrebbe essere estinta! Tutto ciò basterebbe per intervenire subito, senza se, senza ma e senza sterile solidarietà. Ciò che è stato fatto alla Campania è tragico e ci vuole poco a prevedere il futuro: nel 2061, saranno festeggiati con il biocidio campano i due secoli di Unità nazionale. Ci saranno voluti duecento anni a completare il percorso di distruzione di una Terra che ha civilizzato l’Europa. Prima occupata, poi derubata, infine inquinata. E i campani devono pure ringraziare?

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Napolitano vada nel “Triangolo della morte”

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sbarca a Napoli per celebrare i 70 anni delle Quattro Giornate, l’insurrezione popolare prevalentemente civile che permise di liberare la città partenopea dall’occupazione delle forze armate tedesche e indicò la via a tutt’Europa. Il programma prevede l’arrivo a Villa Rosebery, la partecipazione alle celebrazioni di sabato mattina, l’apertura della stagione sinfonica del Teatro San Carlo in serata e un intervento all’incontro a Villa Pignatelli per la “Giornata europea della cultura ebraica”, domenica 29 settembre.
Sarebbe bello se il Presidente trovasse un buco nel suo programma per recarsi in qualche punto della “Terra dei Fuochi” e del “Triangolo della morte”, magari sacrificando qualche caffè, per dare un segnale a chi chiede da lui una vera intenzione di liberazione della Campania dai disastri ambientali. Le bombe anglo-americane non devastano più Napoli ma ora le campagne a nord della città subiscono un altro genere di bombardamento, silenzioso ma micidiale alla stessa maniera. Il silenzio del Presidente della Repubblica non è più accettabile.

A Caivano veleni targati Milano

“La camorra inquina, la camorra paghi le bonifiche”, propone il magistrato Raffaele Cantone, in prima linea nella lotta contro il clan dei casalesi. D’accordo! Perché la camorra ha spietatamente svenduto le terre campane creando danni incalcolabili. Ma che la sua quota non oltrepassi il 33%. L’Altro 66% lo dovranno mettere insieme le aziende del Centro-Nord e i colletti bianchi che, al pari dei clan, hanno giostrato sulla pelle dei campani. Altrimenti passerebbe il messaggio sbagliato che questo è un problema del solo Sud e il Sud lo deve risolvere.
È invece nota la provenienza dei veleni e proprio stamane, in una campo utilizzato per coltivare cavoli, broccoli e finocchi nei pressi di Caivano, sono stati rinvenuti una cinquantina di bidoni conteneti solventi chimici e vernici. Su uno di questi era ben evidente la stampa “in Milano”.
Forse giova ricordare che la famosa inchiesta “Cassiopea” che qualche anno fa portò alla luce i traffici di un milione di tonnellate di rifiuti pericolosi indagò sulle industrie di Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Veneto e Toscana che si erano liberati dei rifiuti tossici interrandoli illegalmente in Campania, servendosi della camorra; in questo modo pagarono un prezzo notevolmente inferiore a quello che avrebbe richiesto lo smaltimento autorizzato dalla legge. I 95 imputati, quasi tutti titolari di aziende e autotrasportatori che sversavano i rifiuti nelle campagne, la fecero franca grazie a perdite di tempo e rinvii: cento faldoni furono inizialmente trasmessi alla Procura Antimafia che però, dopo alcuni anni, a propria volta non si ritenne competente e rinviò gli atti a Santa Maria Capua Vetere. Nel 2006 una nuova udienza preliminare, segnata da errori di notifica, rinvii, astensioni dei penalisti e trasferimento dei giudici, mentre le associazioni ambientaliste lanciavano l’allarme per la possibile prescrizione. Timori fondati trasformatisi purtroppo nell’assenza di colpevoli e pene per decorrenza dei termini.
Così, mentre la popolazione campana fa i conti con l’aumento esponenziale dei tumori, gli imprenditori del Centro-Nord sono a spasso a godersi i loro soldi. Insieme a camorristi e politici, dovrebbero invece essere incriminati per concorso in omicidio volontario e disastro ambientale. E intanto i roghi continuano e “la Terra dei Fuochi” continua a bruciare.

(Ph: Sergio Siano – Agenzia Newfotosud – Il Mattino)

Razzismo anti-Napoli: curva Milan chiusa… finalmente!

Dai giornalisti licenziati alle curve chiuse, un certo Nord del calcio che perde

curva_milanAngelo Forgione – Qualche coro razzista anti-napoletani a San Siro durante Milan-Napoli. Altri molto più violenti e vigorosi durante Sassuolo-Inter a Raggio Emilia, urlati dai sostenitori nerazzurri. Il tifo delle milanesi ne esce con le ossa rotte, anche se a pagare sono solo i milanisti. Curva chiusa con “Obbligo di disputare una gara con il settore dello stadio denominato secondo anello blu privo di spettatori per avere alcuni suoi sostenitori, collocati in quel settore, in tre circostanze (prima dell’inizio della gara, all’ingresso delle squadre in campo ed al 19′ del secondo tempo) indirizzato ai sostenitori della squadra avversaria un coro insultante, espressivo di discriminazione per origine territoriale”.
Finalmente la mano pesante colpisce anche per questo genere di oscenità di cui i napoletani fanno le spese da anni. Pazienza che gli interisti l’abbiamo passata liscia e siano stati ignorati dagli ispettori federali e da un arbitro della sezione di Nola (ignominia!) che non hanno messo a referto quanto invece da riportare al giudice sportivo Tosel. Non vorremmo che, per essere sanzionati, certi cori debbano essere necessariamente indirizzati ai sostenitori di una delle squadre in campo. Ma per ora accontentiamoci, sapendo che la denigrazione dei napoletani è finalmente considerata discriminazione razziale. La prima vera vittoria è giunta, ma quanta fatica! Dai giornalisti licenziati alle curve chiuse, vivissimi complimenti a un certo Nord del calcio che perde la faccia. Un consiglio: la prossima volta, se proprio vogliono farsi squalificare, vicino a “colerosi” e “terremotati”, ci mettano pure “inquinati”. Almeno, insieme alle idiozie, griderebbero una verità e ci ricorderebbero le loro responsabilità, qualora dovessimo dimenticarcele.
Stasera alle ore 20 ne parlerò in diretta a Tuttazzurro su Elle Radio Roma (FM 88.100 Lazio e streaming su elleradio.it).

De Laurentiis: «si impegnino tutti nella rivoluzione di Napoli contro l’Italia»

Angelo Forgione – Mentre si scava nei punti indicati dai pentiti di camorra e si riesumano fusti pieni di sostanze nocive, il calcio Napoli fa parlare l’Europa per la sua forza e per il calore dei suoi tifosi. Gioie e dolori di un popolo da secoli su una linea di confine, che stavolta è vittima di un dramma silenzioso di cui non tutti hanno ancora compreso la reale portata. E allora, proprio in un momento di contrasto come questo, è bene rispolverare quelle parole pronunciate da Aurelio De Laurentiis il 21 maggio, alla vigilia dell’ingaggio di Benitez, nel giorno del convegno medico “Napoli, insieme per la salute”, organizzato dalla SSC Napoli a Città della Scienza. Il suo discorso spaziò dagli aspetti prettamente sportivi al recupero di Bagnoli, fino ai veleni intombati nelle campagne tra Napoli e Caserta dalla camorra su commissione degli industriali del Nord e della massoneria deviata, nel silenzio colpevole della politica nazionale. Ebbene, di quel discorso tutti riportarono solo le indiscrezioni sul futuro tecnico azzurro e sui programmi per la ricostruzione di “Città della Scienza”. Praticamente nessuno rese noti i suoi strali nei confronti del Presidente della Repubblica Napolitano, reo di aver ignorato la sua (?) Napoli nel corso del suo primo mandato, e men che meno la sollecitazione a tutto il popolo napoletano a prendere coscienza dello scempio ambientale perpetrato a danno delle vite dei cittadini della Campania, vittime di una peste del Duemila (guarda il video in alto).

«In questa regione c’è la più alta percentuale di tumori. Questa è una cosa che riguarda la nostra vita, la vita dei nostri figli. Vorrei che tutti si impegnassero in questa rivoluzione di Napoli contro l’Italia. Qualcuno mi accusa di essere separatista, borbonico, ma qui da noi è nata la civiltà. Anni e anni di dominazioni ci hanno insegnato a darci delle arie da grandi, ma sempre con un’umiltà di fondo. Io metto a disposizione di Città della Scienza 200 mila euro per la ricostruzione in qualità di Calcio Napoli. Questa Città della Scienza risorgerà presto, ma il problema è come disinnescare il problema di Bagnoli, cui mi ero interessato prima di prendere il Calcio Napoli. Volevo congiungere Mergellina con l’Excelsior. Volevo fare una marina fantastica, tipo Croisette di Cannes. Tutti progetti messi da parte, venivo visto come un visionario. Fu così anche quando presi il Napoli: “ma dove vai?”, mi dissero tutti. Guardate dove siamo arrivati.»

Troppo forte il concetto di Napoli contro l’Italia? Quelle parole furono riportate immediatamente da chi scrive, ma evidentemente è il caso di rimarcarle ancora, per sensibilizzare tutti gli appassionati sportivi circa un problema serio che incombe su tutti, tifosi e non. Popolista o no, De Laurentiis quelle parole le ha pronunciate di fronte a una platea e ben sapendo di avere taccuini e telecamere di fronte, sfruttando la sua immagine catalitica. Perché lui sa che il Napoli è la seconda religione della città, e lui ne è il Pontefice.

Torna la Festa di San Gennaro. Premio anche a “Made in Naples”

locandinasponsorstampaTorna la festa di San Gennaro accanto alle cerimonie religiose della liquefazione del Sangue che si terranno a via Duomo. Tre giorni di moda, musica, arte e spettacolo, sostenuti e promossi dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo e dall’Assessorato al Lavoro e alle Attività Produttive del Comune di Napoli, organizzati dall’associazione culturale Jesce Sole, fortemente voluti dai commercianti della zona di via Duomo e dal Comitato Civico di via Duomo che hanno istituito un comitato promotore della festa che è interamente autofinanziata.
“Il ritorno della Festa di San Gennaro”, con la direzione artistica di Gianni Simioli, inizierà il 19 settembre alle ore 21 con la musica della Banda della N.A.T.O., simbolicamente voluta per sancire un gemellaggio virtuale con la festa americana di New York. Il 20 settembre alle ore 18 spazio gli artisti di strada, tra i tanti anche le esibizioni di capoeira del “Balanço do Mar”, e poi dalle 21 una sfilata di moda presentata da Rosanna Iannaccone, con spettacoli di tango e break-dance. Il 21 settembre, dalle 18, via Duomo sarà animata da artisti di strada e, alle ore 19, sul palco si esibirà Sal Da Vinci che presenterà in anteprima il Musical Carosone – l’americano di Napoli”. Alle 21.30, un Gran Galà con ospiti come Clementino, Liliana De Curtis, Maria Mazza, Tony Tammaro, Serena Rossi, Mario Trevi, Enzo Fischetti e Nando Mormone di Made in Sud, Pietro Treccagnoli, Federico Vacalebre, Salvatore Misticone, Gigi Savoia, Donatella Vergara e gli Spaghetti Style. Saranno premiati anche gli autori del film di animazione l’Arte della Felicità e Angelo Forgione per il libro Made in Naples – come Napoli ha civilizzato l’Europa (e come continua a farlo), tutti con un’opera di Lello Esposito, l’artista che ha realizzato Gli occhi di San Gennaro, il busto gigante in bronzo alto più di 4 metri è stato collocato sul sagrato del Duomo di Napoli proprio stamane.
Nei giorni della kermesse i musei della zona saranno eccezionalmente aperti fino alle ore 22, con promozioni ed eventi speciali. Un’occasione imperdibile per visitare alcune perle del patrimonio artistico della città come il museo del tesoro di San Gennaro, Il museo Madre, il Pio Monte della Misericordia, il Monumento Nazionale dei Girolamini, il museo Diocesano, il museo Filangieri e la chiesa di San Severo al Pendino.  E poi, gioia per i bambini, con torroni e caramelle fino alla Galleria Principe di Napoli.

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Quando “napoletano” è cialtrone italiano

Angelo Forgione – Mentre la Costa “Concordia” torna in posizione eretta anche grazie alla scienza napoletana e alle competenze tecniche della città partenopea, si riaccendono i riflettori su Francesco Schettino, lo sciagurato comandante del disastro in attesa di giudizio. È stato da subito considerato uno sbruffone, un buono a nulla, addirittura un soggetto pericoloso e spavaldo della cui minacciosa personalità (?) bisognava accorgersi prima dell’incidente dell’Isola del Giglio. Eppure la pratica dell’inchino non era eccezionale, non un’iniziativa cervellotica e personale, ma una consuetudine che proprio Costa crociere, sul proprio blog ufficiale, decantava, come in occasione del settembre 2010, quando fu compiuto all’isola di Procida (video). È la stessa Compagnia ringraziava il comandante, salvo poi prenderne le distanze all’indomani della sciagura nei mari toscani. La pratica non era sporadica e la ripetevano anche altre compagnie in ogni posto suggestivo, come di fianco ai faraglioni di Capri.
È evidente che il comandante campano sia diventato lo strumento per uno squallido giudizio sulle sue origini napoletane. Leghisti e non, da più parti, hanno attaccato la comunità napoletana capace di generare personaggi del genere, levantini e incapaci di assumersi delle responsabilità. La sottocultura italiana del dito contro sempre puntato è venuta a galla mentre la nave era ormai ripiegata su se stessa. Schettino è figlio della cultura marinara di Meta di Sorrento, cittadina che affaccia sul mare e quell’orizzonte lo scruta ogni giorno. Una cultura prima imparata nella sua formazione marittima e poi tradita in una notte di follia e terrore, ma pur sempre una cultura che ha dato e da tanto all’Italia. La stessa cultura del Capitano di fregata Gregorio De Falco da Sant’Angelo di Ischia, da tutti indicato come l’uomo che ha dimostrato polso fermo e sangue freddo.
Poco o nulla è cambiato dai giorni tristi della tragedia. Un articolo de il Fatto Quotidiano di oggi, 17 settembre 2013 (immagine in basso), ritorna sulle tracce di Schettino e lo cataloga come “napoletano”, laddove per napoletano si intende “cialtrone italiano”. Qualcuno conosce forse il nome del comandante della “Jolly Nero” che travolse ad alta velocità la torre piloti del porto di Genova, causando 9 morti? Ve lo dico io. Si chiama Roberto Paoloni. E qualcuno sa di dov’è? Ve lo dico io. È di Genova. Certo, è facile ironizzare su una presunta mentalità irresponsabilmente meridionale di Schettino, ma la memoria corta di una certa becera sottocultura italiana fa dimenticare che nel 2001 una tragedia ben più grave ma meno “cervellotica” vide due aerei scontrarsi a terra sulla pista di Linate con ben 118 morti, e le condanne colpirono Sandro Gualano, Paolo Zucchetti, Antonio Cavanna e Giovanni Lorenzo Grecchi; un torinese, due milanesi e un pavese ritenuti responsabili di gravi omissioni e negligenze procedurali. Ma evidentemente i cialtroni sono solo i napoletani… e i napoletani, solo cialtroni.
Impossibile stare a questo gioco. Schettino è stato un irresponsabile, prima sbruffone e poi codardo, e dovrà evidentemente saldare il conto con la giustizia, ma i napoletani non hanno di certo il copyright della cialtroneria certificata, che appartiene invece a qualche operatore dell’informazione.

Fiume di gente ad Aversa contro Campania avvelenata

aversaFranco Spinelli per LivioTV “Quando poi tratta di scegliere e di andare…te la ritrovi tutta con gli occhi aperti chè sanno benissimo cosa fare”, mai parole furono più appropriate, perché è in momenti come questi che la gente fa la “storia” come cantava De Gregori nella famosa canzone.
Un’autentica marea umana si è riversata nelle strade di Aversa per partecipare al grido di dolore lanciato nei giorni scorsi dal social network facebook: “la mia terra è avvelenata!”. All’appello hanno risposto migliaia di cittadini, molti i giovanissimi, provenienti da tutta la provincia di Caserta e da quella di Napoli. Nessuna sigla coinvolta nell’organizzazione dell’evento, nè partiti nè associazioni, un esempio lampante della capacità di “autorganizzazione dal basso” della nostra gente che troppo spesso, e incautamente, viene definita come sciatta e dedita ad atteggiamenti omertosi. L’indignazione è stata espressa con un lungo silenzio lungo tutto il percorso, dal Parco Pozzi all’Arco dell’Annunziata (Porta Napoli). Indignati per le emergenze ambientali e sanitarie che interessano gran parte del territorio campano – e che le istituzioni dimostrano di non voler prendere seriamente in considerazione – i cittadini di questa sventurata porzione di Terra di Lavoro hanno finalmente deciso di lanciare un messaggio forte alla camorra e alle istituzioni. Da tutte le parti un coro unanime: subito le bonifiche! Ovvio che non basta una, seppur straordinaria, manifestazione a risolvere il problema. E’ un passo importante, ora tocca a tutti essere costanti nel discutere e portare a conoscenza del problema ambientale una sempre più vasta fetta di popolazione. Siamo sulla buona strada. Non demordiamo!