Circa quattrocento persone si sono presentate ai cancelli della Villa Comunale per celebrare i funerali del giardino reale di Chiaja, devastata dai cantieri della linea 6 metropolitana. Non tantissime, in una città che poco si scalda per difendere sé stessa, ma lo scopo, raggiunto, era comunque quello di attirare l’attenzione dei media. Hanno sfilato anche Mimmo Jodice, Mirella Barracco e diversi imprenditori e professori universitari. E poi il geologo Riccardo Caniparoli, che, con Ortolani e De Medici, ha puntato il dito contro il cantiere del metrò (ereditato dalle scelte delle precedenti amministrazioni comunali). La presenza del vicesindaco Tommaso Sodano ha fatto scattare la contestazione, a tratti fin troppo aggressiva, anche se il confronto con l’associazionismo si terrà di fatto a Palazzo San Giacomo giovedì pomeriggio.
Momenti di vera rabbia si sono vissuti quando il corteo di cittadini, associazioni e uomini della cultura locale è giunto alla Cassa Armonica e un manifestante ha scavalcato la (inutile) recinzione del cantiere della metropolitana che “conserva” i pezzi smontati del monumento di Errico Alvino, portando con facilità una giuntura di ghisa in visione all’imbarazzato vicesindaco. «Quando denunciai lo scempio, lo staff del sindaco mi disse che i pezzi erano stati portati al sicuro in un cantiere al coperto per il restauro. La cittadinanza non può essere presa in giro così!», ha esclamato Angelo Forgione. I pezzi sono ancora lì, a distanza di più di un anno.
fonte: Il Mattino




Lo scorso anno, il Giro d’Italia era andato in
Angelo Forgione – Nel corso de “La Radiazza” di Gianni Simioli, su Radio Marte, ho sollecitato direttamente il Governatore della Campania Stefano Caldoro ad una maggiore incisività da parte delle regioni del Sud in una politica meridionalista che possa liberare il Sud dalla morsa del colonialismo economico-politico. Entrando nello specifico delle tematiche, ho sottolineato l’esigenza di una spinta per il recupero dei siti monumentali e dei beni culturali della Campania, nella convinzione che l’emergenza è gravissima quanto se non più di altre e, sottavalutata dalla politica locale, rischia di lasciare un vuoto incolmabile di ricchezza e identità, a prescindere dalle conseguenze sociali già in atto di cui fanno le spese i cittadini.


La crisi internazionale sembra aver fatto dimenticare il principale problema italiano: la questione meridionale. In pochi ne parlano, ormai sempre più fuori dall’agenda politica. La redazione di Rai Parlamento ha analizzato proprio la questione meridionale nell’ambito della recessione continentale. Invitati a parlarne, Adriano Giannola (presidente Svimez – associazione degli economisti per lo sviluppo del Mezzogiorno), Nicola Morra (Movimento 5 Stelle) e Mario Marazziti (Scelta Civica per l’Italia). Tutti con toni meridionalisti fortemente avversi alle politiche dello Stato dall’Unità ad oggi. Infine, un viaggio nell’eccellenza del Distretto di Nola, dimostrazione di un Sud virtuoso che, messosi autonomamente in condizione di non essere divorato dalla criminalità organizzata, è stato capace di decollare e primeggiare. Ecco perché, se prima lo Stato non farà il suo dovere, non ci sarà mai un Sud competitivo. Altro che piagnistei.