L’estate rovente del calcio italiano

dalla Supercoppa al via della Seria A scontri e premesse peggiori

di Angelo Forgione per napoli.com

Il Napoli vince il derby delle Due Sicilie con una rotonda tripletta e parte col piede giusto in campionato. Partita senza veleni nonostante un rigore non fischiato al Palermo per fallo di Maggio su Cetto che però ha calciato. Poche le proteste e grande onestà intellettuale di Sannino che ha riconosciuto senza esitazioni la superiorità schiacciante degli avversari. È questo il calcio che piace e che fa dimenticare per un attimo gli orrori e le nefandezze di Paolo Silvio Mazzoleni e le ombre cinesi di Pechino con cui ci eravamo lasciati prima di Ferragosto. Lo abbiamo ritrovato a dirigere la primissima partita del campionato tra Fiorentina e Udinese senza che il designatore Nicchi si sia posto il problema di sospenderlo. Un arbitro viene sospeso quando si rivela inadeguato al ruolo e con tale atto se ne certificano gli errori. È quindi chiaro che l’A.I.A. ha così “dichiarato” che l’arbitraggio di Mazzoleni fu corretto e, per punire il Napoli che se n’era andato sotto la doccia, l’ha pure promosso per il “vernissage” di Firenze.
Troppe cose non quadrano, tutto sembra una continua sfida all’umano intelletto, alla ragione e al buon gusto. Gli affronti si moltiplicano e danno corpo ad un tutti contro tutti di dimensioni bibliche; società contro gli arbitri, arbitri contro le società, Cassano contro Galliani, Zeman contro la Juventus, Carrera contro Mazzarri, Mazzarri contro Agnelli ed Elkann che bacchettano il Napoli invocando lo spirito olimpico salvo poi ricusare le sentenze della giustizia sportiva e mandare a dirle a Conte che senza lo stemma della Juventus e i suoi avvocati alle spalle ci penserebbe tre volte prima di scagliarsi contro i giudici, innocente o colpevole che sia.
La gravità dell’attacco dell’allenatore bianconero sta nel portare la faccenda in curva, etichettando i giudici come “tifosi” e rivolgendosi a “tutto il popolo juventino” che deve sapere del presunto complotto. Pericoloso e sconsiderato! La tifoseria juventina si sente così investita di un ruolo, quello della vittima designata. E siccome una tifoseria che si raduna in uno stadio è per abitudine cieca ci vuole poco a immaginare cosa potrà succedere nel corso della stagione. Alla prima di campionato, Juventus-Parma, dagli spalti torinesi sono piovute offese per tutti; per il procuratore Palazzi, per Mazzarri, per Zeman e, tanto per non perdere le sane e buone abitudini, per i napoletani. E meno male che la Juve ha maramaldeggiato tra un rigore gentilmente infiocchettato e un goal fantasma che resta fantasma a differenza di altri palloni oltre la linea del passato entrati in porta ma non sui tabellini e negli archivi della FIGC.
La differenza tra un tifoso cieco e un tifoso intellettualmente onesto sta nella differenza tra i cori juventini e le parole di Marco Travaglio che, sempre più disgustato dalla sua squadra del cuore (ma non della testa), a John Elkann ha detto di vergognarsi di cugino Andrea che ha reso più sopportabile l’onta di calciopoli del 2006, prendendosi gli insulti dei primi, i ciechi. Sembra che il calcio italiano, incapace di regalare sogni estivi agli italiani come negli anni 80-90, abbia trovato il modo peggiore per far parlare di sé e il gallo di turno si mette d’impegno per mantenere la sua posizione privilegiata sulla munnezza. Il baratto Cassano-Pazzini è il compendio delle nozze coi fichi secchi che poi sono marci perchè anche Cassano vomita veleno sul Milan e i suoi ex tifosi lo mettono nel mirino. Se il buongiorno si vede dal mattino, questa è un’alba nuvolosa che nasconde il sole.
Ma per fortuna il calcio giocato, non condizionato, ci ha regalato un po’ di divertimento e un raggio di luce, uno squarcio nelle tenebre dopo tanto disgusto firmato Cavani che ancora una volta ha dato un dispiacere ai suoi ex-tifosi e una volta ancora ha contenuto l’esultanza in quello che è stato il suo stadio. Atto spontaneo e non formale di un calciatore con qualche valore in più. Gesto che scalda il cuore sporcato negli studi di Mediaset Premium dal cinismo di Aldo Serena che ha detto di non capire “certi atteggiamenti che mortificano la bellezza del calcio”, spalleggiato da Maurizio Pistocchi che nel gesto del “matador” ha visto una mancanza di rispetto nei confronti dei tifosi del Napoli. I quali invece apprezzano, applaudono e ringraziano pure.
Calcio che trita tutto, anche quei pochi valori residui. Manca il buonsenso oltre i soldi e le idee. Quello che in un passato neanche tanto lontano consentiva di nascondere il volto brutto di uno sport che già si trasformava in show-business. A proposito, Corrado Ferlaino ha parlato con Dario Sarnataro per “Il Mattino” e ha fatto una battuta per commentare il furto di Pechino: «Dopo 150 anni i piemontesi ci hanno fregato un’altra volta. Allora si servirono di Garibaldi, stavolta di Mazzoleni». Non era solo una battuta, di Ferlaino è nota la conoscenza e la passione per le vicende storiche di Napoli condivisa con l’ex moglie Patrizia Boldoni. E l’ex presidente non ha fatto riferimenti casuali perchè sa bene che gran parte delle mille camicie rosse era bergamasca, proprio come Mazzoleni. Ma se il buon Corrado, negli anni degli scudetti, avesse dato ascolto alla sua passione invece di accontentare la sua ex signora affascinata dalla figura di Napoleone oggi non avremmo la N napoleonica sovrapposta all’azzurro borbonico. Chi conosce la storia di Napoli sa che l’epoca di Napoleone iniziò con furti e ruberie all’ombra del Vesuvio (vero Championnet?). Poi arrivarono i piemontesi, mezzi francesi con l’aiuto degli inglesi. E la storia si ripete, non solo nel calcio. Caro Ferlaino, ma allora te le cerchi?!

“A Napoli non ostentare gioielli”. Consiglio utile!

“A Napoli non ostentare gioielli”. Consiglio utile!

“Enjoy Napoli”, un vademecum per la vacanza in sicurezza

“Vèstiti male per il viaggio e fai in modo che l’avarizia e la prudenza abbiano la meglio sulla vanità”. Stendhal scriveva così nell’Ottocento alla sorella in procinto di partire per l’Italia che era la meta indiscussa dei colti e facoltosi turisti del “Grand Tour”, invitandola a non mettere in mostra soldi e gioielli per evitare di essere derubata. Era il consiglio di chi quel viaggio l’aveva fatto partendo da Parigi, restando peraltro abbagliato dalla bellezza di Napoli che definì “senza nessun paragone, la città più bella dell’universo”.
È così che si fa turismo, cioè preparando i visitatori alle insidie di un posto affinché le si evitino e si possa godere delle sue bellezze in tutta sicurezza. Consigli scevri da ogni terrorismo psicologico e non c’è dunque nulla di cui vergognarsi leggendo il vademecum della Camera di Commercio in collaborazione con l’Autorità Portuale che consiglia di non ostentare inutilmente denaro e gioielli per evitare di incorrere in scippi o furti. Così si riducono i rischi e la reputazione nei circuiti internazionali migliora. Napoli non è l’unico posto al mondo in cui il turista corre rischi di questo genere. Accade in ogni città turistica, da Parigi a Barcellona, da Roma a Madrid, da Atene a Praga, da Lisbona a Napoli, appunto.
L’iniziativa si chiama “Enjoy Napoli” ed è rivolta in particolare ai croceristi che nel mese di Agosto stanno riempiendo la città. Alla stazione marittima, al Duomo, in Galleria Umerto I e in Piazza Bovio quattro Infopoint come ce ne sono in altre città che distribuiranno consigli e vademecum dove c’è spazio anche per alcuni itinerari.

Via il sovrappasso di Viale Kennedy

Via il sovrappasso di Viale Kennedy

rimosso il ponte in ferro, lascito dello sfascio di “Italia 90”

34.000 euro di spesa (e ferro venduto) per dire addio ad un lascito dei pessimi lavori di “Italia 90”, il sovrappasso di Viale Kennedy costruito, sulla carta, per consentire il transito pedonale dalla fermata della Cumana all’Edenlandia. Fatiscente e non agibile, costruito ostruendo il passaggio dei disabili sul marciapiedi, utile solo ad appagare l’interesse sovrano di quell’appalto che ha devastato il “San Paolo” e dintorni, l’impiego massiccio del ferro per maggiorare i profitti. La gara d’appalto prevedeva infatti un costo fisso del materiale al chilo e uno variabile in base a quanto ferro fosse stato utilizzato. Più se ne impiegava e più si guadagnava. È così che su Fuorigrotta è piovuta una cascata di ferro. In attesa che la copertura del “San Paolo” venga rimossa, almeno il ponte  di Viale Kennedy ha fatto la fine che meritava, 22 anni dopo. Via libera dunque al nuovo percorso ciclabile.

Cané, lacrime napulitane senza “saudade”

Cané, lacrime napulitane senza “saudade”

un progetto di vita chiamato Napoli

Jarbas Faustinho Canè da Rio de Janeiro arriva a Napoli negli anni Sessanta. Come Vinicio e Pesaola, anche lui non è più andato via. Un uomo garbato, sentimentale, che, raccontandosi a “Sottovoce” (RAI), pensa alla sua vita trascorsa all’ombra del Vesuvio e tira fuori lacrime di amore e riconoscenza per un posto che l’ha accolto come se fosse un proprio figlio.
Un luogo comune dice che a quei tempi i brasiliani in Europa soffrissero di “saudade”. Canè non ha mai sofferto la mancanza del suo Paese, perchè il suo Paese è sempre stata Napoli da quando ci ha messo piede.

Tatuaggi: Angelo Forgione risponde a Francesco Merlo

Tatuaggi: Angelo Forgione risponde a Francesco Merlo

«“Linea della palma”? Il cattivo gusto è la linea di Arcore»

Nel corso del programma radiofonico “La Radiazza” su Radio Marte, Gianni Simioli ha dedicato parte della trasmissione al discusso commento di Francesco Merlo su “Il Venerdì” di Repubblica circa l’invasione dei tatuaggi in Italia. Intervento di Angelo Forgione e riflessioni di Alberto Dandolo e Francesco Borrelli.

TG5: la camorra si aspetta grandi cose da Cavani

TG5: la camorra ora si aspetta grandi cose da Cavani

riprovevole servizio sul ritrovamento dell’orologio di Soledad

Indegno! Lo scippo alla compagna di Ibrahimovic ha dimostrato che Parigi è insidiosa quanto Napoli ma a qualcuno questo non è chiaro e non vede l’ora di metterci dell’altro. Nell’edizione delle 13:00 del TG5 delle di Domenica 5 Agosto è andato in onda un servizio firmato da Giulio De Gennaro circa il ritrovamento dell’orologio di Soledad Cavani in uno stabile di Fuorigrotta. De Gennaro ipotizza che a Parigi la borsa della compagna di Ibrahimovic non verrà ritrovata perchè non c’è una mafia locale che possa prendere a cuore la faccenda e sostiene viceversa che a Cavani sia andata meglio perchè è la camorra ad essersi attivata affinché lo riavesse. Vero o no, le chiusura è agghiacciante, un finale tutto ad effetto che insinua scenari francamente fuori luogo e tutti da stigmatizzare. «E ora, vista l’evidente passione calcistica del boss locale, Cavani è meglio che cominci ad allenarsi… la camorra si aspetta grandi cose da lui». Il giornalista ricama e fa intendere che il bomber del Napoli è “debitore” di un favore ed è meglio che lo ricambi da par suo. L’avvertimento lo fa lui! Vomitevole per un telegiornale nazionale che infanga Napoli con una semplicità ineffabile e mina, incurante, la serenità della famiglia del calciatore senza uno straccio di prova.
Chi lo desidera, può far pervenire prtotesta a redazionetg5@mediaset.it

guarda il servizio

Il Venerdì: “Tatuaggi, Napoli che cafonizza l’Italia”

Il Venerdì: “Tatuaggi, Napoli che cafonizza l’Italia”

Francesco Merlo: “moda cafonal che napoletanizza la Penisola

Sul numero 1272 del magazine “Il Venerdì di Repubblica” del 3 Agosto un’altra offesa gratuita alla Napoletanità in toto. Nell’ambito di un articolato approfondimento sul fenomeno dei tatuaggi ad ogni costo c’è spazio per un commento di Francesco Merlo (leggi versione web) dal titolo e sottotitolo “Anche il tatuaggio ormai ridotto a simbolo della prevalenza del cafone – In Italia il record europeo di tatuati: addio alla tradizione, ai valori e ai disvalori del tattoo”.
Merlo parla di “smania italiana di arrivare all’eccesso come nelle commedie plebee” e attacca questa moda “cafonal” paragonandola a “l’unghia lunga del dito mignolo” tanto in voga in certi ambienti di qualche decade fa, manifestazione ormai svuotata di “tutti i suoi significati elitari, satanisti e devoti, esoterici e ornamentali, erotici e vezzosi, ed è diventato il segno definitivo della prevalenza del cafone”. Nel bel mezzo dell’analisi la caduta di stile, pari a quella denunciata: “Di sicuro oggi ci sono più tatuati in Italia – anche tra i lettori di questo giornale – di quanti ce ne sono nelle marina inglese, ennesima conferma di quell’avanzata della linea della palma, di quel Meridione che conquista tutta la Penisola e rende sempre più napoletano il popolo italiano, sempre più estroverso ed espressionista e dunque anche volgare e tuttavia creativo e perciò sempre più tatuato”.
Una tortuosa gimcana di parole, positive come “estroverso ed espressionista” per attutire la violenza dell’assioma “volgare uguale Napoli”. Napoli che è per Merlo l’avanguardia della “linea della palma”, citazione di Leonardo Sciascia che non si riferisce al clima caldo che favorisce la vegetazione ma a una certa mentalità paramafiosa che ha invaso l’Italia.
Buttata li, ad infangare ancora una volta una città che produce “tamarri” e intellettuali come ne producono Roma e Milano. Merlo è catanese di nascita ma evidentemente la pratica “giorgiobocchiana” di associare a Napoli accezioni negative continua ad appartenere un po’ a tutti coloro che pretendono di insegnare il costume e la cultura del paese per poi inciampare nella differenza tra copyright e copywriter.
E chi ha cafonizzato l’Italia non è certo la “linea della palma” ma quella di Arcore che in 30 anni di volgarità televisiva ha definito uno standard fatto di donne procaci e succinte ad ogni costo e di tatuati tronisti da laboratorio; un mondo che ha invaso le case della Penisola devastando il costume degli italiani, favorendo fenomeni come quello di “vallettopoli” che tanta fama ha dato a Fabrizio Corona… già, proprio colui che rivendica il copyright, non il copywriter. Un catanese come Merlo, non napoletano.

segreteria_venerdi@repubblica.it   –   contatto Francesco Merlo

Scippo a lady Ibrahimovic, dov’è la novità?

Parigi pericolosa, storicamente ladra. Ma Napoli paga.

Solo ieri Ezequeil Lavezzi ha detto ai microfoni di SkySport che la scelta di andare a Parigi è tutta sua, dettata dalla voglia di fare un’altra esperienza al culmine di un ciclo col Napoli considerato finito. Vero o no, a Napoli in molti attribuiscono la scelta alla compagna Yanina Screpante, modella in cerca di prestigiose passerelle e tranquille passeggiate. Le prime magari arriveranno, per le seconde è un po’ più difficile perchè Parigi non è diversa da Londra, Roma e Napoli. Non avrà più tra i piedi la fastidiosa ressa quando camminerà mano nella mano col “pocho” ma da sola farà bene a tener viva l’attenzione. Subito se ne è accorta la compagna di Zlatan Ibrahimovic, Helena Seger, scippata nel pomeriggio di ieri mentre faceva shopping nella capitale francese. Uscendo da una nota boutique è stata affiancata da due individui su uno scooter che le hanno strappato la borsa con cinquemila euro. Chissà come avrà reagito Yanina alla notizia, e come l’agente di Ibrahimovic Mino Raiola che aveva recentemente detto che ai calciatori il Sud-Italia fa paura.
Si dice che a Napoli capiti più spesso ma sono tanti anche i recenti precedenti di Nadal, Pastore e Sirigu che a Parigi hanno subito disavventure di diverso genere, e peggio è andata al giornalista leccese Sergio Vantaggiato che ha trovato la morte sotto la Torre Eiffel; Parigi è da tempo una delle capitali degli scippi e dei borseggi e persino l’ambasciata statunitense mette in guardia i propri cittadini dal problema dei “pickpockets”, i mariuoli della Senna. Si racconta che nel quartiere degli ChampsElysées, per esempio, falsi poliziotti in borghese esibiscano una tessera fasulla e dicono di voler fare un controllo per combattere la falsificazione di banconote: chi ci casca e tira fuori i soldi resta fregato. Leggende o no, sta di fatto che solo al Louvre vengono denunciati ogni giorni una cinquantina di furti ai turisti, per non parlare della metrò che è una vera e propria trappola.
Qualche tempo fa il noto sito per viaggiatori Tripadvisor ha stilato una classifica delle 10 città europee più pericolose per i turisti. La classifica ha messo in fila Barcellona, Roma, Parigi, Madrid, Atene, Praga, Alicante, Lisbona, Tenerife e Londra. Quattro città spagnole nella “top ten” e Napoli non è tra le altre sei. Non si conoscono i criteri che hanno generato la speciale graduatoria che potrebbe anche essere falsata e basata su dati non proprio fedeli alla realtà, ma vero è che Napoli non è l’inferno descritto dai media. E per rendere l’idea di come questa percezione venga alimentata all’interno dei confini nazionali basta prendere le pagine dei quotidiani sportivi che si occupano di certe vicende extra-calcistiche quando accadono ed evidenziare lo spazio dedicato (in basso). Se il fatto accade a Napoli, ed è pur vero che accade troppo spesso come altrove, gli si dedica l’intera pagina (tranne spazio pubblicitario) mentre se accade in città più “patinate” c’è solo un trafiletto privo di enfasi e senza i precedenti, dove per enfasi si implicano conseguenze emotive di un calciatore del Napoli in procinto di abbandonare la città come piacerebbe a qualcuno. Non tutti gli scippi sono uguali e la permanenza di Ibrahimovic a Parigi non è in dubbio perchè la differenza la fanno gli ingaggi, non le condizioni di vivibilità di questa o quella città. Si chiama sciacallaggio che si somma alla cattiva informazione e fa danni enormi a una città che è da sempre sbattuta nell’elenco delle città invivibili mentre Parigi è nell’elenco mentale, e solo mentale, delle città incantevoli. Vedremo cosa Yanina Screpante dirà o scriverà di Parigi il giorno in cui si renderà conto personalmente che tutto il mondo è paese.
“Vèstiti male per il viaggio e fai in modo che l’avarizia e la prudenza abbiano la meglio sulla vanità”. Stendhal scriveva così nell’Ottocento alla sorella in procinto di partire per l’Italia che era la meta indiscussa dei colti e facoltosi turisti del “Grand Tour”, invitandola a non mettere in mostra soldi e gioielli per evitare di essere derubata. Era il consiglio di chi quel viaggio l’aveva fatto partendo da Parigi, restando peraltro abbagliato dalla bellezza di Napoli che definì “senza nessun paragone, la città più bella dell’universo”. È lo stesso consiglio che diamo a Soledad Cavani e Yanina Screpante, in qualsiasi città (di m…a) esse si trovino, lo stesso che la saggia Caterina Aronica mette in pratica ogni giorno senza dimenticare mai che in ogni posto bisogna difendersi dalle negatività per prendersene le positività. Del resto, diciamolo pure a gran voce che l’inglese William Hamilton, ambasciatore di Gran Bretagna presso i Borbone di Napoli, rifornì i musei inglesi di classicità depredando Napoli e dintorni a man bassa; diciamolo che Napoleone, il più grande ladro della storia, fece razzie dei tesori italiani tra cui le antiche statue greche e romane provenienti da Napoli e da Pompei per mano del generale Etienne Championnet, “amico” dell’Italia e soprattutto di Napoli. Da una sua lettera al ministro dell’Interno del Direttorio, inviata da Napoli il 25 febbraio 1799 e rinvenuta in Francia, si legge: “Vi annuncio con piacere che abbiamo trovato ricchezze che credevamo perdute. Oltre ai Gessi di Ercolano che sono a Portici, vi sono due statue equestri di Nonius, padre e figlio, in marmo; la Venere callipigia non andrà sola a Parigi, perchè abbiamo trovato nella Manifattura di porcellane, la superba Agrippina che attende la morte; le statue in marmo a grandezza naturale di Caligola, di Marco Aurelio, e un bel Mercurio in bronzo e busti antichi del marmo del più gran pregio, tra cui quello d’Omero. Il convoglio partirà tra pochi giorni”. Era così che la Francia esportava la rivoluzione e fu così che Parigi è divenuta la Parigi della “grandeur” e Napoli è divenuta la Napoli del declino. Ma i Napoletani lo capirono e in soli sei mesi si ripresero la città. Poi toccò ai Savoia portar via altre ricchezze a Torino e a Roma, e il saccheggio non si arresta neanche oggi che spariscono i tesori della biblioteca dei Girolamini.
Partire dai piccoli scippi alle compagne dei calciatori e arrivare ai grandi furti della storia potrebbe sembrare fuori luogo ma in realtà serve eccome a far capire come Napoli, che era la Parigi dell’Ottocento, sia stata spogliata e sia divenuta città povera incapace di camminare con le proprie gambe. E dove c’è la povertà abbonda la delinquenza. È tutta qui la differenza tra Napoli, Parigi e Londra: una povera e le altre ricche. Eppure uguali nel pericolo ma inevitabilmente diverse nell’immagine proiettata da una condizione sociale ben diversa oltre che dai media. La storia qualcosa dovrà pur insegnare ma, come ben disse Aldous Huxley, “il fatto che gli uomini non imparino molto dalla storia è la lezione più importante che la storia ci insegna”.

Kagoshima, la “Napoli del Giappone”

Kagoshima, la “Napoli del Giappone”

la città giapponese gemellata con Partenope

 

Non tutti lo sanno ma dal 3 Maggio 1960 Napoli e Kagoshima sono città gemellate. E non è un gemellaggio pro forma ma una sorta di somiglianza vera e propria tra la città partenopea e quella nipponica situata nell’isola di Kyushu, anch’essa collinare e adagiata su un golfo dal clima mite che accoglie un vulcano, il Sakurajima, che è simbolo del luogo. Entrambe poi danneggiate fortemente dai bombardamenti della guerra.
Chiaramente è Napoli la città più bella ed originale tra le due, quella che gode di fama internazionale, ed è quindi Kagoshima ad essere soprannominata la “Napoli del Giappone”. Città che tiene molto a questa relazione, tanto che la sua amministrazione la rinverdisce donando ai propri cittadini dei viaggi a Napoli. A Kagoshima c’è un “tram Napoli” e una strada dedicata, la “Napori douri”, ricambiata all’ombra del Vesuvio con una ripida “via Kagoshima” sulla collina del Vomero, intitolata nel 1960, e il “largo Kagoshima” al Centro Direzionale, intitolato in occasione delle celebrazioni per il cinquantesimo anniversario del Patto di Gemellaggio, il 9 Luglio del 2010. Chisto è ‘o paese d’ ‘o sole… levante.

Al Gambrinus e a Palazzo San Giacomo contro le trivelle

Al Gambrinus e a Palazzo San Giacomo contro le trivelle

Si è tenuta al Gran Caffe Gambrinus la conferenza stampa di presentazione del Comitato “Salviamo i Campi Flegrei”. La sala è stata riempita dai rappresentanti dei movimenti e delle associazioni, dai giornalisti, da comuni cittadini e da alcuni dei personaggi della cultura, dello sport e dello spettacolo che hanno aderito alla campagna “No alle trivellazioni”.
La conferenza, moderata da Giuseppe Mosca, si è sviluppata con i precisi interventi dei professori Ortolani, Nunziata e Mastrolorenzo che hanno delucidato sulla complessistà dell’area della caldera dei Campi Flegrei, seguiti da Angelo Forgione, Carmine Attanasio, Eddy Napoli e Francesco Borrelli, con la partecipazione di alcuni rappresentati di altri movimenti presenti in sala tra cui Teofilo Migliaccio, Enrico Novissimo e Fiore Marro.
Nel pomeriggio, la delegazione di associazioni e movimenti con i Verdi è stata ricevuta dal vicesindaco Sodano a Palazzo San Giacomo. L’incontro ha confermato i diversi punti di vista circa la faccenda, con lo stesso Sodano che ha dichiarato che per la fase di perforazione a 3.500 metri non esiste al momento alcun progetto e che pertanto è prematuro parlarne ora che i carotaggi arrivano a qualche centinaia di metri e non destano alcuna preoccupazione. Alla richiesta del comitato di prendere impegni sin d’ora rispetto allo step successivo del Deep Drilling Project (3.500 mt) che non potrà essere compiuto senza un adeguato piano di emergenza della protezione civile e senza la consultazione della cittadinanza, il vicesindaco ha lasciato la seduta dedicandosi ad altri impegni.
Intanto il Sindaco De Magistris ha rotto il silenzio sulla vicenda e ha dichiarato che non c’è alcun motivo di allarme e che sta seguendo con molta attenzione i dubbi e le critiche, promettendo che non sarà fatto nulla che abbia anche solo lo 0,01% di rischio per la popolazione.

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