Quando Napoli era la città più pulita d’Europa

Quando Napoli era la città più pulita d’Europa
Nell’800 già si faceva la differenziata

di Angelo Forgione

Napoli città sporca, fotografata nel mondo come effigie della sporcizia e dei rifiuti. Che triste destino è questo per una città che qualche secolo fa era considerata capofila d’ordine e pulizia, e che aveva iniziato le popolazioni italiane persino all’uso del bidet!

Era Luglio del 2008 quando il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, affiancato del sottosegretario di Governo Guido Bertolaso, annunciava la fine della crisi, lanciando in pompa magna una campagna di decoro per farne la città più pulita e ordinata d’Italia. Nulla di tutto ciò si è verificato, né la fine della crisi né l’inizio di un’educazione al decoro che di fatto manca a una buona parte di Napoletani. Ma del resto di quale educazione si può parlare se le montagne di rifiuti ancora oggi invadono le strade della città e del suo hinterland?
Napoli non è questa, e non lo è stata nel periodo più fulgido, quando le sue strade del centro erano pulite e non si trovava neanche una carta a terra lungo la Via Toledo, considerata la strada più bella del mondo insieme a Broadway nell’ottocento. Sembrerà strano ma il culto della nettezza urbana e l’attuazione della raccolta differenziata non furono invenzione del nord opulento ma si iniziarono, e seriamente, proprio a Napoli prima dell’unità d’Italia, prima che altrove e per volontà di Ferdinando II di Borbone.

Lo si evince dalla “Collezione delle Leggi e dei Decreti del Regno delle Due Sicilie” in cui è possibile apprendere che il 3 Maggio 1832 l’allora Prefetto di Polizia borbonica Gennaro Piscopo ordinò quanto segue: «Tutt’i possessori, o fittuarj di case, di botteghe, di giardini, di cortili, e di posti fissi, o volanti, avranno l’obbligo di far ispazzare la estensione di strada corrispondente al davanti della rispettiva abitazione, bottega, cortile, e per lo sporto non minore di palmi dieci di stanza dal muro, o dal posto rispettivo».
Il prefetto diede disposizioni in merito alla differenziazione dei rifiuti aggiungendo che «questo spazzamento dovrà essere eseguito in ciascuna mattina prima dello spuntar del sole, usando l’avvertenza di ammonticchiarsi le immondezze al lato delle rispettive abitazioni, e di separarne tutt’i frantumi di cristallo, o di vetro che si troveranno, riponendoli in un cumulo a parte». Le “immondezze” dovevano essere prelevate nelle ore mattutine e trasportate fuori città «ne’ siti che verranno destinati».

Piscopo presentò un documento in dodici articoli che descrivevano le modalità della raccolta e le relative responsabilità e sanzioni. La pena era severa e poteva arrivare persino alla detenzione. Era tutta la questione igienica ad essere trattata; vigeva dunque il divieto di gettare a qualsiasi ora dai balconi «alcun materiale di qualunque siasi natura», comprese «le acque servite per i bagni». Fa specie e non poco che era assolutamente vietato «lavare o di spandere panni lungo le strade abitate».

Val la pena ricordare che anche Goethe, nel suo viaggio in Italia, aveva avuto modo di ammirare già nel 1787 il riciclo degli alimenti in eccesso che si attuava tra Napoli e le campagne tutt’intorno.

Ampliando l’orizzonte sul decoro di quell’antica capitale che non c’è più, è utile far riferimento ad alcune regole urbanistiche e paesaggistiche sempre attingibili dagli archivi. Una su tutte: la proibizione di edificazione sul lato panoramico del nuovo “Corso Maria Teresa”, poi ribattezzato dopo l’unità d’Italia “Corso Vittorio Emanuele”, concepito come una panoramica “tangenziale” che univa i due estremi della città dell’epoca. Oggi questa strada è panoramica solo nel tratto a valle del Parco Grifeo e in pochi altri piccoli tratti, deturpata da palazzi neanche particolarmente belli che impediscono la spettacolare vista del golfo.

Particolare cura era prestata alla protezione dei beni culturali: un decreto del 16 Settembre  1839 “fece obbligo di vigilare sulla conservazione dei monumenti e sui restauri perché non si alteri né si deturpi l’antico con lavori moderni”. Oggi invece l’arte contemporanea invade e offende i giardini di Palazzo Reale.

Non è da trascurare che, prima dell’unità d’Italia, Napoli era la città più popolosa con i suoi 447.065 abitanti, mentre Torino ne contava 204.714, Milano 196.109 e Roma 194.587. E se oggi la città partenopea è la più densamente popolata d’Italia con i suoi 8.315 per chilometro quadrato, questo lascia intendere che i problemi sono gli stessi di allora, ma con soluzioni e risultati ben diversi.

Di quella città pulita e ordinata non c’è più traccia, ma è forse il caso di recuperarla ad esempio per le nuove generazioni e per tutti coloro che credono che un’altra Napoli non c’è mai stata.

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Rifiuti in Campania: petizione al Parlamento Europeo del P.d.D.S.

Rifiuti in Campania: petizione al Parlamento Europeo del P.d.D.S.

Il “Parlamento delle Due Sicilie”, ai sensi dell’articolo 194 del Trattato CE e dell’articolo 44 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE, ha inviato al Parlamento Europeo e alla Commissione Europea – Ambiente, una petizione in merito alla questione dei rifiuti in Campania.

PREMESSA

1)     La questione-rifiuti in Campania è una questione irrisolta da oltre 20 anni;

2)     I governi centrali e locali hanno dimostrato da oltre 20 anni l’incapacità di risolvere la questione-rifiuti;

3)     Gli stessi governi sono al centro di numerose inchieste giudiziarie per presunte complicità di carattere civile e penale (come risulta dai documenti allegati);

4)     I provvedimenti adottati (inceneritori inadeguati, discariche sovraccariche o in territori non adatti all’allestimento di discariche) sono stati condizionati dalle frequenti, prevedibili e immotivate “emergenze”, non sono mai stati realmente risolutivi e in molti casi hanno procurato più danni che vantaggi;

5)     La Regione Campania non si è ancora dotata di un piano di smaltimento dei rifiuti;

6)     La Corte dei Conti ha fatto pesanti rilievi sulla condotta degli amministratori locali («Alla base delle gravi emergenze determinate dalla gestione rifiuti, vi è una serie di omissioni ed inadempienze. Di questi, le principali responsabilità sono da attribuire alle molteplici incertezze normative; a una carente programmazione, spesso aggravata da insufficiente coordinamento; all’incapacità di taluni amministratori di Comuni e consorzi di bacino»

7)     Sono numerose ed evidenti le infrazioni alla normativa europea anche in merito ai finanziamenti erogati e da erogare;

8)     I cittadini campani sono cittadini europei e, ai sensi dei trattati europei, con gli stessi diritti degli altri cittadini europei;

9)     I cittadini campani hanno subito, subiscono e, presumibilmente, subiranno danni di carattere materiale (danni alla salute, come risulta da numerose inchieste medico-scientifiche allegate; danni irreversibili al territorio con l’inquinamento di intere aree e delle falde acquifere) e danni di carattere morale (come risulta dalla rassegna stampa internazionale allegata con conseguenze anche gravi sotto il profilo culturale, educativo o turistico)

SI RICHIEDE AL PARLAMENTO EUROPEO
e alla COMMISSIONE EUROPEA – AMBIENTE
UN INTERVENTO URGENTE con una propria delegazione per accertare la situazione in loco e valutare le misure necessarie da adottare con le seguenti finalità:

  • ricostruire un necessario rapporto con istituzioni sovranazionali e super partes essendo venuto meno qualsiasi tipo di rapporto istituzionale e fiduciario tra i rappresentanti delle istituzioni locali e nazionali e gli stessi cittadini campani, per
  • prevenire altre possibili crisi, per una soluzione adeguata e definitiva ella questione-rifiuti in Campania.

Napoli, 25 ottobre 2010

“Parlamento delle Due Sicilie – Parlamento del Sud”


COMUNICATO STAMPA – Cori razzisti a Brescia

COMUNICATO STAMPA – Cori razzisti a Brescia

Dopo la sospensione della gara Cagliari-Inter per cori razzisti all’indirizzo di Eto’o, avevamo invitato il capitano del Napoli Paolo Cannavaro a segnalare da quel momento ai direttori di gara gli eventuali cori o striscioni anti-napoletani al fine di pretendere, come da regolamento, la sospensione della gara in corso.

A Brescia, il 31 Ottobre, durante l’incontro Brescia-Napoli, alla presenza del rampollo leghista Renzo Bossi, si è verificato quanto prevedibile alla luce della crisi rifiuti in campania. Passi il poco fantasioso “avete solo i rifiuti”, ma i “buuu” razzisti all’indirizzo di Juan Camilo Zuniga non hanno valore inferiore a quelli per Eto’o. La dignità dei due calciatori è pari nonostante il differente ingaggio e il diverso “peso” delle squadre di appartenenza.

Un’occasione persa per il capitano del Napoli, certamente concentrato sullo svolgimento agonistico della partita, al quale però reiteriamo la richiesta di pretendere quanto dovuto in caso di cori più pesanti nei confronti della sua comunità e in situazioni come quella che hanno visto vittima il suo compagno di colore colombiano. Le regole ci sono!
Chiediamo a Paolo Cannavaro di dimostrare quanto vale non solo come calciatore e di dimostrarsi degno Capitano di una squadra che porta il nome di Napoli.

Angelo Forgione
Movimento V.A.N.T.O. (Valorizzazione Autentica Napoletanità a Tutela dell’Orgoglio)

Responsabile per la città di Napoli del Parlamento delle Due Sicilie

COMUNICATO STAMPA – Bertolaso disgustoso!

COMUNICATO STAMPA: Bertolaso disgustoso!

”L’eruzione del Vesuvio non sarebbe una grande disgrazia, lo dico da buon leghista, per le conseguenze che potrebbe portare, anzi: l’unico rammarico che avrò, che avremo, sarà quello che purtroppo fra Vesuvio e i Campi Flegrei non è successo niente …”. Queste le frasi che il Dott. Bertolaso avrebbe pronunciato recentemente. (leggi)

Angelo Forgione, a nome del Movimento V.A.N.T.O. (Valorizzazione Autentica Napoletanità a Tutela dell’Orgoglio) e come rappresentante per la città di Napoli del Parlamento delle Due Sicilie, esprime il massimo sdegno e la più estrema indignazione per talune affermazioni che, se fossero confermate, sarebbero di una gravità estrema anche se profferite con tono apparentemente scherzoso.

Non può dimenticarsi che il Dott. Guido Bertolaso ricopre la carica di Capo della Protezione Civile Italiana e, pertanto, non può invocare né in tono scherzoso né in altra maniera una catastrofe naturale a danno di una fetta importante di popolazione italiana.
Se questi sono gli uomini cardine dello Stato, noi Napoletani non ci sentiamo garantiti da questa Repubblica. Se questi sono gli uomini che dovrebbero “proteggerci”, noi Napoletani non ci sentiamo per nulla al sicuro. Come 150 anni fa, ancora oggi assistiamo alle gesta ambigue di coloro che dovrebbero “liberare” il Sud.
Protezione Civile? Bertolaso non assicura né protezione né civiltà.

Ovemai si possa dimostrare che le indiscrezioni su tali frasi infelici siano prive di fondamento, invitiamo il Dott. Bertolaso ad una smentita ufficiale. Qualora le frasi siano state effettivamente pronunciate, pretendiamo le scuse ufficiali a tutta la comunità Napoletana e la devoluzione di uno stipendio alla famiglia di Silvano Di Bonito, l’operaio dell’ASIA morto nell’impianto Stir di Giugliano.

Segue comunicato del Movimento Neoborbonico:

Associate alle precedenti accuse rivolte contro lo scarso senso civico dei partenopei, le parole, anche se decontestualizzate (come si sono affrettati a chiarire dalla protezione civile) e anche se ironiche, restano di dubbio gusto e poco appropriate per il ruolo del protagonista, per i drammi che i napoletani stanno vivendo da tempo e per le tragedie che accompagnerebbero un’eventuale eruzione del nostro vulcano.

Il Movimento Neoborbonico non vuole giudicare lo “stile” di certi personaggi né pareggiare il conto con dichiarazioni ironiche che pure si potrebbero fare sullo stesso Bertolaso, magari approfittando di alcune sue vicende giudiziarie a tratti indubbiamente divertenti; il Movimento Neoborbonico non pretende (inutili e retoriche) scuse e neanche si aspetterebbe mai le dimissioni di Bertolaso. Ha richiesto, pertanto, allo stesso Bertolaso, per riparare simbolicamente a queste offese gratuite e fuori luogo, di devolvere il suo stipendio del mese alla famiglia di Silvano Di Bonito, operaio morto in servizio qualche giorno fa su una discarica durante l’ultima “emergenza” rifiuti.

Angelo Forgione
Movimento V.A.N.T.O. (Valorizzazione Autentica Napoletanità a Tutela dell’Orgoglio)

Responsabile per la città di Napoli del Parlamento delle Due Sicilie

Videoclip: L’ULTIMO RE DI NAPOLI (50° compleanno di Diego Armando Maradona)

50 ANNI DI DIEGO ARMANDO MARADONA

Un nome indissolubilmente legato a Napoli, l’ultimo Re della città partenopea senza trono, ma col potere di far riverberare il nome di Napoli nel mondo e nella storia, sia pure quella calcistica.

Questo omaggio non è la già vista “compilation” dei formidabili goal di Diego ma uno spaccato della vera essenza di un rapporto indissolubile tra il Re del calcio e il popolo azzurro che va oltre il calcio e riveste un valore sociale.
Perchè vero Re è colui che da orgoglio al suo popolo.

Torna alla “luce” il tunnel borbonico

Torna alla “luce” il tunnel borbonico

di Angelo Forgione

Un nuovo pezzo si aggiunge alla Napoli sotterranea. Si tratta della “Borbonica Sotterranea”, il tunnel borbonico voluto da Ferdinando II di Borbone finalmente restituito alla città. Lo scavo che consentiva l’intervento militare a difesa di Palazzo Reale, poi ricovero bellico della seconda guerra mondiale, apre al pubblico dopo anni di recupero da parte di una equipe di geologi. Accesso da vico del Grottone, alle spalle di Piazza del Plebiscito con percorso in direzione di Piazza Vittoria, passando sotto il monte Echia, attraversando l’acquedotto settecentesco che serviva per le case di Pizzofalcone e le “Cave Carafa” che servirono come rifugio di guerra sulle cui pareti sono incise iscrizioni dei ricoverati.

Gli affascinanti reperti di auto e moto d’epoca riemersi dal tunnel sono esaltati da un’illuminazione ad-hoc. La visita culmina nel punto in cui furono abbandonati i frammenti delle statua fascista raffigurante Aurelio Padovani, fondatore del “fascio napoletano”, che dal 1934 fino all’immediato dopoguerra era posta al centro dell’attuale “Piazza Santa Maria degli Angeli”, in quel periodo “Piazza Padovani”.

La storia di Napoli Capitale dice che Ferdinando II di Borbone il 19 febbraio 1853 firmò un decreto con cui incaricava l’architetto Alvino di progettare un viadotto sotterraneo, per mettere in rapida comunicazione il Palazzo Reale con la caserma di via Pace. L’opera fu avviata nello stesso anno, ma, a causa dei tumulti preunitari, fu terminata solo nel 1939.

www.tunnelborbonico.info

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Eddy Napoli e Angelo Forgione a Terzigno

Sabato 30, manifestazione generale delle popolazioni vesuviane

L’artista partenopeo EDDY NAPOLIANGELO FORGIONE del Movimento V.A.N.T.O., entrambi sotto la sigla del Parlamento delle Due Sicilie, presenzieranno in data Sabato 30 Ottobre a Terzigno insieme a coloro che vorranno aggregarsi, per manifestare formale vicinanza e solidarietà alle popolazioni vesuviane e dissenso assoluto per una situazione complessiva che coinvolge tutta la comunità Napoletana e Campana.

Intento di partecipazione può essere espresso inviando una mail a: vanto_xg1@email.it

Il coordinamento dei comitati vesuviani anti-discarica informano sulla grande manifestazione di protesta indetta per evitare l’apertura della seconda mega -discarica:

Punti di partenza ore 17.00:
P.zza S.Anna (Boscotrecase)
P.zza Vargas (Boscoreale)
Rifugio (Terzigno)
Chiesa S.Alfonso (Torre Annunziata)
P.zza S.Gennaro (Trecase)

Punto di incontro:
“la Rotonda” di Via Panoramica, ore 20.

CONTRO DISCARICHE E INCENERITORI
si chiede:
– un impegno scritto per la non apertura della nuova mega discarica Cava Vitiello nel Parco Nazionale del Vesuvio;
– immediata chiusura e sollecita bonifica della discarica Sari nel Parco Nazionale del Vesuvio;
– costanti e quotidiani analisi del territorio, delle falde acquifere, dell’aria, del suolo e del sottosuolo
– l’organizzazione e l’attuazione reale e immediata di una corretta raccolta differenziata porta a porta;
– il trattamento meccanico biologico (MBT) trattamento a freddo dei rifiuti;
– un nuovo piano rifiuti deciso dalle comunità locali auto organizzate;
– riciclo, riuso e compostaggio;
– piano straordinario di bonifica delle aree inquinate

la SSC NAPOLI ha presentato le divise ufficiali… proprio il 26 e con chi

EMANUELE FILIBERTO È UN SAVOIA ED È UNO JUVENTINO… E NON PORTA “BENE” A NAPOLI

Alla presentazione delle divise “informali” della Società Calcio Napoli, presso i locali di uno stilista del centro storico, insieme ad alcuni calciatori era presente il discendente della dinastia sabauda, famoso, in questi utlimi mesi, come ballerino televisivo, presentatore e cantante.

Il problema è che l’erede Savoia è testimonial dello stilista napoletano!

Senza entrare nel merito di giudizi artistici (!) e storici (i Savoia rappresentarono la fine della Napoli capitale e del Sud dei primati borbonici per iniziare la storia dei massacri, dei saccheggi e delle questioni meridionali tuttora irrisolte), ci chiediamo (e lo chiediamo al presidente De Laurentiis, ammesso che sia stato informato della presenza dell’inatteso testimonial): che c’entra Emanuele Filiberto con il Napoli? Juventino da sempre, tra l’altro, tutte le volte che ha anche “sfiorato” il Napoli (collegamenti tv, dichiarazioni pre-fallimenti, presenze allo stadio) la nostra squadra ha sistematicamente toppato (inclusa l’amara e ingiusta sconfitta col Milan)…
Aurelio De Laurentiis, dopo le dichiarazioni da meridionalista di Luglio, ha scelto lo stilista sbagliato!
Meglio pensarci prima, la prossima volta…

Campania: il “far-west” che non c’è.

Campania: il “far-west” che non c’è

I mass-media falsano la percezione del pericolo
ma il territorio campano è tra i meno pericolosi d’Italia

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di Angelo Forgione

Agguati di camorra, microcriminalità e violenza urbana. I telegiornali si riempiono di Napoli in chiave negativa e i quotidiani sparano titoli sensazionali che umiliano la comunità partenopea. La Campania è, secondo il Rapporto sulla criminalità del Ministero degli Interni, la regione con il maggior numero di omicidi. La parte del leone la fa, manco a dirlo, la criminalità organizzata, e non potrebbe essere altrimenti con la frammentata galassia di clan e famiglie malavitose che gestiscono il malaffare. Un dato certamente sconfortante che fa molto rumore ed impatta violentemente, più di ogni altra piaga. La Campania e il suo capoluogo sono proiettati come territorio pericoloso, il più pericoloso. Ma è una proiezione quanto mai fuorviante perché non è così che si evince un giudizio approfondito sulla reale pericolosità di Napoli rispetto alle altre città italiane ed europee.

La Campania è certamente terra di malaffare che blocca lo sviluppo e la crescita sociale, non c’è dubbio, ma la pericolosità di un territorio va analizzata nell’ampiezza di un quadro completo che comprenda non solo il fattore criminoso costituito dai morti per omicidio volontario ma anche da quello sociale di cui fanno parte i morti per incidenti stradali e i suicidi. Questo perché un ambiente può essere più o meno pericoloso anche in base alla rischiosità delle proprie strade e del proprio stile di vita.

Tanto per cominciare un’analisi realistica, il numero di omicidi, che in Campania è il più alto, non indica necessariamente la triste leadership perché il dato va spalmato sulla popolazione per ottenerne un coefficiente di media. E la Campania non si salva, ma viene però superata dalla Calabria e, udite udite, dalla Val d’Aosta.
Per avere una reale indicazione sulla pericolosità del territorio campano è sufficiente  affiancare il Rapporto Eu.R.E.S. Ansa sugli omicidi volontari, il Rapporto ACI Istat sulla mortalità automobilistica e i dati Istat sulla Giustizia che indicano i suicidi sul territorio nazionale; basta quindi sommare i dati sulle morti, rapportare i totali alla popolazione di ogni singola regione e il gioco è fatto.

È così si scopre che in Campania, nonostante la camorra pesi sensibilmente sul totale degli omicidi volontari, si registrano una scarsissima mortalità stradale e una bassa propensione al suicidio. I coefficienti che si evincono dimostrano che la Campania è di fatto una delle regioni più sicure insieme alle tranquille Molise e Basilicata.
È vero che in Trentino c’è un rischio di morte per omicidio dieci volte inferiore che in Campania, ma è altrettanto vero che i trentini sono soggetti ad una vera e propria strage sulle strade e ad un’autentica “suicidiomania” da brividi. Impressionanti tassi di mortalità in auto si registrano in tutte le regioni del Nord, Lombardia, Piemonte e Veneto su tutte, e città come Mantova, Cuneo e Treviso forniscono dati di più di 10 volte peggiori di Napoli che, tra l’altro, è anche soggetta ad un salasso da parte delle compagnie assicurative che tacciono sul dato dei sinistri al nord quando parlano di truffe assicurative al sud.

La città di Pulcinella sarà pure caotica e rumorosa ma probabilmente in tutto questo si nasconde una propensione alla socializzazione che è poi motivo di tanti più sorrisi, in antitesi con molti luoghi desolati del nord in cui gli stati d’ansia sono automatici al solo camminare per strada di sera. E sebbene nel suicidio vi sia una componente volontaria, è pur vero che il territorio in cui si vive incide fortemente sui disturbi psichici che portano all’atto estremo. E allora non è un caso che la Campania sia allegramente ultima nella classifica dei suicidi, con una proporzione di 1 a 3 rispetto a tutte le regioni del centro e del nord.

Forse l’ansia da passeggio centro-settentrionale non è poi così immotivata se pensiamo che i serial killer non sono un prodotto tipico campano, e neanche un fenomeno prettamente meridionale, anzi: Alessandro Mariacci, Olindo Romano e Rosa Bazzi, Mario Alessi, il mostro di Firenze, il killer di Padova, Michele Profeta, Erika e Omar, Annamaria Franzoni, le bestie di Satana, Guglielmo Gatti, Acquabomber, Unabomber, i delitti di Garlasco e di Perugia sono solo una parte del lungo elenco di una follia che pervade i territori del nord e del centro Italia. Non è una teoria ma un dato effettivo fornito dal Ministero della salute che indica le regioni del nord e del centro in testa per numero di ricoveri dovuti a disturbi mentali organici indotti, nevrosi depressive e dipendenze da alcol e droghe, mentre la Campania è invece felicemente tra le ultime.
A rinforzare questi dati quelli di Federfarma riguardanti l’assunzione di antidepressivi di cui in Campania si fa un uso davvero minimo, così come di Viagra che in altre regioni del nord è abusato. Tutto ciò a conferma di una comunità campana tutt’altro che sull’orlo di una crisi di nervi.

L’O.M.S., l’organizzazione mondiale della sanità, ha previsto che nel 2020 una persona su cinque sarà affetta da disturbi mentali e, visto che i dati in Campania sono stabili mentre al centro-nord si registra un costante aumento, risuona profetico il monito di Beppe Grillo in un suo spettacolo: “Napoli è l’unica speranza per l’umanità”.
Campania Felix? Per molti versi non più ma per altri decisamente più che altrove. La verità è che le mafie hanno un nome e dietro il nome “camorra” si può catalogare ogni fenomeno macabro che non è meno cronico al nord laddove però non è etichettabile ed è per questo più silenzioso. Il raptus di follia fa meno notizia del regolamento di conti e i mass-media si affannano a sviscerarlo cercando di capirne il movente e le dinamiche rivestendolo di un alone di umanità che non può essere conferito all’omicidio malavitoso, il cui movente è notoriamente deprecabile e lascia spazio solo alla condanna per l’intera comunità che lo subisce dall’interno.

Alla vigilia del match Napoli-Milan del 25 Ottobre 2010, sul Corriere della Sera appare un’intervista al bomber della squadra azzurra Edinson Cavani. Una domanda recita così: «Ha letto “Gomorra”?» – Il calciatore risponde argutamente: «No. A Palermo, dove sono stato benissimo, so che c’è la mafia. Mi sono informato, poi ho deciso che della città volevo solo prendere le cose belle».
Chi si sognerebbe di intervistare Ronaldinho e chiedergli cosa ne pensa dei numerosi delitti tra le mura domestiche di Milano? Eppure, sempre secondo il Rapporto Eu.R.E.S. Ansa, i delitti in famiglia uccidono più delle mafie e il dramma è più frequente tra le mura domestiche che per strada. Un omicidio su tre è familiare, frutto di disturbi psichici o comunque di rapporti umani poco concreti che sono, come dimostrato, prerogative del nord laddove, statisticamente, ogni dieci giorni un componente di famiglia pianifica il proprio “suicidio allargato”, trascinando con sé il coniuge, i figli o altri familiari.

Napoli e Campania alla facile gogna, ma quanto mai sicure al confronto con molte regioni. Le statistiche complessive dicono che le regioni davvero pericolose sono il Friuli, il Trentino, la Val D’Aosta, la Liguria, il Veneto, l’Emilia Romagna. E tutto questo smonta l’associazione pericolosa dei luoghi comuni e la deviazione mass-mediologica tutta italiana, ma non il loro pernicioso effetto a danno dei Napoletani, dei Campani e dei Meridionali in generale.
Gli stessi Napoletani ne risultano condizionati, convivendo con la sensazione di trovarsi in un  territorio in cui il pericolo sia dietro l’angolo. Eppure nessun cittadino partenopeo o campano risulta essersi mai barricato in casa per evitare i pericoli di un far-west che di fatto non esiste ma è, allo stato dei fatti, indotto dai mass-media.

dal libro “And so what…?” di Pasquale Russiello

immagine: L’Ottimista di Marco Adinolfi

DISCARICHE SUL VESUVIO – IL VULCANO INTOSSICATO (dopo Chiaiano, il Vesuvio. E poi?)

150 anni di soffocamento per Napoli e il Sud

Dopo Chiaiano, il Vesuvio diventa vittima sacrificale della crisi dei rifiuti in Campania. Un territorio devastato dalla politica e dall’incontrastato controllo delle mafie a cui il Sud è consegnato, quello stesso territorio che prima dell’unità d’Italia era protetto da leggi speciali e che in 150 anni di unità d’Italia è diventato il più “sfregiato” d’Europa.

si ringraziano per le immagini l’Associazione Cittadini Giornalisti, Valigia Blu (Nell’inferno di Terzigno), Ricky Farina, Pietro Menditto e Diego Fabricio (Vietato respirare) e Mauro Caiano (Napoli Capitale)