Cappella Sansevero al top tra i musei d’Italia per TripAdvisor

Il museo italiano preferito dai viaggiatori di tutto il mondo è la Cappella Sansevero a Napoli, nono a livello europeo e primo in Italia. Il sito di viaggi TripAdvisor ha annunciato nei giorni scorsi i vincitori dei Travelers Choice Attractions 2013, i premi basati su milioni di recensioni e opinioni dei viaggiatori di TripAdvisor. Questa prima edizione dei premi ha riconosciuto 1.263 attrazioni divise in luoghi storici, musei, parchi e parchi di divertimento.
Il primo posto della classifica dei musei italiani preferiti dai viaggiatori di tutto il mondo è il Museo Cappella Sansevero di Napoli che si è guadagnato il premio battendo blasonate gallerie di fama internazionale a Roma, Firenze e Venezia. Il museo è anche entrato nella classifica a livello europeo conquistando la nona posizione dietro a musei del calibro del Louvre di Parigi e del British Museum di Londra. Un altro museo della citta’ di Napoli chiude la top 10 italiana al decimo posto: il Museo Archeologico Nazionale, il primo costituito in Europa in un monumentale palazzo seicentesco. Tra i parchi italiani preferiti dai viaggiatori di TripAdvisor è premiato il Parco Virgiliano di Napoli, dal quale è possibile ammirare tutto il golfo e le isole antistanti e che si classifica in quarta posizione dietro ai Giardini Pubblici di Taormina (1°), il Parco di Monza (2°) e il Parco del Valentino a Torino (3°).
“Congratulazioni a Napoli che si rivela meta apprezzata dai viaggiatori internazionali per i suoi musei ma anche per il Parco Virgiliano”, ha commentato Valentina Quattro, portavoce di TripAdvisor per l’Italia.

L’ammuina elettorale

Cosa non si fa in campagna elettorale!? Cosa si è inventato il Partito Democratico, per screditare i propri avversari politici? Ha rispolverato uno dei più abusati luoghi comuni antistorici e antinapoletani: il presunto articolo 27 della Real Marina delle Due Sicilie “Facite ammuina”.
Tocca ripetersi nuovamente e ricordare che l’articolo non è mai esistito e che fu creato ad arte (leggi la vera storia) per infangare la memoria storica napoletana e meridionale. Lo stesso accade oggi, per diversi fini. Stavolta, per sconfiggere Berlusconi l’illusionista… borbonico. Votate gente, votate!

d.gentile@partitodemocratico.it

“A reti unificate”, un format che parla del Sud senza Sud

Angelo Forgione – “A reti unificate”, questo è il titolo dalla nuova trasmissione messa su dal dal Consorzio CMG formato dalle quattro emittenti regionali Canale 8, Canale 9, Canale 21 e Televomero (anche streaming su canale21.it) che fanno squadra per produrre un contenitore di attualità, politica, cultura e cronaca incentrato sui temi del Sud. Finalmente, si direbbe. Interessante e innovativo, ma subito si scopre che c’è qualcosa, troppo, che non va. A cominciare dal conduttore, Alessandro Cecchi Paone che smette le vesti di divulgatore scientifico e s’infila i vestiti del divulgatore meridionalista. Sembra tutto armonioso nell’interpretazione del ruolo, il suo calarsi nella parte di cittadino del Sud che propriamente non è, i suoi interrogativi identitari agli ospiti («ma cosa vogliono da noi i settentrionali?»). È chiaramente una forzatura che viene a galla ben presto.
Indica la direzione del vicolo cieco il vacuo parterre in studio della prima puntata, salvato dal solo vero “fondamentalista napoletano” Simone Schettino, unica presenza calzante in un talk-show meridionalista. Oltre questa bandiera nel deserto, a parlare di meridione si presentano puntuali e in ordine sparso: Paolo Cirino Pomicino, esponente della “prima repubblica” e di una classe politica napoletana che non ha mai tutelato gli interessi della città, condannato a un anno e otto mesi di reclusione patteggiati per finanziamento illecito (tangenti Enimont), oggi presidente di “Tangenziale di Napoli”, strada a pedaggio di proprietà dell’holding finanziaria “Atlantia” di cui è principale azionista la famiglia trevigiana Benetton, nonchè autore di corsivi sui giornali settentrionali “Libero” e “Il Giornale” sotto lo pseudonimo “Geronimo”. Direste mai che sia la persona più idonea per discutere degli interessi del Sud?
Ancora, l’imprenditrice torrese Marilù Mennella, impegnata in importanti affari edilizi a Napoli-est e poco aderente alle tematiche che riguardano la “questione meridionale”. Infine, fatta salva la fiera showgirl napoletana Maria Mazza senza infamia e con lode alla sua bellezza mediterranea, l’esercito dell’inconsistente: un giovane modello, spaesato e privo di argomenti, figlio di un proprietario di un produttore di mozzarelle, invitato perchè «ha avuto il coraggio di dichiarare che è gay» e perchè dicesse «non so cosa sia la Cassa del Mezzogiorno… non voto» nei suoi unici interventi secchi previo domanda; una bionda signora di mezza età presentata come “ultima sciantosa” (mah!), già vincitrice di un quiz televisivo presentato dallo stesso Cecchi Paone.
In collegamento da altri studi dislocati, il giornalista meridionale Giovanni Valentini, autore del libro “Brutti, sporchi e cattivi: i meridionali sono italiani?” in cui passa il messaggio perverso per cui i vizi del Sud sono diventati vizi italiani, e il sindaco di Palermo Leoluca Orlando nei panni di buon filosofo.
In realtà parte male già la conduzione, assegnata ad un personaggio avulso dalle criticità del meridione, capace di “infervorarsi” solo alle pertinenti disquisizioni risorgimentali di Simone Schettino circa la storia scritta dai vincitori che etichettarono gli sconfitti con l’appellativo denigratorio di “briganti”, e al più marcato revisionismo contenuto nell’intervista a Eddy Napoli cui il presentatore mette scorrettamente e senza diritto di replica un cappello denigratorio e inopportuno. «A proposito di perversione dell’identità e dell’appartenenza! A me dispiace molto che i nostalgici non ricordino che le condizioni di vita delle classi misere erano spaventose sotto le Due Sicilie. La gente moriva di fame e di raffreddore, viveva pochissimo, erano tutti sporchi, erano tutti cattivi e senza destino. Ce lo dicono studi meridionalisti che non sono inventati e che descrivono l’orrore in cui viveva la classe popolare duosiciliana, altro che balle!» Commento fuorviante e doloso da parte di un uomo dichiarato appartenente alla massoneria, conoscitore del ruolo che questa ebbe nel saccheggio del Sud, quindi insofferente per estrazione alla rivendicazione di un più equilibrato giudizio sulla storia borbonica, notoriamente anti-massonica. Fastidio esorcizzato anche nel commento di un servizio sulla sartoria identitaria di Salvatore Argenio: «Mi costringeranno ad invitare la massoneria per diritto di replica». Insomma, tutto fuorché un conduttore aperto all’ascolto delle espressioni del territorio che è chiamato a descrivere senza peraltro esservi calato.
Il riferimento agli aleatori studi meridionalisti (citati senza autori e fonti, ndr) non trovano corrispondenza nella cronache di un Sud che nel 1860 faceva registrare il minor tasso di mortalità infantile d’Italia come ci racconta il pluridecorato medico Giovanni Berlinguer, docente di Medicina Sociale all’Università di Sassari, che nel marzo del 1970, sul mensile “Vitalità”, scrisse: “Cento anni fa i livelli più bassi di mortalità infantile si avevano in Campania mentre i livelli più elevati si registravano in Lombardia, Piemonte ed Emilia e Romagna. Ora (1970) la situazione è invertita: la regione a mortalità infantile più elevata è la Campania dove l’indice è del 50 per mille. Sono certo che le ragioni di questo cambiamento vanno ricercate nella storia economica-sociale infatti, dopo l’unificazione, solo il Nord s’industrializzò con i soldi del Sud e nacquero ospedali e strutture sanitarie”.
Altro che orrore e vita breve tra la sporcizia! In quel Sud, certamente fatto di criticità ma non infernale, la mortalità infantile era arginata dalla più alta percentuale di medici per abitanti in Italia, in tutto 9390 (6871 nel continente e 2519 in Sicilia) su circa 9 milioni di abitanti mentre il Piemonte e la Liguria ne contavano 2610, la Lombardia 2204, la Toscana 1320, l’Emilia e la Romagna 953, per un totale di 7087 professionisti per oltre 13 milioni di abitanti. Già nel 1821, in quel Sud, una legge dispensava da ogni impiego i genitori che non avessero vaccinato i figli per il vaiolo, vaccino che nel Regno di Sardegna fu reso obbligatorio solo nel 1859.
Alle opinioni di Cecchi Paone si aggiunge la gaffe di Cirino Pomicino che si accoda alla disinformazione storica per nozionismo spicciolo: «un viaggiatore inglese (?) alla fine del Settecento diceva che Napoli era l’unica città mediorientale che non aveva un quartiere occidentale». Pomicino deve aver confuso le belle parole scritte dai viaggiatori del “grand tour” settecentesco con quelle pronunciate dal napoletanissimo Eduardo Scarfoglio una quarantina d’anni dopo l’unità d’Italia, a questione meridionale ormai deflagrata. Scarfoglio, che parlò di città orientale (non mediorientale, ndr) senza quartiere europeo, volle così descrivere Napoli in quanto vera porta d’Oriente verso Occidente pur non essendo orientale, ben fotografandone nel bene e nel male l’antica identità mai perduta e la decadenza del periodo post-unitario. Una frase che non solo Cirino Pomicino attribuisce a Lord Rosebery, il britannico che, a partire dal 1897 (non fine Settecento, ndr), abitò l’omonima villa posillipina oggi residenza del Presidente della Repubblica.
Cirino Pomicino anche retorico nel chiedere il rispetto per il Parlamento a prescindere dai parlamentari, e giustamente richiamato alla realtà da Simone Schettino che più volte ha “suggerito” coerenza al politico napoletano con la sua consueta verve: «Padre, figlio e Spirito Santo, i politici italiani sono sempre gli stessi…», «parliamo male della seconda repubblica come se la prima fosse stata rose e fiori…» e così via.
La trasmissione appare persino poco spontanea nel dietro le quinte, indirizzata in un cliché noto anche nelle opinioni in diretta raccolte tra i frequentatori della movida napoletana ai “baretti” di San Pasquale. Le prime voci rivendicano un’identità meridionale poco italiana ma, per magia, l’ultimo microfono è appannaggio dell’opinione di una napoletana che si dice cascata nella discussione per caso e carente in preparazione storica ma contro i revisionisti a prescindere, con tanto di applauso non scattato in precedenza.
Insomma, una trasmissione che parla del Sud senza Sud. E che per questo può solo descrivere un altro Nord. Avete presente il cavallo di Troia?

il Napoli, finalmente regina del Sud!

il rapporto 2012 della Demos & PI evidenzia i grandi numeri del tifo azzurro

Angelo Forgione – La settimana scorsa, al Club Napoli Cercola avevo parlato ai presenti proprio della questione meridionale nel calcio, di quei circa 30 anni di campionato nazionale giocato da sole squadre del Nord, di differenti opportunità per fare calcio tra le due parti del paese e, con il rapporto della Demos & PI relativo al 2011 alla mano, di quel fastidioso dato demoscopico che fino a ieri evidenziava un primato della Juventus nelle preferenze dei tifosi del Sud. Fino a ieri, appunto, perchè la Demos & PI ha aggiornato il dato al Settembre 2012 sancendo nel suo annuale rapporto il primato del Napoli al Sud. Appagante per chi si batte (anche) per la diffusione della storia del paese e del calcio per far comprendere la differenza tra tifosi che si identificano nel potere e tifosi identitari. Insomma, “Ma perchè sei tifoso della Juve se sei di Napoli?”. Trovano così conferma le tante email degli ultimi tempi da parte di appassionati meridionali che, conosciute talune verità e entrati nell’orbita della consapevolezza meridionalista, hanno abbandonato il tifo per la Juventus per sposare la causa del Napoli o di altre società del Sud.
Il mondo del tifo è fluttuante, condizionato in grandissima parte dagli eventi e dalle vittorie soprattutto per i più piccoli, ma qualcosa può pur farla la cultura soprattutto in età adulta. E così l’Inter, i cui trionfi di qualche anno fa cominciano a diventare un ricordo sbiadito, perde tantissimi consensi. Più di tutte, ma non è la sola. Segno meno per le tre strisciate-stellate, salgono il Napoli e la Roma. Il che significa che il calcio malato sta scalfendo le tre squadre del potere mediatico-politico del Nord a vantaggio delle due big del centro-Sud.
Certo, la Juventus resta saldamente la squadra più amata dagli italiani ma gli scandali e la protervia dirigenziale hanno fatto evidentemente scendere le preferenze dal 29.2 al 28.5. Emblematico in questo senso il disgusto verso la dirigenza bianconera espresso da Marco Travaglio. Più contenuto il calo del quasi stabile Milan, da 16.0 a 15.8, mentre l’Inter, come detto, crolla verticalmente dal 18.6 al 14.5. La incalza il Napoli che guadagna 4.2 punti e si attesta a 13.2 mentre più staccata è la Roma a 7.3 che pure incamera un +0.8.
A confermare il calo bianconero da autocritica è anche il dato che analizza le squadre più odiate: la Juventus su tutte, detestata da milanisti, interisti, napoletani e romani indistintamente con una quota di tifosi ostili che in un anno è raddoppiata, dal 14 al 27%. Frutto evidente di una politica sportiva completamente sbagliata che i dati confermano essere perdente in termini d’immagine.
E poi il dato più coerente e atteso: fino a un anno fa la Juventus era la squadra più amata in tutte le aree del Paese, anche al Sud. Ora non più, finalmente, superata dal Napoli nel Meridione come non accadeva dai tempi di Maradona (e dalla Roma nelle regioni del centro), con un +2.3 a vantaggio degli azzurri (-2.9 nel 2011 e addirittura -10 nel 2010).
Sempre meno (23.6%) i tifosi che seguono il calcio allo stadio e tantissimi quelli che credono che gli arbitri non siano completamente “puliti” (63.3% in totale), di cui i napoletani i più diffidenti. Da non tralasciare il calo di 2.4 punti del parco tifosi in Italia rispetto al 2011, addirittura di 12.7 rispetto al 2010. In un paese in cui gli scandali, il malcostume negli stadi, l’inadeguatezza della politica sportiva, le polemiche tra i dirigenti e l’incoerenza dell’intero sistema sono in agguato, la passione per il calcio scende come non mai. Dappertutto, ma non a Napoli.

Tatuaggi: Angelo Forgione risponde a Francesco Merlo

Tatuaggi: Angelo Forgione risponde a Francesco Merlo

«“Linea della palma”? Il cattivo gusto è la linea di Arcore»

Nel corso del programma radiofonico “La Radiazza” su Radio Marte, Gianni Simioli ha dedicato parte della trasmissione al discusso commento di Francesco Merlo su “Il Venerdì” di Repubblica circa l’invasione dei tatuaggi in Italia. Intervento di Angelo Forgione e riflessioni di Alberto Dandolo e Francesco Borrelli.

Una firma per ridurre i privilegi dei parlamentari

Una firma per ridurre i privilegi dei parlamentari

fino al 26 Luglio si può firmare negli uffici elettorali (Comune)

Entro il 26 luglio 2012 ogni cittadino può apporre la sua firma presso l’Ufficio Elettorale del Comune di residenza per richiedere un referendum per la riduzione dei privilegi dei parlamentari.
La raccolta delle firme è finalizzata all’abrogazione dell’Art.2 della Legge 31 ottobre 1965, n.1261 relativo alle indennità parlamentari, che dice “Ai membri del Parlamento è corrisposta inoltre una diaria a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma. Gli Uffici di Presidenza delle due Camere ne determinano l’ammontare sulla base di 15 giorni di presenza per ogni mese”.
I parlamentari italiani sono quelli che percepiscono i compensi più alti in Europa. Compensi, non stipendi, perchè agli stipendi si sommano altre diverse voci che raddoppiano di fatto i soldi e i privilegi che entrano nelle tasche dei nostri eletti. Si va dalle spese di rappresentanza, a quelle dei portaborse, alle spese telefoniche.
Nonostante questi compensi da capogiro i politici non devono sostenere spese di circolazione sulle autostrade, spese per il trasporto pubblico in treno, autobus, metropolitana, spese sanitarie o assicurative, spese sportive (piscine e palestre gratuite).
A tutte questi privilegi va aggiunta la diaria di soggiorno pari a circa 3500 euro esentasse che viene erogata a tutti i parlamentari, anche quelli che hanno un’abitazione a Roma e quindi non devono sostenere le spese di affitto per l’alloggio. Il referendum servirebbe a cancellare proprio tale diaria.
Le firme si stanno raccogliendo in tutta Italia nel più assoluto silenzio per ovvi motivi. Il popolo ha la possibilità di fare giustizia ed ottenere una minima equità negli compensi dei Parlamentari e dei politici italiani. È sufficiente recarsi al proprio ufficio elettorale del Comune di residenza entro il 26 Luglio per raggiungere le 500.000 firme e ottenere il referendum. Tutti a firmare… e passaparola! 

Piccoli espedienti per non cambiare gli italiani

Piccoli espedienti per non cambiare gli italiani

Giovanni De Luna ignora il PIL senza differenze del 1861 

Sul n° 1252 de “Il Venerdì” (16 Marzo) è apparso a pagina 42 un articolo a firma dello storico Giovanni De Luna dell’Università di Torino, curatore scientifico di una mostra apertasi nel capoluogo piemontese il 17 Marzo dal nome Fare gli italiani con il patrocinio del “Comitato Italia 150”.
Sulle pagine del periodico di “Repubblica”, De Luna parte proprio dalla mostra per descrivere le trasformazioni del nostro paese, dall’unità ad oggi. Lo scritto è corredato da alcune tabelle di confronto tra dati più o meno attuali e quelli del 1861. Tutte, tranne una, ovvero la tabella riferita all’Economia che stranamente riporta il dato del PIL per abitante al 1871, quello che evidenzia la prima differenza tra Nord e Sud destinata poi ad aumentare a dismisura: Centro-Nord a 2.230, Sud a 1.884. La quantomeno subdola tabella non solo falsa la percezione del dato al momento dell’unificazione ma è anche l’unica con una ripartizione tra Mezzogiorno e resto d’Italia ed è chiaro che il dato tenda ad avvalorare tesi costruite sul classico accorgimento della considerazione di dati regionali noti dal 1871, dopo dieci anni di vera e propria guerra civile per la repressione del brigantaggio che devastò il Sud unitamente alla spoliazione dell’apparato economico e industriale dell’ex Regno delle Due Sicilie. De Luna, come tutto l’ambiente della storiografia di sistema, continua ad ignorare il dato del saggio dei professori Malanima e Daniele così come quelli dello SVIMEZ e della Banca d’Italia, tutti eloquenti sul fatto che, al 1861, il PIL fosse identico tra Nord e Sud.
Si fa proprio di tutto affinché l’origine della questione meridionale sia anteriorizzata all’unità, nascosta da qualche parte nel tempo della nostra frammentazione prerisorgimentale. Il fatto è che l’unificazione forzata dai Savoia, per chi si oppone ai dati sempre più schiaccianti, non deve essere comunicata come l’origine dei mali economici e sociali del Sud.
È chiaro a tutti che le condizioni del paese siano migliorate in un secolo e mezzo (molto più al Nord che non al Sud), ma la gente, che certe ovvietà le conosce già, vuole approfondire altri spaccati della nostra storia. E invece la canzone è sempre la stessa, e se la cantano e suonano ormai solo loro.

Rapinatori napoletani e italiani, ma non è lo stesso?

tre banditi arrestati a Milano per rapine a farmacie

Tre rapinatori di farmacie sono stati arrestati dai Carabinieri della stazione di Milano Porta Garibaldi e della Tenenza di Pero.
Antonio A., pregiudicato napoletano di 37 anni, è stato arrestato dai carabinieri della stazione Porta Garibaldi dopo aver costretto il farmacista di via Murat a consegnare circa 500 euro sotto la minaccia di un taglierino. I militari in borghese lo attendevano appostati sia dentro che fuori dal locale.
Giuseppe P. e il complice Maurizio A., entrambi pregiudicati di 32 e 41 anni armati di pistola carica, sono stati pizzicati nel tentativo di fuggire con 800 euro dalla farmacia comunale di Cerchiate, già presa di mira nel corso dello scorso anno.
E dov’è la notizia? Nascosta nella notizia, riportata qui come tratta dalle pagine della cronaca di Milano de “La Repubblica” (ma con l’aggiunta del particolare della pistola carica) e divulgata nella stessa maniera anche dal Tg2. Il primo rapinatore è “napoletano” mentre gli altri due non sono nulla per la Repubblica e “italiani” per il Tg2. Insomma, non si riesce a capire di dove siano i due pregiudicati in coppia armati di pistola carica, ma si sa benissimo che quello solitario col temperino è napoletano. Probabilmente, se anche la coppia fosse stata napoletana avremmo sicuramente saputo la loro provenienza.

Spingiamo il Vesuvio tra le 7 meraviglie della natura

Spingiamo il Vesuvio tra le 7 meraviglie della natura
votate… votate, ’a muntagna ha bisogno di noi!

Immaginate se il Vesuvio fosse designato tra le “7 meraviglie della natura”. Immaginate quale possa essere il messaggio internazionale per le bellezze della nostra città e dei suoi luoghi. Pensate a quanto è famosa Napoli nel mondo e quanto lo possa diventare sempre più con il suo simbolo tra i simboli della natura. Pensate quanto importante possa essere una designazione del genere dopo una crisi igienica che ha minato l’immagine della città e la sua capacità attrattiva, e proprio a beneficio di un luogo stuprato negli ultimi anni da cave e discariche a dispetto della sua specificità.
Immaginate tutto questo e pensate che dipende da noi trasformare il sogno in realtà, solo ed esclusivamente da noi. Basta perdere (o meglio guadagnare), due minuti per votare per il Vesuvio e spingerlo all’ambito traguardo. E poi a gioire saremmo noi. Ma bisogna far presto perchè le votazioni online termineranno l’11 Novembre 2011!
L’organizzazione internazionale “New Open World Corporation / World of New Wonders”  ha già ufficializzato nel 2007, con le stesse modalità, le nuove “7 meraviglie del mondo”. Tra queste il Colosseo di Roma, meraviglia donata dall’uomo al mondo duemila anni fa. Ora il concorso riguarda le meraviglie che la natura ha regalato all’umanità e l’Italia è in concorso col vulcano napoletano che potrebbe affiancare Napoli a Roma nell’iconografia turistica del mondo.
Il concorso ha preso il via nel 2008 e, all’inizio, il Vesuvio ha dovuto sgomitare tra le 440 località mondiali in corsa. Grazie anche al supporto di napoli.com (in comitato col Comune di Ercolano) e di V.A.N.T.O., oltre che di quello di altre associazioni e movimenti che hanno a cuore il territorio, il vulcano ha superato le prime due serie di votazioni planetarie, riuscendo ad entrare tra le 28 finaliste. La terza votazione, quella finale in corso, è ripartita a Luglio 2009 e solo ultimamente le istituzioni locali hanno preso a cuore l’opportunità, con la Provincia di Napoli che ha avviato un battage pubblicitario e informativo con interessamento dei media.
E così, a pochi giorni dalla chiusura delle votazioni, il nostro “sterminator” è tra i primi 10 e vicino ad entrare nel gruppo dei sette vincitori. Ora è il momento di insistere e votare, anche più di una volta. Votate, condividete, diffondete!
Abbiamo la possibilità di dare il senso giusto all’esortazione “FORZA VESUVIO!” 

Come si vota

– andare al sito: www.new7wonders.com/voto?lang=it

– selezionare il Vesuvio e altri sei condidati tra i 28 in concorso

– compilare il form e inviare il voto

– attendere il messaggio di posta contenente il link su cui cliccare
per convalidare il voto

– un ulteriore voto si può dare anche con l’account di Facebook da qui

È possibile votare più volte con diversi indirizzi E-Mail. Non esitate a farlo!

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Bacco amò le colline del Vesuvio più di quelle native e persino Cristo pianse di meraviglia alla vista del Golfo di Napoli. Più meraviglia di così?!
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Allarme Galliani, effetto De Laurentiis

Allarme Galliani, effetto De Laurentiis
l’atto di accusa ricalcato dal dirigente milanista

Gazzetta dello Sport del 4 Agosto: GALLIANI ALLARME, «Il calcio italiano da ristorante di lusso a pizzeria. Se andiamo avanti così ci passeranno anche i francesi, diventeremo i quinti d’Europa».
Tutti coloro che non guardavano oltre l’eccessiva scenata del presidente del Napoli alla serata della compilazione dei calendari hanno finito per non capirne il senso, pensando che parlasse solo per se e dipingendo De Laurentiis come il solito vittimista napoletano calato in una sceneggiata napoletana, ma ci voleva poco per capire che il discorso era più ampio e serio.
Da queste pagine il senso di quello sfogo era stato ampiamente sviscerato, evidenziando l’incalzare della Francia nel ranking UEFA a scapito di un’Italia in discesa libera. A distanza di una settimana è Galliani a lanciare l’allarme sulle pagine dei quotidiani sportivi, avvertendo che senza stadi moderni e con una mentalità provinciale si rischia di scomparire dall’elite del calcio internazionale.
Il calcio italiano comincia a interrogarsi su se stesso ma lo fa all’italiana, quando il problema è ormai cronico. La discesa del calcio italiano è cominciata 15 anni fa, non certo ieri. Avete presente la questione dei rifiuti in Campania?
E allora, siamo o non siamo delle “emme” come disse De Laurentiis? Il cui sfogo era in qualche modo diretto allo stesso Galliani che è uno dei dirigenti più in vista e quindi con la responsabilità di risollevare le sorti del nostro movimento; insomma, la differenza tra chi lancia l’allarme e chi invece alza la voce forse spiega il perchè Milan e Inter non si sono allineate alla protesta del Napoli.
Il calcio italiano ormai pizzeria? Consoliamoci noi partenopei, perchè una cosa è certa: la pizzeria pare essere sempre più Napoletana. E quando la pizza è Napoletana, hai voglia a cucinar risotti!