Quando i piemontesi tolsero il panorama al Vomero

Quando i piemontesi tolsero il panorama al Vomero
Storia urbanistica del quartiere collinare

di Angelo Forgione per napoli.com

I Greci la chiamavano Bomos, da βωμός, cioè altura. I Romani, invece, Paturcium, trasformato nel medioevo in “Patruscolo” e poi, nel Rinascimento, “Patruce”, per opera del grande umanista Giovanni Pontano, uomo di corte aragonese, proprietario di un’amplissima villa che occupava tutta l’area tra Antignano e il Torrione di San Martino, proprio sotto la cinquecentesca fortezza di Sant’Elmo. Nel Seicento si diffuse il nome “Vomero”, derivazione del greco Bomos. Chiaro che si tratti del popolarissimo quartiere napoletano, un tempo colle campestre e poi, tra il secondo Ottocento e la prima metà del secolo successivo, massicciamente urbanizzato.
Nel primo Settecento, allorché divenne capitale indipendente, Carlo di Borbone non rivolse particolari attenzioni a questa collina, preferendole quella di Capodimonte, dove fece edificare una nuova reggia. Nel 1799, i repubblicani giacobini la ribattezzarono “Monte Giannone”, ma tornò a essere il Vomero con la repentina riconquista del regno da parte di Ferdinando I, che si interessò al luogo più del padre e acquistò, nel 1817, i terreni utili all’edificazione della Villa Floridiana, per se e la sua sposa morganatica Lucia Migliaccio di Floridia. La realizzò l’architetto toscano Antonio Niccolini, gran protagonista della stagione neoclassica napoletana, autore del rifacimento totale del Real Teatro di San Carlo dopo l’incendio del febbraio 1816. In quegli anni fu realizzata la salita dell’Infrascata, attuale via Salvator Rosa, per consentire non solo al Re di spostarsi il Palazzo Reale e la Floridiana ma anche all’aristocrazia della Capitale di raggiungere le case di villeggiatura in collina. Tre queste, anche l’ancora esistente villa Genzano-Majo all’Infrascata, firmata dallo stesso architetto, dove Gaetano Donizetti scrisse gran parte della gloriosa Lucia di Lammermoor, assoluto capolavoro composto a cavallo tra la primavera e l’estate del 1835, in quaranta giorni di intenso lavoro tra l’alloggio cittadino di via Corsea, l’attuale via Cervantes, e il ritiro estivo messogli a disposizione dall’editore musicologo di origine francese Guglielmo Cottrau, che ne era proprietario.
Quando, nel 1860, Garibaldi invase Napoli, fece suo un recente decreto borbonico di Francesco II di Borbone, ultimo re di Napoli, col quale decretò la costruzione “nei siti più propri allo estremo dello abitato della città e sulle colline che la circondano, di case salubri ed economiche per il popolo, e massime per gli operai”. La congestione urbana di Napoli necessitava di soluzioni importanti, e allora si cominciò a costruire in collina per rispondere alle sempre maggiori esigenze abitative. Nel 1885, sotto la spinta dell’epidemia di colera che aveva colpito la città, fu emanata la “legge per il Risanamento di Napoli”, con la quale si pianificò l’edificazione di un nuovo quartiere collinare. I territori tra San Martino e Antignano, quelli che furono del Pontano, erano stati da poco acquisiti dalla Banca Tiberina, una banca piemontese agevolata dalla monarchia sabauda che aveva spodestato quella borbonica. L’11 Maggio del 1885, Re Umberto I e la Regina Margherita presenziarono alla posa della prima pietra per la costruzione del nuovo rione Vomero, che venne formalmente inaugurato il 20 Ottobre 1889 con l’apertura della funicolare che conduceva a Chiaia. Le nuove strade furono battezzate il 19 Aprile del 1890, allorché il Comune definì i trentasette nomi di artisti vari a cui intitolarle. Nel 1891 fu la volta dell’inaugurazione della funicolare che collegava il quartiere a Montesanto.
Il tessuto viario a maglia reticolare appena nato prendeva corpo con le vie Luca Giordano, Scarlatti, Bernini e Morghen, e con la piazza Vanvitelli, nuovo luogo centrale di aggregazione attorno alla quale sorsero i quattro palazzi pressoché omologhi in stile neorinascimentale.
Partiva intanto la costruzione del nuovo rione Arenella, che prevedeva una sua grande piazza centrale, l’attuale Medaglie d’Oro, da cui sarebbero partite a raggiera ben sette strade nuove.
La zona collinare venne così a saldarsi alla città bassa, ma in maniera disordinata, e subito si avvertì una diversità fra i due livelli cittadini ancora oggi evidente. Nacque una conurbazione sicuramente moderna ed elegante, pronto a rappresentare il nuovo riferimento residenziale in città, ma con un errore che oggi in pochi rilevano: il piano attuato dalla banca piemontese era “bidimensionale”, adatto a una città nordica, non certo a Napoli, non considerando le tre dimensioni tipiche della città obliqua, protesa verso il mare. La verticalità tra Vomero e centro fu sostanzialmente ignorata nel progetto urbanistico; un’omissione visibile, oggi come allora, nell’ostruzione della vista panoramica, in buona parte preclusa dai palazzi e sprecata da una visione imprenditoriale fatta da uomini incapaci di rispettare l’orografia del luogo. Anche il secondo tratto del corso Vittorio Emanuele, dal Suor Orsola Benincasa all’Infrascata, cioè a piazza Mazzini, fu realizzato costruendo edifici sul lato mare, diversamente dal primo tratto borbonico, dal Santuario della Madonna di Piedigrotta al complesso monastico orsolino. Il periodico d’elite Napoli Nobilissima, nel 1893, così descrisse gli interventi appena realizzati: “Le opere sono mirabili e danno alla città un aspetto ordinato, ma quanto si è guadagnato, tanto si è perduto di notevole bellezza”.
Il nuovo quartiere continuò a prendere forma nei primi decenni del Novecento con villini dotati di giardini, chiese, scuole, impianti sportivi, cinema, studi cinematografici (qui nacque la Titanus, poi trasferita a Roma), teatri, ristoranti, esercizi commerciali e anche nosocomi, facendo della zona una vera e propria città di sopra attigua a quella di sotto, maggiormente collegata col centro tramite una terza funicolare, inaugurata nel 1928 col nome di “Centrale” per la sua posizione intermedia tra quella di Chiaia e Montesanto.
Il collasso urbanistico prese il via nel secondo dopoguerra, quando l’attività edilizia subì un’impennata vertiginosa che accrebbe la densità popolativa del trecentosessanta percento circa. Si trattò di quella speculazione edilizia di proporzioni incredibili che Franco Rosi immortalò nel film Le mani sulla città. Gli interessi politici si sposarono con la crescente domanda di una casa al Vomero, possibilmente ai piani alti, là dove il mare era possibile scorgerlo, privando il quartiere anche della sua prerogativa di zona a misura d’uomo. Ai villini di pregio architettonico si sostituirono i casermoni borghesi che si espandevano dal centro del quartiere verso i nuovi rioni più alti, cambiando definitivamente i connotati alla collina e rendendola ambita ma comunque ben lontana dagli standard di vivibilità che il posto avrebbe potuto offrire.
Gli ultimi interventi al quartiere si registrarono negli anni Novanta, con l’apertura delle fermate della Metropolitana collinare che dotarono il quartiere di un ulteriore mezzo di trasporto e di nuovi arredi urbani nelle piazze a lungo interessate dai lavori.
A testimonianza di un’urbanizzazione che ha divorato la collina agreste ma anche di una storia antichissima che fa del Vomero la corona della città, nel Dicembre 2010 l’antica Vigna dei Monaci di San Martino tra la trecentesca Certosa di San Martino e il corso Vittorio Emanuele, oggi privata, divenne monumento nazionale per decreto ministeriale. Lì, in un’oasi protetta di sette ettari tra cemento e automobili, si coltivano viti autoctone, agrumi ed altre specie da frutto. È l’ultimo pezzo di Bomos, l’ultimo lembo di verde della celebre Tavola Strozzi, miracolosamente sopravvissuto al sacco edilizio.

Il principe naufrago che la fa sul tricolore

Il principe naufrago che la fa sul tricolore
il Savoia sull’Isola dei Famosi

Aveva cominciato con “Quelli che il calcio” come tifoso. Poi, nel corollario della sua carriera televisiva, è approdato a “Ballando con le stelle” come ballerino, al “Festival di Sanremo” addirittura come cantante, a “I Raccomandati” come presentatore… e ora eccolo a “L’Isola dei Famosi” della sabauda Ventura come “naufrago”. Garibaldi sbarcò a Marsala per conto del suo antenato Vittorio Emanuele II, lui è sbarcato in Honduras. E c’è da star certi che non finirà qui!
Quando sostenne la causa di famiglia nella richiesta di risarcimento danni all’Italia forse sapeva bene cosa avrebbe ottenuto. La richiesta fu ritirata tra mille polemiche, e chissà che non abbia avuto rassicurazione su un futuro televisivo che, in qualche modo, quella richiesta la sta appagando. Compromessi italiani di una televisione, quella italiana, sempre più priva di contenuti e di personaggi. Quelli di grande calibro prediligono le pay-tv o altri scenari, e allora nasce il bisogno di creare nuovi fenomeni. Ecco dunque che chi paga il canone finisce indirettamente per contribuire a questo “alternativo risarcimento danni” al Savoia.
E il principe, dunque, approdò sull’isola sfoggiando un vasino da notte tricolore nel quale evacuare… e un libro, il suo, da promuovere nell’operazione marketing senza doversi sacrificare più di tanto in una realtà senza agi e comfort perchè, in fondo, lui è già ben preparato, abituato com’è a fare a meno del bidet.

Emanuele Filiberto e il suo rapporto col bidet


Emanuele Filiberto fischiato dai Neoborbonici a Sanremo


a 1:40, l’orchestra di Sanremo e i Neoborbonici protestano contro E. F.

Enrico Brignano ha capito la “lezione”!

Enrico Brignano ha capito la “lezione”!
Le proteste piovute sul bravo attore romano dopo “Ammazziamo Pulcinella #9” fruttano la modifica del suo brillante sketch sui dialetti

Lo avevamo visto a Zelig nel suo piacevolissimo e riuscitissimo sketch sui dialetti italiani. Davvero divertente quando, scorrendo da nord a sud della penisola, cambiava la cadenza territoriale. Ma, arrivato a Napoli, qualche luogo comune di troppo aveva irritato oltremisura, anche perchè per gli altri non se n’erano sentiti.
La performance fu spunto per denunciare un modo pernicioso di fare spettacolo nel nostro paese, in funzione della formazione culturale dell’intera nazione che da 150 denigra Napoli e il meridione tutto. Modo spesso e volentieri adottato dagli stessi comici e cabarettisti Napoletani che, una volta saliti sui palcoscenici nazionali, dimenticano che la facile risata su mali e difetti di Napoli è si un’esigenza (spesso dettata) per il proprio successo ma anche un tradimento per la propria napoletanità, qualora ne siano davvero ambasciatori.
Copiose furono le email di protesta inviate da tanti Napoletani lo scorso Luglio alla casella di posta elettronica di Brignano tramite il sito ufficiale, alcune delle quali trovarono risposta per voce del manager dell’artista. Le rimostranze hanno evidentemente fruttato una modifica dello sketch, ora scevro da stantii luoghi comuni su Napoli e i napoletani, e quindi veramente godibile. Niente più munnezza, mozzarella alla diossina e camorra, a dimostrazione che la marcatura “a uomo” è necessaria nell’opera di arginamento degli attacchi alla nostra comunità, sempre facile bersaglio.
La versione “auto-censurata” del monologo dialettale è andata in scena durante lo spettacolo di D’Alessio “Tu vuò fa l’americano” su Rai Uno del 4 Marzo, di cui Brignano è stato ospite. Lo show, realizzato a New York, ha avuto tra il pubblico tanti italiani emigranti, specialmente Napoletani, che sicuramente non avrebbero gradito la versione originale.
Bravo Brignano, ma non ricascarci più!

La video-denuncia di “Ammazziamo Pulcinella #9” a Luglio 2010

Lo sketch modificato durante lo show di Rai Uno a Marzo 2011

In ricordo di Guido Palliggiano, Napoletano vero.

In ricordo di Don Guido Palliggiano, Napoletano vero.
Buon Compleanno Maestro!

Oggi sarebbe stato il giorno del 59° compleanno di Guido Palliggiano, un NAPOLETANO VERO che ha sempre onorato la migliore Napoletanità e indicato la via a molti giovani, e non solo giovani.
Mai a dovere reclamizzato come altri personaggi, anche lui era tifoso di Napoli, era tifoso del Napoli. Ed è stato bellissimo lottare insieme per la stessa causa. Se oggi continuo a farlo con maggiore fervore è anche per lui.
Conosceva la nostra storia, diffondeva gli autentici valori del nostro territorio, bacchettava senza mai offendere chi ci infangava, e fremeva per il nostro Napoli che sono più che sicuro gli farà togliere qualche “sfizio” lassù.
Quasi dimenticavo che era anche un grande artista del teatro napoletano.

Ciao Maestro, vero Napoletano!

Angelo Forgione
Movimento V.A.N.T.O.
(Valorizzazione Autentica Napoletanità a Tutela dell’Orgoglio)
Responsabile per la città di Napoli del Parlamento delle Due Sicilie

Le scuse di Silvio Baldini ai Napoletani… disoccupati.

Le scuse di Silvio Baldini ai Napoletani… disoccupati.
E Criscitiello ricalca la spiegazione di VANTO

A “Che Domenica” su Sportitalia del 13 Febbraio, dopo una settimana di polemiche, Michele Criscitiello consegna le proteste a Baldini e spiega il vero motivo suggerito da V.A.N.T.O. a cui si deve una collettiva attenzione dei napoletani per la propria squadra di calcio.
Arrivano le scuse dell’allenatore toscano, costruite su altri presupposti rispetto a quelli esternati la settimana precedente quando il postulato era stato: napoletani = disoccupazione -> arte di arrangiarsi = tifo (?).
Ma bastano le scuse, e la polemica è chiusa.

la risposta di VANTO a Silvio Baldini argomentata da Michele Criscitiello

leggi l’antefatto

A.A.A. Comune in deficit cerca sponsor per restauro statua Dante

A.A.A. Comune in deficit cerca sponsor per restauro statua Dante

di Angelo Forgione
leggi su napoli.com

Sulla falsa riga dell’esperienza di restauro in corso in Piazza Mazzini con la statua di Paolo Emilio Imbriani, il Comune di Napoli è alla ricerca di sponsor per il ripristino estetico del monumento a Dante Alighieri nell’omonima Piazza Dante, anch’esso da anni imbrattato da scritte di ogni tipo. Come si apprende dal sito del Comune di Napoli, la Seconda Municipalità, ha infatti indetto un bando di ricerca sponsor per reperire la preventiva spesa di circa 90.000 euro.

È purtroppo nota l’impossibilità delle istituzioni locali, sempre meno supportate dal Ministero dei Beni Culturali, a far fronte alla necessità di salvaguardare il patrimonio monumentale e architettonico. E allora ben vengano i privati a dar man forte, ma non si può non sottolineare che simili operazioni rischiano fortemente di rivelarsi vane in mancanza di una incisiva campagna di prevenzione che possa educare i tanti grafomani sempre pronti a rovinare e deturpare statue, palazzi, monumenti o anche semplici palazzi pur di apporre la propria insignificante firma ovunque.

Prevenire, si sa, è meglio che curare, e non solo non c’è traccia di campagne di sensibilizzazione in tal senso ma spesso sono proprio i protagonisti della vita politica del paese a dare il cattivo esempio in campagna elettorale con lo scientifico, indisciplinato e deturpante accavallamento in ogni dove di manifesti selvaggi la cui sanatoria è prevista dall’articolo 42-bis del decreto “Milleproroghe” con la sanzione di soli 1.000 euro. Manifesti che restano talvolta affissi per anni nei posti più impensabili. Con simili esempi andateglielo a dire ad un ragazzino di quindici anni che la città merita rispetto e ordine.

http://www.comune.napoli.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/13854

De Laurentiis propone rilancio di Pompei e Napoli

De Laurentiis propone rilancio di Pompei e Napoli

Il produttore cinematografico e patron del Napoli incontra il Presidente della Regione Caldoro e immagina una sorta di grande set cinematografico. Il progetto prevede anche il Gran Premio di F1 a Napoli e stabilimenti balneari a Mergellina.Anche De Laurentiis intuisce l’importanza degli scavi per il turismo di Napoli. Del resto Carlo III di Borbone partì proprio con gli scavi per attrarre i turisti del “grand tour” e fare di Napoli la meta più ambita del ‘700.

Leggi l’intervista completa a De Laurentiis  sul rilancio turistico di Napoli da IL MATTINO

Consiglio di ascoltare questa mia intervista alla radio australiana SBS Network, precisamente al minuto 6:06, che focalizza il problema evidenziato anche da De Laurentiis: attorno agli scavi, il nulla. Oro buttato!

E a margine…

Il continuo massacro della terra “Napolitana”

Il continuo massacro della terra “Napolitana”

A noi meridionalisti è ammonita la contestazione delle retoriche celebrazioni dei 150 anni dell’unità d’Italia. È talvolta criticato il continuo fornir di spunti per una riflessione profonda su come lo stato, nel momento in cui si formava per ragion di cassa (non certo di ideale patriottico), abbia decretato un secolo e mezzo fa la “morte sociale” di una terra prospera, e ancora oggi continui a martoriarla per poi indurre l’opinione pubblica alla denigrazione continua basata sul comportamento di un popolo “educato” alla minorità.
Di fronte a simili notizie, il nostro pensiero non solo è legittimato ma viene rinforzato da un senso di rabbia ineffabile che dovrebbe accomunare tutti i Napoletani e i meridionali in genere, non certo privi di colpe nei comportamenti quotidiani, ma parzialmente assolti da quel detto Napoletano che così recita: ‘O pesce feta da’ ‘a capa”.

Protezione civile: arrestata Marta Di Gennaro, ex vice di Bertolaso
Accuse di associazione per delinquere, truffa e reati ambientali.
Fermato anche Corrado Catenacci, ex commissario ai rifiuti della Regione Campania.

Marta Di Gennaro, ex vice di Guido Bertolaso alla Protezione civile, e il prefetto Corrado Catenacci, ex commissario ai rifiuti della Regione Campania, sono stati arrestati nell’ambito di un’operazione per reati ambientali eseguita in varie zone d’Italia dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico (Noe) e dalla Guardia di finanza di Napoli, coordinata dalla procura della Repubblica di Napoli. Ai due è stato concesso il beneficio degli arresti domiciliari. Nella stessa operazione sono state arrestate altre dodici persone e vi sono 38 indagati, tra questi vi sono anche l’ ex presidente della Campania, Antonio Bassolino, l’ex assessore regionale Luigi Nocera e l’ex capo della segreteria politica di Bassolino, Gianfranco Nappi. Le accuse sono di associazione per delinquere, truffa e reati ambientali. Sequestri di documentazione sono stati messi in atto in diverse sedi istituzionali, come la Prefettura di Napoli, la Regione Campania ma anche la Protezione civile di Roma e in sedi di aziende di rilievo nazionale.

PERCOLATO IN MARE – Secondo la procura di Napoli ci sarebbe stato un accordo illecito tra pubblici funzionari e gestori di impianti di depurazione campani che ha portato a immettere per anni sul tratto di costa tra Napoli e Caserta percolato non trattato, liquido prodotto dalle discariche di rifiuti solidi urbani. Il percolato era portato nei depuratori senza alcun trattamento e da lì finiva in mare. Per Marta Del Gennaro si tratta del secondo provvedimento cautelare, perché già coinvolta in un’inchiesta sempre in materia di rifiuti; anche Catenacci è stato già indagato nell’ambito del suo ruolo di commissario e attualmente è a capo della Sapna, società provinciale per il reciclo dei rifiuti.

intervista: INTER-NAPOLI, CORI RAZZISTI A MILANO, ma nessuno “sente”.

intervista: INTER-NAPOLI
CORI RAZZISTI A MILANO, ma nessuno “sente”.

Dopo i cori razzisti del “Meazza” durante Inter-Napoli del 6 Gennaio 2011 senza sospensione del match e senza sanzione da parte del Giudice Sportivo, Anglo Forgione parla del “duepesismo” alla tramissione radiofonica “Napoli nel Cuore” su Radio Incontro Sport di Roma.
Abete, Tosel e Maroni non “sentono”, e la cosa non stupisce.
Napoli (giustamente) multato per lancio di petardi durante Napoli-Juventus, ma per i cori di Inter-Napoli neanche un euro di ammenda. Sono queste le nuove norme introdotte quest’anno dalla FIGC!