Napoli senza casco? Non è sempre mezzanotte

casco“Non è sempre mezzanotte” è il titolo dell’iniziativa del conduttore tv Luigi Concilio e del regista Fabio Carrasta, i quali, con un video, intendono smentire il messaggio diffuso da Luca Bertazzoni con un suo servizio televisivo andato in onda il 23 settembre 2014, all’interno del programma televisivo Servizio Pubblico, in onda tutti i giovedì, dalle 21:10 su La7, e condotto da Michele Santoro.
Nell’RVM proposto dall’emittente nazionale, il giornalista Bertazzoni ha intervistato alcune persone del Rione Traiano, le quali, apparentemente senza spontaneità e con una volgarità spinta e non censurata, hanno dichiarato di non indossare il casco per scelta, lasciando intendere (sia loro che il conduttore) che nella città partenopea sia solo un optional, e che non c’è alcun rispetto per le forze dell’ordine. Concilio e Carrasta intendono smentire tutto con un loro servizio in cui vengono proposte immagini di normale viabilità napoletana in zone varie e interviste a personalità assennate (e non ragazzini probabilmente strumentalizzati da un “copione”), che con le loro dichiarazioni confermano che nella nostra città, con le normali eccezioni, il casco è di uso comune, sia per il rispetto del codice della strada, sia per il buonsenso dettato dalla prudenza.
L’iniziativa si avvale della partecipazione del senatore del Movimento Cinque Stelle Sergio Puglia, del consigliere comunale di Napoli Andrea Santoro, dell’assessore alla Polizia Municipale del comune di Casoria Luisa Marro, dell’avvocato Angelo Pisani, fondatore del movimento “Noi Consumatori” e legale di Diego Armando Maradona, e dello scrittore e giornalista Angelo Forgione, esperto della storia e della cultura di Napoli.
L’iniziativa cercherà copertura mediatica nei prossimi giorni, partendo dalla pubblicazione online del videoclip realizzato da Concilio e Carrasta e dalla condivisione nei social network, di cui si fa richiesta a tutti gli spettatori che apprezzeranno.

Il silenzio degli indifferenti

Angelo Forgione – La Terra muore, e la sua gente scandisce un respiro sempre più affannoso. C’è una maschera di stanchezza e di rassegnazione, che è l’anticamera dello spegnimento. Il Popolo, nel suo complesso, sembra avere l’aria di un guerriero che ha combattuto ai limiti del possibile e aspetta solo il colpo di grazia. Ma non ha combattuto. Ha solo subito. Alimenta il sacro fuoco chi non si rassegna affatto, e marcia sotto il cielo azzurro di Napoli per gridare contro il male. Non era, ieri, il fiume in piena che, lo scorso anno, dilagò sotto la pioggia e nel vento. Nessuna esondazione ma un torrente di immagini tristi, parole di sdegno e bandiere antiche. Di tricolori neanche l’ombra. Come di chi non ha alcun diritto di piangere se la storia continua ad essere ostile alla sua Terra. Che muore, mentre gli indifferenti fanno lo struscio… proprio lì, sul selciato calpestato dagli irriducibili, indeboliti dalle interne divisioni.

La Pizza Napoletana conquista New York

Angelo Forgione – La pizzeria napoletana ‘Ribalta‘ di Manhattan a New York, gestita da Rosario Procino e dallo chef Pasquale Cozzolino, ha conquistato il primato nella sfida fra 30 selezionatissime pizzerie della Grande Mela, organizzata dal noto magazine americano TimeOut, sulla scorta del parere dei consumatori.
‘Ribalta’, nel Greenwich Village, vanta la certificazione dell’Associazione Verace Pizza Napoletana, una delle poche negli Stati Uniti, ed è ben frequentata. Procino e Cozzolino (già intervistato nel marzo 2013), tifosissimi del Napoli, si fanno portavoce della cultura della pizza verace STG e della sua vera storia, ma, in generale, di tutta la cucina napoletana. Anche grazie a loro, la differenza tra la pizza originale made in Naples e la versione americana sta diventando chiara ai newyorchesi, i quali stanno ormai comprendendo che mangiare una vera pizza significa consumare un prodotto artigianale di qualità, di una digeribilità inarrivabile. Complimenti a loro.

La cultura è petrolio in Basilicata

Angelo ForgioneSapevate che Matera, la Capitale Europea della Cultura 2019 appena designata, non è servita dalla rete ferroviaria nazionale? Sì, lo sapevate voi che conoscete la Questione meridionale. Gli altri no. Raggiungere la Città dei Sassi in treno è impossibile perché manca persino la stazione, a meno che non si parta da Bari sul trenino delle Ferrovie Apulo Lucane; un’ora e quaranta su binario unico per fare settanta chilometri.
Sapevate che Matera, la Capitale Europea della Cultura 2019 appena designata, è nei confini lucani? Sì, lo sapevate voi che conoscete la geografia. Gli altri no. E sapevate che la Basilicata è la principale riserva italiana di estrazione di petrolio e gas? Sì, lo sapevate voi che siete al corrente del fatto che il Sud è un eldorado energetico. Gli altri no.
La Basilicata è al 4º posto fra i paesi europei produttori di petrolio ed al 49º come produttore mondiale. Il problema è che lo sfruttamento dei pozzi è venduta senza una sensibile ricaduta virtuosa sul territorio di sfruttamento e alla beffa si aggiunge il danno, anzi il dramma di una porzione di territorio in cui le estrazioni energetiche e lo smaltimento scorretto dei rifiuti producono danni terrificanti all’ambientale e alla salute pubblica.
Il fatto è che la Val d’Agri è il più grande giacimento di petrolio dell’Europa continentale e la sfruttamento, che può essere allargato, fa gola. Il recente decreto “Sblocca Italia” presentato dal premier Renzi toglie agli enti locali il veto su ricerca di petrolio e trivellazione, ovvero accentra a Roma il potere di rilasciare le autorizzazioni per le nuove attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi. Il Decreto può essere impugnato dal Presidente della Regione fino al 12 Novembre, altrimenti verrà convertito in legge, spremendo la Basilicata e la sua popolazione.
Indicativo il servizio andato in onda al TGR Basilicata all’indomani della proclamazione di Matera Capitale Europea della Cultura 2019. All’improvviso, durante i festeggiamenti, un cittadino alza un cartello con il marchio di una compagnia petrolifera e la scritta “No Triv”. Secondo i giornalisti della sede Rai lucana sarebbero 51 i milioni di euro da spendere fino al 2020, di cui 25 “messi in campo dalla Regione Basilicata attraverso fondi propri, comunitari e derivanti dalle royalties. L’altra cifra più cospicua deriva dallo stesso comune di Matera con 5 milioni di euro. Dall’Europa solamente un premio di un milione e mezzo di euro che sarà disponibile nel 2019. Il resto del pacchetto previsto è finanziato in parte dal Governo che partecipa con il 14% del totale dell’investimento e in parte da sponsor privati, che – assicura il sindaco Adduce – stanno già partecipando attivamente”.
Insomma, sono chiaramente decisive per Matera Capitale Europea della Cultura 2019 anche le cosiddette royalties, le percentuali per lo sfruttamento dei pozzi che le compagnie petrolifere “concedono” alle casse regionali del territorio di estrazione. Quali sono gli sponsor privati citati cripticamente nel servizio giornalistico? Le compagnie petrolifere? Trivellazioni selvagge in cambio di ricaduta turistica?

Tavecchio è già vecchio. L’Europa lo brucia, l’Italia lo assolve.

Angelo Forgione L’UEFA ha sospeso il presidente della FIGC Carlo Tavecchio dalle attività continentali per 6 mesi a causa delle frasi razziste (il famoso Optì Poba mangiabanane) pronunciate prima di essere eletto a capo della federazione italiana. Federazione che ha fatto una figuraccia internazionale proprio perché Tavecchio fu eletto dopo le frasi, non prima, col sostegno di buona parte delle componenti del movimento calcistico nazionale, che, dopo una prima flessione di popolarità del candidato, corsero ai ripari sostenendo che le sue parole, pur infelici, non erano gravi, e che il personaggio proposto non era un razzista. Non era quello il problema quanto, piuttosto, se egli fosse adeguato al delicato ruolo per cui si proponeva. Evidentemente non lo era, e la sanzione UEFA lo dimostra, ma fu eletto lo stesso. Tra l’altro, l’esito del procedimento in ambito internazionale non è lo stesso di quello locale. Il procuratore federale Palazzi, ad Agosto, archiviò tutto sentenziando così: “non sono emersi elementi disciplinari a carico di Tavecchio sia sotto il profilo oggettivo sia sotto il profilo soggettivo”. Poi inviò gli atti all’UEFA, che, con altri metri di valutazioni e nessun interesse sul soggetto indagato, ha ora contraddetto la FIGC, sanzionandone il presidente. Il presidente del CONI Giovanni Malagò ha commentato la sospensione con una dichiarazione che smaschera tutti, da chi ha eletto Tavecchio a chi lo ha assolto in Italia: “Non facciamo gli ipocriti, tutti sapevano tutto, chi sta nell’ambiente sapeva benissimo cosa sarebbe successo. Chiedete a chi lo ha eletto, in un’elezione assolutamente democratica. Il calcio italiano ha un problema di immagine, ma questo era un prezzo che nel mondo del calcio tutti conoscevano perfettamente”. Più chiaro di così?!
La “squalifica” di Tavecchio non sta tanto nei mesi di interdizione dai congressi ma nella sua esclusione sostanzialmente definitiva da ogni dibattito in tema di razzismo. Con quale faccia potrà prendere le distanze da cori e striscioni razzisti e di discriminazione territoriale che ascoltiamo e vediamo negli stadi di mezza Italia? Lui stesso sapeva, dopo la bufera, che gli avrebbero riso tutti in faccia, e anche per questo non ha battuto ciglio quando ha avuto la possibilità di nascondere sotto il tappeto la discriminazione territoriale (leggasi razzismo anti-Napoli) per pagare con molto piacere la prima cambiale a chi lo aveva sostenuto, riducendo l’impianto sanzionatorio in direzione di “sanzioni non drastiche ma più ponderate”. L’Italia del Calcio si è scelto un presidente federale ineleggibile, e lo sa. Per dimostare di voler davvero cambiare, dovrebbe commissariare la FIGC e mandare a casa il già vecchio Tavecchio. Ma non credo che ci si stia minimamente pensando.

Si allarga l’area Unesco di Napoli

Angelo Forgione È stato ratificato con ufficialità l’inserimento di altri grandi monumenti di Napoli nell’area protetta dall’Unesco, come proposto dal Comune di Napoli. Si tratta di: Reggia e Parco di Capodimonte, Castel S. Elmo e Certosa di S. Martino, Villa Floridiana e Parco, Villa Rosbery e Parco, Villa Comunale e Real Orto Botanico. La decisione è stata presa in occasione della 38° sessione del Comitato per il Patrimonio mondiale Unesco che si è tenuta a Doha (Qatar) nello scorso giugno.
Il Comitato ha inoltre riconosciuto la proposta del Comune di Napoli di individuare una zona di protezione del sito UNESCO, particolarmente utile per la garanzia di conservazione dell’integrità dell’area già protetta. Tale zona di protezione viene così sottoposta allo stesso regime di tutela e monitoraggio del sito vero e proprio. Qesto riconoscimento rende omogenea la vasta area già individuata e inserita nella lista del Patrimonio mondiale Unesco.

Il Giro del Nord-Italia e il Sud che non pedala

Angelo Forgione Da anni la carovana rosa del Giro d’Italia di Ciclismo fatica a farsi vedere al Sud. La prossima Corsa farà tappa a Benevento e poi via, toccata e fuga al Nord in direzione Milano, per festeggiare l’Expo, con buon pace dei tifosi meridionali del pedale e dei fan del messinese Vincenzo Nibali, vincitore del Tour de France. Ma non è una novità. Il percorso del prossimo Giro del maggio 2015, come altri nel passato, sembra sovrapporsi alla rete autostradale italiana e a quella ferroviaria, ma qui è questione di ricchezza territoriale: la corsa rosa non va dove la portano le bellezze paesaggistiche e le condizioni climatiche migliori, ma dove la chiamano gli sponsor e gli sforzi dei Comuni (talvolta stranieri), che si aggiudicano le tappe a pagamento. Chi più offre si porta a casa la ribalta. Il Sud sta come sta, e stanno come stanno i treni, le strade, le scuole e gli ospedali meridionali. Perché lo sport dovrebbe fare eccezione? Perché le biciclette dovrebbero sfrecciare nella macroarea più arretrata d’Europa? E perché il Ciclismo dovrebbe mostrarsi diverso dal parente maggiore Calcio, la cui Serie A fa registrare una percentuale storica di presenza meridionale non superiore al 20 per cento e conta oggi nella Massima Serie le sole Napoli, Palermo e Cagliari?
Il Sud senza bicicletta è sempre più povero e il dramma silenzioso continua, nella colpevole indifferenza delle classi dirigenti italiane e nell’altrettanto silente presa d’atto degli amminsitratori meridionali.

Il vaccino contro Ebola è made in Naples

Angelo Forgione Ebola minaccia l’Occidente? Puntualmente giunge il vaccino! E arriva da Napoli, la città in cui fu realmente scoperta la Penicillina (grazie a Vincenzo Tiberio e Arnaldo Cantani). Il prodotto per la sperimentazione è firmato da Okairos Gsk, operante a Pomezia (Roma) ma fondato dal biologo molecolare napoletano Riccardo Cortese e poggiante sul Ceinge (Centro di Ingegneria Genetica) di Napoli diretto dal napoletano Franco Salvatore, dove lavora la parte più importante dell’attività di ricerca, con un gruppo di venti ricercatori, molti dei quali napoletani. Ed è proprio qui che sono nate e sono state sviluppate le ricerche che hanno condotto al brevetto. Un mezzo miracolo, considerati gli scarsi investimenti italiani nella Ricerca.
L’ho dimostrato in Made in Naples e lo dico in ogni occasione che Napoli continua a civilizzare e che la sua universalità non morirà.

Pizza cancerogena? Quella Napoletana STG è anticancro!

Angelo Forgione La trasmissione Report torna a occuparsi di un altro pilastro della cultura gastronomica napoletana: la pizza. L’indagine lungo tutta la penisola di Bernardo Iovene, che andrà in onda il 5 ottobre su Rai Tre, vuol dimostrare che il disco condito e cotto nel forno a legna può contenere elementi cancerogeni, a causa dei fumi, della farina carbonizzata e della cattiva manutenzione dei forni stessi, che i pizzaiuoli non puliscono. Insomma, un rischio per la salute. E non è che sia proprio una gran scoperta! Le pizze, anche a Napoli, non sono tutte della migliore qualità insegnata al mondo dai napoletani (come il caffè) ed è la stessa Coldiretti ad avvisare che la metà delle novecento milioni di pizze servite nelle venticinquemila pizzerie italiane, Napoli compresa, sono preparate, all’insaputa del consumatore, con farine canadesi e ucraine, pomodori cinesi, olio d’oliva tunisino o spagnolo e cagliate dell’Est-Europa in luogo della mozzarella. Report ne fa anche una questione di cottura, come del resto le associazioni di categoria che tutelano il marchio “Pizza Napoletana STG” e il suo disciplinare di preparazione, in cui è scritto che “il pizzaiolo deve controllare la cottura della pizza sollevandone un lembo, con l’aiuto di una pala metallica, e ruotando la pizza verso il fuoco, utilizzando sempre la stessa zona di platea iniziale per evitare che la pizza possa bruciarsi a causa di due differenti temperature”. Insomma, ognuno, prima di gustare una pizza servita al piatto, dovrebbe controllare se il suo fondo è bruciato; basta questo piccolo errore di preparazione per distinguerla da una vera pizza napoletana STG. I fumi? Sono un problema relativo, nel senso che questi tendono a salire per principio fisico, e stagnano sulla volta superiore del forno, mentre la pizza deve essere cotta e girata sempre sullo stesso punto della platea (fondo). Alzarla con la pala e cuocerla ad altezza fumi è un errore! È importante ricordare che il forno a legna raggiunge la temperatura di 485 gradi, e il manuale HACCP sull’igiene alimentare indica che già a 450 gradi viene distrutto ogni microrganismo potenzialmente patogeno. Il forno a legna, con tutte le sue incognite, non è particolarmente dannoso, a differenza di quello elettrico, che cuoce le pizze a un massimo di 300 gradi; anche perché “i tempi di cottura non devono superare i 60-90 secondi”, periodo molto ristretto che non consente al prodotto di “assorbire” sostanze di combustione nocive (nel forno elettrico, una pizza ci resta circa dieci minuti!). Di fronte a queste valutazioni più sottili si trovò qualche anno fa anche l’Unione Europea, che prima minacciò di bandire i forni a legna e poi tornò sui suoi passi.
Una vera Pizza Napoletana STG, se preparata secondo il disciplinare, non è affatto dannosa. Anzi, nell’iter che condusse al riconoscimento STG, furono riconosciute da autorevoli ricerche scientifiche le proprietà salutari del piatto principe della cucina napoletana, grazie al licopene del pomodoro che contrasta l’attività dei radicali liberi e ai polifenoli dell’olio extra-vergine d’oliva che funzionano come spazzini delle arterie, elementi che riducono il rischio di malattie cardiovascolari e dei tumori all’apparato digerente. Il consiglio scientifico è quello di gustare una volta a settimana una STG, che evidentemente si riconosce a vista e a digestione. Se quella della vostra pizzeria mostra evidenti parti annerite sul bordo e sul fondo, e non è facilmente digeribile (lievitazione incompleta), è meglio cambiare. È una questione di cultura della preparazione, così come della consumazione. In questo senso, e solo in questo, Report non andrebbe fuori strada.

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Tra le 5 big, il Napoli perde tifosi

Angelo Forgione – L’annuale osservatorio sul tifo calcistico della Demos & Pi ha confermato che Juventus, Inter, Milan, Napoli e Roma rappresentano l’80% degli appassionati italiani. Più staccate, Lazio, Fiorentina, Cagliari, Torino e Palermo. Si tratta di rilevamenti tutt’altro che inutili, visto che quelli analoghi commissionati dalla Lega Calcio determinano la redistribuzione di un quarto dei proventi delle pay-tv, fino a un massimo del 6,25% per singola società. Più tifosi hanno i club, più soldi portano a casa. E lo sa bene anche Edoardo De Laurentiis.
L’ultimo campione nazionale (1100 casi) è stato interpellato dalla società Demetra nel periodo 4 – 10 settembre 2014, ed è rappresentativo della popolazione italiana con 15 anni e oltre per genere, età, titolo di studio e zona geopolitica di residenza.
Da evidenziare che, nell’analisi comparativa dei sodaggi degli ultimi quattro anni (disponibili online), la tifoseria del Napoli è l’unica che fa registrare un trend negativo. Gli azzurri, dopo aver toccato quota 13,2% e aver avvicinato sensibilmente l’Inter nel 2012 (dopo la consacrazione del sodalizio azzurro proveniente dal fallimento), sono scesi a quota 10%, mentre tutte le altre hanno guadagnato una percentuale di seguaci. Il “vorrei ma non posso vincere lo scudetto” ha scoraggiato gli appassionati più volubili?tifoserie