Jaqueline De Laurentiis dalla Svizzera con amore

Jacqueline De Laurentiis dalla Svizzera con amore

Donna di gran classe, sorpresa dall’esperienza calcistica a Napoli ma ben prima dalla Napoletanità. È Jacqueline Baudit in De Laurentiis in un’asciutta dichiarazione d’amore per Napoli e l’intero Sud scevra da sviolinate soverchie al microfono di Carlo Alvino per “Speciale Dimaro”.

Ligabue, concerto con vista da Palazzo Reale

Ligabue, concerto con vista da Palazzo Reale

tutto esaurito (si fa per dire) in tribuna reale

Chiuso a Napoli il tour di Luciano Ligabue. Gente dall’alba riversatasi da ogni parte d’Italia nella storica Piazza del Plebiscito che non sembra proprio il luogo adatto per un concerto rock. E mentre i più irriducibili hanno sfidato l’umidità della notte e il gran caldo del mattino, qualcuno ha avuto invece vita e vista facile.
Abbiamo ricevuto alcune segnalazioni fotografiche di giovani sui balconi del piano nobile di Palazzo Reale che assistevano allo spettacolo beatamente e in gran comodità dal punto privilegiato dal quale Papa Pio IX si affacciò, e nessun altro pontefice, per benedire le truppe napoletane nel 1849. Accade sempre, ad ogni manifestazione, e non è una novità. Qualcuno sospetta che i dipendenti di palazzo reale abbiano venduto quegli spazi ma sembra francamente un’esagerazione; si tratta più semplicemente di privilegio per parenti che hanno potuto così godersi lo spettacolo gratuitamente mentre al popolo il “parterre” è costato 46€. Durante il concerto, il palazzo non era visitabile e chi era affacciato ai balconi ha avuto porte aperte e sistemi di allarme disattivati (grave!) in un posto che è monumento, non proprietà privata.
 Nessuna tragedia oltre l’etica calpestata, ci mancherebbe, ma continua a non definirsi la figura del Soprintendente Gizzi sotto il cui naso tutto scorre. Ad ogni modo pare ci abbia pensato la piazza a fischiare i furbetti in tribuna reale. 
Ligabue alla fine ha ringraziato la piazza partenopea: «Sono onorato di finire il mio tour in una città come questa. Una città che ha tanti problemi. Ma nonostante questo è davvero un capolavoro». Già, un capolavoro che ha tanti problemi.

Mino Raiola sguazza nei petroldollari e sputa su Napoli

Mino Raiola mangia con gli sceicchi e sputa su Napoli

«se propongo Napoli ai calciatori, mi licenziano»

«Se oggi propongo ad un top player di venire a Napoli – ha detto l’agente Mino Raiola – lui cambia procuratore. A Napoli, ma non solo a Napoli: in Italia in generale non viene, figuriamoci a Napoli. Il Sud-Italia in Europa fa paura, ci sono dei preconcetti. Il PSG ha un progetto, un sogno ed un grande progetto per combattere contro le grandi realtà, con una grande città alle spalle. Hamsik? Non sono stato attivo nell’affare Hamsik, altrimenti disturbiamo la colazione al presidente De Laurentiis, si scalda troppo e da simpatico diventa antipatico. Marek è un grande giocatore ed è la fortuna del Napoli, se poi ti senti un grande giocatore ti devi misurare con un’altra realtà per dimostrare il tuo valore. Il presidente De Laurentiis non la pensa così e per me è un’idea sbagliata».
Mino Raiola non è l’agente di Hamsik che è invece Juray Venglos. Parole inopportune pronunciate a “Radio CRC” che vanno in una sola direzione, quella di gettare ulteriore fango sul calcio italiano oltre quanto meriti e spostare l’interesse su altri campionati in cui l’agente ha forti interessi. E così ha lanciato un messaggio sibillino al giocatore slovacco: “vieni nella mia scuderia che ti porto dove girano i soldi e ci guadagnamo insieme”. Raiola non fa più affari in Italia e non può più farne perchè ormai i soldi sono altrove col dirompente e devastante ingresso degli sceicchi. Ma tirare fuori questioni sociali è veramente puerile e di cattivo gusto anche più dell’invasione di campo. Cosa c’entrano le questioni sociali con il calciomercato? A Raiola basterebbe ricordare che quando sceicchi e russi non c’erano i grandi giocatori sono venuti a Napoli con piacere in ogni epoca, e alcuni ci sono anche rimasti a vivere. Raiola legga questa lista: Jeppson, Pesaola, Vinicio, Canè, Altafini, Krol, Sivori, Maradona, Careca, Alemao, Lavezzi, Hamsik, Cavani. Tutti stranieri, e che stranieri, trasferitisi serenamente a Napoli facendone la storia, senza contare gli italiani. E non è che i preconcetti non esistessero. Per cui, se i grandi giocatori non verranno all’ombra del Vesuvio prossimamente sarà per colpa dei limiti dell’intero movimento calcistico italiano e per le follie degli sceicchi che ricoprono d’oro Ibrahimovic e Balotelli, entrambi della scuderia di Raiola che non può consentirsi di fare il sociologo sparando a zero su Napoli, sul Sud e sull’intera Italia solo perchè gli sceicchi non trovano nella Serie A uno strumento utile alla loro conquista dell’economia europea. Che volgarità!

Trivellazioni, il sindaco non risponde

Trivellazioni, il sindaco non risponde

La richiesta dell’incontro col sindaco o vicesindaco in merito alle trivellazioni ai Campi Flegrei risulta al momento essere lettera morta e pertanto stiamo predisponendo una conferenza stampa per il 27 Luglio al Gambrinus alle ore 11:00 dove, con tutte le realtà coinvolte (Verdi, Movimento V.A.N.T.O., Insorgenza Civile, Comitati Due Sicilie, Movimento Neoborbonico, Comitato Civico Fuorigrotta Vivibile, Insieme per la Rinascita, Comitato Civico Fuorigrotta Vivibile, L’altroparlante) e in compagnia del Prof. Giuseppe Mastrolorenzo (Vulcanologo Osservatorio Vesuviano – INGV), del  Prof. Franco Ortolani (Geologo Dipartimento di Scienze della Terra Università Federico II°  Napoli) e della Prof.ssa Tina Nunziata (Geofisico Dipartimento di Scienze della Terra Università Federico II°  Napoli) parleremo dei rischi del progetto “Campi Flegrei Deep Drilling Project” e delle complicazioni relative alle trivellazioni nonostante le rassicurazioni dell’INGV che già recentemente ha dato prova di fallibilità tanto a L’Aquila quanto in Emilia Romagna.

Cassa Armonica, i tre mesi sono passati (invano)

Cassa Armonica, i tre mesi sono passati (invano)

tutto tace attorno al monumento di Errico Alvino

Angelo Forgione – Era il 31 Marzo, vigilia di World Series di “America’s Cup” sul lungomare di Napoli. La nostra denuncia della scomparsa della pensilina in ghisa e vetro colorato dalla Cassa Armonica di Errico Alvino in Villa Comunale faceva il giro delle redazioni locali. Napoli si svegliava con un altro monumento violato, senza preavviso e per esigenze “superiori”. La nostra storia sacrificata per accontentare gli americani. Nel silenzio della Soprintendenza sulla vicenda, mai interrotto, i pezzi smontati furono rinvenuti nel vicino cantiere della metropolitana, adagiati a terra nel fango e senza le necessarie precauzioni, laddove si trovano tuttora invece che in un laboratorio al chiuso come inizialmente annunciato dalla ditta Neri. Durante l’evento sportivo fu montato attorno alla Cassa Armonica amputata una struttura metallica di supporto tecnico ma non è possibile dire se la pensilina dovesse fargli posto o se i decibel dei concerti programmati avrebbero potuto causarle danni.
Ad ogni modo, dopo circa tre settimane lo staff del sindaco De Magistris ci comunicò sia verbalmente che testualmente che entro Agosto il monumento sarebbe stato restaurato, tornando al suo aspetto originale. Così recitava l’informazione: “Le strutture saranno restaurate in loco e rimontate a stretto giro. L’appalto per il restauro dell’intero monumento è a giorni. I tecnici del Comune hanno riferito che è lecito ritenere che la Cassa ritornerà allo splendore di un tempo entro i prossimi 3 mesi”.
Era il 22 Aprile e i tre mesi sono passati invano. La Cassa Armonica è ancora sfigurata e la cosa è gravissima. Il sindaco ha annunciato che «si sta lavorando sul progetto di riqualificazione del lungomare con l’intento di iniziare i lavori ad autunno per poter avere già ad Aprile dell’anno prossimo un lungomare ancora più bello, con la riqualificazione della strada e del decoro urbano per il lungomare più bello del mondo». Probabilmente il restauro è rimandato, lo speriamo, ma resta la vecchia usanza dell’informazione disattesa e della mancanza di coinvolgimento della cittadinanza riguardo le cose della città. La cosa fa tanta rabbia e francamente stufa perchè abbiamo ancora nelle orecchie l’urlo “democrazia partecipativa”. Macchè! La nostra storia viene violata e talvolta scompare (vedi orologio storico EAV in Piazza VII Settembre), le trivelle avanzano a Bagnoli e nessuno può sapere, colloquiare e avere risposte.

Napoli sobrio in un calcio ubriaco di politica economica

altro che calcio, gli sceicchi stanno divorando l’economia europea

Angelo Forgione per napoli.com Quando qualche tempo fa dissi che Juventus, Milan e Inter erano “malsane” qualche tifoso di quelle squadre si risentì esprimendo la propria rabbia con messaggi anche volgari. La realtà è sempre dura da digerire, soprattutto quando all’orizzonte si profilerebbe il fair-play finanziario imposto dall’UEFA e c’è da anticiparsi per coprire i buchi di bilancio. Che per quelle squadre sono ampi perchè fin qui Agnelli, Berlusconi e Moratti hanno speso molto più di quanto incassato, non tanto per gli acquisti ma per gli ingaggi che hanno assorbito quasi tutte le entrate, ripianando i buchi di tasca propria al contrario esatto di ciò che prevede l’UEFA che vuole le società capaci di autofinanziarsi. Solo negli ultimi consuntivi la Juve ha palesato circa 95 milioni di passivo, l’Inter 87 e il Milan 70. E non a caso sono le tre squadre più indebitate della Serie A,  quelle che hanno inseguito una massima competitività anche fuori dai confini nazionali, ormai lontana.
Così si spiegano le numerose cessioni delle milanesi che da una parte incassano liquidi e dall’altra cancellano le spese alla voce “monte ingaggi”. La Juventus invece continua a comprare come può e a non cedere, più per investimento che per possibilità, basandosi cioè sui ricavi dello stadio di proprietà (ancora senza sponsor) e sulla partecipazione alla prossima Champions League, una sorta di rischio calcolato che nasconde però qualche insidia.
 De Laurentiis ha condotto ancora una volta il suo Napoli all’attivo di bilancio e la crescita costante è diventata “esponenziale”, come dice Mazzarri che non a caso ha stabilito il suo record di permanenza su una panchina, proprio perchè lentamente si stanno ridimensionando le concorrenti. Prima la Lazio, poi la Roma, ora l’Inter e il Milan. Lavezzi è volato a Parigi perchè aveva una clausola rescissoria che gli ha consentito di annusare e assaggiare i soldi per sfamare le sue cinque generazioni a venire e l’affare ha accontentato tutti tranne i tifosi azzurri che però si abitueranno molto presto all’idea.
Resta il problema di fondo, la dirompente irruzione degli sceicchi nel calcio che è poi stata decisiva per la “resa” degli ostinati mecenati italiani impotenti di fronte ai pascià che stanno conquistando il mondo. Cosa succederà quando entrerà, se entrerà, in vigore il Fair-Play UEFA? Manchester City e Paris Saint-Germain fuori dalle coppe europee se spendono più di quanto ricavano? Questa è la minaccia e il calcio italiano si sta adeguando con grossi sacrifici che dovrebbero pagare; il problema è tutto degli altri.
In Spagna le banche locali si sono dissanguate pur di sostenere il prestigio di Barcellona e Real Madrid, ma ora non c’è più niente da spremere e la crisi è appena iniziata. Fino a qualche anno fa il Barcellona faceva serenamente a meno dello sponsor per scelta, ma recentemente ha dato lo spazio sulle maglie agli arabi di “Qatar Foundation” per 150 milioni quinquennali. Poi ci sono i fenomeni Manchester City, Paris Saint Germain e Malaga degli sceicchi che, dopo i petrolieri russi, hanno preso d’assalto il calcio europeo devastandone gli equilibri. Già, ma perchè mirano a determinati club e quelli italiani, così importanti, non fanno gola se non per qualche sponsorizzazione? Tamim Bin Hamad Al-Thani, principe ereditario del Qatar, ha acquistato il Paris Saint Germain tramite il “Qatar Investment Autorithy” per farne un dream-team. Il suo paese, grande come l’Abruzzo, é la terza riserva al mondo di gas naturale liquefatto (LNG) che frutta miliardi e miliardi di euro, ha investito 4 miliardi di dollari in infrastrutture di sfruttamento dei giacimenti e nell’affare sono entrate due società, la giapponese Chiyoda e la Technip, francese come il PSG e come il tifoso Nicolas Sarkozy che da presidente della Repubblica ha aperto le porte all’amico Al-Thani nominandolo anche grand’ufficiale della Legione d’onore. La Francia e il Qatar hanno firmato un trattato fiscale molto vantaggioso per i residenti e gli investitori qatariori sul territorio francese che è divenuto per loro un paradiso fiscale. Tra i due paesi intercorrono interessi in tema di turismo, aviazione, gas, petrolio, elettricità, infrastrutture, sicurezza del territorio e cooperazione scientifica. Durante la “liberazione” in Libia voluta da Sarkozy, il Qatar è stato l’unico paese arabo coinvolto e i suoi aerei, Mirage francesi, partivano per i raid con quelli della Nato. Insomma, calcio utile strumento di consensi per affari ben più ampi. Altro che Ibrahimovic e Lavezzi, altro che il calcio francese, il Qatar vuole portare via tutto e lo sta facendo; se qualcuno non se ne è accorto, la conquista del mondo è solo iniziata: dai magazzini Harrods a Londra alla maison Valentino e la Costa Smeralda in Italia, e poi Volkswagen-Porsche in Germania senza dimenticare Tiffany, le banche grecheBarclays e Credit Suisse… solo per fare qualche “piccolo” esempio. Tutto ciò approfittando della crisi, e quando questa passerà gli europei si renderanno conto di aver perso il proprio sistema economico.
Poi c’è il cugino di Tamim, il patron del Manchester City ma anche del Getafe e di Al-Jazeera, lo sceicco Mansur bin Zayd Al-Nahyan, che solo nel calcio la parte del leone l’ha fatta l’anno scorso a suon di petrodollari e ha così riportato la Premier League ai “citizen” dopo 44 anni di digiuno.
Sono questi gli uomini che stanno gonfiando la bolla finanziaria del calcio europeo e che prima o poi metteranno in difficoltà il presidente dell’UEFA Michel Platiniil cui figlio Laurent è avvocato per la “Qatar Sport Investments”, braccio del “Qatar Investment Authority”, la stessa holding che controlla il PSG. Società che, dopo aver schiaffeggiato la decenza, avrebbe tempo fino al 2014 per onorare i parametri del Fair play finanziario.
Piccolo contributo alla definizione dello scenario: i Mondiali di Calcio del 2018 e quelli del 2022 sono stati assegnati alla Russia e al Qatar, proprio loro. Polemiche e accuse di corruzione ai rappresentanti della FIFA dopo che Papà Platini si è speso perche fossero assegnati al paese del proprietario della squadra di Parigi. Molti gruppi imprenditoriali francesi, da Alcatel a Novotel, da Accor a Le Meridien fino a Sofitel, saranno coinvolti nel grande business legato all’organizzazione del primo mondiale arabo. Il deus-ex-machina dell’operazione è Nasser Al-Khelaifi, uomo riconducibile alla famiglia Al-Thani, presidente del Paris Saint Germain e gran capo di “Al-Jazeera Sport” che ha acquistato per 90 milioni di euro i diritti del campionato francese e ha tutto l’interesse che la “Ligue 1” diventi fortemente competitiva e appetita dagli sponsor; ma anche membro del CdA della “Qatar Sports Investment” per cui lavora Laurent Platini. Ora Blatter, a dodici anni di distanza, sposta l’attenzione sulla presunta corruzione da parte dei tedeschi per accaparrarsi i mondiali del 2006.
I qatarioti, che si sono candidati anche alle Olimpiadi del 2020, spenderanno somme ingenti per realizzare stadi climatizzati che aggireranno il problema del caldo mentre noi poveracci italiani viviamo ancora nello sfascio del 1990 e abbracciamo il nuovo corso del nostro calcio che cerca di guarire. Qui non ci sono stadi di proprietà e più ampi interessi per sceicchi. Magari la Juve otterrà il massimo dando la sponsorizzazione dello stadio proprio ai qatarioti ma l’unica strada possibile è quella intrapresa. Se Platini manterrà gli impegni sarà la strada giusta. Se.

Trivellazioni Campi Flegrei – Comunicato del 17/07

Trivellazioni Campi Flegrei – Comunicato del 17/07

partecipazione all’Assemblea pubblica a Bagnoli

Il gruppo “Salviamo i Campi Flegrei” ha fin qui portato avanti un’importante opera di sensibilizzazione e informazione sul tema delle trivellazioni ai Campi Flegrei connotandosi come spontaneo movimento puramente popolare fatto di comuni cittadini supportati da una cordata sempre crescente di artisti e sportivi napoletani. La nostra partecipazione prossima a dibattiti o iniziative che vedano coinvolte entità diverse confluirà in ogni caso in quello che va considerato “obiettivo comune” da raggiungere unendo le forze e non nel solco della più classica delle dinamiche del nostro territorio, la frammentazione. Pertanto ogni nostra iniziativa o partecipazione non dovrà confondere la nostra precisa identità che è apartitica.
A tal proposito si comunica che in data odierna, 17 Luglio, è indetta per le ore 17:00 un’Assemblea pubblica aperta a diversi movimenti civici e politici presso l’area pedonale di Viale Campi Flegrei alla quale parteciperà anche una nostra delegazione.

La cancellazione della storia a Castellammare

La cancellazione della storia a Castellammare

Il sindaco di Castellammare Luigi Bobbio avrebbe deciso di sopprimere la tratta ferroviaria Castellammare-Torre Annunziata, linea superstite dell’antico primato borbonico (prima ferrovia italiana del 1839 estesa nell’area nel 1843). Un’intenzione con la quale il sindaco scavalcherebbe le scelte delle Ferrovie dello Stato rendendosi colpevole di una grave cancellazione della memoria storica che lega il territorio stabiese, la Campania e il Sud ai primati che potevano vantare fino all’atto dell’unificazione italiana. La linea in questione, ossia la storia, sarebbe sostituita da una “pista ciclabile” che contribuirebbe a cancellare l’identità e l’orgoglio nel solco dell’operato delle classi dirigenti incapaci di dimostrarsi adeguate al ruolo che ricoprono.

Per inviare osservazioni e proteste al sindaco di Castellammare: sindaco@comune.castellammare-di-stabia.napoli.it 
 

Acerra, città di Pulcinella… e della raccolta differenziata

Acerra, città di Pulcinella… e della raccolta differenziata

il Comune napoletano esempio per il capoluogo. +52% in 12 mesi.

Quando i rifiuti si traducono in ricchezza, come è giusto che sia, o meglio in ticket da spendere nei negozi convenzionati. Succede ad Acerra, comune “riciclone” che ha vinto il premio “Start up” promosso da Legambiente quintuplicando in un solo anno la quantità di rifiuti differenziati, passando dal 10 al 62% di raccolta differenziata. Un dato lusinghiero se si considera che la “decorata” Salerno si attesta al 71%.
Dietro c’è la collaborazione fra la città e il Conai, il Consorzio nazionale per il recupero degli imballaggi, che ha curato la progettazione e l’avvio del sistema con il quale ogni tre mesi chi ricicla può avere dei ticket da spendere nei negozi della città che ospita il termovalorizzatore. Il modello adottato da Acerra consiste nella raccolta dei rifiuti fatta “porta a porta”, l’eliminazione dei cassonetti e la realizzazione di centri raccolta “tecnologici” in cui i cittadini  portano la propria spazzatura differenziata, la pesano e, grazie a un software che immagazzina i dati, ogni tre mesi possono recarsi in comune per ritirare i buoni ticket. Ottima la divulgazione e l’informazione dei cittadini ma anche la vigilanza del rispetto delle norme da parte della polizia municipale che assicura la pulizia delle strade.
Brava Acerra. Napoli, prendi esempio! Perchè non è più possibile vedere tanta sporcizia e tanta inosservanza delle regole, sia da parte dei cittadini, in special modo dei commercianti che sporcano le strade ad ogni ora del giorno, che da parte di chi sarebbe chiamato a sanzionare ma spesso chiude entrambi gli occhi. E il 17,7% di differenziata del capoluogo è un dato ancora troppo mortificante.

Napoletano coleroso, terremotato… e blatteroso

Napoletano coleroso, terremotato… e blatteroso

che malainformazione sarebbe senza Napoli?

Angelo Forgione – Nelle ultime settimane sono sempre in giro per la città, in strada. Quelle del centro, il lungomare “liberato”, il Vomero, Fuorigrotta e Bagnoli i quartieri più calpestati per seguire la questione delle trivellazioni. Sarò stato fortunato ma fin qui non ho incontrato una blatta. La cerco e non la trovo, che sfortuna! Mi sono persino seduto per un’ora a Via Toledo, sporchissima di sera, in attesa che ne passasse qualcuna ma invano. E allora, massima solidarietà a chi sta affrontando il problema perchè a chi tutto e a chi niente non mi sembra giusto. Però, diciamocelo, sarà pure problema da risolvere immediatamente in alcune zone della città che resta lontana dagli standard di pulizia che merita la sua importanza, ma l’emergenza è altra cosa e l’accanimento mediatico già denunciato ha già fatto i suoi danni. Napoli e le sue blatte rosse sono finite su Le Monde, su BBC News e non solo! Tutti parlano della vicenda, giornali e telegiornali internazionali indistintamente.
Oggi è sceso in campo il sindaco De Magistris, visibilmente infastidito dalla campagna mediatica nazionale e ora anche internazionale che si è montata sul caso. L’ha definita “inqualificabile e inaccettabile” e ha preannunciato azioni legali, spiegando il continuo accanimento così: «il riscatto di Napoli da fastidio, questo è un tema che inizia nel 1861 con l’unità d’Italia e i rapporti tra Nord e Sud del paese» (video in basso). Sarà la vicinanza dell’assessore allo Sviluppo Marco Esposito, saranno i “nostri” venti meridionalisti che spirano forte, sta di fatto che De Magistris ha rotto gli indugi e ha iniziato a parlare di stupro mediatico di stampo risorgimentale.
Tutto giusto, tutto perfetto, ma speriamo che il sindaco se ne ricordi sempre e non solo in occasioni come questa in cui c’è da difendere non Napoli ma la sua gestione. Cosa che non è avvenuta prima, neanche quando nel passato remoto e recente personaggi noti e meno noti hanno infangato la città e non la sua amministrazione.
La falsa emergenza blatte, ossia il problema, riporta alla mente le parole di un maestro di giornalismo, quel Paolo Mieli che in occasione del colera del 1973 in cui la città fu massacrata oltremisura era inviato de “L’Espresso” e capì a soli ventiquattro anni che il giornalismo nazionale stava approfittando di un’emergenza sanitaria a Napoli benchè dovuta a cause esterne e presente anche in altre città che non furono ritenute responsabili come Napoli, che non lo era. “Dal 1861 i problemi comuni a tante città diventano un flagello per Napoli”, dice Mieli con esperienza vissuta sul campo. Giusto, e come i napoletani sono diventati colerosi e terremotati potrebbero facilmente diventare anche blatterosi.