Nuovo spot “Panda”, un insulto ideologico a Napoli!

Nuovo spot “Panda”, un insulto ideologico a Napoli!

messaggi agli operai di Pomigliano, offese alla Napoletanità

Angelo Forgione – È partita il 22 Gennaio la campagna Fiat per il lancio della nuova Panda, il più importante del 2012 per la casa. 
Ideata da Kube Libre, il cortometraggio prende spunto da una domanda: “Quale Italia vogliamo essere?”

Girato a Napoli e dintorni, lo spot (in basso) ideato da Maxus, diretto da Luca Maroni e prodotto da Movie Magic (ma mutuato da quello della Jeep Grand Cherokee di Chrysler dedicato a Detroit prima capitale dell’auto e poi della miseria) parla agli italiani ma soprattutto ai lavoratori di Pomigliano d’Arco che sono proprio gli attori.
Basta poco per capire che i 90 secondi della pubblicità (dai tagli più corti non si evince) “incarnano” un messaggio di Sergio Marchionne ai dipendenti dello stabilimento napoletano. Si tratta del primo spot classista anti-sindacale, primo caso in Italia, in cui un datore di lavoro comunica agli operai le scelte a disposizione. Lo slogan scelto è “L’Italia che ci piace”. Da una parte c’è quella che produce, che sfida il mercato, che lavora con impegno e dall’altra ci sono gli italiani del folklore, di Pulcinella e dei maccheroni. Le formiche e le cicale. Una campagna che riflette la seccatura di Marchionne rispetto alle resistenze del sindacato Fiom circa il suo “modello produttivo Fiat”. 
Un messaggio agli operai di Pomigliano ma anche un’offesa a tutti i napoletani e alla napoletanità, che secondo l’azienda torinese sarebbe l’immagine folcloristica, pittoresca e degradante del paese.

Lo spot, recitato da una voce fuori campo, inizia con degli spaccati contrapposti dell’Italia: l’arte, l’inventiva, il talento per iniziare bene, come se non appartenessero anche questi ai napoletani, decadendo poi nel folklore e nella disoccupazione a cui fa da contraltare l’impiego offerto da mamma Fiat a Pomigliano. Messaggi negativi (ma il folklore è negativo a prescindere?) immortalati su immagini di Napoli: un Pulcinella in un teatro, quartieri popolari agghindati da panni stesi, giovani disoccupati con lo sguardo spento e arrabbiato sullo sfondo di un mercato rionale, uno skyline di Pomigliano con lo stabilimento ai piedi del Vesuvio dove l’operosità è rimarcata come “Italia capace di grandi imprese industriali”.

”Noi possiamo scegliere quale Italia essere”, dice lo speaker, come dire che possiamo scegliere se essere l’opulenta cultura piemontese o quella pigra napoletana. La scelta è sottolineata da un nuovo contrasto di concept visivi: da una parte artisti e operai Fiat e dall’altra i maccheroni, il Vesuvio e il golfo; il tutto corredato da una riflessione inquietante: “è il momento di decidere se essere noi stessi o accontentarci dell’immagine che ci vogliono dare”. E qui viene fuori l’equivoco degli stereotipi degli italiani verso i meridionali che sono quelli degli stranieri verso gli italiani, con quel pizzico di invidia verso una città capace di esprimere se stessa nel mondo, nel bene e nel male.
Offese subliminali alla Napoletanità nell’associazione immagini-speakeraggio, e “pizzini” agli operai di Pomigliano già piegati alle volontà superiori e ora umiliati con messaggi anche eloquenti in uno spot che decanta un prodotto fatto bene, che se è tale è grazie a quegli stessi operai che fanno di Pomigliano un modello qualitativo ancorché produttivo.
Napoli offesa in tutto lo spot, anche nel finale dove una Panda esce dallo stabilimento, percorre il lungomare di Napoli e le strade costiere della Campania per poi approdare come d’incanto in Piazza dell’Anfiteatro a Lucca, da Sud a Nord, mentre la voce esclama “questa è l’Italia che piace”.
Il messaggio commerciale sembra voler dire agli operai di Pomigliano di smetterla di protestare e di mettersi a lavorare. Qualcuno dica a Marchionne che i napoletani hanno bisogno del lavoro ma non di costruire auto per sentirsi uomini migliori, per sapere di essere artisti, creativi e stakanovisti anche godendo dei piaceri delle proprie ricchezze paesaggistiche e della propria cultura. E se non fossero ottimi lavoratori, Pomigliano non sarebbe il miglior stabilimento Fiat al mondo come da lui stesso asserito. Questo lo sapevano tutti, ma lui l’ha detto solo quando gli operai si sono piegati alle sue condizioni.
L’azienda torinese aveva già dato un segnale alla presentazione aziendale della nuova vettura, quando sulla brochure si leggeva “Noi siamo quello che facciamo”, riformulato nello spot; un claim che non è sfuggito a quegli operai che sanno cosa si legge su un muro di ingresso del forte piemontese di Fenestrelle: “Ognuno vale non in quanto è, ma in quanto produce“. In quella fortezza furono deportati i soldati napoletani che non volevano giurare per Vittorio Emanuele II.
Cornuti e mazziati, e lo sdegno monta.

Anche Il Fatto Quotidiano e L’Unità ravvisano accezioni negative dello spot verso il Sud

Telefonata con Gullo: «mi sfuggivano i miei errori»

Telefonata con Gullo: «mi sfuggivano i miei errori»
chiarimento personale con l’opinionista di 7 Gold

Le scuse di Francesco Gullo avevano sommato errori a errori. Dunque, per chiudere definitvamente la polemica che stava diventando pericolosa, ho ritenuto di confrontarmici telefonicamente, per fargli capire in cosa aveva sbagliato la Domenica di Napoli-Juventus e ieri sera. Il confronto sereno e civile ha consentito di colmare una lacuna che non consentiva allo stesso Gullo di ripianare la faccenda nei confronti della società civile napoletana. Al termine del chiarimento, l’ex calciatore ha ritenuto di fornirmi un ulteriore comunicato di seguito riportato, con l’invito ad incontrarci al prossimo evento napoletano organizzato dalla sua scuola calcio.

Caro Angelo,
sono contento di aver chiarito con la tua persona sulla situazione creatasi in questi giorni e, riferendomi alla Società Civile Napoletana, è mia intenzione far sapere che dimentico con coerenza il mio passaggio di ieri nel quale ho sottovalutato nuovamente il senso delle parole che sono trapelate dalle mie dichiarazioni dell’altra Domenica, e che la nostra telefonata mi ha fatto realmente capire il senso delle battute, e ovviamente il mio enorme sbaglio nel farle. Resto a disposizione. Grazie.
Francesco Gullo

Sgambetto Gullo: scuse alle curve, non a Napoli

Sgambetto Gullo: scuse alle curve, non a Napoli
attacco a V.A.N.T.O. non segnalato e senza contraddittorio

Angelo Forgione – Ecco il videoclip delle scuse di Francesco Gullo per le dichiarazioni lesive della dignità di Napoli e del Napoli alla trasmissione “Diretta Stadio” su 7 Gold nella Domenica del rinvio della partita Napoli-Juventus.
Gullo aveva preannunciato delle scuse sentite e ammesso in uno scambio di posta di meritare quanto denunciato, di accettarlo per un errore riconosciuto da non ripetere più. Purtroppo però, rassicurato dalla posizione morbida della SSC Napoli (anch’essa pesantemente lesa) nella persona dell’addetto stampa Guido Baldari, si è fatto forza e ha ritenuto di mistificare e cambiare il suo atteggiamento, mettendo in pratica una strategia sottile che è scorretta almeno quanto le dichiarazioni che hanno scatenato il nostro sdegno e quello di altre fonti informative.
L’ex concorrente del reality “Campioni” è andato in diretta a chiedere si scusa ai tifosi del Napoli ma non a Napoli. Le sue frasi, non una sola come da lui asserito, avevano offeso la città e la SSC Napoli, non i tifosi del Napoli. Ma a loro si è rivolto, evidentemente intimorito dalla massa, nascondendosi dietro l’accomodante calcio Napoli (che non era il denunciante) e alcune faccende di vita personale che nulla hanno a che vedere con un atteggiamento deplorevole avuto nei confronti di una comunità intera. Ha parlato del lutto di Genova, tralasciando quello di Napoli per cui ci si era sdegnati. Ma la cosa ancor più grave è stato l’aver cercato di far passare V.A.N.T.O. come un gruppo di fanatici, senza nominarlo ma lanciando messaggi diretti ancorché anonimi che non hanno fatto capire la situazione all’interezza del pubblico nazionale (molti non avranno capito nulla), definendo “brutta” la video-denuncia e non le sue dichiarazioni, appellandosi ai tifosi “che non si confondono con certe persone”. Insomma, scuse per il Napoli e per gli ultras e attacco a quella parte di società civile che lo ha costretto a fare pubblica ammenda dei propri errori, difatto non riconosciuti. “i napoletani veri sono altri”, questo il sunto delle scuse per garantirsi il consenso della massa frutto della consapevolezza degli errori fatti, per difendersi da un nemico partorito dai suoi stessi stereotipi: il napoletano.
Bastava dire “ho sbagliato, chiedo scusa ai Napoletani”, stop. E invece Gullo ha sommato errori su errori, sottolineati ancora una volta da Tiziano Crudeli.
Altri personaggi ben più noti hanno chiesto scusa in passato per errori meno gravi, riconoscendoli senza contrattaccare. Abbandoniamo Gullo a cui abbiamo dato una possibilità (sprecata) e fatto fin troppa pubblicità. Il quale non si è accorto che chi lo ha richiamato non è “certe persone” con cui non confondersi ma un seguìto movimento culturale condotto da un giornalista pubblicista che non ha ritenuto di scrivere articoli per una storia da raccontare invece nella forma scelta, dandogli i giusti connotati di una denuncia non “ingessatamente” giornalistica. Lasciamo la palla agli organi che hanno la responsabilità di giudicare e torniamo ad occuparci di fatti più importanti.

Le scuse di un Gullo in difficoltà

Le scuse di un Gullo in difficoltà
scuse accettate, ma non ci caschiamo

Ricevo e pubblico il comunicato ricevuto da Francesco Gullo a seguito delle polemiche scaturite dal rinvio di Napoli-Juventus commentato sull’emittente milanese 7Gold. A seguire, la risposta che ho deciso di pubblicare nonostante tante riflessioni intime a causa della fermezza che di sicuro non smorza i toni. Ma sono anche certo che il senso di responsabilità di chi segue questo Movimento è decisamente superiore a chi in televisione, rivolgendosi ad un pubblico calcistico eterogeneo, accende pericolosi focolai.

Con la presente per cercare di chiarire una situazione che si è creata in questi giorni  e di cui purtroppo ero all’oscuro. Domenica scorsa a Sette Gold durante la trasmissione in una discussione animata con i colleghi ho fatto una dichiarazione che è stata interpretata purtroppo in modo sbagliato. Ho massimo rispetto per la Città di Napoli, e soprattutto per il Napoli calcio e i suoi tifosi… ho fatto una battuta sul presidente De Laurentis che in altre occasioni ho addirittura difeso in televisione, che credo sia stata interpretata in modo troppo negativo.
Per questo motivo, porgo le mie più sentite scuse a tutti i tifosi napoletani che si sono sentiti offesi, al Prefetto e allo stesso Presidente De Laurentis, al quale invierò una lettera di scuse ufficiale in questi giorni.
Sono una brava persona e che ha dei valori ben solidi, tra questi la voglia di essere chiaro in tutto e con tutti.
Un abbraccio a tutti.
FRANCESCO GULLO

È ormai diventata una prassi. Si offende Napoli e poi ci si scusa dicendo “amo Napoli e sono stato frainteso”. C’è poco da fraintendere, le immagini parlano chiaro. Noi non stiamo accusando nessuno e, se non se ne è reso conto, è Lei stesso ad essersi condannato al giudizio della gente che ha leso.
Noi abbiamo denunciato la volgarità dei concetti, e il Sig. Rampulla, che diversamente da Lei era d’accordo col Prefetto, il giorno dopo ha detto di essere stato frainteso ma di scusarsi. Chi è frainteso, precisa, e non chiede scusa, Se chiede scusa, ammette di aver sbagliato. E noi abbiamo a quel punto pubblicato il video per dimostrare che non ci eravamo inventati nulla, che non avevamo acceso una polemica inutile, e che l’ignominia verbale della trasmissione era veramente da stigmatizzare.
Lei oggi fa lo stesso. Si accorge di essere nell’occhio del ciclone e dice ai Napoletani “scusatemi, ma sono stato frainteso perchè amo Napoli”. Abbiamo visto la Sua espressione quando lo diceva in tv e non abbiamo l’anello al naso. Abbiamo visto la difficoltà in cui ha fatto piombare Giovanna Martini. Abbiamo visto e SENTITO troppo.
Deve capire che i Napoletani non accettano più supinamente, e che le persone come Lei hanno fatto fino a qui il bello e cattivo tempo, infangando il nome della nostra città. “Amo Napoli” non ci scalda più il cuore poichè sappiamo benissimo che Napoli la amano le persone di cultura, e quella che voi proponete al pubblico non è cultura. Perchè quando muoiono 7 persone, tra Genova e Napoli, è indecente discutere del rinvio di una “stupida” partita di calcio e insinuare che la cosa Napoletana è sempre una cosa sporca, truffaldina, imbrogliona.
Questo vale per Lei, per Rampulla e per tutti i quotidiani e gli ambienti juventini e non che hanno promosso sberleffi sulla nostra rispettabilità. Che prendiate esempio da Buffon e dalla sua correttezza nel chiedere rispetto per 7 morti. Vergogna!!!
Ci tengo a precisare che tutto questo è si un confronto duro, me ne rendo conto, ma corretto e civile, e non deve sfociare oltre, perchè è chiaro che non vi rendiate conto neanche che certe dichiarazioni in diretta nazionale sono pericolosi antefatti facilmente strumentalizzabili in un mondo, quello del calcio, che di civile ha ben poco.
Per cui, da parte nostra, accettiamo le scuse perchè doverose; ma non penserà che crediamo che Lei ama Napoli. Non può esserne capace una persona che insinua malignità vantandosi di essere “brava” senza dimostrarlo e producendo a più riprese uno sterile panegirico della propria persona.
Saluti.
ANGELO FORGIONE

Cagliari più a Sud di Napoli ma grida «terroni»… per “colpa” di Fonseca

Angelo Forgione Ci risiamo! Ogni volta che si approssima il match calcistico tra Cagliari e Napoli, l’ambiente sardo carica la partita di significati particolari, mentre nella città partenopea la vigilia è vissuta con assoluta serenità. Gli isolani chiedono la vittoria ad ogni costo e, complici i media locali, definiscono il confronto come “la partita dell’anno”, fino a trasformare il loro campo in una polveriera. I motivi si annidano dietro uno stupido dissidio tra le due tifoserie, scoppiato attorno al pomo della discordia, il calciatore uruguaiano Daniel Fonseca, passato dal Cagliari al Napoli nel 1992. Accade che tornò in Sardegna da ex, d’azzurro vestito, e fu ricoperto di fischi. Il nervosismo lo tradì, si fece espellere e il rapporto coi suoi ex tifosi si ruppe definitivamente. Nel campionato successivo, invece, realizzò una doppietta che consentì al suo Napoli, guidato da Marcello Lippi, di espugnare il Sant’Elia. Il bomber, ancora fischiato, si sfogò indirizzando il gestaccio dell’ombrello alla curva cagliaritana. I supporters azzurri inneggiano al loro beniamino, ormai integrato perfettamente nella realtà partenopea, e iniziò la tensione tra le due tifoserie. A fine partita gli ultras sardi attesero i napoletani per aggredirli mentre si dirigevano al porto. Da quel giorno, ogni ritorno del Napoli a Cagliari si trasformò in una chiamata alle ostilità fatta di cori razzisti e offese. Fino al Giugno del 1997, quando proprio lo stadio di Napoli fu designato come sede neutra per lo spareggio salvezza tra Cagliari e Piacenza. Gli ultras azzurri, quelli presenti, presero la palla al balzo, e parteggiarono per il Piacenza. I supporter della squadra della città più importante del Sud a sostenere la nordica squadra emiliana, invece che la *meridionale” isolana. Ne seguirono provocazioni reciproche (tra cui uno striscione “Napoli colera”), piccoli tafferugli e una dolorosa retrocessione sul campo del Cagliari in serie B, a Napoli, nello stadio di quei tifosi cui i sardi giurarono odio eterno, presidente Cellino compreso.
C’è poco da pretendere ragioni quando si parla di rivalità di campanile da stadio. Quel che conta è la distorsione della realtà che i luoghi comuni e gli stereotipi generano. Quando Fonseca causò la rottura dei rapporti tra le due fazioni, i tifosi del Cagliari indirizzarono i soliti cori privi d’intelletto all’indirizzo dei napoletani, colpevoli di inneggiare al loro idolo in campo. «Terroni.. terroni…», gridarono, e ancora oggi accade. Loro che magari non sapevano, forse, e non sanno, che all’epoca dello scudetto di Riva, venivano accolti a Milano e Torino al grido di «pecorari… banditi». E però le coordinate geografiche dei due capoluoghi parlano chiaro: Cagliari è più a sud di Napoli, meridionale quanto Cosenza o Crotone, e non solo geograficamente. Eppure l’offesa geografica si ripete da allora, in maniera cervellotica, tant’è che il giornalista della RAI Antonio Capitta, sardo, che nel 1993 confezionò il servizio per “La Domenica Sportiva”, pose proprio questo quesito: «Perchè gli ultrà del Cagliari chiamano “terroni” i loro colleghi napoletani?».
Il brutto clima è persistito negli anni. Sarebbe anche ora di finirla con certe stupidità che non fanno onore a due popoli e due splendide città del Sud, ricche di cultura, le cui squadre sono peraltro le uniche vere meridionali ad aver vinto il tricolore, sovvertendo gli effetti della questione meridionale nel calcio.

Galeazzi “compra” un luogo comune che gli costa 300€

condanna per aver DETTO AL portinaio “meridionale di m…”

Angelo Forgione – Diciamolo subito, Giampiero Galeazzi non ci sembra uno xenofobo e non è certo uomo di latitudini scandinave. Ma questa storia conferma che i luoghi comuni sui meridionali facciano parte di questo paese ad ogni latitudine.
Il giornalista RAI dovrà pagare 300 euro al portiere del suo condominio per INGIURIA AGGRAVATA dopo averlo offeso in presenza di altre persone definendolo “meridionale di m… (“non sei capace nemmeno di guardare le pecore” e altre offese verbali). Tutto questo perchè non gli avrebbe consegnato regolarmente la posta.

La Suprema Corte ha sentenziato che, anche ammesso che il portiere avesse sbagliato ad assolvere i suoi compiti, la circostanza non sarebbe bastata a «giustificare la violenta aggressione verbale e l’uso di espressioni gravemente lesive della dignità e del decoro della persona offesa». Inoltre la Cassazione ha ricordato che «qualsiasi contestazione o riserva sulla correttezza» delle incombenze del portiere «avrebbe dovuto trovare sfogo in sede assembleare e non già nel gratuito ed ingiurioso attacco alla persona». “Bisteccone” si era giustificato adducendo un “comprensibile stato d’ira”, ma non è bastato.
Che serva a Galeazzi per fargli capire che essere “Meridionale” non è un’offesa (semmai un VANTO), ma lo diventa associando il termine ad una parola lesiva e indecorosa. Come la sua reazione. Quella peraltro di un laureato, giornalista, ex-atleta e uomo di fama legata soprattutto alle telecronache olimpiche dei meridionalissimi fratelloni Abbagnale e ai gavettoni nello spogliatoio del Napoli pluriscudettato che tanto lo attraeva ai tempi della “Lazietta”.
Che inciampo! 

Comiche lezioni padane di differenziata a Giggino

Comiche lezioni padane di differenziata a Giggino
due ridicoli professori mischiano alluminio e carta

Angelo Forgione – La prendiamo per quella che è la pagliacciata di Telepadania che si rivolge a “Giggino” per insegnare ai Napoletani a fare la differenziata. Ossia una pagliacciata! È inutile fare discorsi seri quando una produzione televisiva ha il pregio di commentarsi da sé, come del resto le parole e la mimica dei due simpatici “professori di civiltà” che intendono insegnare alla città che ha inventato la differenziata nel 1832 come si separano i rifiuti. Il sarcasmo sugli scontrini napoletani e sui televisori nel Vesuvio è serietà al cospetto del ridicolo errore della nostra bionda padana che prima inserisce una lattina d’alluminio nel contenitore più chiaro per poi inservi di li a poco, nello stesso contenitore, anche carta di giornale e cartone di pizza. Ma il Consorzio Nazionale Imballaggi-Conai è chiaro: “Sappi che la carta sporca (di cibo come i cartoni della pizza, di terra, di sostanze velenose come solventi o vernici), i fazzoletti usati e gli scontrini non vanno nel contenitore della carta; e che il loro conferimento peggiora la qualità della raccolta differenziata di carta e cartone” .
E poi il tovagliolo di carta sporco nell’indifferenziato invece che nell’umido. Ma che differenziata è?
Ogni mattina un imprenditore padano si sveglia e sa che deve fare tre cose: produrre merce da vendere al Sud, alimentare l’evasione fiscale e sversare rifiuti tossici in Campania. Agli amici di Telepadania che perdoneranno il sarcasmo consigliamo di protestare indirizzando i loro siparietti a Montecitorio, visto che le sanzioni sono all’Italia e non al Comune di Napoli o alla Regione Campania, e anche ai titolari delle fabbriche del loro territorio che hanno sversato in Campania servendosi della Camorra e dell’indulgenza dei magistrati che hanno fatto cadere in prescrizione i reati accertati. Ma ora diventiamo troppo seri. Magari se Giggino ci darà una buona volta la differenziata anche i programmi di Telepadania si alzeranno di livello… forse.
Grazie comunque per l’inutile lezione, ma cambiate i professori perchè questi sono da mandare in discarica. Ma per cortesia!

clicca qui per la trasmissione completa