Finale Coppa Italia: è “napolidi” contro apolidi
Intervista esclusiva ad areanapoli.it di Francesco Manno
Il fondatore del movimento V.A.N.T.O. Angelo Forgione ha rilasciato alcune dichiarazioni in esclusiva ai microfoni di AreaNapoli.it. Ecco tutti i passaggi dell’intervista.
Il Napoli batte il Siena e in finale troverà la Juventus. Una sfida che va anche oltre il calcio.
“Noto con curiosità che quando si parla di Napoli-Juventus vengo in mente a più d’uno. Si, Napoli-Juventus non è solo una partita di calcio ma è il confronto tra due popoli diversi. È il “napolide” contro l’apolide. È la marea dell’orgoglio e dell’identità dei napoletani che remano tutti da una parte, purtroppo solo nel calcio, contro la marea senza identità dei tanti italiani, non torinesi, che amano la squadra di Torino. Per i napoletani consapevoli della storia della propria città, poi, questa non è una partita normale ma una rivincita sportiva. L’importante però è non esasperare mai le cose e restare nell’ambito di una corretta rivalità”.
La finale si giocherà a Roma. Temi problemi di ordine pubblico?
“Confido nelle misure di sicurezza delle forze dell’ordine. È una partita a rischio, inutile negarlo, e proprio per questo andrà preparata bene dalla prefettura di Roma”.
Tu sei un meridionalista convinto. Ma perchè, girando gli stadi italiani, l’acredine maggiore verso il popolo partenopeo viene proprio da squadre e tifosi del Sud Italia?
“Quello italiano è un popolo campanilista e conflittuale da sempre. E, cosa ben peggiore, è anche un popolo che non conosce se stesso. A molta gente non interessa migliorarsi conoscendo se stessi e il calcio, che potrebbe essere solo il bellissimo sport di massa che è, diventa motivo di becera affermazione sugli altri. Tutti contro tutti, e specialmente contro il vicino. La verità è che bisognerebbe tifare sempre e solo per la propria squadra e non, come in Italia, contro l’avversario. Non è una questione di Nord contro Sud, o di Sud contro Sud e Nord contro Nord. La verità è che siamo uomini minuscoli. Vanno bene le rivalità e le appartenenze ma l’odio che spesso si urla negli stadi è solo la scintilla di altro odio”.
Quanto i successi della squadra possano contribuire a rilanciare l’immagine della città e quanto può essere utile ai napoletani stessi per sentirsi più fieri della propria napoletaneità?
“I successi della squadra del Napoli aiutano in termini d’immagine della città di Napoli. Le immagini dei calciatori del Chelsea e del Bayern in giro per il lungomare sono comunque uno spot internazionale. I complimenti della stampa internazionale dopo le serate di Champions sono certamente meglio dei fiumi di parole scritte sulla monnezza. E se i bambini baciano e abbracciano Lavezzi e Gargano mentre lo stadio urla “the champion” sono i napoletani a fare bella figura. La napoletanità però è ben altra cosa, è un sentimento identitario che va ben oltre il calcio. I napoletani devono uscire dal calciocentrismo per vincere anche fuori dal San Paolo ma così non è. Continuo a riprendere quotidianamente giovani e anziani che buttano cartacce per terra. A me queste “piccole” violenze fanno male dentro, ma chi le commette magari va allo stadio e urla Forza Napoli”.
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Tim Cup o Coppa Italia che dir si voglia, la finale sarà Napoli-Juventus. Sarebbe stato l’epilogo più giusto per la scorsa edizione, quella in cui la Coppa era denominata “dell’unità d’Italia” e l’onore di rappresentare Nord e Sud spettò a Inter e Palermo. Ma anche quest’anno il confronto calcistico tra le ex capitali Napoli e Torino nella capitale Roma calza a pennello, non fosse altro che per gli spot dello sponsor: camicie rosse contro soldati borbonici… Garibaldi a duello contro due maldestri napolitani, per giunta con il cellulare in una mano.
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