anche Asterix distribuisce stereotipi antinapoletani

un ladro inglese con un nome “poco inglese”

Nella puntata della serie “The Garfield Show” trasmessa il 25 Luglio da “Boing” i bambini (e i genitori) videro un gatto ladro doppiato in napoletano e il Parlamento delle Due Sicilie inviò una diffida ai responsabili del canale digitale terrestre e alla produzione americana con la richiesta di scuse per razzismo antimeridionale ricevendo riscontro.
Ma non è certamente un episiodio isolato. Anche nella serie del fortunato cartoon “Asterix” esiste un caso analogo. Precisamente in “Asterix e la Pozione Magica” (“Asterix in Britain” e “Asterix chez les Bretons” in Inghilterra e Francia) prodotto nel 1986. Nell’avventura, Asterix e il fedele amico Obelix sono impegnati a trasportare in Gran Bretagna un barile di pozione magica affinché il popolo gallico possa fermare l’inesorabile avanzata romana. Il barile in questione viene trafugato da un ladruncolo locale dai lunghi baffi e con la mascherina in viso, maldestro e codardo. Un ladro dal tipico accento inglese ma dal nome niente affatto bretone. Il ladro si chiama Napoletanx! (nel video)
C’è da pensare che il nome sia frutto del doppiaggio italiano. Ad ogni modo si tratta di un altro episodio di antinapoletanità frutto di luoghi comuni dannosi perchè indirizzati ai bambini. Fortunatamente il nome del ladro, che è personaggio marginale nella vicenda, è pronunciato una sola volta in tutto il cartone animato e pertanto l’associazione napoletano-ladro non è insistente ma subliminale, ma comunque capace di arrivare agli adulti.
Il cartoon è distribuito in Italia dalla Eagle Pictures cui è bene chiedere la modifica del doppiaggio dal momento che il DVD è in commercio (da anni).

Palazzo Reale, la Soprintendenza nella bufera

Palazzo Reale, la Soprintendenza nella bufera

in arrivo altri 15 milioni oltre i 20 già pronti, via le auto dai cortili

Angelo Forgione – Le immagini di SkyTg24 girate da Paolo Chiariello all’interno di Palazzo Reale hanno fatto esplodere finalmente un caso che è noto da anni a chi ama i monumenti e la storia di Napoli. La Soprintendenza per i beni architettonici, paesaggistici, storici, artistici ed etnoantropologici è finita sul banco degli imputati, giustamente, perchè ha sede proprio nel palazzo e ha sotto gli occhi ogni giorno, da sempre, le condizioni della struttura. Una Soprintendenza che lamenta (giustamente) la mancanza di soldi per la manutenzione ordinaria salvo però veder sprecare quei pochi resi disponibili della Regione con mostre che offendono l’identità storica di Napoli e dello stesso Palazzo come quella sulla regina Margherita dello scorso anno, con allestimenti invadenti, grandi schermi e oggetti piemontesi che impedivano la visione dei capolavori pittorici e degli stessi appartamenti reali.
Una Soprintendenza che ha consentito che si pregiudicasse la vista prospettica del palazzo dall’interno dei giardini con un’opera moderna per nulla attinente al luogo; Una Soprintendenza che non da alcuna spiegazione sullo scempio metallico montato sul solaio della Galleria Umberto. Una Soprintendenza che non si preoccupa di far installare una spiegazione scritta che illustri ai curiosi chi raffigurino i monumenti equestri (imbrattati) del Canova al Plebiscito. Una Soprintendenza che da anni, se fornisce risposte, lo fa dimostrando di essere fuori dalla realtà.
Consoliamoci tutti perchè ai 18 milioni stanziati dal Cipe lo scorso 23 Marzo per il Palazzo Reale e ai 2,5 dal Ministero della scorsa estate se ne dovrebbero aggiungere altri 15 per la facciata e i tetti che la Direzione Regionale dei Beni Culturali e la Regione stanno discutendo proprio oggi a Roma. Più di 35 milioni in tutto disponibili praticamente subito, per un intervento massiccio e epocale visto che è dal G7 del 1994 che il Palazzo non gode di interventi significativi di restauro. Dopo bisognerà pensare alla manutenzione ordinaria che da 18 anni è assente.

È Napoli la città che amo di più

È Napoli la città che amo di più

lettera di Marika Cucuzza da Livorno

Mi presento. Sono Marika e vi scrivo da Livorno, dato che momentaneamente mi trovo qui!
Leggendo il nome di questa città penserete: “una ragazza di Livorno che ha una pagina del Napoli? Sarà di sicuro Napoletana!”. Vi sbagliate! Molti di voi pensano che la vostra città viene disprezzata e criticata da tutti… ma non è così! Io sono nata a Livorno, sono innamorata di Napoli e mi sento parte di lei!
Come mai? Ho avuto la fortuna di conoscere un ragazzo napoletano 5 anni fa, è iniziata una storia d’amore stupenda, ma è iniziato anche un amore sconfinato per NAPOLI! Sapete che voci circolano al nord su Napoli. Io, come tante altre persone, sentivo queste voci ma non ci ho mai creduto! Perché io sono sempre stata del pensiero: “finché non vedo non credo!” e menomale che ho pensato così wagliù!
Quando sono venuta a Napoli è stata una cosa MAGICA, non riesco nemmeno a descrivere quello che ho provato e vissuto, in tanti, infatti, non mi capiscano. Il mio ragazzo mi ha portato a Napoli per farmi vedere la sua città e farmi conoscere le persone a lui care. Ho visitato Napoli in ogni angolo, dal centro alla periferia, dai luoghi storici ai quartieri, dai luoghi di mare a quelli di montagna. MI SONO INNAMORATA! Era come se fossi in un altro pianeta, non sembrava di essere sulla Terra! 
Mi sono innamorata di come vive la gente, della cortesia, della gentilezza, del rispetto e del sorriso di ogni persona. Per una persona che vive al nord ed è abituata ad entrare in un bar dicendo il “buongiorno” e non ricevendo nessuna risposta, venire a Napoli è qualcosa di STRAORDINARIO. La cordialità e l’ospitalità è unica al Mondo e ci posso mettere la mano sul fuoco!
Ho capito poi di amare questa città quando l’ho lasciata per la prima volta, ho pianto come una bambina sul treno. Mi ricordo ancora una signora anziana di fronte a me che disse: “Napoli fa questo effetto, nun te preoccupà…” mi ricordo che questa signora scendeva a Pisa, mi fece compagnia in tutto il viaggio trattandomi come una nipotina (pensate che quando mi alzavo in piedi e mi si spostava la maglia, me la sistemava lei).
Ho avuto la fortuna di conoscere persone che mi hanno raccontato la VERA STORIA di NAPOLI, mi hanno fatto appassionare del CALCIO di NAPOLI; soprattutto i miei suoceri, mi hanno cresciuta e mi hanno fatto diventare NAPOLETANA AL 100%… non li ringrazierò mai abbastanza!
Ho vissuto molte altre cose, ma starei una giornata intera a raccontare tutte le emozioni che mi hanno segnato e mi hanno fatto fare questa scelta!
Ma dopo tutto questo mi sono prefissata di DIFENDERE NAPOLI in tutti i luoghi del mondo! Non m’importa dove sarà il mio futuro, NAPOLI RESTERA’ SEMPRE LA MIA CITTA’!
Io, di città ne ho viste tante in Italia. Ho visto Riccione, Genova, Bologna, Modena, Firenze, Pisa, Siena, Roma, Bari, Palermo, Siracusa, Ragusa, Messina… tutte belle, ma credetemi NESSUNA DI QUESTE MI HA REGALATO CIO’ CHE MI HA REGALATO NAPOLI. Avete presente un colpo di fulmine? ecco… così! 
Napoli mi ha accolta come sua figlia, mi ha cullato nel suo golfo, mi ha fatto vedere la sua bellezza, mi ha fatto conoscere il suo popolo, mi ha fatto INNAMORARE. Non sono mai stata così innamorata di una città! 
Permettetemi di definirmi Napoletana, cari Partenopei… perché il mio amore per lei è SCONFINATO! Il mio sogno è venire a vivere a Napoli (anche con tutti i difetti che ci sono) perché so che lì starei in pace con me stessa, mi sentirei al mio agio e libera. È brutto vivere in un posto in cui non vuoi stare, credetemi.
NAPOLI MI MANCA PIU’ DI OGNI ALTRA COSA, e sapere che dovrò aspettare fino a Dicembre per vederla, mi viene una gran tristezza. Ma l’AMERO’ SEMPRE!

pagina facebook di Marika Cucuzza

Plebiscito: statue equestri e spazio da valorizzare

Plebiscito: statue equestri e spazio da valorizzare

Dibattito col Comune su ZTL e lungomare: attenzione al precedente!

Angelo Forgione – Si è svolto alla storica libreria “Treves” di Piazza del Plebiscito l’incontro-dibattito “Un anno di De Magistris” promosso dagli amici di “Insieme per la rinascita” e moderato da Flavia Sorrentino. Presente tra gli altri l’assessore allo Sviluppo del Comune di Napoli Marco Esposito che, vista l’assenza del previsto ospite De Magistris e dei suoi “avversari” Lettieri e Demarco, si è prestato al fuoco di fila delle tante domande sui temi più caldi del momento, dalle discusse ZTL e lungomare pedonalizzato all’assicurazione “RCA Napoli Virtuosa” per gli automobilisti napoletani le cui modalità sono state descritte dallo stesso Esposito (nel video di Tony Quattrone) che, oltre a fornire indicazioni sulle strategie di attrazione degli investimenti internazionali su Napoli, ha anche ribadito con forza il concetto già espresso recentemente a Mantova e a Portici secondo cui, se le politiche marcatamente anti-meridionali proseguiranno, sarà meglio fare da soli.
In merito a ZTL e lungomare liberato dalle auto, sul quale l’amministrazione comunale andrà avanti senza ripensamenti, sono intervenuto ricordando all’assessore che la città ha già un esempio del genere da non ripetere che è la piazza in cui ci trovavamo a discutere. Liberata giustamente dalle auto nel 1993 ma da circa 20 anni senza alcun intervento di sviluppo che ne abbia valorizzato lo spazio e la relativa fruizione. Una piazza vetrina in cui turisti e cittadini sono di transito, consegnata al degrado assoluto soprattutto nelle ore serali. Ho suggerito all’assessore di non ripetere lo stesso errore a Via Caracciolo e di riparare anche a quello del Plebiscito ormai cristallizzato e dimenticato. La distrazione del lungomare, che certamente ha più criticità dovute alla presenza di numerose attività commerciali che invece al Plebiscito non ci sono, non deve far dimenticare alla cittadinanza le altre problematiche che rivestono anche altri aspetti. Se Via Caracciolo è il lungomare più bello del mondo e va sfruttato, il Plebiscito è il luogo simbolo della cultura Sette-Ottocentesca, del neoclassicismo europeo (e non solo) fiorito a Napoli dopo gli scavi borbonici di Pompei ed Ercolano.
La richiesta all’assessore Esposito è stata, ed è pertanto, di lavorare per attrarre investimenti che rivitalizzino anche la piazza di Napoli Capitale passando per un restauro e recupero del colonnato a medio-lungo termine, intervento che potrebbe essere preceduto da interventi simbolici più facili da realizzare ma altrettanto doverosi come per esempio il restauro e la pulizia dei monumenti equestri dedicati a Carlo e Ferdinando di Borbone. A tal proposito ho ricordato a Marco Esposito che la città ha beneficiato “passivamente” dei soldi che Roma ha stanziato per il recupero di statue risorgimentali in occasione di “Italia 150”, da Vittorio Emanuele II a Garibaldi, da Pisacane e Nicola Amore, e che quelle veramente preziose, scolpite da Antonio Canova (con l’aiuto del suo allievo Antonio Calì), massimo scultore neoclassico, sono in condizioni indecenti e offendono la nostra Storia. Turisti e cittadini ne osservano il degrado tra scritte sui basamenti e guano di uccelli, chiedendosi chi siano quei “cavalieri romani” (non per caso) perchè non c’è una targa che ne descriva identità e fattura. Pertanto, ho chiesto espressamente di recuperare fondi non spesi o ripetere l’operazione già compiuta a
Piazza Dante e Piazza Mazzini dove i rispettivi monumenti sono stati restaurati dalla II Municipalità coinvolgendo uno sponsor (A&C Network srl) cui è stata consegnata la fruizione degli spazi pubblicitari esterni ai cantieri, col risultato di un restauro in pochi mesi e la provvidenziale installazione di una recinzione non invasiva che sta evitando il ripresentarsi delle problematiche dovute all’inciviltà e all’incultura di alcuni (giovani?) napoletani. Per le statue borboniche urge almeno una pulizia dei basamenti, un restauro della recinzione originale, l’installazione di un’ulteriore recinzione esterna non invasiva e una descrizione delle opere.
Un’operazione che potrebbe essere adottata anche dalla I Municipalità Chiaia-San Ferdinando-Posillipo, perciò proposta nei giorni scorsi anche al suo presidente Fabio Chiosi. Non è importante chi lo faccia, ma che lo si faccia. La storia di Napoli e il suo decoro monumentale non hanno colore politico.

Napoli azienda sana e vincente del Sud

Napoli azienda sana e vincente del Sud

vietato sbagliare, è  la resa dei conti che tornano

Angelo Forgione – Ci siamo, tre partite per il sorriso o la delusione. Sullo sfondo un sipario bianco-nero, tra friulani e piemontesi ai quali contendere e strappare a tutti i costi i due obiettivi all’orizzonte: la qualificazione al preliminare di Champions League e la Coppa Italia.
Ma la partita più importante delle tre restanti, di cui due in campionato, è quella di Bologna, il vero crocevia della stagione. Il match da non sbagliare come i tanti nel corso dell’annata. Gli alibi sono finiti, l’unico è la stanchezza ma quello vale per tutte le squadre e ora, più di tutto, contano le motivazioni. Non potrebbe esserci delitto maggiore che quello di un passo falso nel capoluogo felsineo, laddove il Napoli può ipotecare seriamente il terzo posto da vidimare contro il Siena nella “passerella” finale al “San Paolo”.
De Laurentiis tace ma gongola. Non è un benefattore ma un ottimo imprenditore, quel che ci vuole in una città difficile di un Sud difficile anche per il calcio, e il suo progetto sta procedendo come lui comanda. Napoli dal bilancio sano da sbattere in faccia a Platini alla fine del 2012 quando dovrebbe andare in vigore il “Fair Play Finanziario” che potrebbe sconvolgere le competizioni europee dal 2013/14. Sul sito ufficiale dell’UEFA si legge che “il pareggio di bilancio diverrà pienamente operativo per le dichiarazioni finanziare legate al periodo che finirà nel 2012 e che verranno valutate durante la stagione di competizioni per club UEFA 2013/14. Da quella stagione in avanti, i club che non soddisferanno i requisiti necessari, sulla base dei bilanci delle due annate precedenti, potranno essere sanzionati. Il pareggio di bilancio prevede che un club non possa spendere più denaro di quanto ne guadagna”. In poche parole, chi ricapitalizzerà con risorse esterne come sono soliti fare Berlusconi, Moratti e Agnelli, andrà incontro a sanzioni. De Laurentiis, che non è un magnate, ha previsto dei tetti da alzare gradualmente, a costo di andare allo scontro con calciatori e procuratori. Tutto questo per trovarsi pronti quando le risorse private dei magnati del calcio dovranno essere limitate.
Il bilancio 2010/11 della “S.S.C. Napoli S.p.A.” presentava lo scorso Giugno un patrimonio netto pari a circa 29 milioni di euro (29.305.052), in aumento di € 4.197.829 (+16,7%) rispetto al 30 Giugno 2010, ed era già conforme al Regolamento UEFA perchè chiuso con cinque esercizi utili consecutivi di cui solo gli ultimi tre pari a 15,5 milioni di euro.
C’è da attendersi nel prossimo bilancio un utile ben lievitato dopo l’ottima Champions League disputata che ha fruttato circa 30 milioni di euro. Ma De Laurentiis mira alla continuità nell’elite del calcio internazionale più che a degli exploit in campo nazionale che per una società del depresso Mezzogiorno potranno venire fisiologicamente come conseguenza alla stabilità in campo europeo. Il presidente sa benissimo che quel passante è fondamentale perchè assicura fortissime entrate per diritti televisivi e premi di gran lunga superiori all’Europa League, e per una società che non è titolare di proprietà immobiliari, prima fra tutte lo stadio, la massima competizione europea è fondamentale per mantenersi ad alti livelli.
Mors tua vita mea, il solo accesso ai gironi di Champions League, senza contare il resto, vale oltre 7 milioni di euro e se se li accaparrasse il Napoli li perderebbero l’Inter con un patrimonio tecnico un po’ troppo ingombrante, la Roma degli americani che devono garantire il debito a Unicredit e la Lazio che vedrebbe brutte nubi all’orizzonte. Quest’ultima, quotata in borsa, con un bilancio quasi in pari ma con due spade di Damocle sul collo: l’ammortamento dei tanti giocatori acquistati con la formula del pagamento dilazionato difficilmente riposizionabili e, soprattutto, l’a dir poco “discutibile” debito col fisco di 140 milioni spalmati in 23 anni siglato nel 2005. Lotito voleva questa Champions League e quella fallita lo scorso anno fortemente proprio perchè erano (e sarebbe) vitale per trovare nuove risorse e questo spiega le dimissioni folli di Reja in piena bagarre, poi rientrate, e la crisi di nervi della folle notte di Udine che già era stata fatale un anno fa.
Bene è andata alla Juventus, anch’essa quotata a Piazza Affari, che ha puntato tutto su questa stagione dopo uno spaventoso bilancio in rosso ricapitalizzato da mamma Fiat. Doveva guadagnarsi la Champions a tutti i costi dopo due anni di assenza, altro che fame del pur bravo Antonio Conte. Ha rischiato capitali esterni e ha ottenuto il risultato.
Conseguenze di questa gestione? Il Napoli cresce nel ranking UEFA, nella classifica delle squadre di calcio nel mondo e nel numero di tifosi. Ma quel che conta davvero è che il Napoli è squadra sempre più ricca, tra le prime 20 d’Europa, in un territorio povero; e questo vuol pur dire qualcosa. Fondamentale cartina di tornasole della salute del club azzurro, perchè è coi soldi che avanzano i progetti, e i soldi portano soldi per realizzarli. Al Napoli non manca nulla, stadio di proprietà a parte, per stabilizzarsi tra le big d’Italia e le prime d’Europa. È questo che vuole il presidente, la continuità senza cedimenti. Certo, il Napoli non ha lottato per lo scudetto e avrebbe potuto, ma la Champions League ha indubbiamente pesato sulla concentrazione più che sulle gambe. La seconda “Champions” consecutiva lancerebbe proprio un segnale di continuità al mondo calcisitico che ha il Napoli come modello. Se a questo si aggiungesse anche la Coppa Italia, ovvero il primo segno tangibile di un ciclo vincente che manca da ventidue anni, allora si che la stagione sarebbe molto più che positiva.
Ecco perchè a Bologna non bisogna fallire e squadra, allenatore e dirigenti lo sanno. Non l’hanno mai dimenticato, neanche a Febbraio allorché la classifica diceva -10 dall’Udinese, -8 dalla Lazio, -5 dall’Inter e -3 dalla Roma con una partita in meno, e la semifinale d’andata di Coppa Italia andava al Siena. In quel momento davvero in pochissimi si sottraevano al gioco a distruggere dei più che attaccavano De Laurentiis, Mazzarri, dirigenti e giocatori, e sembrava già tempo di bilanci negativi.  Non era così perchè la stagione era ancora lunga e ci voleva poco per leggere le insicurezze di Guidolin, le carenze della Lazio che, già ricca di lacune, si indeboliva sul mercato anziché rafforzarsi, e le tribolazioni di Inter e Roma. Abbastanza per crederci. Mentre quelle viaggiavano come potevano dopo essere andate oltre le proprie possibilità, il Napoli andava a due cilindri perchè Aurelio aveva imposto la modalità a quattro per fare strada in Champions League. Dopo ne sono bastati tre per risalire in campionato pur con un vuoto di pressione dopo l’eliminazione di Londra che solo tre settimane fa mandava di nuovo tutti nello sconforto e faceva dire ad Hamsik «l’anno prossimo non saremo in Champions». Mentre le maglie dell’Atalanta sverniciavano quelle azzurre, le telecamere indugiavano su un De Laurentiis impietrito. E lui intervenne personalmente come uno psicologo aziendale. Facile intuire cosa abbia detto alla squadra e quel proclama di resa di Hamsik è divenuto ora «lotteremo fino alla fine per andare in Champions». Perchè è il presidente a dettare gli obiettivi e indirizzare le forze nelle varie fasi della stagione.
Tre finali di fatto, di cui una di nome. Bologna è il crocevia del futuro prossimo del Napoli. Vincere per poi chiudere in bellezza e andare a Roma a levarsi uno sfizio, un grande sfizio. Poi comincerà un’altra estate calda nelle aule giudiziarie e tutto sarà tristemente rimescolato. Tra calciatori che vendono partite e allenatori che li picchiano, parlare di bilanci a posto in un calcio che rischia il crack non solo finanziario non è poi così sacrilego. Anzi, è motivo di vanto per tutto il Sud.

Campania da vendere? Costa troppo e non conviene

Campania da vendere? Costa troppo e non conviene

Klaus Davi insegue le idiozie di Borghezio e Radio Marte lo bacchetta

L’onnipresenza dei leghisti in tv, in radio e sui giornali nonché il “supporto” dei media troppo costante e accondiscendente è ormai stato ben denunciato e reso evidente. Tutto funzionale all’obiettivo di distrarre l’opinione pubblica dai reali problemi del paese e dalle ruberie della Lega stessa. L’ultima boutade (per chi l’ascolta, non per chi l’ha detta) è concertata dalla coppia Mario Borghezio – Klaus Davi, quest’ultimo a porgere l’assist per il leghista che vorrebbe vendere la Campania e la Sicilia, ma guarda caso non la Calabria, a qualche oligarca straniero. È accaduto a “KlausCondicio“, il salotto virtuale su Youtube di Klaus Davi e basta ascoltare l’introduzione dell’intervista per capire che il giornalista ha fornito un’imbeccata studiata a tavolino: «secondo alcuni l’unico modo possibile per combattere la mafia è vendere la Sicilia ad un oligarca russo, lei cosa ne pensa?». Dei fantomatici “alcuni” non c’è traccia e la fonte non è reperibile.
A “La Radiazza” su Radio Marte il tema è stato affrontato scherzosamente, ma non troppo, con Gianni Simioli che, supportato da Francesco Borrelli, ha contattato proprio Klaus Davi per esprimergli il disappunto per tanta complicità e disponibilità a dar voce a chi per missione infanga Napoli e l’intero Sud. A chiudere la trasmissione, Angelo Forgione che ha condensato il valore della Campania facendone una sarcastica stima relativa.

Beppe Severgnini “diversamente leghista”

«Lega Nord nepotista come i Borbone, ma ne abbiamo bisogno»

Angelo Forgione – Disgustoso dibattito su La7 a “Le Invasioni Barbariche” del 6 Aprile, all’indomani delle dimissioni del leghista Umberto Bossi. Quello che doveva essere un piccolo processo alla Lega con Borghezio imputato si è trasformato in una sorta di apologia leghista. Indecente l’analisi dello scrittore lombardo e giornalista del Corriere della Sera Beppe Severgnini che, criticando la Lega da un punto di vista tutto settentrionale e non italiano, ha imputato al partito verde un nepotismo risalente al regno borbonico. Insomma, gira e rigira, il Nord è sul banco degli imputati e il Sud diventa termine di paragone negativo (ricordate Paolo Villaggio?). Scompare d’emblée il periodo tragicamente attuale di “parentopoli” e il problema viene riportato al regno preunitario del Sud, quindi monarchico, quando la discendenza diretta era un diritto-dovere dappertutto. Al termine della discussione, lo stesso Severgnini ho voluto dare alla Lega dei consigli per migliorarsi «perchè ce ne è bisogno, ma di una Lega che non dice sciocchezze sugli immigrati e che abbia il coraggio delle opinioni». Tutto qua, stop! Smussato questo spigolo, la Lega può continuare a dividere l’Italia. Omesso il principale difetto del partito secessionista: la propaganda anti-meridionali che ha devastato il Paese. Senza dimenticare che per Severgnini è Maroni l’uomo giusto «anche agli occhi degli italiani».
Detto che per i meridionali in primis, ma in generale per gli italiani, un partito secessionista non è mai un “bisogno” ma un’aberrazione, che della Lega può avere bisogno solo il Nord, che il nepotismo non è un male borbonico ma semmai della società italiana da sempre, che non si può non redarguire i leghisti per l’odio nei confronti del Sud se se ne analizzano i difetti, è facile dedurre che gli “italiani” di Severgnini sono i settentrionali “diversamente leghisti”.

Simone Schettino: «è massacro mediatico da fermare»

Simone Schettino: «è massacro mediatico da fermare»

a “La Radiazza” l’artista chiarisce la “lettera del Vesuvio”

Ecco un sunto de “La Radiazza” di Gianni Simioli co-condotta eccezionalmente da Simone Schettino durante la quale l’artista stabiese ha fatto maggiore chiarezza sui presupposti da cui nasce la sua lettera a Tosel interpretata metaforicamente dal Vesuvio. Un’occasione per sgombrare il campo da equivoci e per parlare a più ampio raggio della situazione politico-sociale in Italia, uscendo dalla riduttiva campana calcistica, proprio mentre il fondatore del partito secessionista italiano è uscito di scena nel peggiore dei modi. Un interessante disamina alla quale ha dato un contributo anche Angelo Forgione puntando il dito sui napoletani chiamati a difendere senza difendere.

Privacy dei calciatori, Gianni Simioli ascolta i tifosi

Angelo Forgione e l’assalto ai calciatori del Napoli

su Radio Marte, l’insofferenza degli azzurri all’amore smisurato

L’eco delle parole di Lavezzi, Cavani e Gargano in cerca di pace durante lo shopping e le impossibili passeggiate napoletane non poteva non arrivare alla radio ufficiale del Calcio Napoli e, a “La Radiazza”, Gianni Simioli ha raccolto con ironia la “campagna” di V.A.N.T.O., ascoltando Angelo Forgione per poi svelare un personalissimo “scoop”.

“Abbandona il calciatore in strada”