Ultime ore per votare il Vesuvio, nel silenzio generale

Ultime ore per votare il Vesuvio, nel silenzio generale
quel fastidioso sospetto che non ci abbandona

E così siamo giunti alle ultime ore. Domani 11/11/11, alle ore 12:00 italiane, si chiuderanno le votazioni per la designazione delle “7 MERAVIGLIE DELLA NATURA“. Ho preso a cuore la candidatura del Vesuvio nel 2008, quando ho cominciato a supportare la testata Napoli.com nella diffusione del messaggio. Poi, con V.A.N.T.O. una volta creato il Movimento. E in prossimità del traguardo, il supporto è arrivato dalla trasmissione radiofonica identitaria “La Radiazza” del buon Gianni Simioli (grazie!) su Radio Marte. Stasera, l’ultima botta la darà il Notiziario Telematico Legittimista “Rete di Informazione delle Due Sicilie dell’amico Alessandro Romano che invierà, su precisa richiesta, un messaggio di chiamata al voto alle decine di migliaia di iscritti alla newsletter.
Ce n’era bisogno perchè se il nostro Vesuvio ce la farà, ce l’avremo fatta noi amanti di Napoli. Non c’è stata alcuna forte cassa di risonanza per spingere un sito nazionale alla vittoria. Avrebbe potuto farlo il Ministero del Turismo e quello dell’Ambiente (Il Vesuvio è anche un Parco Nazionale) anche con un banale spot da irradiare sulle reti nazionali, ma nulla. Avrebbe potuto farlo la Regione Campania, ma neanche sul sito c’è lo straccio di un banner. Qualcosa l’ha fatta la Provincia di Napoli che ha “sponsorizzato” il vulcano con uno spot di cui è protagonista Peppino Di Capri; spot che però, in sostanza, è rimasto imprigionato sul sito dell’ente; poi volantini e depliant, ma non certo un’azione veramente incisiva. Da apprezzare il supporto del Comune di Ercolano che ha “intercettato” i turisti degli scavi e ha lanciato un appello su Rai International. Il Comune di Napoli, forse, avrebbe potuto sfruttare i buoni rapporti tra De Magistris e De Laurentiis per reclutare i calciatori del Napoli in qualche promozione che sarebbe stata sicuramente efficace. Così come ha fatto l’immenso Messi, assoldato per reclamizzare le cascate Cataratas d’Iguazu, così finite sotto gli occhi di milioni di appassionati di calcio nel mondo, oltre agli argentini e ai catalani.
Mentre Nelson Mandela ci metteva la faccia per la montagna sudafricana della Mensola, il Ministero del Turismo in Israele non faceva come in Italia, mettendo in campo una massiccia campagna pro Mar Morto, con tanto di banner pubblicitari su migliaia di siti internet e annunci a pagamento su Google. Quello stesso Mar Morto di cui ha parlato repubblica.it, il portale di un quotidiano ITALIANO che non ha parlato del Vesuvio.
Un po’ in tutti i paesi ci si è dati da fare, e tra quei pochi che non hanno spinto c’è l’Italia. Ecco perchè, se il Vesuvio dovesse farcela, la vittoria sarebbe soprattutto della gente, dell’immenso cuore Napoletano e di chi ama Napoli. Sarà difficile perchè chi ha speso soldi vincerà, e si tratterà delle località dell’est.
A noi un sospetto deve venire: il Vesuvio è anche un Parco Nazionale Italiano ed è delittuoso che non sia stato spinto da qualche ministero. Vuoi vedere che non debbano essere accesi i riflettori su un Parco Nazionale abbandonato e umiliato dai rifiuti speciali che vi si sversano? E allora ecco perchè ci teniamo tanto. Non solo perchè la vittoria avrebbe un valore simbolico e turistico per Napoli e Provincia, ma servirebbe a riaccendere i riflettori su uno scandalo che subiamo.
Il sottoscritto che da 4 anni “lavora” nell’ombra per diffondere e sensibilizzare, ha già iniziato a lavorare per il prossimo concorso del Comitato Internazionale che verrà dopo quello delle Meraviglie della Natura; sono infatti già in corso le preselezioni delle prossime 7 Meraviglie: le città!
Grazie a tutti quelli che hanno votato e che voteranno.

Angelo Forgione

Come si vota

– andare al sito: www.new7wonders.com/voto?lang=it

– selezionare il Vesuvio e altri sei condidati tra i 28 in concorso

– compilare il form e inviare il voto

– attendere il messaggio di posta contenente il link su cui cliccare
per convalidare il voto

– un ulteriore voto si può dare anche con l’account di Facebook da qui

È possibile votare più volte con diversi indirizzi E-Mail. Non esitate a farlo!

Le spiegazioni di Pierluigi Diaco

Le spiegazioni di Pierluigi Diaco

Di seguito, il confronto epistolare con l’opinionista RAI dopo la frase ambigua a “Domenica In”

Caro Forgione,
i tempi di una trasmissione tv non sempre offrono l’opportunità di completare un discorso o un concetto. Volevo dire che “va bene che il teatro è Napoli”, città dove le forze dell’ordine sono impegnate su fronti più importanti e delicati rispetto al caso di cronaca affrontato in trasmissione. Amo Napoli, conosco la sua gente, le sue tradizioni e la sua storia. Conosco le priorità e le urgenze che le forze dell’ordine e la magistratura sono costrette ad affrontare. So benissimo che la maggior parte delle persone che la popolano sono uomini e donne che credono nel senso dello stato e della giustizia.
Comunque se Lei ed altri suoi concittadini vi siete sentiti offesi o feriti, mio dovere è spiegarmi e confrontarmi con voi. Esprimo le mie opinioni in una rete pubbblica pagata attraverso il canone, quindi sono consapevole che ogni critica o suggerimento dei telespettatori va ascoltato con interesse e attenzione. Le auguro buon lavoro e La invito, se lo ritiene possibilie, ad inoltrare, attraverso il suo blog, questa riflessione ai suoi lettori.
Se e quando avrò occasione di tornare sul tema “Napoli” Le assicuro che sarò più chiaro e solidale. La passione che Lei nutre per la sua città Le fa onore.
Pierluigi Diaco 

Gentile Pierluigi,
ritengo, come del resto è, che la cultura è la madre del dialogo, e le persone che dialogano sono comunque persone di cultura.
Lei non mi sembra una persona incolta, e non mi ritengo tale neanche io. E a proposito di cultura, Napoli ne è una delle culle europee, ed io ne sono talmente fiero che cerco di diffondere in ogni modo il vero volto della città, spesso mistificato e imbrattato da dichiarazioni pericolose sui mezzi di comunicazione. La mia passione per Napoli è comunque figlia della passione per la cultura di un paese che è andata smarrita. Non voglio inflazionare questa parola, ma è così.
Credo nella Sua buonafede ma il danno è fatto e quella frase resta purtroppo ambigua e non chiarita nel significato che poi ha dato a me.
Spero che Lei trovi l’occasione di chiarirla in maniera più ampia, cercando di riparare minimamente a un danno di cui si sono dispiaciuti tutti coloro che della loro amarezza me ne hanno reso partecipe.
Angelo Forgione

Il video della dichiarazione shock di Rampulla

Il video della dichiarazione shock di Rampulla
ma Francesco Gullo fa anche peggio

La “rumorosa” riflessione in diretta nazionale di Michelangelo Rampulla a 7Gold, denunciata da questa fonte, ha scatenato le accuse. L’ex portiere, a cui va comunque dato atto di aver comunque ritenuta giusta la decisione di rinviare la partita Napoli-Juventus, è stato incalzato dalle radio napoletane alle quali ha dichiarato che le sue parole erano state trascritte male e di essere stato frainteso.
Non è dunque per accanimento ma per amore della verità che vanno proposte le parole di Rampulla tratte dalla registrazione della trasmissione, dalle quali si può evincere che hanno spiazzato i presenti e generato risate ambigue, al punto che egli stesso è piombato in un imbarazzo evidente accompagnato dalla costernazione di Tiziano Crudeli.
Rampulla si è dimostrato prevenuto ma, ribadendo che era nella schiera dei difensori della scelta del rinvio dell’incontro di calcio, non lascia meno interdetti della malafede di tale Francesco Gullo, ex partecipante del reality “Campioni”, che durante la trasmissione non ha fatto altro che dare sfoggio della sua anti-napoletanità tenuta a freno senza risultati dalla conduttrice Giovanna Martini. Solo quando resosi conto di aver esagerato (il parterre gli consigliava con ironia di non recarsi più a Napoli), ha provato a dichiarare il suo amore per Napoli… con falsità fin troppo evidenziata con sorrisini e sottolineata dai commenti fuori campo.
Cercare notizie di Francesco Gullo si può sul web. E si approda alle pagine del reality a cui partecipò dalle quali
si legge nel suo profilo che “è stato protagonista di uno scandalo all’interno del gruppo a causa delle false dichiarazioni sulla sua presenza in Champions. E’ il pagliaccio del gruppo: racconta bugie!”.

Cruciani-Salvini, due anti-Napoli insieme

Cruciani-Salvini, due anti-Napoli insieme
la premiata ditta dell’incoerenza 

ascolta Cruciani e Salvini a “La Zanzara” del 7/11

Angelo Forgione – Aveva appena finito di litigare con Diego Abatantuono il noto provocatore Giuseppe Cruciani, sempre pronto a spendere due parole contro Napoli (e chi scrive ne sa qualcosa). L’attore aveva avuto il coraggio di attaccare la linea editoriale della redazione di “Controcampo”, nell’occasione “Contronapoli”, per difendere la decisione del Prefetto della città partenopea di rinviare la partita Napoli-Juventus. Una delle poche voci sagge a rispettare una volontà seguita a dei fatti luttuosi, nell’interesse della sicurezza pubblica. Cruciani invece era di tutt’altro parere.
La zanzara è diventato un agnellino, capace di farsi detestare col suo modo di fare radio e tv anche da Abatantuono che quasi se lo mangiava. Ma qui non aveva sirene da azionare per tappare la bocca ad un uomo con una personalità e un’autorità superiore. Mentre le espressioni di Cruciani tradivano il ridimensionamento del suo ego, quelle di Abatantuono testimoniamano una vera ira, quasi sdegno per doversi trovare a discutere forzatamente per una partita non disputata mentre sette persone avevano lasciato dolore ai propri cari. Uno spettacolo indegno, anzi degno della tv italiana, di cui Abatantuono era involontariamente e scomodamente protagonista.
Il giorno seguente, andava in onda l’incoerenza di Cruciani nel suo spazio radiofonico a Radio 24, dove l’ospite leghista Matteo Salvini andava a comporre un bel duetto, anzi un trio considerando David Parenzo in onda con loro.
Durante il dibattito, Cruciani tirava fuori le dichiarazioni shock del deputato leghista Davide Cavallotto, torinese, che giova per lo sgombero dei nomadi grazie alla pioggia. Salvini e Cruciani le condannavano con una frase giustissima, ma di un’incoerenza gigantesca se rapportate alle discussioni della domenica di calcio e morte. «Quando ci sono disastri e morti di questo genere…» diceva Salvini, e Cruciani completava la frase così: «bisogna stare zitti». Parenzo incalzava con un «ha detto una stronzata!». A quel punto Salvini, ormai entrato nella sua miglior parte, dimenticava i suoi cori da stadio contro i Napoletani e tutti gli episodi per cui è tristemente famoso e, mentendo sapendo di mentire, ribatteva così: «io non sono così volgare e non utilizzo il suo turpiloquio». Risate.
Il siparietto veniva spezzato da Cruciani che tirava fuori il coniglio dal cilindro. Non gli sembrava vero di poter parlare di Napoli con Salvini, anche se gli accade spesso, e quindi chiedeva al leghista cosa gli “ispirassero” le immagini di Napoli prima piovosa e poi assolata. Uno schema perfetto studiato in allenamento, assist al bacio da spingere solo in rete: «Napoli è uno dei problemi del paese!», diceva Salvini, con tanto di sfottò al Sindaco De Magistris. E tanto per proseguire l’apotesi dell’incoerenza già ampiamente raggiunta, c’era spazio per una stoccata a Berlusconi, alleato di coalizione… fino ad oggi.
Cruciani e Salvini, media e politica all’italiana. Andiamo bene!

Via Toledo, cestini portarifiuti da rottamare

Via Toledo, cestini portarifiuti da rottamare
insidia per pedoni, problema di decoro

A Via Toledo, già interessata da problemi di pavimentazione parzialmente arginati (e Dio solo sa quanto tempo si è speso tra denunce e interviste per ottenere un minimo risultato) e tra tante problematiche di decoro e pulizia, c’è ora una nuova insidia. Dopo le fioriere senza fiori ma con rifiuti (rimosse), sulla strada sono installati dei bruttissimi cestini in lega metallica dell’ASIA per la raccolta dei rifiuti meno ingombranti. Cestini che però, oltre ad essere poco gradevoli, sono anche concepiti male dal punto di vista strutturale: da una base piatta partono quattro perni di sostegno al cilindro forato portarifiuti. Tale cilindro, essendo appunto di lega metallica, è troppo pesante per essere sostenuto da dei sottili perni. Il risultato è che alcuni sono piegati, riversi e ammaccati; altri invece sono completamente divelti.
E quelli divelti rappresentano un pericolo per i pedoni poichè le basi, fissate a terra da bulloni, restano sui marciapiedi a rappresentare ostacolo per i pedoni meno attenti. Senza considerare, ma lo consideriamo eccome, il danno in termini di decoro della strada che non solo ospita questi dischi a macchia di leopardo ma è anche più sporca.
I cestini malfatti sono da rottamare a tutti gli effetti! Ci vorrebbe poco a smontarli e sostituirli con altri non solo più resistenti ma anche più gradevoli per una strada famosa nel mondo che dovrebbe essere un salotto.

Riflessioni personali su un fine settimana di follia

Riflessioni personali su un fine settimana di follia
l’Italia che nella difficoltà da il peggio di se

di Angelo Forgione

FRASTORNATO! È la parola che meglio mi descrive dopo l’ultimo week-end di difficoltà del paese. L’ondata d’acqua a Genova ha tolto la vita a sei persone, tra cui dei bambini, e la tranquillità a tutti. Ma ha tolto anche la lucidità, e il risultato è che il paese ha dato il peggior volto di se.
Mentre Sabato si agiva per liberare Genova dal fango e riflettevo su un pianeta sempre più al collasso per il mutamento del clima, mi toccava sentire e denunciare il parere di Paolo Villaggio che si riferiva al solo dissesto idrogelogico italiano, pur gravissimo, addossando le colpe agli ultimi che se ne curarono. Spiazzante, nel ridimensionare la sua Liguria ha tirato su tutto il fango di Genova, ci ha messo dentro la sua incultura storica e l’ha buttato sul Sud intero. Niente scuse, e dopo il fango a Napoli è arrivata anche l’acqua, quella vera; alle sei vittime liguri si è aggiunto un campano. Troppo per poter rischiare l’ordine pubblico in occasione della partita Napoli-Juventus. Metropolitane allagate, sottopassi allagati, Fuorigrotta non più pronta pure se il sole è tornato. Le critiche al sindaco di Genova per non aver chiuso le scuole hanno trovato riscontro nel grande esempio di responsabilità del Prefetto di Napoli, lo Stato, che ha detto “no”. E invece di plaudire al senso di responsabilità di una decisione utile a prevenire altri problemi, da Torino sono piovute critiche. Le scuole a Genova dovevano restare chiuse, lo stadio a Napoli invece aperto.
“C’era una partita importante da giocare, sono quattro anni che ce le danno, e ora che siamo primi in classifica ci avete tolto lo sfizio di battervi”. Così avranno pensato sul versante bianconero. Ma chi gli ha detto che ci avrebbero battuti? E giù critiche al Napoli, a De Laurentiis che avrebbe condizionato la decisione per prendersi una vendetta dopo la turbolenta compilazione dei calendari. Critiche al Prefetto per eccessiva cautela, e chi se ne frega se ci sono stati 7 morti, di cui uno a qualche chilometro in linea d’aria dallo stadio. Anzi, il portiere Michelangelo Rampulla, ex secondo della Juventus, è uscito spericolatamente proprio come quando con la Cremonese realizzò un goal di testa in “zona cesarini”. Stavolta però non ha fatto goal ma un clamoroso autogoal, invocando giustizia per un rinvio non giustificato neanche dalla morte di un uomo, perchè tanto a Napoli è all’ordine del giorno. Il portiere emigrante di Patti, Messina, che vive a Torino, non  sapendo che la città della mole è al terzo posto nelle statistiche degli avvenimenti luttuosi, davanti alla mortale Napoli e dietro alle leader Roma e Milano, ha pensato bene di organizzare una sparatoria (una più una meno) di idiozie. Ma poi, incalzato dai siti e dalle radio Napoletane, ha dovuto chiedere scusa, ma con l’attenuante di essere stato male interpretato da chi ha immortalato le sue parole (chi scrive). E allora perchè si è scusato invece di rettificare? Forse peggio ha fatto il suo vicino di banco Francesco Gullo, ex protagonista del reality “Campioni”.
Di fronte ad una partita di calcio il paese non vuol sapere nulla. Basta un minuto di raccoglimento, e poi tutti a distrarsi, a pensare alle cose serie. Ma neanche i 60 sacrosanti secondi di silenzio sono uguali per tutti perchè per la luttuosa alluvione di Messina la Lega non ebbe la sensibilità di sancirli come per questa occasione. Un silenzio rotto dai mal di pancia del calciatore Gamberini e dai sorrisi di Montolivo. Un piccolo rumorino fisiologico che ha imbarazzato ma non ha certo fatto più rumore della stampa torinese, capace di sbeffeggiare la cultura Napoletana a suon di titoli in lingua partenopea, fortunatamente ben scritta, tratti da canzoni e poesie che fanno senso se pronunciate da Gianduja. E poi immagini di soli e lune come neanche il colonnello Bernacca ai tempi d’oro, telecronisti in bianco e nero a zonzo per il San Paolo per fornire bollettini inutili quanto il tentativo di sopperire al trauma di una partita fantasma.
Quando tutto sembrava bastare arrivava l’ultimo ostacolo, come in un videogame in cui arrivi all’ultimo quadro e trovi il mostro da distruggere per completare il percorso: Giuseppe Cruciani, la zanzara fastidiosa tanto alla radio quanto in tv, si parava contro Diego Abatantuono che rispettava la saggezza della decisione Napoletana per prendersela con Napoli e il Napoli. E dov’è la novità? Vabbè, questo mostro si sconfigge in fretta, e da solo. Game over!
Specchio dell’Italia, paese delle discussioni e degli scontri, dei sospetti e della dietrologia, degli stereotipi e dell’ignoranza, che in un momento di difficoltà ha dimostrato quanto debba vergognarsi. Francamente sono orgoglioso della decisione presa a Napoli, una lezione di civiltà e di responsabilità oltre ogni esigenza e a dispetto della venerata divinità del calcio spiritata dalle pay-tv. Una decisione da paese civile e normale che qualcuno ha voluto fa passare per malandrina, per quel preconcetto diffuso per cui ogni cosa che si fa a Napoli nasconde la furbata.
La palla può attendere, e anche gli juventini che dovrebbero ringraziare il Prefetto del Napoli per avergli procurato un appuntamento infrasettimanale diverso dal cinema. Un po’ di vergogna per non aver rispettato la morte di sette persone non guasterebbe. 

Auguri al nostro “San Carlo”!

Auguri al nostro “San Carlo”!
274 anni fa l’inaugurazione del “più bello del mondo”

Il 4 novembre 1737, dopo soli 270 giorni di lavori per un capolavoro firmato Antonio Medrano e Angelo Carasale, veniva inaugurato il “Real Teatro di San Carlo”. 274 anni fa, “Achille in Sciro”, con musiche di Domenico Sarro e libretto di Pietro Metastasio, inaugurava la grande musica del teatro universalmente riconosciuto come il più bello del mondo, oltre che di fatto il più antico lirico esistente. Fu il primo edificio monumentale voluto da Carlo III di Borbone, ancor prima delle regge. Sarebbe diventato il centro della cultura d’Europa.
Solo 41 anni più tardi a Milano veniva inaugurato il Teatro “Alla Scala”, capace di creare una tradizione ma non di eguagliare la storia e la bellezza del “massimo” Napoletano.
Auguri, orgoglio degli orgogli della città!

Muti: «Dico grazie alla Spagna perchè sono Napoletano»

video / Muti: «”grazie Spagna” perchè Napoletano»
brillante discorso identitario del Maestro premiato a Oviedo

Angelo Forgione – Lo scorso 21 Ottobre si è svolta ad Oviedo in Spagna la cerimonia di premiazione dei prestigiosi Premi “Principe de Asturias”. Tra i premiati, il Maestro Napoletano Riccardo Muti, vincitore all’unanimità del premio per le arti “per la sua traiettoria di dimensione universale, vincolata ai migliori teatri del mondo, che riesce a trasmettere al pubblico il messaggio senza tempo della musica”.
Alla presenza del Principe Felipe de Borbón, della Regina Sofia della Principessa Letizia, Muti è stato protagonista al teatro Campoamor di un discorso di ringraziamento molto significativo col quale ha voluto testimoniare la felicità di ricevere il più prestigioso riconoscimento culturale di quella Spagna che ritiene importantissima nella sua formazione artistica.
Un elogio alla Spagna troppo Napoletano per essere pubblicizzato dai media italiani come avrebbe meritato il più grande portatore italiano di cultura musicale. E invece ancora troppo silenzio come per il Festival di Pentecoste a Salisburgo dove gli austriaci hanno apprezzato il messaggio musicale del ponte culturale tra l’Austria e il Regno delle Due Sicilie che ha poi formato artisticamente il genio di Mozart. Come per il concerto di inaugurazione del restaurato “San Carlo” trasmesso in diretta praticamente in tutto il mondo, tranne che in Italia.
Un discorso significativo col quale ha rivendicato la propria identità e la propria Napoletanità, evidenziando l’importanza dell’incontro di culture, contrapposto alla chiusura e allo scontro troppo imperante nel nostro paese, capace di produrre benefici. Il Maestro ha voluto testimoniare la valenza culturale dell’incontro tra Napoli e la Spagna avviato da Don Pedro de Toledo e sublimato da quel Carlo III di Borbone, di madre italiana e padre spagnolo, capace di dare un impulso illuministico prima a Napoli e poi a Madrid, lasciando alla città partenopea un patrimonio culturale e un ramo familiare “di Napoli” (che in molti vorrebbero invece spagnolo) capace di raccoglierne l’eredità.
Dopo la protesta contro i tagli alla cultura in Italia, il rifiuto della cittadinanza romana per motivi politici e i trionfi di Salisburgo dove ha dato lustro alla scuola musicale Napoletana («l’Italia è sempre troppo lenta a far cultura mentre gli altri ci ammirano» denunciò il Maestro), Muti ha sottolineato ad Oviedo di sentirsi anche un po’ spagnolo perchè Napoletano.
Significative le chiavi di comunicazione anche ironiche con le quali ha “carezzato” la sete di cultura in Spagna e indirettamente bacchettato quella negata in Italia. Un bel sorriso della Regina Sofia di Borbone è stato inquadrato in primo piano quando Muti ha detto «Devo dire grazie alla Spagna perchè sono Napoletano». E altri sorrisi sono piovuti da tutti gli ospiti internazionali dopo l’aneddoto di mamma Muti che, in un’epoca in cui la strada centrale di Napoli si chiamava ancora “Roma” per decisione post-unitaria che ne aveva cancellato la storia, da buona Napoletana mandava il piccolo Riccardo “a Toledo” (oggi che è tornata al suo vero nome, molti la chiamano erroneamente “Roma”, N.D.R.). E poi la citazione dei quartieri spagnoli per arrivare al vanto e all’orgoglio partenopeo del direttore d’orchestra che ha ricordato che il Real Teatro di San Carlo, «il più bello del mondo», fu voluto da Carlo III di Borbone. Un incontro Napoli-Spagna che si rinnoverà con l’esecuzione prossima a Madrid del manoscritto “I due Figaro” di Saverio Mercadante, ritrovato nella biblioteca della capitale iberica dove il compositore lavorò nel 1826, quando la Spagna era considerata culturalmente “la più bella provincia italiana”… Napoletana.

Garibaldi voleva trasferirsi a Baia

Garibaldi voleva trasferirsi a Baia
il Generale scoprì il paradiso dei Campi Flegrei e se ne innamorò

Angelo Forgione – Alle bellezze paesaggistiche di Napoli e dintorni in pochi resistono. Un’importante testimonianza ce l’ha data nel 1933 Raimondo Annecchino, storico flegreo e poi sindaco di Pozzuoli, che portò a conoscenza degli italiani un eccezionale documento retrospettivo della vita di Giuseppe Garibaldi (Memorie garibaldine Flegree, con due lettere inedite di Garibaldi, Tip.Unione, Napoli 1933, p.8).
Con una lettera del 5 Aprile 1876 oggi conservata nel Museo del Risorgimento Italiano di Roma, Garibaldi espresse al Sindaco di Pozzuoli Giovanni De Fraja il desiderio di abitare a Baia, in una casa per sé e la sua famiglia. Si era innamorato di un sito che aveva sempre negli occhi e nella mente da quando nell’autunno del 1866 si era affacciato sbalordito dagli spalti del Castello per ammirare l’incanto del golfo cumano.

Illustrissimo Signor Sindaco di Pozzuoli,
Vorrei abitare una casetta sulla sponda del mare nella vostra baja – casetta capace per 5 individui e 3 bambini – da abitarla per 3 o 5 mesi – con orticello – e preferibilmente nella parte occidentale della baja – isolata da altre abitazioni.
Vi sarei riconoscente se voleste occuparvene ed avvisarmi dell’affitto da pagarsi ogni mese.
Di Vs dev.mo
G. Garibaldi

Il desiderio del “dittatore delle Due Sicilie” non venne però esaudito per motivi ignoti ma è facile presumere che i Savoia che ne temevano ogni mossa, incamerate le ricchezze di Napoli, preferirono per qualche motivo che chi glielo consentì non godesse di un paradiso conquistato.