Forum “Made in Naples” al Castel dell’Ovo

Nella sala Megaride di Castel dell’Ovo, si è svolto mercoledì 30 ottobre il forum di discussione Made in Naples: Napoli: la cultura come motore di sviluppo, che ha messo insieme il mondo della cultura e dell’imprenditoria napoletana. Il dibattito, moderato da Katiuscia Laneri, ha proposto le esperienze di Marco Esposito, Pino Imperatore, Angelo Forgione, Enrico Durazzo, Francesco Menna, Giuseppina Mele e Vittorio Pappalardo, che con le loro esperienze sono in grado di riaccendere l’orgoglio della “napoletanità” attraverso la conoscenza della cultura e della storia di Napoli, ma anche delle capacità imprenditoriali e della creatività.
Il forum è stato voluto da Confartigianato Napoli e dal suo presidente Enrico Inferrera e dall’Associazione culturale Napoli terra del Sud in collaborazione con l’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo, col sostegno della Camera di Commercio di Napoli e con il Patrocinio della Regione Campania, della Provincia di Napoli e del Comune di Napoli. L’idea è quella di dar vita ad uno “spazio aperto”, un laboratorio non solo di idee ma di proposte concrete da realizzare a breve con il contributo ma anche il lavoro e l’impegno di chi ama questa città senza protagonismi e senza condizionamenti di alcun genere.

forum

La pizza regina torna alle vere origini

alla storica pizzeria Lombardi presentata la “Fior di margherita”

fonte: redazionale napoli.com
fiordimargherita_mattinoLa pizza più famosa al mondo riscopre la sua storia e lo fa ripartendo dalla storica pizzeria Lombardi di via Foria a Napoli, dove martedì 5 novembre è andato in scena un evento di valorizzazione della tavola identitaria. “Mastroberardino in Fior di margherita” ha riempito i quattro piani del ristorante per l’appuntamento organizzato da Mirko Crosta con l’impegno della famiglia Lombardi.
La serata ha proposto gli ottimi vini presentati da Piero Mastroberardino e abbinati alle quattro portate del menu, tra cui la sorprendentemente buona ed emozionante pizza “Fior di Margherita”, presentata da Angelo Forgione. Alla presenza dei rappresentanti dell’Associazione Verace Pizza Napoletana, la vera storia della pizza è stata raccontata attraverso i documenti riportati nel libro Made in Naples dello stesso Forgione, tornando alle vere origini d’epoca borbonica, quelle del periodo 1796-1810.
Ai tavoli è stata servita la più famosa delle pizze sotto una veste sconosciuta, quella che, probabilmente, aveva all’inizio dell’Ottocento, molto prima della preparazione di Raffaele Esposito datata 1889 per omaggiare la Regina Margherita di Savoia. Il filologo Emmanuele Rocco, infatti, nel secondo volume dell’opera Usi e costumi di Napoli e contorni descritti e dipinti del 1858, coordinato da Francesco de Bourcard, parlò di combinazioni di condimento con ingredienti vari, tra i quali basilico, “pomidoro” e “sottili fette di muzzarella”.
E le fette, distribuite con disposizione radiale, disegnavano verosimilmente il fiore di campo su una pizza che Raffaele Esposito propose quarant’anni dopo alla regina sabauda. Tracce di pizza con questi ingredienti sarebbero anche antecedenti, databili all’inizio dell’Ottocento, come del resto è scritto nel Regolamento UE n. 97/2010 della Commissione Europea riportato nella Gazzetta Ufficiale del 5 febbraio 2010 accreditante la denominazione Pizza Napoletana STG nel registro delle specialità tradizionali garantite. Al punto 3.8 dell’Allegato II, si legge infatti che “le pizze più popolari e famose a Napoli erano la “marinara”, nata nel 1734, e la “margherita”, del 1796-1810, che venne offerta alla regina d’Italia in visita a Napoli nel 1889 proprio per il colore dei suoi condimenti (pomodoro, mozzarella e basilico) che ricordano la bandiera dell’Italia”.
Pomodoro e mozzarella furono fulcri di un’ampia rivoluzione agricola d’epoca borbonica che rivoluzionò le tavole di Napoli nel Settecento. Nel libro di Angelo Forgione si legge proprio che la produzione del famoso latticino fu stimolata nei laboratori della Reale Industria della Pagliata delle Bufale di Carditello, la tenuta di caccia di San Tammaro che Ferdinando IV rilevò dal padre Carlo proprio nel 1780 per trasformarla in un innovativo laboratorio di circa duemila ettari per coltura e allevamento.
Forgione scrive anche che il pomodoro giunse dall’America latina intorno al 1770, in dono al Regno di Napoli di Ferdinando IV dal Vicereame del Perù, in quegli anni territorio borbonico dominato dalla Spagna dell’ex napoletano Carlo III, e ne fu subito radicata la coltura nelle terre tra Napoli e Salerno, dove la fertilità del terreno vulcanico produsse una saporitissima varietà.
Lo scrittore ci fa riflettere sul fatto che non è credibile che a Napoli ci sia voluto un secolo per mettere insieme sulla pizza quelle gustosissime novità.

guarda tutte le foto sulla pagina facebook della pizzeria Lombardi

la “Fior di margherita” a battesimo ufficiale

alla storica pizzeria Lombardi, evento per la verità e l’eccellenza

passaggio su Radio Marte di lunedì 4 novembre

Martedì 5 novembre sarà un giorno importante per chi ama il piatto principe della cucina napoletana e, più in generale, la vera Storia di Napoli. Nei locali dell’antica pizzeria Lombardi avrò l’onore di raccontare la vera nascita della pizza Margherita alla presenza dei rappresentanti dell’Associazione Verace Pizza Napoletana che, con questa significativa partecipazione, intendono supportare la rivisitazione storica per riposizionare il parto della pizza tricolore. La serata vedrà protagonista anche la storica famiglia Mastroberardino, che conduce da anni una delle aziende vinicole campane più famose nel mondo.
Ai tavoli, tutti su prenotazione, sarà servita tra le altre pietanze la neonata pizza di Lombardi, la “Fior di margherita“, quella che, probabilmente, mostrava il primo volto della Margherita all’inizio dell’Ottocento, molto prima della preparazione di Raffaele Esposito del 1889 in omaggio alla Regina Margherita di Savoia. Come racconto nel mio libro Made in Naples, testi dell’epoca ma anche documenti contemporanei confermano che la pizza con pomodoro, mozzarella e basilico esisteva ai tempi della Napoli borbonica. Dopo l’anteprima di settembre alla pizzeria Carmnella, la “Fior di margherita”, dal 5 novembre, entrerà stabilmente nel menu di Lombardi. “Noi della Famiglia Lombardi – si legge nel comunicato crediamo di dovere qualcosa alla nostra terra. La fortuna di essere Napoletani, Campani e Meridionali, ci impone l’obbligo di diffondere il verbo e la cultura di questa meravigliosa terra. Difenderla contro la tendenza all’oblio e alla sopraffazione culturale”.
“Mastroberardino in Fior di margherita”… un altro evento cui tengo molto, per amore della nostra coscienza condivisa e per la passione che da anni spendo in questa missione.

Angelo Forgione

fiordimargherita

Turismo napoletano tra inefficienze e pregiudizi

Angelo Forgione – Il prestigioso quotidiano britannico The Sunday Times sgretola i luoghi comuni su Napoli e il suo Sean Thomas si trasforma in Goethe contemporaneo, pronto a sfidare gli stereotipi e descrivere la città in maniera più fedele alla realtà, prendendo le distanze dall’opinione diffusa del sentito dire, dall’ironia stantia e dalle operazioni politiche firmate da noti testimonial sempre pronti a diffondere eccessivi timori e danneggiare l’immagine partenopea. “Esistono due proiezioni di napoletanità. Una è quella che piace all’Italia, la Napoli folkloristica e allegra, e una ricca di significati per l’Europa”. Così dissi in una recente intervista.
Lo stupore del giornalista inglese sta tutto nell’aver visto una città splendida, ricca di arte e cultura da vendere e invidiare, ma inspiegabilmente affollata da pochi turisti. È vero che il trend è in crescita, è vero che in questo ponte di novembre si è registrato un 80% di camere d’albergo occupate, ma non è mai il giusto per una città culla dimenticata della civiltà europa che non riesce ad ottimizzare e sfruttare la sua incredibile offerta. Basti pensare che la mostra “Vita e morte a Pompei ed Ercolano” al British Museum di Londra ha fatto incassare al museo londinese 11 milioni di euro nel periodo tra il 28 marzo e il 29 settembre scorso, mettendo in piedi anche un film in 3D che andrà in scena prossimamente, con buoni incassi previsti. Tutto questo mentre la città di Pompei sfrutta il suo immenso tesoro solo al 5% delle sue potenzialità, facendo registrare un pil locale identico alla vicina Sant’Anastasia che non ha alcuna attrazione turistica. Eppure i visitatori sono tanti, ma gli alberghi pochi, perché il turismo e straniero e fuggitivo: arriva da Roma e torna indietro. E cosa dire dell’affollatissima mostra “Il Tesoro di San Gennaro” esportata a Palazzo Sciarra di Roma, incapace di intercettare grandi file di visitatori nel suo luogo di provenienza? Molti napoletani non sanno neanche che si tratta del tesoro più ricco e prezioso al mondo. Si potrebbe continuare all’infinito, perché infinita è la ricchezza napoletana e infiniti sono lo sperpero locale e la cattiva pubblicità dei media nazionali. Per fortuna che c’è un Rafael Benitez che fa il turista e va pubblicizzando Napoli e dintorni, invocando una strategia di marketing che non c’è per questo immenso patrimonio.

traduzione di alcuni passaggi dell’articolo del The Sunday Times:

Spaventati dalla sua reputazione? Non siatelo. Ci sono luoghi stupendi e c’è sicurezza se si sa dove andare.
Immaginate una magnifica e storica città italiana, all’ombra di una spettacolare montagna, distesa lungo un’incantevole costa, con cibo fantastico e pochi turisti. Impossibile, vero? Sbagliato! A causa di una reputazione ormai non più giustificabile, a Napoli stranamente arrivano pochi turisti. Tuttavia non è solo una città incantevole, ma è anche una molto sicura. Approfittatene ora, prima che qualcuno ci ripensi e l’affolli

I quartieri periferici godono di una pessima reputazione, ma il centro città è pittoresco ed essenzialmente innocuo.
Un altro fulcro della vita napoletana è il centro storico, romanticamente frenetico ma sicuro. All’interno del labirinto di strade c’è il Duomo che custodisce il sangue di San Gennaro. Una corsa in taxi vi porta alla Reggia di Capodimonte, con una splendida vista sul golfo. All’interno c’è uno dei più grandi musei del mondo, con i suoi quadri di Raffaello e Caravaggio, eppure inspiegabilmente privo di turisti. Per viaggiare nel tempo c’è il Museo Archeologico Nazionale: da non perdere la stanza segreta dove è in mostra l’arte erotica pre-cristiana.
Pompei è a solo 30 minuti di treno dalla stazione di Napoli Centrale. L’intero sito è affascinante, ma un luogo particolarmente poetico è la Villa dei Misteri con i suoi magnifici affreschi.

La guerra dei poveri si combatte a colpi di pomodoro

Angelo Forgione – Era prevedibile che l’emergenza dei roghi e rifiuti tossici nelle campagne tra Napoli e Caserta finisse coll’inaugurare una guerra commerciale. La prima azienda del Nord ad affondare il colpo è la Pomì, che ha scatenato forti polemiche con una campagna di comunicazione lanciata sui quotidiani: l’immagine dello stivale con un un pomodoro nel bel mezzo della Pianura Padana, ben evidenziata, sotto l’headline “Solo da qui. Solo Pomì”. L’azienda la giustifica come “un atto dovuto nei confronti dei consumatori, nel rispetto delle aziende agricole socie, del personale dipendente e di tuti gli stakeholders che da sempre collaborano per ottenere la massima qualità nel rispetto delle persone e dell’ambiente”. È indubbio che l’immagine sia forzata, improntata allo sciacallaggio perché non promuove la tracciabilità del prodotto ma indica chiaramente la provenienza geografica, ammmesso che sia effettivamente padana.
C’era una volta un certo Francesco Cirio, analfabeta venditore piemontese di verdure a Torino, che si buttò a capofitto sul treno per portare i prodotti nelle zone dove c’era richiesta. Era molto scaltro e si conquistò l’amicizia dei banchieri Rothschild, veri padroni delle ferrovie italiane del Nord. Gli fu concesso un contratto agevolato dalle Società Ferrovie Alta Italia per la spedizione all’estero di migliaia di vagoni di alimenti. Cirio, con l’Unità d’Italia, rastrellò pelati e prodotti della terra nelle zone agricole del Napoletano, del Casertano e del Salernitano ed ebbe piena disponibilità della rete ferroviaria a costi irrisori e contro ogni norma di concorrenza leale, divenendo un caso discusso ripetutamente in varie sedute di una specifica Commissione parlamentare d’inchiesta del 1878 sull’esercizio delle ferrovie, in mano a Pietro Bastogi, amico del Conte di Cavour, colui che ostacolò lo sviluppo delle strade ferrate al Sud. Il Primo Ministro Agostino Depretis favorì la “legge Cirio” e il Credito Mobiliare di Torino, socio della Banca d’Italia, lo finanziò pesantemente.
Quanta ricchezza ha fatto produrre al Nord il saporito pomodoro campano! Ora non conviene più esaltarlo, perché come natura crea i rifiuti tossici del Nord distruggono. Eppure i consumatori dovrebbero sapere che la Pianura Padana è stata indicata dall’Agenzia comunitaria per l’ambiente come zona con l’aria più inquinata d’Europa. Insomma, se Atene piange, Sparta non ha nulla da ridere. E così, la zappa, oltre ad usarla per sotterrare i rifiuti tossici al Sud dove la gente muore di tumore, qualcuno se l’è data sui piedi.

Qualcuno faccia girare uno spot di Napoli a Benitez

Angelo Forgione – Rafa Benitez continua a promuovere le bellezze di Napoli. Dopo aver tessuto le lodi dei napoletani in un’intervista al quotidiano spagnolo La Sexta, attraverso le pagine dell’Indipendent, ha sollecitato gli inglesi a visita la città:

“Napoli è un posto bellissimo per lavorare e ho voluto già osservarla oltre il suo amore per la squadra. Ho visitato Pompei la scorsa settimana con la mia famiglia. È qualcosa di indescrivibile. Ho anche fatto visita alla Reggia di Caserta e al Teatro di San Carlo, vicino alla centralissima Piazza del Plebiscito. Un’altra esperienza incredibile in una sala dove è stata scritta la grande storia dell’Opera italiana. Per chi non l’avesse ancora fatto, consiglio di organizzarsi per andare a visitare Napoli.”

Benitez, che ha l’immagine serena dell’uomo di cultura, parla quattro lingue ed è riconosciuto nel mondo perché uno degli allenatori più capaci, andrebbe scritturato per uno spot televisivo da circuitare all’estero. La Camera di Commercio di Napoli e gli assessorati competenti ci pensino. Come sta promozionando Napoli e dintorni lui, forse, non l’ha mai fatto nessuno.

Rifiuti tossici: e la sveglia continua a suonare

dal pentito Schiavone al commissario Mancini, nessuna attenuante per lo Stato

Angelo Forgione – E ora che è stato tolto il segreto di Stato alle dichiarazioni che Carmine Schiavone rese nel lontano 1997 alla Commissione di inchiesta che indagava sul traffico dei rifiuti, tutti traumatizzati dal sapere ciò che già si sapeva, ovvero che lo Stato sapeva ma è rimasto in silenzio. Ma che novità! È il momento dello stupore per il ruolo di Napolitano (Ministro degli Interni) nel 1997, quando furono compiute le audizioni. Antonio Marfella si dice sconvolto e profondamente addolorato e Maurizio Patriciello, che qualche settimana fa lo ringraziò per la solidarietà alle mamme dei bambini morti di cancro, scrive che “oggi il re è nudo”. Ma un presidente della Repubblica che, di fatto, ha taciuto su questo dramma non stupisce chi già leggeva i suoi silenzi. È lo stesso presidente della Repubblica che pregò sulla tomba del monarca Vittorio Emanuele II al Pantheon, tacendo sui massacri dell’aguzzino del Sud così come ha taciuto, per 15 anni almeno, sul genocidio meridionale contemporaneo in corso.
Non solo pentiti di camorra… anche uomini della Polizia ci hanno dato in questi mesi delle coordinate molto precise sulle responsabilità dello Stato in questo dramma. Roberto Mancini, 53 anni, sostituto commissario di Polizia, ha combattuto per anni contro inquinatori e trafficanti dei rifiuti e ha svolto per la Commissione di inchiesta della Camera diversi sopralluoghi in discariche piene di veleni e in siti radioattivi, scoprendo tutta la verità su un intreccio da far tremare i polsi. Come ha raccontato SkyTG24 il mese scorso, la sua informativa, consegnata nel 1996 alla DDA di Napoli, è rimasta ignorata per anni, chiusa in un cassetto. Nel 2002 ha scoperto di avere un cancro al sangue, riconosciuto come malattia per causa di servizio, ma risarcito con soli 5mila euro. Ora lotta contro il linfoma, ma anche contro lo Stato «che non mi ha messodice a Repubblica TV in condizioni di tutelare la mia salute». Ma il popolo è sempre un po’ distratto per poter ascoltare e aprire gli occhi. La sveglia, però, continua a suonare.
La storia d’Italia insegna che, dal 1860, Stato e mafie si interfacciano, e che le mafie si riducono se il potere lo vuole; se ciò non avviene è perché il potere non lo vuole. Ma la storia insegna anche che i popoli non imparano niente dalla storia.
Onorare la memoria dei morti e il dolore dei loro cari è un dovere di tutti!

“Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d’accordo”
(Paolo Borsellino in “I Complici” – L. Abbate e P. Gomez)

dichiarazioni del 2 ottobre a Radio Marte

Il sapone? Napoli lo usa da secoli.

i tifosi italiani si preoccupano inutilmente delle scorte di sapone dei napoletani

Angelo Forgione – Riprendendo uno striscione dal sapore razzista contro Napoli, non intendo rispondere agli ignoranti (non servirebbe) ma cogliere l’occasione per diffondere un po’ di sana e buona napoletanità. In questo caso, l’assist lo fornisce il “simpatico” striscione “che l’avete preso il sapone a Marsiglia?” dei tifosi della Fiorentina, che ringrazio per l’assist. Non prima di aver ricordato che i primissimi denigratori dei napoletani furono i toscani nel XV secolo, quando il Piovano Arlotto e Bernardino Daniello diffusero i primi pregiudizi.
Già nel Quattrocento napoletano, i monaci Olivetani, operanti nella zona che da loro ha preso il nome di Monteoliveto, producevano sapone pregiato e lo offrivano ai cenciai in cambio di arredi di modesto valore per il monastero attiguo alla chiesa di Sant’Anna dei Lombardi, chiamata così dall’Ottocento perché ospitò l’Arciconfraternita dei Nazionali Lombardi, riferimento dal 1492 per gli emigranti lombardi, veneti e, più in generale, padani, attratti dalle opportunità di lavoro ben remunerato della città. Differentemente dalla Torino dell’automobile che nel Novecento non fittava ai meridionali, Napoli, fino all’Ottocento, accolse con piacere e civiltà, offrendo ai “padani” la possibilità di intraprendere lucrose attività mercantili.
Nasce dallo scambio tra gli olivetani e i cenciai l’antico mestiere napoletano del saponaro, il venditore ambulante che si riforniva di mercanzia vecchia ricercando le più impensabili cianfrusaglie in disuso. ‘O sapunaro girava nei quartieri poveri di Napoli e proponeva stracci, coperte, abiti smessi, scarpe vecchie, sedie sghembe, ferri vecchi e ogni oggetto da ripristinare alla meglio per essere rivenduto. Per il baratto, offriva a sua volta l’ottimo sapone giallo di piazza ricevuto dai monaci, comunemente noto come “di Marsiglia”, utile alle massaie per fare il bucato, raccolto nella scafaréa, un contenitore di terracotta a forma di cono tronco. Nell’Ottocento, i saponari portavano gli abiti usati rimediati alle donne del Lavinaio, dove scorreva un ruscello, che provvedevano al lavaggio dei cenci col loro sapone.
Del pregiato e profumato sapone di Napoli, “una rotonda palla”, scrisse a inizio Seicento Miguel de Cervantes, il letterato spagnolo che definì Napoli “gloria d’Italia e ancor del mondo lustro”. Ne parlò nel “Don Chisciotte della Mancha”, facendoci capire che in quell’epoca era usato anche per la barba e lo shampoo.
La produzione artigianale si ridusse nell’Ottocento, quando nel Regno delle Due Sicilie le fabbriche di saponi eccelsero, e chiaramente nelle prime vasche per bagnoterapia e sui primi bidet d’Italia, napoletani, si adoperavano con l’acqua corrente, di cui Napoli fu la prima città del mondo a dotarsene nelle proprie case. Nella città del Vesuvio, il sapone fa da secoli parte della cultura popolare, a tal punto da ispirare il proverbiale modo di dire “Ccà ‘e pezze e ccà ‘o ssapone” (qua le pezze e qua il sapone), nato proprio coi saponari, per imporre lealtà nell’immediatezza di un baratto.

sapone

Discriminazione patronale: Fiorentina al Sangue!

cori blasfemi allo stadio di Firenze, era già accaduto e finì alla stessa maniera

Angelo Forgione – Ce n’era abbastanza per codificare i cori come razzisti e non come semplici sfottò. Per anni abbiamo sollecitato la FIGC a darsi una mossa, perché oltre al razzismo rovesciato sui napoletani qualcuno aveva anche palesato una disgustosa blasfemia. Era accaduto a Milano nell’ottobre del 2011: “San Gennaro sieropositivo” oltre ai soliti “terremotati”, “colerosi”, “zingari”, “Vesuvio lavali col fuoco”, “ci vuole acqua e sapone”, “camorristi”, etc. Stesso copione a Firenze, due anni dopo, il che significa che le regole, finalmente scritte, non hanno cambiato (per ora) l’atteggiamento di chi prima restava impunito e oggi va in sanzione con la condizionale. Anche ieri, allo stadio “Artemio Franchi”, cori razzisti e proibiti pronti via. E poi, come da buona tradizione d’imprecazione alla toscana, è spuntato di nuovo fuori San Gennaro. Evidentemente la mostra del suo tesoro, il più ricco del mondo, allestita a Roma, deve aver risvegliato anche l’interesse degli invidiosi. E allora è accaduto che San Gennaro ha deciso di occuparsi del profano e ha fatto un miracolo fuori stagione e fuori casa: due tiri in porta, due goal per il Napoli, mentre la Fiorentina colpiva il palo, si spendeva inutilmente e si vedeva negato un rigore allo scadere (dopo averne avuto uno fin troppo generoso e non averne subito un altro per più evidente spinta). Conviene chiamare in causa il Santo più famoso d’Italia? Mettiamola così: ieri ha dato una mano al Napoli, e l’aveva data anche a Milano due anni fa, quando i partenopei espugnarono San Siro dopo diciassette anni con uno 0-3 indigesto agli interisti, che andarono su tutte le furie per un rigore inesistente concesso alla squadra della città di San Gennaro. Obi, già ammonito ingiustamente, atterrò con una spallata Maggio fuori area. Seconda ammonizione e tiro dal dischetto; Hamsik sbagliò ma Campagnaro, già in area durante l’esecuzione del rigore, intercettò la respinta di Julio Cesar e portò i suoi in vantaggio. E tante polemiche, come ieri.
Oltre l’ignominia di cui vi coprite, cari fratelli d’Italia, vi conviente proprio chiamare in causa San Gennaro? Pensateci la prossima volta. Per la serie “non è vero ma ci credo!”

Benitez: «le bellezze di Napoli meritano promozione»

Dopo aver girovagato per i luoghi più emblematici del turismo culturale nei dintorni di Napoli, da Pompei alla Reggia di Caserta, dal Palazzo Reale di Napoli al teatro San Carlo, passando per la Cappella Sansevero, ed esserne rimasto fortemente impressionato, Rafa Benitez ha sentenziato la cosa più condivisibile di questo mondo all’indirizzo delle istituzioni: «Le bellezze di Napoli e della Campania sono straordinarie ma si potrebbe fare di più per la loro valorizzazione dal punto di vista del marketing. Quando ho firmato per il Napoli – ha raccontato l’allenatore del Napoli – ho chiesto ai tifosi su internet quali luoghi avrei dovuto visitare e ho una lista di dieci posti. Me ne manca ancora qualcuno ma posso dire che le bellezze di questo territorio mi hanno impressionato. Certo si può migliorare, magari imparando da quello che fanno in altri luoghi del mondo per valorizzare le bellezze. Luoghi come Palazzo Reale, il Cristo Velato in un altro paese, con un altro tipo di marketing sarebbero sicuramente vendutì di più. Penso a Pompei, che è un luogo bellissimo ma si può vendere meglio e questo porterebbe anche lavoro e soldi al territorio. Io non sono nessuno nel settore ma mi sembra che il marketing sia importante».
Inutile commentare frasi che si sposano perfettamente con argomenti affrontati quasi quotidianamente in questo blog e sviscerari nel libro Made in Naples, da cui è estratto il seguente stralcio:

Nonostante gli scavi pompeiani rappresentino uno dei siti archeologici più visitati al mondo e il secondo sito turistico italiano dopo i Musei Vaticani, in buona compagnia di quelli di Ercolano, della magnifica Reggia di Caserta, degli impareggiabili Museo Archeologico Nazionale e Museo di Capodimonte di Napoli, la città d’arte meta del Grand Tour, col centro storico UNESCO più vasto d’Europa e con la maggiore concentrazione d’arte, ricca di tesori e attrattive monumentali, paesaggistiche e enogastronomiche, al centro di una macro-zona turistica senza rivali al mondo, non riesce ad attrarre come potrebbe e come riuscì a fare quando creò nuova ricchezza culturale per tutto il mondo. Uno spreco umiliante per una storia che racconta della capacità napoletana di inventare nuovi itinerari alternativi a quelli già affermati, intercettando i viaggiatori, prolungandone il percorso e divenendone protagonista. A quel tempo – è fondamentale sottolinearlo ancora – si viaggiava per cultura.
(Made in Naples, Magenes 2013 – capitolo “L’attrattiva Turistica”)

Identità turistica di Napoli e ricchezza non sfruttata (approfondimento)