San Siro: razzismo, blasfemia… e macabra oscenità!

San Siro: razzismo, blasfemia… e macabra oscenità!
il precedente di Kawashima che può essere d’esempio a Cannavaro

di Angelo Forgione

Ci risiamo coi cori razzisti di Milano. E siccome la FIGC fa finta di nulla, il fenomeno cresce sempre di più e stavolta si va oltre, con cori blasfemi che coinvolgono i santi. “San Gennaro sieropositivo”, “terremotati”, “colerosi”, “zingari”, “Vesuvio lavali col fuoco”, “Ci vuole acqua e sapone”, “camorristi”. Stavolta non si è trattato dell’intero stadio come in altre occasioni; cori in buona parte coperti dai numerosissimi e chiassosi tifosi del Napoli presenti e stroncati dall’andamento della gara che, ne siamo sicuri, se fosse stato diverso sarebbero stati ancora più forti e distinguibili.

Ce n’è abbastanza per codificare i cori come razzisti e non come semplici sfottò. Ma lo diciamo da anni in ogni modo senza che la Federcalcio che ha generato le regole sul razzismo che prevedono sospensione delle partite abbia mai sollecitato il Giudice Sportivo Tosel ad intervenire.

Quante volte abbiamo invocato l’intervento in campo di capitan Cannavaro, napoletano, affinché richiamasse l’attenzione dell’arbitro? È lui che deve farlo, ed è l’unica maniera per sperare che tutto questo finisca. L’esempio di Zorò e Eto’o non è servito. Allora tiriamo fuori l’esempio di Kawashima, portiere giapponese del Lierse, che deve pur dimostrare che certi cori sono persino macabri e osceni! Durante la partita del campionato belga tra Beerschot Anversa e Lierse dello scorso Agosto, i tifosi del Beerschot, famosi per essere nazisti di estrema destra, hanno cominciato a bersagliare il portiere avversario arrivando ad inneggiare alla tragedia dello tsunami di Fukushima durante la quale hanno perso la vita 15.000 persone con migliaia di dispersi. Kawashima, anche portiere della nazionale giapponese, è rimasto scosso ed è andato dall’arbitro segnalando i cori e chiedendo la sospensione dell’incontro che l’arbitro, saggiamente, ha sancito. La partita è ripresa solo quando il coro “Kawashima-Fukushima” è terminato.

Lo tsumani di Fukushima è come il terremoto, è come l’eruzione del Vesuvio. Quindi i cori contro i Napoletani non sono solo xenofobi ma anche osceni così come sono stati definiti quelli dei tifosi di Anversa). Ma se il capitano del Napoli proprio non è colpito, dal momento che tutto il resto rientra nella casistica del razzismo e non degli sfottò, ci chiediamo ancora una volta come mai le regole della FIGC, che dovrebbero punire chi si rende colpevole di diffamazione di razze ed etnie con sospensione dei match e sanzioni, non valgono quando i colpiti sono i Napoletani.

Qui non è questione di vittimismo che ci viene rivolto contro ma di una certa cultura che evidentemente in Belgio pure esiste.

Per sostenere la protesta, inviare rimostranze alla FIGC agli indirizzi sotto elencati:
figc.presidenza@figc.it
figc.segreteria@figc.it
figc.procura@figc.it
press@figc.it
figc.legale@figc.it



Il Cavallo Napoletano tra storia e mito

Il Cavallo Napoletano tra storia e mito
un evento per la rinascita dell’antico emblema di Napoli

L’antico simbolo di Napoli e del Napoli, il cavallo rampante, torna a rivivere Sabato 1 Ottobre nella location di Villa Fondi a Piano di Sorrento dove si terrà un meeting culturale incentrato sulla figura del “Cavallo Napoletano” la cui razza è stata ripresa e certificata sulla base di studi accurati. Il convegno celebra la nascita dell’Accademia di Arte Equestre Napoletana secondo una tradizione nata a Napoli nel XVI secolo grazie a Federico Grisone, primo cavallerizzo nella storia a pubblicare un trattato di equitazione, col proposito di restituire a Napoli il simbolo che ha incarnato la storia e la tradizione equestre, l’arte del cavalcare che da Napoli si è diffusa in tutta Europa.
Il meeting culturale sarà presieduto da Jean-Noël Schifano, giornalista, scrittore, accademico, innamorato di Napoli e cittadino onorario Napoletano, che ha accettato con piacere di convenire da Parigi per coordinare la manifestazione.
La serata, che ha ottenuto il sostegno della Provincia di Napoli e della Città di Piano di Sorrento, il patrocinio della Regione Campania e la collaborazione dell’Associazione Cypraea Onlus diretta da Cecilia Coppola, della Fidapa Sorrentina e dell’Unitrè di Piano, si concluderà con le favole interpretate da Peppe Barra.

Clicca qui per vedere la brochure dell’evento in pdf

l’UNESCO fa retorica risorgimentale, ma si ravvede

protesta al WHC, e la storia cambia

Il centro storico di Napoli, come molti sapranno, è sito UNESCO patrimonio dell’Umanità. Anzi, è il più vasto centro storico d’Europa che si estende per 1700 ettari, conservando tracce di 2.700 anni di storia.
Sulla relativa pagina del sito ufficiale dell’UNESCO era saltata all’occhio la parte finale della “Descrizione Storica” in inglese (ma anche in francese). Si leggeva testualmente:
“With the return of the Bourbons in 1815, Ferdinand IV took the name and title Of Ferdinand I, King of the Two Sicilies. The tyrannous regime ensued that was brought to an end with the entry of Garibaldi’s army in 1860”. Ovvero, “Con il ritorno dei Borbone nel 1815, Ferdinando IV acquisisce il nome e il titolo di Ferdinando I, Re delle Due Sicilie. Al regime e alla tirannia che seguirono fu messo fine con l’ingresso dell’esercito di Garibaldi nel 1860″.
Dunque, anche l’UNESCO mostrava di essere vittima di una certa retorica risorgimentale stereotipata. V.A.N.T.O. ha quindi provveduto a chiedere una correzione al testo che è stata approvata e prontamente apportata, senza alcuna opposizione e con estrema cortesia da parte dei responsabili dell’Organizzazione Culturale Internazionale, quella che manca quando simili situazioni vengono sottoposte all’interno dei confini italiani. Ora la pagina del Centro storico di Napoli riporta nella descrizione storica che The Bourbon dynasty was brought to an end with the entry of Garibaldi’s army in 1860″, cioè semplicemente che “la dinastia borbonica finì con l’entrata dell’esercito di Garibaldi nel 1860”. E così anche nella versione in francese.
L’interlocutore, dal nome italiano, nella sua cortese risposta ha così definito l’errore: a misleading part” of the historical description text on the Historic Centre of Naples, ossia una “parte fuorviante” sulla descrizione storica di Napoli.
Un piccolo tassello che contribuisce a riscrivere la storia e a cancellare una denigrazione troppo feroce per chi seppe fare di Napoli Capitale la città dei primati. Almeno l’UNESCO, che ha il compito di salvaguardare la cultura dei siti che protegge, ha dimostrato di saper avere rispetto per la storia di Napoli, comprendendo la nostra protesta che è scevra da nostalgie monarchiche ma carica di rispetto per il passato della città.

Di seguito la corrispondenza tra VANTO e UNESCO

Dear Committee,
i’m a journalist and historical researcher, but also the coordinator of a cultural movement for the promotion of Naples.
 The page of the “Historical Center of Naples” at the end reads: “Ferdinand IV Took the name and title Of Ferdinand I, King of the Two Sicilies. The tyrannous regime ensued that was brought to an end with the entry of Garibaldi’s army in 1860”.

The description is disrespectful and offensive to a dynasty that gave glory and primates to the city. The description “tyrannous regime” is wrong and should be replaced with the simply words “Bourbon dynasty” to respect the great history of Naples Capital of the ‘700 and ‘800. Also in french language.
 I’d like to get an answer.
Thanks.

Angelo Forgione
Movimento V.A.N.T.O.

Dear Mr Forgione, 
Thank you for your messages to call our attention on a misleading part of the historical description text on the Historic Centre of Naples. We corrected the text in both languages.
Best regards,

Alessandro Balsamo
Nominations and Tentative Lists Manager
Policy and Statutory Implementation Section
World Heritage Centre, UNESCO

(un ringraziamento speciale a Tony Quattrone per la partecipazione)

videoclip: C’È SOLO UN MARADONA… MA NON BASTA!

videoclip: C’È SOLO UN MARADONA… MA NON BASTA!
il messaggio extra-calcistico del più grande di tutti

Angelo Forgione – Il Napoli è tornato a sgomitare tra le grandi d’Italia e d’Europa. E il presidente De Laurentiis ha lanciato messaggi per la rinascita di Napoli città prendendo esempio dall’impresa calcistica. Certo è che Napoli, nonostante una passione unica, non può ridursi a solo calcio e gli stessi tifosi Napoletani non devono pensare che basti il Napoli per dimenticare i problemi di una città stretta nella morsa tra malavita, disoccupazione ed emigrazione. Sembra che i mali di Napoli abbiano cancellato le sue eccellenze, la sua storia, la sua cultura e questo è gravissimo. Ogni tifoso Napoletano deve invece partire dal suo amore per il Napoli per riflettere sul suo amore per Napoli.
L’idolo di sempre, Maradona, non è solo l’uomo che ha portato Napoli a primeggiare ribaltando le gerarchie del calcio ma è anche colui che ha interpretato nel migliore dei modi lo spirito identitario dei Napoletani al di fuori del calcio. Il paradosso sta nel fatto che non era profeta in patria perchè non era Napoletano, eppure seppe dare dimostrazione di aver capito, più di tanti Napoletani, alcune dinamiche sociali di uno strano paese che fa proprio del calcio il campo di battaglia per professare odi e intolleranze. Diego fu un “Che” per la sua Argentina, per la sua Napoli e anche per la sua Cuba. Certo, non fu “condottiero” per se stesso e per le sue figlie, ma oltre i suoi errori umani seppe sempre dare grandi dimostrazioni di umanità e non c’è un suo ex compagno di squadra che parli male di lui, anzi. Questo perchè si assumeva le sue responsabilità di uomo leader, mettendoci la faccia in ogni situazione. Maradona divenne un simbolo extra-calcistico e molti non se ne accorsero, come un Robin Hood del calcio venuto a sottrarre il proscenio ai ricchi club del Nord per donare trionfi a chi non li aveva mai assaporati. Lo divenne perchè abbracciò la Napoletanità già dalla prima partita disputata in Italia: 16 Settembre 1984, Verona-Napoli. Veniva da Barcellona, laddove gli argentini vengono marchiati col titolo infamante di “sudaca”; un inferno troppo grande da sopportare il razzismo sulla sua pelle, e così nacque la sua tossicodipendenza. Furono questi i motivi della sua fuga dalla città catalana in direzione Napoli, una liberazione! Poi si accorse che la sua nuova gente era infamata col marchio di “terroni”. Terroni come i sudaca, e l’argentino divenne il capo dei terroni.
7 anni di battaglie dentro e fuori dal campo per difendere Napoli nonostante i Napoletani lo avessero rinchiuso in una gabbia dorata. Mai una parola contro la città, ieri come oggi. L’indole del capopopolo, del “Che” argentino che va a combattere per un popolo che ne ha bisogno. L’indignazione per uno strano paese che tocca l’apice alla vigilia della semifinale mondiale di “Italia 90” dove la sua Argentina sfida l’Italia nella sua Napoli. Il condottiero rompe il fronte, invita i Napoletani a riflettere, e i Napoletani riflettono ma non abbandonano la patria. Ma per l’Argentina e il suo inno c’è il rispetto che invece i romani non riservano al “Maradona il Napoletano” la sera della finale contro l’Argentina. Fischi assordanti con Diego che apostrofa i romani che per lui rappresentano tutta l’Italia senza Napoli, mentre tutto l’entourage argentino si guarda intorno basito. È li che capiscono che l’ambiente gli è contrario, forse anche l’arbitro  che poi inventa un rigore e fa piangere el pibe de oro al momento della premiazione.
Maradona era un Napoletano finchè è stato a Napoli e non glielo perdonarono. Il legame lo hanno creato le due parole “sudaca” e “terroni” e lo hanno consolidato i fischi, gli insulti, gli striscioni offensivi con cui è stato accolto negli stadi italiani perché rappresentava Napoli, anzi Napoli vincente. Nessuno straniero è stato trattato come lui, nessuno ha pagato come lui la sua identificazione con Napoli.
Oggi la stessa antipatia la sta cominciando a suscitare De Laurentiis che non a caso sembra aver raccolto sotto altri aspetti l’eredità dell’ex n.10. Il cui esempio non è stato però mai seguito dagli stessi Napoletani che si sono limitati a sperare che fosse il Napoli a dargli orgoglio. Atteggiamento passivo e improduttivo! Maradona indicò una via, quella di pretendere il rispetto anche fuori dal campo, nella vita di tutti i giorni. Ma il rispetto non è un atto dovuto a prescindere neanche per una città ricca di cultura che l’Italia dovrebbe vantare al mondo. Il rispetto per Napoli deve partire dagli stessi Napoletani e finche si continuerà a maltrattare una delle più belle città del mondo e la sua storia unica, il rispetto non sarà mai meritato. I Napoletani che maltrattano Napoli valgono esattamente quanto chi la denigra con pregiudizio. Insomma, non sono solo i non Napoletani a dover essere denunciati: un po’ di serena autocritica non guasta. Ognuno sia idolo di se stesso!
È vero che c’è solo un Maradona, ma nella vita di tutti i giorni c’è un Maradona in ogni Napoletano; basta farlo “scendere in campo”.

Ancora Bocca. Ma stavolta ammette l’odio per il Sud.

Ancora Bocca. Ma stavolta ammette l’odio per il Sud.
«Sud orrendo, Napoli cimiciaio, Palermo puzza di marcio»

Angelo Forgione (per napoli.com) – Giorgio Bocca, ancora lui! Ancora le sue offese alla gente del Sud, stavolta in un documentario dal titolo “La neve e il fuoco” per Feltrinelli Real Cinema, anticipato dalle pagine online di “Libero”, in cui ha esternato diversi punti di vista decisamente intolleranti e razzisti. Omofobia per Pasolini, disprezzo per Marco Travaglio, disgusto per il Sud. E per finire, una confessione che butta un secchio di acqua gelida su chi al Sud lo ha fin qui letto ritenendolo super partes.

Queste le parole che hanno il pregio di commentarsi da sé e di smascherare il suo odio:
«(…) paesaggi meravigliosi e questa gente orrenda (…). Insomma, la gente del Sud è orrenda (…) contrasto incredibile fra alcune cose meravigliose e un’umanità spesso repellente». Una volta si sarebbe trovato in una viuzza vicino al palazzo di giustizia di Palermo: «C’era una puzza di marcio, con gente mostruosa che usciva dalle catapecchie».
«Vai a Napoli ed è un cimiciaio, ancora adesso». L’intervistatrice, disperata, cerca di fargli dire qualcosa di gentile sui meridionali, gli chiede se non veda «poesia, saggezza» nel modo di vivere di quelle parti. E lui: «Poesia? Per me è il terrore, è il cancro. Sono zone urbane marce, inguaribili. Il Sud fa talmente schifo che se vai lì ne cavi di sicuro qualche bell’articolo (…). Li vado a caccia grossa di belve. Insomma, non sei grato alle belve, fai la caccia grossa, ma non è che fraternizzi con le belve».
«Qualche parola buona sul Meridione nei miei libri si trova perchè è necessaria un po’ di ipocrisia. Sapevo sempre che dovevo tener buoni i miei lettori meridionali, quindi davo un contentino».

Dunque, la consueta serie di offese a raffica al Sud in tutta la sua totalità, nonché un colpo basso a quei pochi lettori meridionali che ancora lo ritengono un intellettuale di spessore e che si sono “bevuti” le sue analisi e i suoi scritti pensando che fossero obiettivi e non intrisi di prevenzione e razzismo. Il solito pericoloso “manifesto” contro milioni di persone che contribuisce fortemente alla diffusione di luoghi comuni e di un razzismo antimeridionale rischioso e dannoso in un momento delicato e complesso come quello che l’Italia, ed in particolare l’Italia meridionale, sta vivendo tra crisi economiche, disoccupazioni crescenti, un’emigrazione soprattutto giovanile sempre più drammatica e questioni meridionali tuttora irrisolte dopo 150 anni.
La gente del Sud è vittima certamente di altra gente del Sud così come di una certa gente del Nord, e non è certamente uno scrittore razzista che può indicare la via della riflessione e il confronto. Quello che Giorgio Bocca può ottenere, e forse lo vuole, è uno scontro culturale.
È comprensibile che un uomo di 91 anni sia vittima delle sue convinzioni, e finisca col diventare rabbioso per non vederle affermate. Ma Bocca dovrebbe rassegnarsi ad andare incontro al tramonto senza veder realizzati i suoi propositi estremi ed intolleranti.

Il Movimento culturale Neoborbonico comunica che raccoglierà le adesioni (mail per protesta: controbocca@libero.it) di quanti intendono finalmente reagire ad offese gratuite e gravi che danneggiano moralmente e materialmente (anche sotto il profilo turistico) le popolazioni del Sud, sempre meno difese e rappresentate a livello economico, culturale e politico. Invitando a non acquistare i libri da Giorgio Bocca e le riviste e i quotidiani con i quali collabora (Espresso e Repubblica in testa). A tutto questo si associa anche V.A.N.T.O. con ferma convinzione.

Rapporto SVIMEZ 2011: il Sud si svuota!

Rapporto SVIMEZ 2011: il Sud si svuota!
meridione area europea di sottosviluppo

Angelo Forgione per napoli.com
L’industria al Sud si sta estinguendo, così come i giovani. Nel Mezzogiorno lavora ufficialmente meno di un giovane su tre e il tasso di disoccupazione reale risulterebbe del 25%. Il PIL pro capite continua a decrescere e la Campania, che al momento dell’unità del paese era tra le regioni più ricche, è oggi la regione più povera d’Italia. È quanto si evince dal rapporto Svimez 2011 presentato a Roma dal presidente Adriano Giannola e dal Ministro per gli Affari Regionali, Raffaele Fitto. I dati del rapporto dicono che nel 2010 il tasso di disoccupazione registrato ufficialmente è stato del 13,4% al Sud e del 6,4% al Centro-Nord, “a testimonianza del permanente squilibrio strutturale del nostro mercato del lavoro”.

Nel 2009 sono emigrati dal Mezzogiorno circa 109 mila abitanti. Riguardo alla provenienza, in testa per partenze c’è la Campania, con una partenza su tre (33.800); poi la Sicilia con 23.700 abbandoni, 19.600 dalla Puglia, 14,200 dalla Calabria. In direzione opposta, da Nord a Sud, solo 67mila persone. La meta maggiore per il Mezzogiorno resta la Lombardia, che ha attratto nel 2009 quasi un migrante su quattro. Per Abruzzo, Molise e Campania la prima regione di destinazione è comunque il Lazio.
Dal 2000 al 2009, sono 583mila le persone che hanno abbandonato il Mezzogiorno. Le perdite più corpose si sono registrate a Napoli dove c’è un emigrante su sei (-108 mila), Palermo (-29 mila), Bari e Caserta (-15 mila), Taranto (-13 mila) Catania e Foggia (-10 mila). Colpite fortemente anche le province di Torre del Greco (-19 mila), Nola e Aversa (-11 mila). Ad attrarre manodopera sono Roma (+66 mila), Milano (+50 mila), Bologna (+31 mila), Reggio Emilia, Parma e Modena (+13 mila), Bergamo e Torino (+11 mila), Firenze e Verona (+10 mila).

Il Rapporto Svimez (guarda le slides) testimonia l’inconsistenza del “Piano per il Sud” annunciato dal Governo e conferma chiaramente che la crisi è più sofferta nelle regioni meridionali che patiscono la carenza di imprenditoria di qualità, infrastrutture e servizi. Il Sud sta diventando un paese per vecchi dove prolifera la malavita organizzata e lo Stato è sempre più assente. Inevitabilmente, l’emigrazione diviene l’unica via d’uscita dalla povertà e di fuga dei giovani dall’area di maggiore sottosviluppo in Europa. Dinamica sempre più accentuata che testimonia la miopia di un Governo a forte connotazione settentrionale che, come del resto i precedenti, soprassiede sul fatto che un Sud che va a fondo trascina con se anche il Nord.

Napoli danneggiata dall’informazione non verificata

Napoli danneggiata dall’informazione non verificata
come un TG nazionale può influenzare l’opinione pubblica

Un importante TG nazionale propone un servizio sulla vicinanza della malavita al mondo del calcio. Ma le informazioni raccolte non vengono verificate e l’informazione passa in maniera dannosa. V.A.N.T.O. protesta e chiede immediata rettifica che giunge nell’edizione successiva. Ma il danno non è completamente riparato.

Addio “Passepartout”, addio cultura! “SAVE ITALY”

Addio “Passepartout”, addio cultura! “SAVE ITALY”
il programma di Philippe Daverio scompare dai palinsesti 

Angelo Forgione – Grazie RAI che ci privi dell’ultima vera trasmissione di cultura che ci proponevi. Anche a Philippe Daverio hai dato il benservito approfittando del vuoto di potere culturale che c’è. Cara RAI, vuoi produrre in casa e un programma come “Passepartout”, realizzato con risorse esterne, lo cassi nonostante una serie di venti puntate già prodotte per la prossima stagione. Ha ragione Aldo Grasso quando dice che nessuno è sceso in piazza a gridare contro l’oscurantismo, la censura, la libertà di pensiero. Ci resta l’ironia di Daverio che ha commentato il suo taglio con ironia, componendo un elogio funebre della sua trasmissione: «È improvvisamente mancato “Passepartout”, nel pieno della sua salute. Lo compiangono la redazione tutta e centinaia di migliaia di affezionati suoi seguaci. La causa del decesso è da ascriversi probabilmente ad una pallottola vagante sparata durante il riordino amministrativo recente della Rai, che si è trovata costretta a passare dall’ ordinamento privato della sua gestione a quello pubblico più consono alle risorse erariali che la alimentano».
Abbiamo imparato ad apprezzare Philippe per la sua indipendenza, per la sua serietà, per la sua preparazione e per la conoscenza dei fatti. Ha raccontato l’arte e la cultura raccontando la verità, anche quella dell’unità d’Italia, e non è da tutti. Ed è per questo che ci siamo affezionati a lui. Ha lanciato il grido d’allarme “Save Italy”, al quale oggi più che mai ci uniamo. Già… salviamo l’Italia. Ma è possibile? 

Cutolo, calciatore “terrone” sotto scorta

Aniello Cutolo, calciatore “terrone” sotto scorta
Digos e Carabinieri per proteggere il giocatore napoletano  

Angelo Forgione – Il malcostume italiano aumenta e l’odio nel calcio degenera; anzi, è proprio il calcio a degenerare se oltre ai tifosi ci si mettono anche gli addetti ai lavori a professare le proprie intolleranze. L’uscita del 19 Luglio dell’allenatore del Verona Mandorlini (il coro “ti amo terrone) era destinata a scatenare reazioni non solo verbali. Fu una scintilla troppo intensa per non innescare una reazione a catena, e la prima deflagrazione c’è stata durante la partita Verona-Padova quando il fischiatissimo e denigratissimo Aniello Cutolo, ex scaligero e napoletano, (i veronesi gli imputano la colpa di una retrocessione in serie C) ha prima fatto goal e poi dato sfogo a tutto il suo appagamento portando le mani alle orecchie come per dire “fatemi sentire come mi fischiate adesso” ed avendo l’acceso faccia a faccia con Mandorlini, reo di aver provocato ironicamente i salernitani e in generale il Meridione con il coro “Ti amo terrone”. Mandorlini ha finito per pagare dazio e subire l’espulsione mentre Cutolo gli diceva “ti ha fatto goal un terrone… un terrone… un terrone”. Ma i tifosi del Verona gliel’hanno giurata e così la sua pagina Facebook è stata chiusa per eccesso di insulti e minacce.
Cosicché nei giorni scorsi, all’allenamento del Calcio Padova, si sono presentati Digos e Carabinieri per assicurare serenità ad Cutolo che ha comunicato alla propria società della chiusura della propria pagina su Facebook. Alcuni osservatori riportano che, durante la partita Chievo-Napoli, dagli spalti del Bentegodi sarebbero trapelate delle indiscrezioni su un possibile raid punitivo nei confronti dell’attaccante da parte dei più spinti ultras veronesi.
La domanda da porsi è una: come mai la Procura federale che pure ha aperto un procedimento a carico di Mandorlini, e che pure lo ha ascoltato, non si è mai pronunciata in merito? Non serve continuare a nascondere, così come si nascondono i cori razzisti omologandoli ai comuni sfottò. Vero, cara FIGC?

Guglia dell’Immacolata: restauro approvato

Guglia dell’Immacolata: restauro approvato
prossimamente la pubblicazione della gara

In riscontro alla comunicazione al Sindaco riferita alla guglia dell’Immacolata, l’ufficio di Servizio Edilizia Monumentale comunica quanto segue:

– Il progetto definitivo di restauro della Guglia, dell’’importo complessivo di €765.416,43, elaborato da tecnici dello scrivente Servizio, è stato approvato dalla Giunta Comunale con delibera n. 645 del 12/05/2011. In data 01.06.2011 con disposizione dirigenziale n. 4 è stata avviata la procedura di gara di prossima pubblicazione.

In riferimento alla sua segnalazione delle condizioni di degrado di numerosi monumenti cittadini si comunica che lo scrivente servizio, stante la scarsa disponibilità di risorse finanziarie dell’’Amministrazione, ha in corso di elaborazione ulteriori proposte di delibere per l’’utilizzo dello strumento della sponsorizzazione per il restauro di altri manufatti artistici.

Comune di Napoli
Servizio Edilizia Monumentale