Un’Altra Napoli… la vera!

Un’Altra Napoli… la vera!
i tesori della “Pompei subacquea” di Baia

Napoli e dintorni, territorio ricchissimo di tesori e bellezze che non a caso fece innamorare greci e romani per primi. Uno dei più suggestivi e tra i meno reclamizzati è sicuramente il “Parco archeologico sommerso di Baia”, una vera a propria città romana in fondo al mare, area marina protetta.
In superficie questa meravigliosa terra è sommersa da rifiuti e scarichi ma, laddove non arriva la mano dell’uomo, la natura che ha baciato Napoli mostra tutta la sua unicità che non ha pari nel mondo.
Grazie alla onlus Oceanus, associazione internazionale con una sede anche a Napoli diretta da Fabio Siniscalchi, ci è data la gioia in questo momento di tristezza di poter ammirare le meraviglie dei fondali flegrei e del parco sommerso dove sono suggestivamente “conservati”  i resti delle Terme di Baia ricchi di mosaici, colonnati, limiti perimetrali di edifici e sculture dell’epoca.
Godiamoci lo spettacolo e lasciamoci in superficie gli effetti della mano dell’uomo.
Il minidocumentario “Another Naples/Un’Altra Napoli” è sponsorizzato dalla fondazione benefica americana “Project aware”.
Grazie Oceanus… grazie Napoli per essere così bella!

vai al sito del “Parco sommerso di Baia”  

Che aria tira per i Napoletani?

Che aria tira per i Napoletani?
Mucchetti: «per fortuna l’Italia non è Napoli»

A “L’Infedele” le frasi infelici su Napoli si sprecano e la trasmissione sta diventando un caso. Stavolta è il turno del giornalista Massimo Mucchetti a cui Gad Lerner chiede cautela dopo le nostre proteste della settimana scorsa.
Sia chiaro, l’opinione focalizzata nel video non è razzista perchè analizza il momento contingente che vede Napoli in ginocchio, ma è comunque fortemente caratterizzata da una “subsola superiorità presunta” che il nord ostenta serenamente in ogni occasione.
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Statua di Alfonso d’Aragona vandalizzata, il restauro non risulta.

Statua di Alfonso d’Aragona vandalizzata:
il restauro non risulta, nessun danno-bis (?)

anarchia totale al “Plebiscito” 

La scorsa settimana i giornali hanno riportato la notizia di una nuova amputazione alla statua di Alfonso d’Aragona sulla facciata del Palazzo Reale di Napoli. Da quanto appreso, sarebbe di nuovo saltato il dito medio e il danno si sarebbe verificato immediatamente dopo il restauro alla stessa mano che, sempre da quanto si è letto, aveva restituito alla statua anche il dito indice della mano destra.

Di quella statua, e non solo di quella, mi sono occupato nello scorso Ottobre con segnalazione e denuncia recapitata alla Soprintendenza B.A.P.S.A.E. di Napoli, alla Regione Campania e al Comune di Napoli, evidenziando che i danni permanevano da diversi anni senza alcun intervento di restauro (foto in basso). Altresì avevo denunciato l’assenza di misure di sicurezza e sorveglianza in una piazza che è simbolo della Napoli Capitale nonchè scrigno d’arte e cultura.

A distanza di un mese e mezzo, ricevetti il protocollo n.0015353 del 22/11/2010 della Soprintendenza Regionale indirizzato alla Soprintendenza di Napoli, alla Soprintendenza Speciale per il Patrimonio storico e, per conoscenza, all’allora Ministro Bondi e al sottoscritto. Quel documento aveva per oggetto “Reggia di Caserta – segnalazione”  e chiedeva che, in riferimento alla allegata nota n. prot. 19268 del 25.10.2010 del Gabinetto del Ministro, nel precisare che la segnalazione si riferiva al Palazzo Reale di Napoli e non alla Reggia vanvitelliana, si chiedesse alle soprintendenze destinatarie di relazionare in merito.

Insomma, dopo un evidente giro di carteggio relativo alla segnalazione del sottoscritto, di questa se ne faceva evidentemente carico prima il Ministero per i Beni e le Attività Culturali che la girava alle soprintendenze locali indicando erroneamente come sito, chissà per quale strana dinamica, la Reggia di Caserta e non il Palazzo Reale di Napoli (leggi da V.A.N.T.O.)

Da allora nessuna notizia, men che meno informazione ufficiale di imminente restauro della statua che non risulta sia mai stata restaurata.

Appresa la notizia sui giornali, interdetto e rabbioso, mi sono recato a Palazzo Reale per verificare di persona, scattando delle foto alla mano vandalizzata al fine di comparare il danno attuale con quello segnalato ad Ottobre.
Ebbene, mi pare di poter dire che non ci sia stato alcun restauro recente, sia per la mancanza di comunicazione degli enti contattati sia per la perfetta coincidenza del profilo della frattura, oggi identico a quello riscontrato ad Ottobre quando, tra l’altro, il dito indice era presente e visibilmente riattaccato con le stesse evidenti “sbavature” visibili attualmente (clicca sulle immagini a confronto di fianco per ingrandire).

Tuttavia, seppure mi pare di poter dire fino a prova contraria che non ci sia stato restauro e quindi reiterato danno, cosa che aveva fatto montare in me grossa rabbia, ho comunque rilevato per l’ennesima volta la presenza nella piazza di giovani calciatori intenti a sferrare pallonate sulla facciata del Palazzo, colpendo ripetutamente statue e vetrate (clicca sulla foto in basso per ingrandire).

Tutto questo nell’assoluta serenità della mancanza di vigilanza che fa si che nel sito di importanza mondiale i turisti rabbrividiscano. Non solo la facciata della reggia ma anche il colonnato quanto il pronao della Basilica di San Francesco di Paola e le stesse statue equestri sono un insieme casuale di scritte che si accavallano l’una sull’altra. Come pure marmi asportati e scempi di ogni tipo, emblematici di una devastazione dell’immenso patrimonio della città consegnato completamente ai nuovi barbari.

Eppure le leggi ci sono, a partire dal vecchio articolo 639 del Codice Penale per cui il deturpare i monumenti è reato punibile con 11.032 euro e la reclusione fino ad un anno se il vandalo sporca o aggredisce un monumento. Nel Maggio 2009 poi, l’allora sindaco Iervolino emanò l’Ordinanza sindacale n.483 con cui si fece divieto di imbrattare o deturpare edifici pubblici, monumenti, attrezzi, strumenti ovvero oggetti e cose di arredo urbano, e in caso di violazione la sanzione fu fissata a 200 euro e a 500 euro per il “graffitaro” recidivo.

Nessuno ha mai fatto rispettare queste leggi-farsa, la Polizia Municipale non controlla e dunque ci tocca subire ogni giorno l’aggressione ai monumenti.

Lo scorso anno, a Barcellona tre “graffitari” sono stati sanzionati con una multa di 7mila euro per  aver imbrattato un monumento e due veronesi sono stati rincorsi e acciuffati fin dentro casa. A Napoli invece vige la libertà assoluta!

Angelo Forgione
Movimento V.A.N.T.O. 

Juve Stabia promossa in Serie B

Juve Stabia promossa in Serie B. Complimenti!

Congratulazioni alla Juve Stabia che, dopo aver battuto l’Atletico Roma allo stadio Flaminio, è approdata in Serie B. Una squadra della provincia del glorioso cavallo rampante e della città dei prestigiosi e antichi cantieri di Stabia sale in cadetteria. Con il Napoli in Champions League e la Juve Stabia in serie B (insieme alla Nocerina) la Campania si rilancia alla grande nel calcio che conta in attesa di una rinascita non solo calcistica.
Da segnalare il clima di intimidazione che l’ambiente stabiese ha dovuto subire a Roma, culminato con il lancio di oggetti in campo, uno dei quali ha colpito il calciatore Fabbro poi ricoverato in ospedale con conseguenze ancora da verificare. Si era a Roma, e non si parlerà di camorristi e delinquenti; insomma, non erano né stabiesi né napoletani come i pochi tifosi dell’Atletico Roma urlavano dagli spalti. Perciò attenti stabiesi a cantare “noi non siamo napoletani”, anche loro l’hanno fatto.

Messaggio di ringraziamento a Riccardo Muti

Messaggio di ringraziamento a Riccardo Muti

Illustrissimo Maestro Muti,

desidero esprimerLe il mio ringraziamento per tutto quello che ha fatto per la cultura Napoletana in questi cinque anni salisburghesi passati sotto silenzio italiano.
Mi piacerebbe che portasse i ringraziamenti dei Napoletani innamorati e consapevoli della loro storia, come Lei, agli organizzatori del “Festival di Pentecose” e agli austriaci che, oggi come 200 anni or sono, rispettano la cultura napoletana come non fa l’Italia.
Altresì, Le sono infinitamente grato per aver recuperato gli spartiti di musica sacra del convento dei Girolamini e quelli operistici del conservatorio di San Pietro a Majella, facendone trascrizione e trasferendo tutto ai giorni nostri, evitando così che tale patrimonio restasse nascosto.
C’è da augurarsi che nuovi impulsi giungano almeno dalla stessa Napoli in un futuro non troppo lontano.
A Piazza del Plebiscito, tra i due monumenti equestri borbonici, esiste uno schermo a scomparsa telescopica creato proprio per offrire alla cittadinanza gli spettacoli del San Carlo. Magari potessero essere proiettati simili capolavori invece di tenerlo in “stand-by perpetuo” sotto la pavimentazione (video).
Con infinita riconoscenza e stima.
s
Angelo Forgione
Movimento V.A.N.T.O.
(Valorizzazione Autentica Napoletanità a Tutela dell’Orgoglio)

Muti: «Riscoperti i Napoletani per omaggiare Mozart»

Muti: «Riscoperti i Napoletani per omaggiare Mozart»
«l’Europa rispetta Napoli, l’Italia se ne dimentica»

di Angelo Forgione

Pubblico in delirio e quindici minuti di standing ovation lo scorso fine settimana alla “Haus fur Mozart” di Salisburgo, città natale di Mozart, per Riccardo Muti a conclusione del suo progetto dedicato al “Settecento napoletano” nell’ambito del “Festival di Pentecoste” ruotato intorno a Napoli e alla cultura musicale espressa dalla città regina d’Europa per più di un secolo. In Austria, Muti ha trionfato negli ultimi cinque anni riportando alla luce i capolavori sconosciuti della grande scuola napoletana e della cultura partenopea “nascosti” presso il convento dei Girolamini e il conservatorio di San Pietro a Majella.

«Troppo spesso – ha detto Muti – Napoli fa parlare più per le sue disgrazie che per le sue qualità». A nome dei napoletani, il maestro ha ringraziato Salisburgo e il Festival di Pentecoste per l’occasione offertagli. «Per cinque meravigliosi anni, insieme alla Lange & Sohne, hanno prodotto opere e concerti facendo sì che si avverasse un sogno: far conoscere al mondo autori della scuola napoletana come Cimarosa, Paisiello, Traetta, Jommelli, Porpora, Mercadante, Hasse, senza i quali il genio di Mozart non sarebbe stato lo stesso. Avrebbe dovuto farlo l’Italia, ma non l’ha fatto. Tutto questo in una città come Napoli dovrebbe essere la normalità. Ovunque la città parla di questi capolavori, ci sono le chiese dove tanta musica sacra è nata, ci sono oggi le biblioteche musicali, al Conservatorio di San Pietro a Majella e ai Girolamini. E poi il San Carlo, il più bel teatro del mondo oltre che il più antico, così glorioso, il teatro dove è nato il fondamento dell’opera di Mozart. Luoghi che il mondo ci invidia e che noi, presi da problemi certo urgenti di vivibilità e sopravvivenza civile, spesso dimentichiamo».

Lo scorso anno, per sottolineare volutamente il debito che il giovane Mozart ha verso la scuola napoletana, accanto al napoletano Jommelli Muti pose proprio il salisburghese Mozart. «Sarebbe stato ugualmente il Genio che la Natura ha creato – dice il Maestro – ma diverso senza il contatto con la scuola napoletana. L’aver contrapposto la Betulia liberata di Mozart a quella di Jommelli indicò non solo le diversità ma soprattutto i punti di contatto. Il sovrintendente Flimm, dopo aver sentito “Il ritorno di Calandrino” di Cimarosa, mi disse: “Adesso capisco che Mozart non è piovuto dal cielo”».

Il patrimonio musicale del Settecento napoletano è stato dimenticato colpevolmente perché poi offuscato dal melodramma ottocentesco dell’opera risorgimentale di Giuseppe Verdi. 
«Il trionfo dell’opera popolare verdiana ha eliminato le radici napoletane dell’opera, fondamentali per la musica non solo italiana ma europea. La dimensione delle arie di Jommelli e l’uso del coro sono elementi illuminanti di un ingegno musicale che, pur non possedendo la genialità di Mozart, ebbe un influsso determinante nella musica del suo tempo».

Due parole Muti le spende per il conservatorio di San Pietro a Majella: «Il Conservatorio di Napoli –  spiega il Maestro – è uno degli istituti di formazione musicale più antichi del mondo. Il primo direttore fu Giovanni Paisiello (anche autore dell’inno nazionale delle Due Sicilie) che riunì in un unico istituto, a Napoli, quattro collegi di grande importanza per l’intera Europa. In questi collegi operavano insegnanti, studenti e cantanti di altissimo livello, basti pensare a Farinelli, nonché importanti compositori tra qui Porpora, Jommelli, Leo, Piccinni, Traetta, Scarlatti e Pergolesi. La Scuola Napoletana fu una vera sorgente musicale per tutta l’Europa».

Da Napoletano fiero della sua storia, Muti ha inquadrato il progetto nel contesto storico spesso dimenticato. «La cultura musicale Napoletana si inserisce nel quadro del rapporto tra Napoli e Vienna, tra Regno delle Due Sicilie e impero austriaco che era connotato da rapporti culturali di primaria importanza non solo attraverso la musica. L’Austria si è proposta, e questo parla da se, dimostrandosi più rispettosa del suo e del nostro passato, della sua e della nostra cultura, di quanto non faccia l’Italia che è sempre troppo lenta a rispondere alle proprie esigenze culturali. Oggi come allora, gli austriaci si sono dimostrati molto aperti e rispettosi della cultura Napoletana».

Muti, che auspica un interessamento del nuovo sindaco di Napoli per far rivivere quello scrigno di tesori che è la città partenopea, a conclusione della sua avventura austriaca ha ricevuto un messaggio da Luigi De Magistris che si è dichiarato al suo fianco per far rinascere la cultura napoletana.

Salisburgo, in visibilio, ha ricambiato la riconoscenza del Maestro urlando “Grazie Muti”. Che presto lo faccia anche Napoli e l’Italia intera.

Risposta ad Aldo Cazzullo su De Laurentiis e il Sud

Risposta ad Aldo Cazzullo su De Laurentiis e il Sud
“il Presidente che fa paura non è un Bossi”

L’avevamo detto, le frasi revisioniste di De Laurentiis avrebbero innescato una reazione a catena. Anche Aldo Cazzullo, noto giornalista piemontese, ha ritenuto di dover dire la sua in merito alle affermazioni su Garibaldi di Aurelio De Laurentiis. Lo ha fatto sul Corriere della Sera (in basso) su cui oggi ha scritto: “Se alla loro schiera si aggiunge pure Aurelio De Laurentiis, allora è davvero riduttivo parlare di neoborbonici. È una vera e propria Lega del Sud quella che sta per nascere”.

Rispondo a Cazzullo…

Ma quale Bossi del Sud? Ma quale invettiva antinordista? Caro Cazzullo, ma perchè Lei e chi la pensa come come Lei volete per forza dare ai revisionisti i connotati dei leghisti? Ma non vi sfiora proprio il pensiero che ai meridionali brucia sulla pelle il fatto che il Presidente della Repubblica vada a festeggiare Vittorio Emanuele II al Pantheon il 17 Marzo, di fatto un aguzzino, mistificando il concetto di unità e cancellando dalla storia la memoria di centinaia di migliaia di seviziati, fucilati, dati alle fiamme, deportati e lasciati morire al freddo del nord mentre nel loro caldo e “infiammato” sud vigeva quell’occupazione militare che vi ostinate a definire “risorgimento”? Se proprio non vogliamo capirci su un Sud che non era di certo inferiore al nord all’epoca e “diversamente” strutturato, almeno conveniamo su quest’aspetto drammatico. Voi, quei dieci anni di persecuzione li definite “sacrificio necessario”, noi invece eccidio. L’italia ricorda le foibe perchè barbarie slava, le fosse ardeatine perchè barbarie nazista e poi “cancella” l’eccidio del sud perchè barbarie italiana (video in basso). È questa l’unità di cui ci parlate?
Lasci perdere De Laurentiis, dia retta a me, anche lui non ha nessuna velleità secessionista. Se si sente infastidito dalle sua punzecchiate al Nord non riconduca tutto ad una rivincita del meridionalismo applicato al calcio; in fondo anche mister Mazzarri ha più volte detto che i fucili dei nemici sono puntati sul Napoli. Anche Mazzarri allora è un secessionista? Suvvia!
Ora è il “nostro” presidente a punzecchiare il nord? Eppure sono i giornali della sua zona di pertinenza a sentenziare su latitanti a bordocampo e imminenti retrocessioni del Napoli piuttosto che emittenti televisive nazionali a sdoganare le opinioni razziste di bergamaschi per strada che dichiarano ai microfoni “noi non siamo napoletani”. Il nord impari a rispettare la cultura ma anche la sofferenza di Napoli e poi dopo potrà chiedere che i suoi uomini non alzino la voce.
Il presidente, da buon curioso della storia della città, sta solo approfondendo, capendo, studiando, consolidando ciò che nessun libro di storia ha mai raccontato. Ma veramente pensate che i napoletani siano così pazzi da interiorizzare un passato che non sia mai esistito? Certo, le esagerazioni e le distorsioni ci sono, ma non sono sesquipedali come quelle raccontate per 150 anni agli alunni delle scuole. E non è più accettabile la retorica che ha travolto il sud, ma anche il resto d’Italia, in tutto questo tempo.

Lasci approfondire De Laurentiis senza timore. Lui ha iniziato a interessarsi di calcio sette anni fa quando non ne capiva nulla e ora è nell’elite europea. Da qualche anno ha cominciato ad interessarsi alla storia di Napoli, e chiunque lo fa a fondo si scontra con le incongruenze di una storia imposta. Forse è questo che spaventa, ossia la capacità di un uomo di capire il mondo che esplora, e non è un uomo qualsiasi ma una persona scevra da complessi di inferiorità che si è messo a capo della passione più catalitica del meridione, un uomo che quando parla comunica a milioni di persone. Cercare di arginarlo è fin troppo chiaro come intento, lo tsunami non deve arrivare a riva perchè altrimenti sarebbe un disastro se tutti metabolizzassero che il sud è da allora che è divenuto colonia del nord.
In questa realtà ci sono calati i Napoletani, pertanto lasciategliela vivere e decodificare, e una buona volta arrestate la voglia di imporre verità che stanno strette. Al sud nessuno vuole dividere l’Italia, la lega lasciamola al nord. I neoborbonici non sono e non saranno mai leghisti, non cercheranno mai uno scontro ma verità. E questo vale per ogni revisionista e meridionalista. Questa è una battaglia morale che non intacca l’unità ma semmai la può solo consacrare durante la quale De Laurentiis continuerà serenamente a fare calcio e cinema. Altro che Regno illusorio, c’è ancora troppa gente che non sa e che crede sulla fiducia al vostro racconto ufficiale.

Sul personaggio Garibaldi è inutile entrare nel merito come ha preferito fare Lei perchè, è vero, il presidentissimo ha peccato venialmente descrivendolo come razziatore di Napoli e del Sud (ne era “solo” il dittarore) ma in realtà avrebbe dovuto fare quelli di Vittorio Emanuele II e di Cavour. Eppure Garibaldi raggirò il Banco di Napoli con quella garanzia per il figlio mai onorata (leggi). Se ci fermassimo solo a questo potremmo già parlare di 800mila euro in valuta corrente mai restituiti, insieme a quelli evidentemente percepiti dagli “sponsor” inglesi omaggiati con la concessione della chiesa anglicana nella bella zona di Chiaia ad perpetuam memoriam. Poca roba rispetto a tutto ciò che il meridione e la sua Capitale hanno dovuto cedere al nord. È vero che l’oro dei Borbone era appunto dei Borbone, ma era o non era un regno? E di chi doveva essere quel patrimonio? Dei Savoia, evidentemente, visto che se lo portarono a casa per ripianare i loro debiti, ingolositi da cotanta roba? Mi fermo qui, alle risposte alle sue argomentazioni nell’articolo, inutile aprire un dibattito che non chiuderemmo più; lei è “risorgimentalista” e io “revisionista”, è palese che abbiamo visioni diverse.
A Sud nessuna lega, stia sereno, e mi domando come si faccia a parlare in questi termini. Questa è la macchina del fango che la vostra schiera aziona per denigrare l’opera di divulgazione dei revisionisti che, Lei sa benissimo, non sono solo meridionali. Qui non si vuole dividere l’Italia ma farla veramente, dando a Cesare quel che è di Cesare. Lei ha in parte ragione quando dice che il problema sta nel dare sempre la colpa agli altri, ma in questo caso non ci prende perchè qui si pretende rispetto per una città che prende schiaffi in faccia da 150 anni quando prima era rispettata dall’Europa intera che ne riceveva cultura e arricchimento. Noi quella cultura continuiamo a respirarla tra una zaffata di immondizia contemporanea e l’altra, nelle nostre strade, tra i nostri monumenti, in quel San Carlo dove è nato il “700 Napoletano”  che oggi Muti porta in giro nel mondo come fondamento dell’opera di Mozart senza che l’Italia se ne accorga. Quello stesso San Carlo che, quando qualche anno fa fu restaurato, irradiò in diretta un concerto in tutto il mondo, tranne che in Italia che se ne “dimenticò”. È solo un esempio utile a capire se De Laurentiis abbia ragione o torto a dire che l’Italia si è dimenticata di Napoli.
Facciamo un patto, così almeno sgombriamo il campo dagli equivoci: i meridionali promettono che non faranno alcuna lega ne oggi e ne mai per dividere l’Italia, non costerà nulla. In cambio, voi cominciate a raccontare la verità e degnate il sud del ricordo dei suoi morti con una giornata della memoria. Ci state? Ho qualche dubbio.
È incredibile che non abbiate ancora capito che solo con la verità si rafforza l’unità. Più continuerete a raccontare falsità e a dipingere i revisionisti come vittimisti, folkloristi, nostalgici e leghisti e più ne accrescerete la rabbia e la voglia di verità. Siete voi che, alimentando il fuoco sacro del Sud, non aiutate il paese, altro che dare sempre le colpe agli altri.
Infine, mi risulta che Lei sia juventino. Non la prenda male, ma mi viene fin troppo facile pensare che per un piemontese tifoso della Juventus e ferreo sostenitore dei padri della patria ascoltare il Presidente del Napoli che parla male di Garibaldi & C. sia una atroce sofferenza. La cosa è pericolosa, è chiaro, ma non per la verità. In fondo, tra padri e ladri la differenza sta in una sola consonante.

Angelo Forgione

 

 

De Laurentiis fa tremare la storiografia ufficiale

De Laurentiis fa tremare la storiografia ufficiale
cassa di risonanza troppo potente,
gli storiografi “tricolorati” preoccupati

Le nuove esternazioni revisioniste di De Laurentiis (clicca per leggere) hanno colpito in pieno gli storiografi dei vincitori risorgimentali. Oh no… ora ci si mette pure il “mediatico” presidente del Napoli a scoperchiare le verità sepolte? Tsunami da arginare prima che raggiunga le coste!
Giuseppe Galasso, in compagnia di Ernesto Galli della Loggia, Piero Craveri, Luigi Compagna e Diana De Feo alla presentazione di un libro su Cavour, ha avanzato la proposta di regalarne una copia al patron del Napoli.

Il senatore Compagna invece appare più preoccupato: «De Laurentiis ha tutto il diritto di intervenire sulla storiografia, però forse i napoletani gli chiedono un interessamento ai problemi del Napoli e non alla storiografia».
Noi invece, senza alcuna intenzione di strumentalizzare le frasi di De Laurentiis che sappiamo essere convinte e non casuali, non solo ci felicitiamo del suo interessamento per le verità storiche sotterrate ma chiediamo al senatore Compagna perchè mai “speri” che i napoletani chiedano al presidente del Napoli di pensare al Napoli piuttosto che alla storia d’Italia? C’è forse qualcosa da temere? Rispondiamo noi: «si».
Anche il patron della casa editrice Laterza di Bari ha ribattuto alle frasi di De Laurentiis invitando Napoli a smetterla di sognare di diventare Capitale di un regno che non c’è più, con una serie di affermazioni storiche aberranti e lontane dalle reali ideologie di un popolo che comincia a conoscere la verità e a pretendere che sia affermata a scapito delle falsità. Dalle reazioni a catena di queste ore appare evidente che la coscienza dei Napoletani fa paura, allora come oggi. Tirare fuori la solita accusa di nostalgia è una tecnica ormai stantia che non regge più, un argine troppo fragile.
Per la pletora dei difensori dei “ladri della patria”, De Laurentiis rappresenta una cassa di risonanza troppo potente e pericolosa, capace di raccogliere quello stesso messaggio da noi da tempo sdoganato ai più giovani anche attraverso la passione calcistica e diffonderlo a milioni di persone.
Il presidente si occupa invece fin troppo bene dei problemi della sua squadra e non sembra affatto distratto da altre vicende inutili. Appare invece meritevolmente attento alle questioni che riguardano la città e la sua storia, alla napoletanità a più ampio raggio, e ciò sembra più che giusto affinchè capisca in che contesto si inserisce la squadra di calcio che è motivo di orgoglio e passione per una città intera dal 1926 a oggi, quando nacque con dei simboli e colori che onoravano proprio quella storia.
La verità è che De Laurentiis è un anticonformista per eccellenza, scevro da quei complessi di inferiorità che ebbe invece Ferlaino quando negli anni ’70 rispolverò i gigli borbonici sulle maglie azzurre e lo stemma delle Due Sicilie sugli abbonamenti per poi abbandonare la strada “impervia” non essendo ancora il momento di percorrerla, assecondando poi la passione della moglie Patrizia Boldoni per Napoleone al quale dedicò la N del simbolo d’epoca Maradoniana a oggi.
La revisione storica sta avanzando inesorabilmente, asfaltando i dogmi degli irriducibili che, restando rigidi e immobili su posizioni sempre più deboli, rischiano di essere schiacciati.
Galasso regali pure il libro di un uomo come Cavour che non mise mai piede a Napoli e al sud, denigrandolo senza conoscerlo; noi ci pregeremo di omaggiare il presidente del nostro saggio “Malaunità” che pure di Cavour e del suo progetto di piemontesizzazione si occupa. E non solo di Cavour

video: GAD LERNER CHIEDE SCUSA AI NAPOLETANI

LERNER SI SCUSA “FORZATAMENTE” COI NAPOLETANI
Dopo il nostro sdegno, scuse in diretta. Ma…

Dopo aver sdoganato per 5 giorni nelle case degli italiani una pericolosa opinione dai toni razzisti di un tifoso dell’Atalanta montata in un promo della trasmissione “L’Infedele” e da noi denunciata (leggi e guarda il video), Gad Lerner ha chiesto scusa in diretta ai Napoletani a seguito alle proteste ricevute dalla redazione del programma. Ma “forzatamente”, come da lui stesso affermato.
Nonostante le proteste che hanno portato a questo atto, la frase è stata purtroppo riproposta in trasmissione senza essere censurata dagli autori come buonsenso e correttezza avrebbero indicato, ripetendo così l’errore e amplificando il danno invece di arginarlo parzialmente.
Restano le scuse “forzate” e non sentite unitamente al rispetto ottenuto nuovamente da V.A.N.T.O. a livello nazionale per una delle tante offese gratuite alla comunità partenopea in toto, supportati da coloro che seguono il nostro movimento. Scuse “forzate” che però non cancellano il danno causato da 5 giorni di diffusione e penetrazione di un messaggio pernicioso… non tagliato dalla trasmissione.

sulla sua pagina Facebook, Gad Lerner ha comunicato:
«Avete ragione, non era giusto mandare quella frase sui napoletani, anche se squalifica solo chi l’ha detta. Le mie scuse successive avevano piuttosto il sapore di una foglia di fico che di una condanna efficace. Lo ammetto, e non si ripeterà.» 

È giunta la Giunta (De Magistris)

È giunta la Giunta (De Magistris)
inaugurato l’assessorato alla democrazia partecipativa

Nell’antico palazzo dei ministeri borbonici “di San Giacomo”, il Sindaco Luigi De Magistris ha presentato la nuova Giunta Comunale che dovrà governare la città da qui in avanti. Nessuna sorpresa rispetto alle indiscrezioni degli ultimi giorni.
Salta subito all’occhio, per noi che da anni cerchiamo di dialogare con Palazzo San Giacomo in maniera costruttiva, un nuovo assessorato alla democrazia partecipativa che avrà il compito di gestire i rapporti con i movimenti affidato ad Alberto Lucarelli che diventa così un importante referente della cittadinanza attiva.
Lo stesso De Magistris, annunciando la Giunta e definendola “un grande progetto”, ha speso due parole in più per questo nuovo assessorato che registriamo dandogli un valore fondamentale: «Questo è un esecutivo che inaugura un nuovo modo di fare politica a Napoli, nel Mezzogiorno e nel paese. A Napoli nasce un laboratorio politico per puntare sulla grande voglia di partecipazione e di cittadinanza attiva. Al nuovo assessorato alla democrazia partecipativa do molta importanza perchè noi creeremo da subito dei momenti di confronto con la cittadinanza attiva che ci è stata vicina in campagna elettorale ma anche a quella che si vorrà mobilitare per partecipare direttamente al governo di questa città. C’è una parte della cittadinanza che ha dato prova di essere viva, che vuole dire la sua e darci una mano, magari anche criticvando quando è giusto farlo».
Quattro le donne nell’esecutivo ma spicca la figura di Tommaso Sodano come vicesindaco e assessore all’ambiente chiamato a risolvere il problema dei rifiuti, proprio colui che portò alla luce lo scandalo rifiuti in Campania e che mosse le denunce che portarono al rinvio a giudizio di Bassolino, Romiti, Impregilo e dei vertici del commissariato ai rifiuti.
Giuseppe Narducci, noto PM della Procura di Napoli, va “spontaneamente” ai diritti, trasparenza e sicurezza; a lui toccherà il compito di porre le condizioni per migliorare le condizioni di sicurezza della città lavorando sulla videosorveglianza e su quei prosupposti che possano segnare un’inversione di tendenza in una città che, come ha ricordato il Sindaco, ha fatto poco per questo negli ultimi anni.  Da sottolineare il ritorno a Palazzo San Giacomo di Riccardo Realfonzo al Bilancio, dopo aver provato a lavorare con la Iervolino alla quale ha poi sbattuto la porta dimettendosi dalla stessa carica e aver accusato la Giunta, Sindaco compreso, di non averlo supportato nelle strategie di cambiamento per uscire dal dissesto e per abbattere quello che definì un sistema clientelare che bloccava la macchina comunale. Avevamo segnalato alla vigilia del ballottaggio l’autogoal che Lettieri aveva commesso nell’accusare De Magistris di pensare a Realfonzo per la sua eventuale Giunta (leggi), cosa che invece rappresentava una positività. Realfonzo, come Sodano, appare l’uomo giusto al posto giusto.
Al Lavoro, Sviluppo, Attività produttive, Commercio e “made in Naples” va Marco Esposito, uomo che si è contraddistinto per le sue battaglie “meridionaliste” contro il federalismo fiscale di stampo leghista. Lo scorso 3 Giugno avevamo analizzato i dati dello SVIMEZ (leggi) riportando un suo intervento (guarda) del 27 Febbraio 2010 in cui attaccò Caldoro alla vigilia dell’elezione alla presidenza della Regione, ma anche Giulio Tremonti, dando l’esatta dimensione di come il sud sia raggirato e continuamente colonizzato dai politici del potere settentrionale che guidano il paese in funzione degli interessi delle proprie aree di provenienza. Esposito appare una buona garanzia di un Comune di Napoli che possa “andare” a sud in un paese sbilanciato a nord (forte cardine tra le battaglie di V.A.N.T.O).
Interessanti gli altri incarichi, tra i quali quello ad Antonella Di Nocera che rileva il delicato e importante assessorato alla Cultura e Turismo.
Buone le premesse rispetto agli auspici “captati” in campagna elettorale che hanno trovato conferma. Ma ora al lavoro, il tempo della “tregua” è finito. La Giunta appare sicuramente valida e da domani Napoli attenderà risposte dal nuovo sindaco e dai suoi collaboratori. Anche V.A.N.T.O. che sa già da dove ripartire dopo anni di silenzio iervoliniano.