Angelo Forgione – «La vera condanna di De Magistris è lo stato di degrado a tutti i livelli in cui ha portato Napoli. È per questo che dovrebbe compiere un atto di coraggio, sull’esempio di quanto fece Nicola Amore, uno dei migliori sindaci di sempre della nostra città, e dimettersi prima che venga sospeso dalla carica per la legge Severino». Lo ha dichiarato Gianni Lettieri, capo dell’opposizione in consiglio comunale, invitando il sindaco di Napoli a non aspettare di essere sospeso dal Prefetto, ma con un esempio che non calza. Già, perché Nicola Amore, sindaco famoso per le opere del Risanamento del secondo Ottocento, che lo rendono uno dei più ricordati in città, si dimise proprio per le polemiche sugli appalti che ne seguirono, accusato di aver favorito le banche torinesi e romane nei lavori di bonifica (Società Generale di Credito Mobiliare Italiano, Banca Subalpina, Società Fratelli Marsiglia e Banca Tiberina di Torino; Banca Generale e Immobiliare dei Lavori di Utilità Pubblica ed Agricola di Roma), e la società svizzera “Geisser” nell’acquisto di suoli edificabili della città (Ulrich Geisser aveva scalato l’alta finanza grazie ai solidi legami stretti con Cavour e controllava le azioni della Banca Tiberina di Torino, istituto proprietario di alcuni suoli a Chiaja, oltre che al Vomero).
Il Risanamento post-colera fu un complesso intervento urbanistico che donò alla città un più sicuro sistema fognario, il completamento dell’acquedotto del Serino e nuovi quartieri eleganti con più agevoli strade e palazzi signorili. Ma dietro i nobili intenti, in realtà, si nascondeva il pretesto per una colossale speculazione edilizia privata d’epoca umbertina. Con la complicità di Nicola Amore, il capitale, completamente esterno, prima fece da parte il Municipio, strappandogli il controllo della città, e poi attuò solo in parte la bonifica. Tutto si disvelò come occasione per una pura operazione di sfruttamento dei suoli, che non si fermò neanche di fronte al preventivo obbligo scritto di denunciare il ritrovamento di reperti di interesse storico-artistico che avrebbe causato la sospensione dei lavori. Tutte le testimonianze del passato presenti nelle aree dei lavori ne fecero le spese, tra cui una sessantina di chiese anche d’epoca medievale e il notissimo teatro San Carlino a largo del Castello. Il piano iniziale di “pubblica utilità”, che prevedeva la bonifica dei quartieri bassi a ridosso dell’area portuale con la realizzazione di nuove costruzioni popolari, fu indirizzato verso abitazioni più costose per il nuovo “rettifilo”, stravolto in corso d’opera con una variante di progetto senza alcun vantaggio per il Municipio, approvata su forte pressione delle società immobiliari e finanziarie piemontesi e romane. I lavori del Risanamento durarono decenni, sopravvivendo persino allo scandalo della Banca Romana, e la corruzione fu accertata da una Commissione d’inchiesta presieduta dal savonese Giuseppe Saredo, che fece luce sugli intrecci tra amministrazione locale e “alta camorra”, mettendo a nudo gli interessi dei governi di Torino, Firenze e Roma sulla città nei primi quarant’anni di Unità. Morto Saredo nel 1902, i suoi carteggi furono fatti sparire, le sue indagini furono arrestate e la sua Commissione d’inchiesta fu sciolta (maggiori dettagli su Made in Naples – Magenes, 2013).
Nicola Amore, già discusso questore nei fatti luttuosi di Pietrarsa del 6 agosto 1863 in cui aveva prima ordinato a bersaglieri, carabinieri e guardie nazionali di sparare sugli operai e poi tentato di corrompere (inutilmente) il funzionario Antonino Campanile a non confessare quanto era accaduto, si dimise perché gravato da pesantissime accuse di essere ingranaggio dell’affarismo sfrenato dell’Italia sabuada. Lui sì che non era un sindaco isolato e improduttivo perché non colpito da una condanna per i metodi di conduzione delle indagini sulla corruzione politica. Lui si che ha piazze e monumenti dedicati in città.
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Monumenti equestri al Plebiscito: via al restauro senza recinzione
Angelo Forgione – ll Comune di Napoli ha dato il via libera al restauro dei monumenti equestri del Canova di piazza del Plebiscito, affidandoli alla “Fimmaster events”, che si avvarrà della “TecniKos restauro” con spesa assunta dalla Ferrero sottoforma di compenso per la festa dei 50 di Nutella ospitata nel largo lo scorso maggio. Il termine dei lavori è stato fissato in 60 giorni e nel progetto è prevista anche la realizzazione di un cortometraggio che racconti la differenza tra i graffiti artistici e la vandalizzazione delle opere d’arte.
Nella determinazione non compare purtroppo alcun intervento di realizzazione di una idonea recinzione monumentale esterna a quella facilmente violabile risalente all’Ottocento e sulla falsa riga di quanto fatto dalla II Municipalità per le statue di Dante Alighieri e Paolo Emilio Imbriani nelle piazze Dante e Mazzini, rimaste linde. Evidentemente, l’esempio non è servito a convincere che è quella la soluzione migliore per preservare l’intervento di recupero. Il progetto (scarica), infatti, prevede una opportuna “protezione e integrazione cromatica” con un protettivo per le parti lapidee a base di polimeri paraffinici per garantire una piu agevole pulitura in seguito, ma lascia comunque esposte tali parti e facilmente raggiungibili dai malintenzionati. Peraltro, al punto 4 relativo alle “raccomandazioni e interventi di manutenzioni”, si legge che “completato il restauro, nasce l’esigenza di garantire un servizio regolare di controllo e di manutenzione necessario alla conservazione dell’opera restaurata […]”. Senza una recinzione adeguata, i monumenti rischiano di essere imbrattati immediatamente dai ragazzi presenti in zona, i cui comportamenti sono arcinoti. Nella sezione “Integrazione al progetto”, si legge appunto che è previsto “il monitoraggio dello stato di conservazione del bene restaurato per sei mesi”, periodo durante il quale saranno rimosse le scritte vandaliche apposte, e che nei sei mesi successivi si potrà valutare una proroga dei tempi manutentivi, di sei mesi in sei mesi. Ciò conferma la consapevolezza dell’altissimo rischio di recidiva, fenomeno che altrove, con una buona recinzione, si è evidentemente azzerato.
Non trascurabile il fatto che nel progetto non si fa menzione neanche del ripristino dei leggii posti alle spalle dei monumenti borbonici, il che vorrebbe dire che i cittadini più “distratti” continuerebbero a non capire l’identità e il significato dei soggetti in livrea romana raffigurati, nonché la fattura dei monumenti e il contesto storico-artistico (neoclassico) in cui furono realizzati, sulla scia della scoperta delle antiche città vesuviane sepolte dall’eruzione del 79 dC.
Progetto di restauro tanto invocato ma, evidentemente, incompleto. Basteranno i cortometraggi a salvare le statue dall’ignoranza e dal malcostume?
De Magistris condannato e solo, come Napoli
Angelo Forgione – Il sindaco di Napoli Luigi De Magistris condannato dal Tribunale di Roma a un anno e tre mesi per concorso in abuso d’ufficio nell’inchiesta “Why Not”, cioè per aver acquisito da piemme di Catanzaro i tabulati telefonici di alcuni parlamentari senza le necessarie autorizzazioni della Camera di appartenenza. De Magistris continua a pagare le conseguenze di un’inchiesta a lui sottratta che ha segnato la fine della sua carriera di magistrato, avversato da quei poteri forti che provò a contrastare mettendo azzardatamente le mani negli intrecci tra politica, giustizia, finanza, imprenditoria, massoneria, mondo cattolico deviato e servizi segreti in Calabria.
Anche questa sentenza lo colpisce per aspetti disciplinari, ovvero per aspetti che riguardano la “forma” con cui condusse le indagini, ma non entra nel merito della fondatezza delle indagini stesse. Ed è proprio questo che De Magistris contesta oggi su facebook, scrivendo “(…) Ma rifarei tutto, e non cederò alla tentazione di perdere completamente la fiducia nello Stato”.
Tutti sanno che De Magistris si è gettato nell’avventura politica quando si è ritrovato isolato in Magistratura, cioè quando la sua strada è stata sbarrata. Basta fare una ricerca online un po’ più approfondita per capire quali siano i soggetti coinvolti nelle indagini scottanti, e perché il sindaco di Napoli sia un uomo solo. E un uomo solo non può neanche condurre una città importante, già penalizzata politicamente. Ora, napoletani, guardatevi intorno, osservate in quali condizioni versa la vostra città e chiedetevi se ad un magistrato presumibilmente onesto, fatto fuori dai poteri forti, possano essere stesi i tappeti rossi solo perché ha cambiato ruolo.
San Gennaro Day ’14: serata di gala per la Napoli positiva
Angelo Forgione – Si è svolto sul gremitissmo sagrato della Cattedrale di Napoli il galà del premio “San Gennaro Day 2014”, l’evento diretto e presentato in maniera impeccabile da un brillantissimo Gianni Simioli (perfetto cerimoniere e grande aggregatore delle mille facce di Napoli) al quale ho preso parte in veste di premiatore di Ilenia Lazzarin. La kermesse, inaugurata da un intervento del filosofo Aldo Masullo e dal cardinale Sepe, ha richiamato centinaia di fans di Gigi D’Alessio (che ha suonato un medley) e ha celebrato le premiazioni anche di Paolo Caiazzo, Federico Salvatore, Lina Sastri, Franco Ricciardi, Giampaolo Morelli, i Manetti Bros, i Sangue Mostro, Angelo Schettino, i The Jackal, Gerardo Ausiello, Leandro Del Gaudio, Pascal Vicedomini e Leopoldo Mastelloni (premio alla carriera). Particolarmente significative, in chiave identitaria, le esibizioni donate ai presenti da Paolo Caiazzo e Federico Salvatore, due artisti che non si sono mai tirati indietro quando c’era da raccontare nei modi a loro più congeniali una storia e una realtà diversa. La serata ha avuto un momento di commozione quando al centro della platea sono intervenuti i genitori di Ciro Esposito, con la sua immagine sul maxischermo. Cinque minuti di applausi interminabili prima che i due chiedessero verità e giustizia.
Per Ilenia Lazzarin hanno parlato le sue stesse parole di amore per Napoli pronunciate nel videoclip mostrato alla platea. Prima di premiarla, ho sottolineato come gli inevitabili timori della diciottenne ragazza della tranquilla provincia settentrionale che si apprestava ad approdare a Napoli si siano presto sciolti (a proposito di prodigi) verificando la realtà, e ho evidenziato che pregiudizi e denigrazione nascono da chi non conosce gli altri popoli, mentre Ilenia incarna il valore dell’incontro che sgretola la disarmonia.
Federico Salvatore, interprete di una calzante Se io fossi San Gennaro, si è tolto ancora una volta il macigno dalle scarpe: «Dopo aver scritto e cantato questa canzone – ha detto l’artista – la televisione italiana mi ha sbattuto fuori e non mi ha fatto più lavorare, ma io oggi continuo a raccontare la verità nei teatri, e di questo ringrazio sempre e solo i napoletani». Il premio gli è stato consegnato da Gennaro De Crescenzo (movimento Neoborbonico), che ha evidenziato l’impegno e l’importante apporto dell’artista nel percorso comune di ricostruzione della coscienza del popolo napoletano e meridionale.
Al San Gennaro Day per premiare Ilenia Lazzarin
Dopo il grande successo della prima edizione, il 21 settembre torna la kermesse ideata e diretta da Gianni Simioli. Tutto pronto dunque per il galà del “San Gennaro Day 2014″, un grande spettacolo sul sagrato del Duomo di Napoli (ore 20) in cui saranno premiati grandi nomi della cultura, della musica, dello spettacolo, imprenditori, associazioni di volontariato e cittadini sconosciuti al mondo del gossip ma meritevoli di grandi consensi (leggi il cast della serata).
Dopo il premio “San Gennaro Day 2013” ricevuto lo scorso anno, Angelo Forgione tornerà sul palco dell’evento, stavolta in veste di premiatore di Ilenia Lazzarin, protagonista della fiction Rai Un posto al sole nei panni di Viola e autrice del “miracolo” del Nord che abbraccia il Sud. Nata nella provincia lombarda, a Busto Arsizio, e trasferitasi a Vercelli a 11 anni, è approdata a Napoli a 19 anni per entrare nel cast della “soap” partenopea, e se ne è innamorata.
«L’Italia riscopra Napoli. Le conviene!»
Intervista “a tutto campo” a cura di Mara Miceli per Radio Vaticana Italia
Conservatorio di Napoli bene di interesse storico-architettonico
Angelo Forgione – Il Regio Conservatorio di Musica di San Pietro a Majella, uno dei più celebri istituti d’alta formazione musicale nel mondo, è stato dichiarato Bene di Interesse Storico-Architettonico. Il riconoscimento è stato ratificato dal Ministero delle Attività Culturali e dalla Sovrintendenza per i Beni Architettonici della Campania, e darà la possibilità di tutelare l’edificio che ospita il conservatorio di musica ma anche tutto il patrimonio artistico musicale e decorativo (spartiti e manoscritti, strumenti musicali, cimeli, stampe, foto antiche, dipinti e arredi), in particolar modo la sua preziosa biblioteca musicale, tra le più importanti al mondo, che consta di circa 27.000 manoscritti musicali, 300.000 stampe musicali, 20.000 libri, 10.000 libretti d’opera, 10.000 lettere e 1000 periodici. Il progetto è stato supportato da Roberto De Simone, Riccardo Muti, Vincenzo De Gregorio e l’attuale direttore del conservatorio, Elsa Evangelista. Quest’ultima ha annunciato che il prossimo obiettivo è quello di far includere il Conservatorio nei patrimoni dell’umanità, secondo la convenzione adottata dalla conferenza dell’Unesco.
Il Conservatorio di San Pietro a Majella è attivo dal 1826, anno in cui il Real Collegio di Musica (che aveva racchiuso quattro orfanotrofi) si trasferì per volontà del re Francesco I nella sede dell’omomino convento dei Padri Celestini, dopo aver iniziato le sue attività didattiche nel 1808. La Scuola plasmò uno stile musicale che si diffuse rapidamente in tutt’Europa e fece da faro per tutto l’Occidente, consacrando la
grande Scuola Musicale Napoletana del Settecento. L’istituto cambiò il concetto di conservatorio, da istituzione caritatevole di “conservazione” degli orfanelli (che ricevevano istruzione musicale) ad alta scuola di musica. È proprio con San Pietro a Majella che con “conservatorio” si iniziò ad intendere nel mondo ogni luogo di formazione musicale.
Riccardo Muti, nel corso di una conferenza stampa di presentazione di una rappresentazione di Niccolò Jommelli tenutasi a Parigi nel giugno 2009, consigliò a ogni musicista di visitare il Conservatorio di San Pietro a Majella per assaporare il Settecento perduto:
«L’unico luogo al mondo che può far rivivere un fantastico mondo del suono che è andato perduto… un antico monastero immutato con la sua meravigliosa biblioteca, una serie di sale dove si respira ancora il profumo originario dei libri e l’atmosfera della Napoli antica.»
15mila croceristi in una Napoli “nascosta”
Angelo Forgione – È approdata oggi a Napoli, la città che ha inventato le navi da crociera (il Francesco I del 1831), la nave da crociera più grande del mondo. L’Oasis of the Seas della compagnia Royal Caribbean ha solo un eguale, la gemella Allure of the Seas (che debutterà in Italia nel 2015), e fa registrare 362 metri di lunghezza, 225.282 tonnellate lorde di stazza e 16 ponti. Può accogliere fino a 6.296 passeggeri e vi lavorano 2.165 membri dell’equipaggio di 65 diverse nazionalità.
Proveniente dal porto romano di Civitavecchia, il gigante del mare è giunto contemporaneamente ad altre due grandi crociere, portando a un totale di oltre 15mila persone il traffico di passeggeri ed equipaggi previsto in sbarco per la giornata. 15mila turisti che scendono dalle navi e non possono vedere tutti i palazzi storici di Napoli. Troppi quelli transennati e nascosti dalle impalcature per i noti crolli recenti. Ancora una volta la città si fa trovare impreparata. Peccato.
clicca qui per visitare la Oasis of the Seas a 360°
È napoletano il cinturino in pelle dell’Apple-Watch
Apple è pronta a lanciare gli Apple-Watch, sul mercato dal 2015. Tanti modelli con diversi materiali per i cinturini: acciaio, maglia metallica saldata al laser (in Italia), gomma, pelle nera olandese, pelle “Granada” francese e pelle “Venezia” napoletana. Si, perché il cinturino “Loop” è realizzato con una pelle “prodotta artigianalmente a Napoli da una conceria che vanta cinque generazioni di esperienza e una lunga storia di collaborazioni con alcune delle più note case di moda”. Il modello, sulle pagine ufficiali (clicca qui), è presentato così: “la tradizione artigianale incontra il design più innovativo”.

Carditello: appalto assegnato
Angelo Forgione – È stata designata la ditta che si occuperà del restauro della Real Tenuta di Carditello, individuata tra le 65 che avevano presentato le offerte alla direzione regionale del MiBACT. Il nome verrà comunicato appena saranno completati gli adempimenti burocratici, e allora potranno partire i lavori che restituiranno la reggia al suo splendore, previsti nell’arco di 365 giorni. L’appalto è bandito per 2 milioni e 654.867 euro più iva, stanziati dall’ex ministro Massimo Bray.