Il Napoli è grande, alcuni bolognesi molto piccoli.

sorteggio Champions LeagueAngelo Forgione – Il Napoli torna in Champions, viva il Napoli! È la dimensione che meriterebbe la città, è la dimensione che merita appieno la società sportiva calcio. Non c’è squadra in Italia che abbia fatto i progressi del Napoli nell’ultima decade, neanche la Juventus dei due scudetti che veniva da due settimi posti e dalla serie B per nefandezze, non per fallimento.
Il progetto Napoli avanza, è in fieri, e non prevede cedimenti improvvisi. I tifosi azzurri siano orgogliosi e sereni, al di là dei mugugni per le strategie di De Laurentiis e i limiti di Mazzarri. Già, Mazzarri, il vero protagonista di questo progetto, da trattenere a tutti i costi, purché lui sia ancora stimolato dal tentativo di vincere lo scudetto col Napoli e di giocarsi la Champions Legue. Walter è probabilmente il miglior allenatore della storia del Napoli, e di grandi tecnici ce ne sono stati sulla panchina azzurra. Giova ricordare che la mentalità vincente, a prescindere dal fattore campo, è una sua impronta, che ogni giocatore cui lui dà fiducia riesce a offrire il centoventi percento, che il suo staff riesce a ridurre al minimo, quasi nullo) gli infortuni e lo stress fisico. Perdere un tecnico così sarebbe problematico e De Laurentiis lo sa benissimo.
Il Napoli ha ora il dovere di proseguire il rafforzamento per puntare al vero grande obiettivo del prossimo anno: il tricolore. E dovrà provarci con la consapevolezza che la Champions porterà via energie. Ecco perché la panchina dovrà essere lunga e forte, ecco perché questo mercato sarà fondamentale per le ambizioni del Napoli, che di soldi da spendere ne ha. Cavani si o Cavani no? Tutti dicono che ormai sia già altrove ma a me questa vicenda non ha mai appassionato, così come quella di Mazzarri. Il continuo chiacchiericcio è fonte di inchiostro per i quotidiani da vendere e ha stufato. Ogni anno la questione Mazzarri e quella del top-player di turno in partenza agitano le acque. Ma Cavani non è affatto già altrove. Le offerte ci sono ma soddisfano solo il calciatore, non la società. Chi vorrà il matador dovrà assicurare l’intera somma della clausola rescissoria e in caso contrario toccherà al Napoli accontentare il calciatore con un sostanzioso ritocco sull’ingaggio. La partita è tutta qui.
Doveroso uno sguardo al vergognoso comportamento dei tifosi bolognesi, qualche decennio fa gemellati con quelli napoletani. Già lo scorso anno si era capito che anche dalla città delle due torri non c’era più da aspettarsi i tappeti rossi. Erano stati anche più disgustosi di ieri, non perché esultarono ai goal dell’Udinese mentre il Napoli scivolava via dalla zona Champions ma perché, oltre a tutto lo scibile delle nefandezze ascoltate ieri, se la presero pure con San Gennaro. Ieri si sono limitati all’invocazione del Vesuvio, proprio loro cui la terra trema tutt’intorno da un anno. Il Napoli e il Bayern Monaco, la scorsa estate, devolsero centomila euro a testa più l’incasso dell’amichevole disputata ad Arco di Trento (e vinta dal Napoli) a favore delle popolazioni emiliane. Figuriamoci se questi schiavi del malcostume ad ogni costo lo sanno, loro che hanno pure dimenticato che, in una fredda serata d’inverno di quattro anni fa al “San Paolo”, Napoli fu l’unica a ricordare la bandiera Giacomo Bulgarelli. Due numeri 8 giganti rossoblù formati da una quarantina di ragazzi stesi a terra nelle due metà campo, applausi di tutto lo stadio e  striscioni sugli spalti. Da Bologna qualche corretto tifoso ringraziò e qualcuno scrisse anche “noi sportivi rossoblù non dimenticheremo mai la grande umanità del popolo partenopeo”. Lo scorso anno, i tifosi azzurri erano a Parma a ricordare il bolognese-napoletano Lucio Dalla da poco scomparso con due vistosi striscioni e tanta commozione. Te voglio bene assaje e Ciao Lucio, mentre Caruso risuonava in tutto lo stadio “Tardini”. Mi piace pensare che ieri tre urla si siano levate in cielo, quelle di Lucio Dalla: “GOOOOL”. Aveva detto che la cicogna era cieca e che voleva rinascere a Napoli per essere napoletano a tutti gli effetti. Ora può venire con noi in Europa, senza vergognarsi dei suoi concittadini, cantando ‘o surdato nnammurato.

Il caffè sospeso che tira su l’Europa

Certo che è proprio strana questa Napoli che non riesce a rendersi conto come nella sua storia vi sia anche tutto il saper vivere dell’umanità. La mania del caffè sospeso ormai dilaga ovunque e travolge anche il noto marchio Starbucks, proprio quello che ha come logo una sirena bifida e che sembra proprio Parthenope. Per chi non la conosce, è una catena internazionale di caffetterie del relax, che in Italia non si azzarda a mettere piede “perché il caffé italiano è insuperabile”, dicono. Figurarsi a Napoli.
Dunque, cosa si sono “inventati” negli Starbucks d’Europa? Il “Caffé Mocha” pagato, che è poi il caffé sospeso napoletano. Che sia una vera e propria mania di questi tristi tempi lo dimostra il fatto che l’abitudine napoletana di una volta è diventato un vero e proprio brand, con tanto di pagina facebook marchiata e cliccata da ben 90mila supporters. Sull’immagine di copertina si legge, scritto in lingua britannica, “basato su una tradizione italiana di solidarietà” (based on an italian goodwill tradition…). Sarebbe il caso di precisare che è napoletana, perché l’Italia la sta timidamente praticando solo ora, al pari degli stranieri. Spulciando sulla pagina, le foto sono un vero e proprio trattato di sociologia. Come commentare altrimenti la foto di una busta postale contenente degli spiccioli, attaccata alla vetrina di un distributore di snack e bevande, su cui si legge “Atto casuale di cortesia – gustatevi un drink e pensatemi”.
Che dite, Napoletani, di dare nuovo impulso alle Vostre tradizioni che tanto insegnano?

Sta arrivando “Made in Naples”

“MADE IN NAPLES” Come Napoli ha civilizzato l’Europa (e come continua a farlo)

copertina_1A giorni sarà disponibile nelle librerie e on-line l’ultimo lavoro letterario di Angelo Forgione che sarà presentato alla stampa dall’autore e dal prefattore Jean-Noël Schifano lunedì 13 maggio (ore 11:30) al Renaissance Naples Hotel Mediterraneo.

Dalla prefazione di Jean-Noël Schifano:
“Angelo Forgione ci dà, con questo decisamente storico e attuale Made in Naples, il grande libro-vademecum per tutti quelli che vogliono sapere, semplicemente, chiaramente, passionalmente sapere, a che punto sta, e perché, e fino a quando, la trimillenaria e così giovane e irriducibile Napoli. Il libro da portare con sé come il respiro della propria civiltà e lo specchio della propria vita.”

“Si tratta di una delle più antiche città d’Europa, il cui tessuto urbano contemporaneo conserva gli elementi della sua storia lunga e ricca di eventi. […] che ha esercitato una profonda influenza su gran parte dell’Europa e al di là dei confini di questa”.
Con questa motivazione, nel 1995, l’UNESCO ha inserito nella lista dei patrimoni mondiali dell’umanità il centro storico di Napoli, luogo cardine della civiltà europea, l’unica città occidentale che lotta per conservare la sua identità. È il luogo in cui, prima che altrove, sono state poste le fondamenta della cultura d’Occidente. L’autore parte da questa certezza per compiere un viaggio nel tempo libero da nostalgie e ricco di lucidità, senza mai perdere il contatto con un difficile presente in cui Napoli è, nonostante tutto, ancora protagonista.
Made in Naples è una radiografia storica per scoprire chi ha cercato e chi cerca di cancellare, e perché, l’identità di una città che ha fortemente contribuito a plasmare l’Europa. Un libro che ricostruisce il “muro della cultura” edificato in circa quattro secoli di storia partenopea e poi sgretolato sotto i colpi della mistificazione che ha travolto una capitale decaduta e il suo patrimonio considerato per questo tramontato, mentre, in realtà, impregna ancora fortemente la quotidianità dei disorientati cittadini europei. 22 mattoni di tufo giallo napoletano, ancora ben integri, rimessi insieme, scavando negli eventi per arrivare alle radici dei difetti e dei mali di oggi.
Made in Naples è uno strumento per decifrare la città più indecifrata del mondo.

cartolina 10x15Prefazione di Jean-Noël Schifano
320 pagine
€ 15,00
Magenes editoriale
Collana “Voci del Sud” (Milano, 2013)

pagina Facebook: www.facebook.com/madeinnapleslibro

Il Giro torna a Sud e trova la bellezza

Lo scorso anno, il Giro d’Italia era andato in fuga del Sud, addirittura partendo dalla Danimarca, dalla fredda Herning, per una prima tappa funestata dalla pioggia. È bastato ritornare al Sud per trovare il sole e il caldo di Napoli, e dare all’ouverture della corsa rosa la cornice delle grandi occasioni. Il Giro d’Italia 2013 è partito dal palcoscenico naturale vesuviano e il mondo sportivo si è rifatto gli occhi. Rispettati gli auspici della vigilia, Splendide le immagini irradiate dalla RAI in mondovisione (molto lontane dal solito cliché del degrado continuamente sdoganato), folla sul circuito e felicità per la prima maglia rosa, il britannico Mark Cavendish, che, appena tagliato il traguardo, ha avuto il fiato per dire che ha vinto nonostante per un inglese come lui facesse troppo caldo e che il suo unico pensiero era andare a mangiare una pizza da Michele, “la migliore del mondo”.
Il giro di quest’anno passa finalmente a Sud, isole escluse, e mostrerà le bellezze dell’intero Paese. Chi ci ha guadagnato, dunque? Napoli col Giro o il Giro a Napoli?

Napoli nasconde le sue vergogne alla TV

Angelo Forgione – Anni a denunciare le condizioni indecenti di Piazza del Plebiscito. E poi, nei giorni scorsi, in previsione del proscenio televisivo del Giro d’Italia, un’imbiancata è stata data al colonnato di Piazza del Plebiscito, onde evitare che le vergogne di Napoli fossero sbattute in faccia al mondo intero. Un po’ come i rattoppi alle strade battute dai corridori.
E così è stata data una mano di vernice, per così dire, alla carlona; operazione che, da vicino, mostra tutta l’emergenza del momento. Per i monumenti equestri del Canova (povero Maestro), l’imbiancata è stata persino ritenuta inutile, perché, a differenza del porticato, si è ben pensato che sarebbe bastato un banner pubblicitario del Giro d’Italia per coprire l’inciviltà di Napoli.
C’è da chiedersi quando si metteranno in campo seri interventi di recupero e salvaguardia di un largo che il mondo ci invidia e che noi, per immobilismo della Sovrintendenza, accavallamento di competenze e malcostume dei cittadini, lasciamo morire ogni giorno di più.

monumenti_giro

Emergenza Beni Culturali in Campania: Caldoro non si allarma

Angelo Forgione – Nel corso de “La Radiazza” di Gianni Simioli, su Radio Marte, ho sollecitato direttamente il Governatore della Campania Stefano Caldoro ad una maggiore incisività da parte delle regioni del Sud in una politica meridionalista che possa liberare il Sud dalla morsa del colonialismo economico-politico. Entrando nello specifico delle tematiche, ho sottolineato l’esigenza di una spinta per il recupero dei siti monumentali e dei beni culturali della Campania, nella convinzione che l’emergenza è gravissima quanto se non più di altre e, sottavalutata dalla politica locale, rischia di lasciare un vuoto incolmabile di ricchezza e identità, a prescindere dalle conseguenze sociali già in atto di cui fanno le spese i cittadini.
Caldoro ha dato l’impressione di essere arrendevole rispetto alla condizione di una regione che potrebbe sbaragliare ogni concorrenza se solo riuscisse a sfruttare le sue potenzialità turistiche. E invece, l’intervento dello Stato per le criticità della Campania e del Sud, a suo dire, è sostanzialmente da dimenticare e bisogna solo auspicare che intervengano i privati. A Torino, la Reggia di venaria Reale è stata strappata all’abbandono e restaurata con lo sblocco di fondi nazionali ed europei, 280 milioni di euro, con la regia della Soprintendenza. Bisogna aggiungere altro?

Il nuovo Euro? Molto meridionale

euro_europaAngelo Forgione per napoli.com – Arriva il restyling dell’Euro, la tanto discussa cartamoneta che Mario Draghi sta per sdoganare rinnovata in tutto il Continente, più per un’operazione simpatia che per una vera esigenza anti-contraffazione. La curiosità, un po’ beffarda, è che la nuova banconota avrà una forte connotazione di Meridione e Grecia, proprio le due aree più povere dell’Eurozona. L’Eurosistema ha infatti deciso di apporre nella filigrana e nell’ologramma dei nuovi biglietti un ritratto di Europa, figura della mitologia greca. La sua effige è tratta da un vaso del 360 a.C., Europa e il toro, rinvenuto a Taranto e custodito dal 1825 al Louvre di Parigi. È ascritto al Pittore dell’Iliupersis, artista attivo proprio a Taranto nel secondo quarto del IV secolo a.C.
Nella mitologia greca, Europa era la figlia del re fenicio Agenore. Zeus, dall’alto del Cielo, notò la bella principessa insieme alle Ore, sue ancelle, sulla riva del mare e se ne innamorò. Per non intimorire le fanciulle, assunse la forma di un toro bianco, mettendosi a pascolare l’erba del prato. Le fanciulle, vedendolo calmo, lo accarezzarono ed Europa gli salì in groppa. Allora il toro prese a correre, con la spaventata principessa che si tenne aggrappata forte, e dopo ore di corsa giunsero nell’isola di Creta, dove il toro ritornò alle sembianze di Zeus, dichiarando il suo amore e facendo scendere da Cielo le ancelle, per celebrare l’unione. Questo mito ha indotto gli antichi Greci a utilizzare “Europa” come termine geografico. Per tutto il IV secolo il mito di Europa fu raffigurato in gran numero nei vasi prodotti nell’Italia meridionale.
euro_1L’impronta del Sud-Italia era già presente nella grafica del biglietto da 5€. I diversi tagli ripercorrono sin dal 2002 i periodi della storia dell’architettura europea, mostrando sul fronte porte o finestre, che simboleggiano l’apertura, e sul retro ponti, che rappresentano il collegamento tra le varie nazioni. Non costruzioni specifiche, euro_2ma costruzioni con elementi tipici del periodo architettonico rappresentato disegnati con la consulenza di ingegneri e storici dell’arte, per non creare disparità all’interno dei paesi dell’Unione Europea. Ebbene, il biglietto meno “ricco” è dedicato all’architettura classica, quindi all’antichissimo stile greco e romano, poi recuperato nel secondo Settecento partendo dalla Napoli degli scavi vesuviani e dalla rivoluzione neoclassica di Luigi Vanvitelli che, in tutt’Europa, mandò in soffitta il Barocco e il Rococò. Nella banconota si riconosce qualcosa di molto somigliante al Pont du Gard, l’acquedotto romano sul fiume Gard realizzato nel sud della Francia nel 19 a.C., modello d’ispirazione vanvitelliana del formidabile Acquedotto Carolino della valle di Maddaloni di trentasei secoli più tardi.
Qualcuno, in Italia, ha detto che con la cultura non si mangia. Il Sud-Europa, che di cultura ne ha evidentemente da vendere, perde sempre più potere d’acquisto. Che strana quest’Europa.

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L’educazione civica che non c’è più, e neanche controlli e pene

Angelo Forgione per napoli.com A vedere come sono ridotti i monumenti della città, i tantissimi monumenti della città, viene da piangere. È sempre stato così? Certo che no. L’aggressione ai monumenti è una piaga contemporanea, iniziata con l’avvento nel dopoguerra delle bombolette spray, esplosa con la morte del senso civico degli ultimi trent’anni. Basta dare uno sguardo al cortometraggio dei fratelli Lumiere datato 1898 per rendersi conto della pulizia di via Toledo, dove all’inizio del secolo scorso non si trovava una carta per terra, e così era in tutte le strade della città. E la Napoli epicentro di cultura eruropea di Sette-Ottocento non poteva certo presentarsi al mondo che l’osservava, ai viaggiatori del Grand Tour e al primo turismo massivo in condizioni miserrime come quelle di oggi. C’erano delle leggi ferree e venivano applicate. Basta prendere ad esempio lo stato in cui versa la Villa Comunale, e rileggere il “Regolamento per la decenza, e per lo buon ordine da serbarsi sì nell’esterno che nell’interno della Real Villa di Chiaja emanato dalla Prefettura di Polizia nel 1826. All’Articolo VIII si legge:
Chiunque ardirà di distruggere, abbattere, mutilare, o in qualunque altro modo deteriorare le statue, i monumenti, o altri oggetti di arte esistenti nella Real Villa, sarà immediatamente arrestato per essere punito a norma dell’articolo 261 delle leggi penali. Chiunque ardirà di abbattere, tagliare e svellere gli alberi, i rami, gl’innesti, le piante, come pure chiunque ardirà di deteriorare o danneggiare qualsivoglia ornato di fabbrica o di legno, o di ferro nella predetta Real Villa, sarà  del pari subito arrestato per essere punito a norma degli articoli 445 e 446 di dette leggi penali.
Nessuno si permetteva di sporcare e degradare la Villa perché sapeva che, se fosse stato pizzicato, e i controlli c’erano, subito sarebbe stato tradotto al Commissariato del Quartiere Chiaja per essere detenuto. E non stiamo parlando del Ventennio fascista.
Regole, controlli e punizioni ferree… ciò che oggi non esiste, e si vede. A proposito, in Villa non si poteva fumare.

La questione meridionale nella crisi internazionale

Nola dimostra che il Sud cresce se non ci sono infiltrazioni mafiose

La crisi internazionale sembra aver fatto dimenticare il principale problema italiano: la questione meridionale. In pochi ne parlano, ormai sempre più fuori dall’agenda politica. La redazione di Rai Parlamento ha analizzato proprio la questione meridionale nell’ambito della recessione continentale. Invitati a parlarne, Adriano Giannola (presidente Svimez – associazione degli economisti per lo sviluppo del Mezzogiorno), Nicola Morra (Movimento 5 Stelle) e Mario Marazziti (Scelta Civica per l’Italia). Tutti con toni meridionalisti fortemente avversi alle politiche dello Stato dall’Unità ad oggi. Infine, un viaggio nell’eccellenza del Distretto di Nola, dimostrazione di un Sud virtuoso che, messosi autonomamente in condizione di non essere divorato dalla criminalità organizzata, è stato capace di decollare e primeggiare. Ecco perché, se prima lo Stato non farà il suo dovere, non ci sarà mai un Sud competitivo. Altro che piagnistei.

La Mozzarella di Bufala Campana Dop è salva. Viva la Mozzarella!

dal sito del Consorzio Tutela Mozzarella di Bufala Campana – La Mozzarella di Bufala Campana Dop è salva. È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale di oggi il decreto del ministro delle Politiche agricole, Mario Catania, con cui il Governo ha sostanzialmente recepito le richieste del Consorzio di Tutela, emanando nuove norme di attuazione della legge 205/2008.
Il provvedimento contiene novità fondamentali: per tutti coloro che fanno parte del sistema Dop sarà infatti possibile continuare sempre a produrre nello stesso stabilimento mozzarella Dop e altre tipologie (ricotte e mozzarelle non Dop), ma, come richiesto dal Consorzio di Tutela già 18 mesi fa, si obbligano i produttori ad acquistare esclusivamente latte di bufala proveniente dall’area Dop, per qualunque prodotto intendano realizzare.
“Così il Governo dice sì alla nostra proposta sulla provenienza esclusiva del latte dal territorio della Dop, contenuta nella bozza di modifiche al disciplinare che da un anno e mezzo attende l’approvazione delle istituzioni interessate”, commenta il presidente del Consorzio di Tutela, Domenico Raimondo e aggiunge: “Siamo molto soddisfatti del provvedimento. In questo modo si rafforza il marchio Dop, s’innalza la qualità del prodotto, si assicura la tracciabilità totale e non si costringono i nostri allevatori a morire. Ringraziamo il Governo e il ministro delle Politiche agricole, Mario Catania, per aver compreso appieno il nostro appello”.
Per il direttore del Consorzio di Tutela, Antonio Lucisano, “ora si apre una nuova fase per la Mozzarella di Bufala Campana Dop” e spiega: “Con le nuove regole siamo di fronte a innovativi scenari di produzione e di mercato. Con l’obbligo di utilizzare solo latte di area Dop, il nostro auspicio è ora che tutto il latte Dop possa essere trasformato in mozzarella Dop, con prospettive di crescita, dunque, ancora tutte da esplorare. Sul mercato i consumatori avranno un quadro più semplice e chiaro, potranno scegliere solo tra tre tipi di prodotto: la Mozzarella di Bufala Campana Dop; la mozzarella di bufala non Dop ma realizzata comunque con latte di area Dop dai produttori aderenti al Consorzio; e infine il prodotto non certificato, realizzato da tutti gli altri con latte e semilavorati bufalini qualsiasi, proveniente da ogni dove”.
Le nuove norme sono anche il frutto della mobilitazione lanciata dal Consorzio, dal titolo “Salviamo la Mozzarella di Bufala Campana DOP”, “che ha coinvolto chef, giornalisti, foodies e cittadini, uniti dalla passione per questo prodotto unico”, fa sapere Lucisano: “A ciascuno di loro – conclude – va il nostro grazie di cuore, ci hanno sostenuto e aiutato a produrre ogni sforzo per non far scomparire il più importante marchio Dop del centro-sud Italia. Insieme ce l’abbiamo fatta”.

Leggi il testo integrale del decreto ministeriale