Carditello: Cimmino al Quirinale il 22 Aprile

Carditello: Cimmino al Quirinale il 22 Aprile

un pezzo di storia del Sud sugli annunci immobiliari online

Secondo previsioni, l’asta per la vendita della Reggia di Carditello è andata deserta ancora una volta. Nuova data fissata al 29 Marzo, ancora a 15mila euro ribassabili a un quarto della base d’asta. Il sindaco di San Tammaro Emiddio Cimmino ha appreso la notizia mentre gli veniva comunicato che, in conseguenza del suo sciopero della fame, il Presidente della Repubblica Napolitano lo riceverà il 22 Aprile al Quirinale; e pertanto la personale protesta è stata sospesa. Grande merito del primo cittadino è quello di aver così acceso i riflettori sulla vergognosa vicenda.
Chi salverà la reggia borbonica dalle grinfie della camorra? Di certo il monumento e la nostra storia non si sono salvati dall’onta di finire sui  siti di annunci immobiliari. Veramente triste! 

Reggia di Carditello, sciopero della fame del sindaco

Reggia di Carditello, sciopero della fame del sindaco

soluzione estrema contro le istituzioni regionali

Il dramma della Real Tenuta di Carditello continua e da Lunedì il sindaco di San Tammaro Emiddio Cimmino ha iniziato uno sciopero della fame perchè, nonostante le continue e copiose denunce di associazioni e movimenti (tra cui V.A.N.T.O.), la politica provinciale, regionale e nazionale continua nella sostanza a disinteressarsi del problema.
La notizia era giunta Sabato a Gaeta in anteprima, durante i lavori dei movimenti meridionalisti all’hotel Serapo a margine del Convegno Nazionale della “Fedelissima” ed accolta con un sentito applauso di approvazione.
«Mi resta l’ultima cosa da fare». Così ha dichiarato il primo cittadino per annunciare una misura drastica «per sapere chi ama questa terra e chi invece la usa».
Per Giovedì 15 è fissata l’ennesima asta fissata a 15 milioni di euro che se andrà deserta come le precedenti farà scendere la base della successiva asta a del 29 Marzo a 10,5 milioni. Cimmino si chiede come mai Stefano Caldoro non abbia mai sentito il bisogno di recarsi sul luogo per conoscere e verificare le condizioni della reggia. E poi avverte: «Sappiano coloro che pensano di comprare la reggia di Carditello che il nostro piano regolatore che stiamo per approvare prevede vincoli invalicabili per tutto il perimetro del sito borbonico. Ci pensino bene prima di fare l’affare»Cimmino ha poi mostrato agli amici di interno18.it le tristi condizioni del sito.
Intanto a Gaeta i movimenti meridionalisti hanno fissato per il 21 Aprile una manifestazione di protesta e sensibilizzazione che si terrà probabilmente a Caserta.

contributi video concessi da interno18.it

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Piccoli interventi di decoro nella “city”

Piccoli interventi di decoro nella “city”

Dopo la nostra denuncia del cedimento dei fragili dissuasori cilindrici installati in occasione del restyling della centralissima zona a ridosso di Palazzo San Giacomo, ecco l’intervento di ripristino in zona. Restano disastrose le condizioni di Via San Giacomo per le condizioni delle strisce pedonali realizzate con cubetti di marmo bianco divelti e per la sporcizia sempre costante.

videoclip / Sublime Partenope, il più bello dei regni

videoclip / Sublime Partenope, il più bello dei regni

il film della bella vittoria del Napoli sul Chelsea

Arrivano i mai teneri londinesi in riva al golfo e Napoli li accoglie nel catino di Fuorigrotta, nel posto in cui la Champions League ha trovato dopo 20 anni un marchio di fabbrica tutto “made in Naples“: il ruggito del “San Paolo” sale sempre più in alto e fa tremare il cielo. E spinge Lavezzi alla conclusione che porta al goal del pareggio con un “tiraaaaa” collettivo da brividi. La spalla di Cavani l’illusionista (ricordate il goal di finto tacco dello scorso anno?) e l’urlo del “Pocho” a suggellare il 3-1 fanno il resto.
Partenope sublime respinge così l’attacco della perfida Albione e Napoli affascina tutta l’Europa. Comunque vada, l’onore è salvo.

I lampioni della cancellata di Palazzo Reale

I lampioni della cancellata di Palazzo Reale

È dal 2008 che sulla cancellata dei giardini di Palazzo Reale lato Via San Carlo uno dei lampioni originali è stato sostituito con uno di diversa tipologia, disegno e dimensione (foto allegata). Identico stallo per i lampioni dei “cavalli di bronzo”, rotti da anni e mai riparati.
Sollecitiamo nuovamente il Sovrintendente Gizzi che frequenta il luogo dove ha peraltro sede la stessa Sovrintendenza.
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Ancora Linus: un verso per snobbare la Cultura di Napoli

Ancora Linus: un verso per umiliare la Cultura di Napoli

e Nicola Savino ci mette una pezza

Ora è ufficiale: Linus ha davvero delle lacune culturali. Stavolta non si tratta di ignorare la Metropolitana di Napoli ma di non conoscere la grande cultura Napoletana che ha posto le basi della moderna civiltà europea. Durante la trasmissione “Deejay chiama Italia” dell’8 Febbraio, insieme a Nicola Savino ha commentato spiritosamente la performance del sindaco di Napoli nel suo messaggio ad Al Pacino. Qui non si vuole giudicare né De Magistris né l’analisi spiritosa e divertita dei conduttori radiofonici-televisivi. Ma una piccola-grande cosa va sottolineata ed è l’atteggiamento, chissà quanto leggero o convinto, di Linus che, dopo il passaggio del sindaco “Napoli è una città di una grandissima cultura”, si lasciato andare ad un verso irriverente quanto eloquente verso l’immenso patrimonio dell’umanità che rappresenta la città partenopea, pur nei suoi affanni moderni.
Nicola Savino ha quindi fiutato la gaffe e ha subito “tamponato” l’atteggiamento richiamando al rispetto della verità il collega che si è così rimesso in riga. E poi ancora dileggio del rapporto viscerale tra Napoli e il suo teatro Massimo.
Inutile commentare la derisione dell’uomo, laureato e quindi capace di avere nel suo bagaglio lessicale la parola “ichnos”; quello fa parte della gag anche divertente e comprensibile per certi versi. Ma quel “oeeeh” di Linus, chiaramente spontaneo, fa male perché offende Napoli ed è per questo inaccetabile. Può sembrare una stupidaggine, ma un semplice verso può plagiare subliminalmente l’opinione di migliaia di radio-telespettatori. Ed è superfluo poi al termine prendere le distanze da eventuali contestazioni, non sono i 4 minuti a meritare il nostro interesse quanto quei due secondi. La Cultura di Napoli è sacra.

Ascolta l’audio integrale (minuto 06:33)

Muti: «Non sono grande, sono Napoletano»

Muti: «Non sono grande, sono Napoletano»

Napoli chiude le celebrazioni di Italia 150

Angelo Forgione – Dodici minuti di applausi per Riccardo Muti al Real Teatro San Carlo per la messa di Requiem di Giuseppe Verdi che ha chiuso simbolicamente le celebrazioni dei 150 anni d’unità d’Italia. E per porre in evidenza l’importanza di Napoli nell’ambito del progetto unitario evidentemente ancora tutto da realizzare, proprio a chiusura delle manifestazioni, il grande Maestro ha lanciato un messaggio identitario alla nazione dopo quelli di Oviedo di Ottobre e del suo settantesimo compleanno:  «Non sono grande – ha risposto Muti ad un complimento urlato dalla platea – sono Napoletano». Poi si è appellato ai ministri: «Restate vicini a questo teatro che uno dei centri culturali del mondo, affinchè la gloria di Napoli possa proseguire per sempre».
E infine un messaggio a tutti i cittadini: «Essere Napoletani non significa seguire la parodia del folklore. Io sono Napoletano tosto, ho imparato qui il rigore, non a Vienna o Parigi».

Presenti tra gli altri anche Roberto Bolle e Roberto Benigni che ha brindato a Napoli: «Questa è la serata dell’unità e Napoli ne è il simbolo nel mondo». Lo ha detto ammirando e celebrando il teatro simbolo di una Napoli mondiale costruita anche da chi lo stesso attore ha denigrato sul palco di Sanremo. Lo stesso Benigni ha detto che mancava solo Garibaldi. In verità a mancare era il solo Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che a Gennaio ha aperto le celebrazioni unitarie a Modena e si è tanto speso per diffondere il messaggio unitario istituzionale in ogni dove. Alla chiusura nella sua città ha preferito la registrazione in mattinata del Concerto di Natale di Assisi, anch’esso nel calendario delle celebrazioni.

Refuso nello spot del Forum delle Culture

Refuso nello spot del Forum delle Culture

e attenzione ai restauri fantasma in città

Nello bellissimo spot istituzionale del Forum delle Culture 2013 c’è un errore. Tra le varie scritte, ce n’è una a cui manca una lettera: modernità diventa modenità. Il problema è che questo spot dovrebbe girare l’Italia e il mondo ed è già in giro dal 10 Febbraio scorso. Eppure chi doveva vigilare non ha vigilato e l’errore è stato segnalato dal Comitato civico di Portosalvo che ha allertato vari movimenti e associazioni che hanno cura del territorio, tra cui V.A.N.T.O.. Tutti insieme abbiamo segnalato l’errore, invitando la Fondazione a intervenire quanto prima per far correggere ed evitare che la brutta figura possa assumere dimensioni più grandi.
Contemporaneamente abbiamo denunciato una dinamica che sta accomunando il Forum delle Culture con i restauri fantasma nel centro di Napoli. Della chiesa e guglia di Portosalvo abbiamo già parlato e ci torneremo, ma è il caso di evidenziare lo stesso scandalo alla chiesa di San Ferdinando in Piazza Trieste e Trento la cui facciata, per mostrare marchi pubblicitari a turisti e cittadini, è stata oscurata con dei ponteggi senza lavori. Ne parleremo.

leggi l’articolo sul Corriere del Mezzogiorno online

Degrado Plebiscito: VANTO, Treves e Comune al TGR

Degrado Plebiscito: VANTO, Treves e Comune al TGR

Angelo Forgione – Continua l’infinita battaglia per dare soluzioni minime ai problemi di decoro del luogo simbolo della città.
Ai microfoni del TG3 regionale, con Rino De Martino della libreria Treves, solleviamo vecchie questioni alla nuova amministrazione dopo averle già poste per anni alla vecchia. Tenta di  rispondere il vicesindaco Tommaso Sodano.

videoclip / il messaggio “storico” prima di Napoli-Juve

videoclip / il messaggio “storico” prima di Napoli-Juve

Al “San Paolo” cultura, storia e identità, non razzismo

Angelo Forgione – Ecco il videoclip del messaggio portato alla ribalta nazionale dello stadio “San Paolo” in occasione del simbolico incontro di calcio tra Napoli e Juventus.
Qualche tifoso juventino di Napoli, e non è la prima volta, mi ha confessato di condividere le istanze meridionaliste per l’affermazione della verità storica in funzione di un’affermazione ancora lontana di un’Italia fatta di un Nord e un Sud veramente uniti. Ma di non condividere, pur essendo amante della grande cultura Napoletana, il pensiero che un vero Napoletano debba per forza amare il Napoli piuttosto che la Juventus. Questione di punti di vista… al libero pensiero individuale la risposta. Purtroppo però, spesso questi napoletani che vivono un conflitto interiore cercano di sfuggire alla realtà, imputando al sottoscritto di seminare odio con simili iniziative.
L’altra sera, allo stadio “San Paolo”, abbiamo portato un grande messaggio culturale, altro che violenza! Lo stadio, attraverso la condivisione dei gruppi di Curva B e Distinti, ha offerto un forte segnale identitario e di consapevolezza. Ho avuto modo di comprendere la condivisione di Mariano del gruppo “Anni ’90” nel voler a tutti i costi esibire il bandierone insieme a tutto il suo gruppo, corretto e onesto nel non sporcare il messaggio culturale con altre questioni più pertinenti alla vita del tifoso tirate fuori in altro momento della partita, e lo stesso vale per i ragazzi della curva. Nessuna offesa, nessuna volgarità; solo un forte grido di verità nascosta ai più che si sta facendo largo inesorabilmente. E in questa occasione la tifoseria azzurra ha dimostrato grande maturità. Altro che odio!
L’odio è quello che si vede nelle curve degli stadi d’Italia dove da decenni si canta “Vesuvio, lavali col fuoco”, “Napoli colera” e nefandezze del genere. L’odio è quello che le istituzioni del calcio fomentano senza porvi rimedio, nascondendo un certo razzismo con bigottismo evidente e dando seguito alle bugie delle altre istituzioni, quelle più in alto, che festeggiano una falsa unità d’Italia senza ricordare minimamente le centinaia di migliaia di morti meridionali e mantenendo il meridione in condizioni di semischiavitù.
Altro che odio, l’altra sera si è fatta cultura… e il calcio non può ritenersi settore fuori dalla società. L’altra sera si è fatta la storia!