Quei napoletani che non tifano napoli (intervista su CRC)

Quei napoletani che non tifano napoli
(intervista su CRC)

Dopo il duro sfogo scritto a sfondo razzista di Vincenzo Ricchiuti contro il video “Ma perchè sei tifoso della Juve se sei di Napoli?”, Angelo Forgione a “Zona Mista” su Radio CRC dibatte sui napoletani che non tifano Napoli e che, talvolta, arrivano persino ad offendere i loro concittadini e la loro stessa città.

NOI SIAMO NAPOLETANI (e non odiamo o offendiamo nessuno)

NOI SIAMO NAPOLETANI
(e non odiamo o offendiamo nessuno)

di Angelo Forgione
Movimento V.A.N.T.O.
(Valorizzazione Autentica Napoletanità a Tutela dell’Orgoglio)

risposta all’articolo “NOI NON SIAMO NAPOLETANI” di Vincenzo Ricchiuti su tuttojuve.com e ilnapolista.it

Premesso che stiamo parlando di uno sport e tale deve restare nonostante le digressioni, prendiamo atto che gli juventini di Napoli “reagiscono” al fortissimo spunto di riflessione lanciato dal sottoscritto e dalla band L’Altroparlante col video “Ma perché sei tifoso della Juve se sei di Napoli?”. La reazione è però scomposta e rischia di deviare il confronto verso una strada impervia, per di più senza uscita. Il confronto voluto diventa così scontro e allora non va più bene. Il nostro intento era, ed è, chiaramente di carattere culturale e non intende in alcun modo incitare alla violenza verbale o, peggio ancora, fisica da cui prendiamo decisamente le distanze. Pertanto provvederemo ad un comunicato stampa congiunto col quale prendiamo le distanze dai risvolti che la discussione ha assunto, certamente nati da una nostra intenzione non bellicosa che però ci rendiamo conto stia correndo il rischio di essere strumentalizzata.
Lo scritto dal titolo “Noi non siamo napoletani” a firma di Vincenzo Ricchiuti pubblicato su tuttojuve.com e su ilnapolista.it non sviscera alcun dibattito culturale ma risulta ai lettori uno sconclusionato e arruffato moto di reazione metaforicamente paragonabile a quello di un bambino permaloso a cui hanno minacciato di togliere un giocattolo da mano, ovvero la propria passione juventina in mezzo a tanta Napoletanità.  È un urlo infantile, una vocale stridente strillata ad alta voce che non dice niente. Nessuno vuol togliere nulla a nessuno. Chi è juventino, milanista o interista a Napoli e al sud lo resti pure, se crede.
Quanto letto è un’offesa gratuita e delirante a Napoli e ai Napoletani che però non offende perché non offre alcuno spunto di riflessione ed eventualmente di condivisione.
Lasciando stare l’incomprensibilità di alcuni passaggi, ci accorgiamo che la discussione è subito deviata dal confronto culturale e spostata sull’insulto.
Mancano evidentemente delle strutture a chi chiama i Borbone “Borboni”; erano uno per volta, non una moltitudine di gente da denigrare. Mancano delle conoscenze a chi non sa che Garibaldi entrò a Napoli indisturbato per protezione della mediocre camorra a cui si appellò e che da allora fu sdoganata, diventando potere perché senza di essa forse non sarebbe uscito integro dalla città.
Ma è inutile dipanare la discussione storica di fronte all’offesa alla Napoli che troppe ne riceve e ne ha ricevute, fino al cedere all’eduardiano “è cosa’e niente” che tanto male ci ha fatto nel nostro modo di vivere. Noi non vogliamo lo scontro ma il confronto, e neanche ci abbandoniamo a dire “è cosa ‘e niente”. Noi “simmo Napulitane” e, come canta Eddy Napoli in una sua bellissima canzone, siamo “gente ca tene na storia”; e non ci stiamo più a vederla sotterrata sotto l’immondizia che ci sommerge, e chissà perché.
Abbiamo letto offesa per reazione alla cultura di cui disponiamo, ai fatti della storia vera, non quella scritta, che ci danno ragione anche se ci hanno resi purtroppo colonia di un nord dominante anche nel calcio, e non è certo un caso. Abbiamo cercato il confronto coi nostri concittadini di fede calcistica diversa passando per la storia che è comune a tutti, e siamo passati per fomentatori. E che c’entra il calcio, ci direte; ma forse non ci si è resi conto che la storia (dei vincitori) è reclamizzata attraverso il calcio. Noi siamo scesi in campo usando la stessa strategia, perché non vogliamo perdere ancora. E quel tricolore che la Juve si è stampato sulle maglie proprio nell’anno delle celebrazioni dei 150 anni della nazione non appartiene solo a Torino ma anche e soprattutto a Napoli.
Noi abbiamo usato un punto di domanda e non abbiamo emanato sentenze. Tifate pure chi volete, è la vostra libertà di pensiero ed opinione che non si tocca perché sacra. Ma non scomponetevi offendendo se noi urliamo la nostra. Non ce l’abbiamo con voi e non vi offendiamo. Non ce l’abbiamo con Quagliarella, benedetto ragazzo, vittima e carnefice insieme di un equivoco lungo un anno.  A lui imputiamo le frasi infelici e l’irriverenza verso la gente dal dopo trasferimento, legittimo per un professionista sfiduciato, ad arrivare ad oggi. E Napoli ha tutto il diritto di fischiarlo per questo, così come fece con Paolo Rossi il 20 Ottobre 1979 quando 90.000 spettatori, e dico 90.000, riempirono il San Paolo solo per lo sfizio di contestare l’attaccante del Perugia che aveva rifiutato il Napoli con dei fischietti distribuiti all’esterno dello stadio. Napoli è così, e nel calcio non dimentica. Magari non dimenticasse anche quello che avviene fuori dallo stadio.
Le motivazioni che hanno spinto alla costruzione del soggetto video sono spiegate in calce allo stesso nella pagina youtube e sviscerate più profondamente sul mio blog (https://angeloxg1.wordpress.com/2011/01/02/opinioni-spaccate-riflessioni-sul-videoclip-ma-perche-sei-tifoso-della-juve-se-sei-di-napoli/) dove vengono analizzati i due fronti d’opinione che hanno spaccato il pubblico. E quando un prodotto divide è un prodotto che fa prendere posizione, e quindi che resta impresso. Questo era il risultato voluto, condiviso dalla band che ha ragionato nella stessa direzione. Si voleva arrivare a comunicare a quante più persone possibili un fatto storico che riguarda l’identità dei Napoletani. Farlo attraverso il calcio catalizzatore non è solo intelligente (scusate la presunzione) ma anche giusto perché è esso un fenomeno di costume che riguarda la storia d’Italia. E del resto, come detto, è la stessa Juventus di Torino, prima Capitale d’Italia, che ha impresso il tricolore sulle proprie maglie nell’anno dei festeggiamenti per il 150° anniversario dell’unità, avvenimento al quale è dedicata anche la Coppa Italia. Chi dice che il calcio va isolato dalla conoscenza storica del nostro paese fa un grave errore, quantomeno nel non saper riconoscere il grande volare propagandistico che esso ricopre. Un grande giornalista come Italo Cucci, sul ROMA, ha scritto che un Napoli scudettato nell’anno delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia darebbe molto fastidio ai potenti del nord. Noi ci siamo schierati dall’altra parte del fronte, per amore della nostra terra e della nostra identità. Ed è per questo che gridiamo forte “forza Napoli” e non “abbasso la Juve”.

Opinioni spaccate per il videoclip “Ma perchè sei tifoso della Juve se sei di Napoli?”

Opinioni spaccate per il videoclip “Ma perchè sei tifoso della Juve se sei di Napoli?”

Il video “Ma perchè sei tifoso della Juve se sei di Napoli” ha spaccato l’opinione come mai accaduto per le mie realizzazioni calcistiche che pure hanno sempre contenuto input che vanno oltre la mera questione sportiva. L’utilizzo di una tematica storica cruenta ha creato due fronti, quello del “mi piace tanto” e quello del “non condivido”.
Diciamolo subito, il video è tra i più visti in Italia su Youtube e l’1 Gennaio è stato addirittura il più visto in assoluto. Dopo tre giorni di pubblicazione ha superato le 100.000 visite e i commenti sono dei più vari.
Molti gli insulti in privato da parte di juventini, soprattutto del sud, e questo significa che il video rappresenta una “minaccia”. Di contro c’è un fiume di persone che mi ringraziano per aver diffuso con questo prodotto una verità poco conosciuta. Starà a chi è curioso scavare e conoscere.
Il video non incita ad alcuna violenza ma fa cultura, e solo i meno pronti non l’hanno compreso. Nel coro dei “no” si leva la domanda “ma che c’entra l’eccidio piemontese delle popolazioni meridionali col calcio?”. C’entra, perchè il calcio è fenomeno di costume del nostro paese, e il costume è un aspetto della società, e la società è figlia della storia.
È vero che il calcio è un divertimento, e molta gente vuole limitarsi a seguirlo per donarsi distrazione, ma è anche vero che è termometro dell’appartenenza delle varie comunità. Questo discorso è spesso estremizzato, e allora li nasce l’odio e la violenza negli stadi da cui prendo le distanze (il calcio è un bellissimo gioco), ma è anche innegabile che un sentimento radicato verso una determinata squadra non si limita solo ad una scelta di cuore che può scoccare da bambini perchè non prescinde dalla conoscenza della storia stessa del club prescelto e di tutto ciò che gli gravita attorno, processo di radicazione che si completa crescendo.
Nessuno vuole imporre delle scelte, ognuno è libero di tifare chi vuole, di scegliere a chi indirizzare i propri favori. Le scelte possono essere giuste o sbagliate ma non tocca a nessuno sindacarle se non a sè stessi. Il video offre degli spunti di riflessione che molti credono inappropriati ma che invece sono molto attinenti perchè riguardano un aspetto cruciale della vita della nazione che è si lontano 150 anni (di fatto pochi se consideriamo la giovane vita della nostra nazione e il fatto che allora c’erano i nostri bisnonni, non certo i nostri antenati prediluviani) ma che è ancora così attuale per le condizioni di disparità tuttora persistenti tra il nord e il sud del paese.
Qualcuno si è mai chiesto perchè Juve, Milan e Inter sono le società più blasonate? O perchè al nord sono finiti 98 scudetti e al sud solo 8, Roma compresa? Semplice, perchè il calcio, in quanto fenomeno di costume, rispecchia la realtà del paese, e la realtà del paese dice che c’è una profonda disparità economica tra nord e sud che prima del 1860 non c’era affatto. Chiediamoci allora se mai si sarebbe creata una simile disparità di risultati senza la differenza di sviluppo delle due aree del paese. Diciamolo chiaramente: no! Così come esiste una questione meridionale generata dai metodi con cui si è unito il paese, così esiste una questione meridionale nel calcio. E i bambini, si sa, sviluppano in loro il (falso) mito della squadra vincente. Le vittorie per le squadre del nord si sono ripetute e moltiplicate, e i più piccoli hanno finito per andare a traino, salire sul “carro dei vincitori”. Poi si cresce e ci si ritrova a metabolizzare, senza quindi ribellarsi, persino le offese che dai tifosi delle squadre per cui si tifa giungono ai napoletani e ai meridionali. Se non è questione sociale questa?!
Il video, come detto, offre degli spunti a quelli che ormai bambini non sono più e che possono “scavare” e riflettere, se non hanno la voglia. Innanzitutto la figura di Massimo Troisi, che è solo la punta dell’iceberg del tifo napoletano “vip”. Cerchiamo un Napoletano famoso per la sua Napoletanità che non tifi Napoli. Non c’è! Trosi, Sofia Loren, Massimo Ranieri, Pino Daniele, Tullio De Piscopo, Eduardo De Crescenzo, solo per citarne qualcuno. Non c’è nessuno dei “Very Important Neapolitans” che non parteggi per la squadra della propria città.
La questione “eccidio piemontese“, come già detto, è l’origine di una colonizzazione del meridione e di un’Italia giustamente unita ma in maniera sbagliata e con risultati catastrofici per il sud.
Sarà pure risultato un pugno nello stomaco dei più “delicati”, ma la volontà era precisa e me ne sono assunta tutta la responsabilità. Volevo arrivare a raccontare la verità, una delle tante verità sotterrate che riguardano la terra “Napolitana”. Potevo completare il video a consegnare la patata bollente alla band “L’Altroparlante” che l’ha condiviso appieno prima di editarlo, e invece l’ho firmato mettendoci la faccia. Con la presunzione che tutto questo possa rappresentare una piccola scintilla di cambiamento di mentalità da parte di una comunità Napoletana, e meridionale in generale, che è indotta per questioni sociali già elencate a fare delle scelte di cui non si rende conto, e di non metterle poi mai in discussione neanche in età in cui può farlo. E mi piace pensare, chissà, che qualche nuovo tifoso Napoletano si possa recuperare alla causa col tempo.
Infine, cosa c’entra Quagliarella con gli spunti di riflessione offerti? Nulla, proprio nulla. Difatti il video è diviso in tre tronconi: 1) Napoletanità 2) questione Quagliarella 3)invasione piemontese del sud.
L’aver trattato il tema Quagliarella è stata una precisa richiesta della band dal momento che il brano esisteva già e questa era una versione remix da lanciare proprio nell’imminenza di Napoli-Juventus, partita che dovrebbe segnare il ritorno dell’ex attaccante azzurro al San Paolo dopo il passaggio alla Juventus. È infatti previsto un video della versione originale priva dei riferimenti alle frasi di Quagliarella.

Circa l’attaccante juventino, va chiarito che nel video non è trattato come un traditore perchè ne io ne l’Altroparlante lo consideriamo tale e non ci saremmo mai sognati di far passare un messaggio culturale e storico associandolo ad un’opera di accanimento mediatico verso una persona che è un professionista. Non è il suo passaggio alla Juve nelle modalità che conosciamo che può etichettarlo traditore senza appello. A lui vengono imputate delle frasi inopportune, quelle evidenziate nella clip, che voleva evidentemente rivolgere alla dirigenza azzurra ma che, inevitabilmente, hanno offeso i tifosi azzurri ai quali non era stata data neanche una spiegazione o un saluto. La mancanza di rispetto verso la gente è la sua colpa, non altra. E per uno che comunica Napoletanità e Orgoglio, questo spunto, pur nella sua leggerezza, non può essere tralasciato.
Ringrazio per i tantissimi apprezzamenti che ricevo per l’operazione, moltissimi dei quali contenenti ringraziamento per aver convogliato l’attenzione calcistica verso una tematica che sembra distante nel tempo ma che invece non solo è attualissima ma è anche da portare alla luce. Un grazie anche a coloro i quali si sono chiesti “ma stavolta Forgione che ha fatto?”. L’aver creato dibattito è una cosa che, comunque, mi appaga. Ed è per questo che non sono necessarie giustificazioni.
Concludo infine ricordando a chi dice che i meridionalisti sono dei vittimisti, sempre pronti a piangere e accusare il nord, invece di guardarsi in casa. Chi fa un ragionamento del genere non sa che Forgione, oltre a fare i video sul Napoli, con V.A.N.T.O., è un attivista in città, per il cui decoro si batte anche con risultati attaccando l’amministrazione locale e i cittadini che non rispettano la città nella vita di tutti i giorni. Altro che vittimismo! Qui si fa attivismo all’interno e lotta identitaria all’esterno.

videoclip “MA PERCHÈ SEI TIFOSO DELLA JUVE SE SEI DI NAPOLI?” (remix)

videoclip “MA PERCHÈ SEI TIFOSO DELLA JUVE SE SEI DI NAPOLI?” (remix)

9 Gennaio 2010: Napoli vs Juventus.

Per i meridionalisti, questa è la “madre” di tutte le partite.
È nata per questo una collaborazione tra il sottoscritto, meridionalista attivo, e la band (meridionalista) “L’ALTROPARLANTE”, nel segno di una comunicazione sociale cha ha portato alla realizzazione di una versione remix del brano “Ma perchè sei tifoso della Juve se sei di Napoli?” sulla quale è stato ricamato un video dal profondo significato storico-sociale, nel segno del recupero della nostra identità cancellata.

Un lavoro che non va interpretato male.
Il calciatore Quagliarella chiamato in causa in coincidenza con l’imminente partita del 9 Gennaio, appuntamento sul quale nasce la versione remix del brano, non è “bollato” come un traditore perchè i motivi del suo addio a Napoli sono noti e non attribuibili solo a lui, ma non gli si perdonano certe frasi irrispettose nei confronti dei tifosi, pronunciate nella polemica con la sua ex-dirigenza azzurra.
La questione storica trattata, infine, NON VUOLE INCITARE ALLA VIOLENZA ma pretendere il rispetto delle verità nascoste che molti Napoletani ancora non conoscono.
Prossimamente sarà on-line un video del brano originale in cui sarà trattata solo l’aspetto storico.

Come ci si può sentire davvero Napoletani quando, da napoletani di nascita, si fa il tifo per la Juventus, piuttosto che per il Milan o l’Inter? Si potrebbe obiettare e dire che lo sport è altra cosa e non riguarda l’identità di un popolo… che è semplicemente una scelta di cuore e nulla più. Ma non è così, perchè lo spirito di appartenenza ad un popolo è legata alla conoscenza del proprio passato e della propria storia. E quella dei Napoletani ha incrociato in un determinato periodo storico quella dei piemontesi, con conseguenze disastrose. Fu proprio Torino nel 1860 a decretare l’inizio della questione meridionale e delle tante questioni ancora tanto attuali e irrisolte: razzismo, pregiudizi, impoverimento dell’apparato finanziario e industriale, emigrazione e degrado sociale. Tutto questo passando per la repressione del patriottismo meridionale, chiamato a spregio “brigantaggio”, durante il quale furono fucilati, se non bruciati vivi nel sonno, circa un milione di uomini del sud che non accettarono l’invasione delle proprie terre.
“La storia insegna che i popoli non imparano nulla dalla storia”. È questo l’ncipit del video che stimola la curiosità e apre alle risposte che il video fornisce col suo dipanarsi. La traccia musicale è preceduta dalla voce di un vero Napoletano, Massimo Troisi, che dice con convinzione “io faccio il tifo per il Napoli”. Un tipico sorriso del grande e compianto attore avvia a degli scorci aerei di una bellissima Napoli, antica Capitale del Regno indipendente, intervallate da immagini di tifosi allo stadio San Paolo. Città simbolo del Sud invaso che è oggi invece grandissimo serbatoio di supporters delle squadre del nord, Juventus in primis.
Emblema di questo contrasto è il calciatore Fabio Quagliarella, notoriamente tifoso del Napoli, passato alla Juventus dopo aver vestito la maglia del cuore. Non è il cambio di casacca che è giudicabile per un professionista libero di fare le proprie scelte, ma la mancanza di rispetto per il suo popolo concretizzatasi con frasi irriverenti nei contenuti sin dal suo primo giorno juventino. Frasi proferite per contrasto con la sua vecchia dirigenza azzurra ma quanto mai irritanti nei confronti della gente di Napoli. Il vero “tradimento” è verbale, e attraverso questo è sottolineata la differenza tra l’attore, vero Napoletano simbolo della Napoletanità, e il giocatore napoletano neanche nelle parole.
“La storia insegna che i popoli non imparano nulla dalla storia”, dunque. È attraverso le figure di Vittorio Emanuele II e del Conte Cavour che si apre il discorso storico; i cospiratori del meridione, saccheggiatori delle finanze delle antiche Due Sicilie. Del re piemontese è la firma al decreto di fucilazione dei popoli meridionali in dieci anni di repressione e assoggettamento di una terra del sud messa a ferro e fuoco dai Reali Carabinieri e Bersaglieri, truppe piemontesi poi “imposte” all’Italia unita. Una nazione, una bandiera. La stessa che, guarda caso, campeggia sulle maglie di riserva della torinese Juventus, guarda caso squadra per cui fanno il tifo i discendenti di casa Savoia, dittatori di Napoli e del Sud.
Ecco qual è la colpa di un napoletano che tifa Juve, Milan o Inter. Così come quella di tutti i meridionali che fanno altrettanto. Gente che se mette piede al nord patisce offese dalla gente che sostiene. Può mai essere solo una questione sportiva?

Angelo Forgione ospite di Raffaele Auriemma a “TIFOSI, quelli che parlano”

Angelo Forgione ospite di Raffaele Auriemma a “TIFOSI, quelli che parlano”

Alla trasmissione “TIFOSI, quelli che parlano” condotta da Raffaele Auriemma su Telenapoli C34, Angelo Forgione parla del sorteggio di Europa League che vede il Napoli accoppiato al Villarreal e chiede a Cannavaro di rappresentare in campo i Napoletani.


Un video-augurio da Angelo Forgione ai Napoletani, quelli veri.

Un video-augurio da Angelo Forgione ai Napoletani, quelli veri.

Sulle significative note vocali del mio grande e stimatissimo amico Eddy NAPOLI (non a caso), un augurio NAPOLETANO alla mia maniera.

Napoli vive un momento critico, forse il peggiore di sempre, e c’è bisogno più che mai dell’impegno di tutti.
Con V.A.N.T.O. “qualcosa” si è fatto ma molto di più si deve fare. Nel video-augurio c’è riferimento ad un anno pieno di battaglie, alcune vinte e alcune perse, ma sempre portate avanti con Napoli nel cuore. Tante lotte per il decoro sostenute nell’ambito cittadino e a molte altre per la dignità e il rispetto della nostra identità portate avanti “fuori le mura” anche insieme ai cari amici colleghi del Parlamento del Sud.
Grazie a chi mi ha sostenuto, alle associazioni che hanno lottato con me e a quei media che mi hanno dato voce.
Con l’auspicio che tutti insieme si porti la nostra fierezza e la nostra passione per Napoli anche fuori del San Paolo, l’unico posto dove riusciamo a dimostrare di essere compatti e fieri di amare la nostra “Napoli”, auguro un sereno Natale e un 2011 più “azzurro e Napoletano” che mai… soprattutto senza chi ha devastato l’anima di questa città lasciandola alla deriva in questi ultimi anni di malgoverno a Palazzo San Giacomo e non solo.

Buone feste ai semplici cittadini, ai tifosi del Napoli, a chiunque ami Napoli non solo a parole, a chi non è di Napoli affinchè impari a giudicarla senza prevenzione.

Angelo Forgione

Tu sì “NA” cosa grande

TU SI’ “NA” COSA GRANDE / Napoli-Palermo 1-0

Da buon “cantore” delle gesta del Napoli, non potevo non dedicare un piccolo “componimento” all’esplosione del San Paolo giunta al culmine del derby delle Due Sicilie contro il Palermo.

Il cronometro di Mazzarri colpisce ancora. Napoli infinito che all’ultimo assalto innesca con Maggio il boato del San Paolo nel derby delle Due Sicilie contro il Palermo. E tutto trema.

Angelo Forgione

guarda il videoclip

Angelo Forgione e Raffaele Auriemma parlano del “Si Gonfia la Rete XG1 Remix 2011”

Angelo Forgione e Raffaele Auriemma anallizzano il fenomeno “Si Gonfia la Rete XG1 Remix 2011”.

Da Liverpool a Cagliari, ecco perché tanto livore per Napoli

Da Liverpool a Cagliari, perché tanto livore per Napoli

di Angelo Forgione

Il periodo è quello che è: Napoli ricoperta di rifiuti e sbattuta nelle prime pagine di giornali e telegiornali di tutto il mondo. Quale migliore occasione per alimentare i luoghi comuni e l’avversione ai Napoletani ormai dilagante? Un fenomeno che ha assunto dimensioni inaccetabili che legittimano l’analisi di un vero e proprio razzismo non più solo leghista. Non è vittimismo se a Liverpool sono stati esposti striscioni offensivi in lingua italiana, dettati dagli ultras dell’Inter: “usate acqua e sapone”, “Napoli merda”, “Ciao Napoli” con annessa l’immagine di un bidone della spazzatura. Lo stesso Liverpool Football Club ha confermato che gli striscioni lesivi della dignità del popolo napoletano esposti ad “Anfield Road” sono frutto di una becera collaborazione tra ultras del Liverpool e dell’Inter. Un “gemellaggio” coltivato due settimane prima, ancor prima degli scontri di Napoli, in occasione della partita Inter-Tottenham di Champions League.

Ci dicevano che gli stadi inglesi erano civili e sicuri, e che il modello “british” andrebbe importato anche in Italia. Ma siamo sicuri che sia tutto oro ciò che luccica? Gli inglesi l’avevano promessa ai Napoletani dopo gli spiacevoli e vergognosi incidenti dell’andata ed è normale che violenza generi violenza nel mondo perverso del tifo. Ma avevamo tutti in testa la favola della sicurezza degli stadi inglesi, delle dure leggi applicate, della tolleranza zero, tutto ciò che in Italia non esiste. Eravamo pronti ad una lezione di civiltà e invece ci siamo risvegliati sotto le macerie del crollo del modello inglese.

Ciò a cui si è assistito è stata una vera e propria caccia all’uomo nei confronti dei Napoletani di cui ne hanno fatto le spese anche personaggi che col tifo niente hanno a che vedere, come ad esempio l’ex giocatore del Napoli Bruno Giordano, il giornalista di Sky Manuel Parlato e l’ex presidente del Napoli calcio a 5 Marcello Gentile. Alla fine sono stati 6 i tifosi inglesi arrestati ma, il giorno dopo, di tutto questo, ne hanno parlato solo gli organi di informazione napoletani mentre quelli nazionali si erano affrettati ad evidenziare gli scontri dell’andata con titoli pesanti del tipo “vergogna Napoli” che di certo hanno fomentato la reazione inglese al ritorno.

È il mondo degli ultras che tutto esaspera e ogni contrasto esacerba. Non varrebbe neanche la pena parlarne se non fosse per il diverso trattamento mediatico che la stessa stampa italiana ha riservato agli scontri dell’andata e del ritorno. Razzismo d’esportazione che nessuno ha evidenziato, ma non c’è da stupirsi perché evidenziare che un fenomeno del genere si sia allungato oltre i confini significherebbe ammettere che l’ostracismo contro i Napoletani nei nostri stadi, e non solo, esiste. E invece si condannano giustamente i “buuu” contro i neri ma non le esortazioni al Vesuvio che una domenica si e una no, in concomitanza con le trasferte del Napoli, si ascoltano un po’ dappertutto. Il razzismo verso i neri è catalogato come tale, quello contro i Napoletani è invece “legalizzato”.

Un fenomeno pluridecennale che però potrebbe finire in un amen, grazie alle nuove regole che attribuiscono agli arbitri il potere di sospendere le partite per cori razzisti. Così come avvenuto a Cagliari, quando qualche settimana fa fu sospesa Cagliari-Inter per razzismo nei confronti di Eto’o. In caso di pesanti manifestazioni contro la comunità Napoletana può essere richiesta la sospensione delle partite. Una responsabilità che tocca al Capitano del Napoli, nella fattispecie Paolo Cannavaro, peraltro Napoletano, che ha un “arma” da sfruttare per difendere l’onorabilità della sua gente e far cessare una volta per tutte questa vergognosa “insultanapolimania”.

Si è alla vigilia di Cagliari-Napoli, banco di prova significativo in questo senso. Il Sant’Elia è ormai da troppo tempo uno dei campi più infuocati per il Napoli e per i Napoletani. Ormai Cagliari-Napoli è diventata partita “ad alto rischio” per il Comitato di analisi per la sicurezza delle manifestazioni sportive. Cagliari si infiamma quando arriva il Napoli; lo sa bene il suo presidente Cellino che già in passato è stato colto dalle telecamere mentre inveiva contro i Napoletani. Lo sa bene anche l’allenatore sardo Bisoli che ha chiesto i tre punti da regalare ai tifosi che riempiranno il Sant’Elia come ogni volta in cui è di scena la squadra partenopea. Il sito del Cagliari calcio comunica che i biglietti sono in esaurimento e si prevede il “sold out”. Dunque Cagliari-Napoli si preannuncia come una partita ancora una volta diversa dalle altre, con un Sant’Elia infuocato a sostegno dei rossoblù. La stampa cagliaritana parla di un match che ormai vale quasi come un derby tra le uniche due squadre meridionali ad aver vinto lo scudetto, ma i motivi di tanta attesa sono ben altri.
Il match dello scorso anno fu infernale, tra cori contro i Napoletani e atteggiamenti anti-sportivi che portarono ad una reazione scomposta di Lavezzi nei confronti dell’allora mister cagliaritano Allegri. Ma come nasce tutto questo livore sardo nei confronti dei partenopei che ne subiscono le tensioni?

Il pomo della discordia fu Daniel Fonseca, passato dal Cagliari al Napoli nel 1992. Tornò in Sardegna da ex e fu ricoperto di fischi. Il nervosismo lo tradì, si fece espellere e il rapporto coi suoi ex tifosi si ruppe irrimediabilmente. Nel campionato successivo realizzò una doppietta che consentì al Napoli di espugnare il Sant’Elia e i rapporti peggiorarono ancora di più perchè Fonseca, che non aveva dimenticato, si consentì la rivincita indirizzando il “gestaccio dell’ombrello” alla curva cagliaritana. I supporters azzurri presero le difese del loro beniamino e a fine partita gli ultras sardi li attesero per aggredirli mentre si dirigevano al porto. Da quella volta, ogni ritorno del Napoli a Cagliari era una chiamata alle ostilità fatta di cori razzisti e offese. Fino al Giugno del 1997 quando proprio Napoli fu designata come sede neutra per lo spareggio salvezza tra Cagliari e Piacenza. I tifosi azzurri presero la palla al balzo parteggiando per il Piacenza. Ne seguirono scontri, tafferugli e retrocessione sul campo del Cagliari in serie B, i cui sostenitori giurarono odio eterno ai Napoletani, presidente Cellino compreso.

Storie di ordinaria stupidità. Sarebbe anche ora di finirla.

Appello a Paolo Cannavaro

il gestaccio di Fonseca nel 1993

lo spareggio Piacenza-Cagliari a Napoli nel 1997

leggi su napoli.com

COMUNICATO STAMPA – Cori razzisti a Brescia

COMUNICATO STAMPA – Cori razzisti a Brescia

Dopo la sospensione della gara Cagliari-Inter per cori razzisti all’indirizzo di Eto’o, avevamo invitato il capitano del Napoli Paolo Cannavaro a segnalare da quel momento ai direttori di gara gli eventuali cori o striscioni anti-napoletani al fine di pretendere, come da regolamento, la sospensione della gara in corso.

A Brescia, il 31 Ottobre, durante l’incontro Brescia-Napoli, alla presenza del rampollo leghista Renzo Bossi, si è verificato quanto prevedibile alla luce della crisi rifiuti in campania. Passi il poco fantasioso “avete solo i rifiuti”, ma i “buuu” razzisti all’indirizzo di Juan Camilo Zuniga non hanno valore inferiore a quelli per Eto’o. La dignità dei due calciatori è pari nonostante il differente ingaggio e il diverso “peso” delle squadre di appartenenza.

Un’occasione persa per il capitano del Napoli, certamente concentrato sullo svolgimento agonistico della partita, al quale però reiteriamo la richiesta di pretendere quanto dovuto in caso di cori più pesanti nei confronti della sua comunità e in situazioni come quella che hanno visto vittima il suo compagno di colore colombiano. Le regole ci sono!
Chiediamo a Paolo Cannavaro di dimostrare quanto vale non solo come calciatore e di dimostrarsi degno Capitano di una squadra che porta il nome di Napoli.

Angelo Forgione
Movimento V.A.N.T.O. (Valorizzazione Autentica Napoletanità a Tutela dell’Orgoglio)

Responsabile per la città di Napoli del Parlamento delle Due Sicilie