Spunta la parodia dello spot garibaldino

Spunta la parodia dello spot garibaldino

E così, dopo l’offensiva parodia dei soldati napoletani da parte della compagnia telefonica garibaldina, spuntano le parodie-verità degli spot della campagna. Ironiche, divertenti… istruttive.

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“Un sogno azzurro” aspettando la finale di Roma

“Un sogno azzurro” aspettando la finale di Roma

la passione azzurra in musica di quattro Napoletani

Quattro meridionalisti che si incontrano e finiscono per scrivere una canzone dedicata alla loro passione azzurra: Eddy Napoli, Angelo Forgione, Salvatore Lanza e Paolo Serretiello. Non un inno, di quelli che si lanciano quando l’euforia è tanta, ma una spinta per il Napoli in una delicata settimana che porta alla finale di Coppa Italia dello sponsor in camicia rossa contro la Juventus a Roma. Una partita dall’alto significato simbolico oltre che sportivo. “Un sogno azzurro” accompagnerà le trasmissioni sportive dell’emittente radiofonica ufficiale del Calcio Napoli Radio Marte, per tutta la settimana che condurrà alla finalissima dello stadio Olimpico.
L’idea nasce negli studi di Radio Marte: una canzone propiziatoria per la finale di Coppa Italia di Domenica prossima. Il brano è già disponibile su YouTube ed è programmato in alta rotazione su Radio Marte. «Si tratta di un brano che esalta il nostro senso di appartenenza – spiega Paolo Serretielloche nei confronti della squadra del Napoli, diventa sfida, passione e motivo di orgoglio, oltre che di riscatto per chi crede ancora nel Sud e nelle nostre risorse».
«Non è un altro inno tra i tanti ma una semplice canzone spontanea per mettere in musica la nostra passione e le nostra identità, le nostre “bandiere” su cui ci confrontiamo continuamente, nell’approssimarsi di una finale nella capitale tra due capitali storiche», dice Angelo Forgione che ha anche realizzato un video ad-hoc, mentre la musica è stata composta da Eddy Napoli, che dichiara: «Ci auguriamo di sentirla sempre di più, e che faccia presto breccia nei cuori dei napoletani, e non solo: ci auguriamo che diventi una bandiera in più, quella bandiera che manca da troppo tempo nei nostri venti».

Musica e Voce: Eddy Napoli

Testo: Angelo Forgione – Salvatore Lanza – Eddy Napoli – Paolo Serretiello

Tanti  cuori  che  battono  insieme
uno  solo  diventa  perché,
uno  stadio  si  tinge  d’azzurro
e  la  nostra  passione  s’accende  per  te.

Tu  ci  dai  sempre  mille  emozioni
e  per  questo  cantiamo  con  te:
“vita  mia,  si  stata  ‘o  primmo  ammore
e  ‘o  primmo  e  ll’urdemo  sarraie  pe’  mme”.

Con  una  canzone  tu  ci  fai  sognare,
con  un  calcio  ad  un  pallone  tu  ci  fai  volare
come  un  aquilone  alto  su  nel  cielo,
sei  l’ amore  unico  il  più  grande  il  più  sincero.

Napoli,  Napoli,  Napoli,  l’unica  fede  che  c’è !
Napoli,  Napoli,  Napoli,  io  sono  pazzo  di  te !
Napoli,  Napoli,  Napoli,  un  sogno  azzurro  per  noi !
Napoli,  Napoli,  Napoli,  Napoli  vinci  per  Napoli !

Una maglia una sciarpa e un amico
quante corse affannate per te.
Sono qui da quand’ero bambino
e la voce mi trema tutt’oggi perché:

per  il  mondo  noi  siamo  milioni
sei  l’orgoglio  di  ognuno  di  noi.
Nell’azzurro  tra  il  cielo  e  gli  Dei
con  l’orgoglio  di  essere  partenopei.

Sventola  bandiera  fino  ad  impazzire
se  non  sei  napoletano  non  lo  puoi  capire,
sventola  bandiera  basta  una  vittoria
che  una  città  intera  vive  i  suoi  sogni  di  gloria.

Napoli,  Napoli,  Napoli,  l’unica  fede  che  c’è !
Napoli,  Napoli,  Napoli,  io  sono  pazzo  di  te !
Napoli,  Napoli,  Napoli,  un  sogno  azzurro  per  noi !
Napoli,  Napoli,  Napoli,  Napoli  vinci  per  Napoli !

La  tua  storia  non  finirà  mai
e  vivranno  per  sempre  gli  eroi,
quelli  che  non  tradiscono  mai
perché  son  figli  tuoi,  forza  Napoli.
Napoli !!!

videoclip / RAZZISMO LEGA-LIZZATO negli stadi italiani

videoclip / RAZZISMO LEGA-LIZZATO negli stadi italiani

deriva italiana: Napoli senza tutela in un paese poco serio

Un’altra stagione calcistica è passata senza che nessuno abbia messo un argine ai cori razzisti vomitati all’indirizzo dei napoletani, nonostante le regole introdotte dalla FIGC nel 2010 (su ispirazione del leghista Maroni). Non si sottovaluti il problema solo perchè cristallizzato e reso prassi negli stadi, la questione è gravissima e coinvolge tutta la società italiana ormai condizionata e influenzata dalla più che ventennale propaganda leghista che ha fortemente acuito una realtà già precedentemente triste.
Nei giorni scorsi il portiere della nazionale giapponese Eiji Kawashima è stato in Italia (probabili contatti con squadre della Serie A) e ha evidenziato inconsapevolmente e indirettamente quanto l’Italia sia un paese volgarmente maleducato e privo di etica. Non stupisca tutto ciò perchè quello giapponese è un popolo, cioè unito e coeso, fiero della propria terra e della propria tradizione. Agli antipodi dal popolo italiano che non esiste, disgregato dalla cultura campanilista del “tutti contro tutti” che trova il suo apice nel “tutti contro Napoli”. Il videoclip lo dimostra, partendo da quella parte politica del paese che ha fatto dell’invettiva il proprio cavallo di battaglia, e sarebbe potuto accadere solo in Italia, passando per l’ipocrisia degli organi preposti a tutelare, continuando con l’atteggiamento “distratto” e talvolta colpevole di alcuni giornalisti, per finire con il deleterio assopimento dell’orgoglio dei napoletani stessi.
Vittimismo? Chi nega tutto questo contribuisce alla morte sociale nei confini italici. A noi interessa solo evidenziare che l’Italia è un paese poco serio. Poi, chi vuol continuare faccia pure.

Napoli azienda sana e vincente del Sud

Napoli azienda sana e vincente del Sud

vietato sbagliare, è  la resa dei conti che tornano

Angelo Forgione – Ci siamo, tre partite per il sorriso o la delusione. Sullo sfondo un sipario bianco-nero, tra friulani e piemontesi ai quali contendere e strappare a tutti i costi i due obiettivi all’orizzonte: la qualificazione al preliminare di Champions League e la Coppa Italia.
Ma la partita più importante delle tre restanti, di cui due in campionato, è quella di Bologna, il vero crocevia della stagione. Il match da non sbagliare come i tanti nel corso dell’annata. Gli alibi sono finiti, l’unico è la stanchezza ma quello vale per tutte le squadre e ora, più di tutto, contano le motivazioni. Non potrebbe esserci delitto maggiore che quello di un passo falso nel capoluogo felsineo, laddove il Napoli può ipotecare seriamente il terzo posto da vidimare contro il Siena nella “passerella” finale al “San Paolo”.
De Laurentiis tace ma gongola. Non è un benefattore ma un ottimo imprenditore, quel che ci vuole in una città difficile di un Sud difficile anche per il calcio, e il suo progetto sta procedendo come lui comanda. Napoli dal bilancio sano da sbattere in faccia a Platini alla fine del 2012 quando dovrebbe andare in vigore il “Fair Play Finanziario” che potrebbe sconvolgere le competizioni europee dal 2013/14. Sul sito ufficiale dell’UEFA si legge che “il pareggio di bilancio diverrà pienamente operativo per le dichiarazioni finanziare legate al periodo che finirà nel 2012 e che verranno valutate durante la stagione di competizioni per club UEFA 2013/14. Da quella stagione in avanti, i club che non soddisferanno i requisiti necessari, sulla base dei bilanci delle due annate precedenti, potranno essere sanzionati. Il pareggio di bilancio prevede che un club non possa spendere più denaro di quanto ne guadagna”. In poche parole, chi ricapitalizzerà con risorse esterne come sono soliti fare Berlusconi, Moratti e Agnelli, andrà incontro a sanzioni. De Laurentiis, che non è un magnate, ha previsto dei tetti da alzare gradualmente, a costo di andare allo scontro con calciatori e procuratori. Tutto questo per trovarsi pronti quando le risorse private dei magnati del calcio dovranno essere limitate.
Il bilancio 2010/11 della “S.S.C. Napoli S.p.A.” presentava lo scorso Giugno un patrimonio netto pari a circa 29 milioni di euro (29.305.052), in aumento di € 4.197.829 (+16,7%) rispetto al 30 Giugno 2010, ed era già conforme al Regolamento UEFA perchè chiuso con cinque esercizi utili consecutivi di cui solo gli ultimi tre pari a 15,5 milioni di euro.
C’è da attendersi nel prossimo bilancio un utile ben lievitato dopo l’ottima Champions League disputata che ha fruttato circa 30 milioni di euro. Ma De Laurentiis mira alla continuità nell’elite del calcio internazionale più che a degli exploit in campo nazionale che per una società del depresso Mezzogiorno potranno venire fisiologicamente come conseguenza alla stabilità in campo europeo. Il presidente sa benissimo che quel passante è fondamentale perchè assicura fortissime entrate per diritti televisivi e premi di gran lunga superiori all’Europa League, e per una società che non è titolare di proprietà immobiliari, prima fra tutte lo stadio, la massima competizione europea è fondamentale per mantenersi ad alti livelli.
Mors tua vita mea, il solo accesso ai gironi di Champions League, senza contare il resto, vale oltre 7 milioni di euro e se se li accaparrasse il Napoli li perderebbero l’Inter con un patrimonio tecnico un po’ troppo ingombrante, la Roma degli americani che devono garantire il debito a Unicredit e la Lazio che vedrebbe brutte nubi all’orizzonte. Quest’ultima, quotata in borsa, con un bilancio quasi in pari ma con due spade di Damocle sul collo: l’ammortamento dei tanti giocatori acquistati con la formula del pagamento dilazionato difficilmente riposizionabili e, soprattutto, l’a dir poco “discutibile” debito col fisco di 140 milioni spalmati in 23 anni siglato nel 2005. Lotito voleva questa Champions League e quella fallita lo scorso anno fortemente proprio perchè erano (e sarebbe) vitale per trovare nuove risorse e questo spiega le dimissioni folli di Reja in piena bagarre, poi rientrate, e la crisi di nervi della folle notte di Udine che già era stata fatale un anno fa.
Bene è andata alla Juventus, anch’essa quotata a Piazza Affari, che ha puntato tutto su questa stagione dopo uno spaventoso bilancio in rosso ricapitalizzato da mamma Fiat. Doveva guadagnarsi la Champions a tutti i costi dopo due anni di assenza, altro che fame del pur bravo Antonio Conte. Ha rischiato capitali esterni e ha ottenuto il risultato.
Conseguenze di questa gestione? Il Napoli cresce nel ranking UEFA, nella classifica delle squadre di calcio nel mondo e nel numero di tifosi. Ma quel che conta davvero è che il Napoli è squadra sempre più ricca, tra le prime 20 d’Europa, in un territorio povero; e questo vuol pur dire qualcosa. Fondamentale cartina di tornasole della salute del club azzurro, perchè è coi soldi che avanzano i progetti, e i soldi portano soldi per realizzarli. Al Napoli non manca nulla, stadio di proprietà a parte, per stabilizzarsi tra le big d’Italia e le prime d’Europa. È questo che vuole il presidente, la continuità senza cedimenti. Certo, il Napoli non ha lottato per lo scudetto e avrebbe potuto, ma la Champions League ha indubbiamente pesato sulla concentrazione più che sulle gambe. La seconda “Champions” consecutiva lancerebbe proprio un segnale di continuità al mondo calcisitico che ha il Napoli come modello. Se a questo si aggiungesse anche la Coppa Italia, ovvero il primo segno tangibile di un ciclo vincente che manca da ventidue anni, allora si che la stagione sarebbe molto più che positiva.
Ecco perchè a Bologna non bisogna fallire e squadra, allenatore e dirigenti lo sanno. Non l’hanno mai dimenticato, neanche a Febbraio allorché la classifica diceva -10 dall’Udinese, -8 dalla Lazio, -5 dall’Inter e -3 dalla Roma con una partita in meno, e la semifinale d’andata di Coppa Italia andava al Siena. In quel momento davvero in pochissimi si sottraevano al gioco a distruggere dei più che attaccavano De Laurentiis, Mazzarri, dirigenti e giocatori, e sembrava già tempo di bilanci negativi.  Non era così perchè la stagione era ancora lunga e ci voleva poco per leggere le insicurezze di Guidolin, le carenze della Lazio che, già ricca di lacune, si indeboliva sul mercato anziché rafforzarsi, e le tribolazioni di Inter e Roma. Abbastanza per crederci. Mentre quelle viaggiavano come potevano dopo essere andate oltre le proprie possibilità, il Napoli andava a due cilindri perchè Aurelio aveva imposto la modalità a quattro per fare strada in Champions League. Dopo ne sono bastati tre per risalire in campionato pur con un vuoto di pressione dopo l’eliminazione di Londra che solo tre settimane fa mandava di nuovo tutti nello sconforto e faceva dire ad Hamsik «l’anno prossimo non saremo in Champions». Mentre le maglie dell’Atalanta sverniciavano quelle azzurre, le telecamere indugiavano su un De Laurentiis impietrito. E lui intervenne personalmente come uno psicologo aziendale. Facile intuire cosa abbia detto alla squadra e quel proclama di resa di Hamsik è divenuto ora «lotteremo fino alla fine per andare in Champions». Perchè è il presidente a dettare gli obiettivi e indirizzare le forze nelle varie fasi della stagione.
Tre finali di fatto, di cui una di nome. Bologna è il crocevia del futuro prossimo del Napoli. Vincere per poi chiudere in bellezza e andare a Roma a levarsi uno sfizio, un grande sfizio. Poi comincerà un’altra estate calda nelle aule giudiziarie e tutto sarà tristemente rimescolato. Tra calciatori che vendono partite e allenatori che li picchiano, parlare di bilanci a posto in un calcio che rischia il crack non solo finanziario non è poi così sacrilego. Anzi, è motivo di vanto per tutto il Sud.

Fabio Pisacane “modello”… di diritto

Fabio Pisacane “modello”… di diritto

Proprio mentre “scommessopoli” sta per entrare nella fase più calda, il calciatore napoletano Fabio Pisacane, esempio di lealtà sportiva sostenuto da V.A.N.T.O. fin dalla primissima ora, campeggia sui manifesti di un noto brand napoletano di abbigliamento per l’attuale campagna pubblicitaria che ritrae come modelli dei non modelli… modelli di vita. Un modello napoletano ambasciatore FIFA nel mondo.

Simone Schettino: «è massacro mediatico da fermare»

Simone Schettino: «è massacro mediatico da fermare»

a “La Radiazza” l’artista chiarisce la “lettera del Vesuvio”

Ecco un sunto de “La Radiazza” di Gianni Simioli co-condotta eccezionalmente da Simone Schettino durante la quale l’artista stabiese ha fatto maggiore chiarezza sui presupposti da cui nasce la sua lettera a Tosel interpretata metaforicamente dal Vesuvio. Un’occasione per sgombrare il campo da equivoci e per parlare a più ampio raggio della situazione politico-sociale in Italia, uscendo dalla riduttiva campana calcistica, proprio mentre il fondatore del partito secessionista italiano è uscito di scena nel peggiore dei modi. Un interessante disamina alla quale ha dato un contributo anche Angelo Forgione puntando il dito sui napoletani chiamati a difendere senza difendere.

Juventini, milanisti e interisti del Sud colonizzati sportivi

Juventini del Sud colonizzati sportivi

Angelo Forgione – Proprio stasera ho ricevuto una email di Gennaro, pugliese, da circa un anno meridionalista e assiduo lettore di questo blog nonchè simpatizzante di V.A.N.T.O. Mi ha scritto di non seguire il calcio, ma fino a qualche tempo fa lo ignorava completamente, fin quando leggendo alcuni miei articoli si è reso conto che se si vuole capire meglio la nostra società è necessario capire il mondo del calcio in Italia.
In questi giorni il dibattito sugli juventini del Sud è divampato, toccando anche picchi esasperati dopo il clima di intolleranza verso i napoletani allo “Juventus Stadium” di Domenica scorsa. Sempre più meridionali, per la verità, stanno prendendo coscienza di quanto racconto e divulgo da tempo anche attraverso il calcio, testimoniando di “conversioni” dettate dalla conoscenza della storia. Sono quelli che hanno capito non solo il passato ma anche l’attualità, figlia di quel passato trascinato ai giorni nostri, quella questione meridionale evidente anche nel calcio con cui il potere del nord ha truccato il nostro paese e con esso il suo sport più popolare.
Ne ho parlato oggi a “Sorrisi e Palloni” su Radio CRC e Capri Event, prima denunciando i fatti di Domenica scorsa e poi facendo chiarezza sull’appartenenza dei tifosi juventini di Napoli e del Sud, e non solo juventini, legati ad un potere costruito ad arte e sempre in vita.

Mostra per il 150° in Toscana: Galgani risponde

Mostra per il 150° in Toscana: Galgani risponde

Copiose le email di protesta per la rappresentazione e la descrizione di Napoli nella mostra “Viaggio in Italia” indirizzate all’autore, agli enti pubblici patrocinanti e alla società Cremonini/Chef-Express. Riceviamo e pubblichiamo la risposta del Maestro Giulio Galgani, con conseguente replica di Angelo Forgione.

All’attenzione di tutte le persone coinvolte in questa debacle, se mi permette di dirlo, un po’ ingenua e sopra le righe.
Ci sono arrivate delle email in riferimento al blog personale di Angelo Forgione, che in un impeto di creatività ha pubblicato un articolo intitolato “L’arte senza cultura in autostrada”.
Tra l’altro è proprio dal sottotitolo del blog di Forgione che vorrei prendere spunto; su una veduta panoramica di Napoli posizionata in forma banner sul suo sito, si legge a chiare lettere “Baciata da Dio, Stuprata dall’uomo”. Al di là del linguaggio, forse un po’ demagogico, il sentimento che muove Forgione ha qualche attinenza (senza esagerare) con alcuni degli elementi che è possibile rilevare dalla Campania che mi sono immaginato per la serie delle mie geopitture.
Ovvero, vorrei chiedere a Forgione e a tutti i Napoletani che si sono così risentiti, come rappresenterebbero Napoli, in un’opera di sintesi (grafica, pittorica, scultorea) dovendo tener conto sia del bacio di Dio sia dello “stupro” e quindi della violenza dell’uomo sulla cultura di una comunità.
Sembra proprio che il motivo principale dello scandalo sia stato scatenato dalla combinazione della didascalia posta sotto la campania con la visione dell’opera.
Vi chiedo: avreste avuto la stessa reazione senza quella didascalia? Ovvero, senza quelle parole, scritte per’altro da un noto critico d’arte, Martina Corgnati, vi sareste avventurati in una libera lettura dell’opera e dei suoi elementi, cercando tutte le suggestioni in un percorso libero e incondizionato? Mi vorrei augurare di si, ma vorrei andare oltre.
Se leggeste con attenzione le parole della Corgnati, che come tutti i curatori di una mostra, si è limitata ad una lettura appassionata del tutto personale dell’opera, non impedendo certo che ognuno possa farsi il proprio percorso, se appunto leggeste bene quelle parole dovreste identificare un sentimento sofferente e certamente aspro relativo (forse) a quello stupro a cui allude proprio il Vostro Angelo Forgione:  “Un fondo reticolato blu su cui Napoli si staglia come un’immensa concrezione abusiva, una specie di informe parassita, dove elementi religiosi si affollano e convivono insieme a cozze e vongole”. Come a dire che gli elementi costitutivi della Napoli che è possibile osservare oggi, sono elementi complessi, stratificati, fatti di bellezza, ma anche di orrore, fatti di una storia incontrovertibilmente alta ma anche terribile, difficile, legata al complesso governo di una città che per un osservatore esterno può essere anche tutte queste cose insieme.
La visione credo debba sempre provocare, creare passioni anche contrastanti, non può essere statica e soprattutto, non può essere sempre mascherata da false lusinghe.
Persino un sommo poeta come Goethe, citato da Alessandro Cipolletta, che ci ha scritto con una violenza e un risentimento analogo, si trasforma, estrapolata dal contesto, in una visione opaca e falsificante, perchè il Viaggio in Italia di Goethe, oggi non può più essere lo stesso, addirittura non era più lo stesso per lo stesso Goethe sin dall’inizio, quando cominciava la sua avventura di viaggiatore, consapevole com’era della mutazione che colpisce tutti durante un viaggio: “Ovunque vada… tutto è come me l’ero figurato e al tempo stesso tutto nuovo”
Il mio invito, per stemperare gli animi, è quello di avventurarsi in una lettura più adulta dell’arte da parte vostra, e per adulta intendo più libera, combinatoria, senza le griglie imposte da una rappresentazione da cartolina.
Il progetto che ho portato avanti con viaggio in italia, è legato principalmente a questo concetto, la mutazione di una morfologia esteriore e interiore, lavorare con gli elementi (banali e meno banali) della terra, metterli insieme anche con simboli popolari e soprattutto non aver nessuna paura di combinare un linguaggio colto con la trivialità del brutto che ci circonda ogni giorno.
Perchè vi chiedo, Napoli è solamente fatta di sole o anche di “stupro”, come ci racconta il Vostro Forgione?
Ma se a questo punto vi dicessi che non sono interessato a tutto ciò, che come Carmelo Bene, non credo affatto ad un’arte sociologica come allo stesso tempo non credo ad un’arte turistica, se vi dicessi che il mio interesse è sperimentare più linguaggi, anche in modo provocatorio, interrogandomi sulla combinazione di elementi in contrasto, tra segni e simboli del futuro e materiali della storia anche arcaica, che cosa mi rispondereste?
Vi siete forse preoccupati, come lettori, di provare a leggere questa stratificazione, come una diversa occasione, invece di applicare un’interpretazione cosi monolitica e reattiva alla prima superficie identificata?
Ho davvero la sensazione che il pregiudizio a volte, dimori davvero nel cuore di tutti noi, occorre un po’ più di libertà per avvicinarsi al mondo degli altri, l’arte è una via, ve la consiglio.
Giulio Galgani

Egregio Maestro Galgani,
per quanto il linguaggio del sottoscritto appaia demagogico, ci tengo a precisarLe che se quella didascalia suscita rabbia non è certo per la demagogia del mio articolo che è nato dal risentimento di un Napoletano osservatore in quel di Firenze che si è scomodato a segnalare la cosa.
Rispondo subito alla Sua curiosità e Le dico che, da artista quale sono (ho fatto le scuole d’arte e sono grafico oltre che giornalista), non avrei rappresentato Napoli come ha fatto Lei. Ma questo perchè conosco la Napoletanità, la storia di Napoli che studio quotidianamente e il vissuto contemporaneo che pure denuncio incessantemente nelle sue espressioni deleterie.
La violenza dell’uomo, lo stupro, è ciò che io stesso pongo in evidenza, lo ha giustamente rilevato anche Lei; Napoli pulsa nel bene e nel male come un po’ tutta l’Italia, ma in maniera più forte. Io vedo solo messaggi negativi nell’opera, vedo mitili senza intelligenza, vedo credenza popolare, vedo la metastasi in mezzo al mare o al cielo se è vero che l’uomo con gli arti aperti è esotericamente la rappresentazione della stella e viceversa, marina o astrale che sia. Del resto è proprio la didascalia della Corgnati a supportare l’intento artistico confermando che non c’è alcun contrasto tra Napoli e Napoli ma bensì tra Napoli e il resto del territorio. Non c’è alcuna accezione positiva nella concrezione abusiva, nell’informe parassita, nelle cozze e nelle vongole. Insomma, solo messaggi negativi. Della bellezza e della storia alta non c’è traccia, solo orrore, quasi come se poi l’orrore dimorasse qui e solo qui.
Un artista (come un qualsiasi uomo) deve sottoporsi alla critica del pubblico oltre che a quella dell’esperto. E se chi osserva l’opera ne resta sdegnato, qualche motivo ci sarà, senza per questo voler limitare la sua vena artistica. Questa Sua, poi, è una creazione che coinvolge diverse sfumature della società italiana nel suo complesso e se per un toscano la cosa può passare inosservata o essere condivisa è chiaro che per un napoletano le emozioni suscitate possano essere evidentemente diverse.
La invito ad approfondire Napoli per ciò che è davvero, non per ciò che appare.
Angelo Forgione
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L’arte senza cultura in autostrada

L’arte senza cultura in autostrada

una mostra raffigura Napoli come “informe parassita”

I tantissimi simpatizzanti di V.A.N.T.O. rappresentano i mille occhi del movimento. Un’altra dimostrazione arriva da Giuseppe, un napoletano in viaggio di piacere in Toscana che ci ha inviato queste foto scattate in un’area di servizio “Chef Express”. Si tratta di una mostra itinerante dal nome “Viaggio in Italia” di Giulio Galgani, realizzata in collaborazione con Autostrade per l’Italia e Gruppo Cremonini, allestita nell’ingresso del punto ristoro con opere polimateriche raffiguranti le regioni italiane con precisi significati simbolici spiegati nelle didascalie. Tutte piacevoli tranne una, quella “dedicata” alla Campania, che ha giustamente offeso Giuseppe per l’utilizzo di significati degradanti nonchè offensivi. “Un fondo reticolato blu su cui Napoli si staglia come un’immensa concrezione abusiva, una specie di informe parassita, dove elementi religiosi si affollano e convivono insieme a cozze e vongole”.
Avete letto bene, non è uno scherzo: Napoli incrostazione abusiva, parassita senza forma, sovrapposizione di credenza a vita decerebrata (i mitili). Concetti descrittivi espliciti ed esplicitati che ne nascondono uno subliminale implicito nel raffigurazione visiva: Napoli cancro, una metastasi che corrode la purezza della vita (il mare o il cielo blu).
Se la mostra avesse come tema la denuncia delle mafie, la creazione potrebbe essere apprezzabile. Ma ciò non è, e l’opera fa arte sostituendo alla cultura i luoghi comuni sbattuti in faccia agli automobilisti italiani.
La mostra è patrocinata dal Comune di Firenze, dalla Regione Toscana, dalla provincia di Arezzo e nasce come contributo di creatività alle celebrazioni per i 150 anni d’unità d’Italia in cui è inserita. E meno male! Il nome “Viaggio in Italia”, poi, ci ricorda Goethe e il “Grand Tour”; anzi è proprio quello. “Napoli è un Paradiso, tutti ci vivono in una specie di inebriata dimenticanza di sé…”, scrisse il letterato tedesco nel vero “Viaggio in Italia”.

per contatti:
info@giuliogalgani.com
galgani.giulio@yahoo.it

info@cremonini.com
info@chefexpress.it