Fantasmi al museo tra cultura e verità

Fantasmi al museo tra cultura e verità
e ora l’architetto Albarano non sparisca

Angelo Forgione – Non sto dalla parte di chi strumentalizza per screditare la rivisitazione storica dei fatti risorgimentali, ma non sto neanche con chi offre assist per farlo, rischiando di screditare a sua volta se stesso e tutti coloro che lavorano con serietà per un nobile scopo culturale-identitario. È per questo che, dopo aver smontato coi dati la denigrazione borbonica del direttore della Gazzetta del Mezzogiorno Marco Demarco, sento il bisogno di analizzare, seppur marginalmente, la posizione di chi ha innescato una reazione a catena dannosa e prevedibile con la scoperta del fantasma all’interno del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, uno dei più belli e importanti del mondo.
Oreste Albarano, architetto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, impelagato negli intoppi dei lavori di ampliamento del museo, ha tirato fuori la fotografia che mostra senza equivoci la sagoma di uno dei fantasmini disponibili sull’applicazione “Ghost Capture” per I-Phone (a lato), come dimostrato anche dal servizio del Tg3. Lui giura che la foto è autentica e che non possiede il noto telefonino di Apple.
Mi chiedo cosa ne guadagni l’architetto Albarano ad insistere su questa strada sbarrata, anzi murata. 
Eppure mi aveva fatto piacere sapere che proprio lui, un revisionista amante della storia di Napoli, voleva ripulire spontaneamente il Foro Carolino di Piazza Dante a Marzo scorso, quando comparve misteriosamente la vistosissima scritta “VIVA IL BRIGANTAGGIO”. In quell’occasione rimasi fortemente addolorato per aver visto un monumento di Napoli oltraggiato da qualcuno che ostentava una sorta di rivalutazione della storia della Napoli preunitaria. Arrivò Albarano a promettere che ci avrebbe pensato lui, spinto dalle sue idee revisioniste sull’unità d’Italia. Bene così, pensai; un meridionalista condanna l’atto e promette soluzione ad un autogoal. Ma col passare del tempo la scritta non andava via, e oggi è ancora li. Albarano invece è sparito proprio come un fantasma, per riapparire col fantasma e dire che quella scritta non l’ha potuta cancellare perchè è enorme e permea profondamente il supporto lapideo. Va bene, dico, ma la scritta non si è ingrandita rispetto a quando è stata fatta sullo stesso supporto, e un tecnico del Ministero può mai fare proclami con simile leggerezza?
Il tempo passava ed, essendomi occupato della vicenda, mi si chiedeva perchè mai la scritta permanesse nonostante le promesse di Albarano.
A distanza di cinque mesi è arrivato il fantasmino del museo made in Steve Jobs, e in genere 1+1 fa sempre 2. Forse il 2 lo ha fornito il sottosegretario ai Beni Culturali Riccardo Villari che si è felicitato della vicenda per l’ìnteresse suscitato intorno al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. E così Albarano, magari, avrà forse fatto luce sulla vicenda commentando che «Solo Villari è stato intelligente, capendo che al Museo non faccio che del bene… in fondo a Ferragosto sono stati staccati solo tre biglietti».
E allora, alla luce di tutto ciò, una dichiarazione su tutte va evidenziata e sottoscritta; quella del Ministro della Cultura Galan che ha ben detto: «c’è poco da sorridere, la gloriosa storia dell’archeologia partenopea non merita certe irritualità, per il rispetto che va portato sempre e comunque a ciò che Napoli è ed è stata».
Non è facile analizzare la figura di Albarano che nel 2009 ebbe l’idea di accostare alcune poesie erotiche Napoletane del periodo borbonico allo show delle pornodive di “Erotica Tour“, che è piombato in soccorso del decoro di Piazza Dante senza dare seguito al proposito, che al Corriere del Mezzogiorno avrebbe dichiarato di aver preso più di 250 voti alle ultime Amministrative di Napoli col Partito del Sud mentre i dati ufficiali del Comune di Napoli dicono che ne ha presi 34.
Ad ogni modo l’architetto Albarano ha una sola opzione possibile, e cioè quella di far periziare la foto e dimostrare pubblicamente che sia autentica e non manipolata, senza sparire di nuovo come un fantasma. Per il rispetto che si deve alla grande storia e gli importantissimi musei di Napoli.
In conclusione, una considerazione è d’obbligo: se davvero il mondo del revisionismo storico vuole riaffermare la verità risorgimentale e ricostruire un rinnovato orgoglio sopito, non può consentirsi informazioni fantasmagoriche e fantasmi informatici. Verità e cultura, quelle a cui ogni meridionalista onesto deve attienersi, non vanno d’accordo con le domande senza risposta.

 (clicca per ingrandire)

da Siviglia: «non volevamo offendere i Napoletani»

da Siviglia: «non volevamo offendere i Napoletani»
«Napoli e suoi tifosi grandi realtà d’Italia e d’Europa»

Angelo Forgione – Torno, e per chiudere un discorso avviato in Agosto e non concluso, sull’appellativo “camorra” usato nei confronti dei giocatori del Napoli durante e dopo l’assai poco amichevole Napoli-Siviglia. La telefonata organizzata a seguire da Gianni Simioli di RadioMarte con l’ausilio di una complice napoletana residente in Spagna, ha fatto in modo che il direttore del quotidiano “Estadio Deportivo” Joaquin Adorna porgesse le sue scuse per il titolo usato sul quotidiano (“Possono con tutti, anche con la camorra”).
Il termine “camorra”, di origine ispanica, è contemplato nel vocabolario spagnolo come sinonimo di rissa e può essere semmai stigmatizzato quando associato alla parola “napolitana” (commentai già così la sera della partita quando tanta gente mi inviò copiose proteste per la telecronaca spagnola della partita). Giocare con la parola quando c’è di mezzo Napoli è purtroppo facile e non è la prima volta che accade. Ma va detto che lo stesso termine è stato utilizzato dal quotidiano spagnolo “El Pais” nei confronti di Mourinho e del suo Real Madrid in occasione della rissa seguita alla sconfitta sul finale col Barcellona.
Vale la pena riportare la traduzione di un articolo comparso sul seguìto blog sevillista “El Alminar de Nerviòn” dal quale si evince che da una parte gli spagnoli si giustificano a ragione veduta per l’uso della parola ambigua e dall’altra viene sottolineata l’abitudine, non troppo gradita agli stessi sevillani, del direttore del quotidiano di casa di forzare spesso certi titoli.
In conclusione, e a qualche settimana dalla vicenda, si può dire che non è dunque da considerarsi offensiva la parola “camorra” in ambito calcistico spagnolo ma non è completamente sbagliato considerare strumentale l’uso della frase “camorra napolitana”. E allora prendiamocela un po’ più coi telecronisti della tv del Siviglia che hanno ripetuto più volte la frase. In fondo sia Joaquin Adorna che i redattori di “El Alminar de Nerviòn” hanno usato toni concilianti dai quali traspare una sorta di malgovernata delusione da appassionati tifosi per l’esito di una partita vittoriosa che doveva essere amichevole e che invece è stata fin troppo “vera” e spigolosa.
Fatta salva la buona fede sevillana (“El Pais” che non è di Siviglia ha chiesto a Florentino Perez se il suo Real Madrid voglia essere o meno un club camorrista dopo le intemperanze di Mourinho e dei suoi giocatori nella supercoppa spagnola), prendiamocela anche coi nostri antenati napoletani per aver accolto e radicato delle cattive abitudini spagnole. E qualcun altro che napoletano non era per averle fatte proliferare quando l’Italia è stata unita. E ci tocca convivere con questo flagello, senza la solidarietà di chi in Italia soprattutto, ma anche all’estero, ci attacca invece di darci sostegno. È come per la “monnezza”; i Napoletani sono molto più colpevoli che non vittime. E per questo siamo costretti a difenderci… ma una cosa è certa: è giusto farlo!

Il paragone “camorrista” indigna i tifosi napoletani
Dice il dizionario della RAE che camorrista è colui “che facilmente e per futili motivi provoca liti e risse”. In Italia, questa definizione è stata usata per definire le organizzazioni criminali che operano tanto a Napoli qanto in tutto il sud del paese, battezzandole con il sostantivo “camorra”. La cosa più curiosa è che questi banditi sono originari delle montagne spagnole e non furono pochi quelli che arrivarono in Italia nei primi anni del ‘300.
Non è stata presa bene a Napoli che da Siviglia abbiamo paragonato l’atteggiamento dei loro giocatori con tali individui, e da diverse fonti di opinione ne è stato espresso il disappunto. Capiamo perfettamente che chi è vittima di un male sociale di questa portata si indigni al pensiero che qualcuno possa confrontare i giocatori della squadra del proprio cuore con dei criminali. In Spagna abbiamo sufficiente rispetto per certe cose.
Tuttavia, il calcio è storicamente incline a certi titoli che richiedono di essere compresi a fondo dai lettori. Dal momento in cui il Siviglia ha toccato il primo pallone, l’atteggiamento dei giocatori napoletani è stato incomprensibilmente violento e fuori luogo. La disputa della palla, più che dura, è stata febbrile e dissennata, destinata quasi sempre a distruggere ogni costruzione di gioco. Nonostante lo spettacolo deprimente, le immagini delle entrate dure nelle ginocchia, nelle tibie, peroni, delle caviglie e dei piedi, sono state evidenti da parte dei padroni di casa. Che hanno reso ancor più valida la prestazione del Siviglia, mai caduto nella provocazione costante della squadra azzurra palesemente protetta da un arbitro il cui operato è riscontrabile nella percezione di un incontro descritto da tutti come “ostile”.
Una volta chiarita la definizione di “camorra”, crediamo che il termine “camorra napoletana” definisca bene l’atteggiamento della maggior parte dei giocatori di Aurelio De Laurentiis nell’interpretazione della partita che si è dimostrata non essere una gita di piacere nel momento stesso in cui i giocatori del Siviglia Football Club si sono con piacere presentati. 

Joaquin Adorna di “Estadio Deportivo” invitato a correggere e porgere le scuse 
Dal blog di Angelo Forgione, davvero indignato, apprendiamo di un programma radiofonico italiano presentato da Gianni Simioli di Radio Marte da Napoli, dove una traduttrice che fa da mediatrice fa riferimento alla rissa finale ed esige un chiarimento pubblico dal direttore di “Estadio Deportivo” (come un consigliere a Cuenca) per aver definito con l’appellativo “camorra” l’atteggiamento della storica squadra del Sud Italia. 
Detto fatto! Con immediata prontezza l’edizione digitale di “ED” ha rimosso il sottotitolo in bianco che spiegava coerentemente il titolo in giallo “Possono con tutti”. Non è la prima volta che il direttore Adorna viene rimproverato di ricamare sui certi titoli con cui ogni giorno mira a “convincere” i lettori. 
D’altra parte pensiamo ‘che non è giusto maltrattarci come è stato fatto in questa vicenda. Nessuno pensa che i giocatori del Napoli siano dei mafiosi, o che siano affiliati a organizzazioni simili. L’idea sia del giornalista come del resto degli opinionisti che hanno usato questa analogia è stata quella di esprimere l’indignazione per il gioco duro in questo incontro “amichevole” che avrebbe potuto provocare lesioni gravi ai giocatori del Siviglia. Quando i nostri sono attaccati, tutti ricorriamo all’orgogliosa difesa contro chi provoca dolore al nostro cuore. E i nostri giocatori sono nel nostro cuore. L’arbitro non ha assicurato giustizia in campo e ha lasciato che la foga agonistica sfociasse nella scorrettezza.
“El Alminar de Nervión” considera il Napoli, i suoi giocatori e i suoi tifosi come una delle “grandi” realtà d’Italia e d’Europa e non sarà una partita violenta a cambiare la nostra opinione. Il resto appartiene all’universo calcio” che molto spesso carica di troppa adrenalina. 

Spingiamo il Vesuvio tra le 7 meraviglie della natura

Spingiamo il Vesuvio tra le 7 meraviglie della natura
votate… votate, ’a muntagna ha bisogno di noi!

Immaginate se il Vesuvio fosse designato tra le “7 meraviglie della natura”. Immaginate quale possa essere il messaggio internazionale per le bellezze della nostra città e dei suoi luoghi. Pensate a quanto è famosa Napoli nel mondo e quanto lo possa diventare sempre più con il suo simbolo tra i simboli della natura. Pensate quanto importante possa essere una designazione del genere dopo una crisi igienica che ha minato l’immagine della città e la sua capacità attrattiva, e proprio a beneficio di un luogo stuprato negli ultimi anni da cave e discariche a dispetto della sua specificità.
Immaginate tutto questo e pensate che dipende da noi trasformare il sogno in realtà, solo ed esclusivamente da noi. Basta perdere (o meglio guadagnare), due minuti per votare per il Vesuvio e spingerlo all’ambito traguardo. E poi a gioire saremmo noi. Ma bisogna far presto perchè le votazioni online termineranno l’11 Novembre 2011!
L’organizzazione internazionale “New Open World Corporation / World of New Wonders”  ha già ufficializzato nel 2007, con le stesse modalità, le nuove “7 meraviglie del mondo”. Tra queste il Colosseo di Roma, meraviglia donata dall’uomo al mondo duemila anni fa. Ora il concorso riguarda le meraviglie che la natura ha regalato all’umanità e l’Italia è in concorso col vulcano napoletano che potrebbe affiancare Napoli a Roma nell’iconografia turistica del mondo.
Il concorso ha preso il via nel 2008 e, all’inizio, il Vesuvio ha dovuto sgomitare tra le 440 località mondiali in corsa. Grazie anche al supporto di napoli.com (in comitato col Comune di Ercolano) e di V.A.N.T.O., oltre che di quello di altre associazioni e movimenti che hanno a cuore il territorio, il vulcano ha superato le prime due serie di votazioni planetarie, riuscendo ad entrare tra le 28 finaliste. La terza votazione, quella finale in corso, è ripartita a Luglio 2009 e solo ultimamente le istituzioni locali hanno preso a cuore l’opportunità, con la Provincia di Napoli che ha avviato un battage pubblicitario e informativo con interessamento dei media.
E così, a pochi giorni dalla chiusura delle votazioni, il nostro “sterminator” è tra i primi 10 e vicino ad entrare nel gruppo dei sette vincitori. Ora è il momento di insistere e votare, anche più di una volta. Votate, condividete, diffondete!
Abbiamo la possibilità di dare il senso giusto all’esortazione “FORZA VESUVIO!” 

Come si vota

– andare al sito: www.new7wonders.com/voto?lang=it

– selezionare il Vesuvio e altri sei condidati tra i 28 in concorso

– compilare il form e inviare il voto

– attendere il messaggio di posta contenente il link su cui cliccare
per convalidare il voto

– un ulteriore voto si può dare anche con l’account di Facebook da qui

È possibile votare più volte con diversi indirizzi E-Mail. Non esitate a farlo!

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Bacco amò le colline del Vesuvio più di quelle native e persino Cristo pianse di meraviglia alla vista del Golfo di Napoli. Più meraviglia di così?!
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De Laurentiis chiude ai Napoletani? Tutt’altro, ne stimola l’orgoglio.

De Laurentiis chiude ai Napoletani?
Tutt’altro, ne stimola l’orgoglio.

«I Napoletani al Napoli non li voglio!»

Angelo Forgione – «I Napoletani al Napoli non li voglio perché non inclini a venirci». La frase dell’istrionico De Laurentiis in merito alle voci sull’interessamento al calciatore napoletano Bocchetti sembra un’accusa alla gente di Napoli in generale e in buona sostanza è così, ma la dichiarazione conserva un’accezione positiva rispetto al concetto di Napoletanità. Il presidente ha modi di pensiero e parola tutti suoi e si esprime per iperboli e ossimori che spesso irritano. È chiaro che la pietra dello scandalo sia Criscito che non ha accettato minor retribuzione in cambio della maglia della sua città, dichiarando di andare a San Pietroburgo in una grande squadra e in una bellissima città. Scelta insindacabile, ma indigesta per un presidente che fa della Napoletanità un “plus” su cui costruire un rinnovato orgoglio e prestigio attrattivo. E infatti De Laurentiis rispose piccato dicendo che la città russa é brutta (e non ci vivrebbe nemmeno neanche per tutto l’oro del mondo), esagerando sapendo di esagerare perché non lo é affatto. Il concetto può essere discutibile sotto il profilo professionale e imprenditoriale, ma è apprezzabile dal punto di vista di un romantico attaccamento alla città che ogni Napoletano dovrebbe nutrire e che io stesso cerco di accrescere passando per la nostra storia e cultura oltre che per lo sport. Certamente il patron va in conflitto con la sua stessa gestione degli affari, peraltro ineccepibile, e tira acqua al suo mulino. E neanche può negare che Cannavaro sia Napoletano. Concetti raramente applicabili al business calcio, ma nessuno si consenta di strumentalizzare la dichiarazione che deve essere spunto per una profonda riflessione sulle potenzialità di Napoli che potrebbe primeggiare col giusto atteggiamento della sua gente. Del resto, alzi la mano chi se la sente di dire che i Napoletani, nel complesso, amano in concreto la loro bellissima città con i propri comportamenti quotidiani. La concordia tra De Laurentiis e De Magistris, con la “benedizione” del Cardinale Sepe, dimostra l’opportunità di veicolare messaggi di riscatto anche attraverso il calcio, e ciascuno di noi intenda se sia populismo o qualcosina di più.

L’appunto a De Laurentiis è quello di spiegare simili affermazioni e non lasciare adito a interpretazioni tendenziose di chi non attende altro che puntare il dito sui Napoletani.

De Laurentiis “bacchetta” i calciatori Napoletani durante la telenovela Criscito

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De Laurentiis anti-San Pietroburgo e pro-Napoli

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Criscito si difende dalle accuse di De Laurentiis

ESTADIO DEPORTIVO e il doppio senso su Napoli

ESTADIO DEPORTIVO e il doppio senso su Napoli
il direttore, contattato da RadioMarte, censura il titolo

Il Siviglia vince anche a Napoli dopo la valanga di goal alle squadre precedentemente incontrate in precampionato e il quotidiano sportivo “Estadio Deportivo” titola così: “Possono con tutti (anche con la camorra)”. Gioco di parole visto che camorra in spagnolo significa anche lite. Peccato però che anche la telecronaca spagnola per la tv tematica del Siviglia aveva più volte tirato in ballo la “camorra Napolitana”.
Gianni Simioli per Radio Marte predispone un contatto telefonico con il direttore del quotidiano che si scusa per aver esagerato e giocato sul doppio senso della parola.
D’accordo con Gianni Simioli, riprendiamo l’audio dell’intervento in sintonia con la filosofia di V.A.N.T.O. che fa della richiesta di scuse il miglior deterrente per chi si macchia di simili attacchi ai Napoletani, affinché non ci ricaschino. E infatti, dopo le scuse, sul sito di “Estadio Deportivo” viene modificata la prima pagina dell’8 Agosto dalla quale viene fatta rimuovere la frase ambigua.

La traccia audio è gentilmente concessa da Radio Marte per fattiva collaborazione dell’amico Gianni Simioli.

Segnali “tecnologici” di civiltà da Napoli

Segnali “tecnologici” di civiltà da Napoli
la città che tenta di uscire dalla crisi con le sue forze

Angelo Forgione – Nella città che nel 1832 ha inventato la raccolta differenziata si tenta di ripartire in tema ambientale con la tecnologia. La società Napoletana RD ITALIA esclusivista per l’Italia della TOMRA ASA, leader mondiale per la produzione di macchinari che incentivano la raccolta differenziata, ha installato a Napoli delle macchine per la raccolta di bottiglie di plastica e lattine di alluminio.
A Via Filangieri n.75, all’esterno del Bar “La Torteria di casa Ferrieri”, con 30 bottiglie (tra plastica e alluminio) si ottiene un buono caffè da consumare all’interno del locale (guarda il filmato di napoliurbanblog), e si sa quanto il caffè a Napoli faccia gola. E anche a Piazza San Luigi si prende per la gola i ricicloni: 35 bottiglie per un trancio di pizza da “Elettroforno”. Altri punti di raccolta sono già installati altrove, come ad esempio all’Outlet di Marcianise dove per 25 bottiglie si riceve una shopping card per sconti sugli acquisti.
La RD ITALIA conta di estendere l’iniziativa nei locali pubblici, nelle sedi dei Comuni, nelle aree pubbliche ad alta affluenza come stazioni ferroviarie e aeroporto, nelle mense o anche nei semplici condomini. Secondo la «Rd» con questo sistema si riduce del 30% il volume occupato in discarica e si tagliano drasticamente i costi di trasporto. Il progetto prevede anche l’estensione nazionale in 12 città e, dopo il caffé a Napoli, si pensa a biglietti gratis per il cinema in quei multiplex che adotteranno la macchinetta.
Tecnologia al servizio della ripresa turistica anche per i servizi igienici, nel centro della città che ha sdoganato l’uso del bidet in Italia nella prima metà del settecento. Bagni pubblici hi-tech nei sottopassi di Piazza Trieste e Trento (guarda il filmato di TM News) dove, tra porte automatiche, gabinetto autopulente e carta igienica su comando da tastiera, l’automatismo trionfa con un occhio di riguardo ai disabili. Nuovo servizio vigilato aperto dalle 7 alle 17 e voluto dall’Assessore Comunale al Turismo Antonella Di Nocera in collaborazione con la Provincia di Napoli e la Camera di Commercio, dopo l’attivazione di quattro infopoint turistici.
Differenziata, servizi igienici, caffè, pizza, innovazione… ancora una dimostrazione che è col suo background storico che Napoli può farcela, senza aiuti esterni.

Busto di Totò sfrattato dal leghista mascherato

Busto di Totò sfrattato dal leghista mascherato
e intanto Napoli dimentica i suoi grandi figli

Angelo Forgione – Quanta pubblicità si è fatta il sindaco di Alassio (Savona), l’albergatore Roberto Avogadro, cacciando dai giardini comunali la statua del “principe della risata” Totò, artista nazionale che ha unito nella risata l’Italia come non ha invece fatto la politica. Contattato da Gianni Simioli su Radio Marte, Avogadro ha dichiarato che la statua non ha legami col territorio e di non essere lui un leghista, ma la verità è che non ha la tessera della Lega Nord ma leghista lo è dentro perchè lo dicono il suo passato, le sue dichiarazioni recenti e le sue azioni del presente.
Il sindaco alassino è stato eletto con la sua lista civica “A come Alassio” perchè in contrasto con alcuni suoi colleghi leghisti. Scaviamo nella recente storia di Alassio e scopriamo che Avogadro era già stato sindaco negli anni ’90, quella volta da laghista, ed è lui stesso a farci capire la sua intimità politica in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera qualche mese fa in piena campagna elettorale: «Non me ne sono andato dalla Lega – dice Avogadro – sono loro che mi hanno congelato la tessera quando ho detto che avrei fatto la lista civica. Ma assicuro che la mia sarà un’amministrazione leghista».
Dunque Totò saluta Alassio che fa una brutta figura anche con la figlia Liliana De Curtis, intervenuta all’inaugurazione del monumento voluto dalla precedente amministrazione comunale. La sua statua poteva essere spostata e non buttata in uno scantinato. Ancora una dimostrazione del degrado sociale di cui la Lega e le idee leghiste sono responsabili in un paese già eterogeneo dal punta di vista storico. Cancellato un grande Napoletano da una piazza del nord nella speranza vana di cancellarlo dalla cultura italiana.
Napoli invece, sempre povera di strade e monumenti intitolati ai propri figli, è florida di nomi che ricordano uomini del nord. Sarebbe troppo banale ora ricordare i cosiddetti “padri della patria” che già in tanti a Napoli hanno capito occupare abusivamente i nostri luoghi e la nostra storia. Quella battaglia è contro i mulini a vento, ma se pensiamo che a Napoli non esiste un monumento al grande Luigi Vanvitelli, nato a Napoli e morto a Caserta dopo aver inventato il neoclassicismo in architettura e averlo diffuso in tutta Europa, forse sarebbe il caso di riflettere; tempo fa proposi di mutuare quella di Onofrio Buccini a Caserta con un calco e metterla al posto della palma morta di Piazza Vanvitelli al Vomero, riattivando un filone culturale che Napoli ha da tempo abbandonato dimenticando se stessa e la sua grande storia, ma l’amministrazione Iervolino vi piantò un poco edificante alberello-bonsai.
A Napoli non va assolutamente seguito l’esempio leghista ma avere al contrario grande rispetto per la cultura. Cioè, non dovremmo cancellare i grandi, quantunque settentrionali, ma semmai ripristinare le gerarchie e relegare per esempio il grande Alessandro Manzoni altrove in città, e consegnare una strada panoramica e assolata di Napoli a qualche grande Napoletano della letteratura come ad esempio Giambattista Vico che, delittuosamente, non ha domicilio, così come artisti come lo stesso De Curtis la cui tomba è abbandonata o Renato Carosone se non vogliamo andare troppo indietro nella grande storia di Napoli.

“La Domenica Sportiva Estate” porge le scuse

“La Domenica Sportiva Estate” porge le scuse 
 ammissione di colpa dopo il “taglio” del Napoli

A seguito della cancellazione del Napoli dalla scaletta della puntata del 7 Agosto, giungono le scuse da parte di Paola Arcaro, curatrice dell’edizione estiva milanese de “La Domenica Sportiva”.

Paola Arcaro:
Lei ha ragione, avevamo in previsione di dare il risultato dell’amichevole della sera, i ritardi accumulati sui tempi della diretta ci hanno fatto correre troppo “dimenticando” la notizia. È stato comunque un errore. Spero possiate accettare le nostre scuse.

Angelo Forgione:
Le scuse, per situazioni così “lievi”, si accettano sempre. Purchè non si abbiano a ripetersi e si garantisca ai Napoletani lo stesso rispetto assicurato ad altri bacini d’utenza, che è invece mancato nell’occasione denunciata.
Saluti.

(video) Sentenza calcioscommesse: DONI E I BERGAMASCHI NON SONO NAPOLETANI

(video) Doni e i bergamaschi non sono Napoletani!
Bergamo nella vergogna, Napoli esempio di lealtà

«Noi non siamo napoletani, l’Atalanta è una società seria, non abbiamo i boss dietro la rete della porta noi»… quella frase pronunciata in diretta nazionale da un tifoso dell’Atalanta che non abbiamo dimenticato. Come avremmo potuto?
Amarezza a Bergamo per le sentenze di primo grado del processo sportivo ai protagonisti del calcio-scommesse. Da li si era levata la protesta in difesa del capitano Doni, con tanto di esponenti della Lega Nord ad alzare la voce e tifosi che davanti alle telecamere dichiaravano «noi non siamo napoletani, l’Atalanta è una società seria…». Frase sdoganata su tutto il territorio nazionale per la quale Gad Lerner dovette scusarsi due volte coi Napoletani, anzi tre Facebook compreso, dopo la denuncia vibrata di V.A.N.T.O.
Purtroppo, per i sostenitori atalantini, la giustizia sportiva non ha ravvisato irregolarità nella posizione del Napoli come fece in tempi non sospetti una certa stampa a cui non parve vero poter sbattere il solito mostro in prima pagina: il pregiudicato a bordo-campo e la storia della sua mancata esultanza al goal del Napoli, che invece ci fu eccome. Sembrano tempi lontani e invece è storia di soli due mesi fa.
Che i bergamaschi non siano Napoletani è legge di natura. Ma ora è chiarissimo che non lo siano i giocatori dell’Atalanta condannati in primo grado e lo stesso Signori che pure di Bergamo è. Se lo fossero, si sarebbero comportati come il napoletano Fabio Pisacane e ora non si starebbero nascondendo per la vergogna. Vero Giorgio Buffoni?

Giustizia sportiva è fatta, almeno per ora. Quella penale è altra cosa (e conosciamo l’infiltrazione delle mafie nel calcio), quella divina poi… è bello sapere che lassù qualcuno ci ama.

“La Domenica Sportiva estate” cancella il Napoli

“La Domenica Sportiva estate” cancella il Napoli
la conduttrice preannuncia gli azzurri che non arrivano

L’edizione del 7 Agosto della “Domenica Sportiva estate” è stata fortemente scorretta nei confronti dell’utenza Napoletana. La conduttrice, dopo aver introdotto approfondimenti su Milan, Inter, Bologna, Parma, Cesena e Roma, ha lanciato la pubblicità preannunciando di trattare al rientro in studio anche di Juventus e Napoli. Dopo la fascia pubblicitaria si è infatti argomentato della Juventus insieme agli ospiti Ivan Zazzaroni, Serse Cosmi e Gigi Maifredi ma subito dopo si è chiuso l’argomento calcio passando ad altri sport, tagliando il preannunciato approfondimento sul Napoli (che proprio in serata era sceso in campo in amichevole contro il Siviglia). Tutto questo senza alcuna spiegazione.
Gli utenti Napoletani che pagano il canone alla tv di stato, qualcuno dei quali verosimilmente in attesa almeno del risultato (e non delle immagini) della partita trasmessa in pay-per-view, sono così rimasti con un palmo di naso di fronte ad una scelta editoriale scorretta e discriminatoria firmata dalla redazione Rai di Milano che cura l’edizione estiva del noto programma sportivo.
È chiaro che gli highlights della partita Napoli-Siviglia, fino alle ore 1:30, non potevano essere mostrati dalla RAI che non ne deteneva i diritti, ma la scorrettezza è relativa a quanto preannunciato dalla conduttrice, presumibilmente qualche approfondimento pronto in regia sulla preparazione estiva del Napoli (così come per le altre squadre) che ha messo interesse ai tifosi azzurri in visione, che è stato poi cancellato dalla scaletta. Fermo restando che, in merito a Napoli-Siviglia, si poteva certamente informare sul risultato della partita. E invece il taglio è stato fatto senza motivarlo con problemi tecnici o mancanza di tempo, mancando così di rispetto ai tifosi partenopei in ascolto. Complimenti!
Ai Napoletani che hanno visto la trasmissione la “consolazione” di ascoltare un tifoso juventino dichiarare il suo sogno: “vedere Lavezzi nella Juve”.

per proteste: domenicasportiva@rai.it e ScriveR@i