Plebiscito: statue equestri e spazio da valorizzare

Plebiscito: statue equestri e spazio da valorizzare

Dibattito col Comune su ZTL e lungomare: attenzione al precedente!

Angelo Forgione – Si è svolto alla storica libreria “Treves” di Piazza del Plebiscito l’incontro-dibattito “Un anno di De Magistris” promosso dagli amici di “Insieme per la rinascita” e moderato da Flavia Sorrentino. Presente tra gli altri l’assessore allo Sviluppo del Comune di Napoli Marco Esposito che, vista l’assenza del previsto ospite De Magistris e dei suoi “avversari” Lettieri e Demarco, si è prestato al fuoco di fila delle tante domande sui temi più caldi del momento, dalle discusse ZTL e lungomare pedonalizzato all’assicurazione “RCA Napoli Virtuosa” per gli automobilisti napoletani le cui modalità sono state descritte dallo stesso Esposito (nel video di Tony Quattrone) che, oltre a fornire indicazioni sulle strategie di attrazione degli investimenti internazionali su Napoli, ha anche ribadito con forza il concetto già espresso recentemente a Mantova e a Portici secondo cui, se le politiche marcatamente anti-meridionali proseguiranno, sarà meglio fare da soli.
In merito a ZTL e lungomare liberato dalle auto, sul quale l’amministrazione comunale andrà avanti senza ripensamenti, sono intervenuto ricordando all’assessore che la città ha già un esempio del genere da non ripetere che è la piazza in cui ci trovavamo a discutere. Liberata giustamente dalle auto nel 1993 ma da circa 20 anni senza alcun intervento di sviluppo che ne abbia valorizzato lo spazio e la relativa fruizione. Una piazza vetrina in cui turisti e cittadini sono di transito, consegnata al degrado assoluto soprattutto nelle ore serali. Ho suggerito all’assessore di non ripetere lo stesso errore a Via Caracciolo e di riparare anche a quello del Plebiscito ormai cristallizzato e dimenticato. La distrazione del lungomare, che certamente ha più criticità dovute alla presenza di numerose attività commerciali che invece al Plebiscito non ci sono, non deve far dimenticare alla cittadinanza le altre problematiche che rivestono anche altri aspetti. Se Via Caracciolo è il lungomare più bello del mondo e va sfruttato, il Plebiscito è il luogo simbolo della cultura Sette-Ottocentesca, del neoclassicismo europeo (e non solo) fiorito a Napoli dopo gli scavi borbonici di Pompei ed Ercolano.
La richiesta all’assessore Esposito è stata, ed è pertanto, di lavorare per attrarre investimenti che rivitalizzino anche la piazza di Napoli Capitale passando per un restauro e recupero del colonnato a medio-lungo termine, intervento che potrebbe essere preceduto da interventi simbolici più facili da realizzare ma altrettanto doverosi come per esempio il restauro e la pulizia dei monumenti equestri dedicati a Carlo e Ferdinando di Borbone. A tal proposito ho ricordato a Marco Esposito che la città ha beneficiato “passivamente” dei soldi che Roma ha stanziato per il recupero di statue risorgimentali in occasione di “Italia 150”, da Vittorio Emanuele II a Garibaldi, da Pisacane e Nicola Amore, e che quelle veramente preziose, scolpite da Antonio Canova (con l’aiuto del suo allievo Antonio Calì), massimo scultore neoclassico, sono in condizioni indecenti e offendono la nostra Storia. Turisti e cittadini ne osservano il degrado tra scritte sui basamenti e guano di uccelli, chiedendosi chi siano quei “cavalieri romani” (non per caso) perchè non c’è una targa che ne descriva identità e fattura. Pertanto, ho chiesto espressamente di recuperare fondi non spesi o ripetere l’operazione già compiuta a
Piazza Dante e Piazza Mazzini dove i rispettivi monumenti sono stati restaurati dalla II Municipalità coinvolgendo uno sponsor (A&C Network srl) cui è stata consegnata la fruizione degli spazi pubblicitari esterni ai cantieri, col risultato di un restauro in pochi mesi e la provvidenziale installazione di una recinzione non invasiva che sta evitando il ripresentarsi delle problematiche dovute all’inciviltà e all’incultura di alcuni (giovani?) napoletani. Per le statue borboniche urge almeno una pulizia dei basamenti, un restauro della recinzione originale, l’installazione di un’ulteriore recinzione esterna non invasiva e una descrizione delle opere.
Un’operazione che potrebbe essere adottata anche dalla I Municipalità Chiaia-San Ferdinando-Posillipo, perciò proposta nei giorni scorsi anche al suo presidente Fabio Chiosi. Non è importante chi lo faccia, ma che lo si faccia. La storia di Napoli e il suo decoro monumentale non hanno colore politico.

I monumenti equestri al Plebiscito? Sopravvissuti.

I monumenti equestri al Plebiscito? Sopravvissuti.

dalla pubblicazione “Largo di Palazzo” una foto emozionante

Angelo Forgione – I monumenti equestri in bronzo di Piazza del Plebiscito a Napoli rappresentano un patrimonio artistico 1inestimabile perchè scolpite da Antonio Canova, massimo esponente del Neoclassicismo, e completate dal suo allievo Antonio Calì utilizzando il modello canoviano della scultura corporea di Carlo III per realizzare la figura di Ferdinando IV nello stile intrapreso dal maestro. Eppure le due statue hanno rischiato seriamente di sparire, evitando la cattiva sorte grazie ai napoletani che le hanno “protette” in questi duecento anni circa di presenza nello slargo.
Si racconta che nel 1860, la furia iconoclasta di repubblicani e liberali avrebbe voluto che i due sovrani borbonici sparissero dal luogo ma le sculture sarebbero state salvate sfruttando una falla culturale, fingendo che in realtà si trattasse di imperatori romani, così come suggerito dall’armatura con la quale i due re furono raffigurati dal Canova per attinenza ai richiami storici del Neoclassicismo ispirato dagli scavi di Pompei.
Arrivarono poi le bombe dal cielo della seconda guerra mondiale. Napoli fu, durante il conflitto bellico, la città italiana che subì il numero maggiore di bombardamenti, con circa 200 raid aerei dal 1940 al 1944, di cui ben 181 soltanto nel 1943, con un numero di morti intorno alle 25.000 persone, in gran parte tra la popolazione civile. E anche i monumenti ne fecero le spese. Basti ricordare il violento bombardamento degli Alleati del 4 Agosto 1943 che provocò un incendio alla chiesa di Santa Chiara, durato quasi due giorni e capace di distruggerla quasi interamente.
I monumenti equestri del Plebiscito furono in quel periodo messi in sicurezza e superarono il pericolo brillantemente. Lo attesta l’immagine tratta dalla pubblicazione Largo di Palazzo che Valerio Maioli mi ha donato al tempo dell’approfondimento sul suo impianto di illuminazione artistica della piazza realizzato in epoca bassoliniana e poi neutralizzato, foto raffrontata ad uno scatto contemporaneo. E così ho trovato online una testimonianza tratta dall’archivio fotografico Parisio.
Oggi godiamo ancora della loro bellezza e del loro valore simbolico per la città, mentre l’inciviltà dei giovani moderni purtroppo ne fa bersaglio di insignificanti scritte sui basamenti, a testimoniare la perdita di memoria storica di un popolo che fa male a se stesso.

clicca sull’immagine per ingrandire

Guglia dell’Immacolata, monumento a rischio crollo

Guglia dell’Immacolata, monumento a rischio crollo
mentre è boom di restauri risorgimentali in città

di Angelo Forgione per napoli.com

S.O.S. monumenti, prosegue l’emergenza patrimonio nel centro storico UNESCO di Napoli. Opere d’arte e capolavori che perdono i pezzi, come la guglia dell’Immacolata in Piazza del Gesù, transennata a Novembre per distacco di frammenti di marmo e da poco liberata dal catafalco dopo un intervento tampone di messa in sicurezza; non si è trattato, come in molti credevano, di un restauro di cui il prezioso monumento settecentesco necessita ma di un’operazione di emergenza per un manufatto di valore inestimabile i cui elementi sono in via di progressivo distacco. «Il monumento è esposto alle intemperie e non c’è stata alcuna manutenzione dall’ultimo restauro degli anni novanta – afferma un preoccupatissimo Massimiliano Sampaolesi, Direttore Tecnico della Giovanna Izzo Restauri che si è occupata dell’intervento – e il Comune non ha soldi. Ci siamo dovuti limitare ad arginare il distacco dei gruppi scultorei per poi smontare i ponteggi, sperando che presto si possano recuperare i fondi necessari per il restauro che è fondamentale».
Per evitare che perdesse i pezzi, l’obelisco barocco è stato completamente fasciato di reti di contenimento che garantiscono la trasparenza e la visione delle sculture ma allo stesso tempo evidenziano un problema che si è aggravato fortemente. Le casse comunali sono a secco, e dunque non resta che sperare in uno stanziamento del Governo o magari di fondi Europei per assicurare i 400mila euro necessari.
Criticità spalmate su tutta la preziosa antichità di un centro storico unico al mondo, e la causa è la medesima: mancanza di manutenzione e abbandono che favoriscono la formazione di vegetazioni selvagge e radici che invadono le intersezioni col risultato che marmi e pietre si fratturano prima e distaccano poi. Dalla guglia dell’Immacolata al campanile di Sant’Agostino alla Zecca, solo due tappe di un lungo percorso turistico del crollo che non è certo una novità. Basti pensare alla Galleria Umberto I, tra pavimentazione rovinata e fregi scultorei che cadono dalla volta d’ingresso di Via Toledo laddove un telo verde evita dalla Pasqua del 2009 che lo scempio si aggravi e che qualcuno di sotto ci rimetta la pelle. Prima dell’imbragatura, l’aquila decorativa ora nascosta dal telo aveva perso un’ala che pare sia finita in discarica e non in sovrintendenza.
Bisognerebbe far presto, ma senza soldi si farà tardi, forse troppo. L’immenso patrimonio monumentale di Napoli crolla: chiese, palazzi, statue e fontane perdono pezzi silenziosamente; una crisi strisciante, meno chiassosa di quella dei rifiuti ma sicuramente più dannosa in prospettiva.
Eppure un rubinetto privilegiato di stanziamenti è stato aperto nel corso dell’ultimo anno, soldi però non utilizzabili per le vere emergenze. Napoli ha visto infatti l’avvio di diversi restauri di statue cittadine quanti non se ne erano visti nell’ultimo decennio. Busti che versavano nel degrado assoluto e che per anni non avevano beneficiato di alcun intervento. Il primo in ordine cronologico, peraltro già terminato, è quello che ha visto finalmente ripulito il monumento a Paolo Emilio Imbriani in Piazza Mazzini. Subito dopo è partita la lavorazione alla statua di Dante Alighieri nell’omonima piazza, e poi ancora alla Colonna dei Martiri, ai busti di Nicola Amore e di Giovanni Nicotera in Piazza Vittoria, di Carlo Poerio in Piazza San Pasquale e di Giuseppe Garibaldi alla stazione ferroviaria, senza dimenticate la pulizia al monumento equestre a Vittorio Emanuele II collocato nella riqualificata Piazza Bovio.
Un filo conduttore unisce tutte queste statue e rende l’idea di una benefica ondata di restauri non casuali, avviati tutti nello stesso periodo, quello delle celebrazioni dei 150 anni dell’unità d’Italia. I personaggi immortalati sono tutte figure e simboli risorgimentali, “sommo poeta” del Rinascimento compreso, la cui statua fu realizzata proprio durante il mandato di sindaco del patriota Paolo Emilio Imbriani e sul cui basamento è incisa l’epigrafe “All’unità d’Italia raffigurata in Dante Alighieri”. La ricorrenza ha dunque aperto un canale preferenziale di fondi, anche se le statue di Imbriani e Dante erano fuori lotto e hanno goduto dell’intervento di sponsor privati a completo supporto del Comune e delle Municipalità di competenza. Il resto è promosso e finanziato da “Italia 150”, ossia dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, coordinato dalla Direzione Generale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Campania.
I restauri, come si legge dalla nota del Ministero, rientrano nell’obiettivo di contribuire alla riqualificazione dell’immagine della città e alla sensibilizzazione dei cittadini affinché proteggano la loro storia e la memoria. Tutto giusto, o quasi, perché si parla di “loro storia” e viene da chiedersi allora perché le statue risorgimentali che riguardano la storia patria d’Italia vadano ripulite mentre quelle che comunicano l’autentica storia identitaria di Napoli debbano invece restare relegate al degrado assoluto.
Storia identitaria dunque, quella che passa per Piazza Sannazaro dov’è la fontana della bianca Sirena Partenope, pregevole scultura ottocentesca del marcianisano Onofrio Buccini spodestata dallo scuro monumento di Garibaldi nell’omonima Piazza. E mentre il “dittatore delle Due Sicilie” si rifà il trucco, la sinuosa sirena perde le dita e i pezzi, ma anche l’acqua che non sgorga più a causa di una tubatura otturata da mesi che l’Arin non sostituisce.
A Piazza del Plebiscito, la storia di Napoli è di casa forse più che altrove. E li, le statue non se la passano per nulla bene. Quelle equestri di Carlo e Ferdinando di Borbone, i cui basamenti sono ricoperti da scritte spray mentre il bronzo di cui sono fatte è totalmente degradato dalle intemperie e da escrementi di uccelli. Eppur si tratta di sculture preziosissime del Canova (con il contributo dell’allievo Antonio Calì), massimo scultore del neoclassicismo che è corrente artistica nata a Napoli e diffusa in tutta l’Europa ottocentesca di cui la basilica di San Francesco di Paola è straordinaria testimonianza esposta ad ogni vandalismo. Di fronte, sulla faccia di palazzo Reale, soffre soprattutto Alfonso d’Aragona la cui mano non trova pace; e nel frattempo il Ministero e la Sovrintendenza si scambiano incartamenti e solleciti perché gli si riattacchino le dita.
Vorrà dire che in futuro ammireremo Nicola Amore e magari, chissà, lo faremo a Piazza del Gesù dove potrebbe essere spostato in luogo della guglia dell’Immacolata una volta crollata del tutto.


video: PHILIPPE DAVERIO E L’ITALIA FALLITA

video: PHILIPPE DAVERIO E L’ITALIA FALLITA
la retorica risorgimentale che ha rovinato la cultura

Angelo Forgione – Torno sulla rivisitazione risorgimentale, che è senza dubbio la chiave per capire dove nascano i guai sociali (e non solo sociali) della nostra nazione italiana. Questa volta ho messo insieme un collage di alcune “pillole” del critico d’arte Philippe Daverio, tratte da varie puntate della sua trasmissione “PASSEPARTOUT” (RAI) e non solo, così come pure interviste rilasciate ai quotidiani IL MATTINO di Napoli e LA STAMPA di Torino. Un lavoro divulgativo che sembra essere estratto da una puntata monotematica mentre in realtà è un puzzle dal senso compiuto che all’inizio pone presupposti e alla fine offre delle risposte, toccando un altro tema che mi sta a cuore: la distruzione del patrimonio monumentale che è figlio della cancellazione della cultura.
Solo l’istruzione e la conoscenza approfondita delle dinamiche storiche possono spiegare il fallimento italiano, senza dubbio iniziato con l’invasione del sud da parte dei Savoia che, creando un Piemonte allargato e non un’Italia unita, non salvaguardarono le specificità culturali dei vari territori, men che meno la cultura delle Due Sicilie che avevano dettato cultura e creato i fondamenti della moderna Europa pur contando meno politicamente.
Le divisioni sociali tra nord e sud diventano motivo di attriti quando a discuterne sono gli ignoranti che trasformano tutto in scontro frontale. Quando invece è la cultura a parlare, quella che convince su ragionamenti e spiegazioni disarmanti, la mente di chi è disposto a conoscere e a capire può aprirsi. I veri revisionisti fanno così, figurarsi quando la rivisitazione della storia è rafforzata da chi non può essere accusato di essere parziale.
Jean Noel Schifano e Philippe Daverio, non è un caso che due intellettuali di estrazione culturale francese lancino messaggi in tal senso. I cosiddetti intellettuali italiani, invece, continuano a raccontare la storia dei vincitori per esserlo anche loro quando ritirano i premi di “sistema” in giro per l’Italia.

 

Statua di Alfonso d’Aragona vandalizzata, il restauro non risulta.

Statua di Alfonso d’Aragona vandalizzata:
il restauro non risulta, nessun danno-bis (?)

anarchia totale al “Plebiscito” 

La scorsa settimana i giornali hanno riportato la notizia di una nuova amputazione alla statua di Alfonso d’Aragona sulla facciata del Palazzo Reale di Napoli. Da quanto appreso, sarebbe di nuovo saltato il dito medio e il danno si sarebbe verificato immediatamente dopo il restauro alla stessa mano che, sempre da quanto si è letto, aveva restituito alla statua anche il dito indice della mano destra.

Di quella statua, e non solo di quella, mi sono occupato nello scorso Ottobre con segnalazione e denuncia recapitata alla Soprintendenza B.A.P.S.A.E. di Napoli, alla Regione Campania e al Comune di Napoli, evidenziando che i danni permanevano da diversi anni senza alcun intervento di restauro (foto in basso). Altresì avevo denunciato l’assenza di misure di sicurezza e sorveglianza in una piazza che è simbolo della Napoli Capitale nonchè scrigno d’arte e cultura.

A distanza di un mese e mezzo, ricevetti il protocollo n.0015353 del 22/11/2010 della Soprintendenza Regionale indirizzato alla Soprintendenza di Napoli, alla Soprintendenza Speciale per il Patrimonio storico e, per conoscenza, all’allora Ministro Bondi e al sottoscritto. Quel documento aveva per oggetto “Reggia di Caserta – segnalazione”  e chiedeva che, in riferimento alla allegata nota n. prot. 19268 del 25.10.2010 del Gabinetto del Ministro, nel precisare che la segnalazione si riferiva al Palazzo Reale di Napoli e non alla Reggia vanvitelliana, si chiedesse alle soprintendenze destinatarie di relazionare in merito.

Insomma, dopo un evidente giro di carteggio relativo alla segnalazione del sottoscritto, di questa se ne faceva evidentemente carico prima il Ministero per i Beni e le Attività Culturali che la girava alle soprintendenze locali indicando erroneamente come sito, chissà per quale strana dinamica, la Reggia di Caserta e non il Palazzo Reale di Napoli (leggi da V.A.N.T.O.)

Da allora nessuna notizia, men che meno informazione ufficiale di imminente restauro della statua che non risulta sia mai stata restaurata.

Appresa la notizia sui giornali, interdetto e rabbioso, mi sono recato a Palazzo Reale per verificare di persona, scattando delle foto alla mano vandalizzata al fine di comparare il danno attuale con quello segnalato ad Ottobre.
Ebbene, mi pare di poter dire che non ci sia stato alcun restauro recente, sia per la mancanza di comunicazione degli enti contattati sia per la perfetta coincidenza del profilo della frattura, oggi identico a quello riscontrato ad Ottobre quando, tra l’altro, il dito indice era presente e visibilmente riattaccato con le stesse evidenti “sbavature” visibili attualmente (clicca sulle immagini a confronto di fianco per ingrandire).

Tuttavia, seppure mi pare di poter dire fino a prova contraria che non ci sia stato restauro e quindi reiterato danno, cosa che aveva fatto montare in me grossa rabbia, ho comunque rilevato per l’ennesima volta la presenza nella piazza di giovani calciatori intenti a sferrare pallonate sulla facciata del Palazzo, colpendo ripetutamente statue e vetrate (clicca sulla foto in basso per ingrandire).

Tutto questo nell’assoluta serenità della mancanza di vigilanza che fa si che nel sito di importanza mondiale i turisti rabbrividiscano. Non solo la facciata della reggia ma anche il colonnato quanto il pronao della Basilica di San Francesco di Paola e le stesse statue equestri sono un insieme casuale di scritte che si accavallano l’una sull’altra. Come pure marmi asportati e scempi di ogni tipo, emblematici di una devastazione dell’immenso patrimonio della città consegnato completamente ai nuovi barbari.

Eppure le leggi ci sono, a partire dal vecchio articolo 639 del Codice Penale per cui il deturpare i monumenti è reato punibile con 11.032 euro e la reclusione fino ad un anno se il vandalo sporca o aggredisce un monumento. Nel Maggio 2009 poi, l’allora sindaco Iervolino emanò l’Ordinanza sindacale n.483 con cui si fece divieto di imbrattare o deturpare edifici pubblici, monumenti, attrezzi, strumenti ovvero oggetti e cose di arredo urbano, e in caso di violazione la sanzione fu fissata a 200 euro e a 500 euro per il “graffitaro” recidivo.

Nessuno ha mai fatto rispettare queste leggi-farsa, la Polizia Municipale non controlla e dunque ci tocca subire ogni giorno l’aggressione ai monumenti.

Lo scorso anno, a Barcellona tre “graffitari” sono stati sanzionati con una multa di 7mila euro per  aver imbrattato un monumento e due veronesi sono stati rincorsi e acciuffati fin dentro casa. A Napoli invece vige la libertà assoluta!

Angelo Forgione
Movimento V.A.N.T.O. 

Sfregio al colonnato di San Francesco di Paola

Sfregio al colonnato di San Francesco di Paola
Ancora umiliata la storia di Napoli Capitale

Un monumento non deve illuminare ma essere illuminato!

Intervento e denuncia a TeleCapriNews


La denuncia l’avevamo fatta lo scorso 20 Gennaio (leggi il post), quando avevamo capito che quei riflettori tra le statue delle virtù cardinali e teologali del colonnato della Basilica di San Francesco di Paola non erano un’installazione provvisoria utile ai festeggiamenti di Capodanno al Plebiscito ma una soluzione permanente.
Mentre la Giunta Iervolino spara gli ultimi fuocherelli, ci tocca portare le telecamere di TeleCapriNews sul posto per testimoniare questo ennesimo brutto lascito del sindaco e dei suoi uomini.

La più importante testimonianza italiana del periodo Neoclassico, che ha proprio Napoli come radice, umiliata da una soluzione senza alcun criterio estetico.
I monumenti non devono illuminare ma essere illuminati. È cervellotico tutto ciò! Non possiamo non riflettere sull’incapacità da parte delle persone che hanno realizzato questo scempio di rispettare la grande storia della città, e ci chiediamo come la Soprintendenza ai Beni Architettonici che ha sede proprio di fronte, a Palazzo Reale, possa tollerare una simile bruttura.

Le troppe competenze nella Piazza (ci risulta che Palazzo Reale sia sotto l’egida della Soprintendenza, il colonnato del Fondo per gli Edifici di Culto e la piazza di pertinenza del Comune) fanno in modo che non si possa definire delle responsabilità. Ma questo poco importa; ciò che conta è che il luogo simbolo di Napoli Capitale, pregno di una storia che poche città possono vantare, è ancora una volta offeso dagli stessi napoletani.

Ci chiediamo poi se questa gloriosa storia la conoscano. Ad ogni buon conto, gliela ricordiamo velocemente nell’intervista.

Angelo Forgione
Movimento V.A.N.T.O.
(Valorizzazione Autentica Napoletanità a Tutela dell’Orgoglio)

Ancora scempi al Plebiscito

Ancora scempi al Plebiscito:
riflettori a vista sulla più grande testimonianza del Neoclassicismo

Piccoli lavori effettuati all’impianto d’illuminazione di Piazza del Plebiscito dopo il raid vandalico alla Libreria Treves dello scorso Novembre. Sul buio del “buco nero” della città piovevano già da anni le nostre denunce, comprese di studio dell’impianto della Maioli Group che aveva impreziosito la piazza una decina d’anni fa, nonché le segnalazioni del Presidente della Municipalità I Fabio Chiosi, di altre associazioni e dei residenti.

Pressato dalle proteste, e dopo un incontro svoltosi proprio sotto il colonnato promosso dalla stessa Treves, l’Assessore Luigi Scotti ha preso l’iniziativa per una soluzione che dovrebbe essere (e speriamo lo sia) provvisoria, ma con risultati minimi eppur dannosi per certi versi. In piazza c’è ora un po’ più luce, ma è veramente ben poca cosa che non garantisce la sicurezza e la legalità dovuta. E per arrivare a questo si è lavorato in maniera discutibile, conrisultati estetici che non si addicono ad una delle piazze più belle e importanti d’Italia.

L’impianto della Maioli Group, dunque, è ormai solo un ricordo. Ora sono spuntati dei grossi proiettori sulle estremità del colonnato, tra le statue ornative sovrastanti. Luci che sembrano riflettori da impianto sportivo e che consentono di lenire solo leggermente il buio al centro della piazza e sul sagrato ma che deturpano fortemente l’architettura monumentale. Un’operazione che lascia i soliti dubbi sui pareri della Soprintendenza, critica nel recente passato verso l’impianto di Maioli quando se ne è chiesto il recupero, impianto che aveva tra i pregi quello di nascondere i proiettori alla vista dello spettatore. Come si può consentire uno scempio simile su un gioiello come San Francesco di Paola, la più importante testimonianza italiana del periodo Neoclassico?

fari da terra incassati nella pavimentazione sono stati tutti sostituiti e finalmente funzionano, ma la rifinitura e il fissaggio sono veramente pessimi: ogni faro è contornato da uno strato di cemento che deturpa il basolato lavico dello slargo. Le statue dei sovrani lungo la facciata di palazzo reale sono finalmente illuminate ma lo stesso non può dirsi dei monumenti equestri borbonici per via probabilmente di un’errata gradazione dei proiettori.

La Piazza continua ad essere vittima delle troppe competenze: ci risulta che Palazzo Reale sia sotto l’egida della Soprintendenza stessa, il colonnato di competenza del fondo per gli edifici di culto e la piazza di pertinenza del Comune. Intanto c’è da più d’un anno, fermo nel cassetto, un progetto della Citelum per l’illuminazione artistica della piazza che rimbalza tra la Soprintendenza e gli enti competenti. E un finanziamento ottenuto dal Comune di circa 9 milioni di euro per quattro percorsi di luce da Castel dell’Ovo a Piazza Dante, compreso quindi il Plebiscito, è bloccato dalla Regione.

L’illuminazione non è certo il solo problema del Largo. Persiste e peggiora lafatiscenza architettonica di Palazzo Salerno, il deturpamento da scritte con bombolette non conosce contrasto, le finestre di Palazzo Reale sono sempre un pugno nell’occhio, le partite di calcio al coperto del pronao di S. Francesco di Paola non trovano ostacolo, le statue restano vandalizzatee la pavimentazione peggiora sempre più: i “crateri” spuntano ad ogni pioggia e ci si mettono anche le istituzioni a distruggere; i pali per le bandiere installati per la festa delle Forze Armate dello scorso novembre nell’ambito delle celebrazioni dei 150 anni d’Unità d’Italia, hanno lasciato in eredità una decina di fori con tanto di basi tranciate, e quindi anche pericolose per i bambini. E nessuno ripristina i cubetti di porfido asportati, ammesso che siano stati messi da parte.

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