Finale Coppa Italia: è “napolidi” contro apolidi

Finale Coppa Italia: è “napolidi” contro apolidi

Intervista esclusiva ad areanapoli.it di Francesco Manno

Il fondatore del movimento V.A.N.T.O. Angelo Forgione ha rilasciato alcune dichiarazioni in esclusiva ai microfoni di AreaNapoli.it. Ecco tutti i passaggi dell’intervista.

Il Napoli batte il Siena e in finale troverà la Juventus. Una sfida che va anche oltre il calcio.

“Noto con curiosità che quando si parla di Napoli-Juventus vengo in mente a più d’uno. Si, Napoli-Juventus non è solo una partita di calcio ma è il confronto tra due popoli diversi. È il “napolide” contro l’apolide. È la marea dell’orgoglio e dell’identità dei napoletani che remano tutti da una parte, purtroppo solo nel calcio, contro la marea senza identità dei tanti italiani, non torinesi, che amano la squadra di Torino. Per i napoletani consapevoli della storia della propria città, poi, questa non è una partita normale ma una rivincita sportiva. L’importante però è non esasperare mai le cose e restare nell’ambito di una corretta rivalità”.

La finale si giocherà a Roma. Temi problemi di ordine pubblico?

“Confido nelle misure di sicurezza delle forze dell’ordine. È una partita a rischio, inutile negarlo, e proprio per questo andrà preparata bene dalla prefettura di Roma”.

Tu sei un meridionalista convinto. Ma perchè, girando gli stadi italiani, l’acredine maggiore verso il popolo partenopeo viene proprio da squadre e tifosi del Sud Italia?

“Quello italiano è un popolo campanilista e conflittuale da sempre. E, cosa ben peggiore, è anche un popolo che non conosce se stesso. A molta gente non interessa migliorarsi conoscendo se stessi e il calcio, che potrebbe essere solo il bellissimo sport di massa che è, diventa motivo di becera affermazione sugli altri. Tutti contro tutti, e specialmente contro il vicino. La verità è che bisognerebbe tifare sempre e solo per la propria squadra e non, come in Italia, contro l’avversario. Non è una questione di Nord contro Sud, o di Sud contro Sud e Nord contro Nord. La verità è che siamo uomini minuscoli. Vanno bene le rivalità e le appartenenze ma l’odio che spesso si urla negli stadi è solo la scintilla di altro odio”.

Quanto i successi della squadra possano contribuire a rilanciare l’immagine della città e quanto può essere utile ai napoletani stessi per sentirsi più fieri della propria napoletaneità?

“I successi della squadra del Napoli aiutano in termini d’immagine della città di Napoli. Le immagini dei calciatori del Chelsea e del Bayern in giro per il lungomare sono comunque uno spot internazionale. I complimenti della stampa internazionale dopo le serate di Champions sono certamente meglio dei fiumi di parole scritte sulla monnezza. E se i bambini baciano e abbracciano Lavezzi e Gargano mentre lo stadio urla “the champion” sono i napoletani a fare bella figura. La napoletanità però è ben altra cosa, è un sentimento identitario che va ben oltre il calcio. I napoletani devono uscire dal calciocentrismo per vincere anche fuori dal San Paolo ma così non è. Continuo a riprendere quotidianamente giovani e anziani che buttano cartacce per terra. A me queste “piccole” violenze fanno male dentro, ma chi le commette magari va allo stadio e urla Forza Napoli”.

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Napoli-Juventus, la finale perfetta per la Coppa Italia

Napoli-Juventus, la finale perfetta per la Coppa Italia

tutti a Roma con la bandiera delle Due Sicilie

Tim Cup o Coppa Italia che dir si voglia, la finale sarà Napoli-Juventus. Sarebbe stato l’epilogo più giusto per la scorsa edizione, quella in cui la Coppa era denominata “dell’unità d’Italia” e l’onore di rappresentare Nord e Sud spettò a Inter e Palermo. Ma anche quest’anno il confronto calcistico tra le ex capitali Napoli e Torino nella capitale Roma calza a pennello, non fosse altro che per gli spot dello sponsor: camicie rosse contro soldati borbonici… Garibaldi a duello contro due maldestri napolitani, per giunta con il cellulare in una mano.
Appuntamento al 20 Maggio per vincere un tricolore. Noialtri, come il 29 Novembre scorso, con la bandiera del nostro antico Regno!

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Napoli asfissiante, così i calciatori fuggono!

Napoli asfissiante, così i campioni fuggono!

lasciare gli azzurri in pace per strada è indice di civiltà

È un problema che viene da lontano quello del fanatismo verso i calciatori del Napoli. Ciò che gli viene dato in termini di calore e seguito si trasforma in un boomerang nella vita privata. Maradona chiese a Ferlaino di lasciarlo andare a Marsiglia anche perchè non ce la faceva più a dover vivere di notte, lui che non sarebbe mai andato a giocare in nessun’altra città italiana. Ora sono gli attuali alfieri azzurri a lanciare messaggi di intolleranza all’eccessivo calore della piazza. Non possono mettere piede in città che scatta il delirio ingiustificato, il fanatismo più degradante, quella mancanza di rispetto per la privacy che è diritto di ognuno, quella ressa condita da grida che rende impossibile vivere Napoli in santa pace con le proprie famiglie.
Lavezzi ha detto in prima persona e per bocca del suo agente che a Napoli vive male e che quando il figlio lo raggiunge dall’Argentina non può neanche portarlo al parco a causa dell’assalto della gente. «Napoli è molto bella, ma per noi calciatori è difficile visitarla a fondo. Sono stato una sola volta al Castel dell’Ovo, per la presentazione di un motorino. E nemmeno sono stato a Pompei. Vorrei un giorno, uno solo, di normalità. Mi basterebbe. Vorrei uscire per una volta come una persona qualunque, prendere un caffè, fare una passeggiata con la mia donna, portare mio figlio al cinema senza bisogno di camuffarmi, nascondermi e scappare».
Gli fa eco Cavani che sogna di godersi la città senza l’affetto esagerato dei tifosi. «È molto difficile fare una vita normale. I napoletani vivono di calcio e il nostro lavoro non ci permette di fare molte attività specie in questo momento dove, grazie a Dio, le cose stanno andando bene. Uscire di casa è difficile, la gente mi ferma continuamente e non riesco a stare con Maria Soledad e Bautista». E perciò “el Matador” va a cercare altrove quello che fatica a trovare a Napoli.
Anche Gargano mostra la sua insofferenza: «Napoli è una città bellissima ma non possiamo uscire di casa e vederla, la passione dei tifosi ci impedisce di poter andare in giro per la città. Io voglio vivere solo in pace con la mia famiglia, qui a CastelVolturno posso farlo e mia moglie può passeggiare senza problemi». Il DG Fassone ha commentato da esterno questo fenomeno:  «È una città difficile da gestire, ma anche entusiasmante per come ti accompagna. La passione del tifoso napoletano è talmente travolgente che vanno prese le misure necessarie per lavorare tranquilli».
Malcostume, inciviltà e autolesionismo, di questo si tratta, e va detto. I calciatori sono uomini come tutti, felicissimi di ricevere giubilo e cori allo stadio ma infastiditi e impauriti dal contatto di massa. E hanno tutto il diritto di visitare e godersi Napoli, città che gli offre bellezze uniche ed è invece gabbia dorata. Certo è che fama e danaro potrebbero giustificare il fanatismo e qualche fastidio da sopportare, ma il problema non è dei calciatori bensì di chi li asfissia che non si accorge di quanto assottigli la propria dignità. Basterebbe la misura, un semplice saluto o un complimento senza arrivare al contatto invasivo e di massa. Dunque, non è che sia il caso di fare gli avvocati difensori dei già privilegiati calciatori e sia ben chiaro che se il fenomeno si limitasse sarebbe nell’interesse esclusivo dell’immagine dei napoletani.
È bene che tutti lo capiscano, e che siti e i quotidiani che si occupano del Napoli si facciano promotori di una sensibilizzazione in tal senso, perchè anche questo è progresso sociale per la nostra città.

Grazie Napoli… con la gioia negli occhi

Grazie Napoli… con la gioia negli occhi

Niente rimpianti, la piazza ha vinto!

Angelo Forgione – Finisce l’avventura europea. Bella e avvincente finchè è durata, ma il viaggio del Napoli continua pur senza uscire dai confini nazionali per poi ripresentarsi alla dogana l’anno venturo. Grande compostezza accompagna il saluto alla massima competizione continentale, ed è vittoria già questa pur senza alzare trofei. Il popolo napoletano conosce storicamente il sapore amaro della sconfitta e sa smaltirlo meglio di chiunque; un popolo fortunato, senza rendersene conto appieno, di “avere” Napoli ma che paga dazio per contrappasso e pertanto al di qua del fronte dei vincitori ma sovente capace di guadagnarsi la sua vittoria: la dignità. Il napoletano sa vivere e ogni battaglia persa l’ha visto abdicare con onore, uscire tra due ali di folla plaudente, ricevere il saluto e l’onore delle armi. È stato così anche a Londra, dove una comunità intera si era riversata anche col pensiero per sostenere la squadra della città, la sua Nazionale. La squadra ci ha messo del suo nel bene e nel male, lottando con le armi a disposizione ma pagando d’inesperienza che invece non è mancata all’avversario. E alla fine a fare la differenza è stata proprio l’esperienza, checché ne dica Aurelio, senza però dimenticare il provvidenziale salvataggio di Ashley Cole sulla linea di porta nella gara d’andata, quando l’incolpevole (per carità!) Cristian Maggio ebbe la sfortuna di tirare in direzione dell’unica zolla occupata nei sette metri e trentadue che separavano i due pali. Il Chelsea rimase in vita, intubato e portato d’urgenza in sala rianimazione da Roman Abramovic per essere ossigenato da Roberto Di Matteo. E i “blues” sono tornati a nuova vita proprio quando ad un passo dal baratro. Sinistri i segnali, a cominciare dai tre palloni spediti in rete dalla fronte di Larrivey alla vigilia per finire con lo stesso Di Matteo che al primo goal stava per ruzzolare col sedere per terra, come il suo Chelsea, ritrovando però miracolosamente l’equilibrio necessario per restare in piedi, come il suo Chelsea.
Finisce l’avventura europea e restano nei nostri occhi le splendide serate europee al “San Paolo” e in giro per il continente, dove gli azzurri hanno portato il nome di Napoli alla ribalta. E alla ribalta c’è andato anche il Sud perchè la Champions League moderna non aveva mai ospitato una squadra del Mezzogiorno d’Italia, l’area più depressa e meno competitiva d’Europa. Eppure una squadra di calcio del territorio senza ricchezza prodotta sta dimostrando che anche nel deserto industriale si può fare impresa e marketing senza spese folli e tenendo d’occhio i bilanci. Restano le posizioni scalate nei vari ranking, primi fra tutti quello UEFA e quello dei club più ricchi. Restano i fiumi di parole scritte e dette da mezzo mondo per elogiare una squadra che ha dato spettacolo dando il suo contributo per rendere più affascinante la competizione. Resta soprattutto l’immagine di Napoli che esce rafforzata dal primo urlo collettivo sulle note dell’inno della Champions League dall’ideazione della competizione, un “made in Naples esportato anche a Londra come nella tradizione storica della Napoli globalizzatrice e non globalizzata. Rafforzata anche dagli scorci gioiosi del “San Paolo”, dalle coreografie delle curve, dai bambini che abbracciano e baciano Gargano e Lavezzi, essi stessi sorridenti e stupiti dall’incredibile “ruggito”, dalle passeggiate dei calciatori avversarsari in riva al golfo più bello del mondo… altro che Europa!
Finisce l’avventura europea ma non il percorso. La stagione è ancora nel pieno nonostante le cassandre di un mese fa ormai afone. Un terzo posto con domanda di rinnovo passaporto per la grande Europa è nel mirino, per tornare a stupire l’Europa ben lieta di riaccogliere lo spettacolo Napoli. Una finale di Coppa Italia è li ad un passo, magari da vincere per ribaltare il concetto dei dignitosi ma sconfitti. Un progetto sportivo è vivo e in piena salute, respirando senza affanni anche negli intoppi e nei momenti di pessimismo di una piazza mai equilibrata.
Un grosso grazie al Napoli, e che il viaggio continui sospinto da tutti. Nella consapevolezza che l’Europa ha riscoperto il Napoli ormai graditissimo ospite, non più unicamente la squadra di Maradona ma la squadra di un intero popolo. Applausi!

Premio Fair-Play “Fortunato” a De Sanctis e Pisacane

Premio Fair-Play “Fortunato” a De Sanctis e Pisacane

la consacrazione di due esempi “difesi” da V.A.N.T.O.

Si è svolto Lunedì 27 Febbraio a Roma, presso la Sala della Protomoteca del Campidoglio, il IV premio “Andrea Fortunato” – Lo sport è vita, organizzato dall’Associazione Sportiva Fioravante Polito Onlus di S.Maria di Castellabate (Sa), promotrice della Biblioteca e del Museo del calcio Andrea Fortunato.
È stata l’occasione per premiare tra gli altri i calciatori Morgan De Sanctis e Fabio Pisacane con dei riconoscimenti per il Fair Play dimostrato. Candido Fortunato, fratello dello sfortunato calciatore Andrea ed organizzatore della kermesse, ha detto che: «era giusto premiare Pisacane, perché è stato il primo ad avviare questa nuova opera di ‘pulizia’ del calcio, essendo stato il primo a denunciare la corruzione. Morgan, oltre ad essere un campione dello Sport, lo è anche nella vita, come dimostrano tutti i suoi gesti di solidarietà. Nella vita ha un carattere schivo e poco avvezzo a pubblicizzarsi davanti alle telecamere, ma è veramente una bella persona».
Due esempi: un calciatore napoletano, primo vero sabotatore del calcioscommesse snobbato come non altri, e un altro del Napoli ferocemente infangato insieme a tutto l’ambiente partenopeo da sospetti privi di fondamento.

A sostenerli dalla prima ora V.A.N.T.O. c’era. E ora si rallegra con piena soddisfazione per aver sensibilizzato su Pisacane nell’ambito delle offese bergamasche e per aver sostenuto De Sanctis dando qualche noia a Juventus e Cesena (caso Rodriguez).

Il mistero Fabrizia Argentieri su Radio Marte

Il mistero Fabrizia Argentieri su Radio Marte

“La Radiazza” riparte simpaticamente in contropiede. È goal?

“Fabrizio Dell’Orefice, sei tu?”. “Si sono io, chi è?”. “Radio Marte, da Napoli”. “Guardi, non posso parlare ora”. “Dica la verità, è lei Fabrizia Argentieri? Ha avuto un momento di bisessualità? Non c’è nulla di male”. “No, guardi, non sono io”. “Ci sentiamo dopo per fare due chiacchiere?”. “No, non voglio parlare con nessuno…”.
Questa il simpatico botta e risposta tra Gianni Simioli e Fabrizio Dell’Orefice, giornalista de “Il Tempo”, durante la “Radiazza” in onda su “Radio Marte” dove, insieme ad Angelo Forgione, si è cercato con ironia di svelare l’identità di Fabrizia Argentieri, la firmataria dell’articolo su Napoli-Chelsea che tanti risentimenti ha generato.
Un dubbio nato dalle dichiarazioni del giornalista alla trasmissione “Radio Goal” su Radio Kiss Kiss in difesa della fantomatica collega (che l’Ordine dei Giornalisti ci comunica non risultare iscritta all’albo). Che ha preso corpo con l’atteggiamento di Dell’Orefice nei confronti di Simioli il quale ha negato di essere la Argentieri facendo perdere le sue tracce… come un fantasma. E ci risiamo.

Il popolo di straccioni sulle tracce di uno pseudonimo?

Il popolo di straccioni sulle tracce di uno pseudonimo?

e se Fabrizia Argentieri fosse Fabrizio Dell’Orefice?

Angelo Forgione – Ennesima bufera scatenata dall’ormai famoso articolo de “Il Tempo” che ha commentato la vittoria del Napoli sul Chelsea sbattendo in faccia ai lettori la frase “un popolo di straccioni”. Credo che lo scritto non avesse intenti offensivi ma fosse semplicemente poco chiaro nelle premesse e schiacciato da un giornalismo ad effetto che ha avuto il solo risultato di offendere un’intera comunità senza volerlo. Ed è scattata la levata di scudi generale con una protesta partita da più fronti che ha colpito la redazione del giornale romano, a testimonianza di un ritrovato spirito di reazione del popolo napoletano (da trasformare in forza positiva e fattiva per il territorio). La firma è quella di Fabrizia Argentieri ma della giornalista, o presunta tale, non c’è traccia, nessuno riesce a trovare o segnalare le coordinate per rintracciarla. Tutti ne parlano, tutti vorrebbero dirle qualcosa, ma sembra essere irreperibile, svanita nel nulla. Neanche a cercarla sul sito del quotidiano si riesce a cavare il ragno dal buco; riempi il campo di ricerca col suo nome e cognome e appare solo l’articolo di rettifica a firma di Giuseppe Sanzotta. Sostanzialmente sembra che la Argentieri non abbia mai scritto per il quotidiano del Direttore Sechi prima d’ora.
Sembra plausibile allora che non esista e che il nome sia uno pseudonimo. E allora chi si nasconderebbe dietro Fabrizia Argentieri? E perchè avrebbe scritto celandosi sotto mentite spoglie? Una luce si è accesa con le dichiarazioni ai microfoni di “Radio Goal” su Radio “Kiss Kiss Napoli” del giornalista de “Il Tempo” Fabrizio Dell’Orefice il quale è intervenuto in difesa convinta della fantomatica collega. «Io le avrei fatto i complimenti perché con il termine ‘straccioni’ ho pensato si sia riferita all’evento storico della vittoria delle truppe francesi, definite ‘straccioni’,  che riuscirono a sconfiggere l’esercito tedesco, paragonandoli così alla squadra napoletana che, con mezzi inferiori, è riuscita a battere una società stramilionaria che può comprare qualunque giocatore. Mi è sembrata un’autentica celebrazione del Napoli e di Napoli. Gli articoli vanno letti nella loro totalità e non estrapolando una sola frase. Mi dispiace che si consideri il Tempo un giornale anti-napoletano, anzi, vedo tanti romani che sono entusiasmati dal Napoli, è una squadra che fa molta simpatia, cominciano a seguirlo con interesse».
Fabrizio dell’Orefice si occupa di politica e facendo una
ricerca sul sito de “Il Tempo” si ottiene una lunga lista dei suoi articoli. Insomma, Dell’Orefice esiste, scrive e parla alle radio napoletane difendendo il fantasma Argentieri. E allora il dubbio sorge: il giornalista che si occupa di politica ha forse voluto scrivere un articolo di sport sotto altro nome? Magari cambiando sesso? Da Fabrizio a Fabrizia? Da Dell’Orefice a Argentieri? Sempre di oreficeria si tratta, no?

Auguri Napo…”lione”

Auguri Napo…”lione”

Auguri a Luis Vinicio che oggi compie oggi 80 anni. Una grande bandiera della storia del Napoli, uno degli attaccanti più prolifici del nostro calcio con le sue 155 reti in Serie A, capocannoniere nella stagione 1965-66 (con la maglia del Vicenza).
Vinicio è legato indissolubilmente al Napoli in bianco e nero, quello che giocava al Vomero. Detto «’O lione», ha giocato in maglia azzurra dal ’55 al ’60 realizzando 69 reti. Poi anche allenatore dei partenopei dal ’73 al ’76, innovando il calcio italiano con l’introduzione del gioco a zona e portando la squadra capitanata da Antonio Juliano (in basso) ad uno storico secondo posto alle spalle della Juve nel 1975. Era il Napoli frizzante che rialzò il morale dei napoletani dopo la piaga del colera e le ingiuste etichette.
Innamorato di Napoli dove risiede (come Pesaola e Canè), dopo aver giocato e allenato anche a Bologna, Milano, Brindisi, Terni, Roma, Avellino, Pisa, Udine e appunto Vicenza (ma anche a Castellammare di Stabia), si è sempre considerato un napoletano a tutti gli effetti. E lo è! Auguri, Napo…Lione.

La storia che cambia le persone… e la fede calcistica

La storia che cambia le persone… e la fede calcistica

Scopre la verità e passa dall’Inter al Napoli

Lo canta anche Fiorella Mannoia nell’album “Sud”:  “Io non ho paura di quello che ci cambierà”. E la scoperta delle verità risorgimentali nascoste dalla storiografia ufficiale ha proprio il potere di cambiare le persone.
La diffusione della coscienza e della consapevolezza dei fatti storici che hanno determinato la questione meridionale ha sempre avuto, anche in chiave sportiva, una funzione di possibile riflessione personale di ciascun napoletano o meridionale tifoso di squadre del potere del Nord che dalla situazione geopolitica seguita all’unità d’Italia hanno tratto grandi vantaggi. Abbiamo portato messaggi ovunque, anche allo stadio, e continueremo a farlo, consapevoli di riuscire ad accrescere l’amore per la nostra terra. Non sono poche le persone che ringraziano personalmente per aver ricevuto la scintilla e un’ulteriore testimonianza arriva dalle pagine di calcionapoli24.it dove, alla vigilia della partita contro l’Inter, è stata pubblicata la lettera di Antonio, un napoletano ex tifoso interista pentito, ora tifoso del Napoli “a vita” dopo aver appreso la verità storica sui fatti del Risorgimento.

“Ma chi l’ha detto che una squadra è per la vita? Chi è il sostenitore della tesi che si può cambiare macchina, donna, amante ecc. ecc. mentre il tifo per un club è l’unica certezza immutabile? Io sono la prova vivente dell’esatto contrario. Voglio subito premettere che la mia famiglia è napoletana e da sempre tifa per i colori azzurri. Da bambino, chissà per quale motivo, iniziai ad avere una grande simpatia per l’Inter, cosa che ‘purtroppo’ ho coltivato per anni. Cose istintive, di bambini, appunto. Crescendo, per simbiosi naturale con mio padre e mio fratello, ho avvertito il bisogno di ‘simpatizzare’, almeno quello, per il Napoli, ma nessuno era capace di spostarmi dalla mia incrollabile passione per i meneghini sponda nerazzurra. Vi chiederete cosa è successo nella mia vita che mi ha portato a cambiare idea. Semplice, la scuola e la voglia di apprendere, di conoscere. Può sembrare assurdo, forse addirittura arriva come una forzatura che travalica il buonsenso e la sportività in generale, ma quando ho approfondito la storia d’Italia, quella vera che sui banchi di scuola non può essere sfogliata, l’amore per la mia terra, già forte di suo, si è espanso in me in maniera esponenziale. Continuavo a ripetermi, perchè devo fare il tifo per una delle squadre di quel nord che ha costruito le sue fortune sul saccheggio delle ricchezze della mia terra con successiva crescente distruzione? Oggi sono un tifosissimo del Napoli e lo sono ormai da anni. Non perdo una partita che sia una, e quando posso vado allo stadio per gridare la mia fede ad una maglia che difende i colori della mia CITTA‘. L’Inter è lì, nel bagaglio dei ricordi. Non rinnego nulla, ma mi piace sottolineare che è bello risvegliarsi grazie alla conoscenza. Domani sera un solo coro ci deve unire: FORZA NAPOLI! E per fare il verso a Berlusconi che l’anno scorso disse, prima di un Milan – Napoli, ‘andiamo a vedere il Nord battere il Sud’, io dico ‘andiamo a vedere il nostro magico Napoli che come la sua terra ha una storia che non ha bisogno di paragoni, confronti, divisioni… Un abbraccio a tutti i veri tifosi azzurri. Ora però lo posso dire: la squadra io l’ho cambiata, ma un cambio basta e avanza. Anche per me vale il concetto di Napoli a vita”.

Antonio

Grantland.com: «Napoli squadra più “cool” d’Europa»

Grantland.com: «Napoli squadra più “cool” d’Europa»

“Americani, cercate una europea? Appassionatevi al Napoli!”

La stampa sportiva internazionale è tutta affascinata dalle imprese del Napoli. Tra i vari articoli letti in giro sul web, quello di Grantland.com merita di essere riportato perchè dimostra quale possa essere il ritorno di immagine nel mondo per la società partenopea ma anche per la città derivante dalle imprese di Champions League. Grantland è un sito americano di Los Angeles (di proprietà di ESPN) che ha come “mission” la proposta di analisi sportive che vadano oltre lo sport e che interessino con leggerezza l’universo ben più ampio della cultura pop, di cui lo sport è protagonista, e non solo. Notoriamente il calcio non è propriamente tra gli sport più popolari negli States, eppure il Napoli ha attirato l’attenzione del redattore Brian Phillips che ha invitato i lettori americani amanti del “soccer” ad appassionarsi alla squadra partenopea, «la più “cool” d’Europa», qualora cerchino un riferimento nel vecchio continente.
La squadra azzurra scala il ranking UEFA e il gotha dei club europei più ricchi ma anche la considerazione internazionale. Era quello che voleva De Laurentiis.
Ecco di seguito alcuni stralci dell’articolo che, tra tante verità e qualche forzatura stereotipata, incorona il Napoli come squadra simbolo dei veri valori dello sport.

The Coolest Soccer Team in Europe

Sorprendente 3-1 del Napoli sul Chelsea in Champions League Martedì scorso che ha consacrato la squadra partenopea come il club più alla moda in Europa e ha dato una risposta alla domanda: “Se sei un americano che vuole appassionarsi al calcio europeo, per quale squadra dovresti tifare?”.
Scherzi a parte, se ti piace il “soccer” e sei in cerca di una squadra a cui appassionarti, come non prendere in considerazione il Napoli a questo punto? Non solo gli Azzurri non sono inglesi (…), non solo sono un divertimento, una squadra giovane, ma sono anche una costellazione di elementi che rendono lo sport incredibile. Sono i perdenti rivestiti di una storia gloriosa (…). Sono una squadra di pazzeschi alti e bassi – praticamente l’essenza dell’intera esperienza della passione sportiva nella sua forma più estrema, il tutto racchiuso in un unico club in una città terrificante e affascinante che domina un golfo ai piedi di un vulcano. Davvero si può preferisce il tifo per l’Arsenal?

Se non sei ancora convinto, allora è per te, amico mio scettico, che ho compilato il seguente elenco di aspetti della suggestione del Napoli.

1. Napoli
La maggior parte del potere economico e politico in Italia è concentrata al Nord, intorno a Milano e Torino. Napoli è di fatto la Capitale del Sud. Tutto quello che c’è da capire su questa situazione calcistica è contenuta in ciò che di marcio si dice al Nord: “L’Africa comincia a Sud di Roma”, cioè, non c’è differenza tra i Napoletani e la gente di colore. Il calcio tende a fiorire laddove c’è di denaro, il che significa che geograficamente i top club italiani – Milan, Inter, Juventus – sembra che siano più vicini alla Svizzera. Napoli sta invertendo la geografia incarnando le speranze di chi sta dalla parte dei più poveri.
E la stessa Napoli è una città totalmente contrastante, bella, lussureggiante, pericolosa, con un’economia mafiosa, con mucchi di rifiuti che bruciano per le strade (perché la mafia controlla la gestione dei rifiuti), branchi di cani randagi… e incredibilmente piena di splendida architettura e di una tradizione culturale ininterrotta ancor più antica dell’Impero Romano. (…). Poi c’è questo enorme e assolato golfo con il profilo del Vesuvio che si staglia nel blu. Questo è un luogo appropriato per far dimorare le vostre fantasie di calcio europeo.
Inoltre, se la si visita in occasione di una partita, è possibile andare a vedere le rovine di Pompei, che ora includono la maggior parte della difesa del Chelsea.

2. Maradona
È a Napoli che Diego Maradona si è trasformato da “talentuoso e difficoltoso giocatore argentino che non può sfondare in Europa” a “icona quasi religiosa la cui vista fa si che le persone sane di mente scoppino a piangere” (…).

3. Soldi
Il Napoli è fallito nel 2004, impossibilitato a mettere in campo una squadra. (per informazione, questo è il genere di cose che succedono a Napoli). Il produttore cinematografico Aurelio De Laurentiis ha acquisito il club, ma non è stato in grado di risollevare il glorioso Napoli fino al 2006(!). Da allora, pur con un budget basso – non è mai una saggia strategia nel calcio – è comunque riuscito a salire dalla Serie C di nuovo in Serie A, dove attualmente si trova al sesto posto. È molto divertente che le due squadre inglesi che il Napoli ha battuto quest’anno sono Chelsea e Manchester City, club di proprietà rispettivamente di un plutocrate russo e di uno sceicco, due rappresentanti di spicco del calcio-giocattolo moderno. I miliardari è meglio che non vadano a Napoli a meno che non vogliano comprare degli abiti nuovi.
Il Napoli pratica un gioco veloce e fluido, è una macchina per il contropiede che fa goal per divertimento (solo il Milan ha segnato di più in Serie A) (…), ma si ha l’impressione che la dirigenza legga sonetti e parli con gli zingari piuttosto che consultare schemi e diagrammi. Nel 2007, hanno acquistato Ezequiel Lavezzi per 6 milioni di euro, circa un decimo di quello che il Chelsea ha sganciato per Fernando Torres, in un momento in cui era un attaccante non proprio dei più forti nella Primera Division Argentina con il soprannome di “El Pocho”. (…) A Napoli, paffuti signor nessuno con pistole come tatuaggi crescono su un grande palcoscenico.
(Inoltre, Aurelio De Laurentiis è uno spavaldo che indossa occhiali da sole e che spara dichiarazioni di fuoco; una volta disse al suo allenatore Reja “Io non ti metto le mani addosso perché sei un uomo vecchio”, poi ha chiamato Lionel Messi “un cretino” e ha minacciato di tagliare le palle all’agente di Lavezzi se avesse pensato di lasciare il club. Un paio di anni fa, quando si parlava di trasferimento di alcuni dei giocatori del Napoli in Inghilterra, De Laurentiis avvertì per convincerli a restare che le donne inglesi “non si lavano i genitali perchè per loro il bidet è sconosciuto”).

4. Edinson Cavani
Mi ci è voluto un po’ per apprezzare al meglio il giocatore del Napoli. Le prime volte che l’ho visto giocare ho pensato che fosse poco grintoso (…). Cavani è una sorta di incrocio in laboratorio tra Pippo Inzaghi e Zlatan Ibrahimovic, (…). Quel senso di languore che io pensavo di aver rilevato in un primo momento si è rivelato invece sottile furbizia, un modo di tenersi fuori dal gioco per poi piazzare la mossa vincente, il colpo mortifero. È una gioia per gli occhi, e lui che ha segnato 41 gol in 57 presenze in campionato per il Napoli è probabilmente il giocatore più sottovalutato nel mondo del calcio (…).

5. Teatro scintillante di virilità del calcio italiano
Si potrebbe scegliere una squadra inglese. Ce ne sono molte forti. Ma vi perdereste l’estetica irresistibilmente divertente della Serie A fatta di uomini duri, competitivi, e spesso violenti che fanno la ruota come il pavone, che si legano attentamente i capelli in lussureggianti code di cavallo prima di scivolare nelle loro magliette rosa per scendere in campo, per poi celebrare le grandi vittorie piangendo e denudandosi fino a rimanere in mutande. (…). Scegliere il Napoli significa che, invece di guardare i coraggiosi centrocampisti inglesi dimenarsi nel freddo, si guarderà dei grandi talenti che recitano nelle pubblicità(…).

Per questi e molti altri motivi suggerisco il Napoli come scelta di un club europeo da seguire. Ma bisogna innamorarsene ora, prima che il Chelsea ne acquisti l’intera squadra e tutto si inverta di nuovo.