Lettera di un americano: «Ho capito la differenza tra Roma e Napoli»

Matt Vogel, ventisettenne cittadino americano residente ad Ardmore in Oklahoma, nativo dell’Ohio e con parenti a Napoli, dopo aver appreso del servizio del TGR Piemonte, ci ha scritto alcune righe per spiegare le piacevoli sensazioni che ha provato durante e dopo il suo viaggio all’ombra del Vesuvio.

Durante il volo che mi ha portato a Napoli dagli Stati Uniti insieme a tutta la mia famiglia ero nervoso, travolto da molte domande e riempito di un sentimento di eccitazione. Non vedevo l’ora di far visita ai miei parenti e conoscere l’antica città di cui avevo letto tanto. Avevo sentito parlare bene e  male di Napoli, ma ho voluto vivere la città di persona e rendermene conto personalmente.
Giunto a Napoli è stato come fare un passo indietro nel tempo. I luoghi, i suoni e gli odori mi hanno subito rapito i sensi e l’architettura è sorprendentemente presente in ogni luogo che ho guardato. Gli edifici storici, i monumenti e le rovine sono una delle mie attrazioni preferite da vedere e Napoli è uno straordinario mix di barocco, rinascimentale e stili medievali. Il Museo Archeologico Nazionale e il Museo Nazionale di Capodimonte sono i più piacevoli da visitare per conoscere la storia della città.
Guardare il Golfo e il Mediterraneo è un altro punto forte di questo viaggio. La bellissima costa è qualcosa che il popolo napoletano dovrebbe essere orgoglioso di avere. La vista della stupefacente bellezza naturale e dell’architettura che Napoli offre sono solo una parte di ciò che c’è da ammirare. Napoli mi ha anche stupito per il miglior cibo che abbia mai mangiato. Ovviamente uno dei migliori piatti mangiati è la pizza che è diversa da qualsiasi altra che abbia mai gustato prima, e certamente molto diversa da quella americana. Il meraviglioso sapore della pizza napoletana cotta nel forno a legna è qualcosa di indimenticabile. Mia zia, una cuoca napoletana, ci ha portato anche alla pizzeria di proprietà della sua amica, Patrizia. Lei ci ha presentato numerosi piatti tra cui gnocchi alla sorrentina e polpette con parmigiana di melenzane. L’ospitalità che ci ha dato era incredibile, spiegandoci la storia dei piatti e come erano preparati. Anche durante il lavoro in una pizzeria affollata non ha mai lasciato il nostro tavolo e sembrava desiderosa di rispondere alle nostre domande.
Durante il mio viaggio a Napoli ho imparato molto sui napoletani, estremamente cordiali e disponibili. Io e mio fratello abbiamo visitato da soli la Galleria Umberto e abbiamo finito per perderci. Non avevamo i telefoni cellulari con gestore italiano, non conoscevamo la lingua e ci siamo sentiti persi. E invece abbiamo trovato una giovane coppia che parlava inglese e ci ha aiutato a ritrovare la strada, accompagnandoci al resto della nostra famiglia. Le persone che abbiamo incontrato lungo la strada erano sempre disposte a darci informazioni e consigli con molta soddisfazione di dare una mano.
Ho un grande ricordo del popolo napoletano! Lungo le strade ride ed è cordiale e questo mi ha fatto capire cosa fa la differenza tra Roma e Napoli. Ho sentito storie di alcuni mie connazionali americani che hanno viaggiato all’estero e hanno incontrato gente poco cordiale ma io non ho mai avuto una simile sensazione in questo viaggio. Anche dopo il mio ritorno a casa sono rimasto in contatto con un paio di napoletani che mi hanno aiutato a conoscere meglio il loro Paese.
L’America è il mio Paese, ma i napoletani ti fanno sentire a casa non appena entri in contatto con loro. Napoli è un posto meraviglioso e merita sicuramente di essere vissuto.

Matt Vogel

Napoli e Unesco, pensavo fosse amore e invece era un calesse

Le condizioni del centro storico della città e dei suoi monumenti non sono degne della lista dei patrimoni dell’umanità. Le associazioni in prima linea per la difesa del centro storico napoletano pensavano che tra Napoli e l’Unesco fosse amore e invece hanno scoperto che da tempo era un calesse. E daranno conto in un apposito dossier del degrado che regna al centro storico, report con tanto di logo disegnato da Angelo Forgione che verrà consegnato al presidente della Commissione nazionale dell’Unesco, Giovanni Puglisi nel prossimo sit-in organizzato per venerdì 16 novembre alle 10 presso l’aula Magna del centro congressi della “Federico II” in via Partenope, in occasione della giornata celebrativa dei 15 anni di presenza di Napoli nella lista Unesco.
«A prescindere dal degrado che da sempre regna nel centro storico di Napoli, c’è il clamoroso silenzio sulla vicenda dei Girolamini o l’acclarato fallimento del Forum Universale delle Culture. Meglio rinunciare che continuare a fare figuracce» dice Antonio Pariante del Comitato di Portosalvo.
«Far finta che il matrimonio sia felice ha contribuito a nascondere il degrado del nostro patrimonio, unico al mondo. Se non si appronta il Piano di Gestione e non si smuovono le acque, che senso ha fregiarsi del riconoscimento? Speriamo con la nostra provocazione di accendere i riflettori sul nostro patrimonio abbandonato» dice invece Angelo Forgione del Movimento V.A.N.T.O.
Un messaggio forte che giunto da chi rifiuta l’effimero di un premio dorato e richiama l’attenzione sui problemi del grande patrimonio monumentale di Napoli.

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Made in Sud, confronto radiofonico tra Gigi Esposito e Angelo Forgione

Angelo Forgione – Confronto radiofonico a “la Radiazza” con Gigi Esposito del duo “Gigi & Ross” sui luoghi comuni ravvisati nella prima puntata di “Made in Sud” della settimana scorsa. Confronto, non scontro, pur nella convinzione delle rispettive idee, anche se il mio interlocutore ha provato a descrivermi contraddittoriamente come un capopopolo che condiziona gli altri ma condizionato dalle proteste altrui. E, soprattutto, dall’opinione di Bocca su “l’Espresso”, confutandosi subito dopo affermando che le persone hanno protestato nei loro confronti perchè hanno letto il mio blog «molto molto molto seguito». Chi ha condizionato chi?
Sono iscritto all’albo dei giornalisti e ragiono sempre con la mia testa, con le idee che porto avanti da anni, anche a costo di vedere Gigi Esposito fare gesti di fastidio per la mia perseveranza. Ho stretto amicizia personale con artisti che alla facile risata sui napoletani non ci stanno per principio. Il problema dei napoletani, e sono d’accordo con Gigi, è il non sapere far squadra, cosa che ha delle motivazioni (e lo sto mettendo nella scrittura del mio libro); e di conseguenza, non voler discutere la critica perchè si è prevenuti al contrario e si vede sempre il prossimo come un nemico da cui difendersi. Ma un personaggio dello spettacolo deve accettare la critica e capire da quale fronte arriva, soprattutto se è volta a migliorare insieme. Ho sempre lavorato per fare squadra con tutte le realtà napoletane e meridionali con cui ho avuto a che fare e Mercoledì scorso ho invitato tutti a sintonizzarsi su Rai Due laddove la risata napoletana stava facendo ritorno a casa. I commenti al post inviato sui social network dimostrano che l’articolo de “l’Espresso” non mi ha condizionato ma semmai confermato una certa delusione. In tema di umorismo, in passato ho contestato anche Enrico BrignanoAntonio Cornacchione, Giacomo “Ciccio” ValentiGene Gnocchi e tanti altri, colpiti dalla protesta, e bene ha fatto Gianni Simioli a rimarcare che se sono critico è solo per il bene di Napoli, a prescindere da chi c’è da criticare. Analizzare il comportamento di un napoletano è sempre più difficile che analizzare quello altrui, si sa, ma l’esagerazione non mi appartiene e la mia onestà e il mio equilibrio credo che siano riconosciuti. Questa è una tematica che divide e che non ha un’opinione univoca ma, semmai questa sia una polemica, per me è già finita. C’è l’UNESCO alle porte ed è giusto impegnarsi in battaglie più importanti.
Ciao Gigi, ciao Ross… quando volete, ne riparliamo con serenità. E forza Sud.

“Stadio Partenopeo”, emblema della modernità negli anni ’30

“Ascarelli” prima impianto del Napoli, poi emblema della modernità al Sud

ascarelliAngelo Forgione – Con facile approssimazione si è detto che il primo stadio di proprietà della storia del calcio italiano è lo “Juventus Stadium”. In realtà, andando a ritroso nel tempo, non è difficile ricordare il “Giglio” di Reggio Emilia, poi ribattezzato “del tricolore”, inaugurato nel 1995. Più difficile rievocare l’inaugurazione nel Settembre 1925 del primo stadio di San Siro in Milano di proprietà del Milan e quella del 16 Febbraio 1930, giorno in cui venne inaugurato lo stadio di proprietà del Napoli, costruito in meno di sette mesi a spese del presidente azzurro Giorgio Ascarelli. Al Rione Luzzatti di Gianturco, nei pressi della stazione ferroviaria, poco più di 15mila spettatori potevano riempire le tribune in legno dello stadio “Vesuvio”, ribattezzato “Ascarelli” a furor di popolo dopo la morte del presidente stadio_partenopeoavvenuta appena diciassette giorni dopo l’inaugurazione.
L’idea di Ascarelli di costruire uno stadio di proprietà, a pochi anni dalla nascita del Napoli, rappresentò un esempio di intraprendenza per l’epoca e quello stadio superò per capienza il preesistente impianto comunale del Vomero divenendo il più capiente della città.
Scomparso il presidente, lo stadio fu dopo qualche tempo requisito dal regime fascista che, in vista dei mondiali di calcio in Italia del 1934, lo ristrutturò in cemento armato (vedi video), ne mutò l’aspetto con una facciata imponente e maestosa di stile fascista e ne aumentò la capienza portandola a circa 40mila spettatori. Venne ribattezzato “Stadio Partenopeo” poiché il compianto presidente che aveva dato simboli e colori al Napoli era ebreo, quindi perseguitato, ed ospitò la finale per il 3° e 4° posto. In quello stadio, nel 1937, fu consentito per la prima volta l’ingresso libero alle donne. Fu uno dei simboli fascisti della modernità di Napoli nonché uno dei più fulgidi esempi di propaganda del regime al Sud.
L’impianto venne poi distrutto dai bombardamenti aerei degli anglo-americani che colpirono violentemente Napoli nel 1942 e andò incontro ad un triste saccheggio prima di essere abbattuto definitivamente. Il Napoli si trasferì allo stadio del Vomero, di proprietà comunale, prima di prendere casa al “San Paolo” di Fuorigrotta nel 1959.

Made in S… tereotipi

Parziale delusione per il canovaccio adottato dalla nuova serie di “Made in Sud” su Rai Due. Il palcoscenico nazionale, è noto, impone ai comici di casa nostra di “far male” a Napoli e al Sud per far ridere, ma da una trasmissione napoletana confezionata da comici napoletani ci sia aspettava meno autolesionismo e più capacità di smarcarsi dai luoghi comuni invece di marciarci sopra. E invece l’andazzo continua. Va bene la finanza e il lavoro, ma perchè smentire con ironia che Napoli sia capitale di cultura? Se ne è accorto anche il critico televisivo milanese Riccardo Bocca che, su “l’Espresso” online, c’è andato giù pesante.
La conduttrice Fatima Trotta, in un’intervista al Corriere del Mezzogiorno online, ha detto: “questo non è un programma di rivalsa contro il Nord, anzi. Vogliamo soltanto esprimere noi stessi, senza barriere».
Scusali, caro Guido, se continuano a non capire.

L’America’s Cup torna a Napoli. Venezia è fuori.

Angelo Forgione – Dubbio sciolto. Sarà Napoli ad ospitare la tappa italiana delle Word Series di America’s Cup nella prossima primavera. La scorsa settimana era nata la contesa con Venezia dal momento che gli organizzatori avevano deciso di assegnare un solo evento all’Italia. Ma oggi si dicono felici di tornare a Napoli, annunciando l’assegnazione sul sito ufficiale dove è riapparsa la città partenopea.
Dopo la soddisfazione di Stefano Caldoro e Luigi De Magistris è arrivata la protesta del sindaco di Venezia Giorgio Orsoni con tanto di contratto firmato in mano. Pronta la risposta di Larry Allison, il patron della manifestazione, che non le ha mandate a dire: «Penso che sia all’oscuro di quello che sta combinando il suo staff e che se ne fosse a conoscenza si vergognerebbe del loro operato». E il sindaco veneziano: «Se fosse vera l’esclusione di Venezia si tratterebbe di uno scippo e inviterei tutti a diffidare della serietà di questi signori».
Che cosa è successo dietro le quinte? Vale la pena ricordare che la scorsa primavera erano montate polemiche sui diversi accordi presi dalle due città con gli americani. Venezia spuntò condizioni migliori e De Magistris avvisò di voler rinegoziare il tutto. Probabilmente la scelta di tagliare una tappa è stata strategica per ingaggiare una sorta di asta. L’offerta di Napoli ha vinto, per quantità di danaro ma anche per il successo di pubblico registrato (circa 500mila persone) e per la location che lo scorso anno fecero breccia nel comitato organizzatore. Lo si capisce dalla dichiarazione di Stephen Barclay, il CEO della 34ma America’s Cup: «I Napoletani sono accorsi in gran numero per assistere alle regate e festeggiare Luna Rossa nel 2012; ci aspettiamo un altro grande evento per l’edizione 2013».
L’ACN, il consorzio napoletano creato per l’evento, verserà agli americani 4 milioni e 200 mila euro, la somma già pattuita con il contratto dello scorso anno che ne prevedeva altri 5 per l’evento del 2012. 2 milioni sono stati già versati. Gli altri 2,2 lo saranno nei prossimi mesi da Comune di Napoli, Regione Campania e Camera di Commercio Napoli.

Decumani, troppo degrado. «L’UNESCO cancelli Napoli!»

unescoSit-in dei comitati e delle associazioni al prossimo vertice dell’Unesco a Napoli per l’indegna situazione del centro storico e l’assoluta mancanza di una vera politica per il recupero e il rilancio dei beni culturali del sito partenopeo. L’appuntamento è per Venerdì 16 novembre alle ore 10 presso l’Aula Magna della “Federico II”.
Con questa grande provocazione le associazioni che si battono da anni per la difesa e per il rilancio dei beni culturali a Napoli, allo scopo di farne un grande volano per l’occupazione giovanile e lo sviluppo dell’economia, manifesteranno al vertice Unesco previsto per Venerdì prossimo alla Università “Federico II”.
A 17 anni dal riconoscimento Unesco come Patrimonio Mondiale dell’Umanità, il centro storico di Napoli (il più vasto d’Europa), nel quale continua a crescere solo lo spaventoso degrado a colpi di graffiti e di atti vandalici che mortifica le strade, le piazze, le chiese, le fontane, i palazzi e quasi tutti i monumenti del centro antico, aspetta ancora i famosi “soldi promessi” dalle varie istituzioni per la sua riqualificazione e il suo rilancio. Nel frattempo, la nuova amministrazione comunale, che ha ereditato precisi obblighi e doveri verso la stessa Unesco (guarda il video in basso), pur essendo impegnata nel recupero dell’immagine culturale e turistica della città, trascura il problema e non ha ancora avviato il “PIANO DI GESTIONE” deliberato due anni fa dalla precedente giunta, per organizzare e implementare i necessari i servizi e le varie attività nel “prezioso perimetro” accentuando così il generale depauperamento in tutta l’area. Per questo motivo, considerata l’assoluta mancanza di una “seria politica” finalizzata alla concreta valorizzazione dell’immenso “giacimento storico, artistico e monumentale della città” e soprattutto il clamoroso fallimento del FORUM DELLE CULTURE, nel quale sono state tradite le aspettative dei giovani e sono state disattese le speranze dei napoletani che con questo evento auspicavano anche un forte rilancio economico e sociale della città. I comitati e le varie associazioni cittadine, riunite attorno ai comuni obiettivi per il riscatto e la rivalutazione dei Decumani, chiederanno all’UNESCO di revocare questo prestigioso riconoscimento e di cancellare definitivamente il nome della città di Napoli dalla lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità per l’indegna condizione del sito e per la grave situazione di incuria e di abbandono in cui versa questo importante luogo dell’arte e della cultura universale per il quale non sembra esserci più nessun futuro e nessuna prospettiva.

COMITATO DI PORTOSALVO – V.A.N.T.O. – INCONTRI NAPOLETANI – INSIEME PER INNOVARE – AsMed – COMITATO DI PIAZZA FUGA – NAPOLI PUNTOACAPO – Ass.ne CHIAIA PER NAPOLI – UGL BENI CULTURALI – MEDINAPOLI – GRUPPO PORTOSALVO GIOVANI – Ass.ne ERNESTO ROSSI (Radicali Napoli) – ATLANTIDE RITROVATA – CORPO DI NAPOLI – Ass.ne TELEFONO BLU/Napoli

Radio Popolare Milano “indaga” su V.A.N.T.O.

“Millevalvole” è un programma di Radio Popolare Milano diffuso in Lombardia ed Emilia Romagna che cerca di star dietro al mondo dei media che cambiano la nostra vita, a una grande lavatrice che continua a mutare forma e colore. “Una trasmissione che ha la presunzione di voler scoprire le trasformazioni e le tendenze dell’umana e disumana esistenza”, come recita la presentazione degli autori.
Tra queste tendenze c’è anche la nuova riscoperta dell’identità napoletana, indagata dal programma della radio milanese nella puntata di Giovedì 8 Novembre attraverso la conoscenza con V.A.N.T.O.. Qualche prurito sulla questione “panettone napoletano”, un po’ di diffidenza mista a curiosità e tanta cordialità discutendo della realtà partenopea.

Gemellaggio campano: “Luci d’Artista” a Napoli, Tradizione napoletana a Salerno

Vantaggi per entrambe le città ma De Luca si prende il proscenio

“Luci d’Artista” salernitane a San Gregorio Armeno. Il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, dopo aver inaugurato le installazioni di Salerno, accenderà anche il Natale dei decumani con un taglio del nastro previsto per Sabato 10 Novembre alle 17 in piazza San Gaetano che segnerà l’apertura ufficiale del “Natale lungo a Napoli” e della 140esima Fiera di Natale ai Decumani.
Una tranche delle bellissime luci viste negli anni scorsi a Salerno, una ventina di opere, sono state installate nei decumani nell’ambito di uno scambio culturale con l’associazione “Corpo di Napoli” e gli artigiani di San Gregorio Armeno coaudiuvati da “Napoli Sotterranea” e dalla IV Municipalità che prevede l’installazione nella Basilica di Santa Restituta del Duomo di Napoli di una copia della scena centrale del presepe dipinto realizzato dal maestro salernitano Mario Carotenuto. Tantissime le iniziative che avranno come colonna sonora la musica popolare del gruppo “Ars Nova” e degli “Zampognari dell’Alto Casertano” che sfileranno per i Decumani. Altre luminarie nelle strade più importanti della città saranno inoltre assicurate, come negli anni scorsi, della Camera di Commercio di Napoli.
Salerno aiuta Napoli e Napoli aiuta Salerno che potrà offrire nientepopodimeno che l’eredità della rinomata Tradizione presepiale del Settecento Napoletano. Dal 1 Dicembre, infatti, negli spazi del Tempio di Pomona a Salerno, sarà allestita la mostra di arte presepiale dedicata ai celebri presepisti di San Gregorio Armeno: D’Auria, Sciuscià, Petrucciani, Maddaloni, Onofrio, Fusco, Cesarini, Di Virgilio, Il Mondo dei Pastori, Fratelli Gambardella, Gambardella Pastori, Originalità di Pulcinella, Pepe, Alpa, Buonincontro, Gambardella Presepi e Cosmos. E poi una Natività realizzata dalla Bottega Giuseppe e Marco Ferrigno, oltre alle maschere di Riccardo Ruggiano, ai fiori finti di Lucio Ferrigno ed agli strumenti musicali tradizionali popolari dell’Officina della Tammorra. A costo zero per le istituzioni napoletane perchè sarà “Corpo di Napoli” ad accollarsi le spese di trasporto e di allestimento dei presepi a Salerno.
Insomma, De Luca accetta di riciclare a San Gregorio Armeno parte delle luci che hanno portato turismo a Salerno negli anni scorsi, e avrebbe potuto anche rifiutare la richiesta partita da Napoli. Ma, leggendo qua e la, sembra che stia salvando il capoluogo di regione tanto da meritarsi di finire sul presepe con una statuina realizzata da Ferrigno e il proscenio dell’inaugurazione nella famosissima strada dei presepi. Non è esattamente così perchè il sindaco di Salerno sa di portare a casa un po’ di quella grande Tradizione che porta turisti a Napoli da secoli. San Gregorio Armeno si illumina a festa e Salerno guadagna una succursale della stessa San Gregorio.
Riconoscenza e dignità! Sbagliato far passare l’operazione come un atto di carità di De Luca. Vietato cascare nella trappola della ribalta che il sindaco di Salerno si prenderà Sabato a San Gregorio mentre De Magistris è alle prese con le casse vuote di un Comune che peraltro non paga bollette dell’illuminazione pubblica e rischia di lasciare la città al buio proprio mentre San Gregorio finalmente si illumina. Napoli e Salerno sono città importanti che fanno benissimo a scambiarsi rispettive competenze e disponibilità per ingrossare il turismo natalizio della Campania, senza entrare in competizione e senza prestare il fianco ai personalismi. Perchè è indubbio che “Luci d’Artista” sono De Luca mentre il presepe è Napoli.
Fin qui è tutto “luminoso” o quasi. Ma dietro le luci non tutto risplende. Se a Napoli l’attrattiva presepiale non ha costi che ricadono sulla comunità ed è una vera e propria economia legata alla cultura che semmai risente da anni della scarsa valorizzazione da parte del Comune di Napoli, l’attrattiva luminaria salernitana creata da De Luca ha dei costi enormi che non accontentano tutti i salernitani. Bisogna partire dal presupposto che “Luci d’Artista” è un evento nato a Torino nel 1998 e mutuato da Salerno nel 2006 dopo averne apprezzato i risultati. Ne è nato un gemellaggio con uno scambio di installazioni realizzate da ditte torinesi che sono le vere “vincitrici” dell’operazione.
La ricaduta sul commercio e sulle presenze turistiche a Salerno e dintorni sono enormi e i costi vanno sempre rapportati ai ricavi. Ma va detto che, a quanto pare, le luminarie artistiche costano il triplo rispetto a Torino: 2,5 milioni a fronte di 830mila euro. Nel capoluogo piemontese l’intervento del Comune si limita alla cifra di 130.000 euro mentre altri 700.000 sono coperti dagli sponsor (senza contare il fatturato delle ditte realizzatrici). A Salerno il Comune copre invece ben 2,2 milioni di euro e i restanti 300mila li mette la Camera di Commercio con qualche sponsor. Sempre meglio dei 3 milioni spesi negli anni scorsi. E sempre meglio dello stallo napoletano.

Di Natale zittisce la curva udinese per i cori anti-Napoli. Poi chiede scusa.

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Angelo Forgione – Si, dopo la questione Amandola/TRG Piemonte, il muro del silenzio che “copriva” il razzismo negli stadi (e non solo) indirizzato ai napoletani sta cadendo pezzo dopo pezzo. E così anche Di Natale, il calciatore dell’Udinese nativo della provincia di Napoli, ha detto basta ai cori dei suoi tifosi contro la sua terra e i suoi conterranei intonati anche durante la partita contro il Catania. Lo ha fatto alzando il dito al naso per dire “state zitti” alla curva dello stadio “Friuli” dopo il primo dei due goal segnati agli etnei, per poi alzare le braccia dicendo “calmatevi”, indicando poi lo stemma cucito sulla maglia per comunicare che l’uomo simbolo che difende i loro colori è un napoletano. Infine, guadagnando il centro del campo, ha più volte mandato verbalmente, ed eloquentemente, a quel paese i suoi sostenitori esultanti con bandiere della regione Friuli. Da capitano dell’Udinese e idolo dei tifosi bianconeri ha dimostrato di non accettare certe cose. Complimenti a lui!
C’è sempre da distinguere i cori razzisti da quelli volgari, ma in ogni caso Di Natale, da napoletano militante in una squadra che ha beneficiato della qualità di tanti giocatori partenopei, ha fatto bene a invitare alla coerenza e ad evidenziare la stupidità del tifo italiano, a dire la sua alla sua maniera, cioè facendo goal come fa da quando veste la maglia dell’Udinese, entrando per questo nella storia del club e rifiutando tra l’altro i trasferimenti al Napoli, alla Juventus e al Milan. E il suo messaggio è chiarissimo: “Vi fa gioire un napoletano? E allora state zitti e smettetela di insultare il mio popolo”.
Peccato però che poi il calciatore si sia scusato, o dovuto scusare, tramite una nota della società diffusa sul sito ufficiale udinese.it“Il gesto di mercoledì sera – si legge – è stato qualcosa di istintivo, fatto a caldo al termine di una gara dura, sportivamente parlando, molto nervosa e che secondo me ha avuto una risonanza maggiore rispetto a quella che meritava. Io amo Udine, la città, questa maglia e i suoi tifosi che da sempre mi hanno fatto sentire uno di loro. Devo tutto a questa Società che ha creduto in me e a questi tifosi che mi hanno sempre amato come un figlio. Mi dispiace se, mercoledì sera, qualcuno si è sentito offeso dal mio gesto e di questo chiedo scusa a tutti i tifosi friulani e alla nostra splendida curva, ma credo che la mia storia personale e professionale dimostri meglio di ogni parola quanto io tenga a questa terra e a questi colori. Per me questo è un capitolo archiviato e adesso penso soltanto ad aiutare l’Udinese ad arrivare il più in alto possibile in Italia ed in Europa e a regalare ai nostri meravigliosi tifosi le soddisfazioni che si meritano. Mandi fruts dal vostro Capitano e simpri fuarce Udin!”.
Resta il gesto di reazione spontaneo. Il resto, evidentemente, molto meno. Ed è il saluto finale in dialetto friulano che fa pensare a qualcosa di suggerito, forse imposto. Del resto, come non notare il prurito provocato ai soliti detrattori non delle curve ma di una stampa di parte che invece di sottolineare l’atteggiamento del loro uomo di punta gli hanno puntato il dito contro? Massimo Meroi del “Messaggero Veneto”, ad esempio, che nel suo articolo sulla questione ha chiuso così: “Di Natale ha sposato a vita l’Udinese, ma anche Udine e il Friuli: qui ha tanti interessi, ci continuerà a vivere anche quando la smetterà di fare gol. E se poi quando gioca a Napoli gli danno del traditore e del figlio di… sono problemi loro”.
E come non ricordare quanto accadde in estate quando alla festa in piazza per la qualificazione dell’Udinese ai preliminari di Champions si levarono cori contro i napoletani supportati dal giornalista irpino di Sportitalia Michele Criscitiello che presentava la serata in qualità di direttore della comunicazione bianconera
Ma che una nuova coscienza sia stata ormai sollecitata con un minimo successo lo si capisce anche dalla multa di 10mila euro inflitta all’Atalanta per avere i suoi tifosi intonato in due momenti del match contro il Napoli cori di discriminazione territoriale nei confronti di un calciatore avversario. Il coro inserito a referto dagli ispettori federali è “Cannavaro terùn”. C’è da aspettarsi però, da questo momento in poi, coerenza e repressione vera di cori ben peggiori, soprattutto in campi più infuocati. E che Cannavaro li senta come li ha sentiti Di Natale.