Natale a Napoli, pochi soldi ma tanti turisti in arrivo. Inutile dirlo, da gran richiamo fa San Gregorio Armeno con la sua tradizione presepiale. Anche il Comune di Napoli, nel gran clima di totale austerity, ha approntato un programma di eventi consultabile sul sito istituzionale che prevede mostre nei musei, presepi viventi, fiere e mercatini, visite guidate e spettacoli. Previsto il tutto esaurito negli alberghi di una città che fa perno sulla sua cultura per richiamare visitatori senza troppi “strilli” e per annullare la cattiva pubblicità derivante da eventi tristi e talvolta luttuosi che spesso condizionano più la percezione di troppi napoletani che non quella di chi ha voglia di scoprire e toccare con mano la città del Natale d’occidente. A partire dalla notte tra il 7 e l’8 che vedrà andare in scena “la Notte di Benino”, una nottata dedicata soprattutto a chi deve completare gli acquisti per la realizzazione del presepio casalingo che troverà aperte le botteghe artigiane presepiali del centro Antico usufruendo di uno sconto del 10% sui prodotti acquistati. Sabato 8, dalle ore 10:30 e fino alle ore 18:30, Via Duomo diventerà anche la strada della Storia grazie all’Associazione “Compagnia d’Arme la Rosa e la Spada” che farà rivivere ai Napoletani ed ai turisti il Medioevo ed il Rinascimento meridionale con spettacolari esibizioni di scherma medievale.


tutti, sincronizzati tramite un segnale radiotrasmesso da Norimberga, la medesima ora. Nel dopoguerra furono restaurati ma poi, ad uno ad uno, si fermarono definitivamente per mancanza di pezzi di ricambio ormai obsoleti e quindi irreperibili.
da una particolare montatura di lente detta “a cannocchiale spezzato” ideata dall’astronomo ungherese Franz Xaver von Zach, chiamato a Napoli da Gioacchino Murat nel 1815 per dirigere l’Osservatorio di Capodimonte. Istituto che oggi mostra lo strumento nel padiglione Bamberg del suo museo.
Angelo Forgione – Da “Terroni” a “Mai più terroni” (Piemme ed., pp. 127, € 12,00). Il sottotitolo del primo libro meridionalista di Pino Aprile era «Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero meridionali». Quello del terzo è «La fine della questione meridionale». Cosa è successo in così poco tempo? Il giornalista-scrittore pugliese è passato dal racconto rabbioso della sua scoperta per le verità nascoste sul Risorgimento alla convinzione che dopo 150 anni di minorità indotta i meridionali abbiano rialzato la testa. Credo che questa reazione riguardi solo una minoranza di consapevoli, ma Aprile ha adoperato il suo lungo sguardo e, forse, anticipato lo scenario dei prossimi anni, estremamente fiducioso nella capacità del web di neutralizzare lo svantaggio artificioso del Sud, le ferrovie mai fatte e i treni soppressi, la mancanza di autostrade e aeroporti. “Il Sud è, da un momento all’altro, alla pari. E può prendere il largo, su quella pista, perché per la prima volta, dopo 150 anni, è nelle stesse condizioni dei concorrenti”.
Angelo Forgione –
Angelo Forgione 

