Benitez: «Napoletani popolo di lavoratori»

Rafa Benitez è persona intelligente, intuitiva e non opportunista, ma non lo scopriamo solo oggi che è a Napoli. Lui ci ha messo poco a dimostrarlo ai suoi nuovi tifosi e già durante il ritiro di Dimaro evidenziò di aver assorbito gli umori della piazza, in ogni senso. «Conosco la storia della città – disse il mister ai giornalisti italiani – e che cosa succede in Italia, come si guarda la città e come si guarda la squadra. Per tutte queste cose, farà più piacere fare le cose per bene perché tutto assumerà un valore più importante». Ora si è concesso alle telecamere del quotidiano spagnolo “La Sexta” e, nel corso dell’intervista, ha sgretolato in colpo solo tutti gli stereotipi di cui probabilmente aveva sentito parlare in passato circa la gente di Napoli.
«I napoletani mi hanno accolto benissimo, sono gente fantastica. Un popolo di lavoratori instancabili che si sacrificano e lottano ogni giorno per arrivare a fine mese. Il Napoli per loro è una forma di riscatto sociale».

Quando “napoletano” è cialtrone italiano

Angelo Forgione – Mentre la Costa “Concordia” torna in posizione eretta anche grazie alla scienza napoletana e alle competenze tecniche della città partenopea, si riaccendono i riflettori su Francesco Schettino, lo sciagurato comandante del disastro in attesa di giudizio. È stato da subito considerato uno sbruffone, un buono a nulla, addirittura un soggetto pericoloso e spavaldo della cui minacciosa personalità (?) bisognava accorgersi prima dell’incidente dell’Isola del Giglio. Eppure la pratica dell’inchino non era eccezionale, non un’iniziativa cervellotica e personale, ma una consuetudine che proprio Costa crociere, sul proprio blog ufficiale, decantava, come in occasione del settembre 2010, quando fu compiuto all’isola di Procida (video). È la stessa Compagnia ringraziava il comandante, salvo poi prenderne le distanze all’indomani della sciagura nei mari toscani. La pratica non era sporadica e la ripetevano anche altre compagnie in ogni posto suggestivo, come di fianco ai faraglioni di Capri.
È evidente che il comandante campano sia diventato lo strumento per uno squallido giudizio sulle sue origini napoletane. Leghisti e non, da più parti, hanno attaccato la comunità napoletana capace di generare personaggi del genere, levantini e incapaci di assumersi delle responsabilità. La sottocultura italiana del dito contro sempre puntato è venuta a galla mentre la nave era ormai ripiegata su se stessa. Schettino è figlio della cultura marinara di Meta di Sorrento, cittadina che affaccia sul mare e quell’orizzonte lo scruta ogni giorno. Una cultura prima imparata nella sua formazione marittima e poi tradita in una notte di follia e terrore, ma pur sempre una cultura che ha dato e da tanto all’Italia. La stessa cultura del Capitano di fregata Gregorio De Falco da Sant’Angelo di Ischia, da tutti indicato come l’uomo che ha dimostrato polso fermo e sangue freddo.
Poco o nulla è cambiato dai giorni tristi della tragedia. Un articolo de il Fatto Quotidiano di oggi, 17 settembre 2013 (immagine in basso), ritorna sulle tracce di Schettino e lo cataloga come “napoletano”, laddove per napoletano si intende “cialtrone italiano”. Qualcuno conosce forse il nome del comandante della “Jolly Nero” che travolse ad alta velocità la torre piloti del porto di Genova, causando 9 morti? Ve lo dico io. Si chiama Roberto Paoloni. E qualcuno sa di dov’è? Ve lo dico io. È di Genova. Certo, è facile ironizzare su una presunta mentalità irresponsabilmente meridionale di Schettino, ma la memoria corta di una certa becera sottocultura italiana fa dimenticare che nel 2001 una tragedia ben più grave ma meno “cervellotica” vide due aerei scontrarsi a terra sulla pista di Linate con ben 118 morti, e le condanne colpirono Sandro Gualano, Paolo Zucchetti, Antonio Cavanna e Giovanni Lorenzo Grecchi; un torinese, due milanesi e un pavese ritenuti responsabili di gravi omissioni e negligenze procedurali. Ma evidentemente i cialtroni sono solo i napoletani… e i napoletani, solo cialtroni.
Impossibile stare a questo gioco. Schettino è stato un irresponsabile, prima sbruffone e poi codardo, e dovrà evidentemente saldare il conto con la giustizia, ma i napoletani non hanno di certo il copyright della cialtroneria certificata, che appartiene invece a qualche operatore dell’informazione.

Sul “De Telegraaf”, l’abbandono della ricchezza di Napoli

“Napoli è un gioiello di città, non meno bella di Roma o Firenze. Ma…”

Il prestigioso quotidiano olandese “De Telegraaf” ha pubblicato un reportage di Maarten van Aalderen sull’abbandono e il saccheggio del patrimonio monumentale di Napoli, realizzato sul posto con il supporto di Angelo Forgione per il centro storico, di Antonio Pariante per la Napoli antica e di Umberto Bile per il complesso dei Girolamini. Di seguito è riportata la traduzione in italiano.

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L’abbandono delle antiche chiese di Napoli

NAPOLI, Sabato 9/11
Le più belle chiese e i monumenti di Napoli, che testimoniano il grande passato della città, abbandonati nell’indifferenza generale. Scuote la testa il giovane scrittore Angelo Forgione, un vero napoletano, indicando il soffitto del colonnato della Basilica di San Francesco di Paola in Piazza del Plebiscito. C’è una rete che dovrebbe evitare che i detriti crollino a terra.
Il famoso teatro San Carlo, che si trova dietro la curva, qualche anno fa è stato restaurato. A quanto pare, però, non a regola d’arte. «Guarda la facciata laterale. I primi pezzi di intonaco si sono già staccati», dice l’orgoglioso e attivissimo Angelo.
Non meno di duecento bellissime chiese si trovano nel vecchio centro storico, il più grande d’Europa. I restauri spesso durano molti decenni. Grandi chiese barocche sono state saccheggiate o vengono utilizzate come discarica. Anche la camorra le adibisce a deposito di stupefacenti e di armi. A volte c’è l’occupazione abusiva di intere famiglie o, senza autorizzazione, di abusivi che ne fanno luogo di commercio.
«Napoli ha più di 500 chiese, più di Roma. È una città unica al mondo. Ma non siamo assolutamente in grado di preservarle», dice Antonio Pariante. È presidente del comitato di Portosalvo, che si dedica alla conservazione e alla tutela del ricco patrimonio culturale della città. «Il centro storico è patrimonio dell’umanità. Il sindaco deve provvedere ad un piano di gestione. Se non è in grado di farlo, meglio uscire dalla lista Unesco».
Il 56enne napoletano mostra vecchi e affascinanti quartieri come San Lorenzo, San Giuseppe e Forcella. La nostra attenzione è rapita. Napoli è un gioiello di città, non meno bella di Roma o Firenze. Ma durante il percorso, incontriamo chiese sbarrate.
«A volte le sbarra la criminalità organizzata che usa le chiese abbandonate per nascondere qualcosa», dice Pariante. «Ma vogliamo che riaprano. È importante che la ricchezza culturale delle chiese sia accessibile a tutti, in modo da conoscere la nostra storia».
Forcella, è il fortino della camorra. Attraversiamo strade strette e buie. Visitiamo la Chiesa di Sant’Agostino alla Zecca, una chiesa barocca con affreschi e tele di Giacinto Diano, una delle più grandi chiese di Napoli. Ma dal terremoto del 1980 è chiusa e non ci sono soldi per il restauro. C’è una vasca da bagno rotta con la spazzatura dentro. Pezzi di recinto di marmo della chiesa sono stati rubati.
A trenta metri di distanza si trova una chiesa la cui parte superiore è abitata abusivamente. Poco dopo spunta un negozio di scarpe. «Che non dovrebbe esserci, perché è ufficialmente ancora una chiesa. Al commerciante non è mai stata concessa in licenza». Quando finalmente troviamo una chiesa aperta, vediamo all’interno poche persone che pregano ad alta voce. «Una bella chiesa, ma spogliata di oggetti. Ceramiche, pezzi di marmo, affreschi, sculture, oggetti di valore che vengono venduti al mercato nero».
Il furto è un problema noto a Napoli. Umberto Bile, responsabile della conservazione e della custodia giudiziaria del complesso religioso dei Girolamini, racconta ciò che ha fatto il suo predecessore: «Ha rubato molte migliaia di libri antichi di inestimabile valore dalla preziosissima biblioteca. Fortunatamente, ne sono stati ritrovati 3000. La maggior parte erano a Monaco di Baviera».
Bile deve provvedere alla cura di tutto il complesso. «Non ci sono soldi per la manutenzione. Per mesi siamo andati avanti senza luce. Ho dovuto imporre ai visitatori un biglietto d’ingresso, così almeno possiamo pagare le bollette».

Una giornata con Maarten van Aalderen per raccontare Napoli

Angelo Forgione – Raccontare Napoli, per uno come me, è come far eruttare il Vesuvio. Ma quando capita di raccontarla ad un prestigioso collega che ti ascolta con curiosità, e sai che, se riuscirai a fargliela capire nella sua complessità, lui cercherà di farlo coi suoi lettori, la passione diventa missione.
Ho incontrato Maarten van Aalderen, corrispondente del prestigioso quotidiano olandese “De Telegraaf”, inviato per indagare sulle condizioni di degrado che attanagliano il centro di Napoli. Maarten è uno studioso della cultura italiana e la racconta al suo paese. È perfettamente integrato nel nostro, vivendo a Roma da più di 20 anni. Paolo Mieli lo ha definito “giornalista ideale per condurre se stesso e i suoi colleghi ad una visione del nostro Paese moderna, all’occorrenza critica ma anche libera da stereotipi e pregiudizi”.
Non so cosa scriverà sul suo reportage ma mi piace raccontare delle ore trascorse con lui camminando lungo la storia di Napoli, non solo fisicamente. Ancora una volta ho avvertito la profonda curiosità di uno straniero nei confronti della nostra città, una maggiore voglia di decifrarla rispetto a tanti connazionali e alla diffusa superficialità. Ed è stato gratificante.
Maarten giunge a Napoli con la moglie, toscana. Entrambi con diverse visite napoletane sulle spalle. Non hanno pregiudizi, ma solo belle sensazioni e tanti interrogativi. Lui, nel suo lavoro, non ha alcuna intenzione di speculare sugli aspetti più superficiali della nostra realtà. Al Gambrinus, il caffé di benvenuto è d’obbligo, e da li parte il nostro minitour, dalla Piazza del Plebiscito abbandonata fino al fascino antico dei Decumani. Gli parlo della nostra Storia, della nostra Cultura, cercando di fargliele comprendere nella loro eccezionalità… perchè in fondo sono Storia e Cultura che appartengono ad ogni cittadino europeo e del mondo, che non sarebbe ciò che è senza quel che Napoli gli ha dato. Appartengono anche a lui, e a sua moglie. Lo dice l’UNESCO, e io lo dico a lui, con argomenti interessanti e convincenti. Gli spiego cause ed effetti del nostro declino; gli racconto il nostro degrado, monumentale e intellettuale. Con la sofferenza e la forza dell’orgoglio ad animare le mie parole.
Per indagare sul nostro mondo, Maarten e Signora hanno altri “rassicuranti” incontri cui  lascio serenamente il testimone, conoscendone la mia stessa passionalità. Al nostro saluto, proprio di fronte la targa celebrativa dell’UNESCO in Piazza del Gesù, leggo nei miei interlocutori la sensazione in loro di aver iniziato a decifrare un universo che già conoscevano ma che, ne sono certo, gli risultava fino ad oggi indecifrabile.
«Grazie, sei stato preziosissimo, interessante. Se ci fossero più persone come te, le cose in Italia andrebbero meglio». Questo è il saluto dei miei nuovi amici, perché tali sono diventati. Non più semplici curiosi ma persone che hanno voluto capire la mia visione della città, quindi me. E hanno voluto capire Napoli, provandoci ancora una volta.
Nel tardo pomeriggio mi sincero che il loro piccolo viaggio nella napoletanità sia stato appagante e produttivo. Loro sono sul treno di ritorno per Roma. Maarten ha un tono sereno, rilassato, felice; il tono di chi ha sfruttato al meglio un giorno della sua esistenza per capire una parte del mondo che è mondo essa stessa. Mi dice che stava appunto riflettendo con la moglie: «Siete persone straordinarie, siamo rimasti tanto colpiti. È stata una giornata stupenda per noi. Grazie di cuore».
Grazie a te Maarten per aver ascoltato Napoli. Da collega serio e colto, hai sicuramente fatto egregiamente il tuo lavoro, traendone spunto per arricchimento personale. Sicuramente i tuoi connazionali in Olanda leggeranno un bell’articolo, nonostante tutto. Ne sono certo.

Il popolo di straccioni sulle tracce di uno pseudonimo?

Il popolo di straccioni sulle tracce di uno pseudonimo?

e se Fabrizia Argentieri fosse Fabrizio Dell’Orefice?

Angelo Forgione – Ennesima bufera scatenata dall’ormai famoso articolo de “Il Tempo” che ha commentato la vittoria del Napoli sul Chelsea sbattendo in faccia ai lettori la frase “un popolo di straccioni”. Credo che lo scritto non avesse intenti offensivi ma fosse semplicemente poco chiaro nelle premesse e schiacciato da un giornalismo ad effetto che ha avuto il solo risultato di offendere un’intera comunità senza volerlo. Ed è scattata la levata di scudi generale con una protesta partita da più fronti che ha colpito la redazione del giornale romano, a testimonianza di un ritrovato spirito di reazione del popolo napoletano (da trasformare in forza positiva e fattiva per il territorio). La firma è quella di Fabrizia Argentieri ma della giornalista, o presunta tale, non c’è traccia, nessuno riesce a trovare o segnalare le coordinate per rintracciarla. Tutti ne parlano, tutti vorrebbero dirle qualcosa, ma sembra essere irreperibile, svanita nel nulla. Neanche a cercarla sul sito del quotidiano si riesce a cavare il ragno dal buco; riempi il campo di ricerca col suo nome e cognome e appare solo l’articolo di rettifica a firma di Giuseppe Sanzotta. Sostanzialmente sembra che la Argentieri non abbia mai scritto per il quotidiano del Direttore Sechi prima d’ora.
Sembra plausibile allora che non esista e che il nome sia uno pseudonimo. E allora chi si nasconderebbe dietro Fabrizia Argentieri? E perchè avrebbe scritto celandosi sotto mentite spoglie? Una luce si è accesa con le dichiarazioni ai microfoni di “Radio Goal” su Radio “Kiss Kiss Napoli” del giornalista de “Il Tempo” Fabrizio Dell’Orefice il quale è intervenuto in difesa convinta della fantomatica collega. «Io le avrei fatto i complimenti perché con il termine ‘straccioni’ ho pensato si sia riferita all’evento storico della vittoria delle truppe francesi, definite ‘straccioni’,  che riuscirono a sconfiggere l’esercito tedesco, paragonandoli così alla squadra napoletana che, con mezzi inferiori, è riuscita a battere una società stramilionaria che può comprare qualunque giocatore. Mi è sembrata un’autentica celebrazione del Napoli e di Napoli. Gli articoli vanno letti nella loro totalità e non estrapolando una sola frase. Mi dispiace che si consideri il Tempo un giornale anti-napoletano, anzi, vedo tanti romani che sono entusiasmati dal Napoli, è una squadra che fa molta simpatia, cominciano a seguirlo con interesse».
Fabrizio dell’Orefice si occupa di politica e facendo una
ricerca sul sito de “Il Tempo” si ottiene una lunga lista dei suoi articoli. Insomma, Dell’Orefice esiste, scrive e parla alle radio napoletane difendendo il fantasma Argentieri. E allora il dubbio sorge: il giornalista che si occupa di politica ha forse voluto scrivere un articolo di sport sotto altro nome? Magari cambiando sesso? Da Fabrizio a Fabrizia? Da Dell’Orefice a Argentieri? Sempre di oreficeria si tratta, no?

Caldoro vs Carroccio

Caldoro vs Carroccio

L’organo leghista: «Sud pirata». E il Governatore contrattacca

L’organo di stampa ufficiale “La Padania” ha dedicato un titolo di prima pagina alla Campania: “Allarme pirateria napoletana sul tesoro dei sindaci del Nord, i predoni del Vesuvio affamati di tesori padani”. Attacco frontale al Governatore della Campania Caldoro che vorrebbe un Fondo di garanzia nazionale per i pagamenti alle imprese, utilizzando le risorse inutilizzabili per il rischio di sforare il Patto di stabilità.
I leghisti gridano allo scippo ai “virtuosi” settentrionali e Caldoro si difende e rilancia in un video pubblicato sul suo blog con cui precisa che le risorse non sono del Nord o del Sud ma dell’intero Paese e invita ad evitare gli stereotipi negativi su un Sud sprecone. Il Governatore rimarca anche che i cittadini del Sud  pagano da anni per sostenere le pensioni di anzianità che vanno per 75% al Nord.

Brehme scippato a Milano, “Libero” indizia Napoli

Brehme scippato a Milano, “Libero” indizia Napoli
su Radio Marte, Simioli-Forgione con l’autore dell’articolo

Angelo Forgione – In concomitanza con la partita Napoli-Bayern Monaco, l’ex calciatore tedesco dell’Inter Andreas Brehme è stato scippato del suo orologio a Milano da due giovani in scooter mentre si trovava a bordo della sua autovettura in Corso Venezia. Gli scippatori hanno urtato lo specchietto in modo da piegarlo e appena Brehme si è sporto dal finestrino per rimetterlo in posizione, gli hanno strappato dal polso l’orologio, un Rolex del valore di ventimila euro.

Il giornalista di “Libero” Salvatore Garzillo, Napoletano, ha scritto un articolo in cui si legge quanto segue:
“Chissà per quale squadra tifano gli scippatori che martedì pomeriggio hanno sottratto l’orologio ad Andreas Brehme, storico terzino dell’Inter e campione del mondo con la nazionale tedesca. Considerando la tecnica usata, la solita dello specchietto, è probabile che tenessero per il Napoli visto che è ormai dimostrato che le “migliori” batterie di scippatori arrivano dal capoluogo campano. E chissà se hanno riconosciuto l’ex calciatore, vincitore dello scudetto 1989 con la maglia nerazzurra e autore del rigore decisivo che consentì alla Germania di battere l’Argentina di Maradona e alzare la Coppa di Italia ’90 al cielo. Fosse così, il furto potrebbe quasi sembrare un risarcimento in anticipo per la sfida di Champions di martedì sera, Napoli-Bayern, finita con un pareggio”.

Ne sono seguite forti polemiche che hanno coinvolto l’autore del pezzo, raggiunto telefonicamente dalla trasmissione radiofonica “La Radiazza” di Gianni Simioli su Radio Marte mentre rientrava in treno a Milano dalla sua Napoli, per una discussione a tre (Garzillo, Simioli e il sottoscritto) incentrato sull’opportunità da parte di un Napoletano di indicare nei suoi concittadini dei colpevoli senza alcuna certezza ma sulla base di statistiche.

 

dal Piemonte agli americani: «venite da noi, non andate a Napoli!»

Da Asti: «Americani, venite da noi, non a Napoli!»
un quotidiano online di Asti lancia lo sprezzante spot

ATnews.it è un piccolo quotidiano online della provincia di Asti dalle cui pagine è partito lo scorso mese uno stomachevole appello ai turisti americani: «Venite da noi, non andate a Napoli! C’è lo zabaione».
Un esempio di cattivo giornalismo connotato di razzismo e denigrazione che il codice deontologico della professione non prevede ma anzi condanna. «Cosa andate a fare a Napoli? Qui manca solo il mare, ma per il resto c’è proprio tutto. Nessuno farà caso all’orologio che portate e non ve lo ruberà – prosegue lo scritto – a costo di farvi fuori».
E vai con l’elenco dell’offerta astigiana fatta di colline, “accoglienza” e… aziende. Come se i turisti, da 300 anni, siano così folli da preferire il patrimonio paesaggistico, monumentale e gastronomico di quella gran Capitale di cultura che è Napoli alle aziende piemontesi. E infatti l’offerta, in quanto non convincente, termina con un consiglio di chi deve necessariamente infangare chi riesce ad attrarre nonostante i propri difetti: «Se proprio volete fare un giro a Napoli… togliete l’orologio!!».
Ma a conti fatti, perchè mai un turista americano dovrebbe preferire la sconosciuta Asti alla mondiale Napoli? Per lo zabaione! Si, proprio così… lo zabaione.
Individuare l’autore dell’articolo, inserito nella rubrica “eventi & turismo”, è tempo perso. Il buontempone di turno ha lanciato la pietra e ha nascosto la mano dietro lo pseudonimo “Bacco”. Ulteriore infrazione al codice deontologico.
Complimenti al direttore della testata che ha pubblicato un pezzo del genere, peraltro privo di firma. E complimenti, ancora una volta, ai piemontesi che per colpa dei ripetuti attacchi di simili personaggi fanno sempre la stessa brutta figura. E poi dicono che i “terroni” fanno le vittime.
I Napoletani saranno anche carichi di problemi da risolvere, ma quando ci saranno riusciti resteranno quelli più difficili da estirpare: il razzismo e la gelosia dei “fratelli d’Italia” verso quel territorio di conquista che furono le Due Sicilie.

clicca e leggi l’articolo su ATnews.it 

Per inviare protesta al direttore di ATnews:
direttore@atnews.it 

Spot IKEA, è bufera!

Spot IKEA, è bufera!
la stampa sul caso, il Giurì verifica e spunta una parodia

Il caso dello spot di IKEA è esploso. IL MATTINO e il CORRIERE DEL MEZZOGIORNO hanno dedicato spazi alla questione raccogliendo pareri e umori. E anche il ROMA ha fatto largo al duo artistico dei Fatebenefratelli che si sono allineati spontaneamente alla nostra protesta (in basso). Il fronte è spaccato tra i tantissimi che sostengono la nostra visione di uno spot ricco di luoghi comuni che lede la dignità dei meridionali civilizzabili da Ikea e chi invece preferisce riderci su.
Tutto questo mentre la Segreteria del comitato di controllo dell’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria ci informa che il caso è all’esame del Giurì per valutare se sussistano o meno gli estremi per un intervento a tutela dei cittadini-consumatori meridionali. Attendiamo fiduciosi.
IL MATTINO ha tratto la questione nell’edizione di Domenica 17 a pagina 15 (in basso): “Spot con i picciotti in cucina, l’Ikea si scusa” a firma di Marco Esposito che chiama in causa i precedenti di Oliviero Toscani e viene al dunque della protesta: «Angelo Forgione, che si autodefinisce «responsabile per la città di Napoli del Parlamento delle Due Sicilie, ha organizzato insieme al Movimento neoborbonico la protesta».
Premesso che il sottoscritto non si “autodefinisce” ma ha una carica conferita in un’associazione a carattere civico-culturale che raggruppa varie entità che si battono per il riscatto e la dignità del meridione, tra cui appunto V.A.N.T.O., e detto anche che non sono solo queste le battaglie di cui siamo protagonisti occupandoci anche di denuncia di tanti altri aspetti scendendo in piazza, ciò che è da sottolineare è il parere di Oliviero Toscani (fotografo e pubblicitario) che definisce il sottoscritto e tutti gli indignati dei “mafiosi”. «Chi si sente offeso mostra di essere lui il mafioso. Il fatto che non si riesca a ridere su una cosa simile è il segno di una diffusa mentalità mafiosa».

E giù con altre dichiarazioni degne di un professionista più volte censurato per le sue immagini pubblicitarie, quindi contro la censura, che indirettamente conferma quanto da noi rilevato. Essere definito un mafioso da Toscani in questa polemica è una grande vittoria! Toscani non sa che il sottoscritto è anche un collega nel campo della pubblicità e lo spot Ikea l’ha verificato non solo da meridionalista sulla base delle proteste ricevute ma anche con gli occhi critici di un operatore del settore, leggendone i presupposti.
Il CORRIERE DEL MEZZOGIORNO invece si è dedicato al fatto sulla stessa falsa riga e con toni più pacati a firma Germano Milite. E ha proposto un sondaggio online cliccatissimo che alle 16:00 del 18/4 vede la percentuale di quelli che rilevano offesa nello spot al 66% contro il 34% di chi “difende” Ikea.
Intanto sul web spunta una parodia dello spot. Si chiama “Contro spot Ikea” sul canale youtube michelina1841 (chi conosce la storia del sud sa cosa significhi questo nickname) recante come informazione che trattasi di “Filmato istruttivo e informativo, realizzato con uno spiccato senso di energica protesta, per una giusta e degna collocazione del popolo delle Due Sicilie”. Nello spot i picciotti evidenziano la “qualità” dei prodotti Ikea. La maniera migliore per dimostrare l’ironia dei meridionali che Toscani e Ikea hanno messo in dubbio con le loro discutibili opinioni e scuse.
Un’ultima considerazione: perchè mai, tra grosse polemiche, Toscani ha registrato il marchio “M.A.F.I.A.”? Che abbia fatto promozione a se stesso chiamandoci “mafiosi”?

Angelo Forgione

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