Italia paese di ignoranti. Cercare soluzioni per il Calcio è proprio da ignoranti.

Angelo Forgione Razzismo e discriminazioni territoriali? Non è solo una questione di stadio. È il Paese ad essere profondamente ignorante in tema di fenomeni sociali, scollato dalla realtà e senza una concreta consapevolezza dei problemi della propria contemporaneità.
Una recente indagine condotta da Ipsos Mori piazza l’Italia tra le 10 nazioni più ignoranti tra quelle più “avanzate”, seconda in Europa solo al Belgio. La classifica è venuta fuori prendendo in considerazione alcuni fattori come l’ineguaglianza sociale e l’immigrazione, attraverso 25mila interviste fatte in 28 paesi che hanno emesso il verdetto: gli italiani sono tra coloro che hanno una scarsissima percezione della realtà in cui vivono. E noi, che viviamo in uno dei paesi più ignoranti e dibattiamo da decenni di ogni volgarità sopra le righe negli stadi, ancora speriamo che si risolva il problema con multine e squalifichine? Meglio parlare di Calcio giocato e di duello in campo tra Napoli e Juventus.

A Napoli il centro Apple europeo per le app

Angelo Forgione Apple investe in Italia con un Centro di Sviluppo App iOS a Napoli. Una scelta importante che punta i riflettori dell’innovazione tecnologica sul capoluogo partenopeo.
Tutti a chiedersi perché proprio Napoli, lontano dalla filiale milanese e dalle rete commerciale della multinazionale di Cupertino. Magari c’entra qualcosa l’accordo siglato da Apple con il fisco italiano per evasione fiscale di 880 milioni di Ires tra il 2008 e il 2013, per aver fatturato in Irlanda i profitti delle vendite fatte in Italia. La questione si è risolta in un accordo in base al quale Apple verserà 318 milioni al Fisco italiano. Meno noto è che l’Italia sia stato l’unico Paese europeo ad aver accettato un concordato fiscale con Apple, rinunciando all’intero credito, magari barattando la differenza di 562 milioni con un investimento. Scelta Napoli, terra di talenti enormi e di disoccupazione che offre forza lavoro di qualità a costo più basso.

A Napoli il primo cane per non vedenti a scuola ma l’insegnante mortifica la città

cane_scuola.pngAngelo Forgione Il liceo ‘Mazzini’ di Napoli prima scuola ad accogliere un cane per non vedenti in aula. Un bel primato di civiltà, non c’è che dire, anche perché in casi analoghi il permesso è stato più volte negato in passato. E al Vomero arrivano anche le telecamere del Tg5 per la rubrica L’Arca di Noè del 3 gennaio. Insieme alla studentessa non vedente Noemi Marano e alla sua ben addestrata accompagnatrice a quattro zampe, ad accogliere la giornalista Mediaset Maria Luisa Cocozza anche l’insegnante Sara Miele, cui spetta il compito di esprimere l’orgoglio per un segno di civiltà tutto partenopeo. Peccato che esordisca in modo infelice: «Sì, una volta tanto possiamo essere orgogliosi di essere napoletani». Consigliamo all’intervistata di esprimersi a titolo personale in una prossima ribalta televisiva, e non a nome dei tantissimi napoletani che orgogliosi di esserlo lo sono sempre, e non una tantum, per tutto ciò che Napoli rappresenta.

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Arbore contro la “retorica televisiva” sul Sud che ammazza il Sud

Angelo Forgione Nell’immediato dopoguerra si erano già abbondantemente diffusi gli stereotipi sui meridionali alimentati nel primo periodo unitario del Paese. Qualcosa avrebbe potuto contribuire fortemente a cancellarli, ma, al contrario, li ingigantì enormemente. Quando nel dicembre 1955, alla vigilia di quel Natale, il segnale televisivo della Rai fu esteso a Napoli, raggiungendo il Sud, il giornalista calabrese Corrado Alvaro, con un bel po’ di illusoria speranza, scrisse:

La televisione nel Mezzogiorno è un elemento di prima importanza per l’unificazione del Paese: attraverso il nuovissimo mezzo, il Sud potrà sgombrare il terreno di molti pregiudizi contribuendo a dare finalmente un panorama completo non deformato della vita italiana.

In realtà, sin dalla sua nascita, è stata proprio la televisione ad amplificare la diffusione di un’immagine eccessivamente distorta delle problematiche meridionali. Come nel caso del colera, un evento che colpì Napoli nel 1973 e avviò, tra i tanti risvolti negativi causati da una cattiva informazione, anche la denigrazione negli stadi.
Oggi tocca fare i conti con la fotografia di un Sud mafioso, sdoganata da Gomorra e altre fiction affini. Proprio con questa nuova accezione della napoletanità, della sicilianità e della meridionalità in genere bisogna oggi fare i conti, e proprio contro Gomorra (pur senza citarla) e i diversi programmi impregnati di folklore e sottocultura se la prende Renzo Arbore, ospite a Tv Talk (Rai) di sabato 12 dicembre, definendo questa diversa interpretazione del Sud “la nuova retorica”, diversa da quella del mandolino, del sole e della pizza dei decenni passati. Una retorica che attira attenzione e che quindi frutta inserzionisti pubblicitari. Una retorica spinta, necessaria per l’innalzamento dell’audience, secondo il condivisibile pensiero dello showman foggiano.

«Io porto nel mondo un aspetto della Napoli capitale della cultura. Dietro la forzatura c’è l’audience. Se si parla della camorra (attraverso  Gomorra, ndr), il prodotto si vende in tutto il mondo e ne paghiamo le conseguenze noi [napoletani]… ci fa molto piacere sapere che siamo tutti camorristi».

Dov’è la Vittoria, il libro della settimana (Canale 21)

Tratto dalla rubrica Il libro della settimana (Canale 21 Napoli), l’intervista a cura di Federica Flocco su Dov’è la Vittoria (Magenes, 2015).

“Odio Napoli” su Facebook, ma il social network non interviene

Angelo Forgione In occasione di un corso di aggiornamento organizzato dall’Ordine dei Giornalisti della Campania, l’incontro con lo staff italiano di Facebook per approfondire l’uso professionale del popolarissimo social network è stata l’occasione per segnalare la superficialità con cui vengono giudicate le segnalazioni di gruppi e pagine inneggianti all’odio e al razzismo verso i napoletani. Tali segnalazioni non vengono accolte perché le regole internazionali di Facebook non tutelano le minoranze, e Napoli viene considerata tale. «È istigazione all’odio», ho detto alla mia interlocutrice. «Prendo nota» la risposta. Il co-relatore, giornalista di professione, ha precisato che «Napoli non è una minoranza».

 

Antonello Venditti: «Amo i napoletani». Quel giorno in cui la Roma vinse lo scudetto e il Napoli retrocesse…

Angelo Forgione – «Sali con me sul palco per ricordare tuo figlio». È l’invito di un romanista doc come Antonello Venditti rivolto ad Antonella Leardi, madre di Ciro Esposito, vittima dei colpi di pistola esplosi all’esterno dello stadio Olimpico di Roma prima della finale di Coppa Italia del 2014. L’incontro radiofonico è avvenuto a La Radiazza di Gianni Simioli (Radio Marte), e a qualcuno è parso un atto di piaggeria in vista della prossima data napoletana del tour del popolare contautore romano e romanista. E invece Venditti, che ha vissuto gli anni del bellissimi gemellaggio Napoli-Roma, ha sempre dimostrato spontanea simpatia per Napoli e per i napoletani; lo dimostra quel che disse a Radio Rai il 27 giugno 2001, giorno dello scudetto della Roma e della retrocessione del Napoli, decretata a Firenze ma “decisa” una settima prima dai giallorossi con un pareggio al San Paolo e dalle manovre illecite di Tanzi e Pastorello in Parma-Verona. Non ho mai dimenticato che in una rassegna radiofonica di tifosi vip della Roma euforici, Antonello Venditti ebbe un pensiero spontaneo per i tifosi napoletani in disgrazia. Quel moto di affetto di un simbolo romanista per una tifoseria rivale che soffriva mi colpì per sensibilità e sportività, elementi che andrebbero riscoperti non solo nel Calcio. Ho raccontato quell’episodio di più di quattordici anni fa in radio per sottrarre la sincerità di Antonello Venditti dai pur leciti dubbi. Il resto è valutazione soggettiva di ciò che ruota attorno a quella che è di fatto una stupida “guerra” in cui sono finite due città del Calcio meridionale. Una guerra che ha prodotto un morto, un ragazzo per cui si attende giustizia. E che sia presto.

Bagnoli, l’Expo e quelle cifre che non convincono

Angelo Forgione 200 milioni di euro per il Giubileo a Roma, 150 milioni per il post-Expo a Milano, 150 milioni per la Terra dei Fuochi, 50 milioni per la bonifica di Bagnoli, 30 milioni per la Sardegna, 10 milioni per Reggio Calabria, 25 milioni per le case popolari, 50 milioni per l’emergenza maltempo, 100 milioni per impianti sportivi in periferia, 100 milioni per il servizio civile, 25 milioni per il tax credit per il cinema e 10 milioni per l’export. Sono così suddivisi i 900 milioni di euro che il Governo stanzierà con il decreto legge “Misure urgenti per gli interventi nel territorio” approvato dal Consiglio dei Ministri.
Salta all’occhio l’indirizzamento di risorse verso le tre città più grandi del Paese. 200 milioni per Roma, 150 per Milano e 50 per Napoli, cui vanno aggiunti in qualche modo i 150 milioni per far sparire le ecoballe dalle campagne tra il capoluogo campano e il Casertano. Ma a ben vedere non è proprio tutto oro ciò che luccica, perché i 150 milioni per Milano seguono gli stanziamenti per l’Expo, grande occasione di sviluppo per il territorio lombardo, e saranno destinati alla riconversione dell’area espositiva, per la quale si intende creare un centro ricerca su big data e genomica, una sorta di Silicon Valley d’Italia. All’area di Bagnoli va un terzo delle risorse destinate all’area Expo, che è due volte e mezzo più piccola (240 ettari contro 100). Ancora un’opportunità, l’ennesima, per Milano, già città guida dell’economia nazionale, mentre è evidente che per Napoli ci si limiti alle risorse per la bonifica di un pezzo di paradiso inquinato da anni, che meriterebbe la realizzazione di un polo turistico di prim’ordine. Bagnoli è una grande occasione per il rilancio di Napoli, e per ottenerlo non ci si può limitare alla soluzione del problema ambientale, che non è neanche certa nelle modalità, visto che tutto sarà più chiaro solo dopo le analisi dei terreni, che ci diranno se la colmata sarà rimossa totalmente, parzialmente o solo tombata.
C’è una sostanziale differenza tra sviluppo e bonifica. Perciò le cifre stanziate per Milano (e Roma), confrontate con quelle per Napoli, sembrano davvero sproporzionate. Sarebbero state più corrette se invertite, visto che tra le due città è certamente la seconda ad avere più bisogno di rilancio.

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Giletti, Cruciani, Facci e le chiacchiere su Napoli… polemica a Italiamia

Angelo Forgione Puntata della trasmissione Terra Mia (Italiamia) dedicata alle polemiche sulla città di Napoli innescate da Massimo Giletti e cavalcate da un certo fronte mediatico sempre pronto a imbracciare i fucili per sparare a zero sulla realtà partenopea. Invitata al dibattito (condotto da Genny Galantuomo) anche l’embriologa e scrittrice Carolina Sellitto (un passato da opinionista al Maurizio Costanzo Show), con la quale sono andato in polemica per la posizione, in parte condivisibile, circa le responsabilità dell’ambiente partenopeo. Le piaghe napoletane, figlie di comportamenti errati e dinamiche perverse, danno la stura all’attacco strumentale ma non possono innescare quel processo di autocolpevolizzazione collettiva che ha il solo risultato di legittimare la strumentalizzazione e rafforzare i modelli di moralità e civiltà precostituiti.

Giletti & Salvini, il sequestro delle bandiere delle Due Sicilie e il Napoli

Riflessioni su Giletti & Salvini, sul sequestro delle bandiere delle Due Sicilie, sul Napoli e su Napoli a Fuorigara (Radio Punto Zero).