«Quando parla Forgione di Napoli è una bella boccata d’ossigeno».
Lusinghiero complimento di Salvatore Calise durante una piacevolissima chiacchierata su Napoli, la sua cultura e la sua identità al Mattin8 (Canale 8).
«Quando parla Forgione di Napoli è una bella boccata d’ossigeno».
Lusinghiero complimento di Salvatore Calise durante una piacevolissima chiacchierata su Napoli, la sua cultura e la sua identità al Mattin8 (Canale 8).
Martedì 22 gennaio, ore 20:30, presentazione del libro Napoli Capitale Morale con cena presso il locale Vincanto di Pompei (Via Nolana 89, 80045 Pompei – NA).
Dopo la chiacchierata sui temi del libro, cena con l’autore.
Menu incluso nel prezzo:
– crostini con presidi Slow Food e prodotti dell’Arca del Gusto;
– antica pagnottella pompeiana di farro e orzo farcita con pancetta e friarielli;
– calice di vino Pallagrello (il preferito da Re Ferdinando IV di Borbone).
Costo della serata: € 20 (nel prezzo è inclusa una copia del libro)
Per prenotazioni: 3929971314

Angelo Forgione – Piccolo estratto del dibattito televisivo (Passato e Presente – Rai) sulla Repubblica Napoletana e sulla particolarità di una sommossa contro il riformismo borbonico e il popolo, condotta da una élite di altoborghesi.
Non una rivoluzione contro una tirannia, per nulla accostabile a quella francese, come ha voluto far intendere la retorica risorgimentale, ma un vero e proprio colpo di stato oligarchico compiuto da una élite napoletana protetta da un esercito straniero che segnò la fine del percorso di mutazione degenerativa della massoneria partenopea, fomentata da particolari sollecitazioni esterne.
Paolo Mieli e Lucio Villari centrano il tema ma non danno risposte sul perché quell’anomalo movimento sovversivo prese corpo a Napoli, dove prima Carlo di Borbone e poi Ferdinando e Maria Carolina, diversamente da Luigi e Maria Antonietta a Parigi, portavano avanti l’ammodernamento del loro Regno.
Le risposte vanno ricercate nell’operato oscuro di personaggi che la storiografia ufficiale non nomina. Il teologo Friederich Münter innanzitutto, e poi l’abate Antonio Jeròcades, sobillatori degli intellettuali e dei massoni di Napoli.
La storia e le risposte che nessuno fornisce le trovate su Napoli Capitale Morale, ma un piccolo anticipo lo potete avere cliccando sul link di seguito:
L’illuminato di Baviera che fece scoppiare il 1799 di Napoli
Angelo Forgione – Come ogni anno, faccio gli auguri a Neapolis, di cui si dice che il 21 dicembre sia il compleanno, questo il 2.489mo, perché la tradizione vuole che si trattasse del 472 aC. Probabilmente leggenda, riportata dal filosofo Dicearco di Messina ma attribuita a un ignoto Dicearco di Cuma. Leggenda, ma non una di quelle create casualmente. Perché il 21 dicembre è giorno di solstizio d’inverno, quello in cui il Sole raggiunge il punto di massima distanza dal piano equatoriale, e il buio della notte raggiunge la massima estensione, per poi invertire il proprio moto, fino al solstizio d’estate, in giugno, quando la luce prende il sopravvento sul buio.
Napoli era greca, e osservava il mithraismo, la religione antica di tradizione ellenistica che celebrava i misteri del Sole invincibile, sempre capace di rinascere. I napoletani veneravano Mithra in processione verso la Crypta Neapolitana, quella oggi alle spalle del santuario di Piedigrotta. Lì, proprio al centro della grotta attraversata completamente solo due volte l’anno da un raggio di sole (in occasione degli equinozi di primavera e di autunno), fu rinvenuto in tempi recenti proprio un bassorilievo di Mithra, oggi in mostra al Museo Archeologico Nazionale.

Non è per caso, evidentemente, che si volle far nascere la Neapolis, una rinata Palaepolis, insieme al Sole, nel giorno meno luminoso dell’anno, quello della celebrazione dei misteri mithraici, poi sostituiti dal Natale cristiano coi Romani. E allo stesso modo con cui il Natale di Gesù Cristo fu sovrapposto a quello di Mithra, la Festa cattolica della Madonna di Piedigrotta fu sovrapposta alle processioni nella Crypta.
Mi piace, dunque, interpretare Napoli come forse si voleva che fosse interpretata, metafora del Sole invincibile. Mi piace pensare a una città invincibile, che sempre si risolleva. E invincibile è, perché sfida la presenza incombente di due vulcani distruttivi, ed è sopravvissuta, e si ostina a sopravvivere, a terremoti, eruzioni, colate di fango, epidemie, invasioni, bombardamenti e aggressioni verbali: un vero e proprio miracolo dell’umanità che si fonde col mistero.
Disegnata secondo il cammino del Sole su di un terrazzamento demarcato dal mare, dall’antico fiume Sebeto e dai terreni nelle attuali Foria e Forcella, Neapolis fu opposta dai Cumani al più vecchio insediamento, la Palaios Polis, rivolta invece agli abissi marini e fondata dai Rodiesi tra i secoli IX e VIII aC (ventinove secoli fa) là dove è il Castel dell’Ovo-Monte Echia.
Neapolis, col suo “schema ippodameo”, è ancora fedele alle sue origini come nessuna metropoli occidentale. Questa non è una leggenda, ed è anche per questo patrimonio dell’Umanità UNESCO.
“Il Comitato ha deciso di iscrivere il bene considerando che il luogo è di eccezionale valore. Si tratta di una delle più antiche città d’Europa, il cui tessuto urbano contemporaneo conserva gli elementi della sua storia ricca di avvenimenti. I tracciati delle sue strade, la ricchezza dei suoi edifici storici caratterizzanti epoche diverse e la sua posizione strategica nella Baia di Napoli conferiscono al sito un valore universale senza uguali, che ha esercitato una profonda influenza su gran parte dell’Europa e al di là dei confini di questa.”
(motivazione di iscrizione nella lista dei patrimoni – luglio 1995)
Non mi sembra un caso che…
All’ingresso della Neapolis è la VIA DEL SOLE.
Il simbolo di Napoli, il cavallo sfrenato, è il CORSIERO DEL SOLE.
La Crypta Neapolitana del Parco Vergiliano, alle spalle del santuario della Madonna di Piedigrotta, veniva interamente attraversata da un raggio di SOLE solo due volte l’anno: in occasione degli equinozi di primavera e di autunno. Lì confluivano le primissime processioni di Piedigrotta e si venerava il DIO DEL SOLE MITHRA, il SOL INVICTUS (sole invincibile), nato in una grotta il 25 dicembre.
E, per arrivare ai più profani giorni nostri…
La canzone di Napoli nel mondo è ‘O SOLE MIO, ed esiste anche ‘O PAESE D’ ‘O SOLE.
Lo stadio di Fuorigrotta si chiamava inizialmente “DEL SOLE”, poi dedicato a un apostolo.
La fiction televisiva di Napoli, duratura e fortunata, si chiama “UN POSTO AL SOLE”.

la suggestiva illustrazione propone il Vesuvio per come lo conosciamo oggi; in realtà era all’epoca a cono unico e molto più alto.
Angelo Forgione – È cosa normale che, in occasione di cerimonie di conferimento di cittadinanze onorarie, si spendano belle parole per il luogo che ti tributa un simile onore. Quando però ascolti Alessandro Gassman, nuovo cittadino onorario di Napoli, dire che i napoletani gli danno energia e che quando rientra nella sua Roma, i suoi concittadini gli sembrano «tristi, lenti, spenti», capisci che sta andando oltre le parole di circostanza, perché un conto è omaggiare chi ti omaggia e un altro è farlo a detrimento di chi ti ha dato i natali.
Aspetto tutti gli amici della Valle telesina e dei limitrofi Beneventano e Casertano giovedì sera, 20 dicembre, al Napoli Club Valle Telesina di Amorosi.
Sarà una serata prenatalizia all’insegna dell’identità e della verità, andando oltre il pallone che rotola per scoprire manovre ed interessi che muovono le sorti del Campionato italiano.
A condurre il dibattito saranno Marcello Framondi ed Emanuela Castelli, rispettivamente Direttore e Caporedattrice di Napoli.zon.
Per chi non potrà esserci, diretta facebook sulle pagine di napoli.zon e del Napoli Club Valle Telesina, con possibilità di interazione e domande.
Napoli Club Valle Telesina
via Telese 17, Amorosi (BN)
ore 20:30
diretta facebook:
www.facebook.com/NapoliClubValleTelesina
www.facebook.com/napoli.zon

Angelo Forgione – Il cavallo è il simbolo di Napoli ma anche rappresentante di eccellenza del suo territorio. Nel mondo in cui ci si avvaleva degli equini per spostarsi e guerreggiare, Napoli era celeberrima per la sua peculiare razza, tra le migliori del pianeta. Principi, re e regine di tutto il mondo facevano a gara per possederne uno.
Il Cavallo Napolitano ha origini antichissime. Gli Etruschi scelsero l’area capuana per impiantare i loro allevamenti equini, in un ambiente climatico favorevole, a ridosso degli insediamenti greci della costa flegrea, dove successivamente i Romani ereditarono la razza e la incrociarono con cavalli berberi importati dal Nord Africa, generando i migliori esemplari per la corte imperiale.
In seguito, Federico II portò a Napoli dei cavalli orientali, veloci e leggeri, che si fusero con quelli locali. La selezione della razza si consolidò nel XIII secolo, quando Carlo D’Angiò, considerata l’elevata qualità raggiunta dai cavalli locali, non ritenne opportuno migliorarli con l’introduzione di sangue di altre razze.

Una esemplare bellissimo, longilineo, snello ma anche poderoso e robusto di zampe, il Napolitano era il cavallo più apprezzato al mondo, insieme a quello iberico, berbero e turco. Una razza pregiata e ambita dalle corti medievali di tutt’Europa.
Nel XV secolo, l’esperto Ercolani scrisse che i cavalli napolitani godevano la più alta fama come cavalli da guerra. Se oggi vi sono le fuoriserie a motore, allora vi erano i corsieri di Napoli a rappresentare il top. Salire in sella a uno stallone napoletano era come mettersi alla guida di una #Ferrari, che oggi, per ironia della sorte, è incarnata da un cavallino rampante, esattamente come Napoli sin dal XIII secolo. E infatti, in una scena del film americano King Arthur del 2017 (video), la citazione è chiara è assolutamente pertinente: «O corri veloce come uno stallone napoletano o è meglio lasciar stare». Anche i famosi cavalieri della tavola rotonda sapevano che per avere una marcia in più dovevano salire in sella a un Cavallo Napolitano.
A Napoli, nel XVI secolo, si sviluppò anche un’importantissima scuola, l’Arte Equestre Napoletana, che ebbe in Federico Grisone il primo cavallerizzo al mondo a pubblicare un trattato sul tema. Le grandi scuole odierne, Vienna (Austria), Saumur (Francia) e Jerez (Spagna), hanno tutte origine da quella napoletana, la cui eccellenza nacque certamente dalla straordinaria abilità dei cavallerizzi partenopei ma anche dal bellissimo Cavallo Napoletano, pure capace, con la sua incredibile obbedienza, di danzare a ritmo di musica, talvolta persino spontaneamente.
Nel trattato “Pietra paragone” di inizio ‘700, curato da Giuseppe d’Alessandro, il Cavallo Napolitano fu considerato come miglioratore di altre razze.
Dopo il 1860, con la violenta annessione delle province borboniche da parte della monarchia sabauda, l’allevamento del Cavallo Napolitano subì le scelte di politica economico-territoriale del Regno d’Italia e fu destinato a una decadenza che ebbe il suo apice con l’avvento delle automobili, che i cavalli li misero nel motore a scoppio nei primi anni del ‘900. La pregiata razza equina napoletana, però, è oggi in fase di specifico recupero ippotecnico.
Venerdì 7 dicembre, presso il Centro di Cultura Domus Ars di Napoli, in via Santa Chiara 10, prende il via il “Meeting D’Arte Internazionale Biennale di Napoli” che durerà sino al 17 dicembre. La manifestazione nasce dall’esigenza di valorizzare la Campania, da sempre fucina di talenti che unisce tradizione e innovazione in tutte le arti. Da Parthenope a Neapolis la città vanta eccellenze e primati unici al mondo. Un’occasione per evidenziare la creatività, la bravura, la dedizione, la tenacia dei giovani figli della nostra terra. E non solo.
Prenderanno parte al dibattito d’apertura, programmato per le ore 11:
Giuseppe Gaeta, direttore Accademia Belle Arti di Napoli;
Ferdinando Sorrentino, curatore e organizzatore dell’evento;
Domenico Sepe, Maestro d’Arte e direttore artistico dell’evento;
Giovanni Conzo, procuratore aggiunto della Repubblica di Benevento;
Luigi Sorrentino, presidente Gruppo Archeologi Terre di Palma Campania;
Federica Colucci, magistrato del Tribunale di Napoli.
Ospiti invitati al dibattito saranno:
Gaetano Daniele, assessore alla Cultura e Turismo del Comune di Napoli;
Ferdinando Ceraso, avvocato del foro di Napoli;
Domenico Ciruzzi, presidente Fondazione Premio Napoli;
Gianfranco Gallo scrittore e critico;
Jean Noel Schifano, attore e drammaturgo;
Luca Signorini, primo violoncello del Teatro San Carlo;
Angelo Forgione, scrittore e giornalista;
Francesco Tranfaglia, presidente Associazione Carabinieri Sez. Salvo D’Acquisto;
Virginia Ciaravolo, presidente Associazione Mai Più Violenza Infinita;
Mario Di Costanzo, Formazione Socio/Politica Diocesi di Napoli.
Modera la giornalista Pina Stendardo.
Quattro intermezzi musicali del Maestro Angelo Mosca, accompagnato dalla voce di Carla Maria De Michele, scandiranno i tempi della conferenza.
Nel pomeriggio, ore 17, incontro con gli scrittori Angelo Forgione, Leandro Del Gaudio e Mariella Gargotta, con presentazione dei rispettivi libri.
PROGRAMMA
Mattina
ore 10,30: Vernissage
ore 11 – 13: Dibattito
Pomeriggio
ore 17: Incontro con gli autori
Angelo Forgione, scrittore e opinionista
Leandro Del Gaudio, scrittore e giornalista del Mattino
Mariella Gargotta, scrittrice e docente del Liceo Artistico di Napoli
Dal 7 al 17 di dicembre sarà possibile visitare la “Mostra di arti visive” dei Maesti d’Arte: Domenico Sepe, Michelangelo della Morte, Raffaele Sanmarco, Salvatore Russo, Alfredo Troise, e di altri importanti artisti del panorama nazionale e internazionale, unitamente alle opere di 90 studenti del Liceo Artistico Statale SS. Apostoli di Napoli che si metteranno in gioco con tecniche ed opere artistiche.
L’evento è curato dal dott. Ferdinando Sorrentino con direzione artistica del Maestro d’Arte Domenico Sepe.
La manifestazione è contro ogni tipo di organizzazione criminale.
Angelo Forgione – Che Napoli fosse l’unica città d’Italia degna di rappresentare veramente la sua capitale lo disse il francese Charles de Brosses nel 1740.
Che fosse la più grande capitale italiana, con monumenti splendidi degni delle prime capitali d’Europa, lo disse il milanese Giuseppe Ferrari nel 1860.
Che le si dovesse preferire la piccola Firenze nel ruolo di capitale d’Italia, perché dall’importante città vesuviana non si sarebbe potuto più uscire e si sarebbe dovuto rinunciare definitivamente a Roma, lo disse il piemontese Vittorio Emanuele II nel 1864.
E però un napoletano, Ruggero Bonghi, nel 1881, nel nascente “triangolo industriale” della nascente industria d’Italia, disse che Milano era la capitale morale, per decretarne la superiorità industriale sulla rivale Torino. E allora la capitale culturale iniziò a vivere all’ombra del duplice mito, quello della capitale morale dell’economia, appunto, e quello della capitale reale.
Ma Napoli capitale morale della Cultura ha resistito all’impoverimento d’Italia, strappata alle sue nobili radici, e persino alla soffocante ignoranza di chi, napoletani compresi, non sa. E pochi non sono.
“È l’unica capitale che abbiamo, un punto fondamentale per la cultura diffusa che scarseggia in Italia”, ha detto Cristina Comencini.
“La vera regina delle città, la più signorile, la più nobile. La sola vera metropoli italiana”, ha detto Elsa Morante.
E si potrebbe continuare a lungo, fino a Francesco De Gregori.