La storia che cambia le persone… e la fede calcistica

La storia che cambia le persone… e la fede calcistica

Scopre la verità e passa dall’Inter al Napoli

Lo canta anche Fiorella Mannoia nell’album “Sud”:  “Io non ho paura di quello che ci cambierà”. E la scoperta delle verità risorgimentali nascoste dalla storiografia ufficiale ha proprio il potere di cambiare le persone.
La diffusione della coscienza e della consapevolezza dei fatti storici che hanno determinato la questione meridionale ha sempre avuto, anche in chiave sportiva, una funzione di possibile riflessione personale di ciascun napoletano o meridionale tifoso di squadre del potere del Nord che dalla situazione geopolitica seguita all’unità d’Italia hanno tratto grandi vantaggi. Abbiamo portato messaggi ovunque, anche allo stadio, e continueremo a farlo, consapevoli di riuscire ad accrescere l’amore per la nostra terra. Non sono poche le persone che ringraziano personalmente per aver ricevuto la scintilla e un’ulteriore testimonianza arriva dalle pagine di calcionapoli24.it dove, alla vigilia della partita contro l’Inter, è stata pubblicata la lettera di Antonio, un napoletano ex tifoso interista pentito, ora tifoso del Napoli “a vita” dopo aver appreso la verità storica sui fatti del Risorgimento.

“Ma chi l’ha detto che una squadra è per la vita? Chi è il sostenitore della tesi che si può cambiare macchina, donna, amante ecc. ecc. mentre il tifo per un club è l’unica certezza immutabile? Io sono la prova vivente dell’esatto contrario. Voglio subito premettere che la mia famiglia è napoletana e da sempre tifa per i colori azzurri. Da bambino, chissà per quale motivo, iniziai ad avere una grande simpatia per l’Inter, cosa che ‘purtroppo’ ho coltivato per anni. Cose istintive, di bambini, appunto. Crescendo, per simbiosi naturale con mio padre e mio fratello, ho avvertito il bisogno di ‘simpatizzare’, almeno quello, per il Napoli, ma nessuno era capace di spostarmi dalla mia incrollabile passione per i meneghini sponda nerazzurra. Vi chiederete cosa è successo nella mia vita che mi ha portato a cambiare idea. Semplice, la scuola e la voglia di apprendere, di conoscere. Può sembrare assurdo, forse addirittura arriva come una forzatura che travalica il buonsenso e la sportività in generale, ma quando ho approfondito la storia d’Italia, quella vera che sui banchi di scuola non può essere sfogliata, l’amore per la mia terra, già forte di suo, si è espanso in me in maniera esponenziale. Continuavo a ripetermi, perchè devo fare il tifo per una delle squadre di quel nord che ha costruito le sue fortune sul saccheggio delle ricchezze della mia terra con successiva crescente distruzione? Oggi sono un tifosissimo del Napoli e lo sono ormai da anni. Non perdo una partita che sia una, e quando posso vado allo stadio per gridare la mia fede ad una maglia che difende i colori della mia CITTA‘. L’Inter è lì, nel bagaglio dei ricordi. Non rinnego nulla, ma mi piace sottolineare che è bello risvegliarsi grazie alla conoscenza. Domani sera un solo coro ci deve unire: FORZA NAPOLI! E per fare il verso a Berlusconi che l’anno scorso disse, prima di un Milan – Napoli, ‘andiamo a vedere il Nord battere il Sud’, io dico ‘andiamo a vedere il nostro magico Napoli che come la sua terra ha una storia che non ha bisogno di paragoni, confronti, divisioni… Un abbraccio a tutti i veri tifosi azzurri. Ora però lo posso dire: la squadra io l’ho cambiata, ma un cambio basta e avanza. Anche per me vale il concetto di Napoli a vita”.

Antonio

Grantland.com: «Napoli squadra più “cool” d’Europa»

Grantland.com: «Napoli squadra più “cool” d’Europa»

“Americani, cercate una europea? Appassionatevi al Napoli!”

La stampa sportiva internazionale è tutta affascinata dalle imprese del Napoli. Tra i vari articoli letti in giro sul web, quello di Grantland.com merita di essere riportato perchè dimostra quale possa essere il ritorno di immagine nel mondo per la società partenopea ma anche per la città derivante dalle imprese di Champions League. Grantland è un sito americano di Los Angeles (di proprietà di ESPN) che ha come “mission” la proposta di analisi sportive che vadano oltre lo sport e che interessino con leggerezza l’universo ben più ampio della cultura pop, di cui lo sport è protagonista, e non solo. Notoriamente il calcio non è propriamente tra gli sport più popolari negli States, eppure il Napoli ha attirato l’attenzione del redattore Brian Phillips che ha invitato i lettori americani amanti del “soccer” ad appassionarsi alla squadra partenopea, «la più “cool” d’Europa», qualora cerchino un riferimento nel vecchio continente.
La squadra azzurra scala il ranking UEFA e il gotha dei club europei più ricchi ma anche la considerazione internazionale. Era quello che voleva De Laurentiis.
Ecco di seguito alcuni stralci dell’articolo che, tra tante verità e qualche forzatura stereotipata, incorona il Napoli come squadra simbolo dei veri valori dello sport.

The Coolest Soccer Team in Europe

Sorprendente 3-1 del Napoli sul Chelsea in Champions League Martedì scorso che ha consacrato la squadra partenopea come il club più alla moda in Europa e ha dato una risposta alla domanda: “Se sei un americano che vuole appassionarsi al calcio europeo, per quale squadra dovresti tifare?”.
Scherzi a parte, se ti piace il “soccer” e sei in cerca di una squadra a cui appassionarti, come non prendere in considerazione il Napoli a questo punto? Non solo gli Azzurri non sono inglesi (…), non solo sono un divertimento, una squadra giovane, ma sono anche una costellazione di elementi che rendono lo sport incredibile. Sono i perdenti rivestiti di una storia gloriosa (…). Sono una squadra di pazzeschi alti e bassi – praticamente l’essenza dell’intera esperienza della passione sportiva nella sua forma più estrema, il tutto racchiuso in un unico club in una città terrificante e affascinante che domina un golfo ai piedi di un vulcano. Davvero si può preferisce il tifo per l’Arsenal?

Se non sei ancora convinto, allora è per te, amico mio scettico, che ho compilato il seguente elenco di aspetti della suggestione del Napoli.

1. Napoli
La maggior parte del potere economico e politico in Italia è concentrata al Nord, intorno a Milano e Torino. Napoli è di fatto la Capitale del Sud. Tutto quello che c’è da capire su questa situazione calcistica è contenuta in ciò che di marcio si dice al Nord: “L’Africa comincia a Sud di Roma”, cioè, non c’è differenza tra i Napoletani e la gente di colore. Il calcio tende a fiorire laddove c’è di denaro, il che significa che geograficamente i top club italiani – Milan, Inter, Juventus – sembra che siano più vicini alla Svizzera. Napoli sta invertendo la geografia incarnando le speranze di chi sta dalla parte dei più poveri.
E la stessa Napoli è una città totalmente contrastante, bella, lussureggiante, pericolosa, con un’economia mafiosa, con mucchi di rifiuti che bruciano per le strade (perché la mafia controlla la gestione dei rifiuti), branchi di cani randagi… e incredibilmente piena di splendida architettura e di una tradizione culturale ininterrotta ancor più antica dell’Impero Romano. (…). Poi c’è questo enorme e assolato golfo con il profilo del Vesuvio che si staglia nel blu. Questo è un luogo appropriato per far dimorare le vostre fantasie di calcio europeo.
Inoltre, se la si visita in occasione di una partita, è possibile andare a vedere le rovine di Pompei, che ora includono la maggior parte della difesa del Chelsea.

2. Maradona
È a Napoli che Diego Maradona si è trasformato da “talentuoso e difficoltoso giocatore argentino che non può sfondare in Europa” a “icona quasi religiosa la cui vista fa si che le persone sane di mente scoppino a piangere” (…).

3. Soldi
Il Napoli è fallito nel 2004, impossibilitato a mettere in campo una squadra. (per informazione, questo è il genere di cose che succedono a Napoli). Il produttore cinematografico Aurelio De Laurentiis ha acquisito il club, ma non è stato in grado di risollevare il glorioso Napoli fino al 2006(!). Da allora, pur con un budget basso – non è mai una saggia strategia nel calcio – è comunque riuscito a salire dalla Serie C di nuovo in Serie A, dove attualmente si trova al sesto posto. È molto divertente che le due squadre inglesi che il Napoli ha battuto quest’anno sono Chelsea e Manchester City, club di proprietà rispettivamente di un plutocrate russo e di uno sceicco, due rappresentanti di spicco del calcio-giocattolo moderno. I miliardari è meglio che non vadano a Napoli a meno che non vogliano comprare degli abiti nuovi.
Il Napoli pratica un gioco veloce e fluido, è una macchina per il contropiede che fa goal per divertimento (solo il Milan ha segnato di più in Serie A) (…), ma si ha l’impressione che la dirigenza legga sonetti e parli con gli zingari piuttosto che consultare schemi e diagrammi. Nel 2007, hanno acquistato Ezequiel Lavezzi per 6 milioni di euro, circa un decimo di quello che il Chelsea ha sganciato per Fernando Torres, in un momento in cui era un attaccante non proprio dei più forti nella Primera Division Argentina con il soprannome di “El Pocho”. (…) A Napoli, paffuti signor nessuno con pistole come tatuaggi crescono su un grande palcoscenico.
(Inoltre, Aurelio De Laurentiis è uno spavaldo che indossa occhiali da sole e che spara dichiarazioni di fuoco; una volta disse al suo allenatore Reja “Io non ti metto le mani addosso perché sei un uomo vecchio”, poi ha chiamato Lionel Messi “un cretino” e ha minacciato di tagliare le palle all’agente di Lavezzi se avesse pensato di lasciare il club. Un paio di anni fa, quando si parlava di trasferimento di alcuni dei giocatori del Napoli in Inghilterra, De Laurentiis avvertì per convincerli a restare che le donne inglesi “non si lavano i genitali perchè per loro il bidet è sconosciuto”).

4. Edinson Cavani
Mi ci è voluto un po’ per apprezzare al meglio il giocatore del Napoli. Le prime volte che l’ho visto giocare ho pensato che fosse poco grintoso (…). Cavani è una sorta di incrocio in laboratorio tra Pippo Inzaghi e Zlatan Ibrahimovic, (…). Quel senso di languore che io pensavo di aver rilevato in un primo momento si è rivelato invece sottile furbizia, un modo di tenersi fuori dal gioco per poi piazzare la mossa vincente, il colpo mortifero. È una gioia per gli occhi, e lui che ha segnato 41 gol in 57 presenze in campionato per il Napoli è probabilmente il giocatore più sottovalutato nel mondo del calcio (…).

5. Teatro scintillante di virilità del calcio italiano
Si potrebbe scegliere una squadra inglese. Ce ne sono molte forti. Ma vi perdereste l’estetica irresistibilmente divertente della Serie A fatta di uomini duri, competitivi, e spesso violenti che fanno la ruota come il pavone, che si legano attentamente i capelli in lussureggianti code di cavallo prima di scivolare nelle loro magliette rosa per scendere in campo, per poi celebrare le grandi vittorie piangendo e denudandosi fino a rimanere in mutande. (…). Scegliere il Napoli significa che, invece di guardare i coraggiosi centrocampisti inglesi dimenarsi nel freddo, si guarderà dei grandi talenti che recitano nelle pubblicità(…).

Per questi e molti altri motivi suggerisco il Napoli come scelta di un club europeo da seguire. Ma bisogna innamorarsene ora, prima che il Chelsea ne acquisti l’intera squadra e tutto si inverta di nuovo.

videoclip / Sublime Partenope, il più bello dei regni

videoclip / Sublime Partenope, il più bello dei regni

il film della bella vittoria del Napoli sul Chelsea

Arrivano i mai teneri londinesi in riva al golfo e Napoli li accoglie nel catino di Fuorigrotta, nel posto in cui la Champions League ha trovato dopo 20 anni un marchio di fabbrica tutto “made in Naples“: il ruggito del “San Paolo” sale sempre più in alto e fa tremare il cielo. E spinge Lavezzi alla conclusione che porta al goal del pareggio con un “tiraaaaa” collettivo da brividi. La spalla di Cavani l’illusionista (ricordate il goal di finto tacco dello scorso anno?) e l’urlo del “Pocho” a suggellare il 3-1 fanno il resto.
Partenope sublime respinge così l’attacco della perfida Albione e Napoli affascina tutta l’Europa. Comunque vada, l’onore è salvo.

È tornato il “carrozzone” azzurro

È tornato il “carrozzone” azzurro!

Il gioco a distruggere? Vecchio vizio dei napoletani.

Angelo Forgione – Tre goal alla Fiorentina, porta inviolata, verticalizzazioni e ripartenze micidiali. È tornato il Napoli, viva il Napoli! E con esso il “carrozzone”, salvo scendervi tutti se le cose dovessero riprendere malauguratamente una piega sbagliata. È questo il limite dell’ambiente napoletano al quale proprio non riesco ad abituarmi. Si sono spente tutte le critiche feroci, gli attacchi, il fuoco di fila in corsa nel bel mezzo della stagione quando tutto era, ed è, ancora da giocare. Pratica autolesionista e deleteria, ma tant’è!?
Non mi piace neanche l’esercizio autoreferenziale siglato “l’avevo detto”, ma quando le cose andavano male invitavo alla cautela contro il troppo disfattismo. C’era e c’è una finale di Coppa Italia da conquistare, c’era e c’è una Champions League da proseguire senza la condanna a vincere perchè la vittoria è già il prestigio internazionale acquisito; c’era e c’è un campionato ancora lungo e tutto da giocare, e i 6 punti con Chievo e Fiorentina non hanno cambiato di certo la storia.
Sentivo e sento Guidolin mettere le mani avanti in vista di un calo della sua Udinese che si sta già palesando. Vedevo e vedo Inter e Lazio tutt’altro che rulli compressori. La Roma era ed è vicina. Vedevo e vedo il bicchiere mezzo pieno e gli obiettivi tutti a portata di mano. Nel frattempo le ricerche di Deloitte hanno evidenziato anche la crescita della società, ventesimo club d’Europa e l’anno prossimo ancor più in alto. La critica è importante quando costruttiva perchè il Napoli dei limiti ce li ha ed erano evidenti anche ad Agosto, ma ribadisco ancora una volta di più che è masochistico distruggere quando si sta costruendo nei limiti delle proprie possibilità ed oltre. Non è solo una questione sportiva, è un vecchio vizio dei napoletani, storicamente più bravi a vendere le ombre che non le luci della propria città.

il Napoli tra le 20 società più ricche d’Europa

Angelo Forgione – L’ultima edizione dello studio Football Money League 2012 pubblicato da Deloitte rivela le potenzialità della SSC Napoli, al 20° posto nella classifica delle prime venti società d’Europa per fatturato. Secondo le stime della stagione 2009/10, le più ricche si confermano Real Madrid, Barcellona, Manchester United, Bayer Monaco, Arsenal e Chelsea. Cinque le squadre italiane presenti: Milan, Inter, Juventus, Roma e Napoli. Ma mentre le prime tre fanno segnare un calo del fatturato, Roma e Napoli hanno visto crescere i propri ricavi rispettivamente del 17% e del 25% rispetto al 2009/10. Va da se che l’anno prossimo la classifica del Napoli sarà ancora più lusinghiera, considerando le entrate della Champions League in corso (e qui si spiegano le mire europee di De Laurentiis, ndr) e l’aggiunta di un secondo sponsor sulle maglie, mentre per la Roma si registrerà un netto passo indietro non avendo neanche disputato l’Europa League. La posizione del Napoli assume ancora più valore alla luce della geografia delineata. 6 inglesi, 5 italiane, 4 tedesche, 3 spagnole e 2 francesi, ma il Napoli va inquadrato in un’area economicamente tra le più depresse d’Europa: il Mezzogiorno.
Per le italiane resta troppo basso il contributo del merchandising e degli entroiti dai biglietti venduti rispetti ai diritti televisivi. Se gli incassi nella stagione 2009/2010 in Italia sono stati pari a 200 milioni di euro, in Germania sono stati 380 milioni, in Spagna 440 milioni e in Gran Bretagna addirittura 649 milioni.  Il problema è facilmente identificabile negli stadi di proprietà, e qui si riapre l’antica piaga del vecchio, fatiscente e poco accogliente Stadio “San Paolo”. Può una società tra le più ricche d’Europa dimorare in un impianto del genere? Un riflesso evidente dell’area geografica di provenienza della SSC Napoli.

Napoli colera? Anche Milano e tutto il Nord l’hanno avuto. Lo sanno?

Angelo Forgione Milan-Napoli: un piccolo striscione viene inquadrato dalle telecamere di Mediaset Premium nel prepartita e diventa “grandissimo”; vi si legge “NAPOLI COLERA”. Il giudice sportivo lo sanziona con 10.000 euro di multa a carico del Milan per espressione di discriminazione razziale.
Ma quanta ignoranza! Sono passati quasi 40 anni dall’epidemia di colera a Napoli e ancora negli stadi si leggono certe idiozie, che non sono tali perché applicate al calcio ma perché dipingono una verità manipolata ancora oggi in molti scritti contemporanei che non raccontano la verità. Il colera del 1973 non fu dovuto alle condizioni igieniche di quella Napoli ma a delle cozze importate dalla Tunisia, ove era giunta la “Settima pandemia”, proveniente dalla Turchia via Senegal e partita nel 1961 dall’isola indonesiana di Sulawesi. Cozze che distribuirono il vibrione anche a Palermo, Bari, Cagliari e Barcellona. La città che uscì più velocemente dall’emergenza, in poco più di un mese, fu Napoli grazie ad una imponente profilassi e ad una grande compostezza dei napoletani. Le altre città convissero con la malattia per mesi, e addirittura Barcellona se ne liberò dopo quasi due anni. Non ci risulta che negli stadi si legga e si senta “Cagliari colera”, “Bari colera” o “Palermo colera”, e neanche “Barcelona colera” in Spagna. Furono i media dell’epoca a deformare la realtà consegnandola al pregiudizio italiano, realizzando servizi dai contenuti denigratori e titoloni a sensazione che ruppero le ossa all’immagine della città. Solo quando tutto finì e non c’era più niente da raccontare di Napoli fu reso noto che il vibrione era nelle cozze tunisine. Troppo tardi, e da allora, negli stadi d’Italia, il Napoli di Vinicio veniva accolto al grido di “colera”, e la vergogna continua oggi.

È chiaro che una città come Milano e, in generale, tutte quelle di un Nord non bagnato dal mare siano risultate decisamente meno esposte ad un pericolo del genere, ma l’ignoranza è ancora più profonda se consideriamo che nell’Ottocento diverse pandemie di colera colpirono violentemente Genova, Torino, Verona, Treviso, Venezia, Trieste, Parma, Modena, Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Pavia, Lodi, e proprio Milano, che contò migliaia di decessi. Il contagio in Lombardia partì da Bergamo, dove tornò più volte nel corso del secolo, segnato da svariate carestie ed epidemie con alto tasso di mortalità nella zona. E mentre a Napoli il colera del 1973 fu originato da una causa esterna, nelle città del Nord del secolo precedente fu cagionato dalle cattive condizioni igieniche dei centri e delle campagne insalubri, dove si affacciarono  il tifo petecchiale, il vaiolo, il morbillo, la varicella, la scarlattina, la difterite e pure il gozzo, un particolare ingrossamento della ghiandola tiroidea tipico dell’alta montagna, a cui spesso si associava l’idiozia e il cretinismo.

Fosse solo il colera condiviso con la gente partenopea! Come dimenticare le classi popolari lombarde e venete che hanno sofferto la pellagra? Mangiavano sola polenta di mais e sorgo, priva di vitamine e aminoacidi. Alimentazione carente.
Un vera e propria piaga che fu oggetto di studi a livello internazionale. Il primo censimento dei pellagrosi del Regno Lombardo-Veneto del 1830 contò nel solo territorio lombardo 20.282 pellagrosi, così ripartiti per province: Brescia 6939, Bergamo 6071, Milano 3075, Como 1572, Mantova 1228, Pavia 573, Cremona 445, Lodi 377, Sondrio 2. Anche la prima indagine sanitaria dell’Italia unita, nel 1878, evidenziò che da pellagra erano affette 97.855 persone, di cui 40.838 in Lombardia, 29.936 in Veneto (salito a 55mila nel 1881) e 18.728 in Emilia. Nessuna nelle regioni del Mezzogiorno.

I settentrionali, affetti dall’anche detto “mal de la rosa”, erano tra quelli che, con tono sdegnoso, chiamavano “mangiamaccheroni” i napoletani, i quali evitavano tutta una serie di malattie legate alla monoalimentazione con la loro ricchezza alimentare fatta di pasta, verdure in abbondanza, frutti, compreso quello ricco di vita che loro mangiavano già in grfan quantità e che al Nord non era conosciuto: il pomodoro! Lassù lo consideravano uno dei simboli di meridionalità rozza. Il modello alimentare napoletano, studiato sul posto dal fisiologo americano Ancel Keys, alla base della “dieta mediterranea”, li conquistò e li migliorò, e la pellagra sparì.

“Colerosi” e fesserie varie ai napoletani? E se quelli iniziassero ad abbassarsi all’infimo livello? Cadrebbero nel tranello dell’ignoranza. Meglio lasciar fare agli altri.

pellagra

Edinson sulle orme di Diego: «calcio rivalsa sul Nord»

Edinson sulle orme di Diego: «calcio rivalsa sul Nord»

curioso equivoco sulla “milanesa napolitana”

Significative parole quelle di Cavani in diretta web-cam con un trasmissione televisiva uruguaiana. Siamo certamente lontani dai messaggi sociali e identitari che Maradona, certamente più esuberante rispetto a Cavani, seppe lanciare all’Italia, ma si tratta di una testimonianza che fa capire quanto il bomber si senta consapevole del ruolo che ricopre difendendo i colori azzurri.
«Napoli è una città straordinaria che vive di calcio. È dall’epoca di Maradona che non si vivevano momenti simili. C’erano stati gli scudetti e la coppa Uefa. C’è tanto entusiasmo, c’è una grande attesa. I tifosi vivono i risultati della squadra come una forma di rivalsa nei confronti delle discriminazioni del nord e di riscatto dai problemi, e questo noi lo avvertiamo. Il calcio gli da allegria e forza, ecco perché alla gente vogliamo regalare grandi soddisfazioni contro le potenti squadre del nord. Questo è il motivo per cui i calciatori qui sono idoli».
Curioso poi il botta e risposta con uno dei conduttori che ha chiesto a Edinson se la “milanesa napolitana” è milanese o napoletana. Si tratta di un piatto famoso (e costoso) in Uruguay e Argentina, una specie di cotoletta alla milanese cotta al forno e ricoperta di salsa di pomodoro e mozzarella, inventato a Buenos Aires in una pizzeria napoletana. Cavani ha così spiegato al suo interlocutore :«Non è un piatto napoletano, non si mangia qui, ed è già difficile che in un ristorante napoletano si mangi una cotoletta alla milanese».

Caro Aurelio, ora devi dire se ti senti napoletano

Caro Aurelio, ora devi dire se ti senti napoletano

sfogo contro la stampa, non contro i napoletani

Angelo Forgione – Lo sfogo del presidente De Laurentiis in conferenza stampa partito da una risposta a Rino Cesarano è l’ennesimo sintomo di un rapporto da tempo burrascoso con la stampa. Tanti gli scontri fino alla guerra esplosa con la questione dei biglietti posti in vendita online, quando il patron non digerì l’accusa alla società di non essere matura per l’operazione. In quell’occasione così disse con toni alti alla stampa: «non ci dovete far fare la figura dei napoletani che non riescono ad organizzarsi la vita. Sono fiero di essere napoletano e sono stufo che voi non lo siate… vi meritate quello che avete per colpa vostra!»
L’ultimo sfogo è sulla stessa falsa riga, con il dito puntato sui giornalisti napoletani ritenuti autolesionisti per aver già definito fallimentare la stagione azzurra. «A Napoli non funziona un ca..o!» ha tuonato Aurelio; concetto estremo, ma come dargli torto se uno stadio si regge in piedi per virtù dello Spirito Santo e non c’è un palasport degno di tale nome?! Solo che questa volta non ha usato il “noi napoletani” ma il “voi”. De Laurentiis si è chiamato fuori. «Ma che ca..o avete vinto a Napoli?». Certo, è grave che un presidente non conosca il palmares del sodalizio che dirige e lo sminuisca agli occhi degli avversari storici, soprattutto alla luce della sua conoscenza delle differenze di opportunità tra Nord e Sud del paese, ed è grave che non rispetti la grande storia del Napoli prima di lui; ma ora il vero problema è capire se si sente fieramente napoletano di Torre Annunziata, come ha sempre detto, o se si sente un magnate venuto da Roma o addirittura da Los Angeles.
Lo abbiamo sentito più volte parlare di napoletanità, di orgoglio, di meridionalismo e di revisionismo storico. Ecco perchè sembra chiaro che con quel “voi” si riferisse ai giornalisti napoletani, e non ai napoletani tutti. Voleva cioè dire “che cosa avete raccontato voi giornalisti negli ultimi 20 anni?” De Laurentiis non ha attaccato Napoli anche se, nella sua veemenza, non si è accorto di offenderla; ed è per questo che deve chiarire serenamente la sua identità alla gente che paga biglietti, abbonamenti e smart card, che vuol sapere con certezza se alla guida del Napoli c’è un napoletano. La differenza è essenziale.

Tosel sanziona l’Inter per cori razzisti. Agli ebrei?

Tosel sanziona l’Inter per cori razzisti. Agli ebrei?

tutti sorpresi, ma il caso evidenzia il problema

Angelo Forgione – Tutti sbalorditi! Il giudice sportivo Gianpaolo Tosel ha sanzionato la FC Internazionale con un’ammenda di 15mila euro “per avere i suoi sostenitori, nel corso della gara, intonato cori costituenti espressione di discriminazione per motivi di origine razziale e territoriale”. Si è scritto che Tosel ha punito l’Inter per i cori razzisti anti-napoletani ma non c’è alcuna certezza che sia effettivamente così. Durante la gara, i sostenitori dell’Inter si sono sfidati con il settore occupato dai genoani, gemellati coi napoletani, a colpi di offese e difese ai partenopei. Ma non è detto che la sanzione sia riferita a questa becera manifestazione visto che gli interisti hanno intonato tristi cori anche contro i cugini milanisti con altrettanto squallidi riferimenti agli ebrei. L’aggettivo “razziale” è riferito agli ebrei e il “territoriale” ai napoletani?
Partiamo dal presupposto che il Giudice Sportivo non decide arbitrariamente ma sulla base di quanto appare sui referti degli arbitri e degli assistenti di gara. Pertanto Tosel ha applicato una norma perchè uno degli arbitri ha annotato nel referto determinati cori. Di conseguenza c’è da chiedersi se sono stati annotati sia i cori contro i napoletani che contro gli ebrei oppure solo i secondi. E se sono stati rilevati tutti, va detto che l’arbitro era il Sig. Russo, nativo di Avellino e della sezione di Nola, al quale determinati cori potrebbero non essere passati inascoltati. E qui si porrebbe il vero problema in merito agli arbitri, e prenderebbe ancor più corpo la necessità da parte del capitano del Napoli di segnalare alcune manifestazioni estreme ai direttori di gara. Il ragionamento per dimostrare che la decisione di Tosel non è affatto soprendente. 

Finalmente Pisacane! E ora De Sanctis capitano!

Finalmente Pisacane! E ora De Sanctis capitano!

150 giorni PER Fabio, 1 solo CONTRO Morgan

Angelo Forgione – Finalmente ci siamo riusciti! L’Italia, dopo cinque mesi di battaglia di V.A.N.T.O., si è finalmente accorta dall’esempio di lealtà di Fabio Pisacane, ben precedente a quello del celebrato Simone Farina. Il nostro videoclip ha girato negli ultimi giorni sui computer delle redazioni sportive e non, indirettamente sprigionato dal presidente dell’Associazione Italiana Calciatori Damiano Tommasi che ha invitato ufficialmente il calciatore napoletano della Ternana al “Gran Galà del Calcio” che si terrà a Milano il 23 Gennaio con diretta su Sportitalia.
I tanti solleciti con tanto di videoclip accompagnato all’indignazione hanno finalmente generato l’effetto Tommasi, e così la storia di Pisacane era stamante sulla Gazzetta dello Sport, poi a Radio Marte, a SkySport24 e a Studiosport dove Antonio Bartolomucci ha adoperato il nostro videoclip (ingrandendolo per nascondere i nostri marchi) per confezionare il servizio (lo si capisce dallo spicchio bianco del marchio di V.A.N.T.O. che si intravede in alto a destra durante le immagini di qualità “internet”) e non a caso ha sottolineato che il napoletano (e il romano) l’esempio lo danno.
Elisabetta Manini, responsabile delle relazioni esterne della Ternana Calcio spa, ci ha fatto pervenire la soddisfazione del sodalizio umbro per la notizia. Magari presto potremo noi stessi consegnare un “Premio VANTO” al rossoverde in segno di stima per aver mostrato la faccia onesta della vera Napoli.
Uno strano paese questo che in un solo giorno riesce a stare incollato ad un video senza fondamento che infanga un altro napoletano adottivo (De Sanctis) dai sani principi e dall’alto spessore morale, mentre ce ne mette centocinquanta per accorgersi che qualcuno, prima di Farina, aveva dato un esempio altissimo di lealtà sportiva di cui non solo il mondo del calcio ha bisogno. Abbiamo difeso Pisacane e ora difendiamo a spada tratta anche De Sanctis, non alla maniera dei bergamaschi che hanno issato a martire Doni infangando la città di Pisacane prima di scaricarlo perchè ormai scomodo per il sodalizio atalantino. No, De Sanctis lo difendiamo perchè è veramente al di sopra di ogni sospetto. Non si va davanti ad una telecamera a difendere l’onore di Napoli senza amarla davvero, senza avere carattere (dimostrato anche nell’episodio “incriminato”) e senza possedere integrità morale, contro l’accanimento di chi strumentalizzava rapine ai suoi compagni di squadra identiche a quelle capitate a tanti calciatori in tante altre città. Morgan l’ha fatto con voce quasi rotta da un sentimento autentico che l’ha reso poco lucido nel momento in cui cercava le parole per restituire alla città che l’ha adottato il rispetto che merita. Lui l’ha fatto, altri no!
Ecco perchè, nel torbido della nostra società e del nostro calcio, Pisacane e De Sanctis sono Napoletani puliti, di  nascita e d’adozione ma sempre “Napolitani” (con la i), gente da difendere senza offendere gli altri per nascondere se stessi. Noi non ne abbiamo bisogno. E a maggior ragione rilanciamo l’opzione di vedere presto la fascia di capitano sul braccio del portierone azzurro, supportando  la speranza con un gruppo su Facebook nel quale sono invitati in massa tutti coloro che ne condividono le motivazioni.
In genere si conferiscono cittadinanze onorarie, come quella che Doni ha tradito in quel di Bergamo. Ma la fascia di capitano, almeno per una partita (se non per sempre, opinione del redattore), sarebbe come assegnare a De Sanctis la “Napoletanità ad honorem”. Dopo il disgusto di queste ore, se lo merita.