Il Venerdì: “Tatuaggi, Napoli che cafonizza l’Italia”

Il Venerdì: “Tatuaggi, Napoli che cafonizza l’Italia”

Francesco Merlo: “moda cafonal che napoletanizza la Penisola

Sul numero 1272 del magazine “Il Venerdì di Repubblica” del 3 Agosto un’altra offesa gratuita alla Napoletanità in toto. Nell’ambito di un articolato approfondimento sul fenomeno dei tatuaggi ad ogni costo c’è spazio per un commento di Francesco Merlo (leggi versione web) dal titolo e sottotitolo “Anche il tatuaggio ormai ridotto a simbolo della prevalenza del cafone – In Italia il record europeo di tatuati: addio alla tradizione, ai valori e ai disvalori del tattoo”.
Merlo parla di “smania italiana di arrivare all’eccesso come nelle commedie plebee” e attacca questa moda “cafonal” paragonandola a “l’unghia lunga del dito mignolo” tanto in voga in certi ambienti di qualche decade fa, manifestazione ormai svuotata di “tutti i suoi significati elitari, satanisti e devoti, esoterici e ornamentali, erotici e vezzosi, ed è diventato il segno definitivo della prevalenza del cafone”. Nel bel mezzo dell’analisi la caduta di stile, pari a quella denunciata: “Di sicuro oggi ci sono più tatuati in Italia – anche tra i lettori di questo giornale – di quanti ce ne sono nelle marina inglese, ennesima conferma di quell’avanzata della linea della palma, di quel Meridione che conquista tutta la Penisola e rende sempre più napoletano il popolo italiano, sempre più estroverso ed espressionista e dunque anche volgare e tuttavia creativo e perciò sempre più tatuato”.
Una tortuosa gimcana di parole, positive come “estroverso ed espressionista” per attutire la violenza dell’assioma “volgare uguale Napoli”. Napoli che è per Merlo l’avanguardia della “linea della palma”, citazione di Leonardo Sciascia che non si riferisce al clima caldo che favorisce la vegetazione ma a una certa mentalità paramafiosa che ha invaso l’Italia.
Buttata li, ad infangare ancora una volta una città che produce “tamarri” e intellettuali come ne producono Roma e Milano. Merlo è catanese di nascita ma evidentemente la pratica “giorgiobocchiana” di associare a Napoli accezioni negative continua ad appartenere un po’ a tutti coloro che pretendono di insegnare il costume e la cultura del paese per poi inciampare nella differenza tra copyright e copywriter.
E chi ha cafonizzato l’Italia non è certo la “linea della palma” ma quella di Arcore che in 30 anni di volgarità televisiva ha definito uno standard fatto di donne procaci e succinte ad ogni costo e di tatuati tronisti da laboratorio; un mondo che ha invaso le case della Penisola devastando il costume degli italiani, favorendo fenomeni come quello di “vallettopoli” che tanta fama ha dato a Fabrizio Corona… già, proprio colui che rivendica il copyright, non il copywriter. Un catanese come Merlo, non napoletano.

segreteria_venerdi@repubblica.it   –   contatto Francesco Merlo

Scippo a lady Ibrahimovic, dov’è la novità?

Parigi pericolosa, storicamente ladra. Ma Napoli paga.

Solo ieri Ezequeil Lavezzi ha detto ai microfoni di SkySport che la scelta di andare a Parigi è tutta sua, dettata dalla voglia di fare un’altra esperienza al culmine di un ciclo col Napoli considerato finito. Vero o no, a Napoli in molti attribuiscono la scelta alla compagna Yanina Screpante, modella in cerca di prestigiose passerelle e tranquille passeggiate. Le prime magari arriveranno, per le seconde è un po’ più difficile perchè Parigi non è diversa da Londra, Roma e Napoli. Non avrà più tra i piedi la fastidiosa ressa quando camminerà mano nella mano col “pocho” ma da sola farà bene a tener viva l’attenzione. Subito se ne è accorta la compagna di Zlatan Ibrahimovic, Helena Seger, scippata nel pomeriggio di ieri mentre faceva shopping nella capitale francese. Uscendo da una nota boutique è stata affiancata da due individui su uno scooter che le hanno strappato la borsa con cinquemila euro. Chissà come avrà reagito Yanina alla notizia, e come l’agente di Ibrahimovic Mino Raiola che aveva recentemente detto che ai calciatori il Sud-Italia fa paura.
Si dice che a Napoli capiti più spesso ma sono tanti anche i recenti precedenti di Nadal, Pastore e Sirigu che a Parigi hanno subito disavventure di diverso genere, e peggio è andata al giornalista leccese Sergio Vantaggiato che ha trovato la morte sotto la Torre Eiffel; Parigi è da tempo una delle capitali degli scippi e dei borseggi e persino l’ambasciata statunitense mette in guardia i propri cittadini dal problema dei “pickpockets”, i mariuoli della Senna. Si racconta che nel quartiere degli ChampsElysées, per esempio, falsi poliziotti in borghese esibiscano una tessera fasulla e dicono di voler fare un controllo per combattere la falsificazione di banconote: chi ci casca e tira fuori i soldi resta fregato. Leggende o no, sta di fatto che solo al Louvre vengono denunciati ogni giorni una cinquantina di furti ai turisti, per non parlare della metrò che è una vera e propria trappola.
Qualche tempo fa il noto sito per viaggiatori Tripadvisor ha stilato una classifica delle 10 città europee più pericolose per i turisti. La classifica ha messo in fila Barcellona, Roma, Parigi, Madrid, Atene, Praga, Alicante, Lisbona, Tenerife e Londra. Quattro città spagnole nella “top ten” e Napoli non è tra le altre sei. Non si conoscono i criteri che hanno generato la speciale graduatoria che potrebbe anche essere falsata e basata su dati non proprio fedeli alla realtà, ma vero è che Napoli non è l’inferno descritto dai media. E per rendere l’idea di come questa percezione venga alimentata all’interno dei confini nazionali basta prendere le pagine dei quotidiani sportivi che si occupano di certe vicende extra-calcistiche quando accadono ed evidenziare lo spazio dedicato (in basso). Se il fatto accade a Napoli, ed è pur vero che accade troppo spesso come altrove, gli si dedica l’intera pagina (tranne spazio pubblicitario) mentre se accade in città più “patinate” c’è solo un trafiletto privo di enfasi e senza i precedenti, dove per enfasi si implicano conseguenze emotive di un calciatore del Napoli in procinto di abbandonare la città come piacerebbe a qualcuno. Non tutti gli scippi sono uguali e la permanenza di Ibrahimovic a Parigi non è in dubbio perchè la differenza la fanno gli ingaggi, non le condizioni di vivibilità di questa o quella città. Si chiama sciacallaggio che si somma alla cattiva informazione e fa danni enormi a una città che è da sempre sbattuta nell’elenco delle città invivibili mentre Parigi è nell’elenco mentale, e solo mentale, delle città incantevoli. Vedremo cosa Yanina Screpante dirà o scriverà di Parigi il giorno in cui si renderà conto personalmente che tutto il mondo è paese.
“Vèstiti male per il viaggio e fai in modo che l’avarizia e la prudenza abbiano la meglio sulla vanità”. Stendhal scriveva così nell’Ottocento alla sorella in procinto di partire per l’Italia che era la meta indiscussa dei colti e facoltosi turisti del “Grand Tour”, invitandola a non mettere in mostra soldi e gioielli per evitare di essere derubata. Era il consiglio di chi quel viaggio l’aveva fatto partendo da Parigi, restando peraltro abbagliato dalla bellezza di Napoli che definì “senza nessun paragone, la città più bella dell’universo”. È lo stesso consiglio che diamo a Soledad Cavani e Yanina Screpante, in qualsiasi città (di m…a) esse si trovino, lo stesso che la saggia Caterina Aronica mette in pratica ogni giorno senza dimenticare mai che in ogni posto bisogna difendersi dalle negatività per prendersene le positività. Del resto, diciamolo pure a gran voce che l’inglese William Hamilton, ambasciatore di Gran Bretagna presso i Borbone di Napoli, rifornì i musei inglesi di classicità depredando Napoli e dintorni a man bassa; diciamolo che Napoleone, il più grande ladro della storia, fece razzie dei tesori italiani tra cui le antiche statue greche e romane provenienti da Napoli e da Pompei per mano del generale Etienne Championnet, “amico” dell’Italia e soprattutto di Napoli. Da una sua lettera al ministro dell’Interno del Direttorio, inviata da Napoli il 25 febbraio 1799 e rinvenuta in Francia, si legge: “Vi annuncio con piacere che abbiamo trovato ricchezze che credevamo perdute. Oltre ai Gessi di Ercolano che sono a Portici, vi sono due statue equestri di Nonius, padre e figlio, in marmo; la Venere callipigia non andrà sola a Parigi, perchè abbiamo trovato nella Manifattura di porcellane, la superba Agrippina che attende la morte; le statue in marmo a grandezza naturale di Caligola, di Marco Aurelio, e un bel Mercurio in bronzo e busti antichi del marmo del più gran pregio, tra cui quello d’Omero. Il convoglio partirà tra pochi giorni”. Era così che la Francia esportava la rivoluzione e fu così che Parigi è divenuta la Parigi della “grandeur” e Napoli è divenuta la Napoli del declino. Ma i Napoletani lo capirono e in soli sei mesi si ripresero la città. Poi toccò ai Savoia portar via altre ricchezze a Torino e a Roma, e il saccheggio non si arresta neanche oggi che spariscono i tesori della biblioteca dei Girolamini.
Partire dai piccoli scippi alle compagne dei calciatori e arrivare ai grandi furti della storia potrebbe sembrare fuori luogo ma in realtà serve eccome a far capire come Napoli, che era la Parigi dell’Ottocento, sia stata spogliata e sia divenuta città povera incapace di camminare con le proprie gambe. E dove c’è la povertà abbonda la delinquenza. È tutta qui la differenza tra Napoli, Parigi e Londra: una povera e le altre ricche. Eppure uguali nel pericolo ma inevitabilmente diverse nell’immagine proiettata da una condizione sociale ben diversa oltre che dai media. La storia qualcosa dovrà pur insegnare ma, come ben disse Aldous Huxley, “il fatto che gli uomini non imparino molto dalla storia è la lezione più importante che la storia ci insegna”.

Pandev e Behrami, due ragazzi dei balcani a Napoli

Pandev e Behrami, due ragazzi dei balcani a Napoli

la scoperta della città e le dritte degli amici macedoni

Goran Pandev e Valon Behrami, un macedone e un kosovaro con passaporto svizzero, due balcanici a Napoli ritrovatisi dopo i tempi della Lazio. Il primo felice di essere stato acquistato dopo una stagione in prestito, il secondo contento di esserci arrivato. Sempre insieme in quest’estate napoletana, a mangiare, a prendere il sole nei ritagli di tempo.
Behrami ha rilasciato un’intervista al Corriere dello Sport che ha dato qualche fastidio all’ambiente juventino, in cui ha sponsorizzato la città: «Vivendola da dentro smentisce tutti i luoghi comuni sul suo conto. Napoli è straordinaria e il mare è la ciliegina. Io poi adoro il mare. La pressione, l’affetto della gente? Fa parte del gioco, se vieni qui ci vieni per questo, sai cosa troverai, Ma è bellissimo così. Non c’è un altro posto in Italia in cui ti senti veramente calciatore come qui. Forse non c’è nel mondo». Lasciando Firenze, il nazionale svizzero era stato insultato su twitter e mandato a quel paese (Napoli) a giocare nell’immondizia da una tifosa viola che gli scrisse “Starai bene nel sudicio di Napoli”, ricevendo come risposta un elegante “Complimenti, sei molto educata e fine”.
Anche Pandev ha pronunciato parole al miele: «Devo ringraziare il presidente che mi ha dato l’opportunità di restare ancora a Napoli. La mia famiglia si è trovata bene e sono veramente felice. C’erano anche altre squadre ma la mia volontà era restare qui. È stata una scelta di cuore, ho sempre avuto l’affetto della gente del mister e del direttore sportivo: anche quando le cose andavano male. Ho rinunciato anche di andare all’estero ma ho sempre detto di voler restare a Napoli se ci fosse stata la possibilità».
Belle parole quelle dei due ragazzi dell’est, e torna in mente quello che disse Pandev lo scorso Gennaio: «Alcuni amici macedoni mi hanno detto che il “Cristo Velato” è una delle opere più suggestive al mondo e io che vivo qui non l’ho ancora visto. È grave». Quello che curiosamente ci interessa sapere è se l’attaccante ci sia poi andato o se la lacuna non è stata ancora colmata. Perchè Napoli può essere fonte di arricchimento culturale per tutti, anche per i calciatori che talvolta arrivano in città un po’ timorosi per i classici pregiudizi “made in Italy”.

Kagoshima, la “Napoli del Giappone”

Kagoshima, la “Napoli del Giappone”

la città giapponese gemellata con Partenope

 

Non tutti lo sanno ma dal 3 Maggio 1960 Napoli e Kagoshima sono città gemellate. E non è un gemellaggio pro forma ma una sorta di somiglianza vera e propria tra la città partenopea e quella nipponica situata nell’isola di Kyushu, anch’essa collinare e adagiata su un golfo dal clima mite che accoglie un vulcano, il Sakurajima, che è simbolo del luogo. Entrambe poi danneggiate fortemente dai bombardamenti della guerra.
Chiaramente è Napoli la città più bella ed originale tra le due, quella che gode di fama internazionale, ed è quindi Kagoshima ad essere soprannominata la “Napoli del Giappone”. Città che tiene molto a questa relazione, tanto che la sua amministrazione la rinverdisce donando ai propri cittadini dei viaggi a Napoli. A Kagoshima c’è un “tram Napoli” e una strada dedicata, la “Napori douri”, ricambiata all’ombra del Vesuvio con una ripida “via Kagoshima” sulla collina del Vomero, intitolata nel 1960, e il “largo Kagoshima” al Centro Direzionale, intitolato in occasione delle celebrazioni per il cinquantesimo anniversario del Patto di Gemellaggio, il 9 Luglio del 2010. Chisto è ‘o paese d’ ‘o sole… levante.

La cancellazione della storia a Castellammare

La cancellazione della storia a Castellammare

Il sindaco di Castellammare Luigi Bobbio avrebbe deciso di sopprimere la tratta ferroviaria Castellammare-Torre Annunziata, linea superstite dell’antico primato borbonico (prima ferrovia italiana del 1839 estesa nell’area nel 1843). Un’intenzione con la quale il sindaco scavalcherebbe le scelte delle Ferrovie dello Stato rendendosi colpevole di una grave cancellazione della memoria storica che lega il territorio stabiese, la Campania e il Sud ai primati che potevano vantare fino all’atto dell’unificazione italiana. La linea in questione, ossia la storia, sarebbe sostituita da una “pista ciclabile” che contribuirebbe a cancellare l’identità e l’orgoglio nel solco dell’operato delle classi dirigenti incapaci di dimostrarsi adeguate al ruolo che ricoprono.

Per inviare osservazioni e proteste al sindaco di Castellammare: sindaco@comune.castellammare-di-stabia.napoli.it 
 

Rassicurazioni “anonime” sulle perforazioni ai Campi Flegrei

Rassicurazioni “anonime” su perforazioni Campi Flegrei

il comunicato ufficiale dell’INGV lascia molti punti interrogativi

È giunto il comunicato ufficiale dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia in merito all’avvio del “Campi Flegrei Deep Drilling Project” e sul relativo rischio vulcanico. Comunicato ripreso dal sito del Sindaco De Magistris che fa specifico riferimento alle dichiarazioni del Prof. Giuseppe Mastrolorenzo da noi intervistato.
Il comunicato fornisce rassicurazioni su questa fase del progetto, un carotaggio per estrazione di campioni di roccia fino a un massimo di 500 metri di profondità che non necessiterebbe di un Piano di Emergenza e che presenterebbe un rischio prossimo a zero. Rassicurazioni che non mirano però alle successive fasi del progetto, quelle da noi messe sotto la lente d’ingrandimento, che potrebbero far scendere le perforazioni fino a 4 km per “pura ricerca scientifica”, come recita il comunicato smentendo il comunicato del 2008 che parlava invece anche di sfruttamento geotermico. Una fase per la quale abbiamo fornito informazione circa il rischio. E pertanto il comunicato dell’INGV non può fugare i dubbi e non fornisce risposte ai reali problemi sollevati ma si limita ad una sola fase propedeutica dell’intero progetto.
Inoltre il comunicato presenta dei vizi di forma da evidenziare. Il primo è la mancanza del nome del dichiarante per l’INGV (il presidente, il direttore, i titolari del progetto di trivellazione, l’ex attrice Sonia Topazio in qualità di Capo-ufficio stampa dell’Istituto?). Pertanto le dichiarazioni anonime che chiamano in causa il Prof. Giuseppe Mastrolorenzo facendone nome e cognome si potrebbero configurare come azione diffamatoria difficilmente perseguibile.
Il secondo vizio è la generica e ambigua definizione di “ricercatori locali”, che evidentemente si riferisce a coloro che, in seno all’INGV, hanno espresso le proprie posizioni critiche negli scorsi mesi. Anche in questo caso, si tratta di affermazioni non corrette e  in qualche modo diffamatorie e difficilmente perseguibili. Noi non siamo i difensori degli scienziati chiamati genericamente in causa perchè hanno segnalato l’assenza di piani di emergenza per l’area vulcanica a più alto rischio al mondo, ma ne abbiamo ascoltato uno e difendiamo la nostra scelta perchè è di pubblico dominio il loro altissimo prestigio internazionale.
Il Prof. Giuseppe Mastrolorenzo è un Primo ricercatore presso l’Osservatorio Vesuviano-INGV, Dottore di ricerca in Geofisica e Vulcanologia impegnato nella ricerca vulcanologica ai campi Flegrei ed al Vesuvio da circa un trentennio. Autore di numerose pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali di altissimo impatto come “Nature”, “Proceedings of the National Academy of science”, “Journal Of Geophysical Research”, “Earth and Planetary Science Letters”, “Earth Science Review”, “Jouran of Volcanology And Geothermal Research”, “PloS One”, Bulletin of Volcanoly”, “Journal of the Geological Society of America”, “Journal of Petrology” ed  altre riviste scientifiche specialistiche. Ed è per questo che abbiamo ritenuto il suo un parere quantomeno attendibile.
I risultati delle sue ricerche, di massimo impatto internazionale sono state scelte non solo per articoli giornalistici ma anche per documentari scientifici e programmi televisisivi a diffusione mondiale mondiale su “National Geographic Magazine”, “National Geografic Channel”, “BBC World News”, “Television and Documentary”, “Discovery”, “ZDF”, “AED” e tantissime altre testate, anche accessibili sul web.
Ci risulta che dalle ricerche del Prof. Mastrolorenzo siano derivati progressi fondamentali nelle conoscenze vulcanologiche e tra le prime mappe di pericolosità per i Campi Flegrei ed il Vesuvio e l’evidenza dell’urgenza di modifica del “Piano di Emergenza” al Vesuvio con l’estensione alla città di Napoli, recepita dal Dipartimento di Protezione Civile ed in fase di attuazione.
Questo per amore della verità e per rispetto di uno scienziato napoletano che, nella migliore tradizione dell’Osservatorio Vesuviano, fa onore alla città nel campo della ricerca scientifica internazionale così come tutti quelli che hanno espresso maggiore discernimento sul progetto. E non ci stiamo a vederli declassati a semplici “ricercatori locali” solo perchè di approccio più cauto rispetto alla vicenda. Ancora meno accettiamo l’idea di poter essere considerati fautori di informazione allarmistica allorché il nostro obiettivo è chiaramente puntato sulle successive e più complesse fasi del progetto. Qui nessuno è in cerca di voti e non c’è alcuna campagna elettorale da condurre, informazione e partecipazione sono pilastri della democrazia in cui crediamo fortemente.

Trivellazioni Campi Flegrei, parla il Prof. Mastrolorenzo

Trivellazioni Campi Flegrei, parla il Prof. Mastrolorenzo

rischi e omissioni di un progetto senza sicurezza e informazione

L’omissione di informazione sul “Deep Drillng Project” ai Campi Flegrei necessita di chiarezza e l’abbiamo cercata ascoltando un luminare della materia, il Professor Giuseppe Mastolorenzo dell’Osservatorio Vesuviano – INGV, vulcanologo di fama mondiale, al quale abbiamo chiesto se il progetto serve, se è pericoloso e se è corretto. Assenza di un piano di emergenza nazionale e locale; assenza della comunicazione alla cittadinanza delle finalità del progetto e dei suoi eventuali rischi; assenza di condivisione della scelta di autorizzare le perforazioni. Tutto ciò rende l’operazione un forte azzardo. C’è da chiedersi che fine abbia fatto la democrazia partecipativa annunciata in campagna elettorale dal Sindaco De Magistris.

Napoli e Torino nel 1860 come Berlino e Atene oggi

Napoli e Torino nel 1860 come Berlino e Atene oggi

una ricerca paragona l’unificazione dell’Eurozona a quella italiana

Angelo Forgione per napoli.com Un’altra spallata alla retorica risorgimentale, l’ennesima. Sull’attualissimo tema della crisi del debito sovrano in cima all’agenda politica in Europa in quanto ostacolo all’unificazione politico-economica degli Stati membri, irrompe Stéphanie Collet, ricercatrice dell’Université Libre de Bruxelles, che ha pubblicato la ricerca Un’Italia unificata? – Il Debito Sovrano e lo scetticismo degli investitori riportata anche dal Sole 24 Ore in cui solleva la necessità di studiare il rischio attuale inquadrandolo in una prospettiva storica prendendo a modello per l’Europa il processo di unificazione italiano del 1861 e la conseguente unificazione monetaria tra il 1862 e il 1905.
Nel suo lavoro, la ricercatrice dimostra che la nascita dell’Italia generò un debito pubblico comune derivato dalla somma dei debiti sovrani dei sette Stati preunitari e verifica l’andamento dei rendimenti delle obbligazioni sovrane dei diversi Stati italiani sulle borse di Anversa, Parigi e Londra, prima e dopo l’unità, dove rimasero quotate fino al 1876 seppur risalenti a prima del 1861 (le emissioni del Regno delle Due Sicilie erano indicate come “Italy-Neapolitan”) a testimonianza del fatto che il mercato finanziario dell’epoca non dava per assodata la sopravvivenza del “progetto Italia unita” dei piemontesi. Il presupposto fondamentale della ricerca è il forte indebitamento del Regno di Sardegna causato dalla natura bellico-militare del Piemonte e caratterizzato da tassi d’interesse elevati, a fronte del sistema economico virtuoso con ridottissimo debito del Regno delle Due Sicilie cui i Savoia fecero pagare il peso finanziario della conquista. Un’altra conferma del fatto che il catastrofico debito pubblico italiano sia stato creato dal Nord piemontese.

La Collet offre delle considerazioni sull’esempio italiano: «Come l’Italia di allora, l’Europa oggi è fatta da stati eterogenei, con economie di dimensioni e condizioni diverse, che parlano lingue diverse e hanno sistemi di imposizione fiscale separati. Il Regno di Napoli economicamente era per l’Italia quello che oggi la Germania è per l’Eurozona. Come il Regno di Napoli prima dell’integrazione del debito sovrano, la Germania di oggi è l’economia più forte dell’Eurozona e beneficia del costo del debito più basso in assoluto». Poi la considerazione che fa trasalire gli storiografi di sistema che, come al solito, giunge dall’estero, quindi neutrale e non di parte: «Napoli era di gran lunga la città più importante del neonato Regno d’Italia. E le regioni del Sud avevano una discreta struttura industriale, un’agricoltura fiorente sia pure basata sul latifondismo, e importanti porti commerciali. In un certo senso, facendo un parallelo, Napoli e Torino erano la Berlino e la Atene dell’epoca e il debito napoletano fu quello che più fu penalizzato dall’unificazione dei debiti».
La ricerca della Collet è complementare ad un approfondimento dell’ex rettore dell’Università di Buckingham Martin Jacomb che sul Financial Times del Luglio 2011 evidenziò come la Grecia abbia subito un impoverimento permanente dopo l’adozione dell’euro analogo a quello che il meridione d’Italia subì dopo l’unità e la conseguente adozione della lira.
Esempi calzanti anche se conservano un distinguo essenziale. Gli interessi economici delle massonerie internazionali, nel caso italiano del 1860, si sposavano con quelli sociali e religiosi. All’Inghilterra anglicana, sovrana di quell’Europa, l’Italia unita era funzionale alla cancellazione del potere temporale del Papa e al potere economico-marittimo nel Mediterraneo del cattolico Borbone. Gli interessi erano molteplici mentre oggi tutto è “ridotto” a una questione monetaria. Inoltre il Piemonte invase il Regno delle Due Sicilie e lo costrinse con le armi a pagare il proprio debito pubblico mentre oggi la guerra monetaria europea non si combatte con le armi ma con i soldi, e appare davvero arduo che la solvibile Germania, vincitrice del conflitto economico contemporaneo, accetti di essere penalizzata dal pagamento del debito dei paesi europei poveri.
“Ccà nisciuno è fesso”, che proverbio bugiardo! Meglio “Ka nischün è fessen”.

La mozzarella di bufala dop sottratta alla camorra

La mozzarella di bufala dop sottratta alla camorra

da oggi necessari certificato antimafia e latte di allevamenti dop

La mozzarella di bufala campana è un vanto tutto campano, da Mondragone a Battipaglia; una di quelle leccornìe irrinunciabili, simbolo di tradizione e cultura millenaria di origini normanne anche se il vero grande impulso produttivo è di epoca settecentesca.
Da oggi più sicura visto che il Consorzio di tutela della mozzarella di bufala campana dop, nell’assemblea annuale svoltasi per la prima volta in un bene confiscato alla camorra a Castel Volturno (Caserta), ha stabilito che per produrla occorreranno due requisiti fondamentali: l’obbligo di presentare ogni anno il certificato camerale antimafia e l’utilizzo di latte proveniente da allevamenti dop. Occhio al bollino dunque; da oggi la mozzarella sigillata col marchio del consorzio assicurerà non solo che si tratta di un prodotto di altissima qualità ma che non è frutto del riciclaggio della camorra.

Un dono per Gennaro Iezzo

Un dono per Gennaro Iezzo

all’ex azzurro il pumphlet “Malaunità, 150 anni portati male”

L’ex portiere del Napoli Gennaro Iezzo non ha ancora finito di leggere “Terroni” ma ha già la prossima lettura meridionalista… magari sotto l’ombrellone.