La Reggia di Carditello sul tavolo di Napolitano

La Reggia di Carditello sul tavolo di Napolitano
sito da salvare, solo il Presidente può farlo

di Angelo Forgione per napoli.com

Finalmente la storia della Real tenuta di Carditello approda sul tavolo del Presidente della Repubblica. L’appello sottoscritto dalle associazioni riunite nell’Agenda 21 per la bonifica dei «Regi Lagni» ed impegnate nella campagna “Salviamo Carditello”, ha avuto un primo riscontro che lascia speranze circa la cancellazione dell’asta giudiziaria che consegnerebbe la delizia borbonica ai privati. I rappresentati del comitato, sono stati ricevuti dal Consigliere Culturale della Presidenza della Repubblica, Prof. Louis Godart, lo scorso 24 Maggio.
Si è dunque messo il Quirinale al corrente della situazione, informando sul pericolo dell’asta giudiziaria fissata per ottobre con base di vendita di 20 milioni di euro e del pericolo di consegnare un bene culturale monumentale in mani di organizzazioni criminali che nell’area di Carditello e della provincia di Caserta proliferano».

Al tavolo i rappresentanti di Italia Nostra, del Consorzio di Bonifica, della Sun, del Collegio dei Periti Agrari, delle associazioni GAS La Tavola Rotonda, Legambiente Ager, LiberamenteOnda, Meduc, Pianeta Cultura, Siti Reali e dal sindaco del Comune di San Tammaro. Al Consigliere Godart è stata illustrata la proposta della risoluzione debitoria del Consorzio di Bonifica del Volturno nei confronti della SGA/San Paolo IMI attraverso il recupero crediti di 16 milioni di euro che l’ente di bonifica vanta nei confronti della Regione Campania e di alcuni Comuni. La speranza è quella di indurre la SGA a valutare la proposta di transazione avanzata dal Consorzio di Bonifica entro i termini economici concordati tra la stessa SGA e la Camera di Commercio per un importo di 9,3 milioni di euro. Questa, secondo il comitato pro-Carditello, sottrarrebbe il sito alle speculazioni e offrirebbe la possibilità di avviare un primo recupero urgente.
Pronta anche una soluzione alternativa: la pubblica amministrazione potrebbe esercitare il diritto di prelazione alla vendita ai sensi del Codice dei Beni Culturali, magari accedendo ai fondi europei, disponibili fino al 2013.

Il comitato spera di sensibilizzare la Regione Campania e il Ministero dei Beni Culturali per un eventuale restauro da realizzarsi attraverso la definizione di un progetto di valorizzazione della residenza borbonica, sull’esempio di quanto realizzato alla Reggia di Venaria Reale a Torino dove il finanziamento con i proventi del gioco del Lotto, a cui si sono aggiunti successivamente in gran parte i finanziamenti della Comunità Europea, ha consentito un miracolo del restauro.

A tal proposito, la presidente della sezione casertana di Italia Nostra Maria Carmela Caiola ha dichiarato che il recupero di Carditello assumerebbe un alto valore simbolico in occasione dell’anniversario dell’unità d’Italia, dimostrando che non esistono due Italie, una che recupera la reggia di Venaria al Nord e una che abbandona la reggia di Carditello a Sud.
È questa la leva su cui agire per coinvolgere Giorgio Napolitano, principale sponsor dell’unità del paese.
Il Presidente della Repubblica è stato invitato a visitare la reggia in occasione dell’ apertura del 21 e 22 settembre prossimi, sperando che per quella data l’imminente asta sarà stata scongiurata.

Il Comitato “Salviamo Carditello” invita tutti i cittadini sensibili a inviare una mail al Presidente della Regione Caldoro per sostenere una petizione online. Il testo è scaricabile all’indirizzo internet carditello.wordpress.com

La Reggia di Carditello è una delle Reali Delizie, fatta costruire da Carlo di Borbone in un luogo ricco di boschi e pascoli e scelta dal sovrano per le sue battute di caccia e per l’allevamento di cavalli. In seguito fu trasformata da Ferdinando IV di Borbone in una fattoria modello per coltivare grano, allevare razze pregiate di cavalli e bovini e per stimolare la produzione della mozzarella di bufala, grande invenzione del tempo.

Angelo Forgione per la lotta alle leucemie infantili

Angelo Forgione, L’Altroparlante e Enzo Fischetti
con FCS e ARLI per la lotta alle leucemie infantili

Sabato 7, evento di beneficenza a Pomigliano D’Arco

In occasione della finale del campionato Regionale di Calcio a 7 “FCS LEAGUE SOCCER” patrocinato dalla Regione Campania, Sabato 7 Maggio dalle ore 18:00 e per tutta la serata, presso la il complesso sportivo “FCS Stadium” di Via Nazionale delle Puglie 159, si svolgerà un importante evento all’insegna della beneficenza e del divertimento organizzato da FCS Project ed A.R.L.I. (Associazione Regionale Leucemie Infantili).
Angelo Forgione, il cui Movimento V.A.N.T.O. è sponsor del Real delle Sicilie partecipante al torneo, è onorato di dare il suo contributo accettando l’invito degli organizzatori per lo spazio dedicato alla cultura, e presenterà il libro “Malaunità” parlando di napoletanità. Inoltre, presenti Enzo Fischetti per lo spettacolo e la band “L’Altroparlante” di Gino Magurno per la musica che canteranno Quelli come te (ma perchè sei tifoso della Juve se sei di Napoli)” e La storia capovolta.
L’evento sarà seguito dalle telecamere di Telecapri e dai microfoni di Radio Club91, che per l’occasione effettuerà una diretta di tre ore con gli speaker Frank Tellina e Dr. Tranky che intratterranno i presenti e gli ascoltatori con il programma radiofonico “Fatti da Legare”. In programma anche una sfilata di belle ragazze firmata Givova, l’elezione di “Miss FCS Project” e altre esibizioni dal vivo.
Ma i veri protagonisti saranno coloro che accorreranno a dare il loro contributo. Per loro l’opportunità di partecipare all’estrazione finale di una crociera MSC per 2 persone e di tanti altri premi messi in palio dai partners commerciali della manifestazione.

locandina dell’evento

programma della serata 

affissione stradale 


Sit-in per la riapertura della “Floridiana”

Sit-in per la riapertura della Villa Floridiana
Sabato 26 Marzo, ore 12:00 – Via Cimarosa

Monta la protesta al Vomero per la chiusura della villa Floridiana. Cittadini arrabbiati per un evento inaspettato nel primo giorno di primavera, con motivazioni che destano non poche perplessità.
Si parla infatti di presunti rami o alberi pericolanti ma nel comunicato affisso all’ingresso del parco su via Cimarosa si legge testualmente: “Per motivi di sicurezza e di igiene il parco è chiuso al pubblico “.

Molte le associazioni, i comitati e i movimenti che aderiscono al sit-in promosso per sabato 26 marzo prossimo, con appuntamento alle ore 12:00 dinanzi all’ingresso del parco in via Cimarosa, 77, al Vomero.

Aderisce tra gli altri Insieme per la Rinascita che fa sapere, tramite la coordinatrice Germana De Angelis:
“È una vergogna, prima ci hanno sottratto il Parco Mascagna e poi ci privano dell’unico polmone verde restante al Vomero; faremo la nostra parte e porteremo tanti ragazzi sabato! “.

Si aggiunge al coro di proteste anche Mariano Peluso del Movimento 5 Stelle, che aggiunge:
“In un periodo nero da un punto di vista ambientale, economico e internazionale è importante avere un luogo delizioso, quale la Floridiana, ove poter sfogare lo stress emotivo che la quotidianità ci propone: sabato faremo tremare la casta dopo quest’ultima ingiustizia! “.

Conclude Angelo Forgione del Movimento V.A.N.T.O. che tuona:
“La chiusura del parco borbonico che ospita anche il Museo della ceramica, anche se accessibile, è solo l’ultima spallata al patrimonio e alla storia della città nel silenzio delle istituzioni. Il parco è, per la zona collinare, riferimento dei tanti genitori ma ne subiscono le conseguenze i più piccoli su cui si carica tutto il peso di una città sempre meno a misura di bambino“.

Gennaro Capodanno del Comitato Valori Collinari chiosa:
“Non vorremmo che dietro questa improvvisa chiusura si nasconda la vecchia tentazione d’imporre un ticket per i visitatori del parco. Peraltro non si comprendono i motivi per i quali ha smesso di operare la ditta che era stata incaricata della manutenzione dal Comune di Napoli in base al protocollo d’intesa siglato con la sovrintendenza negli anni scorsi“.

Coordinamento:
Comitato Valori Collinari
Insieme per la Rinascita
Movimento V.A.N.T.O.
Movimento 5 stelle

Adesioni:
Assoutenti
Centro studi Erich Formm di Napoli
Comitato Civico di Portosalvo
Federazione dei Verdi
Napoli punto a capo
Noi consumatoriTelefono blu Campania
Verdecologista


De Laurentiis propone rilancio di Pompei e Napoli

De Laurentiis propone rilancio di Pompei e Napoli

Il produttore cinematografico e patron del Napoli incontra il Presidente della Regione Caldoro e immagina una sorta di grande set cinematografico. Il progetto prevede anche il Gran Premio di F1 a Napoli e stabilimenti balneari a Mergellina.Anche De Laurentiis intuisce l’importanza degli scavi per il turismo di Napoli. Del resto Carlo III di Borbone partì proprio con gli scavi per attrarre i turisti del “grand tour” e fare di Napoli la meta più ambita del ‘700.

Leggi l’intervista completa a De Laurentiis  sul rilancio turistico di Napoli da IL MATTINO

Consiglio di ascoltare questa mia intervista alla radio australiana SBS Network, precisamente al minuto 6:06, che focalizza il problema evidenziato anche da De Laurentiis: attorno agli scavi, il nulla. Oro buttato!

E a margine…

Ancora scempi al Plebiscito

Ancora scempi al Plebiscito:
riflettori a vista sulla più grande testimonianza del Neoclassicismo

Piccoli lavori effettuati all’impianto d’illuminazione di Piazza del Plebiscito dopo il raid vandalico alla Libreria Treves dello scorso Novembre. Sul buio del “buco nero” della città piovevano già da anni le nostre denunce, comprese di studio dell’impianto della Maioli Group che aveva impreziosito la piazza una decina d’anni fa, nonché le segnalazioni del Presidente della Municipalità I Fabio Chiosi, di altre associazioni e dei residenti.

Pressato dalle proteste, e dopo un incontro svoltosi proprio sotto il colonnato promosso dalla stessa Treves, l’Assessore Luigi Scotti ha preso l’iniziativa per una soluzione che dovrebbe essere (e speriamo lo sia) provvisoria, ma con risultati minimi eppur dannosi per certi versi. In piazza c’è ora un po’ più luce, ma è veramente ben poca cosa che non garantisce la sicurezza e la legalità dovuta. E per arrivare a questo si è lavorato in maniera discutibile, conrisultati estetici che non si addicono ad una delle piazze più belle e importanti d’Italia.

L’impianto della Maioli Group, dunque, è ormai solo un ricordo. Ora sono spuntati dei grossi proiettori sulle estremità del colonnato, tra le statue ornative sovrastanti. Luci che sembrano riflettori da impianto sportivo e che consentono di lenire solo leggermente il buio al centro della piazza e sul sagrato ma che deturpano fortemente l’architettura monumentale. Un’operazione che lascia i soliti dubbi sui pareri della Soprintendenza, critica nel recente passato verso l’impianto di Maioli quando se ne è chiesto il recupero, impianto che aveva tra i pregi quello di nascondere i proiettori alla vista dello spettatore. Come si può consentire uno scempio simile su un gioiello come San Francesco di Paola, la più importante testimonianza italiana del periodo Neoclassico?

fari da terra incassati nella pavimentazione sono stati tutti sostituiti e finalmente funzionano, ma la rifinitura e il fissaggio sono veramente pessimi: ogni faro è contornato da uno strato di cemento che deturpa il basolato lavico dello slargo. Le statue dei sovrani lungo la facciata di palazzo reale sono finalmente illuminate ma lo stesso non può dirsi dei monumenti equestri borbonici per via probabilmente di un’errata gradazione dei proiettori.

La Piazza continua ad essere vittima delle troppe competenze: ci risulta che Palazzo Reale sia sotto l’egida della Soprintendenza stessa, il colonnato di competenza del fondo per gli edifici di culto e la piazza di pertinenza del Comune. Intanto c’è da più d’un anno, fermo nel cassetto, un progetto della Citelum per l’illuminazione artistica della piazza che rimbalza tra la Soprintendenza e gli enti competenti. E un finanziamento ottenuto dal Comune di circa 9 milioni di euro per quattro percorsi di luce da Castel dell’Ovo a Piazza Dante, compreso quindi il Plebiscito, è bloccato dalla Regione.

L’illuminazione non è certo il solo problema del Largo. Persiste e peggiora lafatiscenza architettonica di Palazzo Salerno, il deturpamento da scritte con bombolette non conosce contrasto, le finestre di Palazzo Reale sono sempre un pugno nell’occhio, le partite di calcio al coperto del pronao di S. Francesco di Paola non trovano ostacolo, le statue restano vandalizzatee la pavimentazione peggiora sempre più: i “crateri” spuntano ad ogni pioggia e ci si mettono anche le istituzioni a distruggere; i pali per le bandiere installati per la festa delle Forze Armate dello scorso novembre nell’ambito delle celebrazioni dei 150 anni d’Unità d’Italia, hanno lasciato in eredità una decina di fori con tanto di basi tranciate, e quindi anche pericolose per i bambini. E nessuno ripristina i cubetti di porfido asportati, ammesso che siano stati messi da parte.

clicca sulle anteprime per ingrandire


Corteo per il decoro e la dignità di Napoli

Corteo per il decoro e la dignità di Napoli.
Anche V.A.N.T.O. presente

Questa è la Napoli migliore, quella che vogliamo. La Napoli della brava gente che chiede normalità invece di lamentarsi nel chiuso dei propri salotti.
Un “grazie” a tutti noi che c’eravamo, senza plausi… perchè era nostro dovere.

da “IL MATTINO” del 19 Dicembre 2010

NAPOLI (19 dicembre) – Hanno sfilato in corteo da piazza dei Martiri a piazza del Plebiscito, da piazza del Gesù alla Prefettura. Due cortei diversi ma organizzati con un solo obiettivo: restituire decoro e dignità a una città devastata dalla spazzatura, dall’incuria e dall’inciviltà.

Una manifestazione di protesta, pacifica e composta, per dire basta all’emergenza rifiuti, per risvegliare le coscienze e sollecitare il rispetto delle regole, soprattutto quelle che imporrebbero la raccolta differenziata che ancora oggi appare un miraggio. Sono partiti in duecento, si sono ritrovati in duemila dinanzi alla Prefettura dove, tra gli applausi, è stata installata una grande fontana di plastica dalla quale, al posto dell’acqua, fuoriuscivano sacchetti della spazzatura carichi di veleni (…).

ECCO PERCHÈ I NOSTRI MONUMENTI CADONO A PEZZI

ECCO PERCHÈ I NOSTRI MONUMENTI CADONO A PEZZI

A metà Ottobre V.A.N.T.O. denuncia il danneggiamento della statua di Alfonso d’Aragona sulla facciata di Palazzo Reale.
Dopo un mese e mezzo di chissà quali giri del carteggio, la Soprintendenza regionale indica al Ministro Bondi che la segnalazione di V.A.N.T.O. è relativa al Palazzo Reale di Napoli e non alla Reggia di Caserta!
Congratulazioni Sig. Ministro Bondi e Ministero tutto.

 

L’appartenenza agli emblemi e alla nomenclatura della nostra storia

L’appartenenza agli emblemi e alla nomenclatura della nostra storia

La “Real delle Sicilie” è il primo team iscritto al campionato regionale di Calcio a 7 che scenderà in campo con il logo di V.A.N.T.O.
La “fusione” storico-calcistica portata avanti dal movimento sta trasferendo ai giovani di Napoli l’appartenenza agli emblemi e alla nomenclatura della nostra storia, ed è un gran risultato sotto il profilo di un riscatto futuro auspicato.
Un plauso a Stefano Conte, responsabile area marketing “FCS Project”, per la bella iniziativa spontanea e priva di lucro.

La “Real delle Sicilie” parteciperà ai campionati del circuito FCS. Quest’anno si prepara ad affrontare la VI Edizione FCS LEAGUE SOCCER che è il campionato regionale di Calcio a 7 ACSI (Associazione centri sportivi italiani) che si disputa nell’impianto sportivo FCS STADIUM a Pomigliano d’Arco (Na).

Il campionato, che prenderà il via il 20 Dicembre, si avvarrà del patrocinio della REGIONE CAMPANIA e di numerosi partner commerciali, tra cui la GIVOVA, che ne è fornitore Ufficiale dell’abbigliamento tecnico.

www.fcsclub.it

www.facebook.com/group.php?gid=106290760402

www.facebook.com/pages/FCS-LEAGUE-SOCCER/338247049283

www.facebook.com/group.php?gid=149880605025608

www.youtube.com/user/fcsproject?feature=mhum

www.megavideo.com/?v=RHR8OU04

L’abbandono del “Castello di Pizzofalcone”

L’abbandono del “Castello di Pizzofalcone”
guarda le foto su napoli.com


Angelo Forgione – Storia di un altro piccolo gioiello abbandonato. Storia di “Villa Ebe” abbandonata. L’eclettico architetto urbanista napoletano Lamont Young già nell’ottocento si sentiva incompreso, figurarsi cosa penserebbe oggi nel vedere in che condizioni versa la sua splendida creatura; un piccolo maniero divorato dal degrado e dall’abbandono sul fianco occidentale del monte Echia. Una splendida costruzione in un eclettico stile misto neogotico-dannunziano prima vandalizzata e sfruttata dai senzatetto e poi distrutta da un violento incendio doloso nel 2000 che ne ha cancellato  gli interni e la splendida scala elicoidale.

Molti lo conoscono come “Castello di Pizzofalcone” e doveva essere restaurato secondo un progetto già finanziato, ma qualche anno fa il Comune di Napoli perse colpevolmente più di 11 milioni di fondi europei per incapacità amministrative e non se ne fece più niente. A “Villa Ebe” erano destinati 3 milioni e 340 mila euro e a Giugno 2007 il Sindaco Iervolino tuonò contro la sua stessa Giunta lavandosene le mani quando in realtà dimostrò di non essere informata dello stato di avanzamento dei progetti.
La palla passò alla Regione che annunciò il recupero del sito ma alla fine dello scorso anno arrivò una nuova doccia fredda per chi sperava nell’operazione. Il progetto fu uno dei 107 bocciati fra i 358 che componevano la delibera anticrisi della Regione.

E così le rampe Lamont Young, già queste bisognose di riqualificazione, portano al cancello della palazzina aggredito da piante incolte e serrato con un lucchetto. Vista dall’esterno, la struttura sembrerebbe a posto ma dalle finestre senza infissi si intravedono le condizioni dei vani interni sorretti da travi di legno a scongiurarne il crollo.
Sul portoncino d’ingresso campeggia beffarda la decorazione su cui è inciso “Lamont Young utopista inventore ingegnere di una Napoli moderna”.

leggi l’articolo “Lamont Young, un genio Napoletano dimenticato”

Visita a “Villa Ebe” prima dell’incendio e servizio del rogo al TG3

Lingua Napoletana, patrimonio Unesco da proteggere

Lingua Napoletana, patrimonio Unesco da proteggere

vai all’articolo su napoli.com

di Angelo Forgione

L’Unesco riconosce il napoletano come lingua, e non dialetto, seconda solo all’italiano per diffusione tra quelle parlate nella penisola. Sicuramente si tratta dell’idioma italico più esportato e conosciuto grazie alla canzone classica partenopea, una delle maggiori espressioni artistiche della cultura occidentale che da più di un secolo diffonde in tutto il mondo la bellezza della parlata napoletana. Una lingua romanza che, nelle sue variazioni, si parla correntemente nell’alto casertano, nel sannio, in irpinia, nel cilento, e nelle zone più vicine di Lazio, Abruzzo, Basilicata, Calabria, Molise e Puglia, ovvero tutti quei territori che nelle antiche Due Sicilie costituivano il Regno al di qua del faro di Messina laddove la lingua nazionale era appunto il Napolitano, mentre il Siciliano era la lingua nazionale del Regno al di la del faro (Sicilia).

Nonostante la meritoria e imponente opera dei grandi scrittori e compositori di musica napoletana classica, dal 1860 in poi, con la perdita d’identità del popolo meridionale, il Napoletano è però purtroppo andato sempre più degradando e oggi si sta trasformando volgarmente per molteplici cause. Prima fra tutte la mancata valorizzazione e il negato insegnamento che stanno mistificando la grammatica e la pronuncia di questa meravigliosa lingua riconosciuta dall’Unesco ma non dallo stato italiano. Di qui, dunque, l’aggressione delle contaminazioni moderne fatte di un volgare slang giovanile e di vocaboli stravolti nel significato. Ad esempio, un vocabolo come “vrénzola”, ossia “cosa da poco” (sta ascénno ‘na vrenzola ‘e sole), è stato tristemente trasformato in indicazione di donna volgare.

Iniziative a tutela provano a metterle in piedi timidamente le istituzioni locali e nella seduta del 14 Ottobre 2008, il Consiglio Regionale della Regione Campania approvò un disegno di legge d’iniziativa provinciale sotto titolo “Tutela e valorizzazione della lingua napoletana”. La risoluzione attende però di trovare il suo seguito con adatte soluzioni strutturali che permettano ai più giovani di imparare grammatica, ortografia e dizione corrette.
Provate a chiedere a un napoletano, per esempio, la differenza tra apostrofo e aferesi, elementi cardini della scrittura partenopea.

Probabilmente resterà muto al sentire la seconda, ovvero quel segno diacritico che deve precedere un articolo determinativo. E qui si presenta il più frequente degli errori di scrittura oggi ravvisabili sulle insegne e sui manifesti pubblicitari in napoletano: l’articolo “il”, che si traduce in “lo” per poi divenire tronco ponendovi l’aferesi, appunto, che ne cancella la consonante iniziale, viene frequentemente scritto o’, con l’apostrofo dopo la o che segnala un’elisione inesistente, mentre andrebbe scritto ‘o, con l’aferesi che invece cancella la consonante iniziale e la sua pronuncia nella parola.
È un piccolo ma significativo esempio a cui a cascata ne potrebbero seguire tantissimi. E allora, per dare un senso didattico a questo scritto, prendo a spunto un’insegna (vedi foto), come tante se ne vedono al centro di Napoli, che è l’esatta fotografia di questa perdita di patrimonio linguistico.

Vi si legge “A’ TAVERNA DO’ RÈ”, e chi conosce e ama la lingua di Partenope non può non trasalire. Sei errori sei in una sola stringata frase! Va detto subito che la forma grammaticale napoletana corretta è: ‘A TABERNA D’ ‘O RRE. E vediamo perché.

Come detto, l’articolo determinativo “la” diventa tronco e vi si pone l’aferesi che cancella la consonante iniziale, non l’apostrofo dopo la a. La parola “Taverna” in Napoletano è più correttamente tradotta in “Taberna”, vocabolo derivante dalla lingua spagnola; ma questa è poca cosa di fronte alla preposizione articolata “del” che in napoletano diventa “d’ ‘o”, ovvero “de lo” in cui si pone l’apostrofo dopo la d che sancisce l’elisione della o e la dizione tronca, nonchè l’aferesi prima della o (vale il discorso dell’articolo “la”). Infine, in molti casi, l’articolo determinativo singolare maschile fa raddoppiare la consonante della parola che segue per indicarne e sottolinearne la dizione corretta, come nel caso di “il Re” che diventa ‘o Rre e non ‘o Ré con una sola erre e con l’improprio accento sulla e.

Insomma, un’insegna che non insegna ma disorienta e che fa tristezza pensando a quanto valga la nostra lingua e cosa significhi per la nostra cultura identitaria, che non è seconda a nessuno nel mondo.
Ai meno superficiali non resta che andare in libreria e dotarsi di testi di grammatica napoletana o spulciare in internet dove è possibile recuperare piccoli ma utilissimi saggi. Si salvi chi vuole, dunque, e trasferisca poi ai propri figli.