La sceneggiata della Fornero offesa alla dignità

La sceneggiata della Fornero offesa alla dignità

Imprenditori suicidi, la spia del crollo del modello Italia

Angelo Forgione – Effetto crisi: calo del potere d’acquisto al Sud e le aziende chiudono anche al Nord con conseguenti drammi mai conosciuti prima. Si sta tragicamente avverando il monito degli economisti Paolo Savona, Zeno Rotondi e Riccardo De Bonis (a proposito dello studio sui cui chi scrive insiste da tempo): «È nato un tale intreccio tra le regione del Nord e del Sud che per metterci le mani si potrebbe causare un danno irreversibile al modello di sviluppo italiano». Qualcuno ci ha messo le mani e il danno è ormai in corso. Ed ecco in qualche modo spiegati i 23 suicidi di imprenditori dall’inizio dell’anno, uno ogni quattro giorni. Solo 9 sono avvenuti in Veneto, il 40 per cento del totale, regione che è sempre stata motore dello sviluppo economico per la piccola e media impresa. 3 suicidi a testa per Puglia, Sicilia e Toscana, 2 nel Lazio, 1 in Lombardia, Liguria e Abruzzo. E il dato riguarda solo chi aveva deciso di mettersi in proprio, pensionati, operai e dipendenti a parte. Questi altri lasciano questo mondo al ritmo di uno al giorno, a partire da Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. 53,4% di casi al nord, 20,5% al centro e 26,1% al sud.
Suicidi che rappresentano un vero e proprio allarme. Le tasse, la burocrazia, la stretta creditizia e i ritardi nei pagamenti fanno del suicidio un gesto di ribellione e liberazione da un sistema sordo che non vuole cogliere la gravità della situazione e strangola i lavoratori senza misure di sviluppo. E dietro i suicidi, centinaia di imprese che chiudono i battenti, una su due entro i primi cinque anni di vita. Ma Mario Monti si ritiene soddisfatto del raffronto con i 1725 suicidi in Grecia.
In un paese in cui una parte produce e l’altra acquista, la caduta nel baratro è in corso. La parte produttiva trattiene a sé la maggior quota della ricchezza prodotta e invia denaro al Sud per ottenerne due vantaggi: tagliare fuori dal mercato il Meridione e sottrargli reddito e occupazione. Ma con la morsa degli ultimi governi il potere di acquisto è calato fortemente in tutto il paese, e al Sud particolarmente. Questo ha causato il restringimento dei consumi e, di conseguenza, il vistoso calo dei profitti delle aziende del Nord. Le più piccole hanno chiuso, ed ecco spiegati i suicidi.
L’Italia è configurata in due aree non amalgamate ma intrecciate da particolari flussi, e il crollo di chi paga è automaticamente il crollo di chi incassa. I dati degli ultimi dieci anni evidenziano la crisi del Sud ma sopratutto la forte crisi delle aree forti del Nord. Insieme a fondo, legate allo stesso destino, come non vogliono ammettere i leghisti che professano secessione e superiorità. Sono loro i principali colpevoli di una concezione teorico-politica ventennale che nasconde la verità con bugie e offese dirette al Sud. E così, mentre anche gli imprenditori del Nord chiudono e si suicidano, l’elettorato leghista crede alle idiozie di chi, dopo gli scandali, ha rincarato ancor di più la propaganda razzista-separatista.
Tutto questo mentre il ministro del Lavoro Elsa Fornero entra in conflitto coi sindacati. «Sono piemontese e sono abituata a lavorare», ha detto rispondendo con tracotanza ai rappresentanti di CGIL, CISL e UIL sulla querelle degli “esodati“. Beata lei che può farlo con grande reddito, così come tutta la sua famiglia. Il marito Mario Deaglio è professore ordinario di Politica Economica alla facoltà di economia della stessa università di Torino, la stessa dove lei insegna macroeconomia ed economia del risparmio, della previdenza e dei fondi pensione. La figlia, Silvia Deaglio, a soli 37 anni è divenuta ricercatrice in oncologia e professore associato presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia, indovinate un po’, dell’università di Torino, oltre che responsabile della ricerca presso la “HuGeF“, una fondazione che si occupa di genetica sponsorizzata dalla “Compagnia di San Paolo” di cui la mamma è vicepresidente.
Eppure ci aveva provato Elsa a ricoprirsi di umanità quando annunciò la riforma delle pensioni. Fu il momento del pianto sulla parola “sacrificio”, ma si trattò di una sceneggiata (ricordate sempre la scultura del “Disinganno“) che confermò il luogo comune sui piemontesi falsi e cortesi. Si interruppe simulando le lacrime e una commozione senza alcuno spessore teatrale; e quando Mario Monti prese la parola al suo posto, si girò verso un collega a bisbigliare. Fu proprio il glaciale premier a smascherarla, infastidito dal brusio, con un richiamo eloquente: «commuoviti ma correggimi». E lei, da brava scolaretta imbarazzata tra le risate dei giornalisti: «si, mi sono commossa ma adesso mi sono ripresa».
In molti ci erano cascati ma era evidente che la messa in scena doveva (e deve) far capire la “mission” del governo tecnico espressione del potere bancario, scevra da scrupoli e inutilmente ammantata di umana tenacia. Ma il cinismo è venuto fuori a Reggio Calabria, quando la Fornero (che non gradisce che il suo cognome sia anticipato dall’articolo) ha risposto ai sindacalisti. «Io sono… (ghigno fiero) piemontese». E la maschera è andata giù, ma ce ne eravamo già accorti.

Campania da vendere? Costa troppo e non conviene

Campania da vendere? Costa troppo e non conviene

Klaus Davi insegue le idiozie di Borghezio e Radio Marte lo bacchetta

L’onnipresenza dei leghisti in tv, in radio e sui giornali nonché il “supporto” dei media troppo costante e accondiscendente è ormai stato ben denunciato e reso evidente. Tutto funzionale all’obiettivo di distrarre l’opinione pubblica dai reali problemi del paese e dalle ruberie della Lega stessa. L’ultima boutade (per chi l’ascolta, non per chi l’ha detta) è concertata dalla coppia Mario Borghezio – Klaus Davi, quest’ultimo a porgere l’assist per il leghista che vorrebbe vendere la Campania e la Sicilia, ma guarda caso non la Calabria, a qualche oligarca straniero. È accaduto a “KlausCondicio“, il salotto virtuale su Youtube di Klaus Davi e basta ascoltare l’introduzione dell’intervista per capire che il giornalista ha fornito un’imbeccata studiata a tavolino: «secondo alcuni l’unico modo possibile per combattere la mafia è vendere la Sicilia ad un oligarca russo, lei cosa ne pensa?». Dei fantomatici “alcuni” non c’è traccia e la fonte non è reperibile.
A “La Radiazza” su Radio Marte il tema è stato affrontato scherzosamente, ma non troppo, con Gianni Simioli che, supportato da Francesco Borrelli, ha contattato proprio Klaus Davi per esprimergli il disappunto per tanta complicità e disponibilità a dar voce a chi per missione infanga Napoli e l’intero Sud. A chiudere la trasmissione, Angelo Forgione che ha condensato il valore della Campania facendone una sarcastica stima relativa.

Fabio Pisacane “modello”… di diritto

Fabio Pisacane “modello”… di diritto

Proprio mentre “scommessopoli” sta per entrare nella fase più calda, il calciatore napoletano Fabio Pisacane, esempio di lealtà sportiva sostenuto da V.A.N.T.O. fin dalla primissima ora, campeggia sui manifesti di un noto brand napoletano di abbigliamento per l’attuale campagna pubblicitaria che ritrae come modelli dei non modelli… modelli di vita. Un modello napoletano ambasciatore FIFA nel mondo.

Il caso Matteo Salvini, disco rotto della Lega

Il caso Matteo Salvini, disco rotto della Lega

il dato di Ricolfi continuo refrain, silenzio su quello di Savona & Co.

Tempi duri per la Lega Nord che si nasconde dietro le origini meridionali di qualche capro espiatorio designato. A fare la parte del kamikaze più che del samurai sembra che sia stato designato lui, Matteo Salvini, onnipresente in tv e in radio. Rai, Mediaset, La 7, Sky, Radio24, Radio Padania e tutto il macrocosmo delle emittenti locali… lui è dappertutto con faccione e doppio mento ad ostentare sicurezza e a lanciare strali contro Roma ladrona e il Sud parassita, persino a cantare cori razzisti da stadio contro i napoletani. Arriva persino ad essere nello stesso momento a “Porta a Porta” e a “Matrix”. Ci contrabbanda la sua Lega ad ogni ora, da mane a sera, continuando imperterrito a parlarci di valori sani e di pulizia etica, di fatto etnica, del partito fondato dal nepotista Bossi. Lui resiste, insiste e persiste, forse sa anche che davvero non se ne può più di vederselo sempre davanti, ma persevera.
E i comitati di redazione, presentatori e giornalisti compresi, che evidentemente si mettono in fila per ospitarlo, finiscono per tollerarne le intolleranze per dovere di ospitalità. E così tutto diventa normale, proprio come i cori contro i napoletani negli stadi. La dinamica è la stessa: una parte inveisce, l’altra subisce, nessuno interviene e tutto diviene lecito. Eppure non lo è.
Ai leghisti è consentito dire di tutto, perchè è un partito che ha governato e che intende farlo ancora. Nulla di strano se non fosse che per statuto e ideologia è secessionista, cinico ed egoisticamente indipendentista, è ostile al Sud e vuol dividere l’Italia. Hai detto niente! Qualcosa non quadra ma sembra tutto normale. E allora li si ospiti pure i fazzoletti verdi, anche incessantemente, ma che nessuno li contraddica quando dicono cose fuori dalla grazia di Dio.
Il bruno Matteo, di cui francamente non se ne può più, è sempre in onda. Arriva, neanche il tempo di microfonarlo fuori onda che lui parte con la canzone: “Il Nord stacca ogni anno un assegno di ics miliardi per mantenere il Sud”. Dove per ics sta una somma ormai a discrezione di Salvini. Aveva iniziato con 50 e sono diventati talvolta 80. In realtà il dato è fissato a circa 50 miliardi ed è ispirato dal sociologo torinese Luca Ricolfi che nel libro “Il sacco del Nord” ha scritto che l’apparato statale trasferisce senza giustificazione la cifra annuale dalle regioni settentrionali a quelle meridionali, Lazio compreso. Tanto Ricolfi quanto l’adepto Salvini non spiegano che quei 50 miliardi non scendono dal Nord al Sud ma si trasferiscono dalle regioni più ricche a quelle più povere, secondo un principio di solidarietà su cui si fondano tutte le democrazie più avanzate. E che il Nord è ricco mentre il Sud è povero non lo scopre nè Ricolfi nè lo nasconde Salvini ma lo sanno gli italiani da quando esiste la questione meridionale, cioè da 150 anni.
Salvini rende dogma leghista il dato del sociologo Ricolfi ma ignora o fa finta di ignorare (è pur sempre un giornalista) il dato dell’economista Paolo Savona, presidente del Fondo interbancario di tutela dei depositi, professore emerito di Politica economica e docente di Geopolitica economica, coadiuvato da Zeno Rotondi e Riccardo De Bonis nella pubblicazione-studio ‘‘Sviluppo, rischio e conti con l’estero delle regioni italiane” e avallato anche dai colleghi dello Svimez: 63 miliardi che ogni anno dal Sud finiscono al Nord, frutto della vendita di merci prodotte nelle regioni ricche del Settentrione competitive nel Mezzogiorno ma non in Europa, quelle che detengono e fanno di tutto per detenere la maggior quota di ricchezza prodotta. In verità a quei 63 miliardi andrebbero aggiunti altri 34 miliardi circa di stima
dell’emigrazione culturale e sanitaria. Ma il meridionalista, che pure può giustificare le cifre in eccesso, non faccia come Salvini e resti sul dato preciso dell’economista da contrapporre a quello del sociologo. Ad assegni staccati, a conti fatti chi incassa è il Nord che poi taglia fuori dal mercato il Meridione per sottrargli reddito e occupazione.
Come mai Salvini è dappertutto? Perchè canta la canzone stonata e nessuno lo ferma? Possibile che nessuno conosca il dato di Paolo Savona-Rotondi-De Bonis? Possibile che nessuno sappia che la ricchezza di un paese va distribuita per evitare collassi? Oppure tutti danno per scontato che abbia ragione e che il vero problema sul tavolo del governo sia ora la questione settentrionale? È qui il nodo della vicenda, Salvini è sempre in vista perchè capacissimo di cambiare le carte in tavola. Ed ecco forse svelato il suo ruolo che, con la complicità forte e colpevole di buona parte dei media, ha indirizzato il dibattito a Nord, sostituendo un proprio vantaggio ad un problema reale del paese. La questione prioritaria da meridionale è diventata settentrionale. Se si risolvesse la prima e il paese si riequilibrasse, il Nord smetterebbe di staccare l’assegno e il Sud smetterebbe di comprare l’intero 70% della produzione industriale del Nord. E forse i fondi FAS destinati alle aree da sviluppare non sarebbero dirottati su quote latte degli allevatori del Nord. Caro Salvini, al momento tu e i tuoi amici ci guadagnate. Vi conviene? Altro che “sacco del Nord”, il sacco è a Sud ed è pieno di merci settentrionali. A noi non la date a bere. Domani è un altro giorno, e lui sarà di nuovo in tv. 


La SSC Napoli contro il razzismo

La SSC Napoli contro il razzismo

Bene gli slogan, ma si passi alle azioni. La retorica non basta più.

Dopo due trasferte allucinanti a Torino e Roma, è quasi paradossale che la SSC Napoli celebri la giornata contro il razzismo volta a sensibilizzare le coscienze contro ogni forma di discriminazione etnica, per l’abbattimento di barriere e pregiudizi sociali.
Allo stadio “San Paolo”, in occasione del match contro l’Atalanta, campeggerà uno striscione che recita così: 
“Il calcio è fratellanza, no al razzismo”. Apprezzabile e elegante, ma per rendere il tutto meno retorico sarebbe coerente catechizzare capitan Cannavaro sull’opportunità di segnalare ai direttori di gara i cori razzisti contro Napoli e i napoletani.
Non è più possibile ascoltare cori di fatto non regolamentari, sanzionabili dalle norme vigenti con la sospensione delle partite, che fanno della discriminazione etnica contro i napoletani una forma consentita di razzismo negli stadi ignorata dalla giustizia sportiva.
Si esca dall’equivoco. Una cosa è il coro volgare, di cui si rende tristemente e colpevolmente protagonista anche il tifoso napoletano, un’altra è quello razzista (esortazioni al Vesuvio, riferimenti a colera, etc.). E se è vero che chi fa razzismo (napoletani compresi se accadesse) non viene punito, è inutile lamentarsi del malcostume italiano negli stadi. Così la battaglia non la si vincerà mai. Basta!


Ricordiamo ancora una volta cosa riporta la norma della F.I.G.C. che regola le “Responsabilità per comportamenti Discriminatori”, introdotta su pressione dell’ex Ministro degli interni Maroni:
“Le società sono responsabili per l’introduzione o l’esibizione negli impianti sportivi da parte dei propri sostenitori di disegni, scritte, simboli, emblemi o simili, recanti espressioni di discriminazione. Esse sono altresì responsabili per cori, grida e ogni altra manifestazione espressiva di discriminazione che comporti offesa, denigrazione, incitamento all’odio o insulto per motivi di razza, colore, religione, lingua, sesso, nazionalità, ORIGINE TERRITORIALE O ETNICA, ovvero configuri propaganda ideologica vietata dalla legge o comunque inneggiante a comportamenti discriminatori.
In caso di manifestazioni e cori razzisti, l’arbitro ha la facoltà di sospendere temporaneamente la partita in corso e, nel caso di atteggiamento razzista prolungato, anche la discrezione di fischiare la conclusione anticipata della gara”.
È inconfutabilmente DISCRIMINAZIONE l’invocazione al Vesuvio, e quindi ad una catastrofe naturale, come risolutore dei problemi di PULIZIA ETNICA di persone TERRITORIALMENTE ORIGINARIE DI NAPOLI.

Simone Schettino: «è massacro mediatico da fermare»

Simone Schettino: «è massacro mediatico da fermare»

a “La Radiazza” l’artista chiarisce la “lettera del Vesuvio”

Ecco un sunto de “La Radiazza” di Gianni Simioli co-condotta eccezionalmente da Simone Schettino durante la quale l’artista stabiese ha fatto maggiore chiarezza sui presupposti da cui nasce la sua lettera a Tosel interpretata metaforicamente dal Vesuvio. Un’occasione per sgombrare il campo da equivoci e per parlare a più ampio raggio della situazione politico-sociale in Italia, uscendo dalla riduttiva campana calcistica, proprio mentre il fondatore del partito secessionista italiano è uscito di scena nel peggiore dei modi. Un interessante disamina alla quale ha dato un contributo anche Angelo Forgione puntando il dito sui napoletani chiamati a difendere senza difendere.

Juventini, milanisti e interisti del Sud colonizzati sportivi

Juventini del Sud colonizzati sportivi

Angelo Forgione – Proprio stasera ho ricevuto una email di Gennaro, pugliese, da circa un anno meridionalista e assiduo lettore di questo blog nonchè simpatizzante di V.A.N.T.O. Mi ha scritto di non seguire il calcio, ma fino a qualche tempo fa lo ignorava completamente, fin quando leggendo alcuni miei articoli si è reso conto che se si vuole capire meglio la nostra società è necessario capire il mondo del calcio in Italia.
In questi giorni il dibattito sugli juventini del Sud è divampato, toccando anche picchi esasperati dopo il clima di intolleranza verso i napoletani allo “Juventus Stadium” di Domenica scorsa. Sempre più meridionali, per la verità, stanno prendendo coscienza di quanto racconto e divulgo da tempo anche attraverso il calcio, testimoniando di “conversioni” dettate dalla conoscenza della storia. Sono quelli che hanno capito non solo il passato ma anche l’attualità, figlia di quel passato trascinato ai giorni nostri, quella questione meridionale evidente anche nel calcio con cui il potere del nord ha truccato il nostro paese e con esso il suo sport più popolare.
Ne ho parlato oggi a “Sorrisi e Palloni” su Radio CRC e Capri Event, prima denunciando i fatti di Domenica scorsa e poi facendo chiarezza sull’appartenenza dei tifosi juventini di Napoli e del Sud, e non solo juventini, legati ad un potere costruito ad arte e sempre in vita.

La Rai, servizio pubblico… per il Nord

La Rai, servizio pubblico… per il Nord

la premiata ditta Giletti, Salvini, Crosetto

Rai Uno, “Domenica in… l’Arena” del 1 Aprile: Giletti da Torino intavola la discussione su “Falsi Invalidi S.p.A.” e sprechi pubblici con approfondimento sulla Salerno-Reggio: in trasmissione il leghista Salvini da Milano, spesso ospite del programma coi suoi soliti strali contro il Sud, e il focoso Crosetto (da Cuneo), esponente del PdL di Torino che, di fronte ai dati snocciolati dal conduttore (“migliaia di miliardi spesi per quell’autostrada per colpa di mafia e camorra”), rivela che quando lo invitano in Calabria lui non ci va mai perché “quasi tutti i calabresi sono a rischio… quella è la parte più brutta dell’Italia dove la degenerazione è fortissima”.
Qualche protesta in studio da parte della parlamentare del PD Paola De Micheli presto “sedata” fuori campo dal presentatore che, da buon moderatore neutrale, ha preso la procura di Crosetto. E il dibattito è finito così, portando dietro i soliti attacchi di Salvini, quelli di Crosetto e il solito giornalismo spicciolo di Giletti che, dopo aver marciato sui numerosi falsi invalidi di Napoli definendoli delinquenti come non ha fatto con l’unico caso extra-partenopeo mostrato, aveva attribuito i ritardi della Salerno-Reggio alle mafie e non a chi assegna i lotti di realizzazione di un’opera pubblica alle mafie. Presentatore e leghisti hanno “dimenticato” di dire che quell’autostrada è in costruzione dal 1964 con soldi pubblici affidati a imprese del Centro-Nord che delegano l’esecuzione delle opere (di pessima qualità per “stare” nei conti) a “ditte” locali. Le principali imprese che hanno in mano l’appalto della strada, non autostrada, sono la Baldassini-Tognozzi-Pontello di Firenze, fallita e rilevata da Impresa SpA di Roma, e la tristemente nota Impregilo SpA di Sesto San Giovanni in Milano. Da un’inchiesta del 2005, le coop rosse (centro-settentrionali) subappaltarono i loro 30 km a 174 ditte locali… (Pino Aprile, Terroni, p. 207; prof.ssa L. D’Antone, La Sapienza, Roma; inchiesta Fillea-Cigl 2005).
Di scandali è pieno anche il Piemonte e tutto il Nord, basterebbe fare semplici ricerche su internet, ma si organizzano sempre e solo dibattiti televisivi per mettere Napoli e il Sud alla berlina. Solo qualche giorno fa il consiglio comunale di Leini, nel torinese, è stato sciolto per infiltrazione mafiosa. Se vengono arrestati e condannati gli imprenditori miliardari parmigiani, se si indagano il vicepresidente leghista della Regione Lombardia e il tesoriere del partito di Salvini, se un imprenditore dichiara che lo stipendio da assenteista parlamentare gli serve per pagare il mutuo, nessuno al Sud si permette di dire in tv che tutti i settentrionali sono malfattori ed è meglio evitare di andare da quelle parti.
Quasi dimenticavamo di sottolineare che tutto questo era in Rai, servizio pubblico.

indirizzi utili:
www.rai1.rai.it/dl/RaiUno/contatti.html#
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