Il re della truffa settentrionale condannato… a morte
sta male ma i giudici vogliono il tesoro nascosto
Il Tribunale di Appello di Bologna ha condannato l’ex patron della Parmalat Calisto Tanzi a una pena di 17 anni e 10 mesi per il crack da 14,5 miliardi confermando la sentenza di primo grado di 18 anni inflitta dal Tribunale di Parma.
Tanzi è un uomo finito, nel senso umano e non cinico della vicenda. Il cinismo resta alle famiglie dei tanti risparmiatori che si sono visti sottrarre piccoli capitali utili a costruire un avvenire che forse non c’è più.
«Porterò per sempre il peso indelebile per le sofferenze causate a quanti per colpa mia hanno subito danni». È il mea culpa pronunciato da Tanzi in aulo lo scorso 26 Marzo. Troppo tardi, i giudici non hanno dimenticato i silenzi e le bugie degli anni precedenti sulle tante vicende oscure dell’imprenditore parmigiano che paga i suoi errori. Il suo tesoro non è stato ancora trovato e quindi nessuna pietà per un uomo che sta male davvero. Un intervento al cuore, ripetute cadute per improvvisi mancamenti, numerose ferite, nutrito con un sondino infilato nel naso, anoressia. Mesi d’ospedale e condizioni cliniche al limite che potrebbero giustificare gli arresti domiciliari garantiti attualmente per molto meno a mafiosi e criminali di vario stampo, categoria di cui fa parte anche l’ex presidente del Parma che pure in campo sportivo ci mise del suo, facendone le spese il retrocesso Napoli.
Tanzi, prima Cavaliere del Lavoro della Repubblica Italiana e poi Cavaliere di Gran Croce con Ordine al Merito (onorificenze revocate per indegnità), è solo la punta dell’iceberg del mare di truffe seriali in larga scala compiute nel NordItalia, differenti per concezione e valutazione dalle piccole truffe, molte volte causate da disoccupazione e indigenza, perpetrate al Sud che però sono le più reclamizzate. Tanzi è un “bondeggiatore”, non un borseggiatore; non ha impugnanto armi e non ha ucciso nessuno ma ha rubato, insieme ad altri come lui, molti più soldi e speranze di quanto non abbiano fatto tutti i “mariuoli” messi insieme dal dopoguerra ad oggi. Secondo gli atti processuali, ha “creato un sistema perverso dal quale per anni tutti hanno tratto la propria convenienza (politici, banche, giornali), eccetto i piccoli investitori, sui quali si sono riversati gli enormi costi di un’esposizione debitoria accumulatasi negli anni senza essere frenata da nessuno dei soggetti istituzionalmente deputati a vigilare sulla solidità patrimoniale della Parmalat (Consob, Banca d’Italia, società di rating, società di revisione)“. Tanzi è un delinquente pericoloso e lo sanno bene le 32mila parti civili circa in cerca di un minimo risarcimento per i danni causati dalla sua associazione a delinquere, non qualche Rolex scippato per strada. Consolazione per loro la disposizione della provvisionale immediatamente esecutiva da due miliardi dovuta alla Parmalat in amministrazione straordinaria e il 5% riconosciuto ai circa 40 mila risparmiatori truffati dai titoli Parmalat. Il problema resta trovare i beni visto che il presunto tesoro di Tanzi è ancora occultato e che i patrimoni degli imputati da soli non consentono di coprire la cifra astronomica della provvisionale. Se l’imputato-condannato, che non ha santi in paradiso, vuotasse il sacco otterrebbe più clemenza.

Angelo Forgione – Effetto crisi: calo del potere d’acquisto al Sud e le aziende chiudono anche al Nord con conseguenti drammi mai conosciuti prima. Si sta tragicamente avverando il
L’onnipresenza dei leghisti in tv, in radio e sui giornali nonché il “supporto” dei media troppo costante e accondiscendente è ormai stato ben denunciato e reso evidente. Tutto funzionale all’obiettivo di distrarre l’opinione pubblica dai reali problemi del paese e dalle ruberie della Lega stessa. L’ultima boutade (per chi l’ascolta, non per chi l’ha detta) è concertata dalla coppia Mario Borghezio – Klaus Davi, quest’ultimo a porgere l’assist per il leghista che vorrebbe vendere la Campania e la Sicilia, ma guarda caso non la Calabria, a qualche oligarca straniero. È accaduto a “KlausCondicio“, il salotto virtuale su Youtube di Klaus Davi e basta ascoltare l’introduzione dell’
Tempi duri per la Lega Nord che si nasconde dietro le origini meridionali di qualche capro espiatorio designato. A fare la parte del kamikaze più che del samurai sembra che sia stato designato lui, Matteo Salvini, onnipresente in tv e in radio. Rai, Mediaset, La 7, Sky, Radio24, Radio Padania e tutto il macrocosmo delle emittenti locali… lui è dappertutto con faccione e doppio mento ad ostentare sicurezza e a lanciare strali contro Roma ladrona e il Sud parassita, persino a cantare cori razzisti da stadio contro i napoletani. Arriva persino ad essere nello stesso momento a “Porta a Porta” e a “Matrix”. Ci contrabbanda la sua Lega ad ogni ora, da mane a sera, continuando imperterrito a parlarci di valori sani e di pulizia etica, di fatto etnica, del partito fondato dal nepotista Bossi. Lui resiste, insiste e persiste, forse sa anche che davvero non se ne può più di vederselo sempre davanti, ma persevera.
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Angelo Forgione –
Sul n° 1252 de “Il Venerdì” (16 Marzo) è apparso a pagina 42 un articolo a firma dello storico Giovanni De Luna dell’Università di Torino, curatore scientifico di una mostra apertasi nel capoluogo piemontese il 17 Marzo dal nome “
