‘O surdato nnammurato, canto (anti-Juve) nato nel ’75

surdato_losportAngelo Forgione – Domenica 7 Dicembre 1975, ottava giornata di campionato: il Napoli di Vinicio, secondo in classifica a un punto dalla capolista Juventus, sale a Roma per affrontare la Lazio. Il precedente campionato si è concluso con lo scudetto dei bianconeri, e il Napoli subito dietro, a due punti. La voglia di primato e rivalsa è tanta. Contemporaneamente si gioca il derby di Torino. Solita migrazione di massa dei napoletani all’Olimpico: 25mila tifosi riempiono una curva d’azzurro.
Il Napoli passa in vantaggio al 12′, con un goal su punizione del centrocampista Boccolini, e poi controlla la partita. A un quarto d’ora dalla fine appare sul tabellone il cambio di risultato a surdato_mattinoTorino: i granata sono passati in vantaggio. Napoli primo in classifica! L’Olimpico si infiamma, ma sono i napoletani. Qualcuno inizia ad accennare ‘Oj vita, oj vita mia…’. È una canzone che, per chiari motivi, tutti conoscono e il contagio è immediato e travolgente. Nessun accordo, nessun passaparola; è un incantesimo napoletano, e in pochi secondi è tutta la curva partenopea a cantare la classica canzone. Il settimanale Lo Sport del Mezzogiorno diretto da Riccardo Cassero avrebbe titolato a nove colonne, in prima pagina, “Oj vita, oj vita mia…” consacrando e divulgando l’evento all’intera tifoseria azzurra. Il Mattino, invece, titolò “Canta Napoli”.
Il Napoli non sarebbe riuscito a mantenere la posizione ma lo scudetto non sarebbe andato ai rivali juventini bensì al Torino, e gli azzurri si sarebbero consolati con la seconda Coppa Italia, vinta a Roma, nello stadio dove era nato l’inno delle vittorie.

Rifiuti: l’UE incoraggia la Campania e boccia il Lazio

Angelo Forgione – Le condizioni di inquinamento da rifiuti tossici del territorio campano restano critiche, e solo qualche giorno fa è stato sigillato dalla Forestale un campo di veleni a Caivano, destinato alla coltivazione e contaminato da metalli pesanti.
E mentre Napoli, la Campania e il Sud votano (e non votano) la politica nazionale che non mette in agenda il Mezzogiorno, l’Unione Europea incoraggia la Regione Campania e il Comune di Napoli a mettere in pratica i piani di gestione dei rifiuti presentati alla commissione dall’assessore regionale all’Ambiente, Giovanni Romano, e dal Sindaco De Magistris nel 2011. “Le autorità regionali campane hanno finalmente sviluppato una strategia per i rifiuti più coerente e pratica per la regione”, si legge nel rapporto UE. “La privatizzazione ha contribuito alla spirale discendente della gestione dei rifiuti che ha portato a conseguenze disastrose per la popolazione locale, andando unicamente a beneficio di bande della criminalità organizzata. Un ritorno della gestione dei rifiuti in ambito pubblico, con un piano finalmente realistico, coerente e pratico, ha finalmente portato una normalizzazione dell’emergenza”. La crisi è ben lungi dall’essere risolta ma la valutazione positiva dei piani campani agevolerà lo sblocco dei fondi europei per l’estensione della raccolta porta a porta, mentre resta il nodo dei rifiuti nocivi sotterrati nelle campagne tra Napoli e Caserta, con conseguenze tremende sulla salute delle popolazioni limitrofe.
Va detto che nel rapporto della Commissione Europea, mentre si da il via libera ai progetti campani, viene rimandato il Lazio, che in alcune zone presenta situazioni più critiche della regione vicina: “È chiaro ai membri della delegazione – si legge nel rapporto UE – che il ruolo e l’autorità del commissario straordinario è del tutto inadatto ai reali problemi che affronta la popolazione, visti i livelli spaventosi della cattiva amministrazione di lungo corso. Inoltre, i poteri di emergenza sono chiaramente controproducenti, oltre che in flagrante violazione di molti aspetti della legislazione dell’UE in materia di rifiuti”.

Lodi, napoletano che segna e si deodora

La scia “odorosa” dei napoletani continua a invadere i campi di calcio. Francesco Lodi, napoletano di Frattamaggiore, dopo aver realizzando il secondo goal su calcio di rigore nella partita vinta dal suo Catania contro la Lazio ha esultando mimando l’atto di spruzzarsi del profumo sotto le ascelle e poi suoi polsi portati al collo. Il calciatore, sul suo profilo twitter, ha spiegato che l’esultanza è un tributo promesso ad un amico per ringraziarlo di avergli consigliato un ottimo profumo. Dichiarazione di facciata? Intanto un altro napoletano si è profumato.

il Napoli, finalmente regina del Sud!

il rapporto 2012 della Demos & PI evidenzia i grandi numeri del tifo azzurro

Angelo Forgione – La settimana scorsa, al Club Napoli Cercola avevo parlato ai presenti proprio della questione meridionale nel calcio, di quei circa 30 anni di campionato nazionale giocato da sole squadre del Nord, di differenti opportunità per fare calcio tra le due parti del paese e, con il rapporto della Demos & PI relativo al 2011 alla mano, di quel fastidioso dato demoscopico che fino a ieri evidenziava un primato della Juventus nelle preferenze dei tifosi del Sud. Fino a ieri, appunto, perchè la Demos & PI ha aggiornato il dato al Settembre 2012 sancendo nel suo annuale rapporto il primato del Napoli al Sud. Appagante per chi si batte (anche) per la diffusione della storia del paese e del calcio per far comprendere la differenza tra tifosi che si identificano nel potere e tifosi identitari. Insomma, “Ma perchè sei tifoso della Juve se sei di Napoli?”. Trovano così conferma le tante email degli ultimi tempi da parte di appassionati meridionali che, conosciute talune verità e entrati nell’orbita della consapevolezza meridionalista, hanno abbandonato il tifo per la Juventus per sposare la causa del Napoli o di altre società del Sud.
Il mondo del tifo è fluttuante, condizionato in grandissima parte dagli eventi e dalle vittorie soprattutto per i più piccoli, ma qualcosa può pur farla la cultura soprattutto in età adulta. E così l’Inter, i cui trionfi di qualche anno fa cominciano a diventare un ricordo sbiadito, perde tantissimi consensi. Più di tutte, ma non è la sola. Segno meno per le tre strisciate-stellate, salgono il Napoli e la Roma. Il che significa che il calcio malato sta scalfendo le tre squadre del potere mediatico-politico del Nord a vantaggio delle due big del centro-Sud.
Certo, la Juventus resta saldamente la squadra più amata dagli italiani ma gli scandali e la protervia dirigenziale hanno fatto evidentemente scendere le preferenze dal 29.2 al 28.5. Emblematico in questo senso il disgusto verso la dirigenza bianconera espresso da Marco Travaglio. Più contenuto il calo del quasi stabile Milan, da 16.0 a 15.8, mentre l’Inter, come detto, crolla verticalmente dal 18.6 al 14.5. La incalza il Napoli che guadagna 4.2 punti e si attesta a 13.2 mentre più staccata è la Roma a 7.3 che pure incamera un +0.8.
A confermare il calo bianconero da autocritica è anche il dato che analizza le squadre più odiate: la Juventus su tutte, detestata da milanisti, interisti, napoletani e romani indistintamente con una quota di tifosi ostili che in un anno è raddoppiata, dal 14 al 27%. Frutto evidente di una politica sportiva completamente sbagliata che i dati confermano essere perdente in termini d’immagine.
E poi il dato più coerente e atteso: fino a un anno fa la Juventus era la squadra più amata in tutte le aree del Paese, anche al Sud. Ora non più, finalmente, superata dal Napoli nel Meridione come non accadeva dai tempi di Maradona (e dalla Roma nelle regioni del centro), con un +2.3 a vantaggio degli azzurri (-2.9 nel 2011 e addirittura -10 nel 2010).
Sempre meno (23.6%) i tifosi che seguono il calcio allo stadio e tantissimi quelli che credono che gli arbitri non siano completamente “puliti” (63.3% in totale), di cui i napoletani i più diffidenti. Da non tralasciare il calo di 2.4 punti del parco tifosi in Italia rispetto al 2011, addirittura di 12.7 rispetto al 2010. In un paese in cui gli scandali, il malcostume negli stadi, l’inadeguatezza della politica sportiva, le polemiche tra i dirigenti e l’incoerenza dell’intero sistema sono in agguato, la passione per il calcio scende come non mai. Dappertutto, ma non a Napoli.

Napoli sobrio in un calcio ubriaco di politica economica

altro che calcio, gli sceicchi stanno divorando l’economia europea

Angelo Forgione per napoli.com Quando qualche tempo fa dissi che Juventus, Milan e Inter erano “malsane” qualche tifoso di quelle squadre si risentì esprimendo la propria rabbia con messaggi anche volgari. La realtà è sempre dura da digerire, soprattutto quando all’orizzonte si profilerebbe il fair-play finanziario imposto dall’UEFA e c’è da anticiparsi per coprire i buchi di bilancio. Che per quelle squadre sono ampi perchè fin qui Agnelli, Berlusconi e Moratti hanno speso molto più di quanto incassato, non tanto per gli acquisti ma per gli ingaggi che hanno assorbito quasi tutte le entrate, ripianando i buchi di tasca propria al contrario esatto di ciò che prevede l’UEFA che vuole le società capaci di autofinanziarsi. Solo negli ultimi consuntivi la Juve ha palesato circa 95 milioni di passivo, l’Inter 87 e il Milan 70. E non a caso sono le tre squadre più indebitate della Serie A,  quelle che hanno inseguito una massima competitività anche fuori dai confini nazionali, ormai lontana.
Così si spiegano le numerose cessioni delle milanesi che da una parte incassano liquidi e dall’altra cancellano le spese alla voce “monte ingaggi”. La Juventus invece continua a comprare come può e a non cedere, più per investimento che per possibilità, basandosi cioè sui ricavi dello stadio di proprietà (ancora senza sponsor) e sulla partecipazione alla prossima Champions League, una sorta di rischio calcolato che nasconde però qualche insidia.
 De Laurentiis ha condotto ancora una volta il suo Napoli all’attivo di bilancio e la crescita costante è diventata “esponenziale”, come dice Mazzarri che non a caso ha stabilito il suo record di permanenza su una panchina, proprio perchè lentamente si stanno ridimensionando le concorrenti. Prima la Lazio, poi la Roma, ora l’Inter e il Milan. Lavezzi è volato a Parigi perchè aveva una clausola rescissoria che gli ha consentito di annusare e assaggiare i soldi per sfamare le sue cinque generazioni a venire e l’affare ha accontentato tutti tranne i tifosi azzurri che però si abitueranno molto presto all’idea.
Resta il problema di fondo, la dirompente irruzione degli sceicchi nel calcio che è poi stata decisiva per la “resa” degli ostinati mecenati italiani impotenti di fronte ai pascià che stanno conquistando il mondo. Cosa succederà quando entrerà, se entrerà, in vigore il Fair-Play UEFA? Manchester City e Paris Saint-Germain fuori dalle coppe europee se spendono più di quanto ricavano? Questa è la minaccia e il calcio italiano si sta adeguando con grossi sacrifici che dovrebbero pagare; il problema è tutto degli altri.
In Spagna le banche locali si sono dissanguate pur di sostenere il prestigio di Barcellona e Real Madrid, ma ora non c’è più niente da spremere e la crisi è appena iniziata. Fino a qualche anno fa il Barcellona faceva serenamente a meno dello sponsor per scelta, ma recentemente ha dato lo spazio sulle maglie agli arabi di “Qatar Foundation” per 150 milioni quinquennali. Poi ci sono i fenomeni Manchester City, Paris Saint Germain e Malaga degli sceicchi che, dopo i petrolieri russi, hanno preso d’assalto il calcio europeo devastandone gli equilibri. Già, ma perchè mirano a determinati club e quelli italiani, così importanti, non fanno gola se non per qualche sponsorizzazione? Tamim Bin Hamad Al-Thani, principe ereditario del Qatar, ha acquistato il Paris Saint Germain tramite il “Qatar Investment Autorithy” per farne un dream-team. Il suo paese, grande come l’Abruzzo, é la terza riserva al mondo di gas naturale liquefatto (LNG) che frutta miliardi e miliardi di euro, ha investito 4 miliardi di dollari in infrastrutture di sfruttamento dei giacimenti e nell’affare sono entrate due società, la giapponese Chiyoda e la Technip, francese come il PSG e come il tifoso Nicolas Sarkozy che da presidente della Repubblica ha aperto le porte all’amico Al-Thani nominandolo anche grand’ufficiale della Legione d’onore. La Francia e il Qatar hanno firmato un trattato fiscale molto vantaggioso per i residenti e gli investitori qatariori sul territorio francese che è divenuto per loro un paradiso fiscale. Tra i due paesi intercorrono interessi in tema di turismo, aviazione, gas, petrolio, elettricità, infrastrutture, sicurezza del territorio e cooperazione scientifica. Durante la “liberazione” in Libia voluta da Sarkozy, il Qatar è stato l’unico paese arabo coinvolto e i suoi aerei, Mirage francesi, partivano per i raid con quelli della Nato. Insomma, calcio utile strumento di consensi per affari ben più ampi. Altro che Ibrahimovic e Lavezzi, altro che il calcio francese, il Qatar vuole portare via tutto e lo sta facendo; se qualcuno non se ne è accorto, la conquista del mondo è solo iniziata: dai magazzini Harrods a Londra alla maison Valentino e la Costa Smeralda in Italia, e poi Volkswagen-Porsche in Germania senza dimenticare Tiffany, le banche grecheBarclays e Credit Suisse… solo per fare qualche “piccolo” esempio. Tutto ciò approfittando della crisi, e quando questa passerà gli europei si renderanno conto di aver perso il proprio sistema economico.
Poi c’è il cugino di Tamim, il patron del Manchester City ma anche del Getafe e di Al-Jazeera, lo sceicco Mansur bin Zayd Al-Nahyan, che solo nel calcio la parte del leone l’ha fatta l’anno scorso a suon di petrodollari e ha così riportato la Premier League ai “citizen” dopo 44 anni di digiuno.
Sono questi gli uomini che stanno gonfiando la bolla finanziaria del calcio europeo e che prima o poi metteranno in difficoltà il presidente dell’UEFA Michel Platiniil cui figlio Laurent è avvocato per la “Qatar Sport Investments”, braccio del “Qatar Investment Authority”, la stessa holding che controlla il PSG. Società che, dopo aver schiaffeggiato la decenza, avrebbe tempo fino al 2014 per onorare i parametri del Fair play finanziario.
Piccolo contributo alla definizione dello scenario: i Mondiali di Calcio del 2018 e quelli del 2022 sono stati assegnati alla Russia e al Qatar, proprio loro. Polemiche e accuse di corruzione ai rappresentanti della FIFA dopo che Papà Platini si è speso perche fossero assegnati al paese del proprietario della squadra di Parigi. Molti gruppi imprenditoriali francesi, da Alcatel a Novotel, da Accor a Le Meridien fino a Sofitel, saranno coinvolti nel grande business legato all’organizzazione del primo mondiale arabo. Il deus-ex-machina dell’operazione è Nasser Al-Khelaifi, uomo riconducibile alla famiglia Al-Thani, presidente del Paris Saint Germain e gran capo di “Al-Jazeera Sport” che ha acquistato per 90 milioni di euro i diritti del campionato francese e ha tutto l’interesse che la “Ligue 1” diventi fortemente competitiva e appetita dagli sponsor; ma anche membro del CdA della “Qatar Sports Investment” per cui lavora Laurent Platini. Ora Blatter, a dodici anni di distanza, sposta l’attenzione sulla presunta corruzione da parte dei tedeschi per accaparrarsi i mondiali del 2006.
I qatarioti, che si sono candidati anche alle Olimpiadi del 2020, spenderanno somme ingenti per realizzare stadi climatizzati che aggireranno il problema del caldo mentre noi poveracci italiani viviamo ancora nello sfascio del 1990 e abbracciamo il nuovo corso del nostro calcio che cerca di guarire. Qui non ci sono stadi di proprietà e più ampi interessi per sceicchi. Magari la Juve otterrà il massimo dando la sponsorizzazione dello stadio proprio ai qatarioti ma l’unica strada possibile è quella intrapresa. Se Platini manterrà gli impegni sarà la strada giusta. Se.

Napoli azienda sana e vincente del Sud

Napoli azienda sana e vincente del Sud

vietato sbagliare, è  la resa dei conti che tornano

Angelo Forgione – Ci siamo, tre partite per il sorriso o la delusione. Sullo sfondo un sipario bianco-nero, tra friulani e piemontesi ai quali contendere e strappare a tutti i costi i due obiettivi all’orizzonte: la qualificazione al preliminare di Champions League e la Coppa Italia.
Ma la partita più importante delle tre restanti, di cui due in campionato, è quella di Bologna, il vero crocevia della stagione. Il match da non sbagliare come i tanti nel corso dell’annata. Gli alibi sono finiti, l’unico è la stanchezza ma quello vale per tutte le squadre e ora, più di tutto, contano le motivazioni. Non potrebbe esserci delitto maggiore che quello di un passo falso nel capoluogo felsineo, laddove il Napoli può ipotecare seriamente il terzo posto da vidimare contro il Siena nella “passerella” finale al “San Paolo”.
De Laurentiis tace ma gongola. Non è un benefattore ma un ottimo imprenditore, quel che ci vuole in una città difficile di un Sud difficile anche per il calcio, e il suo progetto sta procedendo come lui comanda. Napoli dal bilancio sano da sbattere in faccia a Platini alla fine del 2012 quando dovrebbe andare in vigore il “Fair Play Finanziario” che potrebbe sconvolgere le competizioni europee dal 2013/14. Sul sito ufficiale dell’UEFA si legge che “il pareggio di bilancio diverrà pienamente operativo per le dichiarazioni finanziare legate al periodo che finirà nel 2012 e che verranno valutate durante la stagione di competizioni per club UEFA 2013/14. Da quella stagione in avanti, i club che non soddisferanno i requisiti necessari, sulla base dei bilanci delle due annate precedenti, potranno essere sanzionati. Il pareggio di bilancio prevede che un club non possa spendere più denaro di quanto ne guadagna”. In poche parole, chi ricapitalizzerà con risorse esterne come sono soliti fare Berlusconi, Moratti e Agnelli, andrà incontro a sanzioni. De Laurentiis, che non è un magnate, ha previsto dei tetti da alzare gradualmente, a costo di andare allo scontro con calciatori e procuratori. Tutto questo per trovarsi pronti quando le risorse private dei magnati del calcio dovranno essere limitate.
Il bilancio 2010/11 della “S.S.C. Napoli S.p.A.” presentava lo scorso Giugno un patrimonio netto pari a circa 29 milioni di euro (29.305.052), in aumento di € 4.197.829 (+16,7%) rispetto al 30 Giugno 2010, ed era già conforme al Regolamento UEFA perchè chiuso con cinque esercizi utili consecutivi di cui solo gli ultimi tre pari a 15,5 milioni di euro.
C’è da attendersi nel prossimo bilancio un utile ben lievitato dopo l’ottima Champions League disputata che ha fruttato circa 30 milioni di euro. Ma De Laurentiis mira alla continuità nell’elite del calcio internazionale più che a degli exploit in campo nazionale che per una società del depresso Mezzogiorno potranno venire fisiologicamente come conseguenza alla stabilità in campo europeo. Il presidente sa benissimo che quel passante è fondamentale perchè assicura fortissime entrate per diritti televisivi e premi di gran lunga superiori all’Europa League, e per una società che non è titolare di proprietà immobiliari, prima fra tutte lo stadio, la massima competizione europea è fondamentale per mantenersi ad alti livelli.
Mors tua vita mea, il solo accesso ai gironi di Champions League, senza contare il resto, vale oltre 7 milioni di euro e se se li accaparrasse il Napoli li perderebbero l’Inter con un patrimonio tecnico un po’ troppo ingombrante, la Roma degli americani che devono garantire il debito a Unicredit e la Lazio che vedrebbe brutte nubi all’orizzonte. Quest’ultima, quotata in borsa, con un bilancio quasi in pari ma con due spade di Damocle sul collo: l’ammortamento dei tanti giocatori acquistati con la formula del pagamento dilazionato difficilmente riposizionabili e, soprattutto, l’a dir poco “discutibile” debito col fisco di 140 milioni spalmati in 23 anni siglato nel 2005. Lotito voleva questa Champions League e quella fallita lo scorso anno fortemente proprio perchè erano (e sarebbe) vitale per trovare nuove risorse e questo spiega le dimissioni folli di Reja in piena bagarre, poi rientrate, e la crisi di nervi della folle notte di Udine che già era stata fatale un anno fa.
Bene è andata alla Juventus, anch’essa quotata a Piazza Affari, che ha puntato tutto su questa stagione dopo uno spaventoso bilancio in rosso ricapitalizzato da mamma Fiat. Doveva guadagnarsi la Champions a tutti i costi dopo due anni di assenza, altro che fame del pur bravo Antonio Conte. Ha rischiato capitali esterni e ha ottenuto il risultato.
Conseguenze di questa gestione? Il Napoli cresce nel ranking UEFA, nella classifica delle squadre di calcio nel mondo e nel numero di tifosi. Ma quel che conta davvero è che il Napoli è squadra sempre più ricca, tra le prime 20 d’Europa, in un territorio povero; e questo vuol pur dire qualcosa. Fondamentale cartina di tornasole della salute del club azzurro, perchè è coi soldi che avanzano i progetti, e i soldi portano soldi per realizzarli. Al Napoli non manca nulla, stadio di proprietà a parte, per stabilizzarsi tra le big d’Italia e le prime d’Europa. È questo che vuole il presidente, la continuità senza cedimenti. Certo, il Napoli non ha lottato per lo scudetto e avrebbe potuto, ma la Champions League ha indubbiamente pesato sulla concentrazione più che sulle gambe. La seconda “Champions” consecutiva lancerebbe proprio un segnale di continuità al mondo calcisitico che ha il Napoli come modello. Se a questo si aggiungesse anche la Coppa Italia, ovvero il primo segno tangibile di un ciclo vincente che manca da ventidue anni, allora si che la stagione sarebbe molto più che positiva.
Ecco perchè a Bologna non bisogna fallire e squadra, allenatore e dirigenti lo sanno. Non l’hanno mai dimenticato, neanche a Febbraio allorché la classifica diceva -10 dall’Udinese, -8 dalla Lazio, -5 dall’Inter e -3 dalla Roma con una partita in meno, e la semifinale d’andata di Coppa Italia andava al Siena. In quel momento davvero in pochissimi si sottraevano al gioco a distruggere dei più che attaccavano De Laurentiis, Mazzarri, dirigenti e giocatori, e sembrava già tempo di bilanci negativi.  Non era così perchè la stagione era ancora lunga e ci voleva poco per leggere le insicurezze di Guidolin, le carenze della Lazio che, già ricca di lacune, si indeboliva sul mercato anziché rafforzarsi, e le tribolazioni di Inter e Roma. Abbastanza per crederci. Mentre quelle viaggiavano come potevano dopo essere andate oltre le proprie possibilità, il Napoli andava a due cilindri perchè Aurelio aveva imposto la modalità a quattro per fare strada in Champions League. Dopo ne sono bastati tre per risalire in campionato pur con un vuoto di pressione dopo l’eliminazione di Londra che solo tre settimane fa mandava di nuovo tutti nello sconforto e faceva dire ad Hamsik «l’anno prossimo non saremo in Champions». Mentre le maglie dell’Atalanta sverniciavano quelle azzurre, le telecamere indugiavano su un De Laurentiis impietrito. E lui intervenne personalmente come uno psicologo aziendale. Facile intuire cosa abbia detto alla squadra e quel proclama di resa di Hamsik è divenuto ora «lotteremo fino alla fine per andare in Champions». Perchè è il presidente a dettare gli obiettivi e indirizzare le forze nelle varie fasi della stagione.
Tre finali di fatto, di cui una di nome. Bologna è il crocevia del futuro prossimo del Napoli. Vincere per poi chiudere in bellezza e andare a Roma a levarsi uno sfizio, un grande sfizio. Poi comincerà un’altra estate calda nelle aule giudiziarie e tutto sarà tristemente rimescolato. Tra calciatori che vendono partite e allenatori che li picchiano, parlare di bilanci a posto in un calcio che rischia il crack non solo finanziario non è poi così sacrilego. Anzi, è motivo di vanto per tutto il Sud.

Auguri Napo…”lione”

Auguri Napo…”lione”

Auguri a Luis Vinicio che oggi compie oggi 80 anni. Una grande bandiera della storia del Napoli, uno degli attaccanti più prolifici del nostro calcio con le sue 155 reti in Serie A, capocannoniere nella stagione 1965-66 (con la maglia del Vicenza).
Vinicio è legato indissolubilmente al Napoli in bianco e nero, quello che giocava al Vomero. Detto «’O lione», ha giocato in maglia azzurra dal ’55 al ’60 realizzando 69 reti. Poi anche allenatore dei partenopei dal ’73 al ’76, innovando il calcio italiano con l’introduzione del gioco a zona e portando la squadra capitanata da Antonio Juliano (in basso) ad uno storico secondo posto alle spalle della Juve nel 1975. Era il Napoli frizzante che rialzò il morale dei napoletani dopo la piaga del colera e le ingiuste etichette.
Innamorato di Napoli dove risiede (come Pesaola e Canè), dopo aver giocato e allenato anche a Bologna, Milano, Brindisi, Terni, Roma, Avellino, Pisa, Udine e appunto Vicenza (ma anche a Castellammare di Stabia), si è sempre considerato un napoletano a tutti gli effetti. E lo è! Auguri, Napo…Lione.

Botte al bimbo perchè non tifa Napoli. Ma è una bufala!

Botte al bimbo perchè non tifa Napoli. Ma è una bufala!
macchina del fango contro Napoli sulla memoria di Gabriele Sandri

Angelo Forgione – “Napoli – Nel quartiere Sanità oggi si è sfiorata l’ennesima tragedia quando Gennaro Di Pasquale, sotto evidente effetto dell’alcol, ha massacrato il figlio sotto gli occhi divertiti dei passanti. All’arresto l’uomo dichiara «mio figlio no vuole dire ‘Forza Napoli’»”. È la notizia che correda l’immagine di un bambino con un occhio tumefatto, la bocca gonfia e un lungo segno sanguinolento.
La notizia fa il giro del web, velocemente. E velocemente piovono sui Napoletani attacchi razzisti violentissimi. Gratuiti, perchè la foto si riferisce a Logan Trim, un bambino inglese aggredito da un labrador la cui notizia è stata pubblicata il 16 Giugno 2011 da un quotidiano online britannico. E la cosa ancora più grave è che a pubblicare la bufala diffamatoria sia stato il gruppo Facebook “Gabriele Sandri, fondazione” intitolato al tifoso laziale morto nel 2007 in un’area di servizio dell’autostrada A1. Ma quel gruppo Facebook non è riconducibile alla vera “Fondazione Gabriele Sandri”. Insomma, qualche cane sciolto come i tanti che si incontrano sul web ha macchinato la diffamazione tanto per gettare fango sui Napoletani, cercando di rendere credibile il tutto timbrandolo col nome di una fondazione dedicata ad un tifoso laziale che è un’icona per quella tifoseria.
Il caso mette in risalto anche le controindicazioni dei social network, laddove tutti possono inventare storie facendole passare per vere a chi non ne verifica l’autenticità. “Bastardo napoletano… questa è Napoli e non lamentiamoci se fanno cose del genere… Forza Vesuvio, sterminali tutti…” e altre le frasi indicibili di commento alla notizia falsa che ha leso anche il nome di Gabriele Sandri e quello della fondazione a lui dedicata.
Giorgio Sandri, padre di Gabriele, ha denunciato il fatto alla polizia postale e ai moderatori di Facebook; sulla sua pagina Facebook pubblica, ha scritto che la falsa notizia offende il figlio, la fondazione e la città di Napoli. Il portavoce della vera “Fondazione Gabriele Sandri” ha preso le distanze e si sta tutelando nelle sedi opportune. Intanto l’autore della bravata ha cancellato il link con la foto e la bufala. Ma non dovrà bastargli; la polizia postale deve stanarlo affinchè simili vicende non si ripetano più.

videoclip: MATADOR CAVANI

videoclip: MATADOR CAVANI
tributo al bomber del Napoli

Proprio mentre sta per avviarsi la nuova avventura del Napoli, ho pensato di chiudere il ramo dedicato agli azzurri di questa intensa stagione di orgogliosa produzione multimediale pro-Napoli con un meritatissimo e richiestissimo tributo al protagonista del campionato che ha portato la banda Mazzarri in Champions League.
Un videoclip interamente dedicato al “Matador” Cavani e diviso in due parti. Nella prima, un mix di goal del bomber azzurro a ritmo latino-americano. Nella seconda, un concentrato di emozioni raccontato da tutte le più famose voci del San Paolo.
Buona visione!

 

ATTENZIONE: il video non è disponibile in molti paesi esteri per questione di diritti.
Per vederlo, inserire il ink http://www.youtube.com/watch?v​=0p4tDBk5P7g sul sito http://hidemyass.com/

videoclip by XG1: UN CAVALLO DI RAZZA CORRE IN EUROPA

videoclip: UN CAVALLO DI RAZZA CORRE IN EUROPA
la fantastica galoppata verso la Champions League

Il ciuccio torna alle origini e si riscopre un cavallo di razza (leggi la storia del simbolo) che corre spedito verso l’Europa dei grandi.
15 minuti per rivivere la fantastica galoppata della prima squadra del Sud-Italia verso la Champions League.
I momenti salienti della stagione 2010/11 del Napoli aperti del consiglio di Roberto Saviano raccolto da Walter Mazzarri e chiusi da un imperdibile finale per non dimenticare le sofferenze dell’inferno recente eppure così apparentemente lontanissimo.
In qualsiasi serie, in qualsiasi condizione sociale… sempre e solo Napoli! 

Buona visione!

Clicca qui per vedere il videoclip