La pasta di Gragnano, discendente diretta del polo pastaio sorto tra fine Settecento e inizio Ottocento tra Napoli, Portici, Ercolano e Torre Annunziata, regalando al mondo la Pasta di Grano Duro (su Made in Naples), diventa ufficialmente IGP dopo l’attribuzione formale del 2010.
La civilizzazione napoletana continua.
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Napoli sottomessa che china la testa
Angelo Forgione – Quello che sta verificandosi ha dell’assurdo tutto italiano: è ormai chiaro che certi media nazionali stanno operando un’opera di convincimento affinché i cori razzisti nei confronti di Napoli, perché di questo si tratta, siano considerati semplici “sfottò”. È lo stessa volontà della Lega di Serie A, ormai alle corde di fronte al cartello messo sù dagli ultras di tutt’Italia che hanno già promesso di cantare su tutti i campi cori vietati in occasione della prossima giornata. Il primo risultato è che il giudice sportivo ha sospeso il giudizio sul ricorso del Milan avverso alla chiusura dell’intero stadio, in attesa della prossima riunione del Consiglio di Lega che chiederà alla FIGC di rivedere le norme sulla discriminazione territoriale. Cosa c’è dietro? La volontà di rivedere la norma, e pertanto, in virtù di ciò, si è evitato di danneggiare il Milan prima che la modifica (o cancellazione) lo renda vittima. La giustizia sportiva se ne è lavata le mani; si deciderà dopo che la Federcalcio avrà cambiato le sanzioni e, nel peggiore dei casi, verrà chiuso solo un settore del “Meazza”.
È sacrosanto che le società non debbano pagare certe colpe dei tifosi. È evidente che la chiusura totale degli stadi e le penalizzazioni delle squadre sono spropositate e costituiscono solo un arma in mano al nemico-ultras data proprio da chi lo sta combattendo, ma si tratta comunque di un’ennesima vergognosa mancanza di rispetto nei confronti della città partenopea da parte di chi continua a giocare a nascondino. Stiamo assistendo alla derubricazione dei “violenti” cori razzisti, di fatto in fase di inserimento nella categoria dell’ironico “sfottò”. Una battaglia sollecitata per anni, appena iniziata e già persa di fronte agli interessi economici. Molti di quelli che oggi minimizzano sono gli stessi che in passato hanno invocato maggior decisionismo. Un atteggiamento generale favorito da chi a Napoli ha porto l’altra guancia, scavalcando l’indignazione di buona parte del popolo partenopeo e rendendo possibile quest’ennesimo schiaffo alla città.
Nel corso della trasmissione radiofonica “Tuttazzurro” di giovedì sera, su Elleradio Roma del direttore Ezio Luzzi, mi sono confrontato personalmente con Alessandro, un curvista dello stadio “San Paolo” che per lavoro risiede al Nord. Una discussione a più voci condotta da Gino Di Resta che è servita quantomeno ad acclarare che a qualcuno non interessa nulla dell’identità territoriale e che il principale valore da preservare è quello della libertà di scontro, verbale o fisico, con le tifoserie rivali. È tutta qui la solidarietà espressa nella protesta inscenata a Napoli. Del resto, se le cose non stessero così, invece dell’inaspettata autodiscriminazione, al “San Paolo” si sarebbe gioito per la chiusura di una curva rivale, invece di autoinsultarsi. Questo non è sport, questa non è una sana società civile. Questa è l’Italia… e una Napoli che non mi piace.
La notte bianca al Vomero è Made in Naples
Torna la “notte bianca” al Vomero. Sabato 12 ottobre, dalle 19 alle ore 3, migliaia di persone si riverseranno nelle strade di Vomero e Arenella per la manifestazione “Vomero Notte 2013” e troveranno spettacoli, negozi e ristoranti aperti.
A piazza Vanvitelli, nel cuore del quartiere collinare, l’evento proporrà un palco made in Naples, all’insegna della cultura e del divertimento. Dalle 21, il padrone di casa sarà Gianni Simioli che introdurrà lo spettacolo di Simone Schettino (ore 22), preceduto dalla premiazione di Angelo Forgione (ore 21:20) per i tre millenni di cultura napoletana raccolti e descritti nel libro Made in Naples. Previsti altri momenti di forte significato identitario, tra cui l’altra premiazione a Marco Esposito per il libro Separiamoci, il Compra a Sud di Francesco Menna, Pietrarsa 1865 di Aldo Vella e altri, voluti dall’imprenditore Roberto Natale, organizzatore della manifestazione di piazza Vanvitelli, per valorizzare le capacità artistiche e intellettuali del territorio. La serata della centralissima piazza sarà coperta dalle frequenze di Radio Marte.

«Venaria reggia più bella d’Italia. Sfido Caserta!»
l’assessore alla Cultura del Piemonte fa marketing umiliando la cultura
Angelo Forgione – A pochi giorni di distanza dagli arresti relativi alle presunte tangenti legate ai restauri di alcune dimore storiche piemontesi, tra cui il complesso storico della Venaria Reale, Michele Coppola, assessore alla Cultura della Regione Piemonte, ospite al programma Youtube di Klaus Davi, ha azzardato un confronto tra la Reggia sabauda e quella di Caserta, lasciandosi andare a un parere condivisibile nel presupposto della gestione monumentale ma completamente sbagliato nella comunicazione culturale: «In Piemonte abbiamo la Reggia più bella d’Italia, quella di Caserta è solo una Venaria minore. Sono pronto a fare una scommessa: prendiamo dei giudici e li portiamo sia a Caserta che alla Venaria».
Va subito detto che l’assessore Coppola ha avviato il suo colloquio con Klaus Davi precisando di non essere un assessore alla cultura che arriva da una cattedra universitaria, non uno storico dell’arte, ma uno cui è stato chiesto di occuparsi di un sistema di funzionamento. E infatti Coppola è in realtà un professionista del settore comunicazione e marketing, e da tale ha definito Venaria Reale “la reggia più bella d’Italia” invece che “la meglio gestita”, generando così un’artificiosa confusione per sminuire valori artistici e significati culturali di Caserta e fare leva sull’esempio di restituzione di un bene alla comunità che Venaria effettivamente rappresenta.
La verità è che Caserta è l’unica reggia europea d’Italia, perché racconta una trasformazione per tutto il continente, narra il valore universale di Pompei attraverso la genialità di Vanvitelli che, dopo aver osservato gli scavi borbonici vesuviani, rinnegò le ridondanze del Barocco e inaugurò il Neoclassicismo. La reggia di Caserta incarna la trasformazione del gusto europeo verso quel nuovo stile vanvitelliano nato all’ombra del Vesuvio e diffusosi fin nelle Americhe. La Venaria Reale, invece, non ha significati specifici e basta visitarla per accorgersi che, proprio perché rimessa a nuovo sei anni fa da un rudere dopo aver goduto di una pioggia di finanziamenti in vista delle celebrazioni dei centocinquant’anni dell’Unità, è riempita di modernità decontestualizzate, e non presenta lo scalone, gli appartamenti, i giardini, le fontane e gli spazi di Caserta. Senza contare la “sedia volante”, il bagno di Maria Carolina e tutti i significati di civiltà che il palazzo vanvitelliano conserva. Coppola queste cose probabilmente le intuisce e le teme, perché è stato lui stesso a dire a Klaus Davi che il suo non è un giudizio sulla qualità architettonica ma si basa sul fatto che la reggia sabauda produce al contrario di quella borbonica. Tant’è che invita al confronto con dei giudici, ma non parla di storici dell’arte, i quali non avrebbero neanche il bisogno di recarsi di persona a verificare le differenti condizioni delle due regge perché le conoscono bene e si indignano già per quelle di Caserta, di cui conoscono il valore universale e artistico ben maggiore. Basta leggere le dichiarazioni di Philippe Daverio a Il Mattino di qualche mese fa per capire cosa significhi Caserta per il mondo e cosa si nasconde dietro al marketing politico dell’assessore Coppola:
“Sono legato al Meridione. Come alsaziano, mi sento molto meridionale e ho nei confronti di Napoli un’immensa gratitudine. Il Meridione ha bisogno di autocoscienza e autofierezza di appartenere al mondo. Da questo punto di vista, Caserta con la sua reggia è un simbolo potentissimo, ed anche per questo c’è una sorta di accanimento contro di essa.”
Ecco, Daverio potrebbe essere un giudice competente. Oppure bisogna affidarsi ai politici che ammazzano la cultura? In realtà basterebbe attenersi ai verdetti della storia d’Europa, e pure a quella d’Italia, scritta si sa da chi.
nel videoclip, il dibattito a “la Radiazza” su Radio Marte
Topolino napoletano a “Unomattina”
Angelo Forgione – Qualcuno ricorderà che lo scorso aprile, incuriosito dall’incredibile somiglianza tra Mickey Mouse e il topo degli sciroppi La Sorgente, contattai i responsabili dell’azienda di Caivano, che mi diedero delle informazioni sul perché il loro disegno campeggiasse da anni indisturbato sulle loro etichette. Il buon Ruggero Guarini, prima di lasciare questo mondo, ebbe giusto il tempo di stupirsi della primogenitura napoletana del primo topo antropomorfo dell’umanità e scriverne sui quotidiani nazionali. Senza dubbio, il fascino partenopeo attorno al topo più famoso del mondo è così coinvolgente da solleticare anche gli autori del programma Rai Unomattina, i quali hanno imbastito una simpatica discussione sul mio approfondimento, ma attribuendomi una storia sulla cui veridicità indago, peraltro smentendo l’esistenza di Michele Sorece.
Made in Naples a “Ultrazoom”
Made in Naples di Angelo Forgione alla trasmissione “Ultrazoom” di Nello Odierna sull’emittente CapriEvent.
In ricordo delle Quattro Giornate di Napoli
Le celebrazioni dei settant’anni dalle Quattro Giornate di Napoli sono un’occasione per ricordare cosa accadde prima della sollevazione del popolo partenopeo, stremato ed esasperato a tavolino dai cento bombardamenti degli Alleati angloamericani che rasero al suolo la città. E poi, cosa accadde dopo, in una Napoli piegata dalla fame e colpita da un altro dramma, la più grande tragedia ferroviaria della storia d’Europa, coperto dal silenzio per ragion di Stato.
“Lasciatemi cantare, sono un italiano!”
Protesta degli ultrà del Milan contro il divieto di razzismo anti-napoletano.
Il capotifoso milanista si è presentato al proscenio nazionale su Mediaset Premium prima di Milan-Sampdoria e ha spiegato i motivi della rumorosa protesta inscenata all’esterno dello stadio di San Siro. Era uno degli esclusi, un militante della curva chiusa per cori razzisti contro i napoletani, ma sembrava proprio non capire il perché: “Questi cori li facciamo da oltre vent’anni, da quando c’era Maradona. Non è razzismo, si fanno dappertutto, si fanno anche a scuola!”. Si è così palesato il malcostume italiano, quello cronico e radicato in ogni aspetto della società (in)civile che finisce per manifestarsi in forma massiva negli stadi. Si è materializzata anche la pretesa di proseguire il malcostume, come fosse legittimo, perché nessuno a scuola ha mai detto ai ragazzi che certe espressioni sono indecenti. L’analisi fatta dal sottoscritto in passato ha preso consistenza in pochi secondi, perché certa presunzione è figlia di una certa ideologia politica portata nelle famiglie, nelle scuole, nelle feste dei giovani militanti della politica separatista e, peggio ancora, in televisione. Quei “vent’anni” vantati dal capoultrà sono indicativi e non casuali: politica, leghista e non, e media hanno plasmato l’opinione pubblica e, secondo una ricerca recente, solo nei confronti degli extracomunitari, ogni giorno in Italia, si registrano in media 1,43 casi di incitamento all’odio, per lo più da parte di esponenti politici (il 75% del totale), mentre sono in media 1,86 gli episodi quotidiani di informazione scorretta su giornali nazionali e locali. Se si aggiungessero i casi di razzismo contro i meridionali, le statistiche lieviterebbero certamente. Vogliamo quindi considerare lo stadio un’isola di maleducazione o la punta di un’iceberg?
Lo scorso anno, dopo la chiacchierata vicenda che aveva coinvolto Boateng a Busto Arsizio, Ruggiero Delvecchio, un giovane politico tifoso del Milan e della Pro Patria, fu chiamato in causa durante la trasmissione “In 1/2 h” di Lucia Annunziata su Rai Tre e invitò a considerare che le espressioni razziste negli stadi del Nord sono normali e non riguardano solo i giocatori di colore ma anche i tifosi napoletani. L’allenatore dei rossoneri Allegri auspicò in quell’occasione che la reazione del suo calciatore sensibilizzasse su ogni malcostume, chiedendo scusa a nome dell’A.C.Milan… che però qualche giorno fa ha presentato (inutilmente) ricorso contro la chiusura della curva. Dunque, quale esempio ha dato ai suoi tifosi il club di “Sua Emittenza ventennale” Silvio Berlusconi, più volte alleato coi leghisti al Governo? E quale segnale se non quello di incentivare la protesta inscenata all’esterno (e all’interno) dello stadio? E infatti, durante Milan-Sampdoria, l’intero stadio ha mostrato solidarietà agli esclusi con la mancata esposizione degli striscioni dei Milan Club, mentre altri cori anti-napoletani degli spettatori ammessi a Corte hanno accompagnato la partita. Un boato di fischi ha poi fatto seguito all’annuncio dello speaker che ricordava il divieto di ogni forma di discriminazione razziale, religiosa e territoriale.
Sia chiaro che i provvedimenti della giustizia sportiva, benché necessari, possono solo reprimere il fenomeno ma non sconfiggerlo. Si smetterà di offendere neri, slavi e meridionali/napoletani solo quando sparirà la Lega dal panorama politico nazionale e, soprattutto, quando nelle scuole del Nord si inizierà a far capire ai ragazzini che cantare razzismo non è civile. Solo così il tifoso di turno smetterà di pretende di offendere Napoli impunemente.
Era netta la sensazione che il non punire i cori razzisti contro i napoletani nel corso degli anni, mentre venivano sanzionati quelli per i calciatori di colore, nascondesse il timore di rompere una consuetudine che avrebbe potuto generare un terremoto. C’è da scommettere, e con quote molto basse, che i gentleman del tifo rossonero sono solo i primi a subire una punizione del genere, che fa precedente e che si ripeterà altrove. Il mondo del calcio ha cercato di evitare tutto questo finché ha potuto, ma ora non può più. Ma qualcuno non ci vuole stare, e si era già capito dai manifesti affissi nelle ore che hanno preceduto la gara contro la Sampdoria. Incuranti del provvedimento, durante il match, gli ultrà milanisti hanno replicato i cori della vergogna fuori lo stadio Meazza. Chissà quanti figli e nipoti di napoletani erano tra gli ultrà rossoneri che hanno sciorinato l’intero repertorio di cori contro i napoletani, incluso quello sul Vesuvio, mentre uno striscione recitava “La chiusura del settore non cancella l’odore: Napoli merda”. Il leitmotiv è sempre quello: l’odore. Parola che in questo caso è stata adottata solo per baciare la rima, ma che nasconde un’opinione meno edulcorata: la puzza. Vi ricorda qualcosa? Giampiero Amandola, giornalista RAI del TGR Piemonte, licenziato meno di un anno fa per espressione ironica pseudorazzista: “i napoletani li distinguete dalla puzza, con grande signorilità”. Per difendersi dalla presunta puzza partenopea, i milanisti hanno indossato
delle mascherine bianche lo scorso anno. Quelle stesse mascherine le stanno indossando oggi gli abitanti delle province di Napoli e Caserta che vedono riesumare bidoni ripieni di rifiuti nocivi su cui è ben in vista la provenienza Milano e tutto il Nord. A proposito, li ricordate i fischi dei napoletani all’inno nazionale prima della finale di Coppa Italia del 2012?

Made in Naples strappa applausi al gala del Duomo
Gigi Savoia legge dei passi del libro e in platea nasce un applauso spontaneo
Un premio che Napoli ha dato a chi ama Napoli e per lei si è contraddistinto. E per questo, un riconoscimento con un significato particolare. Made in Naples ha saputo emozionare anche la folla festante che ha gremito il Sagrato del Duomo di Napoli per la serata di gala che ha chiuso i festeggiamenti per il Santo Patrono (guarda il video).
Premio San Gennaro, stasera Gala in via Duomo
Sul palco, tra i premiati, anche Angelo Forgione con Made in Naples
Grande serata in via Duomo per la chiusura dela Festa di San Gennaro. Si parte con gli sbandieratori di Sessa Aurunca e il Margheritango nel pomeriggio. Poi Sal Da Vinci con l’anteprima del suo prossimo musical ispirato a Renato Carosone. Gran finale col “premio San Gennaro” presentato da Gianni Simioli, ricco di artisti e personaggi della cultura napoletana, cui andrà una scultura realizzata dall’artista Lello Esposito.
Siete tutti invitati.
